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Attualità

Caccia e agricoltura: il ddl 1552 segna la svolta per il controllo della fauna selvatica

🐗 Il ddl 1552 approvato al Senato apre la strada a una gestione più efficace della fauna selvatica, riconoscendo finalmente il ruolo di tutela degli agricoltori sul territorio.

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Cacciatore

Redazione- Roma, nella sede istituzionale di Palazzo Madama, si è concretizzato un passaggio legislativo che promette di mutare radicalmente il rapporto tra le produzioni primarie e la gestione del patrimonio faunistico nazionale. Il Senato ha infatti approvato il ddl 1552, un provvedimento che mira a revisionare l’ormai obsoleta legge 157 del 1992, superando trent’anni di immobilismo normativo. Per le imprese agricole dislocate lungo tutto lo stivale, dalla Pianura Padana alle zone collinari dell’Appennino centrale e meridionale, fino ai terreni impervi delle aree montane, questa riforma rappresenta un primo, necessario passo verso la tutela del reddito e della sicurezza rurale.

La fine di un’era normativa per la gestione del territorio

La legge 157/92, nata in un contesto storico e ambientale profondamente diverso da quello odierno, non è più in grado di regolare le dinamiche di una fauna selvatica che, nel corso dei decenni, ha visto una proliferazione incontrollata. Gli imprenditori agricoli che operano quotidianamente tra i confini di province come Perugia, Grosseto o Cuneo, denunciano da tempo devastazioni alle colture che compromettono la sopravvivenza stessa delle aziende. La perdita di redditività, legata a doppio filo all’abbandono dei presidi agricoli nelle aree più fragili, ha innescato un circolo vizioso: meno coltivatori significano meno controllo del suolo e, di conseguenza, una maggiore espansione delle popolazioni selvatiche che, prive di corretti meccanismi di gestione, invadono spazi antropizzati, strade provinciali e centri abitati, sollevando seri dubbi anche sul fronte della sicurezza pubblica.

Confagricoltura ha accolto con favore il testo approvato, sottolineando come la proliferazione di alcune specie non sia più soltanto un problema di raccolti danneggiati, ma una questione di equilibrio ecosistemico. Il tema della Peste Suina Africana, che sta colpendo duramente i comparti zootecnici nazionali, agisce da monito: la densità di esemplari non può eccedere la capacità di carico dell’ambiente. Senza interventi mirati e tempestivi, il rischio è quello di un collasso ulteriore della biodiversità, paradossalmente protetta solo in teoria, ma nei fatti minacciata da un sovrannumero che altera le dinamiche naturali di boschi e pascoli.

Il ruolo dell’imprenditore agricolo come custode attivo

Tra le novità sostanziali introdotte dal ddl 1552, spicca il coinvolgimento diretto del tessuto agricolo nelle operazioni di contenimento. La possibilità di estendere il novero dei soggetti attuatori dei piani di controllo anche agli agricoltori, ai proprietari e ai conduttori dei fondi, risponde a una richiesta di pragmatismo avanzata dal settore. Non si tratta di stravolgere gli assetti ambientali, ma di riconoscere all’imprenditore il ruolo di primo guardiano del territorio. Operare sui propri appezzamenti, in sinergia con i piani di gestione, permette di ottimizzare le risorse e di intervenire con la rapidità che la natura impone, laddove una burocrazia lenta e centralizzata ha fallito nel rispondere alle esigenze locali.

Un altro pilastro del provvedimento riguarda il rafforzamento delle Aziende Faunistico Venatorie e di quelle Agrituristico Venatorie. Queste realtà non svolgono solo un compito legato alla pratica venatoria, ma agiscono come presidio contro il dissesto idrogeologico. La cura dei boschi e la gestione dei pascoli, attuate attraverso queste strutture, diventano strumenti fondamentali per la prevenzione degli incendi estivi, piaga che ogni anno brucia migliaia di ettari di suolo italiano, dal Salento alle colline toscane.

Inoltre, il ruolo strategico di queste aree nella cattura della CO2 e nella salvaguardia degli ecosistemi locali pone l’agricoltura al centro delle nuove politiche climatiche. Proteggere la fauna selvatica, in questo senso, significa gestire attivamente il numero degli esemplari, garantendo che la presenza di cinghiali, cervi e caprioli resti entro limiti compatibili con le produzioni di pregio che caratterizzano il Made in Italy. Il ddl 1552 non è dunque solo una modifica legislativa, ma un cambio di paradigma: la natura deve tornare a essere un sistema governato, non un elemento lasciato all’abbandono, garantendo così la stabilità delle attività produttive italiane e la salute di un territorio unico al mondo per varietà e ricchezza ambientale.

