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Sgarbi ferraresi, tra amichettismo ed escamotages

Per gli Sgarbi a Ferrara la Cultura e’ “cosa nostra”, solo gli amici di famiglia gestiscono Teatro, Museo ed Eventi. In mostra le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi fino al 2030 con dispendio di soldi pubblici e le royalties sottratte al costo del biglietto per la visita al Castello Estense

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Elisabetta Sgarbi

Redazione-  L’insistenza e l’accanimento con cui il cerchio tragico persevera nel voler dimostrare al mondo che Vittorio Sgarbi sta benissimo, sa ciò che vuole e ciò che viene fatto in suo nome, evidentemente serve soprattutto a tenere in piedi una giostra che si regge da anni su pilastri che hanno la solidità delle tigri di carta.
Finché nessuno va a svelare il bluff e a dire che il re è nudo, qualcuno spera che la giostra regga e continui a portare i suoi frutti.
C’è sempre stata infatti una irresistibile attrazione e più che legittima vocazione di Vittorio Sgarbi per la Politica, invece direi che per quelli attorno a lui si potrebbe parlare di una Famiglia votata alla cosa pubblica, cioè di una irresistibile attrazione per gli amministratori locali che possono elargire finanziamenti pubblici, anche cospicui, per realizzare le loro varie trovate, più o meno raffinate, alcune delle quali di grande qualità, e che reggono da decenni, altre più mediocri ed effimere come i fuochi fatui. Ma sempre e comunque ben finanziati, siano essi la Milanesiana, i documentari o i vari film prodotti dalla sorella Elisabetta.
Negli anni questo sistema di amici, e amici degli amici, e amici dei collaboratori degli amici, si e’ andato sempre più consolidando ed è così che è diventato una vera a propria organizzazione stabile di fatto, in una commistione pubblico-privato di dubbio gusto.
Per gli Sgarbi a Ferrara la Cultura e’ “cosa nostra”, solo gli amici di famiglia infatti gestiscono Teatro, Museo ed Eventi. In mostra, per decisione della giunta comunale di Ferrara, esposte nelle varie sale del Castello ci saranno le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi fino al 2030 con dispendio di soldi pubblici e – caso clamoroso – le royalties verranno comunque sottratte al costo fisso del biglietto per ogni visitatore che accederà al Castello Estense.
Bene hanno fatto dunque le opposizioni a farsi sentire e a non voler essere conniventi di questo spreco.
Anche perché non parliamo di rivelazione di segreti di Stato, ma di manovre di basso cabotaggio e di fatti evidenti che sono davvero sotto agli occhi e sulla bocca di tutti.
Facciamo tranquillamente nomi e cognomi perché è tutto verificabile.
La compagna dell’assessore Gulinelli dirige Ferrara Arte, Elisabetta Sgarbi generosamente ha apprezzato un libretto di poesie del geometra Marco Gulinelli, che è stato ovviamente stampato e distribuito dalla Casa Editrice della sorella, Gulinelli nel frattempo, con soddisfazione della sorella Elisabetta, e’ diventato anche Assessore alla Cultura, Monumenti Storici e Civiltà Ferrarese, Unesco, Beni Monumentali e Palio del Comune di Ferrara. Ma possiamo continuare: Marcello Corvino, proprietario della Corvino Produzioni, ha prodotto con e per Vittorio Sgarbi tutti gli spettacoli a Teatro sui Grandi Pittori della Storia (Michelangelo, Caravaggio, Raffaello etc etc ), e guarda caso oggi si ritrova ad essere il direttore del Teatro di Ferrara.
Pietro di Natale ha realizzato tutto l’elenco delle opere oggi raccolte nella Fondazione Cavallini-Sgarbi, e guarda caso si ritrova ad essere il direttore del Museo di Ferrara.
