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Cronaca

Lupo abbattuto in Tirolo dai cacciatori, l’animale aveva un radio-collare di un progetto di ricerca italiano

🐺 Un lupo dotato di radio-collare scientifico italiano è stato abbattuto in Tirolo dopo ripetuti avvistamenti vicino alle abitazioni. Il caso riaccende il confronto tra ricerca, tutela della fauna e gestione della sicurezza nei territori alpini. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Lupo #Tirolo #FaunaSelvatica #Cronaca

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Lupo

Redazione-  Un lupo monitorato nell’ambito di un progetto scientifico italiano è stato abbattuto in Tirolo, in Austria, dopo essere stato ritenuto a rischio dalle autorità locali per la sua presenza ripetuta nei pressi delle abitazioni. A comunicarlo è stato il Land Tirol, che ha confermato l’uccisione dell’animale nel distretto di Schwaz e ha precisato che l’esemplare era dotato di un collare satellitare scientifico appartenente a un programma di ricerca italiano.

L’abbattimento è avvenuto il 21 giugno sulla base di un’ordinanza firmata il 2 giugno 2026, che autorizzava l’intervento nei confronti del lupo dopo diversi avvistamenti ravvicinati nel territorio comunale di Schlitters, nella valle della Zillertal. La vicenda riapre il confronto sul delicato equilibrio tra tutela della fauna selvatica, sicurezza dei territori montani e uso dei dati scientifici per il monitoraggio dei grandi predatori.

Il collare satellitare e il progetto di ricerca italiano

Secondo quanto riferito dalle autorità tirolesi, l’ente di ricerca competente è stato informato immediatamente dopo l’abbattimento. Il collare montato sull’animale non consentiva, però, un monitoraggio in tempo reale: si trattava di un dispositivo utilizzato per finalità scientifiche, capace di trasmettere i dati di localizzazione con un certo ritardo, così da permettere l’analisi degli spostamenti e dell’utilizzo dell’habitat da parte dei lupi.

Questo elemento è centrale perché chiarisce un punto spesso frainteso nel dibattito pubblico. La presenza del radio-collare non equivale alla possibilità di seguire l’animale istante per istante o di intervenire immediatamente per modificarne il comportamento. I sistemi di questo tipo servono soprattutto a raccogliere informazioni nel medio periodo, fondamentali per capire rotte, adattamenti e dinamiche territoriali di una specie in espansione.

L’ipotesi su Mirko e il passaggio tra Bellunese, Alto Adige e Tirolo

L’esemplare abbattuto potrebbe essere uno dei tre lupi seguiti da un progetto di studio che coinvolge il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Sassari e l’Amministrazione provinciale di Belluno. Tra questi animali ce n’era uno soprannominato Mirko, che nelle settimane scorse si era spostato temporaneamente anche in Alto Adige, passando nelle zone di San Candido e Lappago, prima di dirigersi proprio verso la Zillertal, nell’area del distretto di Schwaz.

Nella prima settimana di giugno, la Provincia autonoma di Bolzano aveva infatti segnalato lo spostamento verso quella zona di un lupo dotato di collare GPS. È per questo che l’ipotesi di un collegamento tra quell’esemplare e l’animale abbattuto in Tirolo viene ora considerata particolarmente concreta, anche se l’identificazione definitiva richiederà verifiche tecniche ulteriori.

Perché il lupo era considerato “a rischio”

Alla base dell’ordinanza di abbattimento ci sarebbero i ripetuti avvistamenti del lupo in prossimità delle case nel comune di Schlitters. Le autorità austriache lo avrebbero classificato come un animale problematico, sulla base di una presenza considerata troppo ravvicinata rispetto alle aree abitate. In questi casi, in diversi territori alpini il quadro normativo consente interventi straordinari nei confronti dei grandi carnivori ritenuti pericolosi o difficili da allontanare.

