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Salute

Sanità pubblica, telemedicina e lavoro: per la Ugl Matera la crescita del territorio passa da innovazione e servizi

🏥 Per la Ugl Matera la sanità pubblica è uno dei principali motori di sviluppo del territorio: telemedicina, innovazione, lavoro qualificato e servizi di prossimità sono la chiave per rendere la provincia più forte e competitiva. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Pino Giordano, Segretario Provinciale UGL Matera

Matera La sanità non come semplice voce di spesa, ma come leva di sviluppo, occupazione qualificata, innovazione e coesione sociale. È questa la chiave con cui la Ugl Matera legge il percorso in atto nella provincia lucana, rivendicando il ruolo della sanità pubblica come uno dei principali motori di crescita del territorio. A sostenerlo è Pino Giordano, segretario provinciale del sindacato, intervenuto a margine del convegno “La Psicopatologia tra paradossi mentali e processi interpersonali – Dialoghi cognitivisti”, ospitato nell’auditorium dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera.

L’iniziativa, promossa dall’Azienda sanitaria locale di Matera in collaborazione con la sezione Basilicata della Società italiana di terapia comportamentale e cognitiva, è stata letta dalla Ugl come l’ennesima conferma di una trasformazione più ampia: investire nella salute significa rafforzare il lavoro stabile, valorizzare le competenze professionali, migliorare la qualità della vita dei cittadini e rendere il territorio più competitivo.

Il convegno e il messaggio della Ugl: la sanità come infrastruttura di sviluppo

Secondo Giordano, il confronto emerso durante il convegno dimostra quanto sia importante proseguire nel processo di modernizzazione della sanità lucana, puntando sul rafforzamento dei servizi e sulla crescita delle professionalità. Il sindacato insiste su un punto preciso: una sanità efficiente non produce soltanto cure migliori, ma genera benessere sociale, stabilità occupazionale e nuove opportunità economiche.

Nel ragionamento della Ugl, il settore sanitario diventa così una vera infrastruttura dello sviluppo locale. Non solo perché rappresenta un presidio essenziale per il diritto alla salute, ma anche perché attiva filiere professionali, formazione, tecnologia, organizzazione e capacità di attrarre risorse. In una provincia come Matera, questo significa anche contrastare marginalità e spopolamento, offrendo servizi più forti e prospettive di lavoro più solide.

Il sostegno a Latronico e Friolo: medicina territoriale, assunzioni e digitalizzazione

Giordano lega questo percorso a due figure indicate come centrali nella fase attuale della sanità lucana: l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico e il direttore generale dell’Asm Matera Maurizio Friolo. Il primo viene indicato come il promotore di una linea amministrativa fondata su medicina territoriale, assunzioni, innovazione e valorizzazione degli infermieri di famiglia e di comunità, oltre che sulla digitalizzazione dei servizi. Una programmazione che, nella lettura della Ugl, guarda al lungo periodo e prova a portare le cure più vicino ai cittadini.

Un elogio ancora più marcato è riservato a Friolo, descritto come protagonista di una stagione di cambiamento che avrebbe fatto della telemedicina una realtà strutturale, ben prima che diventasse un tema centrale per molti sistemi sanitari. Secondo il sindacato, l’Asm Matera sarebbe oggi tra le realtà più avanzate del Mezzogiorno proprio sul terreno del monitoraggio domiciliare, dell’integrazione tra ospedale e territorio e della digitalizzazione dei percorsi assistenziali.

Telemedicina e aree interne: meno spostamenti, più continuità di cura

Uno dei passaggi più forti dell’intervento riguarda proprio il valore concreto della telemedicina. Per la Ugl non si tratta solo di un’innovazione tecnologica, ma di uno strumento capace di migliorare la qualità delle cure, ridurre gli spostamenti dei pazienti, alleggerire i costi per le famiglie e rendere più accessibili i servizi anche nelle zone interne della provincia.

