“Leggo per legittima difesa” cresce e diventa festival: 19 appuntamenti tra libri, laboratori, visite guidate e concerto di Ferragosto
📚 “Leggo per legittima difesa” diventa festival e porta in sei Comuni dell’Aquilano 19 appuntamenti tra libri, laboratori, visite guidate e il concerto di Ferragosto. Un’estate diffusa tra cultura, territorio e incontro con gli autori. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
Pettorano sul Gizio – Da rassegna dedicata ai libri a festival diffuso capace di intrecciare narrazioni, arte, musica e valorizzazione del territorio. “Leggo per legittima difesa” compie un salto di qualità e per l’estate 2026 si presenta in una veste più ampia, con 19 appuntamenti in programma dal 4 luglio al 28 agosto tra incontri con gli autori, laboratori creativi, visite guidate e il tradizionale Concerto di Ferragosto. Il festival itinerante toccherà sei Comuni della provincia dell’Aquila: Pettorano sul Gizio, Sulmona, Pratola Peligna, Raiano, Pacentro e Campo di Giove.
La manifestazione è organizzata e promossa dall’associazione culturale Terza Pagina, con la direzione artistica della giornalista Chiara Buccini, e arriva quest’anno alla decima edizione, sommando sette appuntamenti estivi e tre invernali realizzati tra il 2020 e il 2025. L’evoluzione in festival segna una nuova fase di crescita per un progetto che, nato nel cuore dell’estate pandemica, si è progressivamente trasformato in un punto di riferimento per lettori, autori, operatori culturali e amministrazioni locali.
Sei Comuni e un programma che unisce libri, territorio e spettacolo
Il cartellone 2026 è costruito come un percorso diffuso tra luoghi simbolici e temi molto diversi tra loro. In tutto sono previste 11 presentazioni di libri, 4 incontri-laboratorio, 3 visite guidate e un concerto speciale nella settimana di Ferragosto. La scelta degli autori e delle case editrici segue, come nelle precedenti edizioni, una linea editoriale ampia: dalla psicoanalisi alla medicina, dalla scienza al noir, dalla letteratura per l’infanzia allo sport, fino al teatro e alla figura di Eleonora Duse.
La direzione artistica sottolinea proprio questo passaggio: il festival non si limita più agli incontri con gli autori, ma allarga il raggio d’azione ad attività capaci di promuovere il territorio e di costruire occasioni di partecipazione più varie. In un’area come la Valle Peligna e l’entroterra aquilano, dove i borghi cercano sempre più spesso nella cultura una leva di attrattività e identità, un programma di questo tipo assume anche un valore strategico.
L’apertura a Pettorano e gli incontri tra scienza, narrativa e infanzia
L’inaugurazione è fissata per il 4 luglio a Pettorano sul Gizio, al Castello Cantelmo, con Adelia Lucattini e il suo libro Psicoanalisi e infanzia. Vademecum per genitori, nonni, educatori, intervistata da MariaLuisa Roscino. Il secondo appuntamento, il 9 luglio a Pratola Peligna, porterà invece il pubblico dentro una riflessione tra scienza e cosmologia con Luigi Vacca e il volume La vita oltre la Terra. Il paradosso di Fermi – dove sono le civiltà extraterrestri?.
Il 17 luglio a Sulmona spazio a una presentazione spettacolarizzata della nuova edizione del Giornalino di Gian Burrasca di Vamba, con la presenza dell’editore Gabriele Nero. Nei giorni successivi il festival continuerà ad alternare linguaggi e pubblici: il 23 luglio al Bagnaturo di Pratola Peligna è previsto un laboratorio didattico e creativo per bambini con Alessia Roselli e Storia di un coso, mentre il 24 luglio a Pettorano arriverà Sandro Batzella con Anatomia dell’essere. Dalla filosofia alla fisiologia.
Sport, fumetto, Duse e noir nel cuore dell’estate
Tra gli appuntamenti più originali c’è quello del 26 luglio a Pettorano sul Gizio con Quarti di gloria, storie a un passo dal podio, firmato da Serena Sartini e Gerardo De Vivo, libro che attraversa lo sport dal punto di vista di chi sfiora la gloria olimpica senza salire sul podio. Il giorno prima, 25 luglio, a Campo di Giove è atteso Marco Taddei con La mula e un altro racconto, mentre il 29 luglio a Pacentro si terrà una visita guidata curata da NaTourArte.