Il tema resta molto sensibile in tutto l’arco alpino. Da una parte c’è la crescita delle popolazioni di lupo in molte aree montane italiane ed europee, favorita dalla maggiore protezione della specie e dal recupero di alcuni habitat naturali. Dall’altra, aumentano le tensioni con allevatori, amministratori locali e comunità residenti, soprattutto quando gli animali si avvicinano ai centri abitati o provocano predazioni.

Il nodo tra ricerca, tutela e gestione del territorio

L’abbattimento di un esemplare inserito in un progetto scientifico italiano aggiunge un elemento ulteriore alla discussione. I collari satellitari rappresentano infatti uno degli strumenti più importanti per studiare il comportamento dei lupi e pianificare strategie di gestione più efficaci. Ogni perdita di un animale monitorato sottrae dati preziosi alla ricerca, ma allo stesso tempo mostra quanto sia complesso gestire concretamente la convivenza tra grandi predatori e presenza umana in territori densamente abitati o intensamente frequentati.

La vicenda del lupo ucciso in Tirolo mette quindi in evidenza due piani che oggi si intrecciano sempre più spesso: quello della conservazione scientifica della specie e quello della risposta immediata alle preoccupazioni locali. Ed è proprio in questo spazio di tensione che si giocheranno molte delle decisioni future sulla presenza del lupo nelle Alpi.

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Cronaca

Vipera sulla Ferrata della Memoria al Vajont: morde la GoPro dell’alpinista

Incontro ravvicinato da vero e proprio brivido lungo la spettacolare “Ferrata della Memoria”, sulle pareti verticali della Gola del Vajont! L’alpinista Costantino Boscolo si è trovato improvvisamente a pochissimi centimetri di distanza da una Vipera dal corno (la più velenosa e pericolosa d’Europa). L’animale, infastidito dalla vicinanza della action cam, ha prima “soffiato” minacciosamente e poi è passato all’attacco, sferrando un morso fulmineo che ha bucato l’involucro in gomma della GoPro, lasciando ben visibili i segni del suo veleno letale. Fortunatamente l’uomo ne è uscito illeso e l’animale è stato rispettato. Guardare il video per credere!👇

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Vipera ammodytes

Longarone (BL) – Affrontare a mani nude la dura e inospitale roccia calcarea dell’Alta Montagna significa, da sempre e inevitabilmente, dover scendere a patti con l’imprevedibilità e la maestosità della natura selvaggia. È un mondo primordiale in cui l’uomo è solo un temporaneo e fragile ospite di passaggio, e dove incontri ravvicinati con la ricca fauna locale possono talvolta trasformarsi in momenti di pura, indescrivibile e raggelante adrenalina. Ne sa certamente e indiscutibilmente qualcosa l’alpinista Costantino Boscolo, protagonista nelle scorse ore di un vero e proprio “faccia a faccia” da brivido assoluto, avvenuto proprio mentre si trovava sospeso nel vuoto, intento a percorrere i difficili e impegnativi tratti tecnici della celebre Ferrata della Memoria. Questo spettacolare ma severo itinerario alpinistico attrezzato si inerpica infatti quasi verticalmente lungo le strette, vertiginose e storiche pareti della Gola del Vajont (al confine naturale tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia), un ambiente aspro e ostile che richiede non solo una solida e comprovata preparazione fisica e tecnica, ma anche nervi saldissimi. Ed è proprio in uno di questi passaggi altamente “aerei” ed esposti al vuoto che l’alpinista si è ritrovato inaspettatamente a pochi centimetri dal temutissimo e letale sguardo del rettile più temuto dagli escursionisti: la cosiddetta “regina” delle vipere europee. Un incontro ravvicinatissimo che, considerata l’impossibilità fisica di fuggire o indietreggiare agilmente trovandosi agganciato a un cavo d’acciaio in parete, deve aver causato un grandissimo e comprensibile spavento.

