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Spettacolo

Modugno canta a squarciagola: Piazza Sedile in delirio per la magica notte anni ’90 dedicata a Max Pezzali e agli 883

“La regola dell’amico”, i trenini in piazza e mille torce accese per “Come mai”: Modugno impazzisce per gli 883! 🎤 ✨ Una notte di vigilia di Ferragosto che rimarrà a lungo nei cuori di tutti! La magnifica Piazza Sedile di Modugno si è trasformata in un’arena di emozioni per lo straordinario concerto de “La Radio 1000 Max”, la famosissima tribute band di Max Pezzali e degli 883 guidata da Giuseppe Bonasia. Il concerto, voluto dal Sindaco Beppe Montebruno e organizzato con il Demodè Club, ha fatto registrare un sold-out clamoroso. Lacrime di commozione sulle note de “Gli Anni”, balli sfrenati per “Sei un mito” e un meraviglioso messaggio di integrazione. Nell’intervista finale alla giornalista albanese Elda Keçi Novelli, infatti, Bonasia ha ringraziato la folta comunità albanese presente in piazza: “La musica degli 883 è magica perché non conosce confini e unisce popoli e culture diverse!”. Leggi il racconto completo e le emozioni della serata nel nostro articolo. 👇 🎵 Qual è la vostra canzone preferita di Max Pezzali? Scrivetelo nei commenti!

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Locandina evento Modugno

Redazione – Ci sono canzoni che non invecchiano mai, capaci di scavare nella memoria collettiva e di farci tornare magicamente adolescenti fin dai primissimi accordi. E ci sono notti, d’estate, in cui il tempo sembra letteralmente fermarsi per lasciare spazio solo alle emozioni. È esattamente quello che è successo la sera del 14 agosto 2026, alla vigilia del Ferragosto, quando il cuore storico di Modugno, la bellissima Piazza Sedile, si è trasformata in un’immensa e pulsante arena a cielo aperto. A infiammare i cuori di migliaia di cittadini è stato l’atteso concerto de “La Radio 1000 Max”, la nota e amatissima tribute band famosa in tutto il sud Italia per le sue fedelissime e carismatiche interpretazioni degli storici, intramontabili successi degli 883 e di Max Pezzali.

Una piazza senza età: la magia tra nostalgia e nuove generazioni

L’evento musicale ha fatto da prestigioso apripista, inaugurando ufficialmente il ricco cartellone estivo “Agosto Musica Live”, organizzato con il fondamentale patrocinio del Comune di Modugno e realizzato in stretta e proficua collaborazione con il Demodè Club e la “Cube Eventi”.
Fin dalle prime luci della sera, Piazza Sedile ha iniziato a riempirsi a dismisura, accogliendo un pubblico straordinariamente eterogeneo. Sotto il palco c’erano i “nostalgici” della prima ora, i cinquantenni di oggi cresciuti negli anni ’90 consumando le leggendarie musicassette di Max Pezzali nei mangianastri delle loro prime auto, ma c’erano anche tantissimi giovanissimi, a dimostrazione di come quelle melodie abbiano saputo attraversare le generazioni senza perdere un grammo della loro freschezza.

Da “Come Mai” a “Gli Anni”: un fiume di ricordi e luci nella notte

Non appena lo straordinario frontman Giuseppe Bonasia e la sua formidabile band sono saliti sul palcoscenico, l’atmosfera si è subito surriscaldata. Ritmi serrati e hit piene di energia pura come “Sei un mito” e “Nord sud ovest est” hanno trasformato la piazza in una gigantesca pista da ballo. Il pubblico, letteralmente in estasi, si è lasciato travolgere in un ballo collettivo (con tanto di trenino umano), dimostrando che la voglia di musica sincera e aggregativa è più forte di qualsiasi crisi o divisione sociale.
Ma il picco emotivo, capace di far venire i brividi sulla pelle, è stato toccato durante l’esecuzione delle ballate più iconiche. Alle prime celeberrime note di pianoforte di “Come mai”, le luci della piazza si sono spente e migliaia di torce dei telefoni cellulari si sono accese contemporaneamente, creando una scenografia stellare mozzafiato. E subito dopo, sulle note de “Gli anni” – un vero e proprio inno generazionale al tempo che scorre – le voci di tutti i presenti si sono fuse in un unico, gigantesco, commovente coro. Giuseppe Bonasia, riproponendo in maniera magistrale e rispettosa il timbro caratteristico di Pezzali, ha saputo creare un’empatia immediata con ogni singola persona presente in piazza.

