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Lifestyle

A 101 anni lavora 7 giorni su 7, guida fino a New York e va a ballare: lo straordinario segreto di Anne Angioletti, orgoglio italo-americano

Ha 101 anni ma ne dimostra 70, lavora tutti i giorni e va a ballare in discoteca con le amiche! Qual è il suo segreto? 👵 💃 La storia pazzesca di Anne Angioletti, fiera italo-americana del New Jersey, sta facendo il giro del mondo! Rimasta vedova giovanissima, ha cresciuto tre figli da sola e oggi gestisce la sua gioielleria lavorando 7 giorni su 7, guidando addirittura l’auto nel traffico di New York! Oltre al pensiero positivo (“Amo la vita e non mi preoccupo mai del domani”), il suo vero Elisir di Lunga Vita è uno stile ferreo. La dieta? Un uovo a colazione, pollo, pesce e verdure. E soprattutto ZERO dolci e ZERO cibi spazzatura ultraprocessati. Le uniche tentazioni? Un pezzetto di cioccolato e una bella birra a settimana! 🍻 Ah, dimenticavamo: ogni giorno fa 30 minuti di sollevamento pesi e piegamenti per restare tonica! Una forza della natura! Scoprite la sua meravigliosa ed entusiasmante storia nel nostro nuovo articolo! 👇 ❤️

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Anne Angioletti

Stati Uniti – Ci sono vite che sembrano sfidare apertamente le inflessibili leggi della biologia e dello scorrere inesorabile del tempo. Vite che ci insegnano come l’età anagrafica, a volte, sia davvero soltanto un numero stampato in bianco e nero su un documento d’identità. È questo il caso straordinario, quasi miracoloso, di Anne Angioletti. Guardandola dritta negli occhi vispi e osservando il suo sorriso luminoso, nessuno oserebbe mai darle la sua vera età: Anne ha compiuto da poco la bellezza di 101 anni, ma ne dimostra fisicamente e mentalmente almeno trenta di meno. Americana purosangue ma fierissima delle sue profonde radici italiane, questa donna incredibile è diventata in poche settimane un’autentica celebrità nazionale, tanto da essere contesa come ospite di punta in svariati programmi televisivi statunitensi.

Una vita dietro il bancone: la gioielleria e i viaggi a New York

Se state pensando all’immagine classica di una dolcissima ultracentenaria seduta in poltrona a sferruzzare a maglia, siete completamente fuori strada. Anne è un vulcano di inesauribile energia imprenditoriale. È infatti la storica proprietaria della Curiosity Jewelers, un delizioso negozietto nel cuore pulsante del New Jersey, nato originariamente come semplice bottega di oggettistica nel lontano 1964 e poi trasformato in una prestigiosa gioielleria.

Da oltre settant’anni ininterrotti, Anne lavora ancora sette giorni su sette. Non c’è un solo giorno in cui non si rechi in negozio. È lei che risponde squillante al telefono, è lei che accoglie e consiglia con il sorriso i clienti storici e quelli nuovi. Ma la vera sorpresa arriva una volta a settimana: con una disinvoltura che farebbe invidia a un ventenne, Anne si mette al volante della sua auto, si immette nel caotico traffico americano e guida personalmente fino alla tentacolare New York per scoprire di persona i nuovi accessori di tendenza da proporre in vetrina.

La resilienza di una madre e il segreto della felicità

Dietro questo sorriso d’acciaio e questa forza d’animo incrollabile, si nasconde però un passato segnato da prove durissime e laceranti. Rimasta purtroppo vedova quando era ancora estremamente giovane, Anne non si è mai arresa alla disperazione. Si è rimboccata le maniche, ha mandato avanti la bottega e ha cresciuto, completamente da sola, i suoi tre amati figli.

Intervistata recentemente dal celebre network americano Today.com, l’ultracentenaria ha svelato quale sia, secondo lei, il vero motore della sua esistenza: «Credo che il mio vero e unico segreto sia che amo follemente la vita. Sono felice delle piccole cose. Cerco di vivere il presente e di non preoccuparmi mai del domani». Una filosofia zen e pragmatica al tempo stesso, che le ha permesso di superare un secolo intero senza mai perdere la luce negli occhi.

L’elisir a tavola: “Sì” alle proteine, “No” ai cibi processati

Naturalmente, l’approccio mentale positivo è solo metà del miracolo. Il resto è frutto di una genetica fortunata e, soprattutto, di uno stile di vita e di un’alimentazione rigorosi in cui le sue origini italiane si fanno sentire in modo prepotente. Il suo “elisir di lunga vita” a tavola è fatto di poche e semplici regole inderogabili.

«Adoro letteralmente le uova», confessa Anne. «Ne mangio rigorosamente una ogni mattina per colazione, accompagnata da salutari fiocchi d’avena e da un bel bicchiere di succo d’arancia appena spremuto». Il resto della giornata segue un regime bilanciatissimo e molto “mediterraneo”: a pranzo sceglie proteine magre (preferendo sempre il pollo o il pesce fresco) accompagnate da abbondanti porzioni di verdure di stagione. A cena, la regola d’oro è quella di tenersi sempre estremamente leggeri per favorire il riposo notturno.