Il video dell’attacco: dal sibilo minaccioso al morso

Nonostante la comprensibile e iniziale tensione generata dalla vista ravvicinata del pericoloso rettile accovacciato tra le fessure della parete rocciosa, Costantino Boscolo ha mantenuto una grandissima e lodevole lucidità d’animo, riuscendo addirittura a documentare l’eccezionale evento.
Sfruttando intelligentemente e prudentemente il lungo braccio estensibile (bastone da selfie) della sua action cam GoPro, l’alpinista è riuscito infatti a riprendere l’animale rimanendo comunque fisicamente e in totale sicurezza a una debita e rassicurante distanza di sicurezza dal suo raggio di attacco fatale. Nel breve ma impressionante filmato, poi diffuso sui social e divenuto rapidamente virale tra gli appassionati di montagna, l’audio cattura in maniera chiara e nitida il momento esatto in cui il rettile, palesemente e giustamente infastidito dalla fastidiosa presenza meccanica del dispositivo elettronico nel suo territorio, inizia a “soffiare” rumorosamente e ripetutamente per lanciare inequivocabili segnali difensivi di avvertimento. Solo dopo una lunga serie di avvisi ignorati, l’animale passa istintivamente e brutalmente all’azione offensiva: con uno scatto fulmineo, improvviso e quasi impercettibile all’occhio umano, la vipera si lancia in avanti sferrando prima un attacco a vuoto e poi un secondo morso rapidissimo e precisissimo, arrivando ad affondare prepotentemente e profondamente le sue ampie e velenifere fauci direttamente sulla spessa copertura in gomma nera che protegge l’involucro esterno della telecamera dell’alpinista.

Il veleno e i segni inequivocabili sulla telecamera GoPro

L’incredibile reattività, la velocità letale e la precisione chirurgica del morso sferrato dal rettile sono perfettamente visibili e documentati nella seconda, interessante parte del video amatoriale diffuso in rete.
“Vedete la vipera laggiù? Mi ha letteralmente e violentemente morsicato la telecamera!”, commenta a caldo e visibilmente scosso lo stesso Costantino Boscolo in una seconda breve clip, mentre l’inquadratura del dispositivo si rivolge ora direttamente e accuratamente verso l’involucro gommoso della GoPro. Sulla scocca dell’apparecchiatura elettronica, infatti, sono rimasti profondamente e nitidamente impressi non solo i due iconici e inconfondibili fori provocati dalla pressione dei denti acuminati, ma anche e soprattutto i pericolosissimi e chiari residui liquidi del veleno mortale appena secreto e iniettato con forza dall’animale durante l’attacco frontale. Fortunatamente, proprio grazie alla barriera protettiva artificiale creata dal lungo braccio meccanico della telecamera, l’alpinista non ha subito alcuna conseguenza fisica diretta e ha potuto concludere la sua complessa ascesa lungo la Gola del Vajont senza il minimo e drammatico graffio, portando a casa un aneddoto pazzesco e un’esperienza naturalistica estrema che, con ogni probabilità, non dimenticherà mai più per il resto della sua vita alpinistica.

