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Attualità

Caos Migranti, l’Europa ci sbatte la porta in faccia: 80mila “dublinanti” pronti a tornare in Italia da Germania, Svizzera, Austria e Finlandia

L’Europa ci sbatte di nuovo la porta in faccia: 80mila migranti pronti a tornare in Italia! 🇪🇺 ❌ Una notizia gravissima per il nostro sistema di accoglienza. Dopo uno stop durato quattro anni (voluto dal Ministero dell’Interno nel 2022 a causa dei centri d’accoglienza al collasso), Germania, Svizzera, Austria e ora anche la Finlandia hanno deciso di sbloccare i voli per rispedirci i cosiddetti “Dublinanti”. Chi sono? Migranti sbarcati inizialmente in Italia, fotosegnalati, e poi scappati in Nord Europa per chiedere asilo. Le regole europee impongono che a farsi carico della loro pratica sia il primo Paese di arrivo. Tra il 2022 e il 2025 si sono accumulate ben 80MILA richieste pendenti di persone che l’Europa ora pretende di rispedire sul nostro territorio. L’Italia, abbandonata dai burocrati, rischia di trasformarsi definitivamente nel campo profughi del Continente. Tutti i numeri e i dettagli sul funzionamento della “trappola” di Dublino nel nostro ultimo articolo! 👇 🛑

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Redazione – Il dossier più scottante, divisivo e taciuto degli ultimi quattro anni si è appena riaperto con un tonfo sordo, rischiando di far collassare definitivamente l’intero sistema di accoglienza italiano. Dopo un lungo e faticoso “congelamento” diplomatico iniziato nel dicembre 2022, i temutissimi “dublinanti” stanno per fare ritorno in massa nel nostro Paese. Nazioni europee di peso come Germania, Svizzera e Austria (a cui nelle ultimissime ore si è accodata anche la Finlandia) hanno infatti annunciato, e in alcuni casi già avviato operativamente, la ripresa inesorabile dei trasferimenti dei richiedenti asilo verso l’Italia. E i numeri che si profilano all’orizzonte fanno tremare i polsi: si stima che il nostro Paese debba farsi carico di un’ondata di ritorno pari a circa 80.000 persone.

Chi sono i “Dublinanti” e la trappola burocratica dell’Eurodac

Per comprendere la portata esplosiva di questa notizia, bisogna fare un passo indietro e spiegare chi siano esattamente i “dublinanti”. Il termine deriva direttamente dal famigerato Regolamento di Dublino, il trattato europeo che stabilisce in modo rigido quale Stato membro debba assumersi l’onere e la responsabilità di esaminare la domanda di protezione internazionale o di asilo politico di un migrante.

Tra i vari criteri (ricongiungimenti familiari, visti pregressi), per l’Italia ne esiste uno che agisce come una vera e propria trappola burocratica: il principio del primo Paese di ingresso nell’Unione Europea. In parole povere, se un disperato sbarca sulle coste siciliane o calabresi, viene fotosegnalato e le sue impronte digitali vengono caricate nel database europeo Eurodac. Se quello stesso migrante decide poi di proseguire autonomamente il suo viaggio verso il Nord Europa (superando le Alpi per raggiungere Germania, Francia o Svizzera) e lì presenta formale domanda d’asilo, le sue impronte digitali sveleranno il suo passaggio iniziale in Italia. A quel punto, il Paese ospitante ha il diritto legale di espellerlo, impacchettarlo su un volo e rispedirlo al governo di Roma, esigendo che sia l’Italia a farsi carico dell’intera procedura.

Lo stop del 2022: quando l’Italia alzò le barricate

Questo perverso meccanismo di “scaricabarile” istituzionale si era miracolosamente inceppato alla fine del 2022. Il 5 dicembre di quell’anno, infatti, l’Unità Dublino del nostro Ministero dell’Interno fu costretta a inviare una comunicazione d’emergenza a tutti gli altri Paesi europei: l’Italia sospendeva temporaneamente l’accettazione dei trasferimenti in entrata. La motivazione era drammatica e inconfutabile: la totale e assoluta mancanza di posti fisici nel sistema di accoglienza nazionale, ormai giunto al punto di rottura sotto la pressione asfissiante degli sbarchi marittimi e degli arrivi lungo la difficile rotta balcanica terrestre.