In un territorio esteso e caratterizzato da distanze che possono pesare soprattutto sui più fragili, il monitoraggio a distanza e i percorsi assistenziali digitalizzati assumono un significato che va oltre l’efficienza organizzativa. Significano continuità di cura, presenza sanitaria più vicina e maggiore equità nell’accesso alle prestazioni. Allo stesso tempo, osserva il sindacato, queste soluzioni valorizzano il lavoro di medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari, mettendoli nelle condizioni di operare con strumenti più moderni e funzionali.

Il nodo del capitale umano e il caso dialisi

La Ugl, però, insiste sul fatto che nessuna innovazione può funzionare davvero senza una piena valorizzazione del capitale umano. Ogni investimento in tecnologia, sostiene Giordano, deve procedere insieme a investimenti nella formazione continua, nella sicurezza dei luoghi di lavoro e nel rafforzamento degli organici. È il personale sanitario, in questa visione, il patrimonio più prezioso della sanità materana.

Su questa linea si inserisce anche il richiamo alla vicenda della dialisi, tema su cui la Ugl chiede di riportare il confronto su un piano di responsabilità istituzionale, ribadendo il proprio sostegno al sistema pubblico. L’obiettivo indicato è garantire prestazioni di qualità senza costi aggiuntivi per i cittadini, senza duplicazioni inutili e senza indebolire un modello sanitario che, se ben organizzato, viene considerato la miglior garanzia di equità, sostenibilità e sicurezza.

Una strategia che lega salute, occupazione e futuro del territorio

Nel passaggio conclusivo, Giordano allarga il discorso alla prospettiva generale della provincia di Matera. Difendere la sanità pubblica, afferma, significa difendere non solo il diritto alla salute ma anche il lavoro di migliaia di professionisti, creare nuova occupazione stabile, valorizzare merito e competenze e investire in crescita professionale.

È qui che la Ugl individua il cuore della propria posizione: la provincia di Matera può diventare un modello se riuscirà a tenere insieme innovazione, efficienza, tutela dei cittadini e valorizzazione del lavoro. Una sfida che, secondo il sindacato, passa da una governance capace e da una programmazione coerente, nella convinzione che la qualità dei servizi sanitari sia oggi uno dei veri indicatori della capacità di un territorio di costruire futuro.

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Salute

Longevità attiva: perché una bocca sana può cambiare la vita anche dopo i 70 anni

🦷 La salute dei denti e della bocca rappresenta la chiave per vivere una terza età ricca di relazioni, benessere e autonomia. Scopri come la moderna odontoiatria può trasformare la qualità della vita degli over 70.

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Roma – Il concetto di invecchiamento ha subito una trasformazione radicale negli ultimi decenni, spostando il focus dalla mera sopravvivenza al mantenimento di una qualità della vita elevata. In questo contesto, la salute del cavo orale emerge come uno dei pilastri meno discussi, ma più incisivi, per il benessere degli over 70. Gli odontoiatri Massimiliano Rea e Pietro Sibilla, attraverso la pubblicazione del loro libro “Masticare e sorridere a tutte le età”, offrono una prospettiva inedita: la cura dei denti non è solo una questione estetica, ma un viatico per l’autonomia, la socialità e l’affettività nella terza età.

Oltre il sorriso: la salute orale come motore di benessere fisico

Spesso la clinica odontoiatrica viene associata alla correzione di inestetismi o alla risoluzione di fastidi acuti. Tuttavia, per il dottor Rea, la situazione clinica di chi ha superato i settant’anni deve essere inquadrata in una visione d’insieme. La bocca è l’ingresso del nostro organismo e, se non è funzionale, il primo sistema a risentirne è la digestione. Quando la capacità di triturare il cibo viene meno, il paziente tende a modificare involontariamente la propria dieta, escludendo alimenti ricchi di fibre, proteine e vitamine.

Questa selezione alimentare forzata, praticata spesso negli studi professionali della capitale o lungo le arterie principali come via del Corso o nei quartieri residenziali, porta a carenze nutrizionali che possono aggravare patologie croniche preesistenti. Masticare correttamente non è un lusso, bensì il primo atto di prevenzione verso disturbi gastrointestinali e squilibri metabolici. Gli autori sottolineano come la tecnologia implantologica odierna permetta, anche in pazienti con quadri clinici complessi, di ripristinare una funzione masticatoria completa, eliminando il ricorso a soluzioni mobili che spesso causano disagio psicologico e fisico.

