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Politica

La crisi dell’Occidente e il coraggio del proporzionale puro: la vibrante Lettera Aperta di Luca Sforzini a Marcello Pera

“Basta correggere gli italiani: torniamo a fidarci degli elettori con il Proporzionale Puro!” 🇮🇹 ⚖️ Una riflessione politico-filosofica di altissimo livello. Luca Sforzini (Presidente di Rinascimento Nazionale) risponde all’intervista di Marcello Pera sulla crisi delle democrazie occidentali con una Lettera Aperta potentissima. Sforzini analizza la solitudine dell’uomo moderno, smarrito tra Stato e Mercato, e difende le radici cristiane e liberali della nostra Europa (“un’Europa delle Nazioni, non una burocrazia di Bruxelles”). Ma è sulla legge elettorale che lancia la proposta più dirompente: “No ai finti ballottaggi che nascondono le divisioni. Dobbiamo tornare al proporzionale puro, abolire le soglie di sbarramento e restituire le preferenze multiple ai cittadini!”. Scoprite la sua coraggiosa visione politica nel testo integrale del nostro nuovo articolo! 👇 🏛️

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Sen. Marcello Pera

Redazione– Riceviamo e pubblichiamo integralmente la profonda e articolata “Lettera Aperta” scritta da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in risposta a una recente intervista rilasciata da Marcello Pera. Al centro del dibattito, temi di importanza capitale: la crisi irreversibile delle democrazie occidentali, lo smarrimento dell’identità cristiana ed europea, il ruolo dei corpi intermedi e una proposta forte e in controtendenza sull’ingegneria elettorale italiana.

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L’illusione della solitudine: una civiltà che ha smarrito le sue radici

Ho letto con molta attenzione l’intervista di Marcello Pera e l’ho fatto con quella particolare attenzione che si deve a chi pone domande che, anche quando conducono a risposte diverse dalle nostre, appartengono allo stesso campo di preoccupazioni.

Pera pone una questione enorme, assai più importante della contingenza politica dalla quale prende le mosse: che cosa sta accadendo alle nostre democrazie? E, ancora prima, che cosa sta accadendo alle società che dovrebbero alimentarle? Su questo terreno avverto molte consonanze. Anch’io penso che la crisi che attraversiamo non sia semplicemente una crisi dei partiti, delle leggi elettorali o della qualità della classe dirigente. È una crisi più profonda, che riguarda l’uomo occidentale, il suo rapporto con la comunità, con la storia, con il limite, con la responsabilità e infine con il futuro.

Abbiamo trascorso alcuni decenni convincendoci che per liberare l’individuo fosse necessario sciogliere progressivamente tutti i legami. Abbiamo confuso la libertà con l’assenza di appartenenze, l’emancipazione con la solitudine, l’autonomia con l’autosufficienza, e abbiamo così prodotto un curioso paradosso: mai l’individuo occidentale ha posseduto tanti diritti e tante possibilità formali, e raramente è stato così solo davanti allo Stato, al mercato, alla tecnologia e alle proprie paure.

La Cristianità come infrastruttura dell’Europa

È qui che la riflessione di Pera sulla Cristianità tocca un punto essenziale. Quando parlo di Cristianità non penso a una restaurazione confessionale, né a uno Stato che stabilisca ciò che i cittadini debbano credere. Sarebbe precisamente il contrario della mia cultura liberale e libertaria. Parlo della Cristianità come di una delle grandi infrastrutture immateriali dell’Europa: una civiltà nata dall’incontro fra filosofia greca, diritto romano e cristianesimo. Anche un non credente abita culturalmente questo edificio, ed è precisamente questo edificio che oggi mostra crepe profonde, non perché siano arrivati improvvisamente dei barbari alle porte, ma perché noi abbiamo cominciato a dubitare che valesse la pena custodire la casa.

L’Occidente attraversa innanzitutto una crisi di fiducia in se stesso. Ha trasformato una delle proprie virtù più straordinarie — la capacità di sottoporsi a critica — in una forma permanente di autodenigrazione. Una civiltà che ricorda soltanto i propri delitti e dimentica le proprie conquiste finisce inevitabilmente per domandarsi perché dovrebbe continuare a esistere. Non occorre dichiararci migliori degli altri per riconoscere che l’Occidente merita di essere trasmesso.

L’Europa delle Nazioni e il vero Federalismo

E qui nasce il problema europeo. Abbiamo tentato di costruire l’Europa partendo dal tetto invece che dalle fondamenta. Abbiamo costruito istituzioni e regolamenti senza domandarci abbastanza quale civiltà dovessero rappresentare. L’Europa non è nata a Bruxelles e nemmeno nel 1957. Esisteva quando uno studente poteva attraversare il continente da Bologna a Parigi, quando il latino permetteva agli uomini di cultura di comprendersi. Per questo non credo nel superstato europeo. Credo nell’Europa delle Nazioni. L’unità dell’Occidente non dovrebbe essere quella della caserma, ma quella della civiltà.

La stessa considerazione vale per l’Italia. Anche noi abbiamo commesso l’errore di confondere troppo spesso Nazione e Stato. Lo Stato è uno strumento della Nazione, non è la Nazione. Siamo una civiltà delle cento città, dei territori, dei campanili, delle differenze. Per questo considero il federalismo non una concessione alle periferie, ma una conseguenza della storia italiana.

Meno Stato, più Società: la difesa dei corpi intermedi

Dentro questa cornice leggo anche la crisi della democrazia denunciata da Pera. Il Parlamento si è certamente svuotato, ma prima ancora si è svuotato ciò che stava fra il cittadino e il Parlamento: partiti, associazioni, corpi intermedi, comunità territoriali. Una società composta soltanto da individui e apparati non è una società forte.

Il liberalismo nel quale mi riconosco non è l’individualismo atomistico. Non penso affatto che dopo lo Stato esista soltanto il mercato. Il mercato è uno straordinario strumento di libertà, ma non può essere una famiglia, un Comune, un’amicizia. Io voglio meno Stato e più società, non meno Stato e più solitudine; voglio restituire spazio all’individuo proprio perché possa tornare ad assumersi responsabilità dentro comunità liberamente vissute.

La legge elettorale: no al ballottaggio, sì al proporzionale puro

Ed è precisamente qui che arrivo alla conclusione opposta rispetto a Pera sulla legge elettorale. Capisco il ragionamento del ballottaggio, non lo condivido. Anzi, credo che sia arrivato il momento di sfatare uno degli ultimi tabù della Seconda Repubblica: tornare al proporzionale puro, senza soglia di sbarramento, con preferenze multiple, esattamente come nella Prima Repubblica.

Il ballottaggio che Pera propone avrebbe certamente una virtù: produrrebbe un vincitore. Ma produrre un vincitore non significa necessariamente rappresentare una società. Le leggi elettorali non dovrebbero mai essere scritte contro qualcuno (come nel caso “Vannacci”). Se una parte della società ha il 2 per cento, abbia il 2 per cento dei rappresentanti. La democrazia non dovrebbe correggere gli elettori: dovrebbe contarli.

Ma rappresentanza piena non significa rinunciare alla responsabilità politica. Accanto al proporzionale puro, indicherei chiaramente sulla scheda elettorale anche il candidato alla Presidenza del Consiglio sostenuto da ciascuna forza politica. Nessun premio implicito, ma semplicemente alla chiarezza dei numeri si aggiungerebbe la chiarezza delle intenzioni. E restituirei integralmente le preferenze multiple: un parlamentare dovrebbe sapere di dovere il proprio seggio agli elettori prima che al segretario di partito.