L’intervista a Elda Keçi Novelli: quando la musica unisce le culture

Il sigillo a questa serata indimenticabile, però, non è arrivato solo dalla musica, ma dalle parole. Subito dopo il trionfale concerto, Giuseppe Bonasia ha rilasciato un’intervista speciale ed esclusiva alla nota giornalista albanese (ma ormai modugnese d’adozione) Elda Keçi Novelli. Nel corso di questa sentita conversazione, il solista ha rivolto un saluto caloroso, profondo e carico di rispetto a tutta la comunità dell’Albania e in particolare agli immigrati albanesi perfettamente integrati che, numerosi, cantavano e animavano la piazza di Modugno.
«Vedere una piazza così gremita a cantare ogni singola strofa a memoria è stata un’emozione indescrivibile», ha dichiarato un commosso Bonasia ai microfoni della giornalista. «La musica degli 883 ha questo potere magico: non si limita a unire le diverse generazioni, padri e figli, ma è in grado di unire profondamente anche culture diverse e lontane come quella albanese e quella italiana. La musica non ha confini».

Il successo della sinergia tra Istituzioni e Demodè Club

Il trionfo si è concluso a tarda notte, proprio sulle note del brano da cui la tribute band prende il suo nome, “La radio a 1000 Watt”, lasciando la città avvolta in un’ondata di inebriante energia positiva. Il concerto si è confermato come una vittoria su tutti i fronti: la proficua sinergia nata tra l’Amministrazione comunale guidata dal dinamico Sindaco, l’Avv. Giuseppe Montebruno (per tutti “Beppe”), e una realtà solida e storica come il Demodè Club, si è rivelata ancora una volta una formula vincente capace di regalare cultura, intrattenimento ed economia a tutta la comunità modugnese. E mentre la notte di Ferragosto scendeva sulla piazza, a Modugno la nostalgia degli anni ’90 non è mai sembrata così bella e viva.

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Spettacolo

Le stelle mondiali illuminano la Puglia: a settembre torna l’attesissimo festival “Francavilla è Jazz” con Fabrizio Bosso e Karima

Da Fabrizio Bosso a Karima, passando per la leggenda Eddie Gomez: le stelle della musica mondiale si danno appuntamento in Puglia! 🎷 ✨ Sale vertiginosamente l’attesa per l’attesissima tredicesima edizione del prestigioso festival “Francavilla è Jazz” (Francavilla Fontana, BR). Da mercoledì 2 a martedì 8 settembre, le note dei più grandi musicisti del pianeta risuoneranno nella monumentale Piazza Giovanni XXIII, con sei serate a INGRESSO GRATUITO! Un cartellone mostruoso, curato dal direttore artistico Alfredo Iaia: si parte mercoledì 2 con il mitico Eddie Gomez per arrivare alla magnifica voce di Karima (impegnata domenica 6 in un commovente tributo a Pino Daniele e Lucio Dalla). Chiusura col botto martedì 8 in terrazza, con la tromba magica di Fabrizio Bosso che renderà omaggio ai leggendari Miles Davis e John Coltrane! Leggi il programma dettagliato giorno per giorno nel nostro articolo. 👇 🎶 Una vera e propria settimana da sogno per chi ama la buona musica. Parteciperete a una delle serate?

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KARIMA (PH ROBERTO CIFARELLI)

Redazione – Ci sono appuntamenti che riescono a trasformare il cuore della nostra bellissima provincia in un palcoscenico di respiro globale, dove le note si intrecciano sotto il cielo stellato e la magia della musica dal vivo diventa un rito collettivo. Sale sempre più vertiginosamente, infatti, la “febbre” per la tredicesima edizione di “Francavilla è Jazz”, il rinomato festival che da anni anima la città di Francavilla Fontana (in provincia di Brindisi). Ormai riconosciuto e applaudito a livello nazionale, l’evento sta acquisendo un’impronta sempre più internazionale, merito della magistrale direzione artistica di Alfredo Iaia, brillantemente coadiuvato dal responsabile organizzativo Roberto Passaro e reso possibile grazie al fondamentale supporto dell’Amministrazione Comunale e di numerosi sponsor privati.