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Attualità

Ustica, 46 anni di memoria e l’eterna richiesta di una verità piena sul disastro dei cieli

🕯️ A 46 anni dalla strage di Ustica, il dolore resta intatto e la memoria esige verità. Fabio Rampelli interviene sul silenzio che ancora circonda il disastro del volo Itavia: è tempo di chiarire ogni sospetto di depistaggio.

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#Ustica #Verità #Memoria #StrageUstica

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Ustica

Redazione-  Roma, nel cuore del dibattito politico e civile italiano, il ricordo della tragedia di Ustica si rinnova con una intensità che non accenna a diminuire, nonostante il passare dei decenni. A 46 anni dal tragico 27 giugno 1980, quando il volo Itavia IH870 scomparve dai radar precipitando nelle acque del Tirreno, la ferita rimane aperta. Il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, ha colto l’occasione dell’anniversario per ribadire la necessità di mantenere alta l’attenzione su una delle pagine più oscure della Repubblica. Le parole di Rampelli, pronunciate tra le aule di Montecitorio e rivolte simbolicamente verso quel tratto di mare che separa la terraferma siciliana dall’isola palermitana, sollevano dubbi che, ancora oggi, scuotono l’opinione pubblica.

Una ferita profonda nella storia della Repubblica

Il dolore dei familiari delle ottantuno vittime innocenti non è mai stato scalfito dal tempo. Per le famiglie riunite nell’associazione presieduta per anni da Daria Bonfietti, ogni 27 giugno rappresenta un momento di raccoglimento, ma soprattutto una richiesta perentoria di risposte definitive. Rampelli ha sottolineato come il trascorrere degli anni non abbia lenito una sofferenza che attraversa trasversalmente la memoria della comunità nazionale. La tragedia di Ustica non è soltanto un evento isolato avvenuto nei cieli tra Ponza e Ustica; si configura come un punto di rottura nel patto sociale di fiducia tra lo Stato e i suoi cittadini.

Il punto centrale del richiamo del Vicepresidente della Camera risiede nell’interrogativo sulla completezza del percorso giudiziario. Sebbene la giurisprudenza abbia delineato uno scenario, nel sentire comune e in ampie frange della politica permane la convinzione che la verità processuale sia soltanto una parte di un mosaico molto più vasto. La richiesta di Rampelli è drastica: è necessario ricomporre integralmente i fatti senza lasciare zone d’ombra, affrontando con coraggio la persistenza di segreti che hanno condizionato la storia del nostro Paese per quasi mezzo secolo.

Il sospetto del depistaggio e l’interrogativo sui servizi

Le parole di Fabio Rampelli si spingono oltre il doveroso cordoglio, toccando le corde della sicurezza nazionale e dell’intelligence. Il Vicepresidente pone una questione di logica politica: se uno Stato come l’Italia, che vanta un apparato di intelligence riconosciuto tra i più efficaci a livello internazionale e che intrattiene alleanze strategiche consolidate con i paesi della Nato e con Israele, non è riuscito in oltre quattro decenni a identificare i responsabili materiali e i mandanti dell’abbattimento del DC-9, allora il problema risiede altrove.

“Qualcosa non torna”, ha dichiarato l’esponente di Fratelli d’Italia, aprendo a una considerazione che per anni è stata il fulcro delle battaglie di chi ha cercato di squarciare il velo di omertà sulla vicenda. Il riferimento ai sospetti di depistaggio non è una novità, ma la sua riproposizione in una sede istituzionale così elevata conferma che il caso Ustica rimane, a tutti gli effetti, un tema politico attivo. La domanda che resta sospesa, e che si intreccia con il lavoro delle commissioni parlamentari d’inchiesta che si sono susseguite negli anni, riguarda la capacità dello Stato di tutelare la verità rispetto agli interessi di geopolitica che, in quella calda estate del 1980, trasformarono il Mediterraneo in un teatro di confronto bellico non dichiarato.

Il dovere delle istituzioni, secondo la prospettiva indicata da Rampelli, è quello di non considerare mai “chiuso” un capitolo finché la verità non sarà specchiata nelle azioni di chi aveva il dovere di proteggere quei cieli. Nel silenzio di una piazza o nell’aula di un tribunale, il ricordo degli ottantuno passeggeri del volo Itavia resta, ancora oggi, il monito più potente contro ogni forma di insabbiamento o omertà di Stato. La battaglia per Ustica prosegue, scandita dalla volontà di onorare le vittime attraverso l’unica forma possibile di giustizia: la piena trasparenza su quanto accadde realmente quella tragica notte di giugno.