Da quel giorno di dicembre, i trasferimenti ordinari dei dublinanti verso l’Italia si erano sostanzialmente azzerati (eccezion fatta per rarissimi casi umanitari legati alla tutela dei minori e all’unità familiare). Tuttavia, le richieste di riammissione avanzate dai Paesi nordeuropei non si sono mai fermate: hanno semplicemente continuato ad accumularsi paurosamente sulle scrivanie ministeriali. Tra il dicembre 2022 e la fine del 2025, si stima che siano state recapitate a Roma ben 80.000 richieste pendenti.

La morsa dell’Europa: Germania, Svizzera e Austria sbloccano i voli

Oggi, quella diga diplomatica è crollata. La prima Nazione a forzare la mano è stata la Germania. Il governo di Berlino, forte del nuovo Patto europeo sulla migrazione (le cui norme si applicheranno dal 12 giugno 2026), ha chiarito in modo perentorio di voler tornare ad applicare le regole sui trasferimenti coatti verso Italia e Grecia.

A ruota ha seguito la Svizzera. Berna, attraverso la portavoce della Segreteria di Stato della migrazione Magdalena Baker, ha annunciato ufficialmente che i primi voli diretti in Italia sono già stati prenotati, con la ripresa effettiva dei trasferimenti prevista per la fine di agosto. Anche l’Austria non è stata a guardare: nel tardo pomeriggio di mercoledì 19 agosto, le autorità di Vienna hanno comunicato di aver già iniziato a rispedire fisicamente alcuni migranti oltre il valico del Brennero.

I numeri dell’emergenza e l’isolamento italiano

Prima dello stop del 2022, i ritorni imposti dall’Europa pesavano già in modo gravoso sull’Italia (17.605 richiedenti asilo rispediti da noi tra il 2018 e il 2022). Ma i dati attuali forniti da Eurostat delineano un quadro se possibile ancora più preoccupante e asimmetrico: nel solo 2025 l’Italia è risultata il primo Paese in assoluto in tutta Europa per numero di richieste di trasferimento in entrata ricevute (ben 24.152).

Il riavvio dei voli e dei trasferimenti via terra dei dublinanti rischia ora di generare un insopportabile imbuto sociale, economico e logistico. L’Italia, costretta dalla sua geografia a fungere da molo d’attracco del Mediterraneo, si ritrova ancora una volta tragicamente sola, trasformata dalle regole dei burocrati europei nel gigantesco e affollato campo profughi del Vecchio Continente.

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Kesaplı, una vita nell’informazione: dal giornalismo sportivo al dialogo euro-mediterraneo

Nato per valorizzare il dialogo tra culture, istituzioni, professioni e protagonisti dell’area mediterranea e internazionale, il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo, giunto alla sua quarta edizione, si conferma un appuntamento di riferimento nel panorama nazionale e internazionale.
Ideato e creato da Dündar Kesaplı, Presidente dell’Associazione Giornalisti del Mediterraneo, il Premio è stato definito anche “l’Oscar del Mediterraneo” per la sua capacità di riconoscere e celebrare personalità di eccellenza nei settori del giornalismo, dello sport, della cultura, delle istituzioni, dell’arte e della società civile.

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Kesaplı zola + gianfranco coppola ( Presidente Ussi Unione stampa sportiva italiana- rai

Redazione-  Nato per valorizzare il dialogo tra culture, istituzioni, professioni e protagonisti dell’area mediterranea e internazionale, il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo, giunto alla sua quarta edizione, si conferma un appuntamento di riferimento nel panorama nazionale e internazionale.
Ideato e creato da Dündar Kesaplı, Presidente dell’Associazione Giornalisti del Mediterraneo, il Premio è stato definito anche “l’Oscar del Mediterraneo” per la sua capacità di riconoscere e celebrare personalità di eccellenza nei settori del giornalismo, dello sport, della cultura, delle istituzioni, dell’arte e della società civile.