Il ruolo della bocca nelle relazioni sociali e nell’affettività

Il libro di Rea e Sibilla apre una finestra su un tema tabù: l’impatto della salute dentale sull’autostima e sulla vita relazionale degli anziani. La società contemporanea, che ruota attorno a dinamiche di incontro e condivisione, non perdona le insicurezze. Un individuo che prova vergogna nel sorridere o che teme di parlare in pubblico a causa di una protesi instabile tende a ritirarsi dal tessuto sociale, riducendo le proprie uscite e limitando le interazioni.

Il dottor Sibilla insiste su un punto fondamentale: l’affettività e l’intimità non hanno una data di scadenza. Recuperare un sorriso stabile significa, per molte persone, riacquisire la fiducia necessaria per vivere le relazioni personali e sentimentali con naturalezza. La paura del giudizio altrui svanisce quando la barriera fisica rappresentata da una dentatura precaria viene rimossa. In questo senso, l’intervento dell’odontoiatra diventa un atto terapeutico che va oltre l’osso mandibolare, toccando la sfera psicologica e il diritto inalienabile di sentirsi ancora protagonisti della propria esistenza.

Superare i pregiudizi dei familiari e le paure del paziente

Uno degli ostacoli maggiori riscontrato dagli specialisti è il condizionamento da parte dei familiari. Accade frequentemente che figli o nipoti, guidati da un eccesso di zelo o da una errata percezione dei rischi, sconsiglino ai genitori anziani di intraprendere cure dentistiche importanti. La convinzione diffusa è che, raggiunta una certa soglia anagrafica, non valga la pena affrontare stress o investimenti economici. Rea definisce questo atteggiamento come un limite che impedisce di vivere i restanti anni al massimo delle proprie possibilità.

I timori legati alla chirurgia orale, d’altra parte, sono comprensibili alla luce delle moderne comorbilità. Tuttavia, la medicina odontoiatrica ha compiuto passi da gigante nell’accuratezza della pianificazione. Ogni procedura viene oggi valutata attraverso protocolli stringenti, che garantiscono la sicurezza anche a chi assume terapie farmacologiche costanti. Non si tratta di operazioni standardizzate, ma di percorsi personalizzati in cui la collaborazione interdisciplinare permette di minimizzare le criticità. Investire nella propria bocca, a settant’anni come a quaranta, rimane la strategia migliore per proteggere la propria indipendenza fisica e per continuare a partecipare attivamente a tutte le sfumature della vita quotidiana.

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Estate in movimento: come lo Sport e il Gioco nutrono la Crescita. Intervista ad Adelia Lucattini

Lucattini: “Le attività all’aperto durante l’estate sono particolarmente preziose perché mettono il bambino in contatto con un ambiente vivo, mutevole, sensoriale. La natura offre stimoli che nessun ambiente chiuso può riprodurre pienamente: luce, odori, suoni, vento, acqua, terra, sabbia, alberi, animali, percorsi, distanze e piccoli imprevisti. Tutto questo, attiva il corpo, la curiosità, l’immaginazione e il pensiero”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Lucattini

Redazione-  L’estate non è solo una pausa scolastica, ma rappresenta per i bambini un tempo prezioso, un terreno fertile in cui la crescita personale si intreccia con il divertimento, con lo sport, con nuove modalità di interazione sociale in ambienti nuovi, con nuove amicizie e nuovi stimoli.

In detto contesto la socialità, in particolare, funge da collante: imparare a collaborare, gestire la sana competizione, rispettare le regole e, soprattutto, accogliere la diversità dell’altro, sono lezioni che lo sport e il gioco insegnano in modo davvero efficace per  bambini e adolescenti.

 

Dott.ssa Lucattini, perché ritiene sia importante incoraggiare attività educative per i bambini come l’esplorazione, la creatività e il gioco durante il periodo estivo?