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Politica

Isernia consolida il proprio ruolo politico con il vertice nazionale di Evoluzione e Libertà

📢 Il movimento Evoluzione e Libertà si radica nel territorio molisano: il vertice di Isernia segna l’avvio della fase di programmazione strategica verso i prossimi appuntamenti elettorali.

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vertice nazionale di Evoluzione e Libertà

Isernia, città simbolo del cuore pulsante tra l’Appennino molisano e la valle del Volturno, è stata teatro nella giornata di oggi, 27 giugno 2026, di un evento che segna un cambio di passo nella geografia politica locale. Il capoluogo pentro, noto per le sue radici storiche che affondano nel Paleolitico, ha ospitato un tavolo di lavoro strategico del gruppo dirigente di Evoluzione e Libertà, un momento di confronto che ha riunito i vertici nazionali del movimento per definire le linee programmatiche destinate a incidere sul futuro del Molise.

Una strategia radicata tra le strade di Isernia

L’incontro si è svolto in un clima di elevata attenzione, confermando come il territorio di Isernia, con le sue piazze storiche come Piazza Celestino V e le sue vie nevralgiche, sia diventato il centro nevralgico di una nuova stagione di attivismo. Il dibattito si è concentrato sulle criticità che investono la regione, dalle infrastrutture alle prospettive occupazionali per i giovani molisani. A guidare i lavori sono stati presenti figure di primo piano dello scacchiere nazionale: il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, il Coordinatore Nazionale, Diego Sardellitti, insieme al Responsabile Nazionale per l’Istruzione e Formazione, Giancarlo Baglione, e al Responsabile Nazionale per la Transizione Ecologica, Davide Frecentese. A fare gli onori di casa, in rappresentanza della struttura locale, il Coordinatore Regionale per il Molise, Gaetano Marcello.

La scelta di Isernia non è stata casuale. Il movimento ha inteso sottolineare, attraverso questa presenza fisica, la volontà di dialogare con la provincia di Isernia e il vicino territorio di Campobasso, in una regione che necessita di risposte immediate per contrastare lo spopolamento e favorire il rilancio economico. La crescita di consensi registrata in questi mesi non riguarda solo i centri maggiori, ma si sta estendendo in modo capillare lungo i comuni della provincia, intercettando professionisti, amministratori locali e cittadini stanchi delle vecchie logiche partitiche.

Il legame con i fondatori e la costruzione dell’agenda politica

Il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, ha voluto sottolineare con forza quanto il successo del movimento sul territorio molisano sia debitore della visione dei vertici nazionali. «Il Molise è uno snodo fondamentale per la crescita del nostro progetto su scala nazionale», ha dichiarato Quadrini al termine del confronto. «Il radicamento che stiamo osservando non è il caso, ma l’esito di una semina avviata dai nostri fondatori. Il merito va attribuito in primis al Presidente del partito, Mirko Greco, e al Segretario Nazionale, Giuseppe Basile. Sono stati loro a intuire, prima di chiunque altro, la necessità di dare vita a questa realtà politica, infondendo in noi il coraggio di scommettere su un progetto che mette al centro le esigenze reali dei territori».

Il concetto di “prossimità” è apparso come la parola chiave di questa giornata. Non più una politica calata dall’alto, ma una struttura che si organizza partendo dalle necessità dei singoli comuni molisani, analizzando le dinamiche della transizione ecologica in una terra a forte vocazione agricola e ambientale, e ponendo l’accento sulla formazione professionale come strumento di riscatto sociale.

Il Coordinatore Regionale, Gaetano Marcello, ha ribadito l’entusiasmo della base: «La riunione odierna a Isernia è soltanto l’inizio. Stiamo costruendo una rete solida che attraversa tutto il Molise, con il sostegno costante del Presidente Greco e del Segretario Basile, che rappresentano il motore imprescindibile del nostro impegno. Siamo pronti a confrontarci con gli elettori nei prossimi appuntamenti elettorali, forti di una visione chiara e di una struttura organizzativa che, a differenza del passato, vuole essere presente ogni giorno tra la gente».

Nei prossimi giorni il movimento ha già pianificato un calendario di incontri pubblici che toccheranno i principali centri della regione. Saranno occasioni di ascolto e condivisione programmatica per illustrare in modo minuzioso le proposte di Evoluzione e Libertà. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare il consenso, oggi in netta ascesa, in un programma di governo capace di invertire la rotta di una regione che cerca da tempo un nuovo protagonismo nello scenario nazionale e nel contesto del Centro-Sud Italia.

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Attualità

Il confronto tra due volti storici della politica romana: Walter Veltroni e Gianni Alemanno tornano in tv su Rai 3

⚖️ Walter Veltroni e Gianni Alemanno si confrontano negli studi di Rai 3 per analizzare il futuro politico del Paese, tra attualità, cronaca nera e giustizia. Non perdere l’appuntamento di lunedì sera alle 21.15 con Filorosso.

