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Spettacolo

Mondo della moda a Hollywood: viaggio e rinascita. Luca Ribezzo si racconta tra set internazionali, timidezza e grandi sfide d’attore

Una vita vissuta tra le passerelle dei più grandi stilisti internazionali e i set cinematografici di mezza Europa e degli Stati Uniti. La storia di Luca Ribezzo è quella di un percorso artistico e umano straordinario che affonda le radici in oltre vent’anni di esperienza nel cuore pulsante della moda, lavorando fianco a fianco con icone come Valentino, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Versace e Armani, per poi evolversi in una carriera di attore ricca di oltre quarantacinque crediti su IMDb.

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Luca Ribezzo

Redazione-  Una vita vissuta tra le passerelle dei più grandi stilisti internazionali e i set cinematografici di mezza Europa e degli Stati Uniti. La storia di Luca Ribezzo è quella di un percorso artistico e umano straordinario che affonda le radici in oltre vent’anni di esperienza nel cuore pulsante della moda, lavorando fianco a fianco con icone come Valentino, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Versace e Armani, per poi evolversi in una carriera di attore ricca di oltre quarantacinque crediti su IMDb.

​Da Parigi a Tel Aviv, da New York a Londra, fino alle recenti produzioni tra Stati Uniti, Italia e Spagna, l’attore e modello Luca Ribezzo ha saputo reinventarsi con tenacia, talento e una profonda dedizione allo studio, lavorando con registi del calibro di Til Schweiger e al fianco di stelle internazionali come Matt Dillon e Nick Nolte.

In questa intervista, ci illustra le tappe fondamentali di questa metamorfosi artistica, svelando anche il lato più intimo e riservato di un professionista che ha fatto della sensibilità e dell’autenticità la sua cifra distintiva, superando le sfide legate alla timidezza e ai circuiti patinati del mondo dello spettacolo.

Lei ha vissuto e lavorato per oltre vent’anni nel gotha della moda mondiale, accanto a leggende dello stile come Valentino, Versace e Armani. Qual è stato il momento esatto in cui ha capito che quel mondo prestigioso non le bastava più e che la vera chiamata arrivava dal set e dalla recitazione?

 

Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che il mondo della moda non mi bastava più, perché la recitazione è sempre stata dentro di me. Fin da bambino, mi divertivo a interpretare personaggi e, alle scuole medie, il corso di teatro era il momento che aspettavo con più entusiasmo. Mi piaceva stare sul palco e raccontare storie.

Dopo il diploma ho lavorato come animatore turistico nei villaggi vacanze. La parte che amavo di più erano gli spettacoli serali: prepararli, provare e poi esibirmi davanti a centinaia di persone. Ogni volta che salivo sul palco sentivo che quello era il posto in cui riuscivo davvero a esprimermi.

A un certo punto, ho deciso di trasformare quella passione in qualcosa di concreto. Mi sono iscritto a una scuola di teatro professionale e, una volta terminato il percorso, sono partito per Londra. È lì che ho iniziato la mia gavetta e ho avuto le prime opportunità come attore professionista.

Non dimenticherò mai la prima volta davanti a una telecamera. Nel momento in cui ho interpretato un personaggio completamente diverso da me, ho capito la forza di questo mestiere. Quando la telecamera si accende e quella luce rossa si illumina, entri in un’altra vita. Ti ritrovi a vivere emozioni, relazioni e situazioni che non ti appartengono, ma che in quel momento diventano incredibilmente vere.

Per me recitare significa proprio questo: entrare nel personaggio fino in fondo, attraverso la voce, il corpo, gli sguardi, le emozioni e ogni piccolo dettaglio. È un lavoro che mi permette di raccontare storie, ma anche di conoscere meglio me stesso.

La moda mi ha dato tantissimo: mi ha fatto viaggiare, crescere e conoscere persone straordinarie. Sarò sempre grato a questo settore, per tutto quello che mi ha insegnato. Ma è nella recitazione che ho trovato il modo più autentico di esprimermi. È lì che ho capito di essere esattamente dove volevo essere.