 

I bambini sono naturalmente orientati alla conoscenza: desiderano imparare, esplorare, imitare, trasformare ciò che vedono in esperienza personale. Dal punto di vista psicoanalitico, il gioco non è mai soltanto un passatempo, ma una vera attività psichica: attraverso il gioco il bambino mette in scena emozioni, paure, desideri, conflitti, fantasie e curiosità, trovando una forma simbolica per comprenderli e integrarli.

L’esplorazione, la creatività e il gioco permettono al bambino di passare dal mondo interno al mondo esterno in modo graduale e sicuro. Quando costruisce, disegna, inventa storie, corre, osserva la natura o gioca con altri bambini, egli sperimenta la propria autonomia, ma anche il bisogno dell’altro. Impara a separarsi momentaneamente dall’adulto senza sentirsi abbandonato, a tollerare piccole frustrazioni, a condividere, ad attendere, a negoziare, a riparare dopo un conflitto.

Per questo è importante incoraggiare attività educative estive che non siano vissute come un prolungamento della scuola, ma come occasioni di crescita psichica, corporea e relazionale. Il bambino, giocando, costruisce il proprio mondo interno, rafforza la fiducia in sé, sviluppa capacità simboliche e impara, con piacere, a stare con gli altri (Children Basel, 2024).

In che modo, è possibile bilanciare, durante i mesi estivi, il necessario bisogno di svago dei bambini con attività che stimolino concretamente la loro curiosità e la loro autonomia?

Innanzitutto, offrendo ai bambini una cornice stabile, ma non rigida. Dopo la fine della scuola, infatti, il bambino ha bisogno di sentire che il tempo non è vuoto o disorganizzato, ma abitato da presenze adulte affidabili, da ritmi riconoscibili e da esperienze piacevoli.

La routine ha una funzione di contenimento, aiuta il bambino a sentirsi al sicuro, a orientarsi nel tempo, a tollerare meglio i cambiamenti e a vivere la libertà estiva senza sentirsi disperso. Una giornata ben pensata può alternare momenti di riposo, gioco libero, attività creative e piccole attività educative, come lettura, scrittura, giochi matematici, indovinelli, disegno, origami, attività manuali e narrazione.

Un ambiente estivo stimolante non è quello che riempie ogni ora della giornata, ma quello che sa alternare presenza e libertà, regole e fantasia, apprendimento e piacere. Il bambino cresce quando si sente accompagnato, guardato, pensato e, nello stesso tempo, libero di esplorare (Pediatrics, 2018).

Quali sono, in particolare,  i benefici psicologici e sociali del gioco libero e creativo per i bambini durante la stagione estiva?

 

Ha un valore psicologico e sociale profondo, perché consente al bambino di dare forma al proprio mondo interno. Nel gioco il bambino rappresenta emozioni, desideri, paure, conflitti e fantasie; li mette in scena senza esserne sopraffatto e, attraverso la ripetizione ludica, li trasforma in esperienza pensabile.

Il gioco è uno spazio simbolico, il bambino può essere se stesso e, nello stesso tempo, diventare altro. Può inventare ruoli, costruire storie, sperimentare forza e fragilità, dipendenza e autonomia, vicinanza e separazione. In questo modo sviluppa la capacità di simbolizzare, cioè di trasformare emozioni e vissuti corporei in immagini, parole, narrazioni e relazioni.

Durante l’estate, il tempo più disteso e meno organizzato dalla scuola favorisce questa funzione trasformativa del gioco. I bambini hanno bisogno di tempi lenti, spazi fisici più ampi e spazi mentali più elastici, nei quali non tutto sia finalizzato alla prestazione o al risultato. Il gioco libero permette loro di recuperare una dimensione di piacere, spontaneità e creatività, fondamentale per lo sviluppo affettivo.

Gli adulti devono essere presente come base sicura, osserva, protegge, contiene e interviene quando necessario. Così il bambino può esplorare il mondo esterno sentendo che il suo mondo interno è accolto e rispettato (Cureus, 2024).