Le uniche tentazioni concesse: cioccolato e una birra

Nella dieta centenaria di Anne vige un divieto assoluto: nessun dolce elaborato e, soprattutto, zero cibi ultraprocessati o confezionati chimicamente (il vero veleno dell’alimentazione moderna). Ma, essendo una donna che ama godersi la vita, non ha certo rinunciato ai piaceri terreni. Le sue uniche, sacrosante tentazioni alle quali cede con gioia e senza alcun senso di colpa sono due: un buon quadratino di cioccolato fondente e una rinfrescante birra chiara concessa rigorosamente una sola volta a settimana per brindare alla salute.

Il movimento che salva la vita: sollevamento pesi e ballo

Tuttavia, l’alimentazione sana e il lavoro quotidiano non bastano a spiegare un fisico così asciutto, tonico e reattivo a 101 anni. Il vero pilastro della salute di Anne è l’insospettabile attività fisica. Cascasse il mondo, questa straordinaria nonna d’America dedica religiosamente 30 minuti ogni singolo giorno all’esercizio muscolare, praticando (incredibile ma vero) piegamenti e sedute di sollevamento pesi per mantenere inalterata la tonicità muscolare e la densità ossea.

Ma il movimento non deve essere per forza fatica e sudore. Arrivato il tanto atteso fine settimana, smessi i panni della gioielliera e poggiati i pesi a terra, Anne si prepara per uscire. Incontra le sue storiche e fidate amiche, si trucca, si veste bene e va a ballare in pista. Perché, in fondo, 101 anni sono l’età perfetta per non smettere mai di scatenarsi a tempo di musica.

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Lifestyle

L’urlo poetico di Agron Shele che scioglie le nuvole e guarisce la solitudine: la pioggia dell’anima che tesse il ritorno alle proprie radici

La pioggia che lava via i pensieri e fa battere il cuore! 🌧️✨ Lo straordinario poeta internazionale Agron Shele ci regala “Piove!”, una poesia di una bellezza e di una malinconia disarmanti. Un viaggio emozionante tra le strade deserte della solitudine moderna e il disperato, dolcissimo bisogno di ritornare al nido della propria terra natale, dove i ponti si aprono e gli arcobaleni toccano il cielo. 🌈❤️ Un testo magnifico che graffia l’anima e guarisce ogni ferita. Leggi qui i versi completi e lasciati travolgere da questa magia pura! 👇

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Agron Shele

Roma – Ci sono momenti in cui la poesia smette di essere una semplice disposizione di versi ordinati su un foglio bianco per farsi carne viva, pioggia battente e specchio universale delle fragilità umane. La voce di Agron Shele, intellettuale e scrittore di origini albanesi ma dal respiro profondamente internazionale, si leva oggi come un canto di rara e struggente bellezza. Nato il 7 ottobre 1972 a Leskaj-Përmet, Shele ha consacrato la propria intera esistenza alla parola scritta, trasformandola nel filo conduttore di una crescita intellettuale che lo ha portato a dialogare con i più importanti circoli culturali del pianeta. Attraverso la sua ultima e potente composizione poetica intitolata semplicemente “Piove!”, l’autore ci regala un viaggio sensoriale ed emotivo di straordinaria intensità, un manifesto della resilienza e della nostalgia che scuote le coscienze dei lettori contemporanei.

Il testo si apre con l’immagine viscerale di un temporale che non si limita a bagnare l’asfalto delle città, ma penetra direttamente sotto i vestiti per toccare le corde più intime del cuore. “Un ombrello non è sufficiente / gli angoli verseranno sicuramente la sofferenza sulle spalle”, scrive il poeta con una lucidità disarmante. La pioggia si trasforma così nella metafora perfetta di un dolore antico, di quella commozione profonda che tocca le vene e vibra durante le lunghe notti insonni, vagando senza meta tra i rintocchi ingannevoli della memoria. I ricordi si muovono come foglie spoglie al vento all’interno di una foresta che attende, immobile e fiera, l’arrivo di un’altra stagione di rinascita.

La solitudine della strada deserta e l’illusione della vicinanza digitale

Nella seconda stanza della poesia, lo sguardo dell’autore si posa sulle dinamiche fredde e alienanti della modernità. Lo scenario di via Maria Teresa si fa deserto, privo di quel calore umano che un tempo animava i quartieri. “Le parole non bastano / nemmeno un caffè lì nella strada… Non ci sono più nemmeno i tavoli per unire due persone / tantomeno per separarle”, annota Shele con un velo di profonda malinconia. Resta solo un girovagare distratto su marciapiedi svuotati di senso, dove l’essere umano si ritrova stritolato da impegni e orari che dobbiamo seguire freddamente online, prigionieri di uno schermo che promette connessione ma che spesso genera solo solitudine emotiva.