Da New York a Londra, passando per l’incontro formativo con l’insegnante scozzese-americano Michael E. Rodgers a Milano: quanto è stato difficile ricominciare da zero e costruire la credibilità necessaria per entrare in produzioni internazionali come quelle della Warner Bros o il film “Head Full of Honey” con Nick Nolte e Matt Dillon?

 

Spesso il mondo dello spettacolo e i circuiti mondani premiano l’estro, l’apparire e la costante esposizione mediatica.

 

Quanto pensa che la sua bellezza, unita a un carattere timido e a una forte riservatezza, l’abbia in realtà penalizzato nel corso della sua carriera?

 

Paradossalmente, arrivare dal mondo della moda all’inizio mi ha penalizzato. C’è ancora il pregiudizio che una persona considerata “bella” non possa essere anche un vero attore. E, diciamolo, spesso si pensa che in un cast non ci possano essere troppi “bellocci”. Inoltre, l’aspetto fisico rischia di diventare un’etichetta: vieni associato a determinate tipologie di personaggi e questo può limitare le opportunità di dimostrare quanto puoi essere versatile come interprete.

Più che timido, mi considero una persona molto riservata. E questa mia riservatezza non rispecchia lo stereotipo dell’uomo che spesso viene associato al mondo della moda o dello spettacolo. Paradossalmente, la parte del mio lavoro che mi piace meno è proprio quella che molti sognano: apparire. Partecipare a première, eventi e red carpet fa parte del mestiere, ma non è ciò che mi rappresenta di più. Mi sento molto più a mio agio quando posso raccontare una storia attraverso un personaggio, piuttosto che quando devo essere semplicemente sotto i riflettori.

Nel mio percorso hanno avuto un ruolo fondamentale lo studio, la lettura e la disciplina. Sono aspetti che oggi fanno parte del mio modo di vivere questo lavoro. Credo che la credibilità di un attore si costruisca ogni giorno, con un approfondimento continuo. Bisogna nutrirsi costantemente del mondo che ci circonda: osservare le persone, ascoltarle, guardare film, visitare musei, leggere, vivere. Tutto può diventare una fonte di ispirazione. E poi c’è lo studio del personaggio, che per me è una ricerca continua: ogni ruolo apre nuove domande e nuove possibilità, e credo che non si finisca mai davvero di esplorare.

Naturalmente l’esperienza sul campo è fondamentale, ma serve anche un pizzico di fortuna: quella di incontrare attori e registi generosi, disposti a condividere ciò che hanno imparato. Io ho avuto la fortuna di vivere questi incontri e ne sono profondamente grato. Ho scoperto che i grandi professionisti sono spesso anche le persone più umili e disponibili, e da loro ho imparato tantissimo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano.

Vissuto a lungo dall’altro lato dell’obiettivo tra moda e set, lei ha per anni anche coltivato una grande passione per la fotografia. In che modo, questo sguardo artistico e visivo influenza il suo lavoro di attore e il suo modo di interpretare le inquadrature?

 

Ho sempre avuto una grande passione per la fotografia, in particolare per il ritratto. Mi piace fotografare le persone, soprattutto quelle che hanno un vissuto importante. Per questo cerco spesso volti anziani: ogni ruga, ogni sguardo racconta una storia. Mi affascina provare a cogliere, attraverso un’immagine, tutto quello che una persona ha vissuto. In fondo è una ricerca molto simile a quella che faccio quando interpreto un personaggio: andare oltre la superficie e cercare ciò che c’è dietro.

Anche la bellezza, nel mio lavoro, è un tema particolare. Sicuramente può essere un vantaggio, ma a volte può trasformarsi anche in un limite. Spesso l’aspetto fisico porta a essere identificati con determinati ruoli e non tutti hanno il tempo o la voglia di andare oltre un volto per scoprire cosa un attore possa realmente esprimere. Io, però, ho avuto la fortuna di incontrare registi, soprattutto stranieri, che hanno guardato oltre l’apparenza e mi hanno affidato personaggi diversi da quelli che ci si sarebbe aspettati. Sono esperienze che mi hanno fatto crescere tantissimo, sia dal punto di vista professionale che umano, perché mi hanno dato la possibilità di dimostrare la mia versatilità.

