Rimani in contatto con noi
#

Esteri

Addio a Dolly Parton, l’immortale regina del country dal cuore d’oro: si spegne a 80 anni la vera voce dell’America

Il mondo della musica è in lutto: si è spenta a 80 anni la grande Dolly Parton, l’intramontabile Regina del Country! 🎸 💔 La voce dell’America più profonda e vera si è zittita per sempre. Dolly Parton è morta serenamente nella sua casa di Nashville, chiudendo una carriera leggendaria fatta di oltre 100 milioni di dischi venduti, 10 Grammy e più di 3.000 canzoni scritte (tra cui capolavori immortali come “Jolene” e “I Will Always Love You”). Nata in povertà tra le montagne del Tennessee in una famiglia di 12 figli, è diventata un’icona mondiale senza mai piegarsi alle regole del “politicamente corretto”. Amatissima anche al cinema (“Dalle 9 alle 5”, “Fiori d’acciaio”), verrà ricordata soprattutto per il suo cuore d’oro: per onorare il padre analfabeta aveva fondato un’associazione che ha regalato oltre 200 milioni di libri ai bambini poveri di tutto il mondo. Un’imprenditrice geniale, una donna forte, ironica e orgogliosa delle proprie radici, capace di unire tutti quanti. Leggi la sua formidabile storia nel nostro articolo-tributo. 👇 🦋 Qual è la vostra canzone preferita di questo mito assoluto della musica?

Pubblicato

a

Dolly Parton

Redazione – Il mondo della musica, del cinema e della cultura popolare si ferma in un rispettoso, lunghissimo e commosso silenzio. All’età di 80 anni si è spenta Dolly Parton, l’indiscussa e ineguagliabile regina della musica country mondiale. A darne il doloroso annuncio, in un toccante video ripreso dal New York Times, è stato il nipote Bryan Seaver. La stella si è spenta serenamente circondata dai suoi affetti nella sua amata casa di Nashville, in Tennessee, proprio in quella terra del Sud dove tutto era meravigliosamente cominciato.
Con la sua scomparsa, l’America e il mondo intero perdono molto più di una semplice cantante: perdono un pilastro inossidabile della cultura popolare, una donna capace di attraversare le epoche restando sempre se stessa, senza mai piegarsi alle ipocrisie del “politicamente corretto” o alle rigide mode del momento. «Si può essere una donna straordinariamente forte anche indossando un rossetto molto acceso, abiti sgargianti e mantenendo un cuore gentile», ripeteva sempre. Ed è esattamente così che ha vissuto fino all’ultimo giorno.

Dalle montagne del Tennessee alla leggenda della musica

La storia di Dolly Parton è l’incarnazione più pura e cristallina del vero “sogno americano”. Nata in una misera baita tra le montagne del Tennessee, quarta in una modestissima famiglia di ben dodici figli, è riuscita a trasformare le sue umilissime origini nella più grande cavalcata trionfale della storia della musica d’oltreoceano. Fiera delle sue radici popolari, non le ha mai rinnegate.
I numeri della sua formidabile carriera fanno letteralmente venire i brividi: oltre mezzo secolo di ininterrotta attività artistica, più di 100 milioni di dischi venduti in ogni angolo del globo, 49 album pubblicati, 10 prestigiosi Grammy Awards e il rarissimo onore di essere introdotta sia nella Country Hall of Fame che nella Rock and Roll Hall of Fame. Un patrimonio artistico sterminato, con oltre 3.000 canzoni scritte di suo pugno e 25 singoli schizzati al primo posto delle classifiche mondiali.

Jolene e I Will Always Love You: capolavori immortali

La sua voce (un soprano limpido, squillante e immediatamente riconoscibile tra mille) ha saputo raccontare come nessun’altra l’amore, la povertà, l’importanza della famiglia, la fede e la resilienza umana, senza mai usare inutili filtri o vuota retorica. Capolavori assoluti e intramontabili come Jolene, Coat of Many Colors e l’iconica I Will Always Love You hanno marchiato a fuoco la storia della musica. Proprio quest’ultima ballata struggente, scritta e cantata originariamente da Dolly nel lontano 1974, divenne poi un successo planetario nel 1992 grazie alla potente, indimenticabile e maestosa reinterpretazione cinematografica di Whitney Houston, diventando uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.

Il trionfo al cinema: un’icona di emancipazione femminile

Ma il talento di Dolly strabordava dai confini della musica, seducendo immancabilmente anche il cinema e la televisione. Come attrice protagonista, ha recitato in pellicole cult come Dalle 9 alle 5, orario continuato (al fianco di icone come Jane Fonda e Lily Tomlin), un film che è diventato un inno generazionale all’orgoglio dei lavoratori e al reale riscatto femminile. Così come resta assolutamente indimenticabile, per intensità e ironia, la sua magnifica performance in Fiori d’acciaio.

