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Suoni Mobili accende la settimana tra Brianza, Milano e Lugano: dal Brasile all’Afro Night, nove giorni di live in luoghi da scoprire

🎶 Suoni Mobili entra nel vivo con una settimana densissima tra Brianza, Milano e Lugano: organo e galassie sonore, Brasile contemporaneo, Afro Night, fanfare techno e spiritualità afrobrasiliana in luoghi tutti da scoprire. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#SuoniMobili #Festival #Brianza #MusicaLive

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Xiaoyu Zhao

Redazione-  Un concerto al giorno, spesso più di uno, in chiese medievali, ville storiche, auditorium, piazze e spazi culturali tra Brianza, Milano e persino oltreconfine. Entra nel vivo la diciassettesima edizione di Suoni Mobili, il festival itinerante ideato da Musicamorfosi e promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi, che nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio propone una delle sue sequenze più dense e rappresentative: organo e visioni cosmiche, handpan, jazz-pop acustico, musica brasiliana, fanfare techno, reggae africano, tango sacro e sperimentazioni tra Oriente e Occidente.

Il festival, che proseguirà fino a Ferragosto, conferma la propria identità più riconoscibile: portare la musica fuori dai circuiti convenzionali e trasformare ogni appuntamento in un invito a scoprire un luogo. Un’idea che negli anni ha reso Suoni Mobili una delle manifestazioni estive più riconoscibili del Nord Italia, capace di muoversi tra la Brianza monzese e lecchese, Milano, Como e Lugano con una naturalezza che è ormai parte del suo linguaggio.

Si parte da Missaglia e Casatenovo tra organo, spiritualità e handpan

La terza settimana del festival si apre lunedì 29 giugno a Missaglia, nella basilica di San Vittore, con una serata doppia che ha il sapore dell’esplorazione sonora. Alle 20.30 il protagonista sarà Roberto Olzer, tra i più apprezzati organisti italiani, impegnato in un percorso attraverso alcuni brani celebri sul “re degli strumenti”. A seguire spazio a Interstellar, progetto che lo vedrà sul palco con Gabriele Cassone alla tromba, Gennaro Scarpato a didgeridoo e percussioni e Jo Cho come soprano, in un itinerario che unisce Bach, Purcell, Arvo Pärt, Urmas Sisask e persino Hans Zimmer, con una rilettura inedita delle musiche del film Interstellar.

Il giorno dopo, martedì 30 giugno, il festival si sposta nella piccola chiesa di Santa Margherita a Casatenovo, dove Gennaro Scarpato sarà al centro di quattro momenti musicali dedicati all’handpan. Lo strumento, accordato a 432 Hz, porterà il pubblico dentro un’esperienza intima e immersiva, tra sonorità metalliche e avvolgenti, pensate per evocare armonia e contemplazione.

Milano, Osnago e Desio tra jazz etereo, Brasile e fanfara techno

La giornata di mercoledì 1 luglio si articola su più fronti. A Milano, al Volvo Studio, il trio Março formato da Marta Frigo, Sofia Zavaglia e Martina Campi proporrà un set sospeso tra jazz, pop e world music, costruito su voci intrecciate, chitarre acustiche e un clima sonoro delicato e sognante. Nello stesso giorno, a Osnago, arriverà il fisarmonicista brasiliano Roger Correa, musicista in forte ascesa internazionale, capace di fondere milonga, chamamé, tango, candombe, choro e altri linguaggi sudamericani con il jazz e l’improvvisazione.

Sempre il 1 luglio, ma a Desio, il centro cittadino sarà attraversato dalla travolgente energia della Bandakadabra, fanfara urbana piemontese che fonde il groove della techno con la forza dei fiati, in uno spettacolo pensato per trasformare la strada in una grande dance hall all’aperto. Il live si inserisce nel programma diffuso dei Mercoledì di Desio, che unisce musica, danza aerea e intrattenimento per tutte le età.

Lugano e Cusano Milanino: il Brasile contemporaneo al centro del festival

Il 2 luglio segna una giornata fortemente brasiliana. Al LAC di Lugano salirà sul palco Bia Ferreira, cantante e compositrice tra le figure più interessanti della nuova scena brasiliana, capace di intrecciare R&B, soul, afrobeat, reggae e sonorità bahiane con testi che affrontano razzismo, diritti, corpo, omofobia e identità. La sua musica, che lei stessa definisce música de mulher preta, restituisce la dimensione politica e personale della canzone contemporanea sudamericana.