Agosto si aprirà a Raiano con il laboratorio per bambini Gli inventori del Ri-Uso, dedicato al riciclo creativo, mentre il 2 agosto Pettorano ospiterà Un mese negli Abruzzi diario di viaggio di metà dell’Ottocento di Cesare Malpica. Il 5 agosto a Sulmona si parlerà di artigianato tradizionale con Mani che raccontano: l’arte del presepe di Giuseppe Avolio, mentre il 7 agosto a Pacentro sarà protagonista Maria Pia Pagani con La bambola di Eleonora Duse, appuntamento che porterà il festival nelle atmosfere del grande teatro.
L’11 agosto Raiano accoglierà il noir di Barbara Di Castri con Omicidio sulla spiaggia di velluto, prima di lasciare spazio, il giorno seguente, a uno dei momenti più attesi dell’intera rassegna.
Il concerto di Ferragosto e la chiusura tra Strega e Liberty
Il 12 agosto a Campo di Giove, alle 21.30, andrà in scena il Concerto di Ferragosto, con Giuliano Angelozzi ai flauti e un ensemble di fisarmoniche composto da Paolo Bernabei, Mena De Nicola, Gabriele Di Pasquale e Alessandro Tortora. Un appuntamento che conferma la volontà del festival di tenere insieme parola scritta e dimensione musicale, creando un momento di festa collettiva nel pieno dell’estate abruzzese.
Nel finale troveranno spazio anche il libro candidato al Premio Strega 2025, Il quarto piano di Riccardo De Gennaro, in programma il 26 agosto a Pacentro, e Fantasmalie di Michela Di Lanzo, atteso il 27 agosto a Pettorano. La chiusura, il 28 agosto a Pratola Peligna, sarà affidata a una visita guidata alla scoperta del Liberty, ancora una volta a cura di NaTourArte.
Tutti gli appuntamenti sono gratuiti. Le letture durante le presentazioni saranno affidate agli attori Francesca Galasso e Pietro Becattini. Il festival è sostenuto da Fondazione CarispAQ, BCC Pratola Peligna, ISE Impianti di Sulmona, Patronato Labor, Farmacia Del Carmine, Campus Sulmona e Il Telefono Sulmona.
Ferragosto a Roma: cinema, bunker segreti e notti punk. L’Estate Romana non va in vacanza!
Chi resta a Roma ad agosto è un privilegiato, e vi spieghiamo perché! 🤩 🏛️ Dai cinema gratuiti per fuggire al caldo (con l’omaggio a Troisi a Villa Borghese) fino alle notti folli sul tetto del Casilino Sky Park a suon di punk e cover dei Pink Floyd. L’Estate Romana esplode con centinaia di eventi per tutti i gusti! Riaprono persino i bunker segreti di Villa Torlonia e l’Ara Pacis si illumina di notte per mostrarvi i suoi colori originali. Leggete la nostra guida definitiva per vivere un Ferragosto indimenticabile nella Città Eterna! 👇 🍿
Roma – Chi ha deciso (per scelta o per necessità) di trascorrere la settimana di Ferragosto in città, non ha alcun motivo per rimpiangere le spiagge affollate. La Capitale, infatti, si trasforma nel più grande e affascinante palcoscenico a cielo aperto d’Italia. L’Estate Romana 2026 entra nel suo momento più caldo (e al contempo rinfrescante) con un cartellone di appuntamenti sterminato, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale. Non parliamo solo di eventi concentrati nel centro storico, ma di una vera e propria invasione culturale che si spinge fino alle periferie, intrecciando grandi istituzioni a progetti creativi nati dal basso. Dai cinema climatizzati alle notti punk sui tetti, fino all’apertura straordinaria dei bunker della Seconda Guerra Mondiale: ecco una guida ragionata agli appuntamenti imperdibili fino al 27 agosto.
Cinema gratis al fresco e l’omaggio a Massimo Troisi a Villa Borghese
Per combattere la morsa dell’afa, torna provvidenziale il progetto Il Grande Freddo. Fino al 14 agosto, i cittadini avranno a disposizione ben dieci sale cinematografiche climatizzate sparse per la città, che offriranno gratuitamente due proiezioni giornaliere per tutte le età. Un vero e proprio “rifugio” culturale in collaborazione con ANEC Lazio.