Fidarsi degli elettori: l’appello per una democrazia reale

La governabilità autentica non consiste nel fabbricare una maggioranza artificiale la sera delle elezioni. Consiste nella capacità della politica di costruire compromessi pubblici, assumersi responsabilità e rispondere agli elettori. Dobbiamo ricostruire dal basso ciò che abbiamo progressivamente svuotato: l’uomo, la comunità, la Nazione, l’Europa, l’Occidente.

Proporzionale puro, nessuno sbarramento, preferenze multiple e indicazione sulla scheda del candidato alla Presidenza del Consiglio. Non sarebbe un ritorno nostalgico alla Prima Repubblica. Sarebbe forse, dopo trent’anni di tentativi di correggere gli italiani attraverso le leggi elettorali, un gesto molto più rivoluzionario: tornare a fidarsi degli elettori.

Luca Sforzini – Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

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Politica

Il “Risiko” bancario divide la politica. Mazzocchi punzecchia Sforzini: «MPS? Hai ragione sul libero mercato, ma Vannacci che ne pensa?»

Mazzocchi asfalta le contraddizioni dei “Vannacciani” sul caso MPS! 🏦 ⚔️ Il grande Risiko bancario (con l’offerta di Monte dei Paschi su BPM) innesca un durissimo e ironico botta e risposta nella politica italiana! Mazzocchi risponde a muso duro alle dichiarazioni di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi legato al Gen. Vannacci). “Sforzini ha perfettamente ragione a dire che l’operazione MPS la deve decidere il libero mercato e non la politica, e che non ci servono le vecchie Banche di Stato. Lo Stato deve solo vigilare sui reati!”. Ma poi arriva la stoccata finale, feroce e inaspettata: “Ma come fa Sforzini a coniugare le sue ottime idee liberali sul mercato con le idee del Generale Vannacci? Vannacci fa apertamente il tifo per lo Statalismo più spinto e ha per modelli Mussolini e Putin, autocrati che le banche le volevano controllare totalmente! Misteri del tatticismo politico…”. Un cortocircuito politico clamoroso! Leggi tutta la durissima analisi nel nostro nuovo articolo! 👇

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antonio-mazzocchi

Redazione – Il grande risiko bancario innescato dalla mossa del Monte dei Paschi di Siena (MPS) su Banco BPM e Banca Generali non sta scuotendo soltanto i freddi grafici di Piazza Affari. Le scosse di assestamento finanziario si stanno abbattendo con forza anche sui palazzi della politica, generando alleanze inaspettate e innescando polemiche al vetriolo. A movimentare il dibattito nelle ultime ore è arrivato il tagliente intervento di Mazzocchi, che ha deciso di replicare direttamente e pubblicamente alle recenti e lucide dichiarazioni rilasciate da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (vicino alle posizioni del Generale Roberto Vannacci). Un botta e risposta che mescola abilmente alta finanza, visioni economiche e una profonda e irrisolta contraddizione politica interna al mondo sovranista.

Mazzocchi plaude a Sforzini: “Giusto che decidano gli azionisti”

L’intervento di Mazzocchi si apre in maniera sorprendentemente pacifica e distensiva, promuovendo a pieni voti l’analisi strettamente economica fornita poche ore fa da Sforzini riguardo all’ingerenza della politica nelle dinamiche del credito. «Sono pienamente e convintamente d’accordo con il Presidente del Centro Studi, Luca Sforzini, quando afferma con fermezza che, all’interno di un moderno e maturo sistema liberale, la politica bancaria non debba e non possa mai competere allo Stato», esordisce Mazzocchi.

L’accordo sulle regole d’ingaggio del libero mercato è totale. «Sposo completamente e senza riserve la sua netta posizione sull’operazione di Monte dei Paschi di Siena: è giustissimo che a decidere le sorti delle acquisizioni e delle fusioni bancarie siano esclusivamente gli azionisti, gli investitori e le ferree leggi del mercato». Una dichiarazione che rigetta al mittente ogni tentazione di anacronistico dirigismo governativo.