La stessa sera, a Cusano Milanino, tornerà invece Roger Correa, questa volta in quartetto con Edilson Forte, Tiê Pereira e Rodrigo Porciúncula, in un live che promette una sintesi brillante tra musica sudamericana e improvvisazione jazz. Il concerto sarà replicato il 3 luglio al LAC di Lugano, confermando la centralità dell’artista all’interno di questa settimana del festival.

Afro Night a Seregno e i canti sacri di Nilza Costa

Uno dei momenti più attesi arriverà sabato 4 luglio a Seregno, dove l’auditorium di piazza Risorgimento ospiterà l’Afro Night. La serata si aprirà alle 20 con il dj set L’Afrique c’est chic di Marco Casa detto Kaya e con la danza fusion e le percussioni di Africa Misso, gruppo guidato da Tetè da Silveira. Alle 22 sarà la volta della cantante senegalese Mariaa Siga, indicata da diversi osservatori come una delle voci africane più interessanti del momento. La sua musica fonde tradizione senegalese, blues, folk-jazz e reggae, in una formula intensa e coinvolgente.

Sempre il 4 luglio, ma ancora a Lugano, spazio a Nilza Costa, artista originaria di Salvador de Bahia, che porterà sul palco Cantigas, progetto basato su canti sacri in lingua yoruba, kimbundu e portoghese. Una proposta che unisce spiritualità afrobrasiliana, memoria, diaspora nera e improvvisazione, trasformando il concerto in un racconto musicale di forte intensità simbolica.

Domenica tra Puccini, musica cinese e chiusura a Usmate Velate

La settimana si chiuderà domenica 5 luglio con tre appuntamenti. A Casatenovo, nella chiesa di San Gaetano di Rogoredo, andrà in scena Nessun dorma, Puccini tra Torre del Lago e la Cina, con Xiaoyu Zhao al guzheng, Luca Taccardi al violoncello ed Eva Carazzolo all’organo. Il concerto promette un viaggio tra repertorio cinese e occidentale, fino al dialogo con Turandot.

Nel pomeriggio, a Usmate Velate, lo stesso guzheng di Xiaoyu Zhao sarà protagonista dell’evento sinestetico Il caro estinto, nella Cappella Giulini Della Porta, dove musica e scultura dialogheranno attorno al tema del cordoglio ottocentesco. La chiusura definitiva della settimana sarà affidata, sempre a Usmate Velate e questa volta a Villa Scaccabarozzi, a Nilza Costa e al suo Cantigas, per un ultimo appuntamento in cui spiritualità, ritmo e radici afrobrasiliane si incontrano.

Nel complesso, la nuova settimana di Suoni Mobili conferma la forza di un festival che continua a muoversi tra generi, territori e pubblici differenti, senza mai perdere il suo tratto più riconoscibile: fare della musica un modo per abitare i luoghi con occhi nuovi.

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Lifestyle

Il ritorno dell’aristocrazia europea in una villa segreta alle porte di Milano tra simboli e tradizione

🥂 Un incontro tra tradizione antica e visione reazionaria: tra ville patrizie e nobili esponenti, si discute del futuro dell’identità europea.

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#nobiltà #tradizione #Milano #cronacarosa

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Il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi, la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene e il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini ad una serata aristocratico reazionaria in una villa patrizia...

Milano – In un’atmosfera sospesa tra nostalgia del passato e restaurazione di un’identità perduta, una dimora storica ai confini del capoluogo lombardo ha riaperto le sue porte per una serata che ha richiamato le cronache mondane di un tempo. Tra stucchi dorati, ritratti di antenati e il riverbero di candelabri in argento, si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti esponenti di spicco di un’aristocrazia europea che oggi cerca di ricomporsi. L’evento ha riunito figure legate da vincoli di sangue e da una visione comune della società, in un contesto dove il protocollo e il rigore formale hanno dettato i ritmi della serata.

Il legame tra storia e nobiltà moderna

Al centro del dibattito e della convivialità si trovavano il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi e la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene. Entrambi rappresentano una generazione di eredi che, pur vivendo nel ventunesimo secolo, mantiene un legame indissolubile con le radici nobiliari di Russia e d’Europa. La loro presenza non è passata inosservata, attirando l’attenzione su quella che molti osservatori definiscono una rinascita di interesse verso le antiche casate. La principessa, nota per il suo impegno nella tutela del patrimonio culturale, ha dialogato con Stramezzi su temi legati alla conservazione delle memorie familiari, in un momento in cui la storia europea attraversa una fase di profonda trasformazione e incertezza identitaria.