Vipera dal corno: identikit della “regina” letale d’Europa

L’animale in questione, come rapidamente e facilmente identificato da esperti e zoologi attraverso le nitide immagini video, non è affatto un serpente comune, ma un maestoso e letale esemplare adulto di Vipera dal corno (Vipera ammodytes).
Questo affascinante, silenzioso e temuto rettile, che in natura può arrivare a raggiungere dimensioni notevoli sfiorando quasi il metro di lunghezza, è morfologicamente riconoscibile in maniera inequivocabile per due caratteristiche fisiche principali e inconfondibili: il peculiare e curioso “corno” nasale squamoso che si protende minacciosamente verso l’alto sul muso, e il bellissimo, intricato e geometrico disegno a zig zag che ne decora l’intero dorso. Animale di natura spiccatamente schiva, riservata ed evanescente, si incontra soltanto molto di rado, prediligendo i versanti assolati, rocciosi e inaccessibili delle Alpi orientali italiane, con una particolare e storica concentrazione documentata proprio all’interno dell’ostico territorio della provincia di Belluno. L’Associazione Faunisti Veneti è dovuta immediatamente e tempestivamente intervenire per placare ingiustificati allarmismi pubblici: “La vipera dal corno è effettivamente dotata di un veleno potentissimo ad azione neurotossica, capace di indurre paralisi nel soggetto morso e potenzialmente in grado di uccidere un uomo adulto (essendo la più velenosa d’Europa). Tuttavia, è estremamente e fortunatamente poco aggressiva e raramente pericolosa se lasciata in pace, non va assolutamente demonizzata o perseguitata”. E lo stesso alpinista Boscolo ha voluto lanciare un bellissimo, nobile e civile messaggio di civiltà e rispetto ecologico: “Ho trovato la vipera tra le pareti verticali, ma non vi dirò mai pubblicamente il punto geografico preciso dell’avvistamento, perché credo fortemente che, purtroppo, le persone siano decisamente più pericolose per le vipere di quanto le vipere lo siano per le persone”.

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Cronaca

Terrore in montagna, vipera si nasconde nello zaino e morde escursionista al collo: salvato al limite

Un incubo ad alta quota degno di un film dell’orrore! Un escursionista di 50 anni ha rischiato seriamente di morire sulle montagne piemontesi per colpa di una letale e silenziosissima vipera, che si era furtivamente e furbescamente intrufolata nel suo zaino durante una pausa. Quando l’uomo se lo è rimesso sulle spalle, il rettile è sbucato all’improvviso mordendolo ferocemente al collo! L’uomo è andato subito in blocco respiratorio. Salvato per miracolo grazie al disperato e rapidissimo volo in elisoccorso verso l’ospedale di Rivoli e al formidabile intervento di due coraggiose rianimatrici, che lo hanno intubato d’urgenza e gli hanno iniettato il siero antivipera. L’uomo è finalmente stato dimesso venerdì👇

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Vipera Berus

Rivoli – Una tranquilla, rigenerante e apparentemente sicura escursione ad alta quota, immersa nel silenzio e nella meravigliosa natura incontaminata delle montagne piemontesi, si è improvvisamente, tragicamente e violentemente trasformata in un vero e proprio e inimmaginabile incubo a occhi aperti, degno delle peggiori e più agghiaccianti sceneggiature dei film thriller. Il protagonista assoluto, sfortunato e terrorizzato di questa incredibile e surreale disavventura alpina è un uomo, un appassionato e preparato escursionista di 50 anni, che ha dovuto letteralmente e disperatamente guardare in faccia la morte per colpa di uno scherzo cinico e letale del destino. La causa di questo orrore ad alta quota non è stata, come purtroppo accade frequentemente, una scivolata accidentale in un burrone o un improvviso e violento malore cardiaco dovuto allo sforzo fisico, bensì il fatale, inaspettato e ravvicinato e terrificante incontro con il predatore strisciante più temuto e letale delle nostre valli: la temutissima vipera. Il velenoso rettile, con una dinamica che ha letteralmente e oggettivamente dell’incredibile e che fa raggelare il sangue nelle vene a qualsiasi amante del trekking sportivo, era infatti riuscito silenziosamente, furtivamente e invisibilmente a intrufolarsi e nascondersi all’interno dello zaino dell’uomo, per poi sferrare a tradimento un attacco mortale in una delle zone in assoluto più delicate, esposte e vulnerabili dell’intero corpo umano. Fortunatamente, grazie solamente all’eccellenza, alla rapidità e alla preparazione tecnica straordinaria della complessa macchina dei soccorsi medici, questa terrificante gita non si è chiusa in tragedia.