L’obiettivo della manifestazione è creare una piattaforma di incontro e collaborazione tra Paesi e comunità diverse, promuovendo i valori del dialogo, della conoscenza reciproca e della cooperazione nell’area euro-mediterranea.

In occasione della preparazione della prossima edizione, abbiamo incontrato Dündar Kesaplı, giornalista professionista con oltre 32 anni di esperienza nel mondo dell’informazione e da molti anni residente a Roma. Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con importanti realtà dei media nazionali e internazionali, tra cui RAI, Sky e Mediaset, affermandosi come una figura di riferimento nel giornalismo euro-mediterraneo e soprattutto nel settore del giornalismo sportivo.

La sua esperienza professionale, la conoscenza del mondo dei media e la capacità di costruire relazioni nel tempo gli hanno permesso di ottenere la stima di numerosi colleghi italiani e internazionali. Per questo, negli anni, è stato definito anche “il Re della Stampa Estera”, un riconoscimento legato alla sua presenza costante nel panorama dell’informazione internazionale.

Nel corso della sua carriera Kesaplı ha realizzato numerose interviste esclusive con protagonisti dello sport mondiale, campioni, dirigenti, istituzioni e personalità di rilievo, sviluppando un percorso professionale dove giornalismo, comunicazione e relazioni internazionali si sono sempre intrecciati.
Oggi, attraverso il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo, continua il suo impegno nel creare ponti tra persone, culture e Paesi, con la convinzione che il Mediterraneo possa rappresentare non solo uno spazio geografico, ma un grande luogo di dialogo, collaborazione e valori condivisi.

1. Presidente Kesaplı, siamo arrivati alla quarta edizione del Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo. Qual è l’idea che continua a guidare questo progetto?

Dündar Kesaplı:L’idea è sempre stata molto semplice ma, allo stesso tempo, ambiziosa: creare un luogo di incontro tra persone, culture e professionalità diverse. Il Mediterraneo non deve essere considerato soltanto come un’area geografica, ma come uno spazio di dialogo, di storia, di cultura e di opportunità.

Il Premio nasce proprio con questo spirito: mettere insieme eccellenze provenienti da Paesi diversi e creare relazioni che possano continuare anche dopo l’evento. Oggi, arrivati alla quarta edizione, posso dire che questo progetto ha acquisito una propria identità e una crescente attenzione.

2. Il Premio è stato definito anche “l’Oscar del Mediterraneo”. È una definizione importante. Che significato ha per lei?

Dündar Kesaplı:È una definizione che ci onora, ma che rappresenta soprattutto una grande responsabilità. Un premio non deve essere soltanto una cerimonia o una consegna di riconoscimenti. Deve avere un valore, raccontare delle storie e premiare realmente l’eccellenza.

Per questo cerchiamo di coinvolgere personalità che abbiano lasciato un segno nel proprio settore: giornalisti, sportivi, artisti, rappresentanti delle istituzioni, professionisti e protagonisti della società. L’obiettivo è costruire una piattaforma autorevole che rappresenti il Mediterraneo e il dialogo tra i Paesi.

3. Lei vive a Roma da 37 anni ed è conosciuto soprattutto per la sua lunga esperienza nel giornalismo sportivo. Quanto ha influito questa esperienza nella nascita del Premio?

Dündar Kesaplı:Ha influito moltissimo. Lo sport mi ha insegnato che le differenze possono diventare una ricchezza. Ho avuto la possibilità di lavorare con importanti media nazionali e internazionali e di incontrare campioni, allenatori, dirigenti, istituzioni e personalità di tutto il mondo.
Nel corso della mia carriera ho realizzato molte interviste esclusive e ho avuto la fortuna di conoscere direttamente realtà molto diverse tra loro. Lo sport, come il giornalismo, può costruire ponti. Il Premio nasce anche da questa convinzione: creare relazioni, non divisioni.

4. La quarta edizione sta già suscitando interesse e sostegno. Qual è la risposta che state ricevendo?

Dündar Kesaplı: La risposta è molto positiva e questo ci dà grande motivazione. Stiamo lavorando per coinvolgere istituzioni, rappresentanze diplomatiche, professionisti, giornalisti e realtà importanti del mondo della cultura e dello sport.
Il nostro obiettivo non è organizzare semplicemente un grande evento, ma consolidare un appuntamento che possa diventare sempre più significativo nel calendario delle manifestazioni euro-mediterranee. Il sostegno che stiamo ricevendo dimostra che esiste una reale esigenza di creare momenti di confronto e collaborazione.