L’ombra dello Stato: un ruolo limitato alla legalità

Nella visione condivisa da Mazzocchi e Sforzini, lo Stato non deve scomparire, ma deve semplicemente cambiare veste: da ingombrante azionista e decisore occulto, deve trasformarsi in un arbitro imparziale. «L’unico, vero compito dello Stato in vicende finanziarie di questa immensa portata – precisa Mazzocchi – deve essere esclusivamente quello di vigilare. Le istituzioni statali devono unicamente supervisionare affinché non si verifichino reati societari, irregolarità o illeciti durante le complesse fasi delle trattative». Regole chiare, mercato libero e nessuna “banca di Stato” salvata con i soldi dei contribuenti.

La stoccata politica: il pensiero liberale contro lo statalismo di Vannacci

Ma è proprio quando il terreno dell’analisi passa dall’economia ai valori puramente politici che Mazzocchi sfodera il fioretto, affondando un colpo durissimo e mirato. La contraddizione sollevata è gigantesca: come può il Presidente di un Centro Studi legato a doppio filo a Roberto Vannacci professare un credo così orgogliosamente e puramente liberale?

«Non comprendo minimamente – attacca frontalmente Mazzocchi – come faccia Sforzini a coniugare e a far convivere questo suo pensiero economico (che ritengo sinceramente liberale, condivisibile e moderno) con la ben nota Weltanschauung, ovvero la visione del mondo, propugnata dal Generale Vannacci».

Tra libero mercato e autarchia: l’incoerenza del “Mondo al Contrario”

L’accusa mossa all’ideologia del Generale è pesante e non lascia spazio a interpretazioni: «Vannacci, in ogni sua uscita pubblica, tifa apertamente e spudoratamente per uno Statalismo spinto ed esasperato. Parliamo di una figura politica che ha ripetutamente indicato come suoi modelli di riferimento personaggi storici e attuali del calibro di Benito Mussolini e Vladimir Putin». Figure autoritarie che, storicamente e fattualmente, non hanno mai lasciato spazio alla libera iniziativa privata.

«Quei modelli politici – ricorda severamente Mazzocchi – sono nei fatti e nella storia per una politica economica e bancaria totalmente, asfissiantemente e rigidamente controllata dall’apparato dello Stato centrale». Altro che libero mercato, azionisti liberi di decidere e rifiuto del protezionismo invocati da Sforzini.

I “misteri del tatticismo”: quale futuro per il Centro Studi?

L’intervento si chiude con una amara e pungente ironia: «Misteri insondabili del tatticismo in Politica…». La stilettata di Mazzocchi lascia il campo aperto a un interrogativo politico enorme che aleggia sul Centro Studi Rinascimento Nazionale: quanto potrà durare la convivenza tra l’anima liberale, borghese e mercatista rappresentata dai vertici intellettuali come Sforzini, e la pancia profondamente statalista, autarchica e muscolare dell’elettorato “vannacciano”? Il Risiko, a quanto pare, non si gioca solo in banca, ma anche nei meandri della politica italiana.

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Politica

I Cristiano Riformisti demoliscono lo spot di Vannacci: «Torso nudo e pugni in stile Putin. La sua propaganda è una minaccia per la democrazia»

Il Generale si tuffa nel fiume a torso nudo? I Cristiano Riformisti lo asfaltano: “Sembra la propaganda di Mussolini e Putin!” 🥊 🏛️ Lo scontro politico si infiamma attorno all’ultimo, discusso spot elettorale di Roberto Vannacci. Il Movimento dei Cristiano Riformisti ha rilasciato un comunicato durissimo, carico di amara ironia, accusando il Generale di voler imporre all’Italia l’immagine del classico “uomo forte” autoritario. “Prende a pugni un sacco da boxe per dimostrare che il dissenso si sopprime con la forza”, accusano i Riformisti. E la scena finale, in cui Vannacci corre inseguito dai fan? “Non sembra un leader che guida il popolo, ma uno che scappa a gambe levate dagli elettori dopo che hanno scoperto il suo bluff politico!”. La dura metafora finale ricorda a tutti noi che l’autoritarismo e i “salvatori della patria” muscolari non fanno altro che soffocare la democrazia e la libertà dei cittadini. Leggete la durissima reazione politica e l’analisi dello spot nel nostro nuovo articolo! 👇 🇮🇹