Il cuore pulsante del Festival: la splendida Piazza Giovanni XXIII

Da mercoledì 2 a martedì 8 settembre, la città diventerà la capitale indiscussa del jazz. La monumentale Piazza Giovanni XXIII farà da palcoscenico principale ai primi sei grandi concerti (tutti con inizio alle ore 21:00 e, cosa rarissima di questi tempi, a ingresso completamente gratuito). Solo l’ultimo esclusivo appuntamento del cartellone, previsto per martedì 8, si sposterà nella raffinata cornice della Terrazza di Enotria (con prenotazione obbligatoria). Un cartellone denso di eccellenze mondiali che promette di far vibrare le anime di tutti i presenti.

Il Programma Ufficiale: un viaggio tra le leggende

Mercoledì 2 settembre: Il tocco magico di Eddie Gomez
Si aprirà il sipario in maniera clamorosa con l’Eddie Gomez Italian Quartet. Una formazione diretta da una vera e propria leggenda vivente del contrabbasso jazz come Gomez, affiancato da un trio tutto italiano d’eccezione: Alessandro Presti (tromba), Salvatore Bonafede (pianoforte) e Joe Santoro (batteria). Il repertorio sarà un viaggio struggente nel periodo d’oro vissuto da Eddie Gomez nel mitico trio di Bill Evans, regalando alla piazza un’atmosfera da sogno.

Giovedì 3 settembre: L’Hammond di Pat Bianchi
Il palco si accenderà poi con il Pat Bianchi Quartet. Bianchi, considerato a livello mondiale uno dei più grandi maestri dell’organo Hammond, si esibirà assieme a tre punte di diamante del panorama europeo: Stéphane Belmondo (tromba), Tony Lakatos (sax) e Bernd Reiter (batteria). Il pubblico sarà travolto da standard jazz riarrangiati e composizioni originali di pura adrenalina.

Venerdì 4 settembre: Il futuro del Jazz è dei giovani
Una serata pensata “ad hoc” per valorizzare i nuovi talenti. Alle 21:00 suonerà lo Scannapieco-Geremia Quintet, una formazione di grandissima prospettiva che riporterà in vita le sonorità hard bop degli anni Sessanta. A seguire, alle 22:00, spazio al Vittorio Solimene Quartet, un gruppo di quattro giovanissimi musicisti già apprezzatissimi in tutta Italia, che presenterà l’innovativo album “Letter To…”, spingendo il confine del contemporary jazz verso nuovi orizzonti.

Sabato 5 settembre: Le contaminazioni scandinave di Max Ionata
Il fine settimana si apre con il sassofonista Max Ionata (Special Edition – “Tivoli”), uno dei rappresentanti italiani più amati all’estero. Ad accompagnarlo, tre pesi massimi del jazz nordeuropeo: Martin Sjöstedt (pianoforte), Jesper Bodilsen (contrabbasso) e Martin Maretti Andersen (batteria). Una fusione meravigliosa tra il romanticismo melodico della scena scandinava e la passionalità rovente dei jazzisti italiani.

Karima e il tributo ai giganti italiani (Domenica 6 settembre)

Domenica 6 settembre, l’aria di Francavilla sarà addolcita dalla voce straordinaria e inconfondibile di Karima, che presenterà al grande pubblico il suo nuovo album intitolato “Canta Autori”. Accompagnata da maestri assoluti come Piero Frassi (tastiere), Gabriele Evangelista (contrabbasso) e Bernardo Guerra (batteria), la meravigliosa cantante livornese renderà omaggio in chiave jazz ad alcuni dei cantautori italiani che hanno fatto la storia della nostra musica: Lucio Dalla, Pino Daniele, Umberto Bindi e Lucio Battisti. Un viaggio nei sentimenti che promette lacrime ed emozioni a non finire.