5. Qual è il messaggio che vuole lanciare con questa quarta edizione?

Dündar Kesaplı: Il messaggio è quello di continuare a credere nel dialogo. In un momento in cui il mondo vive tensioni e divisioni, abbiamo bisogno di persone capaci di costruire ponti.
Il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo vuole proprio rappresentare questo: riconoscere chi, attraverso il proprio lavoro, contribuisce alla crescita della società e contemporaneamente creare un’occasione d’incontro tra culture e Paesi.

La quarta edizione sarà quindi un nuovo passo di un percorso iniziato con una convinzione precisa: il Mediterraneo può essere non soltanto una frontiera geografica, ma un grande spazio comune di dialogo, cultura, professionalità e collaborazione.

6. Dopo oltre 32 anni di giornalismo, qual è secondo lei la vera ricchezza di un giornalista? La popolarità, i risultati ottenuti o qualcosa di più profondo?

Dündar Kesaplı:La vera ricchezza di un giornalista non si misura soltanto dal numero di interviste realizzate, dagli eventi seguiti o dai riconoscimenti ricevuti. La più grande conquista è la fiducia costruita nel tempo.
Un giornalista deve avere come valori fondamentali la correttezza, il rispetto, la professionalità e la capacità di ascoltare. La credibilità non nasce in un giorno: è il risultato di anni di lavoro, sacrifici, studio, investimenti personali e relazioni costruite con serietà.

Nel nostro mestiere la cosa più importante è mantenere sempre la propria indipendenza e il rispetto verso le persone che incontriamo. Un’intervista non è soltanto una domanda e una risposta, ma un momento di dialogo e di conoscenza.
Dopo tanti anni ho capito che le relazioni più importanti non nascono dall’interesse personale, ma dalla stima reciproca. La vera forza di un giornalista è lasciare un ricordo positivo nelle persone incontrate durante il proprio cammino professionale.

Per questo credo che il patrimonio più grande di un giornalista siano la fiducia, il rispetto e la credibilità conquistati giorno dopo giorno. Sono valori che nessun titolo o successo momentaneo può sostituire.

7. Nel mondo della comunicazione e del giornalismo ha incontrato tante persone. Quali sono i valori che apprezza di più e quali atteggiamenti invece non condivide?

Dündar Kesaplı: Nel mio percorso professionale ho imparato che la vera ricchezza di una persona non si misura soltanto dai risultati ottenuti, ma soprattutto dalla qualità dei rapporti costruiti nel tempo. Per me contano la fiducia, il rispetto, la correttezza, la professionalità e la capacità di mantenere la parola data. Questi sono valori che richiedono anni di lavoro, sacrificio e coerenza.

Apprezzo le persone vere, sincere, quelle che costruiscono rapporti basati sul dialogo e sulla collaborazione. Nel mondo della comunicazione, dove le relazioni sono fondamentali, la trasparenza è un valore indispensabile.

Quello che invece non condivido sono i comportamenti di chi utilizza gli altri come strumenti per raggiungere obiettivi personali, di chi cerca scorciatoie sfruttando il lavoro, la credibilità o le relazioni costruite da altri. La professionalità non può basarsi sulla manipolazione o sull’interesse personale, ma sul contributo concreto e sulla capacità di creare valore.

Nel corso della mia carriera ho scelto di circondarmi di persone positive, sincere e motivate. Credo che avere intorno persone con energia positiva aiuti a lavorare meglio, a mantenere serenità e a concentrarsi ancora di più sui propri obiettivi. Questa, secondo me, è una delle vere chiavi del successo: costruire insieme, non usare gli altri come trampolino.

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Esteri

Premio Chatham House 2026 alle donne afghane: una storia di sofferenza e resistenza

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Premio Chatham House 2026

Redazione- Il Premio Chatham House 2026 è stato assegnato alle donne afghane, donne che negli ultimi anni hanno continuato a lottare per preservare i loro diritti umani fondamentali, nonostante restrizioni, privazioni e repressione.