Ma proprio dove le nuvole sembrano sciogliersi completamente e il sole vede sempre meno, l’immaginazione del poeta compie un balzo straordinario. Davanti al rebus celeste, la mente impara a fantasticare, a ritrovare quegli stessi lineamenti e lo stesso aspetto di un amore passato, ricominciando a ballare come una volta per trasformare il ricordo nell’unica, vera e splendente visione capace di illuminare il buio del presente. La produzione di Agron Shele, del resto, è da anni celebrata dalla critica internazionale – dalle pagine dell’Almanak al World Poetry Yearbook – proprio per questa sua straordinaria capacità di scavare nelle tematiche psicosociali e riemergere con un messaggio di speranza universale.

Il volo degli uccelli e il ritorno al nido: il sentiero degli arcobaleni

Il finale della lirica è un crescendo di emozioni che tocca il culmine nel tema del ritorno a casa. Tutto sembra essere partito insieme alle rotte migratorie degli uccelli, ma il loro ritorno sarà silenzioso, guidato dal bisogno ancestrale di ritrovare il proprio nido. Ed è qui che l’esperienza personale del poeta si fa collettiva: “Come io, nella mia città natale / dopo essere scappato in mezzo a dei rumori infiniti”. La fuga dal caos del mondo, dalle frenesie delle metropoli e dal vuoto di valori contemporaneo si risolve in un semplice, magico balzo interiore. Un ritorno alle origini per attraversare lo stesso antico sentiero dell’infanzia, dove gli arcobaleni salgono fino al cielo e i ponti della solidarietà si spalancano per fare ritornare l’ultima nave carica di sogni.

Agron Shele, attualmente coordinatore direttivo della Galassia Poetica “ATUNIS” e presidente di importanti associazioni sociali come “Giovani e Ragazzi” e “L’Ambiente Comune”, dimostra con questo testo come la grande letteratura non abbia bisogno di sovrastrutture per commuovere. **Leggi qui** sotto i versi integrali di questo capolavoro contemporaneo, lasciati bagnare da una pioggia che non distrugge, ma che purifica l’anima, ricordandoci che dopo ogni tempesta esiste sempre un arcobaleno pronto a connettere la nostra terra con l’infinito.

Piove!
Un ombrello non è sufficiente
gli angoli verseranno sicuramente la soferenza sulle spalle
e la commozione toccherà le vene con quel dolore,
che vibra di notte e vaga tra i rintuoni della memoria
come il mormorio dei capelli nel vento
dei alberi della foresta
che ondeggiando i rami spogli
in attesa di un’altra stagione.
Le parole non bastano
nemmeno un caffè lì nella strada “Maria Teresa”
perché ormai tutto è già deserto.
Non ci sono più nemmeno i tavoli per unire due persone
tantomeno per separarle
tranne un girovagare sulla strada svuotata
e orari che dobbiamo seguire online.
Piove!
In effetti qui è il luogo del totale scioglimento delle nuvole
e il sole vede sempre meno.
Puoi fantasticare su quel rebus celeste
con lo stesso aspetto e i stessi lineamenti
ballare come una volta
faccendolo ritornare di nuovo come l’unica visione.
Ormai tutto è partito con gli uccelli
e il loro ritorno sarà silenzioso
torneranno solo nei loro nidi,
come io, nella mia città natale
dopo essere scappato in mezzo a dei rumori infiniti
e con un semplice balzo
attraverserò lo stesso sentiero
con arcobaleni che salgono fino al cielo
e i ponti che si aprono per fare ritornare l’ultima nave.
Piove!

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Lifestyle

L’intervista con il Presidente dell’Unione degli Scrittori Coreani, dott. Kang Byeong-Cheol

La poesia compie un miracolo e unisce l’Italia alla Corea del Sud! 🇮🇹❤️🇰🇷 Lo straordinario incontro culturale tra il Dott. Kang Byeong-Cheol, presidente degli scrittori coreani, e l’editrice Angela Kosta. 📝✨ Dalle sofferenze della povertà giovanile fino al tetto del mondo letterario, una storia commovente di riscatto, traduzioni storiche e libri che superano ogni barriera geografica per salvare l’anima delle persone. Un legame magnifico che fa bene al cuore. Leggi qui l’intervista esclusiva e lasciati trasportare da questa magia universale! 👇

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dott. Kang Byeong-Cheol

Roma – Esistono parole capaci di compiere viaggi straordinari, di attraversare i continenti, di sorvolare gli oceani e di depositarsi dolcemente nell’anima di chi si trova dall’altra parte del mondo, parlando l’unica lingua universale che l’essere umano possiede: quella della bellezza e dei sentimenti puri. L’intervista esclusiva realizzata dalla stimata editrice, poetessa e traduttrice Angela Kosta al Dottor Kang Byeong-Cheol, celebre Presidente dell’Unione degli Scrittori Coreani all’Estero, si configura come un evento culturale di assoluto rilievo internazionale. Non ci troviamo di fronte a un semplice scambio di battute di circostanza, ma a un dialogo denso di pathos, umanità e profonda gratitudine, che svela al pubblico la nascita di un ponte artistico senza precedenti tra la Corea del Sud, l’Italia e l’Europa intera.