La presenza di Roberto Jonghi Lavarini

A completare il quadro dei partecipanti, la figura di Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto dai più come il “barone nero”. La sua partecipazione ha conferito alla serata una connotazione marcatamente reazionaria, inserita in un filone politico e di pensiero che guarda con ammirazione alle strutture gerarchiche della vecchia Europa. In un contesto architettonico tipico delle dimore patrizie lombarde – caratterizzate da corti interne, pavimenti in marmo e vasti parchi privati che isolano la proprietà dal caos cittadino – Jonghi Lavarini ha esposto le sue tesi sulla necessità di un ritorno ai valori tradizionali. Il confronto tra il rigore formale della nobiltà e le istanze politiche contemporanee ha dato vita a un clima di intenso dibattito, lontano dai riflettori della cronaca quotidiana ma denso di significati per chi continua a credere in una società ordinata secondo i dettami della consuetudine.

Riflessioni sul futuro dell’identità europea

La villa, situata in un’area strategica tra la provincia milanese e la Brianza, ha fatto da palcoscenico a una riflessione che ha toccato il ruolo delle élite nel panorama attuale. Non si è trattato di un semplice ricevimento, bensì di un momento di aggregazione necessario per quegli ambienti che si sentono distanti dal linguaggio moderno. Mentre all’esterno il mondo corre veloce verso la digitalizzazione e la globalizzazione, all’interno delle mura protette della tenuta, gli ospiti hanno discusso di genealogie, diritto nobiliare e della difesa di un’eredità che rischia di essere dimenticata.

L’incontro si è concluso nelle ore tarde, in un silenzio tombale garantito dalla posizione isolata della villa, circondata da viali alberati che richiamano lo stile delle residenze di campagna di fine Ottocento. La scelta di non rendere pubblico il luogo esatto dell’incontro risponde a una precisa volontà di preservare l’esclusività e la riservatezza che appartengono a questo mondo. La serata si è confermata come un esperimento volto a testare la tenuta di certi circoli ideali che, pur agendo nell’ombra, continuano a tessere una tela fitta di contatti e influenze, guardando con occhio critico alle dinamiche di potere che oggi governano il continente Euroasiatico. In un mondo che cambia volto ogni giorno, i partecipanti hanno voluto ribadire che la sostanza del passato rimane, per loro, l’unica bussola affidabile per orientarsi nel futuro.

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La Fiat presenta la Quattrolino, l’erede della 600

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Quattrolino

Redazione-  Stai a vedere che alla fine una “nuova” 600 Multipla la fanno davvero. L’idea di riproporre in chiave moderna la storica monovolume, nata nel 1956 dalla matita di Dante Giacosa, è da qualche tempo un “pallino” di Olivier François, CEO di Fiat, che ne ha parlato in diverse occasioni. Un modello all’epoca rivoluzionario, capace di offrire sei posti, magari non comodissimi ma reali, in tre metri e mezzo di lunghezza. La cui eredità potrebbe essere raccolta dalla nuova Fiat Quattrolino.Il nome non è forse tra i più orecchiabili – e non è neanche detto che sia quello definitivo – ma racchiude in sé la filosofia del progetto: da un lato il richiamo alla nuova Topolino, microcar elettrica realizzata sulla base della Citroën Ami, dall’altro l’idea di un abitacolo per quattro persone. Un modello nato per ampliare la gamma di veicoli destinati alla città, pratici e accessibili, perfettamente coerente con la filosofia della Casa torinese.L’immagine pubblicata da Fiat racconta molto di come potrebbe essere la Quattrolino: carrozzeria alta, abitacolo avanzato e cofano praticamente assente, come nella Multipla del 1956, con proporzioni studiate per offrire il massimo dello spazio all’interno. Non sono da escludere, come già visto per la Topolino, future evoluzioni pensate per il trasporto commerciale in ambito urbano o varianti particolari come la Dolcevita.Come suggerisce il rendering ufficiale, l’auto sarà leggermente più lunga della Topolino (che misura 2,53 metri), mantenendo però le due portiere: per accedere alla seconda fila si ribaltano gli schienali della prima. Aria di famiglia anche nella forma del muso e dei fari, sia davanti sia dietro. Spartane le finiture, a partire dagli specchietti regolabili manualmente, mentre la maniglia incassata nel vetro rappresenta una soluzione originale che potrebbe evolvere nella versione definitiva.

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Il mistero del fiume Columbia torna a galla nel nuovo thriller di Kendra Elliot

📖 Vent’anni dopo, il passato torna a bussare alle porte del fiume Columbia. Non perdere l’ultimo, adrenalinico capitolo della serie di Kendra Elliot, “Una scia di sangue”, ora disponibile in libreria e negli store digitali per tutti gli appassionati di thriller mozzafiato.