Il dramma in alta quota: il rettile nascosto e il morso letale

La primissima, caotica e drammatica ricostruzione dell’incidente fornita successivamente dai soccorritori e dallo stesso e terrorizzato escursionista superstite racconta una dinamica a dir poco agghiacciante e paradossale.
Mentre il cinquantenne, presumibilmente e tranquillamente, aveva incautamente appoggiato a terra il proprio pesante equipaggiamento durante una normalissima e meritata pausa di ristoro lungo il tortuoso sentiero montano, l’insidioso serpente velenoso aveva astutamente, silenziosamente e furbescamente cercato caldo e riparo infilandosi in profondità proprio all’interno dello zaino, mimetizzandosi perfettamente tra le stoffe. Completamente, totalmente e fatalmente ignaro del gravissimo e letale pericolo strisciante e nascosto a pochissimi millimetri dalla sua nuca, l’escursionista si era nuovamente e faticosamente caricato il pesante sacco sulle spalle per riprendere allegramente e spensieratamente la sua lunga marcia in salita verso la vetta. È stato esattamente in quel fatidico, preciso e maledetto momento, cullata e forse spaventata o infastidita dal movimento ritmico della camminata umana, che l’aggressiva vipera è improvvisamente e fulmineamente sbucata fuori dalla sua tana improvvisata. Il letale rettile ha sferrato il suo attacco fulmineo mordendo violentemente l’ignaro cinquantenne direttamente sul delicatissimo collo nudo. La ferita, inflitta crudelmente in un punto anatomico nevralgico, si trovava infatti pericolosamente e millimetricamente a ridosso delle primarie vie respiratorie dell’uomo, innescando istantaneamente nel suo corpo una reazione allergica, tossica e velenosa assolutamente devastante, fulminea e potenzialmente mortale in pochissimi minuti.

La corsa in elisoccorso verso l’ospedale di Rivoli

Subito dopo aver ricevuto l’atroce morso al collo e aver visivamente, lucidamente e terroristicamente realizzato l’esatta e spaventosa entità del pericolo in cui si trovava, l’uomo ha immediatamente e disperatamente accusato i primissimi, inequivocabili e gravissimi sintomi dell’avvelenamento da vipera.
Il fortissimo, paralizzante e bruciante dolore locale si è infatti accompagnato nel giro di pochissimi e concitati istanti a un repentino, gravissimo e spaventoso blocco respiratorio. L’escursionista, accasciatosi pesantemente a terra ansimante in mezzo al sentiero isolato, faceva letteralmente e disperatamente fatica a incamerare l’aria nei polmoni, trovandosi in una condizione clinica di asfissia imminente e a un passo dal fatale arresto cardiaco. L’immediata e disperata richiesta di SOS ha fortunatamente, tempestivamente e miracolosamente attivato la complessa e perfetta macchina dell’elisoccorso alpino. L’elicottero medicalizzato d’urgenza è riuscito, con una manovra aerea da manuale, a recuperare celermente e caricare a bordo il malcapitato, trasportandolo a velocità folle e disperata direttamente verso il piazzale del pronto soccorso del vicino e attrezzato ospedale di Rivoli. Il paziente è atterrato in condizioni mediche disperate, descritte dai paramedici a bordo come puramente, tecnicamente e oggettivamente critiche, rendendo di fatto indispensabile e vitale un intervento medico estremo, chirurgico e immediato per mantenere a tutti i costi pervie e funzionanti le preziosissime vie aeree compromesse dal veleno.