Il Dottor Kang Byeong-Cheol, figura monumentale della letteratura asiatica contemporanea, è stato recentemente insignito del prestigioso premio internazionale “The International Best Poets & Translators” e scelto come personaggio di copertina della rivista globale The Lanterns Poetry Global. Un riconoscimento immenso che incoraggia il suo percorso di poeta, scrittore e traduttore, costantemente impegnato nel dimostrare come l’arte non conosca barriere geografiche, tradizioni blindate o costumi insuperabili. La poesia, nella visione dell’intellettuale coreano, nasce in un idioma specifico ma appartiene di diritto all’umanità intera, agendo come uno strumento formidabile per edificare connessioni autentiche tra nazioni e sensibilità apparentemente distanti.

Ci racconta della sua importante nomina e del prestigioso riconoscimento ricevuto come miglior traduttore. Qual è stato il percorso che l’ha condotto a questo riconoscimento?

Ho ricevuto il riconoscimento “PRIZES 2023: The International Best Poets & Translators”, conferito dall’International Poetry Translation and Research Centre e dal Journal of Rendition of International Poetry (multilingue), con il sostegno del Consiglio di amministrazione della World Union of Poetry Magazines.

Sono entrato a far parte della World Union of Poetry Magazines (WUPM), dove importanti poeti condividono le proprie opere. Inoltre, ho avuto l’opportunità di pubblicare le mie poesie nel numero 110 della rivista Rendition of International Poetry Quarterly.

È stato scelto come Personaggio del Mese e protagonista della copertina di THE LANTERNS POETRY GLOBAL. Che cosa ha rappresentato per Lei questo importante riconoscimento e quanto ritiene che iniziative di questo tipo siano importanti per promuovere la poesia e creare un dialogo culturale tra la Corea del Sud e il resto del mondo?

Sono stato molto onorato di essere scelto come “Personaggio del Mese” e protagonista della copertina di THE LANTERNS POETRY GLOBAL. Per me è stato un riconoscimento significativo, non soltanto sul piano personale e letterario, ma anche come testimonianza del dialogo culturale che la poesia può creare oltre confini, tradizioni e costumi.

Essere presentato in copertina da una rivista internazionale significa avere l’opportunità di far conoscere il proprio percorso, la propria poesia e la propria visione del mondo a un pubblico più ampio. La mia attività, infatti, non si limita alla scrittura: sono poeta, scrittore e traduttore e considero la letteratura uno strumento fondamentale per mettere in comunicazione popoli e culture diverse da ogni angolo del mondo.

Ho particolarmente apprezzato l’attenzione riservata al mio lavoro da THE LANTERNS POETRY GLOBAL, dall’editrice Angela Kosta e dalla sua direzione editoriale. Questo riconoscimento rappresenta per me un incoraggiamento a continuare il mio percorso letterario e, soprattutto, a rafforzare gli scambi culturali tra la Corea del Sud e il resto del mondo.

La poesia non conosce barriere: nasce in una lingua, ma può appartenere a tutti. È proprio attraverso queste occasioni che possiamo costruire ponti autentici tra persone, Paesi e sensibilità differenti.

Desidero inoltre informare i lettori che la mia collaborazione con Angela Kosta è nata alcuni anni fa attraverso la poesia e, nel tempo, si è trasformata in un autentico rapporto di stima, amicizia e collaborazione culturale.

Angela Kosta ha dimostrato un sincero amore per la Corea del Sud, per la cultura e per la letteratura del mio Paese. Il suo impegno nel tradurre centinaia di autori coreani, presentare e promuovere la nostra poesia in Albania, in Italia e a livello internazionale è stato profondamente apprezzato. Per questo motivo, molti lettori e autori coreani la considerano non solo un angelo e messaggera promotrice culturale ma anche una vera ambasciatrice della nostra letteratura.

Attualmente, Angela ricopre anche il ruolo di vicepresidente dell’Associazione degli Scrittori e Poeti Coreani all’Estero, un incarico che testimonia la fiducia e la stima che ha saputo conquistare grazie al suo instancabile lavoro di promozione della letteratura coreana.

Grazie al suo impegno, numerosi nostri scrittori, poeti e artisti hanno avuto l’opportunità di essere tradotti e pubblicati in oltre quarantacinque riviste cartacee e online in diverse parti del mondo. Tra queste figura anche la sua prestigiosa rivista cartacea THE NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, dove trovano spazio artisti coreani e le loro opere, contribuendo così a far conoscere la creatività e la cultura coreana a un pubblico ampio internazionale.

La sua attività editoriale e culturale, sempre improntata alla collaborazione, è davvero sorprendente. Angela Kosta ha saputo aprire finestre e creare nuovi orizzonti per la letteratura e l’arte coreana (e non solo), in tutti i continenti.

Per questo considero la nostra collaborazione non soltanto un rapporto professionale, ma un vero incontro umano e culturale, nato dalla poesia e cresciuto attraverso la reciproca fiducia e la comune volontà di costruire ponti tra la Corea e il mondo.

Inoltre, da parte mia, ho avuto il piacere e l’onore di tradurre e pubblicare in Corea del Sud alcune delle sue opere poetiche, contribuendo così a far conoscere la sua voce e la sua sensibilità ai lettori coreani. Una raccolta è stata pubblicata interamente in lingua coreana, mentre un’altra è stata realizzata in edizione bilingue inglese-coreano. I suoi libri sono distribuiti nelle librerie, nelle biblioteche e nelle scuole di tutto il territorio della Corea del Sud, offrendo così a un pubblico sempre più ampio l’opportunità di conoscere la sua poesia.