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#KendraElliot #UnaSciaDiSangue #Thriller #IndomitusPublishing

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Kendra Elliot

Redazione-  Il mercato editoriale italiano si prepara ad accogliere una delle uscite più attese per gli amanti del genere crime. A partire dal 25 giugno, le librerie e gli store digitali ospiteranno “Una scia di sangue”, il quinto capitolo della serie “Columbia River”, firmato dalla penna di Kendra Elliot. Con un curriculum da oltre 15 milioni di copie vendute a livello globale e un seguito consolidato anche tra i lettori del Bel Paese — dove ha già superato la soglia delle 130 mila copie distribuite — l’autrice americana si conferma una delle voci più incisive nel panorama internazionale del brivido.

Un cold case che riemerge dal passato

La trama del nuovo romanzo prende le mosse da una ferita mai rimarginata, scavata vent’anni prima nelle fitte foreste dell’Oregon. La vicenda affonda le radici nella scomparsa di cinque adolescenti, un fatto di cronaca nera che sconvolse l’opinione pubblica. Di quel gruppo, solo due ragazzi furono ritrovati, abbandonati sulla sponda del fiume Columbia dopo aver subito torture fisiche. Tra loro c’era Devin Bonner, l’unico a sopravvivere, ma il cui ricordo di quegli eventi è rimasto sigillato dietro una barriera psicologica insormontabile.

Oggi, a distanza di due decenni, la tranquillità viene spezzata dal brutale omicidio di un podcaster di true crime, rinvenuto cadavere proprio nello stesso luogo dove si consumò la tragedia del passato. Il modus operandi non lascia spazio a dubbi: qualcuno ha deciso di riaprire il sipario su un dramma che in molti speravano fosse stato sepolto dal tempo. La riattivazione di questo cold case chiama in causa l’agente speciale dell’FBI Mercy Kilpatrick, affiancata dal marito Truman Daly, capo della polizia locale. La coppia si trova a dover gestire una minaccia che non guarda in faccia nessuno, trascinando nella spirale di violenza anche Ollie Smith, un giovane orfano protetto proprio da Daly.

La sfida di decifrare la memoria

Il nucleo centrale del libro, curato in Italia da Indomitus Publishing, non è soltanto la caccia a un killer seriale, ma la corsa contro il tempo per sbloccare la mente di Devin Bonner. Gli investigatori sanno bene che, finché il trauma rimarrà sepolto, il pericolo per la comunità non potrà essere neutralizzato. L’intreccio, che si sviluppa in 402 pagine serrate, gioca costantemente sul filo della tensione emotiva, alternando le indagini forensi di Kilpatrick a una introspezione psicologica dei personaggi, capaci di regalare al lettore colpi di scena distribuiti con precisione chirurgica.

Davide Radice, editore di Indomitus Publishing, sottolinea come la serie “Columbia River” riesca a mantenere alta l’asticella della qualità narrativa, riunendo figure ormai familiari al pubblico che ha imparato ad amare lo stile dell’autrice. “Si tratta di un’opera che mescola abilmente narrazione di inchiesta e oscurità dei traumi – afferma Radice –. La struttura del racconto è pensata per non concedere tregua, spingendo costantemente il lettore a voltare pagina per scoprire il prossimo tassello di un puzzle complesso”.

Un successo basato sulla cura del dettaglio

Kendra Elliot non è una neofita della suspense. La sua carriera, iniziata quasi per gioco nel 2006 dopo anni passati a divorare i classici polizieschi, è stata premiata con tre riconoscimenti Daphne du Maurier e numerose presenze nelle classifiche dei best seller del Wall Street Journal. Il suo approccio alla scrittura è pragmatico: l’obiettivo primario è sempre stato l’intrattenimento del lettore, attraverso una costruzione solida dei drammi investigativi. “Una scia di sangue” si inserisce perfettamente in questo solco, offrendo una narrazione che evita i cliché per concentrarsi sulla solidità degli indizi e sulla credibilità delle dinamiche investigative.

Per chi volesse intraprendere questa lettura, il volume è disponibile sia in formato cartaceo, al prezzo di 19,99 euro, sia in versione ebook a 7,99 euro, con inclusione nel catalogo Kindle Unlimited per gli abbonati. La pubblicazione rappresenta un tassello fondamentale per chi segue il percorso di Mercy Kilpatrick, un personaggio che negli anni è diventato un’icona del thriller contemporaneo. Mentre le indagini procedono tra i boschi dell’Oregon e le ombre del passato si allungano sul presente, il lettore è invitato a porsi una domanda semplice: è possibile sfuggire alle colpe di vent’anni prima quando la scia di sangue torna a scorrere sotto i propri occhi?

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