Il Gran Finale in Terrazza: l’omaggio di Bosso a Miles Davis e Coltrane (Martedì 8 settembre)

Il sipario sulla tredicesima edizione calerà in maniera elegantissima martedì 8 settembre alle 21:00 presso la panoramica Terrazza di Enotria (unico appuntamento con ticket). I riflettori si spegneranno dopo l’esibizione del Perico Sambeat Group Feat. Fabrizio Bosso con lo spettacolo “Dedicated To Miles & Trane”. Guidato dal formidabile sassofonista spagnolo Sambeat e arricchito dai sublimi assoli di tromba di Fabrizio Bosso (uno dei musicisti più acclamati e richiesti d’Italia), il gruppo tributerà un amorevole e commovente omaggio a due icone assolute come Miles Davis e John Coltrane nel centenario della loro nascita. Un sigillo d’autore su un festival che si conferma imperdibile per chi ama davvero la grande musica.

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Spettacolo

Cinema e Jazz si fondono a meraviglia: la voce sublime di Elena Andreoli illumina “Stella gemella”, la nuova commedia romantica in arrivo su Netflix

Il grande Cinema abbraccia l’eleganza del Jazz! 🎬 🎷 Dal 28 agosto sbarca su Netflix la nuova e attesissima commedia romantica “Stella gemella” (diretta da Luca Lucini, con Margherita Buy e Laura Morante). Nel film scopriremo la curiosa storia di Stella, che dopo una scappatella a Roma scopre di aspettare due gemelli nati da due padri diversi! Ma la vera perla della pellicola è la straordinaria partecipazione musicale della celebre vocalist jazz milanese Elena Andreoli. L’artista (famosa speaker di “4 Hotel” su Sky e attrice teatrale) interpreta se stessa nel film cantando il brano originale “Girl In The Mirror”, un capolavoro registrato con la Budapest Scoring Orchestra! “La canzone è un momento di vero meta-cinema in cui divento l’alter ego della protagonista che si ribella per ritrovare la sua vera libertà”, racconta la cantante. Il brano sarà su tutte le piattaforme dal 28 agosto e verrà presentato dal vivo al TAM di Milano per il festival JAZZMI a novembre! Scopri tutti i retroscena nel nostro nuovissimo articolo! 👇 🎙️

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Elena Andreoli in Girl In The Mirror

Redazione – Esistono momenti magici in cui la settima arte (il Cinema) e la musica si abbracciano così intensamente da diventare un’unica, potentissima voce narrante. È esattamente ciò che accade in “Stella gemella”, la nuovissima e attesissima commedia romantica diretta dal regista Luca Lucini, che sbarca in streaming dal 28 agosto su Netflix. Il film (una produzione targata Eagle Original Content e Rai Cinema, già applauditissima al Festival del Cinema di Roma dello scorso novembre) vanta un cast stellare, tra cui spiccano i nomi di Margherita Buy, Laura Morante, Martina Gatti e Matteo Olivetti. Ma a impreziosire in modo decisivo la pellicola è la straordinaria partecipazione della vocalist e autrice milanese Elena Andreoli, che presta la sua voce vellutata e la sua presenza scenica a un momento cruciale dell’opera.

“Stella gemella”: amore, tradimenti e gravidanze impossibili

La trama del nuovo film di Luca Lucini ruota attorno alle vicende sentimentali dei due protagonisti principali, Achille e Stella. Si tratta di una classica coppia di trentenni che sta insieme da una vita intera ma che, inevitabilmente, si ritrova ad attraversare una profondissima crisi relazionale. Durante una fuga solitaria a Roma, Stella consuma un tradimento occasionale con Gil, un affascinante chef di origini africane, riavvicinandosi però contemporaneamente anche ad Achille.

Il risultato? Stella rimane incinta di entrambi nello stesso momento, dando vita a un fenomeno medico rarissimo noto come fecondazione etero-parentale. La commedia si snoda quindi attorno a una domanda fondamentale: riuscirà la protagonista a sopravvivere al giudizio del compagno, alle inevitabili malelingue della provincia e, soprattutto, a trovare finalmente il coraggio di scegliere la propria strada?