Desidero inoltre rivolgere un sentito ringraziamento all’editrice Yang Geum-Hee, il cui prezioso impegno ha contribuito a rendere possibile questo importante progetto editoriale e culturale.

Credo che il nostro rapporto rappresenti un esempio concreto di come la letteratura possa superare le distanze linguistiche e geografiche. Angela Kosta porta la poesia coreana in Italia e nel panorama internazionale, mentre io ho avuto l’opportunità di portare la sua poesia e a suoi amici poeti europei al pubblico coreano. È uno scambio reciproco, fondato sulla cultura, sulla poesia e sulla volontà comune di costruire ponti tra i nostri Paesi.

Sono convinto che, quando la letteratura viene condivisa con passione e sincerità, possa diventare uno degli strumenti più autentici per avvicinare popoli, culture e persone.

La ringrazio tantissimo… Qual è il messaggio principale che desidera comunicare attraverso la sua scrittura?

Cerco di comprendere la coesistenza armoniosa tra l’essere umano e la natura e di cogliere il significato dei cicli della vita. Attraverso questo percorso, desidero trovare la bellezza ed esprimere, attraverso la poesia, il profondo viaggio delle emozioni.

Qual è stata la sfida più grande che ha affrontato nella sua carriera giornalistica o letteraria e come è riuscito a superarla?

Fin da giovane sapevo di avere una certa predisposizione per la letteratura e provavo una grande gioia nella lettura e nella scrittura. Tuttavia, quando ero giovane, le difficoltà economiche rendevano difficile trovare il tempo da dedicare alla scrittura. Ho lavorato duramente per uscire dalla povertà.

Oggi posso scrivere con maggiore serenità e collaboro con rubriche e articoli su cinque quotidiani.

Può raccontarci un’esperienza significativa o un momento che l’ha particolarmente ispirata nel suo percorso letterario e nella sua attività di promozione culturale?

Di solito, quando scrivo poesie o racconti brevi, non sono completamente soddisfatto del risultato. Tuttavia, a volte mi capita di vivere un’esperienza simile a un “incubo creativo”: riuscire a creare qualcosa di straordinariamente bello. Quando accade, questo mi riempie di fiducia.

Come descriverebbe il suo stile di scrittura?

Nel corso della vita quotidiana, quando vivo importanti cambiamenti emotivi, annoto parole o frasi che ritengo significative. In seguito, torno su quelle annotazioni e le utilizzo come punto di partenza per scrivere poesie o opere di narrativa.

Per me è un metodo estremamente efficace.

Qual è il suo processo creativo quando concepisce e scrive un’opera?

Parto dall’elaborazione di eventi significativi e sviluppo i personaggi e gli ambienti nei quali si svolge la storia. Quando scrivo poesia, mi concentro sugli elementi capaci di suscitare cambiamenti emotivi e cerco di esprimere il mio messaggio nel modo più chiaro possibile. Successivamente, arricchisco e impreziosisco le emozioni attraverso le parole.

C’è un artista o uno scrittore che ammira particolarmente o che ha influenzato il suo percorso?

Ammiro il famoso poeta taiwanese Lee Kuei-shien e desidero approfondire e apprendere il suo metodo di scrittura poetica.

Ha progetti futuri o nuove opere in cantiere di cui vorrebbe parlarci?

Desidero tradurre antologie di poeti taiwanesi e presentarli al pubblico coreano. Sto progettando di far conoscere in Corea le opere di cento poeti taiwanesi.

Quale consiglio darebbe a chi desidera intraprendere una carriera nella scrittura?

Sebbene le preferenze personali possano essere diverse, ritengo che per un poeta sia molto utile confrontarsi e interagire ampiamente con scrittori e poeti con i quali condividere temi e interessi comuni.

Questo tipo di confronto può contribuire a costruire la propria reputazione come poeta.

C’è qualcos’altro che desidera condividere con i lettori o che vorrebbe sottolineare?

Penso che leggere poesia sia come assaggiare frutti tropicali. Si possono sperimentare sapori diversi e alcuni frutti possono non incontrare i nostri gusti o le nostre preferenze estetiche. Tuttavia, quegli stessi frutti possono piacere molto ad altre persone.

La poesia è così: ciò che non emoziona una persona può emozionarne profondamente un’altra.

BIOGRAFIA

Il Dott. Kang Byeong-Cheol è scrittore, poeta, traduttore e studioso coreano, in possesso di un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. Nato a Jeju City, in Corea del Sud, ha intrapreso il suo percorso letterario nel 1993, dando inizio a una produzione che, nel corso degli anni, ha abbracciato diversi generi e ambiti della cultura e della letteratura.

La sua esperienza nella scrittura è iniziata quando aveva ventinove anni, con la pubblicazione del suo primo racconto, intitolato Song of Shuba. Da quel momento, la sua attività letteraria si è sviluppata progressivamente, portandolo alla pubblicazione di numerose opere e all’ottenimento di importanti riconoscimenti nel panorama letterario.

