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Attualità

Poste Italiane lancia i nuovi Webinar nazionali gratuiti dedicati all’educazione finanziaria dei cittadini

🚨 WEBINAR GRATUITI DI EDUCAZIONE FINANZIARIA CON POSTE ITALIANE! Martedì 14 luglio arrivano due importanti seminari online aperti a tutti i cittadini per imparare a gestire al meglio i risparmi e il patrimonio familiare. Alle ore 10:00 focus su “Il passaggio generazionale” (con sottotitoli e interprete LIS), mentre alle ore 16:00 si parlerà di “Il corso della vita” per pianificare gli obiettivi previdenziali e assicurativi del futuro. Un’iniziativa utile, accessibile da smartphone e in linea con i principi di sostenibilità ESG dell’ONU. Scopri come registrarti gratis 👇#posteitaliane #educazionefinanziaria #webinargratuiti #passaggiogenerazionale #risparmio #previdenza #esg #famiglie #lavoro #pagineutili

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Webinar Poste Italiane (551 x 246)

La programmazione telematica di luglio per supportare le famiglie nelle scelte previdenziali e assicurative

Roma – Un imponente, accessibile e quanto mai strategico piano di alfabetizzazione economica di massa, volto a diffondere una solida cultura previdenziale tra le famiglie della penisola, ad abbattere i dubbi sulla gestione del patrimonio e a garantire scelte consapevoli per il futuro delle nuove generazioni, prende ufficialmente il via sulle piattaforme digitali. Nell’ambito delle proprie politiche strutturali di responsabilità sociale d’impresa, la direzione centrale di Poste Italiane ha ufficializzato il varo dell’ultima programmazione mensile di moduli didattici telematici. L’azienda ha messo a disposizione della cittadinanza l’attivazione di due distinti webinar interattivi gratuiti, appositamente concepiti dai tecnici per analizzare i bisogni finanziari ed assicurativi delle tutele domestiche di fronte alle mutate condizioni dei mercati e all’innalzamento dell’aspettativa di vita.
La doppia sessione formativa online si svolgerà interamente nel corso della giornata di martedì quattordici luglio, articolandosi in due distinti appuntamenti orari studiati per intercettare le diverse fasce di utenti mobili e lavoratori delle imprese private.

I focus sul passaggio generazionale e sui bisogni previdenziali in linea con i severi principi internazionali Esg

Il primo incontro telematico prenderà il via nella mattinata di martedì, a partire dalle ore dieci, e risulterà interamente focalizzato sulla complessa tematica intitolata Il passaggio generazionale. Per garantire il massimo livello di inclusione sociale e abbattere le barriere sensoriali, la diretta video sarà supportata dalla presenza di sottotitoli testuali in tempo reale e dall’ausilio specialistico di un interprete della Lingua dei Segni Italiana. Nel corso del seminario verranno fornite indicazioni utili per programmare la trasmissione dei beni mobili e immobili in totale trasparenza legale. Il secondo appuntamento digitale della settimana scatterà invece nel pomeriggio, a partire dalle ore sedici, affrontando il modulo intitolato Il corso della vita, un saggio didattico strutturato per insegnare agli utenti a mappare i traguardi familiari e a pianificare i risparmi sul lungo termine.
L’iniziativa formativa promossa da Poste Italiane si muove nel solco dei severi principi internazionali Esg promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, i quali impongono alle grandi aziende di agire come soggetti socialmente responsabili per favorire lo sviluppo e la coesione.

I moduli di registrazione sul portale istituzionale e la consultazione del glossario da smartphone

I cittadini interessati a partecipare alle sessioni interattive possono completare la registrazione gratuita collegandosi alla pagina web di educazione finanziaria ospitata nella sezione sostenibilità del portale internet ufficiale di Poste Italiane. All’interno dello spazio informatico è inoltre liberamente consultabile un imponente glossario multimediale composto da oltre cinquecentotrenta vocaboli tecnici, uno strumento utile per agevolare l’apprendimento dei concetti legati al welfare aziendale, ai fondi pensione e alle riforme fiscali della penisola.
I lettori mobili continueranno a ricevere guide utili e recensioni puntuali sui temi dell’economia, della scuola, del lavoro, della sanità e dello sviluppo dei territori in Italia.