Per chi preferisce il fascino della visione sotto le stelle, le arene all’aperto offrono un menù ricchissimo. Al Teatro Tor Bella Monaca, dal 18 al 30 agosto, andrà in scena Cinema di Raccordo 2, una rassegna indipendente che esplorerà il cinema d’autore contemporaneo. Imperdibile, invece, il programma della Casa del Cinema, incastonata nel cuore verde del Parco di Villa Borghese. Nell’arena Ettore Scola andrà in scena un commosso e doveroso omaggio all’indimenticabile Massimo Troisi, con la proiezione gratuita di capolavori come Il postino, Scusate il ritardo e Le vie del signore sono finite. Spazio anche ai grandi anniversari hollywoodiani: l’incubo onirico di Blue Velvet e l’emozione generazionale di Stand by Me – Ricordo di un’estate compiono quarant’anni e torneranno a splendere sul grande schermo.
Musica sotto le stelle a Roma Est: dai Pink Floyd al punk sul tetto del Casilino Sky Park
Chi ha voglia di far vibrare la notte troverà la sua casa sul tetto del parcheggio multipiano del Casilino Sky Park (a Roma Est). Qui, dal 21 al 30 agosto, esploderà l’energia di FLO’ – FuoriLuogo, un festival nato dal basso che unisce rigenerazione urbana e pura aggregazione. L’ingresso è gratuito (con sottoscrizione) e il calendario è una montagna russa musicale: dal djset del 21 agosto al grande tributo ai Pink Floyd (22 agosto), passando per la festa dedicata ai fan dei Pinguini Tattici Nucleari (23 agosto), fino ad arrivare a una vera e propria rassegna di stand-up comedy (26 agosto) e a una serata “Only Punk” il 27 agosto, dedicata a chi non vuole proprio saperne di andare a dormire presto.
Danza senza barriere e l’incredibile discesa nel Bunker di Villa Torlonia
L’Estate Romana è anche sinonimo di inclusione sociale. Fino all’autunno proseguirà “Danzare per includere”, un meraviglioso progetto (curato dall’Associazione Parkin Zone APS) che porta sessioni gratuite di danza performativa in luoghi iconici come il Colosseo e Villa Giulia, coinvolgendo in modo specifico persone affette da malattia di Parkinson e patologie neurologiche. Un inno potentissimo alla vita e alla dignità umana.
Per gli amanti dei misteri e della grande Storia, a Ferragosto e per tutto il mese resteranno aperti gli imponenti Rifugi antiaerei e il Bunker di Villa Torlonia, costruiti sotto il Casino Nobile durante la Seconda Guerra Mondiale. Un viaggio inquietante e suggestivo nelle viscere della terra, per non dimenticare le ore più buie del nostro passato.
L’Ara Pacis si illumina di notte e la chiamata agli artisti per il Trullo
Anche i grandi musei non chiudono i battenti (resteranno regolarmente aperti a Ferragosto). Continua a mietere successi l’esperienza de “L’Ara si rivela”: ogni weekend l’Ara Pacis prende vita di notte grazie al videomapping, che restituisce al marmo i suoi antichi e sgargianti colori originali, accompagnato da una suggestiva narrazione in cuffia.
Infine, un richiamo al futuro e alla creatività urbana: c’è tempo fino al 30 agosto per candidarsi a “Il Mercato dell’Arte”, il progetto folle e bellissimo che trasformerà gli storici banchi del Mercato del Trullo in veri e propri atelier d’artista aperti al pubblico. L’arte esce dai salotti e scende in strada, per mischiarsi alla vita vera dei romani.
Ci sono premi che consegnano una targa. E ce ne sono altri che provano a fare qualcosa di più: fermare per un momento il rumore delle cose e dire a una persona: “Abbiamo visto quello che hai fatto. E pensiamo che valga la pena raccontarlo.”
“Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, nasce esattamente da questa idea.
Redazione- Ci sono premi che consegnano una targa. E ce ne sono altri che provano a fare qualcosa di più: fermare per un momento il rumore delle cose e dire a una persona: “Abbiamo visto quello che hai fatto. E pensiamo che valga la pena raccontarlo.”
“Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, nasce esattamente da questa idea.