L’impero di Dollywood e la generosità immensa per i bambini

A rendere Dolly Parton una figura storica non è stato solo l’inconfondibile talento vocale o l’ironia tagliente. Oltre alla sua immagine patinata, si celava una lucidità imprenditoriale geniale abbinata a una generosità d’animo fuori dal comune. Amata da tutti (ricchi e poveri, conservatori repubblicani e liberali democratici, unendo un’America spesso divisa), ha costruito un impero economico colossale inaugurando, nel 1986, Dollywood: un celebre parco a tema nel Tennessee che oggi dà lavoro a ben 3.000 persone.
Ma la sua ricchezza è sempre stata al servizio degli ultimi. Nel 1995 fondò la Imagination Library, un progetto straordinario nato per onorare il padre analfabeta, che ha distribuito gratuitamente ad oggi oltre 200 milioni di libri ai bambini delle aree più disagiate del mondo per promuovere l’alfabetizzazione. Una generosità silenziosa e pragmatica, confermata anche durante il buio della pandemia, quando donò spontaneamente un milione di dollari per accelerare la ricerca sul vaccino Moderna.
Oggi si chiude per sempre una pagina memorabile del nostro immaginario collettivo, ma la sua profonda lezione di libertà, autoironia e amore per il prossimo resterà per sempre un’eredità immortale.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esteri

Francia, avviati colloqui con i talebani per il rimpatrio di cittadini afghani

Pubblicato

a

Parigi

Redazione- La Francia ha avviato colloqui tecnici con i talebani per facilitare il rimpatrio di cittadini afghani che soggiornano illegalmente nel Paese e che sono considerati dalle autorità francesi una minaccia per la sicurezza pubblica.

La conferma è arrivata dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri francese durante una conferenza stampa di giovedì 8 ottobre. Secondo quanto dichiarato, l’iniziativa ha come obiettivo principale la tutela della sicurezza dei cittadini francesi.

Parigi segue una linea simile a quella adottata da altri Paesi europei, mantenendo con i talebani un dialogo definito esclusivamente tecnico e finalizzato a rendere possibili i rimpatri.

Il portavoce ha precisato che il programma riguarda persone prive di un regolare status di soggiorno e considerate pericolose per la sicurezza del Paese. Ha inoltre sottolineato che l’iniziativa non coinvolge i richiedenti asilo né le donne.

Al momento, il governo francese non ha comunicato il numero delle persone che potrebbero essere interessate dalla procedura. Per ottenere informazioni sulle cifre, il portavoce ha rinviato i giornalisti al Ministero dell’Interno.

Durante la conferenza stampa è stata anche sollevata la possibilità di invitare in Francia rappresentanti dei talebani per facilitare i rimpatri, seguendo un modello simile a quello preso in considerazione dalla Germania. Il portavoce ha chiarito che, al momento, non è prevista alcuna iniziativa di questo tipo.

Le autorità francesi hanno ribadito che i contatti con i talebani restano limitati a un confronto tecnico, senza ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione del programma.

Restano ancora da chiarire il numero dei cittadini afghani coinvolti, i tempi di attuazione e le procedure concrete per gli eventuali rimpatri.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Esteri

Attacchi alla Corte Suprema: la falsa equivalenza di Alito sulle critiche di Biden e Trump

Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”. Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.

Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscono al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia un po’, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso dalle decisioni dei togati quando questi ultimi gli sono andati contro, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.

Pubblicato

a

Samuel Alito

Redazione-  “Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”. Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.

Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscono al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia un po’, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso dalle decisioni dei togati quando questi ultimi gli sono andati contro, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.

Biden ha attaccato la Corte Suprema come istituzione, specialmente quando i magistrati hanno ribaltato decisioni in vigore da decenni. Biden ha aspramente criticato la sentenza del 2022 con cui la Corte Suprema ha abrogato il diritto costituzionale all’aborto revocando la sentenza Roe v. Wade, in vigore dal 1973. Le critiche di Biden sono state dirette alla maggioranza conservatrice della Corte, che, come si sa, include 6 giudici che pendono a destra e 3 a sinistra. Sulla questione dell’eliminazione dell’affirmative action e dei diritti LGBTQ+, Biden ha persino detto che non si tratta di “una Corte normale”. Nel caso dell’immunità presidenziale del 2024, Biden ha addirittura fatto un discorso in prima serata nel quale ha asserito che la decisione rappresentava un “precedente pericoloso” che alterava fondamentalmente il bilanciamento dei poteri. Biden, però, non ha mai rivolto le sue critiche a giudici specifici con attacchi personali, eccetto nel 2024. In un’intervista al New York Times, Biden ha criticato i regali ricevuti dal giudice Clarence Thomas da ricchi donatori.