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Esteri

Il dolore silenzioso di un popolo: quando l’imposizione prende il posto della libertà

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Il dolore silenzioso di un popolo: quando l’imposizione prende il posto della libertà

Redazione- In Afghanistan, la pressione sull’abbigliamento e sull’aspetto personale non riguarda più soltanto le donne, ma coinvolge anche gli uomini. Quando una persona rischia lo stipendio, il lavoro o la propria posizione a causa della barba, del cappello, del turbante o del modo in cui si veste, non si parla più semplicemente di abbigliamento: si parla di dignità, libertà personale e rispetto dell’essere umano.

Mentre molte famiglie affrontano povertà, disoccupazione, difficoltà economiche e il peso della vita quotidiana, molti lavoratori sono costretti a vivere con una nuova paura: perdere il proprio sostentamento non per mancanza di capacità o impegno, ma per non corrispondere a un modello esteriore imposto.

Una società non cresce controllando l’aspetto delle persone. Un Paese si costruisce con istruzione, lavoro, competenza, giustizia, salute e rispetto per ogni individuo. Quando l’attenzione si concentra sull’apparenza invece che sui problemi reali della gente, le sofferenze aumentano e le vere necessità rimangono senza risposta.

Per anni le donne afghane hanno vissuto restrizioni e pressioni sulla loro libertà personale; oggi anche molti uomini sentono il peso di regole che entrano nella loro vita privata. La paura e l’obbligo non possono sostituire la fiducia e il rispetto.

Il dolore più grande è vedere persone che cercano solo di lavorare, mantenere le proprie famiglie e vivere con dignità, costrette a preoccuparsi non solo del pane quotidiano, ma anche di come apparire per non essere punite.

La dignità umana non si misura dalla lunghezza della barba o dal tipo di vestito. Una nazione diventa forte quando protegge la dignità dei suoi cittadini e permette loro di vivere con rispetto e sicurezza.

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Esteri

Il vero motivo dello scontro Italia-Spagna: l’incubo jihadista e il segreto inconfessabile di Ceuta e Melilla

Il segreto inconfessabile dietro lo scontro tra Italia e Spagna: ecco perché Roma ha blindato le frontiere. 🛂 🇪🇸 Da decenni studiosi e intelligence avvertono: le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla sono storici “hub” per il terrorismo islamico (basti pensare che da qui venivano i terroristi delle stragi di Parigi, Bruxelles e Ramblas). Eppure, dopo l’invasione di 80mila irregolari di luglio, il governo di Madrid continua a negare l’evidenza, mentre jihadisti già espulsi si mischiano alla folla per infiltrarsi in Europa sfruttando il business dei migranti. Leggi l’inchiesta completa che svela i veri rischi per la nostra sicurezza. 👇 🚨

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Assalto migranti a Ceuta, Spagna

Roma / Madrid – C’è un convitato di pietra nel fragoroso scontro diplomatico che sta infiammando l’estate europea, spaccando a metà il Mediterraneo e mettendo in crisi la tenuta stessa del Trattato di Schengen. Mentre l’opinione pubblica si divide sulle file agli aeroporti e sui botta e risposta tra i governi di Roma e Madrid, c’è una parola che i vertici politici iberici, e gran parte della sinistra europea, sembrano ostinarsi a voler cancellare dal vocabolario ufficiale: terrorismo. Per comprendere appieno la gravità della decisione italiana di sospendere i controlli alle frontiere con la Spagna, non basta fermarsi alle immagini dei barchini e all’invasione senza precedenti di decine di migliaia di irregolari. Bisogna scavare più a fondo, guardare le mappe del Nord Africa e pronunciare due nomi che, da decenni, fanno tremare i polsi all’intelligence di mezzo mondo: Ceuta e Melilla.