Può spiegare perché  l’alternanza tra attività guidata e gioco libero è considerata un pilastro educativo?

 

Il bambino ha bisogno di alcuni punti fermi (orari, rituali, presenza dell’adulto, momenti condivisi), ma anche di spazi vuoti in cui poter inventare, fantasticare e trasformare l’esperienza di riflessione positiva.

L’alternanza tra attività guidate e gioco libero è molto importante perché sostiene due bisogni fondamentali, da un lato il bisogno di contenimento, dall’altro il bisogno di autonomia. Le attività strutturate, come una piccola escursione nella natura, una lezione pratica di cucina, un laboratorio artistico, la raccolta di fiori, foglie o erbe profumate, offrono al bambino una cornice sicura dentro cui sperimentare. Il gioco libero, invece, gli permette di appropriarsi di ciò che ha vissuto, rielaborarlo e trasformarlo in esperienza personale.

Le vacanze brevi o prolungate, in estate, possono così diventare occasioni preziose di crescita mentale, momenti di svago in cui il bambino incontra il mondo, si separa per un poco’ dall’adulto, ritorna per raccontare, e costruisce dentro di sé nuove sicurezze e nuove capacità relazionali. Il vero equilibrio consiste nel proporre senza invadere, accompagnare senza dirigere troppo, proteggere senza impedire l’esplorazione (Child: Care, Health and Development, 2025).

In che modo, l’esperienza diretta e ludica con l’ambiente naturale durante la pausa estiva può diventare un catalizzatore per lo sviluppo e la crescita emotiva dei bambini?

 

Le attività all’aperto durante l’estate sono particolarmente preziose perché mettono il bambino in contatto con un ambiente vivo, mutevole, sensoriale. La natura offre stimoli che nessun ambiente chiuso può riprodurre pienamente: luce, odori, suoni, vento, acqua, terra, sabbia, alberi, animali, percorsi, distanze e piccoli imprevisti. Tutto questo attiva il corpo, la curiosità, l’immaginazione e il pensiero.

Il gioco all’aperto permette di sperimentare il rapporto tra mondo interno e mondo esterno. Una passeggiata in campagna, una gita al mare, un’escursione in montagna, la scoperta di un borgo, di un lago o di un fiume non sono soltanto esperienze ricreative: diventano occasioni per osservare, nominare, domandare, fantasticare e costruire nuove rappresentazioni mentali.

Il bambino, infatti, cresce quando può esplorare entro confini sicuri. In questo modo, l’attività all’aperto diventa anche una palestra emotiva dove impara a misurarsi con la novità, con la fatica, con il limite e con piccole frustrazioni.

Le esperienze all’aperto favoriscono anche la socializzazione. Nei giochi di gruppo, nelle attività cooperative e nei campi estivi, i bambini imparano a condividere regole, attendere il proprio turno, aiutarsi, negoziare e trovare soluzioni comuni. L’estate, quindi, non sono solo è stagione di svago, ma anche tempo privilegiato per sostenere sviluppo cognitivo, emotivo, corporeo e relazionale (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2024).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

-Scegliere ambienti estivi che abbiano anche caratteristiche pedagogico-educative, dove il gioco non sia solo intrattenimento, ma esperienze nella natura e crescita;

-Far sì che le vacanze estive senza gli impegni scolastici siano un momento piacevole di scoperta, amicizia e avventura, non come un vuoto noioso o un’immersione totalizzante negli smartphone;

-Accompagnare i bambini nei primi giorni con fiducia e serenità, perché la sicurezza emotiva dei genitori sostiene il loro benessere;

-Valorizzare il gruppo degli amici della stessa età. Con la guida degli adulti, i bambini imparano a condividere, collaborare, aspettare il proprio turno e gestire piccoli conflitti;

-Considerare gli educatori come figure adulte di riferimento, capaci di contenere, guidare e sostenere il bambino in un ambiente diverso dalla famiglia;

-Accogliere i racconti dei bambini sulle loro attività, ascoltando emozioni, entusiasmi o difficoltà, senza giudicare né minimizzare;

-Vivere i luoghi socializzanti dell’estate come uno spazio anche interiore, dove il bambino può sperimentare autonomia, creatività e nuove relazioni, in un contesto sicuro in attesa di trascorrere le vacanze insieme ai genitori.