Non una gara. Non una classifica. Non la ricerca del personaggio più famoso. Piuttosto, un tentativo di mettere intorno allo stesso tavolo persone che hanno percorso strade diverse e che, proprio attraverso quelle strade, hanno contribuito a costruire il volto contemporaneo dell’Umbria.
La prima edizione, ospitata nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri a Spoleto, ha riunito 26 protagonisti. Ventisei storie che non hanno molto in comune, se non una parola che le attraversa tutte: impegno.
C’è chi ha scelto l’arte, chi l’architettura, chi l’editoria, chi la cultura, chi l’impresa, chi la comunicazione. Professioni diverse, caratteri diversi, esperienze diverse. Ma il punto non era uniformare queste differenze. Era metterle una accanto all’altra.
E forse è proprio questo il dato più interessante della manifestazione.
In foto la scrittrice Eleonora Benedetti, l’artista Luca Cisternino e il presentatore Massimo Zamponi
In una società nella quale siamo spesso abituati a conoscere soltanto il risultato finale, il Premio ha provato a riportare l’attenzione sul percorso. Perché dietro una professione c’è una vita. Dietro un successo ci sono spesso anni di lavoro. Dietro un applauso ci sono giornate in cui nessuno applaudiva.
Tra i protagonisti della giornata, gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Maestro David Pompili, il regista C. L. Grugher e l’editore Jean Luc Bertoni hanno ricevuto particolare attenzione e calorosi applausi. Ma sarebbe riduttivo fermarsi ai singoli nomi.
Il senso dell’iniziativa è stato proprio quello di costruire un racconto collettivo.
Ventisei persone, dunque, ma anche ventisei modi differenti di intendere il proprio lavoro.
Ed è qui che entra in gioco Ilaria Solazzo.
In foto l’assessore Danilo Chiodetti con Massimo Zamponi
La sua idea non sembra essere quella di aggiungere semplicemente un’altra manifestazione al calendario degli appuntamenti culturali. Il progetto nasce da una domanda molto più semplice: quante persone di valore conosciamo soltanto superficialmente?
Un premio può diventare allora uno strumento per approfondire, per ascoltare, per creare relazioni.
E la parola “ascolto” non è secondaria.
Durante la manifestazione non si è celebrato soltanto ciò che i premiati hanno raggiunto. Si è cercato di dare dignità anche alle loro storie. Perché l’eccellenza, quando è autentica, raramente arriva tutta insieme. Si costruisce lentamente, spesso lontano dai riflettori.
Spoleto ha così fatto da cornice a un pomeriggio nel quale il riconoscimento è diventato incontro.
E il nome scelto per il Premio non poteva essere più coerente.
Le onde si muovono. Partono da un punto e si propagano. Incontrano altre onde, cambiano intensità, raggiungono rive che sembravano lontane.
È una metafora semplice, ma efficace.
Anche le persone funzionano così.
Una scelta può generare un’altra scelta. Un incontro può cambiare una carriera. Un libro può raggiungere qualcuno a chilometri di distanza. Un gesto può diventare esempio. Una professionalità può lasciare un segno anche oltre il proprio settore.
Ecco perché il “destino” del Premio non sembra essere soltanto quello della singola persona premiata. È il destino di una comunità che prova a riconoscere i propri talenti.
L’Umbria, in questo senso, non viene raccontata come una cartolina.
Viene raccontata attraverso le persone.
Attraverso chi lavora, crea, insegna, progetta, scrive, dirige, inventa. Attraverso chi continua a credere che fare bene il proprio mestiere sia ancora una forma di responsabilità.
Alla fine della giornata, quando gli applausi si sono spenti, è rimasta una domanda: cosa resta davvero di un premio?
Resta una fotografia, certo. Resta una targa. Resta un ricordo.
Ma se il progetto funziona, resta soprattutto una storia raccontata a qualcuno che prima non la conosceva.
Ed è forse questa la vera scommessa de “Le Onde del Destino”.
Non premiare il successo.
Riconoscere il valore prima che il tempo lo faccia dimenticare.
Perché le onde non hanno fretta. Continuano il loro viaggio.
E questa prima edizione potrebbe essere soltanto la prima onda.