Le enclavi del terrore: cosa dicono davvero gli studiosi

L’allarme non è nato ieri. Non è un’invenzione politica dell’ultima ora per giustificare una stretta sui confini, né un abbaglio securitario del governo italiano. Da anni, infatti, fior fior di studiosi, accademici ed esperti di geopolitica lanciano avvertimenti drammatici: le due exclavi spagnole in territorio marocchino sono da tempo dei veri e propri hub, crocevia strategici per il terrorismo di matrice islamica. Esistono innumerevoli e inconfutabili studi a sostegno di questa allarmante tesi.

Già nel lontano 2015, uno studio pionieristico firmato da Luis De La Corte, significativamente intitolato “Enclavi jihadiste? Uno studio sulla presenza e il rischio estremisti a Ceuta e Melilla”, scoperchiava il vaso di Pandora. E i numeri, freddi e spietati, non ammettono repliche. Secondo i dati forniti dal prestigiosissimo Istituto Reale El Cano (ripresi e rilanciati anche dai media francesi nel 2017), il 48,9% dei detenuti condannati in Spagna per attività legate allo Stato Islamico dal 2013 in poi risultava essere nato a Ceuta, e un ulteriore 22,1% proveniva da Melilla. Ma il dettaglio che gela il sangue è un altro: la maggior parte dei sanguinari autori delle stragi di Parigi (2015), di Bruxelles (2016) e dell’attentato sulle Ramblas in Catalogna (agosto 2017) aveva radici o legami operativi inconfutabili con questi specifici territori.

L’assalto di luglio e i fantasmi del passato: la ragione dell’Italia

È proprio in questo pesantissimo contesto storico e sociale che va inquadrata e compresa la reazione dell’Italia. L’invasione incontrollata di Ceuta avvenuta il 30 luglio scorso non è stata una semplice “emergenza umanitaria”, ma una colossale falla nel sistema di sicurezza dell’intera Unione Europea. Parliamo di decine di migliaia di soggetti ignoti, assiepati ai confini, che non sono stati minimamente schedati né controllati durante il caos dell’assalto. Migliaia di questi individui sono ancora oggi all’interno del territorio di Ceuta, rendendo il controllo del territorio una vera e propria missione impossibile per le stesse autorità spagnole.

Non è un caso, né una coincidenza sfortunata, che nei boschi limitrofi alla città autonoma siano state rinvenute armi nascoste, né che tra la folla siano stati individuati e fermati soggetti in passato già espulsi dalla stessa Spagna per “radicalizzazione jihadista”. Nei rapporti confidenziali finiti sui tavoli del governo, viene messo nero su bianco un sospetto gravissimo: Ceuta, per la sua conformazione e la sua storia, funge ancora oggi da centro di radicalizzazione e reclutamento, con decine di miliziani partiti negli scorsi anni per combattere nelle rovine della Siria e dell’Iraq.

La strategia della “negazione” spagnola e lo spostamento verso l’Europa

A fronte di questa mole schiacciante di indizi, prove e relazioni d’intelligence, la reazione del governo di Madrid guidato da Pedro Sanchez ha dell’incredibile: negare. Negare tutto, su tutta la linea. Si nega l’allarme jihadista nonostante gli arresti mirati, si nega l’esistenza di un travaso di clandestini da Ceuta alla penisola iberica, nonostante le spiagge siano testimoni di quotidiani viavai di gommoni, moto d’acqua e lance veloci. Una cecità politica che l’Italia ha deciso, legittimamente, di non poter più assecondare.