Come dicevo, più che timido mi definirei una persona riservata. È una caratteristica che mi porto dietro fin da piccolo e che deriva anche dall’educazione che ho ricevuto. Per questo non mi sento particolarmente a mio agio nelle situazioni in cui bisogna apparire a tutti i costi, come cene, première o eventi mondani. Fanno parte del mio lavoro e, quando si tratta di sostenere un film o un progetto a cui tengo, sono felice di esserci, di promuoverlo e di raccontare il mio personaggio. Ma, se devo scegliere, preferisco sempre stare davanti a una telecamera nei panni di qualcun altro, piuttosto che davanti ai fotografi nei panni di me stesso. È sul set che mi sento davvero nel posto giusto.

Nel 2024 lei ha interpretato un ruolo da protagonista, nei panni di un villain italo-americano, in un film statunitense girato a Venezia. Che tipo di preparazione richiede calarsi nei panni di un “cattivo” all’interno di una produzione hollywoodiana ambientata in una delle città più iconiche del mondo?

 

Devo dire che sono proprio questi i ruoli che mi affascinano di più, perché mi permettono di uscire completamente da me stesso e di entrare in realtà lontane dalla mia vita quotidiana. Sono personaggi che, per fortuna, nella vita reale difficilmente incontrerei, ed è proprio questa distanza che rende il lavoro ancora più interessante.

Quando interpreto un ruolo cerco sempre di costruirlo andando oltre la superficie, cercando di capire cosa si nasconde dietro le sue azioni e i suoi comportamenti. Mi piace trovare dentro di me uno stato d’animo, un’emozione, qualcosa di autentico che possa dare profondità al personaggio e permettere al pubblico di entrare in relazione con lui.

Anche quando interpreto personaggi più oscuri o negativi, cerco sempre di lasciare intravedere una sfumatura diversa: una fragilità, una vena di malinconia o magari un pizzico di ironia. Credo che siano proprio queste contraddizioni a rendere un personaggio più umano e interessante. E forse questa è anche una parte di me che riesco a portare nel lavoro.

Girare a Venezia è stata un’esperienza davvero emozionante. È una città unica, iconica, affascinante e allo stesso tempo misteriosa, con un’atmosfera che sembra già raccontare una storia. È un vero set a cielo aperto: ogni angolo ha qualcosa da comunicare. È stato un privilegio lavorarci e sicuramente un’esperienza che mi piacerebbe ripetere.

 

Parliamo adesso del cinema spagnolo e dei Suoi progetti futuri: il regista Mario Pagano ha creduto fortemente in lei affidandole il ruolo di protagonista in un imminente film spagnolo in uscita nel 2027, nonostante lei fosse ancora un volto nuovo per quel mercato.

Cosa ci dice al riguardo?

 

Negli ultimi tempi, mi sto appassionando molto al cinema e alla televisione spagnola. Guardando alcune serie su Netflix mi sono reso conto di quanto siano cresciute in qualità e di quante produzioni internazionali importanti vengano realizzate in Spagna. È un paese che sta creando progetti molto interessanti e mi piacerebbe vivere un’esperienza lì, anche per capire se ci possano essere opportunità per attori italiani in un mercato così stimolante.

Non smetterò mai di ringraziare il regista Mario Pagano, perché ha creduto in me fin dall’inizio, anche se non ero un nome conosciuto nell’ambiente cinematografico spagnolo. Durante tutto il percorso mi ha accompagnato con grande attenzione: dalle prove sul set, dove mi ha guidato passo dopo passo, fino alla costruzione del personaggio, aiutandomi a riscoprire sensazioni ed emozioni che forse non avevo ancora esplorato.

La difficoltà della lingua non mi ha mai fermato. Anzi, è diventata parte della sfida e Mario, parlando anche italiano, mi ha sostenuto in ogni momento, permettendomi di affrontare il lavoro con serenità. È stata un’esperienza davvero intensa e arricchente.