“Girl In The Mirror”: la colonna sonora della vera libertà

È proprio in questo difficilissimo e catartico percorso di rinascita personale che entra in gioco l’arte di Elena Andreoli, con il brano originale “Girl In The Mirror”. La canzone è stata composta a quattro mani dalla stessa cantante insieme ad Andrea Andreoli e ad Alberto Traverso (curatore dei superbi arrangiamenti), e registrata nientemeno che con la prestigiosa Budapest Scoring Orchestra diretta dal Maestro Peter Illényi.

«Questa canzone accompagna il momento esatto di svolta, in cui la protagonista Stella rompe definitivamente con tutto ciò che l’ha sempre trattenuta e rivendica, finalmente, la propria agognata libertà», spiega con trasporto la cantante milanese. L’arrangiamento orchestrale, registrato con una sinfonica di altissimo livello, ha permesso di creare un ricchissimo tessuto sonoro in grado di dialogare perfettamente con la forza delle immagini.

Meta-cinema in musica: Elena Andreoli interpreta se stessa

L’aspetto più affascinante del coinvolgimento di Elena Andreoli in “Stella gemella” è che l’artista recita nel film interpretando se stessa. «Si è creata una dimensione di vero e proprio meta-cinema, in cui musica e narrazione si intrecciano indissolubilmente», racconta la Andreoli. «Ciò che la protagonista vive intimamente viene espresso nella stessa identica scena dalla musica e dalla mia stessa voce, che diventano la manifestazione visibile e sonora di quella parte nascosta di lei che urla e chiede di essere finalmente libera. Non si tratta solo di cantare un brano: nel film divento letteralmente la voce e l’alter ego della protagonista».

Dalla recitazione al doppiaggio: un talento eclettico

La presenza scenica di Elena Andreoli non è certo casuale. Stiamo parlando di un talento artistico incredibilmente poliedrico e a 360 gradi. Attrice teatrale navigata (ha calcato le scene accanto a mostri sacri come Dario Fo, Franca Rame e Massimo Recalcati), è anche una famosissima doppiatrice e speaker di successo (sua è la voce ufficiale dello show televisivo 4 Hotel di Bruno Barbieri su Sky). Come vocalist jazz vanta collaborazioni stellari con musicisti del calibro di Giorgio Gaslini, Bruno Martino e Paolo Tomelleri, con cui lo scorso autunno ha pubblicato l’acclamato album “Beautiful Love” per l’etichetta Snatch Noise.

Dal successo su Netflix al grande ritorno dal vivo al JAZZMI

Il brano “Girl In The Mirror” sarà disponibile all’ascolto su tutte le principali piattaforme digitali a partire dal 28 agosto, in esatta contemporanea con l’uscita del film su Netflix. Ma i fan della buona musica avranno presto l’occasione di ascoltarlo dal vivo: il prossimo 7 novembre, Elena Andreoli sarà la protagonista assoluta del concerto intitolato “The Arcimboldi Session”. Un evento esclusivo, inserito nel cartellone del festival internazionale JAZZMI, concepito appositamente per il foyer del celebre teatro TAM di Milano, dove la cantante presenterà per la prima volta i suoi nuovi brani originali. Un trionfo di eleganza, voce e puro jazz.

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Spettacolo

Mondo della moda a Hollywood: viaggio e rinascita. Luca Ribezzo si racconta tra set internazionali, timidezza e grandi sfide d’attore

Una vita vissuta tra le passerelle dei più grandi stilisti internazionali e i set cinematografici di mezza Europa e degli Stati Uniti. La storia di Luca Ribezzo è quella di un percorso artistico e umano straordinario che affonda le radici in oltre vent’anni di esperienza nel cuore pulsante della moda, lavorando fianco a fianco con icone come Valentino, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Versace e Armani, per poi evolversi in una carriera di attore ricca di oltre quarantacinque crediti su IMDb.

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Luca Ribezzo

Redazione-  Una vita vissuta tra le passerelle dei più grandi stilisti internazionali e i set cinematografici di mezza Europa e degli Stati Uniti. La storia di Luca Ribezzo è quella di un percorso artistico e umano straordinario che affonda le radici in oltre vent’anni di esperienza nel cuore pulsante della moda, lavorando fianco a fianco con icone come Valentino, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Versace e Armani, per poi evolversi in una carriera di attore ricca di oltre quarantacinque crediti su IMDb.