La Fondazione Cavallini-Sgarbi ha già fatto una mostra con stanziamento di soldi pubblici nel Castello Estense, tra cui spicca il Comune di Ferrara il cui sindaco e’ il carissimo amico Alan Fabbri.
Il Pd, oggi Partito alla opposizione della giunta cittadina ferrarese, tramite la consigliera del Pd Sara Conforti e la capogruppo del Pd Anna Zonari, ha finalmente fatto sentire la propria voce di protesta sollevando l’inopportunità di aver approvato una convenzione che pone a carico del Comune praticamente tutti gli oneri: trasporto, imballaggio, movimentazione, allestimenti, curatela, assicurazioni e promozione, e probabilmente anche i restauri delle opere che finiranno in mostra al Castello. Mentre la Fondazione Cavallini- Sgarbi percepirà almeno due euro per ogni biglietto acquistato da ogni visitatore del Castello.
Analizzando i dati di accesso al Castello nel 2025 – cioè 180.000 visitatori – si può facilmente dedurre che la Fondazione Cavallini Sgarbi incasserà puliti, senza costi accessori, stando ferma, minimo 360 mila euro ogni anno.
Giustamente l’opposizione si domanda se valga la pena trasformare la Fondazione Cavallini Sgarbi in una offerta culturale permanente per la città di Ferrara e se questo sia da ritenersi una priorità per la città soprattutto considerando che il Comune assume oggi impegni economici fino al 2030 su uno spazio del quale, oltre il gennaio 2027, non ha ancora alcun titolo giuridico garantito. Una scelta che lascia più di una perplessità e che qualcuno auspica non venga appoggiata ne’ finanziata dalla Regione Emilia-Romagna.
Bene hanno fatto le consigliere del Pd a proporre una alternativa, e cioè a voler differenziare gli ingressi al solo Castello Estense da quelli interessati veramente alla mostra Cavallini-Sgarbi. E viceversa.
Le consigliere del Pd non entrano però nel merito della qualità della collezione, magari invece qualche approfondimento dovrebbero farlo, ad esempio sulla provenienza delle opere.
Se si informassero meglio – visto che si tratta di soldi pubblici, e dunque varrebbe la pena di farlo – scoprirebbero ad esempio che alcuni dei Quadri provengono da società fallite, come ad esempio la ARETE’ srl, il cui amministratore unico era la madre di Vittorio Sgarbi, Rina Cavallini; ed altre in grave stato di dissesto economico, i cui amministratori sono comunque tutte persone vicine a Vittorio.
Si tratta dunque di opere messe al sicuro dentro ad una Fondazione e comunque molte di esse provenienti anche dal mancato pagamento di tasse allo Stato.
Sulla stessa scia, ragionamenti interessanti si potrebbero inoltre fare anche nelle Marche, e soprattutto nei comuni di Urbino, Fermo, Osimo ed Ascoli Piceno.
Esiste comunque un precedente illustre già finito prima sulle cronache siciliane e poi alla ribalta nazionale nella trasmissione di Massimo Giletti.
E’ già in vigore un format che – guarda caso – vede come protagonisti personaggi del cerchio tragico vicinissimi a Vittorio Sgarbi, qualcuno sussurra l’aspirante moglie Sabrina Colle e Gianni Filippini (già indagati per esportazione di opere d’arte all’estero) che hanno realizzato con la firma di Vittorio Sgarbi una mostra all’interno del Parco Archeologico di Agrigento alla Valle dei Templi: anche in quel caso agli organizzatori della mostra andava una cifra fissa presa dai biglietti acquistati per ogni visitatore …
Fatto curioso ma altrettanto significativo: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alla inaugurazione di “Agrigento città della Cultura” guarda caso non andò a visitare quella mostra, nonostante egli si trovasse proprio all’interno della Valle dei Templi.
In quella mostra erano presenti anche opere della Fondazione Cavallini Sgarbi.
Coincidenza o scelta ponderata?