L’intervento delle dottoresse: intubazione e siero antivipera

Il vero e proprio miracolo medico, umano e professionale si è consumato brillantemente, freneticamente e magistralmente all’interno delle asettiche e luminose stanze del pronto soccorso piemontese.
Ad accogliere coraggiosamente e professionalmente in codice rosso il gravissimo paziente c’erano due veri e propri angeli custodi in camice bianco: le eccellenti, lucidissime e preparatissime anestesiste rianimatrici Cecilia Quaranta e Carola Girardi. Le due intrepide dottoresse dell’ospedale di Rivoli, comprendendo immediatamente, visivamente e clinicamente l’estrema, gravissima e imminente pericolosità della severissima sintomatologia respiratoria conseguente al letale morso al collo, non hanno perso nemmeno un singolo e vitale secondo. Con enorme freddezza tecnica e perizia chirurgica, l’affiatatissima équipe medica ha proceduto istantaneamente alla difficilissima manovra di intubazione meccanica d’urgenza (per scongiurare l’asfissia totale e garantire l’ossigenazione del cervello) e, in rapida, salvifica e calcolata successione, ha somministrato per via endovenosa il preziosissimo e vitale siero antivipera. Solo l’eccezionale, straordinaria e assoluta tempestività clinica di queste cure invasive, mirate ed estreme ha concretamente, fisicamente e oggettivamente permesso all’uomo di sopravvivere ai primissimi e devastanti effetti tossici del potente veleno inoculato dal serpente. Superata brillantemente, seppur a grandissima fatica, questa primissima e pericolosissima fase critica, il cinquantenne è stato saggiamente e attentamente trattenuto in strettissima e costante osservazione medica per monitorare passo dopo passo la preziosa risposta clinica e cardiologica del suo corpo stremato ai potentissimi farmaci salvavita appena somministrati.

Il lieto fine: le dimissioni e il ritorno a casa dopo l’incubo

Dopo le tesissime, interminabili e angoscianti primissime ore di durissimo e invasivo trattamento farmacologico intensivo, il lungo, doloroso e faticoso percorso clinico del paziente ha finalmente, progressivamente e felicemente imboccato la discesa.
L’uomo ha infatti diligentemente e coraggiosamente proseguito il suo necessario periodo di degenza medica preventiva all’interno del sicuro, moderno e attrezzatissimo reparto di rianimazione dell’ospedale di Rivoli (diretto con polso fermo e grande maestria dal dottor Michele Grio e saldamente inserito all’interno del dipartimento di emergenza urgenza). All’interno di queste mura protette, le funzioni vitali e le condizioni respiratorie dell’escursionista piemontese sono fortunatamente, lentamente ma progressivamente e stabilmente migliorate con il passare dei giorni, permettendo infine alla felice équipe medica di sciogliere definitivamente e gioiosamente l’infausta prognosi. La terribile e assurda disavventura ad alta quota si è conclusa nel migliore, felice e insperato dei modi venerdì 25 settembre, giorno in cui l’uomo ha ufficialmente, burocraticamente e finalmente firmato i documenti per le agognate dimissioni ospedaliere. L’escursionista miracolato ha potuto così fare felicemente ritorno a casa e abbracciare i propri cari, godendo di ottime e stabili condizioni di salute generali. Resta ovviamente, e durerà a lungo, il bruttissimo, spaventoso e indelebile ricordo di una banale passeggiata all’aria aperta in montagna che, per una tragica e assurda coincidenza, ha rischiato seriamente, cinicamente e fatalmente di costargli prematuramente la vita.

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Cronaca

Sbranata dal lupo a pochi metri da casa: l’eroico sacrificio della cagnolina Lilli

La furia dei lupi non risparmia gli animali domestici e arriva direttamente fin sotto i porticati di casa! Un dramma orribile e straziante si è consumato nel Piacentino, dove la dolce e anziana cagnolina meticcia Lilli (13 anni) è stata brutalmente e mortalmente sbranata da un grosso lupo a poche decine di metri dall’abitazione. Stando alla dinamica, la fedele cagnolina è stata sbranata per aver difeso eroicamente il suo cucciolo dall’attacco del predatore. I resti sono stati trovati il giorno dopo in un campo. Il padrone Giampiero Cremonesi lancia il doloroso e duro allarme ai residenti: “Non lasciate più i vostri cani fuori la notte, ormai è diventato letale”👇