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Tumore al pancreas: le nuove frontiere della ricerca e l’importanza della prevenzione. Ne parliamo con il Prof. Vincenzo Bianco Dirigente Medico Oncologo, Policlinico Umberto I di Roma

Intervista di Marialuisa Roscino

Il ruolo della prevenzione e della ricerca nel tumore al pancreas è fondamentale, soprattutto perché questa neoplasia è spesso diagnosticata in fase avanzata. L’obiettivo primario in entrambi ambiti, è quello senz’altro, di migliorare significativamente la prognosi.
I progressi della ricerca offrono in particolare, una grande

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Prof. Vincenzo Bianco Dirigente

Redazione-  Il ruolo della prevenzione e della ricerca nel tumore al pancreas è fondamentale, soprattutto perché questa neoplasia è spesso diagnosticata in fase avanzata. L’obiettivo primario in entrambi ambiti, è quello senz’altro, di migliorare significativamente la prognosi.

I progressi della ricerca offrono in particolare, una grande speranza per il futuro, orientandosi verso una medicina sempre più personalizzata, che integra diagnosi precoce, chirurgia, chemioterapia e nuove terapie biologiche.

Qual è l’importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione di questa complessa patologia? Quanto conta nella nostra vita quotidiana, la Prevenzione, l’Alimentazione ed un corretto stile di vita?

Di questo e molto altro, ne parliamo con il Prof. Vincenzo Bianco, Dirigente Medico Oncologo del Policlinico Umberto I di Roma e Co-Direttore Dipartimento di Oncologia –Consorzio Universitario Humanitas di Roma.

 

Prof. Bianco, cosa riferiscono i dati di incidenza e mortalità attuali del tumore al pancreas in Italia? In particolare, oggi assistiamo ad una forte incidenza di casi nei giovani, cosa può dirci al riguardo?

In Italia, attualmente assistiamo ad oltre 15.000 nuove diagnosi (maschi = 6900; femmine = 8100) di casi con con carcinoma del pancreas, a dimostrarlo sono gli ultimi dati AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori). L’andamento temporale dell’incidenza di questa neoplasia è in crescita significativa in entrambi i sessi. Nel 2023, sono stati stimati 14.900 decessi per carcinoma del pancreas (uomini = 7000; donne = 7900). Il carcinoma del pancreas resta una delle neoplasie a prognosi più infausta con una sopravvivenza a 5 anni dell’11% negli uomini e del 12% nelle donne.

Quali fattori, secondo Lei, influenzano maggiormente queste statistiche negative?

Il fumo di sigaretta rappresenta il fattore di rischio più chiaramente associato all’insorgenza del cancro del pancreas. I fumatori presentano un rischio di incidenza da doppio a triplo rispetto ai non fumatori. Tra gli altri fattori di rischio chiamati in causa troviamo fattori dietetici ed abitudini di vita, nello specifico, l’obesità, la ridotta attività fisica, l’alto consumo di grassi saturi e la scarsa assunzione di verdure e frutta fresca favoriscono un più alto rischio di sviluppare un carcinoma del pancreas. Inoltre, fino al 10% dei pazienti con tumori pancreatici si evidenzia una storia familiare, Il rischio eredo-familiare si suddivide in due diversi profili: la familiarità propriamente detta e la presenza di mutazioni a carico di geni di suscettibilità per carcinoma pancreatico, con o senza familiarità .

Qual è l’importanza della diagnosi precoce in questa patologia e quali sono i principali ostacoli in tal senso?

