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Politica

I Cristiano Riformisti all’attacco: “Dietro la facciata di Vannacci si nasconde un pericoloso disegno autocratico. Mattarella intervenga!”

“Dietro il conservatorismo di facciata di Vannacci si nasconde un pericoloso disegno autocratico!”. L’On. Antonio Mazzocchi lancia l’allarme politico in difesa della Costituzione. ⚖️ 🇮🇹 Un gruppo di eminenti giuristi e docenti universitari ha inviato una lettera formale al Presidente Sergio Mattarella per denunciare i “gravissimi rischi democratici” del programma politico del Generale Vannacci. A sostenerli a spada tratta arriva la durissima presa di posizione dell’On. Antonio Mazzocchi (Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti)! “Plaudiamo all’iniziativa dei giuristi: è un atto di grande responsabilità civile! In tempi non sospetti avevamo già denunciato la natura del progetto di Vannacci: dietro una facciata conservatrice si cela la volontà di annientare i diritti civili conquistati negli anni!”, ha dichiarato Mazzocchi. “I valori dell’ispirazione cristiana si traducono nella tutela della dignità umana e della libertà, e non possono essere barattati con visioni discriminatorie. Faremo rete con tutte le forze sane del Paese per bloccare questa deriva illiberale!”. Leggi l’intervento completo nel nostro articolo di approfondimento politico! 👇 🗳️ E voi, siete d’accordo con i giuristi e con le dure parole dell’On. Mazzocchi sui rischi per i nostri diritti civili?

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Vannacci

Redazione – Il dibattito politico attorno alla figura, alle dichiarazioni e al manifesto programmatico del Generale Roberto Vannacci continua a infiammare l’opinione pubblica e a scuotere profondamente le coscienze democratiche del nostro Paese. In un clima di crescente tensione ideologica, la voce ferma e autorevole dell’Onorevole Antonio Mazzocchi, attuale Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, si alza forte e chiara per lanciare un durissimo monito istituzionale. Al centro della sua durissima presa di posizione c’è il totale e incondizionato sostegno all’iniziativa recentemente promossa da un nutrito gruppo di eminenti giuristi e docenti universitari italiani, i quali hanno inviato una formale e accorata lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per denunciare a gran voce i gravissimi rischi democratici insiti nel programma politico proposto da Vannacci.

Il plauso all’appello dei giuristi: la Costituzione va difesa

In una nota ufficiale diffusa alla stampa, l’On. Mazzocchi non ha usato mezzi termini per definire la portata storica e morale del momento che stiamo vivendo. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro pieno, convinto e condiviso plauso all’iniziativa coraggiosa dei giuristi e dei docenti universitari», ha esordito il Presidente.
La mossa degli accademici non viene vista come una semplice provocazione intellettuale, ma come una necessità vitale per la tenuta del sistema democratico. «Come Movimento politico, da sempre profondamente radicato e ispirato dai valori assoluti di democrazia, uguaglianza e libertà (esattamente come solennemente scritto dai Padri Fondatori nella nostra Costituzione), accogliamo questo appello come un autentico atto di responsabilità civile e istituzionale. La Costituzione repubblicana è l’unico vero faro della nostra convivenza civile e pacifica, e va difesa con i denti da ogni misero tentativo di regressione culturale e politica».

Oltre la propaganda: i rischi reali per i diritti civili

L’analisi politica dell’On. Mazzocchi si fa poi ancora più chirurgica, invitando i cittadini e gli elettori a non lasciarsi ammaliare da slogan populisti di facile presa, ma a scavare a fondo per comprendere le reali intenzioni che si celano dietro certe ascese politiche.
«Oggi abbiamo il dovere morale di guardare la realtà ben oltre la cortina fumogena della propaganda», avverte Mazzocchi. «Come Movimento abbiamo più e più volte denunciato, in tempi non sospetti e lontani dai riflettori, la vera natura oscura del progetto politico di Vannacci. Dietro un conservatorismo di facciata (spesso usato come specchietto per le allodole per attirare consensi moderati) si nasconde, in verità, un disegno autocratico estremamente pericoloso per tutti noi. Parliamo di un disegno politico che punta deliberatamente ad annientare e cancellare tutti i diritti civili che sono stati faticosamente conquistati, con sangue e sudore, nel corso degli anni nel nostro Paese e che sono fermamente sanciti nella nostra Costituzione».