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Piacenza – Il buio silenzioso, rassicurante e apparentemente pacifico della tranquilla e quieta campagna piacentina si è improvvisamente, tragicamente e violentemente trasformato in uno scenario da brividi, macchiandosi purtroppo del sangue innocente di un fedelissimo e amato animale domestico. Il delicato, antico e sempre più discusso e problematico equilibrio di coesistenza tra la presenza massiccia e invadente della fauna selvatica (in costante e rapida espansione territoriale) e le sicure abitazioni umane è stato drammaticamente, brutalmente e mortalmente spezzato nelle scorse ore notturne. A farne le tristi, orribili e fatali spese è stata la povera, dolce e sfortunata Lilli, una docile, affettuosa e tranquillissima cagnolina meticcia di mezza taglia, amorevolmente accudita da ben 13 lunghissimi anni dalla sua famiglia umana. La povera bestiola è stata spietatamente, selvaggiamente e fisicamente attaccata, sbranata e uccisa da un grosso e affamato esemplare di lupo. Un attacco predatorio fulmineo, letale e spaventosamente audace, che si è tragicamente consumato nel cuore della tarda serata e, fatto ancora più agghiacciante e preoccupante per la sicurezza locale, a pochissime e misere decine di metri di distanza dal sicuro cortile recintato di un’abitazione privata. Il luogo esatto in cui la dolce cagnolina di casa era solita, da anni, acciambellarsi e riposare placidamente e beatamente (al riparo sicuro e rassicurante sotto le travi del grande porticato familiare) insieme al suo piccolo, vivace e inseparabile cucciolo di casa. E proprio in questo dettaglio straziante, stando alla tristissima, dolorosa e lucida ricostruzione dei fatti fornita dai disperati proprietari, risiede il cuore immensamente tragico ma straordinariamente eroico dell’intera e macabra vicenda: la coraggiosa Lilli, spinta dal primordiale e immenso istinto materno, sarebbe stata mortalmente attaccata e sopraffatta dal grosso predatore proprio nel disperato, nobile ed eroico estremo tentativo fisico di fare da scudo e difendere coraggiosamente la vita del suo cucciolo indifeso.

Il dramma notturno: l’attacco sotto al portico di casa

La drammatica, confusa e terrorizzante dinamica di questo letale blitz predatorio si è consumata faticosamente e velocemente nel buio più totale, interrompendo bruscamente il sonno tranquillo e il riposo dei padroni di casa.
«Era passata da poco e tranquillamente la serata, mancava poco prima dello scoccare della mezzanotte, quando l’ho improvvisamente, fortemente e chiaramente sentita abbaiare a squarciagola verso il buio, e con lei abbaiava disperatamente anche il suo cucciolo terrorizzato», racconta faticosamente, amaramente e con la voce ancora rotta dalla tristezza e dall’emozione Giampiero Cremonesi. L’uomo, che nella vita di tutti i giorni è un laborioso e conosciuto imprenditore agricolo locale, oltre a essere da tempo un volto noto, stimato e rispettato della politica amministrativa locale, ha immediatamente percepito il grave pericolo incombente sulla sua proprietà. «Allarmato da quei rumori, sono uscito velocemente e coraggiosamente fuori in cortile a controllare la situazione con una torcia. Mentre il cagnolino più piccolo era rintanato e ancora miracolosamente nascosto sotto al portico, visibilmente e profondamente spaventato a morte da quanto accaduto, nel buio mi era inizialmente e ingannevolmente sembrato di intravedere l’amata Lilli al sicuro, rannicchiata come sempre nella sua grande cuccia. Invece, avvicinandomi, mi sono purtroppo accorto che non c’era più nessuna traccia di lei». Il predatore, sfruttando l’oscurità e la forza fisica nettamente superiore, aveva già letalmente azzannato l’anziana meticcia portandosela via come facile preda.