​Da Parigi a Tel Aviv, da New York a Londra, fino alle recenti produzioni tra Stati Uniti, Italia e Spagna, l’attore e modello Luca Ribezzo ha saputo reinventarsi con tenacia, talento e una profonda dedizione allo studio, lavorando con registi del calibro di Til Schweiger e al fianco di stelle internazionali come Matt Dillon e Nick Nolte.

In questa intervista, ci illustra le tappe fondamentali di questa metamorfosi artistica, svelando anche il lato più intimo e riservato di un professionista che ha fatto della sensibilità e dell’autenticità la sua cifra distintiva, superando le sfide legate alla timidezza e ai circuiti patinati del mondo dello spettacolo.

Lei ha vissuto e lavorato per oltre vent’anni nel gotha della moda mondiale, accanto a leggende dello stile come Valentino, Versace e Armani. Qual è stato il momento esatto in cui ha capito che quel mondo prestigioso non le bastava più e che la vera chiamata arrivava dal set e dalla recitazione?

 

Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che il mondo della moda non mi bastava più, perché la recitazione è sempre stata dentro di me. Fin da bambino, mi divertivo a interpretare personaggi e, alle scuole medie, il corso di teatro era il momento che aspettavo con più entusiasmo. Mi piaceva stare sul palco e raccontare storie.

Dopo il diploma ho lavorato come animatore turistico nei villaggi vacanze. La parte che amavo di più erano gli spettacoli serali: prepararli, provare e poi esibirmi davanti a centinaia di persone. Ogni volta che salivo sul palco sentivo che quello era il posto in cui riuscivo davvero a esprimermi.

A un certo punto, ho deciso di trasformare quella passione in qualcosa di concreto. Mi sono iscritto a una scuola di teatro professionale e, una volta terminato il percorso, sono partito per Londra. È lì che ho iniziato la mia gavetta e ho avuto le prime opportunità come attore professionista.

Non dimenticherò mai la prima volta davanti a una telecamera. Nel momento in cui ho interpretato un personaggio completamente diverso da me, ho capito la forza di questo mestiere. Quando la telecamera si accende e quella luce rossa si illumina, entri in un’altra vita. Ti ritrovi a vivere emozioni, relazioni e situazioni che non ti appartengono, ma che in quel momento diventano incredibilmente vere.

Per me recitare significa proprio questo: entrare nel personaggio fino in fondo, attraverso la voce, il corpo, gli sguardi, le emozioni e ogni piccolo dettaglio. È un lavoro che mi permette di raccontare storie, ma anche di conoscere meglio me stesso.

La moda mi ha dato tantissimo: mi ha fatto viaggiare, crescere e conoscere persone straordinarie. Sarò sempre grato a questo settore, per tutto quello che mi ha insegnato. Ma è nella recitazione che ho trovato il modo più autentico di esprimermi. È lì che ho capito di essere esattamente dove volevo essere.

Da New York a Londra, passando per l’incontro formativo con l’insegnante scozzese-americano Michael E. Rodgers a Milano: quanto è stato difficile ricominciare da zero e costruire la credibilità necessaria per entrare in produzioni internazionali come quelle della Warner Bros o il film “Head Full of Honey” con Nick Nolte e Matt Dillon?

 

Spesso il mondo dello spettacolo e i circuiti mondani premiano l’estro, l’apparire e la costante esposizione mediatica.

 

Quanto pensa che la sua bellezza, unita a un carattere timido e a una forte riservatezza, l’abbia in realtà penalizzato nel corso della sua carriera?

 

Paradossalmente, arrivare dal mondo della moda all’inizio mi ha penalizzato. C’è ancora il pregiudizio che una persona considerata “bella” non possa essere anche un vero attore. E, diciamolo, spesso si pensa che in un cast non ci possano essere troppi “bellocci”. Inoltre, l’aspetto fisico rischia di diventare un’etichetta: vieni associato a determinate tipologie di personaggi e questo può limitare le opportunità di dimostrare quanto puoi essere versatile come interprete.