Nel 2005 ha pubblicato una raccolta di racconti, consolidando ulteriormente il proprio percorso come autore. Nel corso della sua carriera ha ricevuto quattro premi letterari e ha pubblicato più di otto libri, distinguendosi per una produzione caratterizzata da molteplici interessi e da un costante impegno nella scrittura e nella diffusione della cultura letteraria.

Accanto alla sua attività di scrittore e poeta, il Dott. Kang Byeong-Cheol ha sviluppato un significativo percorso nel campo della traduzione e della letteratura internazionale. La sua attività testimonia infatti un forte interesse per il dialogo tra culture, per la conoscenza reciproca tra i popoli e per la diffusione della letteratura oltre i confini nazionali.

Dal 2009 al 2014 è stato membro del Writers in Prison Committee (WiPC) di PEN International, organismo impegnato nella difesa della libertà di espressione degli scrittori e nella tutela degli autori perseguitati o imprigionati per le loro opere e per le loro idee. Questa esperienza ha rappresentato una parte importante del suo impegno nel mondo letterario internazionale.

Il suo percorso professionale si è inoltre intrecciato con importanti attività istituzionali e culturali. È Presidente fondatore della Korean Association of World Literature, contribuendo alla promozione della letteratura mondiale e alla costruzione di rapporti culturali tra scrittori provenienti da differenti Paesi.

Ha svolto anche attività giornalistica come editorialista presso JeminIlbo, quotidiano con sede a Jeju City, in Corea del Sud. Attraverso il giornalismo ha potuto affiancare alla produzione letteraria l’analisi e la riflessione su temi di carattere sociale, culturale e politico, mettendo a disposizione dei lettori la propria esperienza e la propria formazione accademica.

La sua preparazione nel campo delle Scienze Politiche e la sua attività letteraria rappresentano due dimensioni complementari del suo percorso. Da una parte, lo studio e la ricerca gli hanno permesso di approfondire le dinamiche politiche e sociali; dall’altra, la letteratura gli ha offerto uno spazio privilegiato per esplorare la condizione umana, le emozioni, la società e il rapporto tra l’individuo e il mondo.

Attualmente ricopre il ruolo di Vicepresidente del Korean Institute for Peace and Cooperation, proseguendo il proprio impegno nelle attività legate alla pace, alla cooperazione e al dialogo.

La figura del Dott. Kang Byeong-Cheol si colloca dunque all’incrocio tra letteratura, poesia, traduzione, giornalismo, ricerca accademica e impegno per la cooperazione internazionale. Il suo percorso testimonia una concezione della cultura come strumento di conoscenza, confronto e comunicazione tra persone e Paesi differenti.

Attraverso la scrittura e la traduzione, ha contribuito a creare ponti tra realtà culturali diverse, mentre attraverso il suo impegno nel campo della letteratura mondiale e della cooperazione ha continuato a promuovere il valore del dialogo e della comprensione reciproca.

La sua esperienza, sviluppatasi nel corso di diversi decenni, rappresenta così un percorso nel quale la letteratura non viene considerata soltanto come espressione artistica, ma anche come mezzo per osservare la società, comprendere l’essere umano e favorire l’incontro tra culture.

Con una produzione che comprende più di otto libri, quattro importanti riconoscimenti letterari e numerose esperienze nel campo della letteratura, del giornalismo, della traduzione e della cultura internazionale, il Dott. Kang Byeong-Cheol continua a dedicare il proprio lavoro alla scrittura e alla promozione del dialogo culturale.

Il suo percorso, nato a Jeju City e sviluppatosi attraverso la letteratura, la ricerca, il giornalismo e la cooperazione internazionale, rappresenta una testimonianza dell’importanza della cultura come spazio di incontro e di costruzione di relazioni tra persone e comunità.

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Lifestyle

Dalle pagine allo schermo: quando libri e videogiochi si incontrano

La narrazione cambia linguaggio, ma non perde la sua capacità di emozionare. Un ponte tra lettura, tecnologia e nuove generazioni. C’era un tempo in cui leggere un libro significava soprattutto sedersi, aprire una copertina e lasciarsi accompagnare dalle parole. Oggi, invece, le storie possono essere vissute in moltissimi modi: attraverso un romanzo, un film, una serie televisiva, un audiolibro e anche un videogioco.

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Alberto Raffaelli

Redazione-  La narrazione cambia linguaggio, ma non perde la sua capacità di emozionare. Un ponte tra lettura, tecnologia e nuove generazioni. C’era un tempo in cui leggere un libro significava soprattutto sedersi, aprire una copertina e lasciarsi accompagnare dalle parole. Oggi, invece, le storie possono essere vissute in moltissimi modi: attraverso un romanzo, un film, una serie televisiva, un audiolibro e anche un videogioco.

Ed è proprio dall’incontro tra libri e videogiochi che nasce una delle riflessioni culturali più interessanti del nostro tempo: cosa succede quando una storia smette di essere soltanto letta e diventa anche un’esperienza da vivere?