Devo ammettere che, quando ho ricevuto la sceneggiatura, inizialmente ho avuto qualche perplessità. Poi, rileggendola più volte e grazie al confronto continuo con il regista, sono riuscito a entrare completamente nel personaggio e nel suo mondo emotivo.

Mario è stato un regista molto protettivo e rispettoso, capace di accompagnarmi dentro questo ruolo con grande sensibilità. Mi ha dato la possibilità di esplorare una gamma molto ampia di emozioni, anche grazie a un set composto da colleghi straordinari e da persone accoglienti e professionali.

Credo che abbia avuto anche molto coraggio nel realizzare questo progetto, perché ha scelto di raccontare qualcosa di intimo e profondo. La soddisfazione più grande è stata vedere la sua felicità quando il film è stato completato: la sua emozione è diventata anche la mia.

È un film che considero un viaggio alla scoperta delle diverse sfumature dell’amore, ma soprattutto dell’animo umano. Sono molto soddisfatto del risultato finale e spero che il pubblico possa lasciarsi trasportare dalla storia con leggerezza, ma anche uscirne con qualche riflessione in più su sé stesso e sui temi che il film affronta.

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Il viaggio di Ceci tra synth ed emozioni rock: esce “Peace”, il nuovo album evento che racconta cinque anni di vita in musica

Quando l’energia ruvida del Rock incontra i ritmi della Melodic House! 🎸 🎛️ Venerdì 21 agosto esce finalmente “Peace”, il nuovo, attesissimo album del formidabile producer italiano Ceci (Marco Ceciliato)! Dopo aver suonato la chitarra per dieci anni in una tribute band dei Guns N’ Roses, Marco ha portato la sua sensibilità rock nel mondo della musica elettronica, creando atmosfere sognanti e synth ipnotici che hanno conquistato il mondo (superando milioni di stream su Spotify e stregando mostri sacri come Martin Garrix e Tiësto!). “Peace” non è solo un disco, ma un diario intimo di 15 tracce scritto nel corso degli ultimi cinque anni. Pronti a premere play e a perdervi in questo fantastico viaggio sonoro? Leggete le dichiarazioni esclusive dell’artista e la tracklist completa nel nostro articolo! 👇 🎶

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Ceci

Redazione – C’è un confine sottilissimo e affascinante dove l’energia ruvida del rock si fonde magicamente con i paesaggi sognanti e ipnotici della musica elettronica. È in questo esatto, indefinito spazio sonoro che prende vita “Peace”, il nuovo, attesissimo album del talentuoso producer italiano Ceci (al secolo Marco Ceciliato). Il disco sarà ufficialmente disponibile su tutte le principali piattaforme digitali di streaming a partire da venerdì 21 agosto 2026, pubblicato sotto l’etichetta Sommersville Records. Non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, ma di un vero e proprio diario intimo tradotto in musica, un ritratto sfaccettato e profondo che ripercorre in quindici tracce gli ultimi cinque anni del suo incredibile percorso artistico.

Dalla chitarra ai synth: il viaggio musicale di Marco Ceciliato

La storia musicale di Ceci è atipica e per questo ancora più affascinante. Fin dall’età di sedici anni, l’artista ha sviluppato un sound personalissimo che attraversa con estrema disinvoltura i territori della house, della techno, della chillout e della progressive. Ma il segreto del suo successo risiede altrove, nelle sue radici. Parallelamente al lavoro in studio sui sintetizzatori, Marco ha infatti suonato per ben dieci anni la chitarra nei Guns Celebration, una nota tribute band dei Guns N’ Roses, girando in lungo e in largo per l’Europa.

Questo legame viscerale e fisico con la chitarra e con la componente più rock e strumentale della musica non si è mai spezzato. Al contrario, è diventato la bussola che guida oggi la sua scrittura melodica. Il risultato di questa meravigliosa dicotomia è proprio l’album “Peace”: un’opera che intreccia l’energia ritmica e la struttura pulsante tipiche della melodic house con una sensibilità autoriale molto più vicina al puro songwriting cantautorale, restituendoci un artista completo, maturo e in continua evoluzione.