Più che timido, mi considero una persona molto riservata. E questa mia riservatezza non rispecchia lo stereotipo dell’uomo che spesso viene associato al mondo della moda o dello spettacolo. Paradossalmente, la parte del mio lavoro che mi piace meno è proprio quella che molti sognano: apparire. Partecipare a première, eventi e red carpet fa parte del mestiere, ma non è ciò che mi rappresenta di più. Mi sento molto più a mio agio quando posso raccontare una storia attraverso un personaggio, piuttosto che quando devo essere semplicemente sotto i riflettori.

Nel mio percorso hanno avuto un ruolo fondamentale lo studio, la lettura e la disciplina. Sono aspetti che oggi fanno parte del mio modo di vivere questo lavoro. Credo che la credibilità di un attore si costruisca ogni giorno, con un approfondimento continuo. Bisogna nutrirsi costantemente del mondo che ci circonda: osservare le persone, ascoltarle, guardare film, visitare musei, leggere, vivere. Tutto può diventare una fonte di ispirazione. E poi c’è lo studio del personaggio, che per me è una ricerca continua: ogni ruolo apre nuove domande e nuove possibilità, e credo che non si finisca mai davvero di esplorare.

Naturalmente l’esperienza sul campo è fondamentale, ma serve anche un pizzico di fortuna: quella di incontrare attori e registi generosi, disposti a condividere ciò che hanno imparato. Io ho avuto la fortuna di vivere questi incontri e ne sono profondamente grato. Ho scoperto che i grandi professionisti sono spesso anche le persone più umili e disponibili, e da loro ho imparato tantissimo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano.

Vissuto a lungo dall’altro lato dell’obiettivo tra moda e set, lei ha per anni anche coltivato una grande passione per la fotografia. In che modo, questo sguardo artistico e visivo influenza il suo lavoro di attore e il suo modo di interpretare le inquadrature?

 

Ho sempre avuto una grande passione per la fotografia, in particolare per il ritratto. Mi piace fotografare le persone, soprattutto quelle che hanno un vissuto importante. Per questo cerco spesso volti anziani: ogni ruga, ogni sguardo racconta una storia. Mi affascina provare a cogliere, attraverso un’immagine, tutto quello che una persona ha vissuto. In fondo è una ricerca molto simile a quella che faccio quando interpreto un personaggio: andare oltre la superficie e cercare ciò che c’è dietro.

Anche la bellezza, nel mio lavoro, è un tema particolare. Sicuramente può essere un vantaggio, ma a volte può trasformarsi anche in un limite. Spesso l’aspetto fisico porta a essere identificati con determinati ruoli e non tutti hanno il tempo o la voglia di andare oltre un volto per scoprire cosa un attore possa realmente esprimere. Io, però, ho avuto la fortuna di incontrare registi, soprattutto stranieri, che hanno guardato oltre l’apparenza e mi hanno affidato personaggi diversi da quelli che ci si sarebbe aspettati. Sono esperienze che mi hanno fatto crescere tantissimo, sia dal punto di vista professionale che umano, perché mi hanno dato la possibilità di dimostrare la mia versatilità.

Come dicevo, più che timido mi definirei una persona riservata. È una caratteristica che mi porto dietro fin da piccolo e che deriva anche dall’educazione che ho ricevuto. Per questo non mi sento particolarmente a mio agio nelle situazioni in cui bisogna apparire a tutti i costi, come cene, première o eventi mondani. Fanno parte del mio lavoro e, quando si tratta di sostenere un film o un progetto a cui tengo, sono felice di esserci, di promuoverlo e di raccontare il mio personaggio. Ma, se devo scegliere, preferisco sempre stare davanti a una telecamera nei panni di qualcun altro, piuttosto che davanti ai fotografi nei panni di me stesso. È sul set che mi sento davvero nel posto giusto.

Nel 2024 lei ha interpretato un ruolo da protagonista, nei panni di un villain italo-americano, in un film statunitense girato a Venezia. Che tipo di preparazione richiede calarsi nei panni di un “cattivo” all’interno di una produzione hollywoodiana ambientata in una delle città più iconiche del mondo?