In foto il Cav. Roberta Testaguzza, la scrittrice Eleonora Benedetti, l’ideatrice e Direttrice Artistica del Premio la Dottoressa Ilaria Solazzo, la scrittrice Maria Rita Angelini mamma di Giacomo Innocenzi ed il conduttore della kermesse Massimo Zamponi
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“NON VOLEVO CREARE UNA SEMPLICE CERIMONIA. VOLEVO CREARE UN LUOGO DOVE LE PERSONE POTESSERO RICONOSCERSI”
Intervista a Ilaria Solazzo, ideatrice e direttrice artistica di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”
Dottoressa Solazzo, partiamo dalla cosa più difficile: quando ha visto la sala piena, cosa ha pensato?
Ho pensato che un’idea, a quel punto, non era più soltanto mia. Era diventata qualcosa di condiviso. Ho visto i premiati, le persone presenti, gli applausi e ho capito che il progetto aveva trovato la sua dimensione naturale: quella dell’incontro.
Che cosa significa, per Lei, la parola “eccellenza”?
Non significa essere perfetti e neppure essere i primi. Significa fare bene qualcosa, con serietà, passione e continuità. E soprattutto significa lasciare una traccia. A volte anche piccola. Ma autentica.
Perché ha scelto di premiare persone provenienti da settori così diversi?
Perché l’Umbria non ha una sola identità. È arte, cultura, impresa, professioni, creatività, tradizione e innovazione. Sarebbe stato un errore raccontarla attraverso una sola categoria.
Quindi non cercava soltanto nomi importanti?
No. Cercavo persone importanti per quello che hanno fatto. È diverso. Un nome può essere conosciuto, ma una storia può essere molto più interessante della notorietà.
Durante la cerimonia ci sono stati momenti di grande emozione. Se ne aspettava così tanta?
Sinceramente no. Ogni persona ha reagito in modo diverso. C’è chi ha sorriso, chi si è commosso, chi ha parlato poco. Ma sono proprio queste differenze a rendere vere le emozioni.
Tra i protagonisti anche gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Cav. Olga Urbani, l’imprenditore Francesco Loreti Urbani, il Maestro David Pompili, il regista C. L. Grugher e l’editore Jean Luc Bertoni. Che cosa accomuna personalità così diverse?
La capacità di trasformare una competenza in qualcosa che rimane. Sono linguaggi differenti, ma alla fine l’arte, l’architettura, il cinema, l’editoria hanno una cosa in comune: parlano alle persone e costruiscono cultura.
Lei ha insistito molto sul concetto di “dare voce”. Perché?
Perché viviamo in un tempo nel quale spesso si parla molto e si ascolta poco. Io volevo invertire il meccanismo. Prima viene la persona, poi viene il premio. Prima viene la sua storia, poi viene la targa.
Ventisei premiati. Non è stato difficile scegliere?
È stata una grande responsabilità. Quando scegli di riconoscere qualcuno, devi sapere che dietro quel riconoscimento c’è una storia. Ho cercato di costruire un gruppo eterogeneo, proprio perché rappresentasse la complessità e la ricchezza dell’Umbria.
Nel nome del Premio ci sono due parole molto forti: “onde” e “destino”. Come le interpreta?
Il destino, per me, non è qualcosa che semplicemente subiamo. È anche quello che costruiamo con le nostre decisioni. Le onde rappresentano invece il movimento: gli incontri, le difficoltà, le opportunità, le ripartenze. Ognuno di noi attraversa le proprie onde. La differenza sta nel modo in cui decide di affrontarle.
Ha mai avuto paura che il progetto non funzionasse?
Certo. Chi dice di non avere paura probabilmente non sta dicendo tutta la verità. Quando costruisci qualcosa da zero ti chiedi continuamente se funzionerà. Ma la paura può essere anche una forma di attenzione.
Il Cav. Roberta Testaguzza, il Maestro Stefano Alleva ed il presentatore Massimo Zamponi
E cosa ha imparato da questa prima edizione?
Che le persone hanno ancora voglia di incontrarsi. E che quando un progetto è costruito con sincerità, questa sincerità arriva.
C’è qualcosa che rifarebbe diversamente?
Sicuramente. Una prima edizione è sempre un laboratorio. Ci sono tempi, aspetti organizzativi e dettagli che possono essere migliorati. Ma non cambierei l’idea di fondo: mettere le persone al centro.
Che cosa vorrebbe diventasse “Le Onde del Destino”?