I valori cristiani come baluardo contro le derive autoritarie

Nel suo accorato appello, il Presidente dei Cristiano Riformisti richiama con forza le radici etiche della propria dottrina politica, sottolineando come la vera ispirazione cristiana non possa mai sposarsi con posizioni discriminatorie.
«Crediamo fermamente che l’ispirazione cristiana si traduca sempre e solo nella tutela incondizionata della dignità umana, della libertà individuale di ogni singolo cittadino e del pluralismo delle idee. Questi sono pilastri inamovibili che non possono e non devono mai essere barattati con bieche visioni autoritarie, regressive o discriminatorie verso le minoranze». Proprio per questo motivo, il grido d’allarme lanciato dal prestigioso mondo accademico e giuridico italiano non può in alcun modo restare inascoltato dai vertici dello Stato.

La promessa: “Vigileremo con le forze sane del Paese”

La dichiarazione si conclude con un’esortazione alla mobilitazione democratica e pacifica. Il Movimento non intende fare passi indietro, ma si pone come baluardo e sentinella a difesa delle istituzioni repubblicane. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti continueremo a vigilare attivamente e a fare rete, giorno dopo giorno, con tutte le forze sane e democratiche del nostro amato Paese. Il nostro obiettivo è respingere sul nascere ogni deriva illiberale e riaffermare, con rinnovata forza e convinzione, la centralità assoluta e insostituibile dei principi costituzionali».

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Politica

FNV, Jonghi Lavarini lancia la sfida: “Sforzini ha ragione, basta mestieranti. I nostri eletti rinuncino al 50% dello stipendio!”

“Basta mestieranti attaccati alla poltrona! I nostri politici si dimezzino lo stipendio per finanziare il partito!”: la proposta-shock di Jonghi Lavarini che infiamma il dibattito! 🇮🇹 💶 Ricordate il durissimo editoriale in cui Luca Sforzini attaccava gli “impiegati della politica” e i cattivi consiglieri senza spessore? Ebbene, il noto esponente politico milanese Roberto Jonghi Lavarini (Il “Barone Nero”) ha risposto pubblicamente raccogliendo la sfida! “Sforzini ha pienamente ragione: per costruire un vero partito nazional-popolare dobbiamo cacciare i mestieranti e selezionare patrioti intelligenti, liberi e pensanti, che non abbiano bisogno dei soldi pubblici per vivere!”, ha tuonato Jonghi Lavarini. Ma non si è fermato qui, lanciando una provocazione pesantissima ai vertici di FNV: “Diamo un segnale forte agli italiani: obblighiamo tutti i nostri futuri eletti in Parlamento e nelle Regioni a devolvere il 50% del loro lauto stipendio al partito!”. Una proposta rivoluzionaria che rimetterebbe al centro la vera passione politica a discapito dei privilegi. Leggi il botta e risposta completo nel nostro articolo! 👇 ✂️ E voi, siete d’accordo con questa drastica proposta per dimezzare i famosi “stipendi d’oro” dei politici? Votate nei commenti!

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Jonghi Lavarini

Redazione  – Il durissimo, lucido e storico editoriale a firma di Luca Sforzini (in cui si criticava apertamente l’attuale classe politica, elogiando la strategia di Francesco Cossiga e mettendo in guardia i leader dalle “cornacchie nere” e dai cattivi consiglieri che si accontentano degli “yes-men”) non è passato inosservato. Al contrario, ha gettato un pesante sasso nello stagno del dibattito politico nazionale e, in particolar modo, all’interno degli ambienti patriottici e conservatori. A raccogliere per primo il guanto di sfida intellettuale lanciato dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale è stato Roberto Jonghi Lavarini, figura storica della destra milanese e noto alle cronache politiche e mediatiche con l’appellativo di “Barone Nero”. Ne è scaturita una riflessione che rilancia, e se possibile amplifica, le critiche feroci all’attuale mediocrità della politica italiana.

Il dibattito: la convergenza inaspettata tra Sforzini e Jonghi Lavarini

Attraverso una nota stampa ufficiale, Roberto Jonghi Lavarini ha voluto rispondere pubblicamente alle provocazioni di Sforzini, mettendo da parte le divergenze per concentrarsi sul bene superiore della Nazione.
«Se è vero che su molte tematiche di natura storica, culturale e squisitamente filosofica mi trovo a dissentire con Luca Sforzini», esordisce onestamente il Barone Nero, «sulle questioni invece puramente metodologiche e organizzative, come quelle brillantemente poste nel suo simpatico e pungente articolo sulle “cornacchie nere”, mi trovo assolutamente d’accordo e concordo in pieno con la sua visione d’insieme».
La diagnosi, insomma, è condivisa da entrambi gli esponenti: il sistema politico italiano soffre di una cronica mancanza di statura. La politica è diventata per molti un vero e proprio “mestiere” per sbarcare il lunario, piuttosto che una nobile missione per cambiare le sorti del Paese.