 

Devo dire che sono proprio questi i ruoli che mi affascinano di più, perché mi permettono di uscire completamente da me stesso e di entrare in realtà lontane dalla mia vita quotidiana. Sono personaggi che, per fortuna, nella vita reale difficilmente incontrerei, ed è proprio questa distanza che rende il lavoro ancora più interessante.

Quando interpreto un ruolo cerco sempre di costruirlo andando oltre la superficie, cercando di capire cosa si nasconde dietro le sue azioni e i suoi comportamenti. Mi piace trovare dentro di me uno stato d’animo, un’emozione, qualcosa di autentico che possa dare profondità al personaggio e permettere al pubblico di entrare in relazione con lui.

Anche quando interpreto personaggi più oscuri o negativi, cerco sempre di lasciare intravedere una sfumatura diversa: una fragilità, una vena di malinconia o magari un pizzico di ironia. Credo che siano proprio queste contraddizioni a rendere un personaggio più umano e interessante. E forse questa è anche una parte di me che riesco a portare nel lavoro.

Girare a Venezia è stata un’esperienza davvero emozionante. È una città unica, iconica, affascinante e allo stesso tempo misteriosa, con un’atmosfera che sembra già raccontare una storia. È un vero set a cielo aperto: ogni angolo ha qualcosa da comunicare. È stato un privilegio lavorarci e sicuramente un’esperienza che mi piacerebbe ripetere.

 

Parliamo adesso del cinema spagnolo e dei Suoi progetti futuri: il regista Mario Pagano ha creduto fortemente in lei affidandole il ruolo di protagonista in un imminente film spagnolo in uscita nel 2027, nonostante lei fosse ancora un volto nuovo per quel mercato.

Cosa ci dice al riguardo?

 

Negli ultimi tempi, mi sto appassionando molto al cinema e alla televisione spagnola. Guardando alcune serie su Netflix mi sono reso conto di quanto siano cresciute in qualità e di quante produzioni internazionali importanti vengano realizzate in Spagna. È un paese che sta creando progetti molto interessanti e mi piacerebbe vivere un’esperienza lì, anche per capire se ci possano essere opportunità per attori italiani in un mercato così stimolante.

Non smetterò mai di ringraziare il regista Mario Pagano, perché ha creduto in me fin dall’inizio, anche se non ero un nome conosciuto nell’ambiente cinematografico spagnolo. Durante tutto il percorso mi ha accompagnato con grande attenzione: dalle prove sul set, dove mi ha guidato passo dopo passo, fino alla costruzione del personaggio, aiutandomi a riscoprire sensazioni ed emozioni che forse non avevo ancora esplorato.

La difficoltà della lingua non mi ha mai fermato. Anzi, è diventata parte della sfida e Mario, parlando anche italiano, mi ha sostenuto in ogni momento, permettendomi di affrontare il lavoro con serenità. È stata un’esperienza davvero intensa e arricchente.

Devo ammettere che, quando ho ricevuto la sceneggiatura, inizialmente ho avuto qualche perplessità. Poi, rileggendola più volte e grazie al confronto continuo con il regista, sono riuscito a entrare completamente nel personaggio e nel suo mondo emotivo.

Mario è stato un regista molto protettivo e rispettoso, capace di accompagnarmi dentro questo ruolo con grande sensibilità. Mi ha dato la possibilità di esplorare una gamma molto ampia di emozioni, anche grazie a un set composto da colleghi straordinari e da persone accoglienti e professionali.

Credo che abbia avuto anche molto coraggio nel realizzare questo progetto, perché ha scelto di raccontare qualcosa di intimo e profondo. La soddisfazione più grande è stata vedere la sua felicità quando il film è stato completato: la sua emozione è diventata anche la mia.

È un film che considero un viaggio alla scoperta delle diverse sfumature dell’amore, ma soprattutto dell’animo umano. Sono molto soddisfatto del risultato finale e spero che il pubblico possa lasciarsi trasportare dalla storia con leggerezza, ma anche uscirne con qualche riflessione in più su sé stesso e sui temi che il film affronta.

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