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#Filorosso #Rai3 #Roma #PoliticaItaliana

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Il confronto tra due volti storici della politica romana: Walter Veltroni e Gianni Alemanno tornano in tv su Rai 3

Roma – Il dibattito pubblico nazionale si sposta nuovamente sotto l’occhio attento delle telecamere di viale Mazzini. Lunedì 29 giugno 2026, a partire dalle 21.15, la terza puntata del programma di approfondimento “Filorosso” punta i riflettori su due figure che hanno segnato profondamente la storia amministrativa della Capitale. Gli ex sindaci di Roma, Walter Veltroni e Gianni Alemanno, saranno i protagonisti di un doppio confronto – seppur in momenti separati – condotto in studio da Antonino Monteleone e Adele Grossi. L’appuntamento, trasmesso in diretta su Rai 3 e disponibile simultaneamente sulla piattaforma RaiPlay, promette di analizzare i temi caldi che stanno definendo l’agenda politica e sociale del Paese.

Il confronto tra i due ex primi cittadini di Roma

L’attenzione mediatica è rivolta soprattutto al ritorno televisivo di Gianni Alemanno. L’ex sindaco del centrodestra, che ha guidato Palazzo Senatorio tra il 2008 e il 2013, si presenterà in studio portando con sé l’esperienza maturata negli ultimi mesi. Alemanno ha infatti appena terminato un periodo di detenzione di un anno e mezzo, legato a vicende giudiziarie riguardanti il traffico di influenze. Proprio in virtù di questa recente condizione, il suo intervento si concentrerà non solo sulla stretta attualità politica, ma anche sulle criticità del sistema penitenziario italiano, un tema su cui ha annunciato di voler continuare a lavorare per accendere un faro sulla dignità umana all’interno degli istituti di pena.

Dall’altra parte, il programma accoglierà Walter Veltroni. Il leader che ha guidato la sinistra romana e nazionale, oggi attivo principalmente come scrittore e autorevole editorialista, offrirà la sua visione sugli equilibri geopolitici e sulle spinte che muovono il governo attuale. Il confronto con gli storici avversari politici si sposta dunque su un piano di analisi giornalistica, cercando di decifrare le mutazioni del consenso e la tenuta delle istituzioni democratiche in un contesto europeo e globale sempre più complesso. Il parterre degli ospiti sarà completato dalla presenza di Daniele Capezzone, direttore del quotidiano “Il Tempo”, e di Antonio Padellaro, penna storica de “Il Fatto Quotidiano”, garantendo una pluralità di voci necessaria per un dibattito equilibrato.

Dalla cronaca nera ai casi giudiziari nazionali

“Filorosso” non si limiterà però alla politica. La redazione del programma ha scelto di dedicare una parte sostanziale della serata a temi che toccano da vicino la sensibilità della magistratura e della sanità pubblica. Al centro della discussione troverà spazio la drammatica vicenda occorsa presso l’ospedale Monaldi di Napoli, dove il piccolo Domenico ha perso la vita in seguito a un trapianto di cuore che si è rivelato fatale. La presenza in studio dei genitori, Patrizia Mercolino e Alfonso Antonio Caliendo, rappresenta un momento di grande impatto emotivo, volto a far luce sulle falle di un sistema sanitario che spesso finisce sotto la lente di ingrandimento per errori medici di rara gravità.

La puntata si concluderà con un approfondimento sulle pagine più oscure della cronaca nera giudiziaria italiana: il caso di Garlasco. A distanza di anni, l’omicidio di Chiara Poggi continua a generare quesiti e accesi dibattiti tra esperti e opinione pubblica. Per analizzare gli ultimi sviluppi, il programma ha riunito un team multidisciplinare che include l’avvocato Antonio De Rensis e la criminologa Flaminia Bolzan. Il collegamento esterno vedrà inoltre la partecipazione del direttore di “Gente”, Umberto Brindani, insieme al biologo Luciano Garofano, al chimico forense Oscar Ghizzoni e alla content creator Francesca Bugamelli, in una disamina tecnica volta a ricostruire i passaggi salienti che hanno caratterizzato il percorso investigativo e processuale.

Il pubblico potrà seguire gli aggiornamenti del programma anche attraverso il profilo Instagram ufficiale @filorosso_rai, dove saranno pubblicate clip e retroscena della serata. La scelta di alternare volti noti della politica capitolina a casi di cronaca nera conferma la volontà di Rai 3 di creare una narrazione capace di unire il racconto dei palazzi del potere alle vicende umane che colpiscono quotidianamente le famiglie italiane, mantenendo alto il livello dell’informazione pubblica.

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