Vorrei diventasse un appuntamento capace di crescere senza perdere la propria anima. Non voglio un Premio autoreferenziale. Vorrei un progetto culturale che sappia guardare alla regione, raccontarla e, quando possibile, far dialogare persone che normalmente non avrebbero occasione di incontrarsi.
Se dovesse scegliere una sola parola per descrivere i 26 premiati?
Direi: perseveranza.
Perché proprio questa?
Perché il talento da solo non basta. Bisogna continuare. Anche quando nessuno guarda. Anche quando arrivano le difficoltà. Anche quando il risultato tarda ad arrivare.
E cosa vorrebbe dire alle persone presenti in quella sala?
Grazie per aver ascoltato. Un applauso dura pochi secondi. L’ascolto, invece, può cambiare il modo in cui guardiamo una persona.
Che cosa resta dopo la fine di una manifestazione come questa?
Restano gli incontri. Restano le parole. Restano le emozioni. E restano soprattutto le storie che qualcuno, da quel momento, potrà raccontare a sua volta.
Allora il Premio non finisce quando termina la cerimonia?
No. Se finisse lì, sarebbe soltanto una cerimonia. Io penso che un Premio debba cominciare proprio quando si spengono i riflettori.
Il Cav. Roberta Testaguzza, l’ideatrice del premio la Dottoressa Ilaria Solazzo, la scrittrice Eleonora Benedetti e il conduttore della kermesse Massimo Zamponi
Un’ultima domanda. A chi vuole dire grazie?
A mio padre Francesco, innanzitutto. Per la presenza, per l’affetto e per quella fiducia che non ha bisogno di grandi discorsi.
Poi ai tre amici che ho voluto accanto a me nel team: la scrittrice Eleonora Benedetti, il Cavaliere Roberta Testaguzza e Massimo Zamponi, che ha condotto la kermesse con grande maestria.
Ringrazio il Sindaco di Spoleto, l’Assessore Danilo Chiodetti, il Presidente della Provincia di Perugia, la U.I.R., tutta l’Umbria e le testate giornalistiche che hanno scelto di raccontare e sostenere questo progetto.
E naturalmente ringrazio i 26 premiati. Perché un’idea può nascere nella mente di una persona, ma diventa realtà soltanto quando altre persone decidono di crederci.
E se dovesse lasciare alla fine dell’intervista una sola immagine?
Una persona che esce dalla sala con la propria targa sotto il braccio.
Non perché quella targa le abbia cambiato la vita.
Ma perché, per una volta, qualcuno le ha detto: “Il tuo lavoro è stato visto. La tua storia merita di essere raccontata.”
Forse è questa la vera onda.
Quella che non si vede.
Quella che parte da una persona, incontra un’altra persona e continua il suo viaggio.
E magari, un giorno, arriva molto più lontano di quanto avessimo immaginato.
Svelato il Drappellone dell’Assunta: il fascino mistico di Teodora Axente incanta l’anima di Siena
Il velo è caduto nel Cortile del Podestà: svelato il bellissimo “Cencio” del Palio di Siena! 🐎 🎨 È un capolavoro carico di misticismo, speranza e simboli antichi quello dipinto dall’artista rumena Teodora Axente. Un Drappellone dedicato all’Assunta e ai 500 anni dalla storica Battaglia di Camollia, dominato da luci caravaggesche e metamorfosi oniriche. Leggi l’articolo per scoprire tutti i messaggi nascosti in quest’opera straordinaria e l’emozionante storia dell’artista che, a soli 10 anni, vide esposta la sua prima Madonna sull’altare di una chiesetta in Romania! 👇 🛡️
Siena – C’è un istante precisissimo, nei giorni roventi che precedono il Palio, in cui l’intera città di Siena smette di respirare. È l’attimo esatto in cui, nel magnifico Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico, cade il velo e si mostra per la prima volta al popolo il Drappellone: il “Cencio” ambito, sognato e venerato che andrà ad arricchire in eterno il museo della Contrada vincitrice. Ieri pomeriggio, lunedì 10 agosto, dopo il brivido provocato dallo squillo solenne delle chiarine, i senesi hanno potuto finalmente ammirare l’opera che consacrerà la Carriera del 16 agosto 2026. Un’opera dal fascino magnetico e surreale, firmata dalla straordinaria artista rumena Teodora Axente, dedicata alla Madonna dell’Assunta e pensata per celebrare i cinquecento anni della storica battaglia di Camollia.