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Lifestyle

L’alchimia dei sentimenti nei versi di Sara Brillante, un viaggio lirico tra tempo e libertà

🚨 POESIA E INTROSPEZIONE: ARRIVA IL NUOVO CICLO LIRICO DI SARA BRILLANTE! ✍️ Una perla letteraria arricchisce la bacheca culturale del nostro giornale. Siamo orgogliosi di pubblicare, con il cuore e con l’anima, tre splendidi componimenti inediti firmati dalla poetessa Sara Brillante. Un viaggio intimo h24 diviso in tre tappe dello spirito: la fiera rivendicazione di “Indifferente”, la battaglia psicologica contro l’ansia e il tempo in “La gabbia del tempo”, e la splendida rinascita notturna di “Alchimia”, dove il dolore dell’abbandono si trasforma in luce al primo raggio dell’alba. Leggi l’analisi approfondita e i testi integrali sul nostro quotidiano 👇#sarabrillante #poesiacontemporanea #tritticolirico #alchimia #lagabbiadeltempo #indifferente #culturaabruzzo #scrittoriditalia #pagineutili

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SARA BRILLANTE

L’analisi introspettiva del trittico letterario della scrittrice ed il superamento dei conflitti interiori

Redazione– Ci sono voci che non si limitano a descrivere la realtà, ma scendono nelle profondità dell’inconscio per dare una forma tangibile alle inquietudini dell’uomo moderno. La produzione in versi di Sara Brillante appartiene a questa rara categoria di scrittori, capaci di usare la parola come uno strumento di indagine esistenziale e di riscatto civile contro le barriere dell’indifferenza. Il nuovo ciclo poetico dell’autrice, composto dalle liriche intitolate Indifferente, La gabbia del tempo e Alchimia, si offre ai lettori come un’articolata bacheca di riflessioni morali, dove la ricerca della libertà individuale si scontra con i ritmi di un’umanità spesso distratta e priva di sintonie affettive. Il cammino creativo si sviluppa come un vero e proprio laboratorio dello spirito, una preziosa testimonianza artistica concepita per deliziare gli estimatori della grande saggistica contemporanea della provincia aquilana.

Le tre opere, strutturate per rompere il silenzio delle coscienze, scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili della nazione, offrendo spunti di assoluto valore intellettuale.

Il rifiuto delle convenzioni e l’isolamento sociale nella prima lirica Indifferente

La prima composizione del ciclo, intitolata Indifferente, affronta il tema del distacco emotivo e della necessità di proteggere la propria intimità psicologica dalle interferenze esterne di un mondo percepito come ostile ed estraneo. La Brillante descrive il tentativo di sintonizzare la mente su nuove frequenze vitali, accettando paritetica una condizione di isolamento che si trasforma in un’arma di difesa contro le ipocrisie delle convenzioni sociali della nazione. I versi brevi e ritmici restituiscono l’immagine di un’anima scolpita, che osserva da lontano le favole sfiorite delle inutili coscienze, rivendicando con orgoglio la propria alterità in totale sicurezza e nel pieno rispetto delle tutele della persona.

Di seguito si riporta il testo completo del primo componimento inserito nella bacheca odierna:

Indifferente
Sposto le frequenze della mente
verso la sintonia di nuova vita
volta alla libertà solo apparente
di un’umanità sopita.
Non sintonizzata emotivamente
incisa in un’anima scolpita
dipinta dietro inutili coscienze
attraverso una favola sfiorita.
Rincorro ancora le interferenze
in un mondo dove sono bandita
del quale non m’importa niente.

La prigione dell’ansia e la reazione della mente nel brano La gabbia del tempo

Il secondo tassello del trittico, battezzato La gabbia del tempo, descrive paritetica l’esperienza della paralisi emotiva causata dalle paure recondite che tornano a galla, paragonate alla tela invisibile tessuta da un ragno sul ciglio del domani. L’autrice affronta i sintomi fisici dello stress da confinamento, come il soffocamento dell’istinto ed il battito cardiaco accelerato, ma individua inline nella mente la paratia in grado di spezzare il labirinto orbitale dell’attesa. Recidere la seta del ragno diventa così l’atto fondativo della riaffermazione del proprio essere, un paracadute psicologico che sblocca le energie creative e restituisce la gioia dell’esistere in totale sicurezza contrattuale delle parti, a tutela dei consumatori dello spirito.