Il videogioco, soprattutto nelle sue forme narrative più evolute, non è più soltanto una sfida fatta di livelli, punti e obiettivi. Può contenere personaggi complessi, dialoghi, ambientazioni, dilemmi e percorsi narrativi capaci di coinvolgere emotivamente il giocatore. Il libro, dal canto suo, continua a offrire qualcosa di insostituibile: la possibilità di costruire nella propria mente luoghi, volti e atmosfere attraverso l’immaginazione.

Sono dunque due mondi destinati a combattersi? Probabilmente no. Possono, invece, incontrarsi.

Per i ragazzi questa contaminazione può rappresentare un’opportunità. Un giovane che si appassiona alla storia di un personaggio attraverso un videogioco potrebbe essere incuriosito dalla sua origine letteraria, oppure scoprire il piacere di leggere dopo essersi avvicinato a un determinato universo narrativo attraverso altri linguaggi.

E per le famiglie ciò può diventare l’occasione per superare una contrapposizione spesso troppo semplice: “libro buono, videogioco cattivo”. La vera questione non dovrebbe essere soltanto quale mezzo utilizziamo, ma che cosa ci racconta e come lo utilizziamo: un libro può aprire una finestra sull’immaginazione, un videogioco può permettere di attraversarla.

La differenza sta anche nel ruolo del pubblico. Il lettore interpreta la storia attraverso le parole dell’autore; il giocatore, in molti casi, è chiamato a compiere delle scelte, a esplorare, a prendere decisioni. La narrazione diventa così più interattiva e può trasformarsi in un’esperienza personale.

In questo scenario assume particolare significato anche il lavoro di Alberto Raffaelli, ideatore e curatore di Segnalazioni Letterarie, realtà nata per la divulgazione libraria web e oggi attiva attraverso una community presente su tutti i social principali (la casa madre è su Facebook: https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks). La sua esperienza dimostra quanto sia importante osservare la letteratura non come un mondo chiuso, ma come un universo capace di dialogare con la società e con i suoi cambiamenti.

Raffaelli appare, in questo senso, particolarmente attento alle evoluzioni della società contemporanea. Lo sguardo al progresso tecnologico non significa abbandonare il libro per inseguire ogni novità, ma comprendere che il modo in cui le persone si avvicinano alle storie sta cambiando. Ne è un indizio pure l’attenzione che la stessa Segnalazioni Letterarie sta dedicando ai nuovi linguaggi digitali e ai temi legati alla trasformazione dei canali culturali.

E forse è proprio qui che risiede una delle sfide educative più intriganti del nostro tempo: non chiedere ai ragazzi di scegliere tra carta e tecnologia, ma insegnare loro a utilizzare entrambi gli strumenti con curiosità, consapevolezza e senso critico, quando non in collaborazione.

Perché una buona storia resta una buona storia, indipendentemente dal mezzo attraverso cui arriva. Può essere stampata su tot pagine, raccontata attraverso uno schermo oppure trasformata in un mondo nel quale entrare e muoversi.

E anche la cultura, in fondo, non è immobile. Cambia forma, muta i linguaggi, incontra nuove generazioni. Conserva però la sua funzione più importante: farci immaginare ciò che ancora non conosciamo e aiutarci a comprendere un po’ meglio ciò che siamo.

E forse il futuro non sarà quello in cui i videogiochi sostituiranno i libri, né quello in cui i libri dovranno difendersi dai videogiochi. Sarà un avvenire nel quale le pagine e i pixel potranno finalmente raccontare insieme la stessa, inesauribile voglia dell’essere umano di vivere storie.

Libri

DALLE PAGINE AL VIDEOGIOCO: HARRY POTTER E LA MAGIA DI UNA STORIA CHE UNISCE GENERAZIONI

Intervista ad Alberto Raffaelli di Segnalazioni Letterarie

Alberto, partiamo da una storia che ha conquistato ormai intere generazioni: Harry Potter. Che cosa accade quando un universo dalle pagine di un libro arriva nel mondo dei videogiochi?

Accade qualcosa di straordinario: la storia cambia linguaggio senza perdere la propria identità. Harry Potter è nato come esperienza letteraria, capace di far viaggiare l’immaginazione attraverso le parole, ma il mondo magico che descrive si presta facilmente all’esplorazione e all’interazione. Si tratta di un caso ormai canonico in cui i videogiochi hanno permesso ai lettori di trasformarsi, almeno idealmente, da spettatori della storia a protagonisti di una nuova avventura. È proprio questa capacità di evolversi che rende il fenomeno particolarmente interessante.

Possiamo quindi parlare di un vero ponte tra lettura e videogiochi?

Assolutamente sì. E ha tutti i presupposti per essere un ponte particolarmente importante per le nuove generazioni. Un ragazzo può arrivare alla storia attraverso i videogiochi e, successivamente,  incuriosirsi verso i libri che li ispirano. Oppure può fare il percorso contrario: prima leggere e poi desiderare di entrare fisicamente, attraverso lo schermo, in quell’universo che ha già immaginato. Non vedo necessariamente una contrapposizione tra i due strumenti, bensì due modalità differenti di vivere una storia. L’importante è non avere pregiudizi su quest’argomento.

Harry Potter è riuscito a coinvolgere bambini, ragazzi e adulti. È questo uno degli aspetti più interessanti?