Tra le ombre di Caravaggio e la metamorfosi: l’anima mistica dell’opera
Quello dipinto dalla Axente non è un semplice stendardo, ma un abisso di simboli, visioni e spiritualità in cui perdersi. Costruita secondo un rigoroso impianto piramidale (un inchino evidente alla immensa tradizione pittorica senese e ai capolavori di Simone Martini), l’opera è dominata dalla figura dolcissima e potente della Vergine. Con il suo grande manto azzurro, la Madonna protegge la città e la celebre Rosa d’Oro (dono di Papa Pio II). Ai suoi piedi, in un gioco di suggestioni visive tipiche del linguaggio metamorfico dell’artista, due cherubini si fondono con le figure di alcuni pesci per sorreggere gli stemmi di Siena. Il pesce, antico e potentissimo simbolo del cristianesimo delle origini, si trasforma qui in metafora dell’intera comunità senese.
A rendere l’opera un vero e proprio palcoscenico è l’uso magistrale della luce e dell’ombra. Un chiaroscuro di limpida derivazione caravaggesca fa emergere le figure dal buio, mentre le cupe nubi tempestose sullo sfondo (che evocano i fragori della battaglia di Camollia del 1526) vengono squarciate dalla luce irradiata dalla Vergine, trasformando il cielo in un simbolo assoluto di rinascita e speranza.
1526-2026: La Battaglia di Camollia e la forza di una comunità unita
Nel cuore dell’opera campeggia la silhouette monumentale di Siena, con il Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia e il Duomo fusi in un’unica entità, mentre in Piazza del Campo le diciassette Contrade sono raffigurate come figure solenni e armoniose. La profondità storica del drappellone è stata ribadita con forza dal Sindaco Nicoletta Fabio: «Cinquecento anni fa, il 25 luglio 1526, la nostra città scrisse una delle pagine più significative della propria storia. La battaglia di Camollia non fu soltanto una vittoria militare: fu il momento esatto in cui un’intera comunità, fino ad allora attraversata da divisioni e contrasti, dimostrò di sapersi riconoscere nella difesa della propria libertà e della propria identità. Un popolo che si ritrovò unito davanti a qualcosa di più grande: il bene comune».
Teodora Axente: da un villaggio della Romania al cuore di Siena
La grandezza di questo Drappellone affonda le radici nella storia personalissima della sua autrice. Come ha magistralmente spiegato il curatore d’arte Riccardo Freddo, Teodora Axente appartiene alla celebre “Scuola di Cluj”, uno dei movimenti artistici contemporanei più influenti al mondo. La sua è una pittura surrealista, che dialoga intimamente con il passato strizzando l’occhio a giganti come Frida Kahlo.
Ma per capire l’attaccamento viscerale della Axente alla figura della Madonna, bisogna tornare indietro nel tempo, nel piccolo villaggio rumeno di Şura Mare. Lì, una Teodora bambina, accompagnata dai nonni, osservava rapita le icone bizantine in chiesa, avvolte dal fumo denso dell’incenso. A soli dieci anni dipinse su vetro una Madonna col Bambino che il sacerdote, colpito dalla purezza del tratto, collocò direttamente sull’altare. «Quella è stata la mia prima, vera mostra», ama ricordare l’artista. E ieri, con la voce rotta dall’emozione, la Axente ha voluto ringraziare la città: «In questi mesi ho sentito una vicinanza particolare con la tradizione senese e con quella dimensione sacra che appartiene anche alle mie radici. Grazie Siena, per avermi permesso di diventare, anche solo per un momento, parte della tua storia immensa».
Il trionfo dell’identità: “Siena indossa l’abito della sua storia”
L’abbraccio tra la città e la pittrice suggella un rito che si rinnova inesorabile, senza tempo e senza logica se non quella dell’amore. «Siena si veste dei colori delle sue Contrade e assume una dimensione sospesa tra il sacro e il terreno, tra la materia e il sogno», ha concluso il Sindaco. «Nei giorni del Palio tutto cambia: le strade, i suoni, i gesti. Siena indossa una veste nuova. Ed è esattamente questa eleganza, questo intreccio di bellezza, memoria e sentimento, che oggi ritroviamo nel Drappellone di Teodora Axente».
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