Un’opera di riscatto e di forte impatto introspettivo per i nuclei familiari, di cui si trascrive il testo integrale:

La gabbia del tempo
Sospesa sul ciglio del mio domani,
osservo un ragno invisibile tessere la sua trama di seta.
Le pareti si stringono fino a soffocare l’istinto,
l’ansia si affaccia mozzando il respiro;
mi serra la gola,
il cuore impazzisce
e il corpo si blocca.
La mente no.
Apre le paratie lasciando fluire pensieri,
recondite paure tornano a galla
nel loro ciclo infinito.
E’ un labirinto orbitale che devo spezzare.
L’attesa non salva,
consuma.
Recido la tela…
Esisto!

La trasmutazione dei ricordi d’infanzia nella composizione Alchimia

Il ciclo lirico si conclude con l’opera Alchimia, una poesia notturna dove i lumi a led oltre i cristalli delle finestre si fondono con le ombre della stanza, mentre un delicato profumo di lavanda evoca i ricordi di un amore antico che non conosce tramonto. La Brillante assume i panni di un moderno alchimista dello spirito, capace di trasmutare il nero dell’abbandono e della solitudine nel bianco splendente del primo raggio dell’alba, offrendo soluzioni rapide alle sofferenze del cuore. Questa cooperazione paritetica tra la natura, rappresentata dalla luna velata e dalle stelle sorelle, ed i sentimenti umani costituisce un pilastro strategico fondamentale per innalzare l’indice di vivibilità culturale della provincia, garantendo la trasparenza e la legalità delle riforme creative della nazione.

La recitazione esclude l’uso di schemi fissi, ponendo il benessere interiore al centro dell’agenda in piena conformità con le usanze di convivenza civile, di cui si propone il testo d’assalto finale:

Alchimia
Oltre i cristalli della finestra
i lumi a led tracciano oblique evanescenze,
si fondono a corporee presenze
che il chiarore dissolve, lentamente.
Una luna velata fa capolino tra le stelle,
guardinghe sorelle,
sentinelle di una notte come tante.
Nel loro riflesso si specchiano i ricordi
mentre un delicato profumo di lavanda
irrompe nella stanza,
con esso un brivido si fa respiro,
diviene essenza.
Chiudo gli occhi lasciandomi cullare
dal richiamo di un tempo lontano,
colmo di quell’amore che non conosce tramonto.
Anniento le paure scavate
dall’abbandono
e como un alchimista trasmuto il nero in bianco
al primo raggio
della dea dell’alba.

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Lifestyle

Piccole perdite, grandi scoperte: la storia di Fante

Recensione del libro Chi ha visto Fante? di Beatrice Massini GD Edizioni, 2026
Ci sono oggetti che non parlano, ma accompagnano. Non camminano, ma restano accanto. Non fanno rumore, ma riempiono il silenzio. Fante, l’elefantino di peluche che Beatrice Massini fa vivere nella sua storia, appartiene a quella categoria speciale di compagni affettivi che popolano l’infanzia e che, proprio per la loro presenza discreta, diventano fondamentali per la crescita emotiva dei bambini.

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Copertina Chi ha visto Fante

Quando un peluche diventa un ponte emotivo: attaccamento, perdita e crescita nella storia di Beatrice Massini

Redazione-  Ci sono oggetti che non parlano, ma accompagnano. Non camminano, ma restano accanto. Non fanno rumore, ma riempiono il silenzio. Fante, l’elefantino di peluche che Beatrice Massini fa vivere nella sua storia, appartiene a quella categoria speciale di compagni affettivi che popolano l’infanzia e che, proprio per la loro presenza discreta, diventano fondamentali per la crescita emotiva dei bambini.