“Peace si è scritto da solo”: le epifanie e le atmosfere sospese

A spiegare la genesi e l’anima del progetto è lo stesso artista, con parole cariche di rara emozione: “Peace racchiude cinque anni della mia vita da producer, ma non è un disco che ho scritto a tavolino in un momento preciso: si è scritto da solo, un anno alla volta”. Ogni brano dell’album rappresenta uno strato dell’anima, un punto lungo una strada percorsa senza sapere davvero dove portasse.

“C’è una cosa che cerco di fare in ogni traccia”, confida Ceci, svelando il suo processo creativo, “costruire uno spazio, un paesaggio che non esiste da nessuna parte se non nel suono. Synth che si aprono come immensi orizzonti, texture che si muovono lentamente, lasciando ogni singolo suono libero di respirare. La mia scrittura melodica affonda nelle sensazioni fisiche e urgenti che mi ha lasciato la chitarra, unite a questa ricerca di atmosfere sospese. ‘Peace’ vive in quello spazio in mezzo. Non racconta una storia sola, ma tante piccole epifanie: momenti in cui, per qualche minuto, tutto si ferma ed è come stare in un luogo che non ha un nome”.

I numeri di un successo globale: da Martin Garrix a Tiësto

L’album arriva a coronamento di una carriera che, nel silenzio dei numeri, ha già fatto rumore in tutto il mondo. Il lavoro di Ceci ha infatti raggiunto risultati impressionanti in termini di ascolti globali in streaming, con brani che hanno superato l’incredibile tetto del milione e mezzo di riproduzioni su Spotify. Il suo indiscusso talento non è passato inosservato ai grandissimi dell’Olimpo elettronico: la sua musica è stata orgogliosamente inclusa in una playlist ufficiale dal fuoriclasse Martin Garrix, e ha ottenuto persino la benedizione del leggendario Tiësto, che ha scelto di suonare il brano “Chase It” nel suo popolarissimo radio show.

La tracklist completa di “Peace”: quindici passi nell’anima

Il nuovo album (che condivide l’universo sonoro del suo recente e fortunato singolo “Falling in Love” uscito il 7 agosto per Sekora) è un viaggio fluido e ininterrotto di quindi tracce. Eccole di seguito: 1) Intro, 2) Ethereal Traveler, 3) Feel Alive, 4) Hard to Love, 5) Indi, 6) Running Back, 7) Hear Me Now, 8) Alive, 9) Chase It, 10) High, 11) Limit Your Love, 12) Together, 13) Peace, 14) As We Were, 15) Outro. Un viaggio artistico fatto di profonda introspezione e meravigliose contaminazioni sonore. Non vi resta che premere Play e lasciarvi trasportare.

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Luigi Zeno conquista Netflix e Rai 1: chi è il diciannovenne fenomeno acclamato come “Miglior Giovane Attore Italiano”

Segnatevi questo nome, perché ne sentirete parlare tantissimo! 🎬 🍿 A soli 19 anni, Luigi Zeno è già considerato dalla critica come il “Miglior Giovane Attore Italiano” della sua generazione. Umile, impegnato nel sociale contro il bullismo e instancabile sul set, Luigi si prepara a fare il grande salto globale. Il 22 settembre sbarcherà infatti su NETFLIX l’attesissima serie “Minerva – La Scuola”, dove interpreterà un ruolo tanto complesso quanto enigmatico, recitando “solo con la potenza dello sguardo e dei silenzi”. Ma non è tutto: il giovane talento napoletano è già tornato al lavoro ed è attualmente impegnato sul blindatissimo set di una nuova grande serie per RAI 1! 📺 Scoprite nel nostro articolo la storia pazzesca di questo ragazzo del 2007, scoperto da ‘Cinema Fiction’, che sta conquistando il cuore delle più grandi produzioni cinematografiche e televisive! 👇 🤩