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l’On. Antonio Mazzocchi

Roma – Nel teatro della politica contemporanea, dove l’immagine conta spesso più della sostanza, l’uso ossessivo della comunicazione visiva può facilmente trasformarsi in un boomerang. È quello che sembra essere accaduto al Generale Roberto Vannacci con la pubblicazione del suo ultimissimo (e già chiacchieratissimo) spot elettorale. A smontare pezzo per pezzo la narrazione “machista” del Generale è sceso in campo, con una nota intrisa di amara e feroce ironia, il Movimento dei Cristiano Riformisti, che non ha esitato a definire il filmato promozionale come un goffo tentativo di accreditarsi quale “uomo forte” del Paese, mettendo pericolosamente in discussione i valori fondanti della nostra democrazia repubblicana.

L’iconografia del “Macho”: il Generale a torso nudo tra tuffi e boxe

L’incipit del comunicato dei Cristiano Riformisti va dritto al cuore della polemica estetica e politica. «Come Movimento non possiamo che ironizzare pesantemente sull’ultimo spot del Generale», si legge nella nota ufficiale. Nel filmato in questione, infatti, Vannacci ha deciso di abbandonare le vesti istituzionali per mostrarsi fisicamente a torso nudo, intento a cimentarsi e a sudare in svariate discipline atletiche davanti alle telecamere.

Una scelta registica e comunicativa che, secondo i Riformisti, è tutt’altro che casuale: «Si tratta di una vera e propria emulazione, quasi caricaturale, di quell’iconografia muscolare tipica e storicamente prediletta dagli autocrati. Impossibile non notare i parallelismi estetici con figure come Benito Mussolini nel passato o, in tempi più recenti, Vladimir Putin». Un richiamo visivo al passato che inquieta i moderati e i difensori della costituzione democratica.

La propaganda dell’uomo forte e le ombre sull’autoritarismo

Ma l’ironia del Movimento lascia ben presto spazio a un’analisi politica decisamente più seria e preoccupata. «In ogni singolo fotogramma di questo spot, il generale Vannacci tenta disperatamente di veicolare un preciso e inquietante messaggio politico alla Nazione: accreditarsi come l’unico “uomo forte” e come indiscusso garante della Patria».

Ogni gesto sportivo inserito nel video viene decriptato dai Cristiano Riformisti come una metafora di potere. «Il tuffo impavido nel fiume vorrebbe essere la dimostrazione plastica che l’uomo forte non teme il domani, ma anzi si getta con prepotenza nella società civile per plasmarla e controllarla a suo piacimento». Ancora più emblematica sarebbe la sequenza dedicata al pugilato: «Il salto da vero e proprio boxer professionista, in cui colpisce con cieca forza e accanimento il materasso di cuoio, sembra voler cinicamente dimostrare ai cittadini che l’opposizione e il dissenso non si governano con il dialogo, ma si reprimono attraverso il puro e semplice uso della forza».

L’ironia sulla scena finale: una fuga a gambe levate dagli elettori

Il vero capolavoro della satira politica dei Riformisti si concentra però sui secondi finali dello spot, che si trasformano (involontariamente, secondo gli accusatori) in una clamorosa autogol comunicativo. «Non possiamo fare a meno di rilevare, con una fortissima dose di ironia, il paradosso grottesco dell’inquadratura finale».