L’identikit della nuova classe dirigente: “Patrioti liberi e pensanti”

Jonghi Lavarini entra poi nel merito di quello che dovrebbe essere il vero obiettivo per chiunque voglia incidere nel futuro politico dell’Italia (con un riferimento esplicito al movimento FNV).
«Il punto è cruciale: se vogliamo costruire veramente e in maniera solida un grande e stabile partito nazional-popolare, serve elevare drasticamente il livello del dibattito», sottolinea con vigore. Ma come si ottiene questo risultato in un’epoca dominata dai social e dai consensi volatili? La risposta è nella dura selezione alla base. «Dobbiamo selezionare una classe dirigente che non sia composta dai soliti “mestieranti della politica” attaccati alla poltrona, bensì da veri patrioti. Persone intelligenti, profondamente libere dai condizionamenti, altamente preparate. Devono essere sì fedeli al capo e alla linea, ma allo stesso tempo devono rimanere autorevoli e pensanti, capaci di esprimere le proprie idee per migliorare il progetto comune».

L’indipendenza economica come garanzia di libertà morale

L’analisi di Jonghi Lavarini tocca poi un nervo da sempre scopertissimo nell’elettorato italiano: la connessione tra la dipendenza economica dalla politica e la perdita di indipendenza intellettuale del politico stesso. Secondo il Barone Nero, infatti, un buon dirigente dovrebbe essere «meglio se economicamente indipendente dai soldi pubblici e dai ricchi stipendi istituzionali», onde evitare che la paura di perdere il vitalizio lo trasformi nel classico “yes-man” (o “alzamano”, per dirla alla Sforzini) terrorizzato di contraddire i vertici del partito.

La provocazione (e la sfida) lanciata a FNV: taglio del 50% agli stipendi

A conclusione del suo intervento, Jonghi Lavarini lancia una vera e propria “bomba” programmatica, una proposta concreta e clamorosa che farà sicuramente discutere animatamente i militanti e i vertici dirigenziali: «Anzi, faccio una proposta concreta: perché FNV non si impegna fin da subito, statutariamente, ad obbligare i propri futuri eletti in Parlamento e nei vari Consigli Regionali a devolvere il 50% del proprio lauto stipendio direttamente alle casse del movimento? Questo sarebbe di certo un piccolo, ma estremamente chiaro e utilissimo segnale politico di rottura col passato!».
Una provocazione forte che rimette al centro il concetto di sacrificio personale e militanza disinteressata. La palla, ora, passa ai dirigenti. Chi sarà il prossimo ad accogliere la sfida?

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“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: la dura lezione di politica di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale)

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: il durissimo editoriale di Luca Sforzini fa a pezzi l’attuale classe politica! 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale e storicamente impeccabile, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza i mali del trasformismo italiano. Cossiga arruolava i “riciclati”, ma erano uomini politici veri, con una solida scuola di pensiero e un grande mestiere parlamentare alle spalle. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le temibili cornacchie nere). Questi personaggi oscuri riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di non perdere la poltrona, perché hanno il terrore delle persone capaci che “fanno ombra”. “Un vero leader non ha bisogno di cortigiani che lo adulino, ma di uomini così grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla genialità della Prima Repubblica alla pochezza odierna, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, chi considerate un “vero politico” nell’attuale panorama italiano?

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Cossiga

Editoriale di Luca Sforzini“Le parole, in politica, qualche volta hanno un destino curioso”. Inizia con questa riflessione, tanto amara quanto lucida, il nuovo e attesissimo editoriale a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Un’analisi politica spietata e storicamente impeccabile che mette a nudo le fragilità dell’attuale classe dirigente italiana, tracciando un parallelismo audace e provocatorio tra i giganti della fine della Prima Repubblica e le chiacchierate mosse politiche odierne del Generale Roberto Vannacci.

“Dagli straccioni alla feccia”: provocazioni a confronto

Il Presidente Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi fedelissimi gli “straccioni di Valmy” (riferimento alla storica battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, un altro leader politico sceglie di rivendicare per i propri seguaci la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni volutamente irregolari, persino orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma sarebbe un errore fermarsi alle parole. Perché, quando le parole si assomigliano, diventa ancora più interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda magistralmente come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo della Seconda Repubblica per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, ammette l’autore. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio e Bruno Tabacci. Uomini ai quali era impossibile negare una cosa fondamentale: erano veri uomini politici, dotati di formazione, mestiere parlamentare e scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi risiedeva nello spessore del leader. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo, ricoprendo ogni carica istituzionale possibile: “Poteva permettersi il berretto frigio e le picconate perché dietro ogni provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per esibire una fotografia sui giornali. Il suo era un disegno architettonico superiore: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con un aforisma tagliente: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e dei cortigiani