Sicuramente. È una storia che ha attraversato il tempo e le generazioni. Ci sono adulti che hanno letto i primi libri quando erano ragazzi e oggi condividono quell’universo con i propri figli. E il videogioco aggiunge un ulteriore elemento di condivisione. Può diventare un’occasione per parlare di libri, personaggi, valori, fantasia e creatività. In una famiglia, persino una partita può trasformarsi in una conversazione.

Pensiamo a Hogwarts Legacy. È corretto considerarlo una trasposizione dei romanzi?

No, ed è importante chiarirlo. Hogwarts Legacy non è un adattamento diretto dei libri o dei film. È ambientato nel mondo magico nel 1800, molto prima delle vicende di Harry, Hermione e Ron, e propone una storia originale nella quale il giocatore può creare il proprio personaggio e vivere la propria esperienza a Hogwarts.

Quindi si può dire che nei “videogiochi letterari” il giocatore diventa autore della propria esperienza?

Esattamente. Ed è forse questa la grande differenza rispetto alla lettura tradizionale. Nel libro l’autore ci conduce attraverso una storia; nel videogioco possiamo essere chiamati a esplorare, decidere, risolvere problemi e costruire il nostro percorso. In Hogwarts Legacy, per esempio, si può scegliere la propria Casa, imparare incantesimi, preparare pozioni, esplorare Hogwarts e sviluppare amicizie.

 

Ma allora il videogioco può essere considerato cultura?

Credo che dobbiamo superare alcune vecchie categorie. Cultura significa anche comprendere i linguaggi attraverso i quali una società racconta se stessa. Naturalmente bisogna distinguere un prodotto di qualità da uno privo di contenuti, esattamente come facciamo con i libri, ma un videogioco narrativo può stimolare fantasia, attenzione, capacità decisionale e curiosità. Non dobbiamo demonizzare la tecnologia: dobbiamo insegnare a utilizzarla con consapevolezza.

E quale ruolo possono avere i genitori?

Un ruolo fondamentale. Credo sia molto più utile accompagnare i ragazzi che imporre loro una contrapposizione. Un genitore può chiedere: “Quale personaggio ti piace?”, “Perché hai scelto quella Casa?”, “Conosci il libro da cui nasce questo universo?”. Da una semplice esperienza videoludica può nascere così un dialogo culturale. E magari anche la voglia di aprire un libro.

È proprio qui che libri e videogiochi possono diventare un binomio efficace?

Sì, perché coniugano piaceri differenti. Il piacere della lettura è legato all’immaginazione, alla parola e alla costruzione mentale della storia. Il videogioco aggiunge esplorazione, interazione e partecipazione. Non necessariamente uno deve sostituire l’altro. Possono completarsi.

Lei, attraverso Segnalazioni Letterarie, osserva da vicino l’evoluzione del mondo culturale, e dei libri in particolare. Quanto è importante essere aggiornati sui nuovi linguaggi?

È indispensabile. Una realtà culturale che vuole parlare alle persone non può guardare soltanto al passato. Deve conoscere il presente e provare a intuire il futuro. La letteratura continua ad avere un ruolo straordinario, ma come dialoga ormai tradizionalmente con cinema e televisione non deve esimersi dal farlo anche con videogiochi, social network e nuovi strumenti digitali. A Segnalazioni Letterarie crediamo molto nella contaminazione.

 

Quindi, Alberto, se dovesse riassumere in una frase il rapporto tra libri e videogiochi?

Direi questo: non sono due mondi che devono contendersi il pubblico, ma due porte differenti attraverso le quali possiamo entrare nello stesso meraviglioso universo dell’immaginazione. Un libro può accendere la fantasia, un videogioco può darle movimento. E quando questi due piaceri si incontrano, possono nascere nuove forme di cultura, condivisione e divertimento per ragazzi, adulti e famiglie.

 

E forse è questa la vera magia?

Sì. Perché la magia più grande non è quella che vediamo sullo schermo. È quella che riesce ancora a farci desiderare di aprire una pagina, impugnare un controller e, soprattutto, continuare a sognare.

 

Libro

In fondo, dunque, libri e videogiochi non parlano due lingue così diverse come potremmo pensare. Entrambi partono da una storia e arrivano alla cosa più preziosa che possediamo: la capacità di immaginare.

Harry Potter ne è un esempio emblematico: una generazione lo ha conosciuto sfogliando le pagine, un’altra lo ha esplorato attraverso lo schermo, e oggi ragazzi, genitori e adulti possono ritrovarsi nello stesso universo fantastico anche con i videogiochi, condividendo emozioni e ricordi.

È forse questo il vero valore della contaminazione tra letteratura e tecnologia: non sostituire il vecchio con il nuovo, ma permettere a linguaggi diversi di incontrarsi e arricchirsi reciprocamente. Perché una buona storia non appartiene a un’età, a un formato o a una tecnologia. Appartiene a chi, aprendola — su una pagina o davanti a uno schermo — trova ancora un motivo per meravigliarsi. E se un libro insegna a sognare e un videogioco insegna a esplorare quel sogno, allora il loro incontro può davvero diventare un binomio efficace: due piaceri differenti, un’unica grande passione per le storie.

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