Nel video, il Generale, circondato e scortato da una moltitudine di sostenitori plaudenti, inizia a correre verso una meta astratta e non definita. «L’effetto psicologico ottenuto sul pubblico è l’esatto contrario di quello epico desiderato dagli sceneggiatori», affonda il colpo la nota. «Più che l’immagine di un leader illuminato che guida fiero un popolo verso il futuro, sembra quella di un uomo che, vistosi improvvisamente scoperto nei suoi irrealizzabili e fantasiosi bluff politici, scappa letteralmente a gambe levate insieme al suo seguito più fedele. Una fuga precipitosa da quegli stessi elettori che hanno finalmente aperto gli occhi».

“Futuro Nazionale” e la vuota trappola comunicativa degli slogan

Secondo i Cristiano Riformisti, la fuga simbolica del Generale è la presa d’atto del fallimento del suo contenitore politico: «Gli italiani hanno compreso come il suo tanto sbandierato programma per “Futuro Nazionale” fosse in realtà solo ed esclusivamente una vuota trappola comunicativa. Una scatola vuota, riempita unicamente di slogan populistici studiati a tavolino per colpire la pancia, le paure e gli istinti più bassi dei cittadini insoddisfatti».

La gatta e i gattini: il soffocamento della libertà democratica

A suggello di questa durissima filippica politica, il Movimento dei Cristiano Riformisti sceglie di affidarsi alla saggezza intramontabile della tradizione contadina italiana. «A commento di questa muscolare ed esibizionistica performance, ci permettiamo di richiamare un antico proverbio popolare: “La gatta per troppo amore e per proteggere i gattini, spesso ponendosi sopra loro con troppa forza finisce per ucciderli”».

La metafora finale è un avvertimento solenne lanciato agli elettori ammaliati dai salvatori della patria a torso nudo: «È un chiarissimo monito su come la pretesa di imporre al Paese una protezione assoluta, muscolare e autoritaria si traduca, sempre e inevitabilmente, nel tragico soffocamento della libertà dei cittadini». L’Italia, ricordano in conclusione i Cristiano Riformisti, non ha bisogno di uomini forti, ma di Istituzioni solide, libere e democratiche.

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Politica

La sfida dei Cristiano Riformisti a Marcello Pera: sì all’Europa delle radici cristiane, ma giù le mani dal Parlamento e dal voto dei cittadini

Scontro totale sulle regole della democrazia! 🇮🇹🗳️ Il Movimento Cristiano Riformisti di Antonio Mazzocchi risponde duramente al senatore Marcello Pera: sì all’Europa cristiana, ma no ai tagli al Parlamento. 🛑📜 Il sindacato dei cittadini lancia la sfida: “Servono il proporzionale puro e preferenze vere, basta con i candidati scelti a tavolino dalle lobby e dalle segreterie dei partiti!”. Una battaglia di pura libertà. Leggi qui per scoprire tutti i retroscena di questo durissimo scontro politico! 👇

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Roma – Ci sono momenti nella vita politica di una nazione in cui il dibattito sulle regole del gioco e sui valori fondanti della civiltà esce dalle stanze della burocrazia per toccare l’anima stessa della democrazia e della convivenza civile. In un panorama spesso dominato dal qualunquismo e dalla fretta mediatica, le recenti riflessioni espresse dal senatore Marcello Pera hanno riacceso un confronto intellettuale e politico di altissimo livello. A raccogliere la sfida del dialogo, con un intervento intriso di rispetto istituzionale ma anche di fermezza ideale, è il Movimento dei Cristiano Riformisti guidato da Antonio Mazzocchi. Un intervento che mette a nudo le speranze e le profonde preoccupazioni di un’area politica che vede nella tutela della persona e delle istituzioni democratiche il baluardo insostituibile per il futuro del Paese.