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Luigi Zeno sul set Minerva

Redazione – Nel vasto, spietato e iper-competitivo mondo del cinema italiano, emergere prima dei vent’anni è un’impresa titanica. Ma quando il talento cristallino si unisce a un’umiltà disarmante e a una dedizione assoluta, il successo diventa non solo probabile, ma inevitabile. È la favola moderna di Luigi Zeno, l’astro nascente della nuova generazione di attori italiani. A soli 19 anni (è classe 2007), Luigi ha già conquistato una pioggia di riconoscimenti come “Miglior Giovane Attore”, dimostrando una maturità artistica e umana rarissima per la sua età. Non solo riflettori e copioni: Zeno affianca al suo serratissimo percorso artistico anche un impegno costante, profondo e silenzioso nel sociale, spendendosi in prima linea nelle campagne di sensibilizzazione dei più giovani contro la piaga del bullismo.

L’umiltà del talento: “I premi? Il giorno dopo si ricomincia a studiare”

Nonostante la giovane età e le lodi sperticate della critica, Luigi mantiene i piedi ben piantati per terra. I premi ricevuti finora non sono un punto d’arrivo, ma un trampolino di lancio mentale. «Ricevere un premio è una grande, immensa emozione, perché significa che qualcuno ha apprezzato profondamente i sacrifici che hai fatto», racconta il giovane interprete con straordinaria lucidità. «Ma il giorno dopo bisogna resettare tutto e ricominciare da zero. In questo mestiere penso che non si finisca assolutamente mai di studiare, di mettersi in discussione e di migliorarsi». Un approccio al lavoro che gli ha permesso di fare il grande salto verso produzioni destinate non solo a un pubblico nazionale, ma planetario.

Le radici solide: l’intuizione di “Cinema Fiction”

Dietro ogni grande talento c’è sempre un maestro che ha saputo vederlo sbocciare prima degli altri. Per Luigi, queste figure fondamentali e insostituibili sono Antonio Acampora e Armando Ciotola, due stimati professionisti della nota accademia Cinema Fiction. Sono stati loro a credere ciecamente in lui quando tutto era ancora da costruire, sgrezzando il suo talento grezzo. Luigi non manca mai di ricordarlo: «Mi hanno insegnato il rispetto sacro per il set, la disciplina ferrea, la vera professionalità. Sono persone speciali che porterò sempre nel cuore».

L’attesa per Netflix: dal 22 settembre arriva “Minerva – La Scuola”

Ma il momento che cambierà definitivamente le carte in tavola è ormai alle porte. Il prossimo 22 settembre sbarcherà ufficialmente sulla piattaforma globale di Netflix la serie “Minerva – La Scuola”. Un progetto ambizioso che segna la vera svolta nella carriera di Zeno. Nella serie, Luigi porta in scena un personaggio difficilissimo, complesso, oscuro ed enigmatico, che sceglie di comunicare le sue tempeste interiori più con gli occhi che con le parole. «In questo ruolo ho dovuto scavare a fondo e lavorare soprattutto sull’intensità degli sguardi», rivela l’attore. Una prova di maturità recitativa assoluta, che ha spinto molti addetti ai lavori (che hanno potuto visionare la serie in anteprima) a consacrarlo definitivamente come il Miglior Giovane Attore Italiano.

Sul set di Rai 1: un futuro in continua, inarrestabile evoluzione

Ma chi pensa che Zeno si stia godendo il meritato riposo in attesa della première di Netflix, si sbaglia di grosso. Mentre l’hype per “Minerva” cresce a dismisura, Luigi è già in trincea, blindato sul set blindato di una nuova, grande serie di Rai 1. Un impegno di prestigio che conferma non solo la fiducia cieca che le grandi produzioni italiane ripongono in lui, ma anche la sua formidabile versatilità. Che si tratti di cinema, fiction o serialità streaming, la sua cifra stilistica resta unica: Luigi non si limita a recitare, ma “vive” i suoi personaggi, li respira, li lascia sedimentare nell’anima. Sensibilità fuori dal comune, disciplina implacabile e la capacità magica di riempire i silenzi con la tensione emotiva: il futuro del cinema italiano ha un nuovo, promettente volto, e si chiama Luigi Zeno.