La diagnosi precoce non solo aumenta i tassi di sopravvivenza, ma offre anche una migliore qualità della vita per coloro ai quali è stato diagnosticato un cancro al pancreas. Il problema è che per questo tipo di tumore fare diagnosi precoce è estremamente complicato. Spesso la neoplasia viene scoperta con troppo ritardo quando il tumore ha formato già molte metastasi. Una possibile strategia per individuare precocemente il tumore pancreatico nelle persone ad alto rischio.

Stili di vita scorretti, fumo, pancreatiti ricorrenti, abuso di alcol e predisposizione genetica come le mutazioni nei geni BRCA sono solo alcuni dei fattori di rischio associati al tumore del pancreas.

L’identificazione di particolari casi, in cui può esserci un alto rischio e la sorveglianza condotta con i giusti mezzi e con la tempistica adeguata risulta determinante per una diagnosi precoce di tumori del pancreas e una migliore sopravvivenza dei pazienti.

In particolare, dovrebbero sottoporsi allo screening, i pazienti affetti dalla sindrome di Peutz-Jeghers (PJS), una malattia causata da una mutazione a carico del gene STK11 e caratterizzata dalla presenza di polipi a livello gastrointestinale e lesioni cutanee, che predispone al rischio di sviluppare tumori gastrointestinali e non gastrointestinali. Altri pazienti esposti a rischio aumentato e a cui dovrebbe essere rivolto lo screening includono: soggetti con pancreatite familiare cronica, causata dalla mutazione nel gene PRSS1; soggetti con almeno un parente di primo grado affetto da sindrome di Lynch, la causa più comune di tumore al colon ereditario; soggetti portatori di una variante patogenetica nei geni CDKN2A, BRCA1, BRCA2, PALB2 e ATM.

Quali sono i recenti progressi o le nuove frontiere di ricerca che stanno dimostrando risultati promettenti nel trattamento del tumore al pancreas?

Attraverso le analisi istopatologiche, possiamo mettere in evidenza un legame tra adenocarcinoma e alterazioni genetiche, nei casi permissivi si  ricorrerà alla cosiddetta target therapy per cercare di colpire direttamente le cellule tumorali. Una terapia trasversale, ma mirata al singolo paziente, al singolo caso. Terapie in cui è previsto l’utilizzo di  farmaci ingegnerizzati  come PAXG e l’irinotecano liposomiale pegilato, basato sulle nanotecnologie.

Le speranze maggiori contro l’adenocarcinoma pancreatico sono affidate all’immunoterapia. Si tratta di prelevare dal paziente un tipo di cellule immunitarie naturali, i linfociti T, modificarle geneticamente in superlinfociti, le cosiddette CAR-T, e reinfonderle nello stesso paziente.

Qual è l’importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione di questa complessa patologia?

Un team di esperti nei vari aspetti delle cure è cruciale per l’ottimizzazione della gestione dei pazienti oncologici. Questi pazienti devono essere gestiti in maniera ottimale da un gruppo multidisciplinare costituito da gastroenterologi, chirurghi, radiologi, oncologi e radioterapisti,
genetista medico, anatomopatologo, palliativista.

Quanto conta la Prevenzione ed un corretto stile di vita?

Moltissimo, attraverso le misure di prevenzione di cui abbiamo detto poco fa, si potrebbero salvare il 30% dei pazienti con un  meno decessi dovuti al carcinoma pancreatico.

Qual è la speranza più grande offerta dalla ricerca nei prossimi 5-10 anni per i pazienti affetti da tumore al pancreas?

Terapie mirate e innovativa in mono o in associazione a schemi codificati , come le terapie a bersaglio molecolare che agiscono specificamente sulle cellule tumorali, e da strategie innovative come la “letalità sintetica”, che sfrutta le alterazioni genetiche del tumore per rendere più efficaci certi trattamenti. La ricerca si sta anche focalizzando sul migliorare la diagnosi precoce attraverso screening più efficaci e sulla personalizzazione delle cure in base alle caratteristiche genetiche del singolo tumore.

Quali consigli si sente di dare ai Suoi pazienti?

Seguire un’alimentazione equilibrata e ricca di vegetali, praticare attività fisica moderata, gestire gli effetti collaterali con il medico e cercare un supporto psicologico.

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