«La negazione è un tratto ben noto e ricorrente tra gran parte dell’establishment politico di sinistra europeo», ha commentato con asprezza lo studioso ed esperto di terrorismo internazionale Giovanni Giacalone. «Vale la pena ricordare che per anni, anche in Italia, diversi politici sostenevano ciecamente che ‘i terroristi non arrivano sui barconi via mare’, per poi essere drammaticamente smentiti dai fatti e dal sangue. È un dato di fatto incontrovertibile che i flussi migratori irregolari rappresentano una minaccia reale non solo in relazione alla criminalità ordinaria, ma anche al terrorismo jihadista. Il governo italiano aveva quindi pienamente ragione a sospendere immediatamente Schengen con la Spagna».

Il business del terrore: il contrabbando di uomini finanzia la jihad

A chiudere il cerchio su questa intricata e pericolosa rete c’è un rapporto dettagliato elaborato dal Cross-Border Conflict Evidence, Policy and Trends. Il documento evidenzia come i grandi gruppi armati non statali che insanguinano l’Africa – dai miliziani di Boko Haram in Nigeria ai gruppi jihadisti nel Sahel e in Mali, fino alle fazioni libiche – si finanzino e traggano immensi benefici logistici proprio dal traffico e dal contrabbando di migranti verso l’Europa.

In questo scenario, varcare il confine di Ceuta rappresenta la chiave di volta, il passaggio fondamentale. E la tattica è sempre la stessa: infiltrare i miliziani più giovani, magari sfruttando le maglie larghe delle politiche europee per l’accoglienza dei “minori non accompagnati”. Dimostrare in fretta che un ventenne radicalizzato abbia in realtà meno di 18 anni è un’impresa titanica per chiunque, e nel frattempo, da Ceuta, i sospetti vengono trasferiti nella penisola iberica, da cui far perdere le proprie tracce verso il resto d’Europa diventa un gioco da ragazzi. Checché ne dicano Madrid e i difensori del “liberi tutti”, la sicurezza nazionale non è un concetto su cui si può giocare d’azzardo.

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Attualità

Il Mattutino di Sforzini: “Nella battaglia pensa a me”, la forza dei legami indivisibili e il coraggio di affrontare la vita

“A volte il secondo tempo comincia prima dell’intervallo”. ⏳ ❤️ Una domenica di profonda ispirazione filosofica dal Castello Sforzini. Il Mattutino di oggi esplora il significato dei cambiamenti imprevisti, la forza incrollabile dei legami (indivisibili come i numeri primi) e la potenza di avere qualcuno a cui pensare durante le dure battaglie quotidiane della vita. Leggi l’approfondimento di questi pensieri poetici, un inno alla libertà, alla responsabilità e al coraggio. Buona domenica! ☀️ 👇

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Il mattutino di domenica 9 agosto 2026

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono domeniche in cui le parole non hanno bisogno di essere urlate per fare rumore. Esistono riflessioni che, racchiuse in pochissime righe, riescono a scavare dentro l’anima con la precisione di un bisturi, costringendoci a fermarci, a respirare e a guardare la nostra vita da una prospettiva completamente diversa. È questo il potere evocativo de “Il Mattutino”, la rubrica di pensieri che Luca Sforzini diffonde dal suggestivo ritiro del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Il messaggio diffuso oggi, domenica 9 agosto 2026, è un criptico e affascinante concentrato di poesia, logica matematica e spunti letterari, che risuona come un inno alla resilienza umana e alla forza indomabile dei legami autentici.

Il secondo tempo e l’arte complessa di farsi trovare pronti

«A volte il secondo tempo comincia prima dell’intervallo». La prima riflessione del Mattutino odierno colpisce per la sua disarmante lucidità metaforica. Quante volte, nel grande campo da gioco che è l’esistenza umana, ci illudiamo di avere il controllo totale sui tempi e sulle pause? Siamo programmati per credere che, dopo ogni grande sforzo, la vita ci conceda obbligatoriamente un momento di riposo, un “intervallo” in cui tirare il fiato, curare le ferite e riordinare le idee. Ma la realtà, spietata e meravigliosa, raramente segue i nostri schemi prefissati.