L’incipit della nota dei Cristiano Riformisti è un caloroso riconoscimento alla statura culturale dell’ex presidente del Senato. Il movimento esprime infatti una perfetta e convinta sintonia con le parole di Marcello Pera quando evoca con forza la necessità impellente di un’Europa unita che sappia finalmente riscoprire, difendere e rivendicare la propria identità profonda, radicata nei valori e nelle radici cristiane. Queste radici non sono un semplice retaggio del passato, ma rappresentano gli elementi fondanti della nostra civiltà giuridica e morale, l’unico faro capace di orientare il continente europeo verso un futuro di vera pace, solidarietà e progresso umano, lontano dalle derive del nichilismo contemporaneo.

Il Parlamento non si tocca: l’allarme contro derive e scenari inquietanti

Tuttavia, lo stesso spirito di verità e di lealtà democratica spinge il Movimento guidato da Mazzocchi a esprimere una profonda, viscerale preoccupazione dinanzi alle di chiarazioni di Pera riguardanti lo stato di salute delle nostre Camere. L’affermazione secondo cui il Parlamento non rappresenterebbe più i cittadini è un colpo al cuore delle istituzioni. “Si tratta di un’analisi che – se non provenisse da un uomo di indiscutibile e storico rigore democratico – rischierebbe di evocare scenari e soluzioni inquietanti sul destino delle nostre istituzioni civiche”, spiegano i Cristiano Riformisti. Il Parlamento resta la casa di tutti gli italiani, l’organo supremo della sovranità popolare che va difeso e curato, mai delegittimato o svuotato di significato.

Proprio alla luce di questo legame indissolubile con la Costituzione, il movimento invita il senatore Pera a chiarire meglio il suo passaggio dedicato all’individualismo, un concetto che rischia di prestarsi a interpretazioni ambigue e potenzialmente pericolose per la tenuta sociale del Paese. Se da un lato l’individualismo può essere inteso nobilmente come valorizzazione della persona umana e dei suoi diritti inalienabili, dall’altro rischia di trasformarsi in una deriva egoistica esasperata. Una frammentazione che distrugge il tessuto sociale, indebolisce i corpi intermedi – come la famiglia, i sindacati e le associazioni – e mina alla base la solidarietà collettiva. I Cristiano Riformisti auspicano quindi un argine culturale a questa deriva che rischia di svuotare dall’interno sia la rappresentanza politica sia la stessa convivenza democratica.

Proporzionale puro e preferenze vere: la ricetta contro le lobby e i nominati

La vera e propria linea di faglia e di totale dissenso con la visione di Marcello Pera si consuma però sul terreno delicatissimo della riforma elettorale. Per Mazzocchi e per i Cristiano Riformisti non è più tempo di rinvii o di leggi speciali studiate a tavolino nei laboratori delle oligarchie. La priorità assoluta è una sola: riconsegnare immediatamente il potere di scelta effettivo nelle mani del popolo italiano, restituendo dignità al gesto sacro del voto. Questo obiettivo si può raggiungere soltanto attraverso l’introduzione di un sistema proporzionale puro, abbinato a preferenze vere e trasparenti scritte direttamente dagli elettori sulla scheda.

L’atto d’accusa del movimento contro l’attuale sistema e contro i meccanismi di selezione è durissimo e non lascia spazio a interpretazioni: bisogna dire basta ai listini bloccati e ai nomi decisi al chiuso delle segreterie dei partiti o, peggio ancora, sotto la pressione di lobby esterne che premono per incidere sulla rappresentanza elettorale a difesa di interessi privati. Solo attraverso il proporzionale puro e la libertà di scegliere il proprio candidato si può ricostruire quel ponte di fiducia e di amore tra i cittadini e lo Stato, restituendo al Parlamento la sua vera natura di specchio fedele e sovrano della nazione. La battaglia dei Cristiano Riformisti è appena iniziata: una sfida di libertà che mette l’uomo e la sua dignità al centro del futuro d’Italia.

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