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Luigi Zeno, la stella nascente di Netflix e Rai si racconta: “La vera regola per un attore? Non imitare nessuno. E ai giovani dico: sconfiggiamo il bullismo”

Ha incantato il Senato, il Parlamento Europeo, Netflix e la Rai… e ha solo poco più di vent’anni! 🎬 🌟 Vi presentiamo Luigi Zeno, il miglior giovane attore italiano del momento! Dal 22 settembre sarà il protagonista della fiction Netflix “Minerva – La scuola”, ma Luigi non è solo una star nascente del cinema. È un ragazzo dal cuore d’oro che gira l’Italia per combattere nelle scuole la piaga del bullismo. Lo abbiamo intervistato per voi: ci ha raccontato del suo amore per Massimo Troisi, del suo metodo di recitazione (“Vietato imitare, l’attore deve sapersi trasformare”) e dei suoi sogni per il futuro. Scoprite l’intervista esclusiva a questo talento purissimo della nostra Napoli! 👇 🎭

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Luigi Zeno

Redazione – Ha il volto pulito della meglio gioventù napoletana, un talento cristallino e una maturità artistica che smentisce clamorosamente la sua giovanissima età. Luigi Zeno non è più soltanto una “promessa” del panorama cinematografico e televisivo italiano, ma una solida e luminosa certezza. I numerosissimi premi collezionati tra il 2025 e il 2026, che lo hanno incoronato a più riprese come “miglior giovane attore italiano” (con tanto di solenni riconoscimenti da parte del Senato della Repubblica Italiana e del Parlamento Europeo), testimoniano un percorso costruito su studio, sudore e sacrificio.

Dal set di “Minerva” all’impegno sociale contro il bullismo

Formatosi presso la prestigiosa CinemaFiction Napoli (Scuola di Recitazione e produzione cinematografica), Luigi ha costruito fondamenta tecniche d’acciaio. Oggi è il protagonista indiscusso dell’attesissima fiction “Minerva – La scuola”, in onda dal 22 settembre su Netflix e già presentata in anteprima assoluta al Giffoni Film Festival. Una serie cruda ed emozionante, ambientata in un liceo militare napoletano, in cui emergono le fragilità e i conflitti interiori dei giovani costretti al rigore della vita in divisa. Un successo che lo sta già proiettando verso nuovi e importantissimi progetti nel circuito Rai.

Ma ciò che rende Luigi Zeno un artista speciale, e un vero modello per i suoi coetanei, è il suo fortissimo impegno sociale. Dopo aver recitato, ad appena 15 anni, nel toccante cortometraggio “La linea sottile” (diretto da Umberto Santacroce), Luigi è diventato un portavoce instancabile nella lotta contro il bullismo. Un impegno che lo ha portato, e lo porterà ancora nella prossima stagione, in un tour senza sosta tra scuole e teatri italiani per sensibilizzare i ragazzi su questa terribile piaga sociale.


L’INTERVISTA ESCLUSIVA

Siamo andati a incontrare Luigi Zeno per scoprire l’uomo che si cela dietro i copioni, per capire come vive le sue emozioni e come affronta la pressione di un successo così travolgente.

Come nasce in Luigi Zeno la passione bruciante per la recitazione e lo spettacolo?
«È una passione che mi porto dentro fin da piccolo. Ho sempre avvertito una forte attrazione per il cinema, il teatro e tutto ciò che permettesse di raccontare e veicolare emozioni. Guardavo i grandi attori sullo schermo e sognavo di poter, un giorno, trasmettere qualcosa di mio al pubblico attraverso un personaggio. Con il passare del tempo, quella che era una semplice curiosità si è trasformata in una vera e propria scelta di vita».