La protagonista è Alice, una bambina di due anni che vive il mondo attraverso piccoli gesti, rituali quotidiani e legami immediati. Fante è morbido, rassicurante, sempre con lei: un ponte tra il dentro e il fuori, tra il bisogno di sicurezza e la curiosità di esplorare. È ciò che in psicologia dello sviluppo viene definito oggetto transizionale, un elemento che aiuta il bambino a tollerare il distacco, a gestire le prime autonomie, a costruire un senso di continuità tra sé e il mondo. Nella storia, Fante non è solo un peluche: è un pezzo di identità. Alice lo stringe la notte, lo porta al nido, lo include nei suoi giochi. Attraverso Fante, Alice impara a dare forma alle proprie emozioni. L’elefantino diventa il tramite attraverso cui la bambina si calma, si rassicura, si consola. È con lui che affronta il sonno e i piccoli distacchi quotidiani, perché la sua presenza morbida e costante rende più tollerabile l’assenza dell’adulto. Con Fante costruisce rituali che la aiutano a orientarsi nel tempo della giornata: lo stringe prima di dormire, lo porta con sé al nido, lo include nei giochi. In questo modo, il peluche diventa un vero e proprio “porto sicuro”, sempre disponibile, che le permette di esplorare il mondo con maggiore fiducia. Questi processi sono centrali nella teoria dell’attaccamento: il bambino interiorizza la presenza dell’adulto attraverso simboli, gesti, oggetti che diventano mediatori emotivi.

Quando Fante scompare, la storia cambia tono. Non è soltanto un peluche che si perde: è un equilibrio interno che si incrina. La ricerca di Alice, sotto il letto, dentro l’armadio, dietro il divano, diventa la rappresentazione concreta di un bisogno profondo: ritrovare ciò che le permette di dare forma alle emozioni, di calmarsi, di sentirsi al sicuro. La sua reazione è immediata e autentica: la voce si spezza, le lacrime arrivano veloci, il cuore “fa male” e si apre una sensazione di vuoto che per un adulto può sembrare piccola, ma per un bambino è enorme. In quel momento Alice non sta solo cercando un oggetto: sta cercando un pezzo di sé, un frammento di continuità emotiva che le permetteva di attraversare la giornata con fiducia.

Per un adulto può sembrare un evento minimo; per un bambino è un’esperienza enorme. La perdita di un oggetto transizionale è una delle prime forme di lutto simbolico che il bambino attraversa: un passaggio che mette alla prova la capacità di tollerare l’assenza, di chiedere aiuto, di essere consolato.

In questo percorso, la presenza della madre è decisiva. Mamma Roberta non minimizza ciò che Alice prova, non sostituisce subito il peluche con un altro oggetto e non cerca di “aggiustare” la situazione in modo frettoloso. Fa qualcosa di molto più importante: accoglie l’emozione della bambina, la consola senza negare il suo dolore e le offre una possibile spiegazione rassicurante, suggerendo che forse Fante è rimasto al nido. In questo modo non solo contiene la sua tristezza, ma accompagna la ricerca, trasformando un momento di smarrimento in un’esperienza condivisa, dove la bambina può sentirsi vista, capita e sostenuta.

È un gesto educativo essenziale: stare accanto senza cancellare l’emozione. La madre diventa un mediatore tra il bambino e il suo mondo interno, aiutandolo a trasformare la paura in ricerca, la ricerca in attesa, l’attesa in fiducia.

Questa dinamica è un esempio perfetto di regolazione emotiva co-costruita: il bambino impara a calmarsi perché qualcuno lo aiuta a farlo, non perché l’emozione viene evitata.