Ci sono sfide inaspettate, cambiamenti improvvisi, dolori lancinanti o gioie travolgenti che irrompono nella nostra quotidianità senza alcun preavviso, stravolgendo il cronometro. Il “secondo tempo” della vita spesso ci aggredisce mentre siamo ancora convinti di essere a metà dell’opera. E questa frase non è un monito amaro, ma un potentissimo invito alla flessibilità spirituale: il vero coraggio non sta nel pretendere l’intervallo che ci spetta di diritto, ma nella capacità di farsi trovare sempre pronti, lucidi e combattivi anche quando il fischio d’inizio ci coglie di sorpresa, magari di spalle o col fiato corto.

Il sette, un numero primo: la forza di ciò che non può essere diviso

Il secondo frammento di pensiero si sposta sul piano del simbolismo matematico e filosofico: «Il sette è un numero primo. Anche quando qualcuno vorrebbe dividerlo». Il sette è, da sempre, il numero della perfezione, della completezza ciclica (i giorni della creazione, i giorni della settimana, le virtù, i peccati capitali). Ma la sua natura più intrinseca, matematicamente parlando, è la sua assoluta indivisibilità. Un numero primo appartiene solo a se stesso e all’unità.

La riflessione di Sforzini è una fulgida metafora dei rapporti umani e dei princìpi morali. Esistono legami, idee, valori e identità che possiedono la stessa inscalfibile natura dei numeri primi. Ci sarà sempre qualcuno – la società liquida, i detrattori, le avversità – che tenterà disperatamente di “dividerli”, di frammentarli per indebolirli e renderli innocui. Ma ciò che è autenticamente indivisibile resisterà a ogni tentativo di scomposizione. Difendere la propria natura di “numero primo” in un mondo che cerca costantemente di omologare e spezzettare l’anima, è l’atto di ribellione più puro che un essere umano possa compiere.

“Domani nella battaglia pensa a me”: l’eco immortale dell’animo umano

La terza frase è un pugno nello stomaco di un’eleganza assoluta: «Domani nella battaglia pensa a me». I lettori più colti e attenti avranno immediatamente colto la citazione. Si tratta di un’eco potentissima tratta dal Riccardo III di William Shakespeare, diventata poi celebre grazie all’omonimo e splendido romanzo dello scrittore spagnolo Javier Marías. Nelle tende dell’accampamento prima dello scontro decisivo, gli spettri sussurrano questa frase ai protagonisti. Ma calata nella nostra quotidianità, questa invocazione perde i suoi connotati lugubri e si trasforma in un disperato inno all’amore e al ricordo.

Tutti noi, ogni giorno, affrontiamo battaglie logoranti. Sfide sul lavoro, lotte contro la malattia, scontri con noi stessi o con i nostri demoni interiori. In queste trincee personali, la solitudine è il nemico peggiore. Sapere che qualcuno ci chiede di essere pensato, sapere di avere un faro, un volto, un ricordo felice a cui ancorarci nel momento in cui il frastuono dello scontro si fa assordante, è la vera arma segreta per non soccombere. Pensare a chi amiamo nella battaglia non ci indebolisce, ma ci rende invincibili, ricordandoci il motivo esatto per cui stiamo combattendo.

Libertà, responsabilità e coraggio: le tre bussole per navigare il presente

Il sigillo finale di questo Mattutino è una triade di auguri che dovrebbe essere incisa sulla porta di casa di ognuno di noi: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre parole pesantissime, indissolubilmente legate l’una all’altra.

Non può esserci vera Libertà senza l’assunzione totale della Responsabilità per le proprie azioni, per i propri pensieri e per l’impatto che questi hanno sugli altri. E nessuna di queste due virtù può esistere senza il Coraggio: il coraggio di scendere in campo anche quando non c’è stato l’intervallo, il coraggio di restare indivisibili come numeri primi e il coraggio di portare chi amiamo nel cuore durante le battaglie della vita. Una splendida domenica di luce a tutti i lettori.

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