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito per il presente. Un leader moderno può avere il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve inevitabilmente affidarsi a dei consiglieri. “Ed è lì che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi intermediari che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perché gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbedienza all’autorevolezza, l’alzata di mano passiva all’uomo dotato di un pensiero critico indipendente. Raccontano al capo di aver scovato una nuova classe dirigente, ma in realtà gli portano solo vecchi impiegati della politica, collezionisti di incarichi che controllano qualche pacchetto di tessere. Questi consiglieri misurano la crescita rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato più grande”, sentenzia inesorabile Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e meri esecutori

Il trasformismo non è un male assoluto, se chi cambia casacca porta con sé “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere già Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un banale esecutore.
L’appello finale di Sforzini a chiunque abbia davvero l’ambizione di cambiare la politica è cristallino: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che vi dicano quanto siete grandi; servono uomini abbastanza grandi da potervi dire quando una vostra scelta è piccola. I buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte alla deprimente situazione odierna, in cui si scambia l’oro per ciò che semplicemente luccica, l’autore conclude con un pizzico di amara nostalgia: “Quanto agli straccioni di Valmy, confesso una debolezza: avercene”.

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FNV, Luca Sforzini avverte i leader: “Attenti alle cornacchie nere, adorano gli uomini piccoli perché non fanno ombra”

“Attenti alle cornacchie nere: adorano gli uomini piccoli perché non fanno ombra!”. Il durissimo e lucidissimo editoriale politico di Luca Sforzini. 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale, Luca Sforzini analizza i mali della politica italiana odierna. Cossiga arruolava i “riciclati”, è vero, ma erano uomini politici veri (come Mastella, Buttiglione, Tabacci), con una scuola di pensiero, esperienza e capacità. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le cornacchie nere), personaggi oscuri che riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di mantenere una sedia. “Un capo forte non ha bisogno di cortigiani che gli dicano quanto è bravo, ma di uomini così grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla Prima Repubblica alle dinamiche del trasformismo odierno, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, sentite la mancanza della “statura politica” dei grandi uomini della Prima Repubblica?

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Luca Sforzini

Editoriale di Luca Sforzini (FNV)“Ce ne fossero degli straccioni di Valmy organizzati da Cossiga: quella era classe dirigente vera, transfughi ma non scarti”. Inizia con questa lapidaria e profonda riflessione storica l’ultimo, tagliente editoriale di Luca Sforzini. Un’analisi politica lucida e spietata che mette a nudo i meccanismi, spesso deleteri, con cui si costruisce oggi il consenso in Italia, tracciando un parallelismo audace tra la fine della Prima Repubblica e le attuali e chiacchierate mosse politiche del Generale Roberto Vannacci.

Dagli “straccioni di Valmy” di Cossiga alla “feccia” di Vannacci

Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi seguaci gli “straccioni di Valmy” (riferimento storico alla battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, il generale Vannacci rivendica per i propri fedelissimi la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni intelligenti, orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma quando le parole si assomigliano, diventa ancora più interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo appena nato per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, certo. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio, Bruno Tabacci. Uomini che si potevano amare o detestare, ma ai quali era impossibile negare una cosa: erano politici veri, con una solida formazione, un mestiere parlamentare e delle scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi, secondo l’autore, risiedeva nello spessore del leader e nel suo progetto. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo: professore di diritto, Ministro dell’Interno negli anni di piombo, Presidente del Consiglio, del Senato e della Repubblica. “Poteva permettersi le picconate e gli straccioni perché dietro ogni sua provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per il puro gusto di farlo. Il suo era un disegno architettonico: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con una frase geniale: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e degli yes-men

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito bruciante per il presente. Un leader moderno può avere la forza, il carisma e il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve affidarsi a selezionatori, consiglieri e intermediari. “Ed è lì che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi consiglieri che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perché gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbediente cieco alla persona autorevole, l’esecutore silenzioso (l’alzamano) all’uomo dotato di un pensiero critico. Raccontano al leader di aver scovato nuovi talenti, ma in realtà gli portano solo vecchi impiegati della politica che controllano un pacchetto di tessere o qualche poltrona. Questi consiglieri misurano la crescita del partito con banali calcoli matematici, rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato più grande”, sentenzia Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e “impiegati della politica”

Il trasformismo non è un male assoluto se chi cambia casacca porta con sé “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere già parte di una vera Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un arrampicatore sociale, la cui misera biografia coincide unicamente con le poltrone occupate.
L’appello finale di Sforzini a chiunque voglia davvero cambiare la politica è chiaro: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che dicano al capo quanto è grande; servono uomini abbastanza grandi da potergli dire quando una sua scelta è piccola. Perché i buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte allo scenario odierno, conclude Sforzini, non si può che provare una profonda nostalgia per gli “straccioni” di Cossiga. Loro, almeno, avevano visione e cultura. Le cornacchie nere di oggi, invece, si accontentano solo di ciò che luccica.

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