Questo premio non rappresenta soltanto il riconoscimento di un gruppo sociale; racconta anche una parte della sofferenza di milioni di donne e ragazze afghane, la cui vita è profondamente cambiata dopo il ritorno dei talebani al potere.

Ragazze private della scuola, donne che hanno perso l’accesso al lavoro e all’indipendenza economica e madri costrette ad assistere alla privazione del diritto all’istruzione e di un futuro per le proprie figlie: tutte loro fanno parte di questa storia.

Per molte donne afghane, le restrizioni non si limitano alla chiusura delle scuole o all’esclusione dal mondo del lavoro. Le limitazioni alla libertà di movimento, la riduzione della presenza nello spazio pubblico e il sempre più difficile accesso alle opportunità sociali ed economiche hanno ristretto drasticamente le loro possibilità di scelta.

Ma proprio nel cuore di questa sofferenza è nata anche la resistenza.

Nonostante la paura e le pressioni, le donne afghane hanno continuato a protestare, a chiedere il diritto all’istruzione e al lavoro e, in alcuni casi, a creare percorsi alternativi per permettere alle ragazze di continuare a studiare. Hanno cercato di dimostrare che non accettano di essere cancellate dalla società e che non vogliono che la loro voce scompaia dalla memoria dell’Afghanistan e del mondo.

Per questo, il Premio Chatham House 2026 può essere considerato non soltanto un riconoscimento del loro coraggio, ma anche un omaggio alla resistenza di donne che hanno pagato un prezzo altissimo per difendere i propri diritti.

Da anni queste donne vivono tra due realtà dolorose: da una parte, restrizioni che restringono ogni giorno una parte delle loro libertà; dall’altra, una speranza e una determinazione che impediscono loro di arrendersi.

Il Premio Chatham House 2026 riporta ora l’attenzione internazionale su questa situazione e sulle donne che, pur rimanendo spesso senza nome e senza volto nei media, rappresentano una parte fondamentale di una delle più importanti battaglie per i diritti umani nell’Afghanistan di oggi.

Il premio sarà consegnato entro la fine di quest’anno, durante una cerimonia speciale presso Chatham House, e sarà accompagnato anche da una pergamena firmata dal Re del Regno Unito.

Questo premio forse non può cancellare né compensare le sofferenze vissute dalle donne afghane, ma può trasmettere un messaggio chiaro:

il mondo non deve abituarsi alla privazione dei diritti delle donne afghane. La loro sofferenza non deve diventare normalità e la loro resistenza non deve essere dimenticata.

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Politica

La sfida dei Cristiano Riformisti a Marcello Pera: sì all’Europa delle radici cristiane, ma giù le mani dal Parlamento e dal voto dei cittadini

Scontro totale sulle regole della democrazia! 🇮🇹🗳️ Il Movimento Cristiano Riformisti di Antonio Mazzocchi risponde duramente al senatore Marcello Pera: sì all’Europa cristiana, ma no ai tagli al Parlamento. 🛑📜 Il sindacato dei cittadini lancia la sfida: “Servono il proporzionale puro e preferenze vere, basta con i candidati scelti a tavolino dalle lobby e dalle segreterie dei partiti!”. Una battaglia di pura libertà. Leggi qui per scoprire tutti i retroscena di questo durissimo scontro politico! 👇

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Roma – Ci sono momenti nella vita politica di una nazione in cui il dibattito sulle regole del gioco e sui valori fondanti della civiltà esce dalle stanze della burocrazia per toccare l’anima stessa della democrazia e della convivenza civile. In un panorama spesso dominato dal qualunquismo e dalla fretta mediatica, le recenti riflessioni espresse dal senatore Marcello Pera hanno riacceso un confronto intellettuale e politico di altissimo livello. A raccogliere la sfida del dialogo, con un intervento intriso di rispetto istituzionale ma anche di fermezza ideale, è il Movimento dei Cristiano Riformisti guidato da Antonio Mazzocchi. Un intervento che mette a nudo le speranze e le profonde preoccupazioni di un’area politica che vede nella tutela della persona e delle istituzioni democratiche il baluardo insostituibile per il futuro del Paese.

L’incipit della nota dei Cristiano Riformisti è un caloroso riconoscimento alla statura culturale dell’ex presidente del Senato. Il movimento esprime infatti una perfetta e convinta sintonia con le parole di Marcello Pera quando evoca con forza la necessità impellente di un’Europa unita che sappia finalmente riscoprire, difendere e rivendicare la propria identità profonda, radicata nei valori e nelle radici cristiane. Queste radici non sono un semplice retaggio del passato, ma rappresentano gli elementi fondanti della nostra civiltà giuridica e morale, l’unico faro capace di orientare il continente europeo verso un futuro di vera pace, solidarietà e progresso umano, lontano dalle derive del nichilismo contemporaneo.

Il Parlamento non si tocca: l’allarme contro derive e scenari inquietanti

Tuttavia, lo stesso spirito di verità e di lealtà democratica spinge il Movimento guidato da Mazzocchi a esprimere una profonda, viscerale preoccupazione dinanzi alle di chiarazioni di Pera riguardanti lo stato di salute delle nostre Camere. L’affermazione secondo cui il Parlamento non rappresenterebbe più i cittadini è un colpo al cuore delle istituzioni. “Si tratta di un’analisi che – se non provenisse da un uomo di indiscutibile e storico rigore democratico – rischierebbe di evocare scenari e soluzioni inquietanti sul destino delle nostre istituzioni civiche”, spiegano i Cristiano Riformisti. Il Parlamento resta la casa di tutti gli italiani, l’organo supremo della sovranità popolare che va difeso e curato, mai delegittimato o svuotato di significato.

Proprio alla luce di questo legame indissolubile con la Costituzione, il movimento invita il senatore Pera a chiarire meglio il suo passaggio dedicato all’individualismo, un concetto che rischia di prestarsi a interpretazioni ambigue e potenzialmente pericolose per la tenuta sociale del Paese. Se da un lato l’individualismo può essere inteso nobilmente come valorizzazione della persona umana e dei suoi diritti inalienabili, dall’altro rischia di trasformarsi in una deriva egoistica esasperata. Una frammentazione che distrugge il tessuto sociale, indebolisce i corpi intermedi – come la famiglia, i sindacati e le associazioni – e mina alla base la solidarietà collettiva. I Cristiano Riformisti auspicano quindi un argine culturale a questa deriva che rischia di svuotare dall’interno sia la rappresentanza politica sia la stessa convivenza democratica.

Proporzionale puro e preferenze vere: la ricetta contro le lobby e i nominati

La vera e propria linea di faglia e di totale dissenso con la visione di Marcello Pera si consuma però sul terreno delicatissimo della riforma elettorale. Per Mazzocchi e per i Cristiano Riformisti non è più tempo di rinvii o di leggi speciali studiate a tavolino nei laboratori delle oligarchie. La priorità assoluta è una sola: riconsegnare immediatamente il potere di scelta effettivo nelle mani del popolo italiano, restituendo dignità al gesto sacro del voto. Questo obiettivo si può raggiungere soltanto attraverso l’introduzione di un sistema proporzionale puro, abbinato a preferenze vere e trasparenti scritte direttamente dagli elettori sulla scheda.

L’atto d’accusa del movimento contro l’attuale sistema e contro i meccanismi di selezione è durissimo e non lascia spazio a interpretazioni: bisogna dire basta ai listini bloccati e ai nomi decisi al chiuso delle segreterie dei partiti o, peggio ancora, sotto la pressione di lobby esterne che premono per incidere sulla rappresentanza elettorale a difesa di interessi privati. Solo attraverso il proporzionale puro e la libertà di scegliere il proprio candidato si può ricostruire quel ponte di fiducia e di amore tra i cittadini e lo Stato, restituendo al Parlamento la sua vera natura di specchio fedele e sovrano della nazione. La battaglia dei Cristiano Riformisti è appena iniziata: una sfida di libertà che mette l’uomo e la sua dignità al centro del futuro d’Italia.

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