Ci racconti come si è sviluppato il tuo percorso professionale fino ad oggi?
«È stato un cammino costruito passo dopo passo, mattone dopo mattone, fatto di studio, grandi sacrifici e tantissima determinazione. Ho avuto il privilegio di fare esperienze trasversali tra cinema, fiction e vari progetti artistici. Ognuna di queste tappe mi ha aiutato a crescere, non solo professionalmente ma soprattutto umanamente. Ogni set mi ha lasciato qualcosa di indelebile e continua a formarmi».

Quali sono gli attori (del passato e del presente) con cui sogni o avresti sognato di condividere la scena?
«Se guardo al passato, il nome è uno solo: Massimo Troisi. Lo ammiro per la sua sensibilità artistica ineguagliabile e per quella straordinaria capacità di emozionare il pubblico con estrema semplicità. Per quanto riguarda il presente, dico Toni Servillo: ha il dono di conferire una profondità e un’autenticità assolute a ogni personaggio che interpreta. Condividere una scena con loro sarebbe per me il più grande dei privilegi artistici».

A quale grande artista ti ispiri nel tuo modo di recitare?
«La verità è che cerco di non ispirarmi a nessuno in particolare. Credo fermamente che uno degli aspetti più cruciali per un attore sia la capacità di risultare sempre diverso in ogni interpretazione. Ogni personaggio possiede un’anima propria, una sua storia e un modo del tutto unico di metabolizzare le emozioni. Secondo me, la vera regola aurea dell’attore è questa: non imitare mai, ma riuscire ogni volta a trasformarsi completamente».

Cosa ti appaga di più del mondo dello spettacolo e cosa, invece, ti spaventa?
«La soddisfazione più grande, impagabile, è riuscire a emozionare le persone che ti guardano, lasciando loro un messaggio su cui riflettere. La parte che mi fa più paura, invece, è probabilmente la cronica instabilità di questo ambiente e il rischio, sempre in agguato, di perdere la propria autenticità finendo per inseguire soltanto l’apparenza».

Il contrasto al bullismo è il tuo cavallo di battaglia sociale. Come affronti quotidianamente questo tema così delicato?
«Reputo il bullismo un problema gravissimo, che va affrontato con il dialogo aperto, con una solida educazione e, soprattutto, con una presenza concreta. Il messaggio deve essere chiaro: nessuno deve sentirsi lasciato solo. È fondamentale sensibilizzare i ragazzi, le famiglie e il corpo docente, perché solamente facendo rete si può davvero sperare di sradicare questo fenomeno».

Sei un ragazzo giovanissimo: come vivi il rapporto con i tuoi coetanei, considerando la tua crescente notorietà?
«Cerco di vivere tutto con assoluta semplicità. Amo confrontarmi con i ragazzi della mia età in modo spontaneo e naturale, senza innalzare alcun tipo di distanza o barriera. Perché alla fine della giornata resto semplicemente un ragazzo con i suoi sogni, le sue passioni e i suoi valori, esattamente come tanti altri».

Puoi svelarci qualcosa sui tuoi progetti attuali e futuri?
«Attualmente sono al lavoro su nuovi progetti artistici che, ne sono certo, mi permetteranno di compiere un ulteriore salto di qualità nel mondo della recitazione. Parallelamente, non ho alcuna intenzione di fermare il mio impegno sociale: ritengo sia un dovere morale utilizzare la propria visibilità per trasmettere messaggi positivi alla comunità».

C’è un grande sogno nel cassetto che speri di veder realizzato?
«Il mio sogno più grande è quello di riuscire a lasciare un segno autentico nel mondo dello spettacolo. Vorrei diventare un artista credibile e, al tempo stesso, una persona capace di tendere la mano e aiutare concretamente gli altri attraverso il proprio lavoro».

Di fronte a questa società complessa, Luigi Zeno si reputa un ottimista?
«Sì, mi reputo assolutamente ottimista, ma con un sano realismo. Sono convinto che il mondo abbia un disperato bisogno di ritrovare umanità, rispetto reciproco e capacità di ascolto. Anche in mezzo alle tempeste e nei momenti più difficili, continuo a pensare che noi giovani possiamo, e dobbiamo, essere il motore di un vero cambiamento positivo».

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