Il macabro ritrovamento e l’allarme lupi nel Piacentino

La disperata, triste e concitata ricerca notturna e mattutina della fedele compagna a quattro zampe si è purtroppo, inevitabilmente e tragicamente conclusa nel peggiore, straziante e macabro dei modi possibili, confermando in toto i peggiori e cupi sospetti dell’imprenditore.
I poveri, straziati e irriconoscibili resti fisici della sfortunata cagnolina Lilli sono stati pietosamente e orribilmente ritrovati il giorno seguente, abbandonati all’aperto in un vasto campo agricolo situato molto vicino e a ridosso della casa padronale. Evidentemente, il possente lupo l’ha brutalmente e fisicamente trascinata di peso in quel luogo isolato dopo l’attacco per potersene cibare indisturbato lontano dalla luce dell’abitazione. Questo cruento, triste ed esecrabile episodio, purtroppo, non rappresenta affatto un banale, sfortunato e isolato caso statistico all’interno del vastissimo e agricolo territorio piacentino. In quella specifica, verdeggiante e popolosa zona geografica della provincia (esattamente situata a stretto ridosso dell’alveo del torrente Chiavenna e del vicino torrente Riglio), la presenza inquietante, solitaria e ravvicinata di un grosso lupo adulto è stata inequivocabilmente segnalata, fotografata e vista a occhio nudo da diversi e spaventati residenti anche pochissimi giorni fa, incredibilmente a metà e in piena mattinata soleggiata. I preoccupanti avvistamenti si moltiplicano a macchia d’olio: ben tre grossi esemplari in branco sono stati invece recentemente e limpidamente avvistati dalla parte territorialmente opposta del torrente Riglio, nei pressi della piccola frazione di Muradolo. E a pochissimi chilometri di distanza da lì, nella zona rurale di Saliceto di Cadeo, proprio nei giorni scorsi si è registrato l’ennesimo attacco predatore letale: è stato infatti brutalmente sbranato a morte un docile muflone, tenuto regolarmente, legalmente e tranquillamente all’esterno di una grande cascina privata provvista di recinzione. Gira insistentemente la voce, inoltre, che un altro sfortunato cane di proprietà sarebbe stato pesantemente e gravemente aggredito nei giorni scorsi nella medesima area, riuscendo miracolosamente a salvarsi.

L’appello di Cremonesi: “Proteggete gli animali, tenerli fuori è letale”

La dolorosissima, ingiusta e cruenta perdita della fedele Lilli (che ha eroicamente immolato la sua vita per salvare il cucciolo) si trasforma ora in un accorato, lucido e fortissimo grido di allarme rivolto all’intera comunità di residenti del territorio.
L’intento principale di Giampiero Cremonesi, seppur profondamente provato dal lutto familiare, non è banalmente quello di generare allarmismo cieco o fobie irrazionali contro i predatori selvatici, ma quello di diffondere una massiccia, reale e doverosa prevenzione logistica tra i concittadini. «Ho deciso apertamente e coraggiosamente di trovare la forza per raccontare pubblicamente e dettagliatamente ai media quanto mi è tristemente accaduto, per un solo e unico motivo: invitare caldamente e sollecitare tutti i proprietari di piccoli e grandi animali domestici a proteggerli fisicamente e logisticamente per quanto umanamente e strutturalmente possibile», conclude tristemente Cremonesi lanciando il suo duro e paterno avvertimento. «Purtroppo, alla luce della sempre più pressante, invadente e affamata presenza dei lupi a ridosso delle nostre sicure case, ostinarsi a lasciarli incustoditi a dormire all’esterno, anche sotto i portici e nei giardini privati, può essere oggettivamente, terribilmente e fatalmente pericoloso». Una nuova, amara e drammatica consapevolezza con cui chi abita nelle tranquille zone di campagna dovrà fare i conti ogni singola notte.

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