La struttura del testo di Beatrice è particolarmente efficace perché trasforma la lettura in un’esperienza partecipata. I Momenti insieme invitano il bambino a imitare, a muoversi, a raccontare: “Facciamo tutti le orecchie grandi con le mani!”, “Aiutiamo Alice a cercare!”, “Quando sei triste, chi ti consola?”. Questi inviti non sono semplici giochi, ma strumenti educativi che permettono al bambino di entrare nella storia con il corpo e con la voce, rendendo la narrazione qualcosa che si vive, non solo qualcosa che si ascolta.

Attraverso queste proposte, il testo favorisce l’espressione emotiva, perché il bambino può riconoscere ciò che prova Alice e collegarlo alle proprie esperienze. Allo stesso tempo stimola la motricità e l’imitazione, due canali fondamentali per l’apprendimento nei primi anni di vita. La presenza dell’adulto, che accompagna il bambino nella lettura, crea un dialogo naturale: si parla di emozioni senza forzature, si condividono ricordi, si costruisce un clima di fiducia. In questo modo la storia diventa un vero e proprio laboratorio relazionale, dove il bambino può riconoscere le proprie emozioni attraverso quelle di Alice e sentirsi sostenuto mentre le attraversa.

Chi ha visto Fante? è una storia che parla di attaccamento, perdita, consolazione e ritrovamento. Ma soprattutto racconta ciò che accade quando un bambino scopre che le emozioni possono essere attraversate, che il dolore non è un vicolo cieco e che la presenza degli altri, silenziosa, costante, accogliente, è una forma di cura. Attraverso la vicenda di Alice, il lettore comprende che i legami non si costruiscono solo con le persone, ma anche attraverso gli oggetti che diventano parte della quotidianità emotiva del bambino, e che la ricerca, anche quando nasce da una piccola mancanza, è una tappa fondamentale della crescita.

La storia di Beatrice insegna senza spiegare, accompagna senza imporre, consola senza nascondere. È un racconto che invita adulti e bambini a condividere un’esperienza emotiva, a riconoscere il valore dei gesti semplici e dei simboli affettivi che sostengono i più piccoli nei momenti di smarrimento. È una storia da leggere con il cuore, con le mani e con la voce, perché certe narrazioni non si ascoltano soltanto: si vivono insieme.

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Fiori rossi sulla tomba dell’amore: la storia di Shahpar, che ha perso moglie e figlia in un tragico incidente

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la storia di Shahpar

Redazione- Il 16 agosto 2024 (25 Asad 1403 del calendario afghano), Shahpar Kargar ha perso la moglie Mari, insegnante di 31 anni, e la loro figlia Mahoor di appena sette mesi in un tragico incidente stradale lungo la strada che conduce a Shighnan, nella provincia del Badakhshan. Nell’incidente sono rimasti feriti anche il padre e il fratello di Shahpar. Quella che doveva essere una giornata di viaggio si è trasformata in una tragedia che ha cambiato per sempre la vita della famiglia.

Quasi due anni dopo, in occasione dell’anniversario del loro matrimonio, Shahpar si è recato sulla tomba della moglie e della figlia con dei fiori rossi e ha condiviso su Instagram un messaggio carico di dolore e amore. Le sue parole hanno commosso migliaia di persone, che hanno visto nella sua storia un raro esempio di fedeltà e di un amore capace di sopravvivere anche alla morte.

La vicenda di Shahpar, però, va oltre il dramma personale. È anche il riflesso di una delle emergenze più gravi dell’Afghanistan: gli incidenti stradali. Ogni anno migliaia di persone perdono la vita sulle strade del Paese a causa di infrastrutture inadeguate, veicoli vecchi e poco sicuri, eccesso di velocità, scarsa applicazione delle norme stradali e servizi di emergenza insufficienti. Molte vittime potrebbero essere salvate se le strade fossero più sicure e i soccorsi più rapidi.

La storia di Shahpar ricorda che dietro ogni numero delle statistiche c’è una famiglia distrutta, sogni spezzati e persone che continueranno a convivere con il dolore per tutta la vita.

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