Trump, invece, attacca personalmente i giudici della Corte Suprema. L’attuale presidente, già nel luglio del 2016 da candidato, aveva attaccato la giudice Ruth Bader Ginsburg etichettandola come “un’incompetente”. L’accusa era una reazione di Trump ad alcune osservazioni poco lodevoli della Ginsburg su di lui in un’intervista al New York Times, nella quale aveva aggiunto che non “poteva immaginare” come sarebbe stato il Paese con Trump presidente. Gli attacchi di Trump ai magistrati sono continuati nel primo mandato presidenziale, nei quattro anni fuori dalla Casa Bianca e poi nel secondo mandato. L’attuale presidente ha spesso attaccato l’integrità dei giudici, usando uno stile fuori dalle righe e a volte provocando le reazioni degli stessi giudici. Trump ha accusato il giudice federale Jon Tigar di essere “un giudice di Obama” quando il togato nel 2018 aveva emesso una sentenza contraria alla sua politica sui migranti. Il fatto che Barack Obama avesse nominato il giudice Tigar spiegava, per Trump, la sua decisione. Il presidente della Corte Suprema John Roberts ha successivamente risposto asserendo che i giudici sono giudici e che chi li ha nominati non controlla né giustifica le loro decisioni, che sono imparziali. Per Trump, però, quando le decisioni gli vanno contro, si cade spesso nell’attacco personale ai giudici che vede responsabili. Trump ha persino asserito che le giudici Ginsburg e Sonia Sotomayor dovrebbero ricusarsi dai casi che lo coinvolgono perché non sono imparziali. Trump ha addirittura attaccato Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, nominati proprio da lui, quando questi tre hanno votato per bocciare la sua politica sui dazi. In un’intervista ha detto che lui li “ha messi lì e hanno votato” spesso contro di lui e che sono diventati “solo gusci di se stessi”. Per Trump è tutto semplice: i giudici nominati da presidenti repubblicani dovrebbero sempre decidere i casi favorendo chi li ha nominati.

A differenza di Trump, che si concentra sui giudici singolarmente, Biden ha notato alcuni aspetti della Corte Suprema che non funzionano e ha proposto riforme senza però riuscire a metterle in pratica. L’ex presidente aveva proposto un limite massimo di 15 anni per i giudici invece di incarichi a vita. Aveva anche proposto regole etiche vincolanti per i giudici invece di un sistema in cui i giudici hanno grande libertà di decidere la loro condotta personale.

Gli attacchi ai magistrati continuano ad avere effetti negativi anche sulla percezione degli americani, secondo il Pew Research Center. Il 53 percento ha un’opinione sfavorevole, 20 punti in meno rispetto al 2021. Considerando il fatto che 6 dei 9 giudici sono stati nominati da presidenti repubblicani, non sorprende dunque che gli elettori democratici abbiano un’opinione relativamente bassa, soprattutto dopo l’abrogazione del diritto all’aborto. Dall’altro lato, il 69 percento dei repubblicani ha un’opinione positiva della Corte Suprema. Questa soddisfazione degli elettori repubblicani con la Corte Suprema è confermata anche dal fatto che Trump ha ottenuto decisioni favorevoli nel 90 percento dei casi. Tuttavia, ciò non è sufficiente per l’inquilino della Casa Bianca. Ecco come si spiegano gli attacchi personali ai giudici nei rari casi in cui gli votano contro. Questi attacchi hanno aumentato notevolmente i pericoli per la sicurezza dei giudici e delle loro famiglie. Quando un giudice viene preso di mira da Trump sulla sua piattaforma Truth Social, il numero di minacce ai magistrati aumenta. Non pochi di loro sono costretti ad aumentare il livello di protezione per se stessi e per le loro famiglie.

Quando Alito ci dice, dunque, che sia Biden sia Trump sono stati duri con la Corte Suprema, si sbaglia. La falsa equivalenza tra i due presidenti si può capire tenendo in mente ciò che Trump ha detto su Alito. Dopo alcune voci, poi smentite, che Alito pensasse di andare in pensione, Trump ha dimostrato la sua gioia asserendo che “si tratta di una grande notizia” perché Alito è “uno dei più grandi di tutti i tempi”. Alito è infatti uno dei giudici più affidabili dell’ala conservatrice, che rarissimamente vota contro Trump.

=============
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Esteri

Anne Carson: il Nobel per una lingua capace di attraversare il tempo

Pubblicato

a

Anne Carson:

Redazione- Anne Carson, poetessa, scrittrice e traduttrice canadese, è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2026, un riconoscimento che celebra non soltanto una grande voce poetica, ma anche un modo originale di mettere in dialogo il mondo antico con la sensibilità contemporanea.

Da oltre quarant’anni Carson attraversa i confini tra poesia, traduzione, saggistica e letteratura classica. Nelle sue opere, la Grecia e la Roma antiche non appartengono a un passato immobile: diventano materia viva, capace di interrogare il presente e di parlare ancora delle nostre inquietudini più profonde — l’amore, la perdita, la solitudine, il desiderio e la memoria.

La forza della sua scrittura risiede proprio qui: Carson non si limita a rileggere il passato, lo fa parlare al presente. Recupera miti, parole e figure della tradizione classica e li trasforma in qualcosa di nuovo, contemporaneo e sorprendentemente vicino all’esperienza umana di oggi.

Il Nobel a Carson può quindi essere letto anche come un riconoscimento alla libertà della letteratura: alla possibilità di superare i generi, rompere le forme convenzionali e cercare, attraverso le parole, nuove strade per comprendere l’essere umano.

Forse è proprio questo il dono più grande della sua opera: ricordarci che il tempo cambia le parole, ma non esaurisce mai le domande dell’uomo.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza