Redazione- Nato per valorizzare il dialogo tra culture, istituzioni, professioni e protagonisti dell’area mediterranea e internazionale, il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo, giunto alla sua quarta edizione, si conferma un appuntamento di riferimento nel panorama nazionale e internazionale.
Ideato e creato da Dündar Kesaplı, Presidente dell’Associazione Giornalisti del Mediterraneo, il Premio è stato definito anche “l’Oscar del Mediterraneo” per la sua capacità di riconoscere e celebrare personalità di eccellenza nei settori del giornalismo, dello sport, della cultura, delle istituzioni, dell’arte e della società civile.
L’obiettivo della manifestazione è creare una piattaforma di incontro e collaborazione tra Paesi e comunità diverse, promuovendo i valori del dialogo, della conoscenza reciproca e della cooperazione nell’area euro-mediterranea.
In occasione della preparazione della prossima edizione, abbiamo incontrato Dündar Kesaplı, giornalista professionista con oltre 32 anni di esperienza nel mondo dell’informazione e da molti anni residente a Roma. Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con importanti realtà dei media nazionali e internazionali, tra cui RAI, Sky e Mediaset, affermandosi come una figura di riferimento nel giornalismo euro-mediterraneo e soprattutto nel settore del giornalismo sportivo.
La sua esperienza professionale, la conoscenza del mondo dei media e la capacità di costruire relazioni nel tempo gli hanno permesso di ottenere la stima di numerosi colleghi italiani e internazionali. Per questo, negli anni, è stato definito anche “il Re della Stampa Estera”, un riconoscimento legato alla sua presenza costante nel panorama dell’informazione internazionale.
Nel corso della sua carriera Kesaplı ha realizzato numerose interviste esclusive con protagonisti dello sport mondiale, campioni, dirigenti, istituzioni e personalità di rilievo, sviluppando un percorso professionale dove giornalismo, comunicazione e relazioni internazionali si sono sempre intrecciati.
Oggi, attraverso il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo, continua il suo impegno nel creare ponti tra persone, culture e Paesi, con la convinzione che il Mediterraneo possa rappresentare non solo uno spazio geografico, ma un grande luogo di dialogo, collaborazione e valori condivisi.
1. Presidente Kesaplı, siamo arrivati alla quarta edizione del Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo. Qual è l’idea che continua a guidare questo progetto?
Dündar Kesaplı:L’idea è sempre stata molto semplice ma, allo stesso tempo, ambiziosa: creare un luogo di incontro tra persone, culture e professionalità diverse. Il Mediterraneo non deve essere considerato soltanto come un’area geografica, ma come uno spazio di dialogo, di storia, di cultura e di opportunità.
Il Premio nasce proprio con questo spirito: mettere insieme eccellenze provenienti da Paesi diversi e creare relazioni che possano continuare anche dopo l’evento. Oggi, arrivati alla quarta edizione, posso dire che questo progetto ha acquisito una propria identità e una crescente attenzione.
2. Il Premio è stato definito anche “l’Oscar del Mediterraneo”. È una definizione importante. Che significato ha per lei?
Dündar Kesaplı:È una definizione che ci onora, ma che rappresenta soprattutto una grande responsabilità. Un premio non deve essere soltanto una cerimonia o una consegna di riconoscimenti. Deve avere un valore, raccontare delle storie e premiare realmente l’eccellenza.
Per questo cerchiamo di coinvolgere personalità che abbiano lasciato un segno nel proprio settore: giornalisti, sportivi, artisti, rappresentanti delle istituzioni, professionisti e protagonisti della società. L’obiettivo è costruire una piattaforma autorevole che rappresenti il Mediterraneo e il dialogo tra i Paesi.
3. Lei vive a Roma da 37 anni ed è conosciuto soprattutto per la sua lunga esperienza nel giornalismo sportivo. Quanto ha influito questa esperienza nella nascita del Premio?
Dündar Kesaplı:Ha influito moltissimo. Lo sport mi ha insegnato che le differenze possono diventare una ricchezza. Ho avuto la possibilità di lavorare con importanti media nazionali e internazionali e di incontrare campioni, allenatori, dirigenti, istituzioni e personalità di tutto il mondo.
Nel corso della mia carriera ho realizzato molte interviste esclusive e ho avuto la fortuna di conoscere direttamente realtà molto diverse tra loro. Lo sport, come il giornalismo, può costruire ponti. Il Premio nasce anche da questa convinzione: creare relazioni, non divisioni.
4. La quarta edizione sta già suscitando interesse e sostegno. Qual è la risposta che state ricevendo?
Dündar Kesaplı: La risposta è molto positiva e questo ci dà grande motivazione. Stiamo lavorando per coinvolgere istituzioni, rappresentanze diplomatiche, professionisti, giornalisti e realtà importanti del mondo della cultura e dello sport.
Il nostro obiettivo non è organizzare semplicemente un grande evento, ma consolidare un appuntamento che possa diventare sempre più significativo nel calendario delle manifestazioni euro-mediterranee. Il sostegno che stiamo ricevendo dimostra che esiste una reale esigenza di creare momenti di confronto e collaborazione.
5. Qual è il messaggio che vuole lanciare con questa quarta edizione?
Dündar Kesaplı: Il messaggio è quello di continuare a credere nel dialogo. In un momento in cui il mondo vive tensioni e divisioni, abbiamo bisogno di persone capaci di costruire ponti.
Il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo vuole proprio rappresentare questo: riconoscere chi, attraverso il proprio lavoro, contribuisce alla crescita della società e contemporaneamente creare un’occasione d’incontro tra culture e Paesi.
La quarta edizione sarà quindi un nuovo passo di un percorso iniziato con una convinzione precisa: il Mediterraneo può essere non soltanto una frontiera geografica, ma un grande spazio comune di dialogo, cultura, professionalità e collaborazione.
6. Dopo oltre 32 anni di giornalismo, qual è secondo lei la vera ricchezza di un giornalista? La popolarità, i risultati ottenuti o qualcosa di più profondo?
Dündar Kesaplı:La vera ricchezza di un giornalista non si misura soltanto dal numero di interviste realizzate, dagli eventi seguiti o dai riconoscimenti ricevuti. La più grande conquista è la fiducia costruita nel tempo.
Un giornalista deve avere come valori fondamentali la correttezza, il rispetto, la professionalità e la capacità di ascoltare. La credibilità non nasce in un giorno: è il risultato di anni di lavoro, sacrifici, studio, investimenti personali e relazioni costruite con serietà.
Nel nostro mestiere la cosa più importante è mantenere sempre la propria indipendenza e il rispetto verso le persone che incontriamo. Un’intervista non è soltanto una domanda e una risposta, ma un momento di dialogo e di conoscenza.
Dopo tanti anni ho capito che le relazioni più importanti non nascono dall’interesse personale, ma dalla stima reciproca. La vera forza di un giornalista è lasciare un ricordo positivo nelle persone incontrate durante il proprio cammino professionale.
Per questo credo che il patrimonio più grande di un giornalista siano la fiducia, il rispetto e la credibilità conquistati giorno dopo giorno. Sono valori che nessun titolo o successo momentaneo può sostituire.
7. Nel mondo della comunicazione e del giornalismo ha incontrato tante persone. Quali sono i valori che apprezza di più e quali atteggiamenti invece non condivide?
Dündar Kesaplı: Nel mio percorso professionale ho imparato che la vera ricchezza di una persona non si misura soltanto dai risultati ottenuti, ma soprattutto dalla qualità dei rapporti costruiti nel tempo. Per me contano la fiducia, il rispetto, la correttezza, la professionalità e la capacità di mantenere la parola data. Questi sono valori che richiedono anni di lavoro, sacrificio e coerenza.
Apprezzo le persone vere, sincere, quelle che costruiscono rapporti basati sul dialogo e sulla collaborazione. Nel mondo della comunicazione, dove le relazioni sono fondamentali, la trasparenza è un valore indispensabile.
Quello che invece non condivido sono i comportamenti di chi utilizza gli altri come strumenti per raggiungere obiettivi personali, di chi cerca scorciatoie sfruttando il lavoro, la credibilità o le relazioni costruite da altri. La professionalità non può basarsi sulla manipolazione o sull’interesse personale, ma sul contributo concreto e sulla capacità di creare valore.
Nel corso della mia carriera ho scelto di circondarmi di persone positive, sincere e motivate. Credo che avere intorno persone con energia positiva aiuti a lavorare meglio, a mantenere serenità e a concentrarsi ancora di più sui propri obiettivi. Questa, secondo me, è una delle vere chiavi del successo: costruire insieme, non usare gli altri come trampolino.