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Cultura

“Per te America”: il paesaggio onirico e surreale della poetessa Emi Krosi. Un viaggio tra disillusione e radici

Un viaggio surreale e onirico tra i grattacieli di New York e il dramma dell’emigrazione: scopri il bellissimo poema “Per te America” della poetessa albanese Emi Krosi! 🗽 📖 Una lettura che scuote l’anima. La nota traduttrice e critica Angela Kosta ci accompagna nell’analisi di un’opera straordinaria, un mosaico poetico che fonde la mitologia con le strade fredde di Manhattan, le “spie di Enver”, la solitudine dei fast food e la disillusione del “sogno americano”. Un testo che si ispira alla Beat Generation e che racconta il senso di smarrimento di chi, arrivato in una grande metropoli mondiale, si sente solo “un granello di riso”, in bilico tra due mondi e due lingue. Leggi l’analisi e il testo integrale della poesia nel nostro nuovo articolo dedicato alla Cultura! 👇 🖋️

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Emi Krosi

Redazione  – Esistono opere letterarie capaci di trascinare il lettore in un vortice di visioni, illusioni e crude realtà, scuotendo l’anima e costringendo a guardarsi dentro. È esattamente ciò che accade leggendo “Per te America”, il potente poema scritto dalla poetessa albanese Emi Krosi. Un testo complesso, disarticolato ma affascinante, che la critica e traduttrice Angela Kosta ha minuziosamente analizzato, svelandone i legami nascosti con la mitologia, la Beat Generation e la poesia modernista di T.S. Eliot.

L’analisi di Angela Kosta: un viaggio tra i grattacieli e l’anima

L’opera di Krosi si apre su un paesaggio surreale e onirico, dove l’orizzonte si fonde con metafore audaci: gli “albini della terra degli indiani rossi” e le “nuvole come cavalieri”. Angela Kosta sottolinea come l’autrice ci connetta immediatamente alla Terra Desolata di Eliot, accentuando un senso di decadenza cosmica. È l’America del disincanto, dove il “globo abortisce immigrati” e l’identità di chi arriva da lontano si smarrisce tra i freddi grattacieli e i crani vetrati di Manhattan.

Nel suo viaggio letterario, Krosi non risparmia critiche sociali feroci, tipiche della poetica di Allen Ginsberg. Il poema esplora la solitudine delle metropoli, l’alienazione nei vagoni del treno, la dura realtà di quartieri come Harlem (tra povertà e perdizione) e lo sfruttamento delle donne afroamericane. La Statua della Libertà stessa subisce una rilettura carnale e trasgressiva, simbolo ambiguo di un’era moderna piena di vizi.

Ma al centro di tutto resta il dramma del migrante. Krosi si sente “un granello di riso nella grande New York”. La barriera linguistica (incarnata dal cameriere messicano a cui non sa rispondere in inglese) e i ricordi dei traumi storici del suo Paese natio (le “spie di Enver”) la intrappolano in un limbo. Alla fine, il freddo insopportabile dell’inverno newyorkese non è solo climatico, ma emotivo. L’ultimo verso, “Addio, oppure Good Bye!”, rappresenta l’eterna esitazione di chi vive diviso tra due mondi, preferendo però, in cuor suo, il calore della propria terra d’origine.


PER TE AMERICA (di Emi Krosi)

(Con gratitudine per il Presidente Bill Clinton)
Recensione e traduzione a cura di Angela Kosta

1.
Oltre le coste dell’Atlantico,
l’orizzonte grigio si effonde
sulle natiche dei albini della terra dei indiani rossi,
le nuvole come cavalieri nelle isole dei celi corrono.
I antri dei pianeti,
con mani miopi le altalene del sole oscillano,
invece il tempo con le stampelle cammina,
sulla terra desolata di Eliot.
Gelida l’aria dove scheletri di stelle si nascondono,
e la luna con le zampe, fiorini di limoni germoglia
sulla riva con onde e schiuma,
poiché le attempate carezze degli ulivi
i pianeti con le unghie strappano.

2.
mi sveglio dall’ombra del cactus,
mentre i cigni impollinano l’acqua,
le impronte sono ombre, che, sugli asfalti brinati si sillabano in pace grigia.
Il globo abortisce dai pannolini inzuppati di pipì immigrati di ogni colore e razza:
europei, asiatici, africani, indiani, nei vergini margini, gli indiani rossi,
mentre i cavalli pezzati sellano come asceti taciturni,
le profezie leggono, sotto la cenere.
L’America degli indiani, con foreste soleggiate,
e cavalli stalloni, sulla fronde delle foglie, castani le pellicce degli alberi,
le aquile bianche, le ali stormiscono,
nelle mattinate con cascate di luci,
come muta, l’alfabeto sillabo per scrivere il destino del mondo,
nonché il destino della mia terra, perché no, pure il mio destino!

3.
… e i miei sogni, che come monaci con apocrifi si svegliano,
in posaceneri con mozziconi di sigarette, polverose le strade, con teschi sui marciapiedi,
tribolano i pioppi qualora indossai la pelle dell’immaginazione,
sul volo con il Boing, umidi le voragini degli oceani,
con pancia di lucciole, sulla piattaforma di J. F. Kennedy,
sulla soglia della tarda sera con la vecchia valigia, aspettando un taxi, verso Brooklyn NY.
Femminile la Statua della Libertà, come il diavolo al peccato mi invita,
mentre i glutei gelidi come iena le accarezzo, una piccola Saffo lesbica.
I grattacieli sulle coppe, le nuvole salate bevono, dai monsoni dell’Atlantico,
quando le dita delle foglie leccano nei tramonti umidi,
che come facchini stendono le colombe bianche,
in teschi di alberghi, motel e casinò, sui treni notturni per addormentarsi,
da un angolo all’altro di New York,
ubriachi, omosessuali, cinesi,
e gli occhi nell’oscurità spalanco, per abbozzare qualche somiglianza,
con la mia lontana patria povera, con capanne di plastica,
solo illusioni fumanti da Hollywood, come farfalle d’albori
che sui petali si immergono, nella platea di Madison Square Garden,
oltre i crani vetrati di Manhattan, il cadavere di me stessa cerco,
nelle folli disperse del ponte di Brooklyn, in mezzo a Wall Street!

4.
i semi dei cieli, negli becchi degli uccelli, sui pelli dei prati,
nude sono le fragranze del rigoglio mentre tra le cavità di Central Park si nascondono,
i cervi sulla neve, sui semafori che si masturbano, nelle lunghe attese,
asfalti inceneriti, numeri chilometrici, cartelli stradali,
numeri di autostrade, margini di confini, croci di cattedrali,
e io che vago… vago, sugli orizzonti carnosi d’America,
il mio orologio, con il fosforo invecchiato non scintilla sotto la scia fredda della pioggia,
il mio tempo grigio, sopra una ciliegia germoglia, come un frutto maturo.
Con i glutei in su una ragazza di colore, ricciuta, senza calzini color carne a gennaio,
le grosse cosce con cellulite, espone sull’enorme stazione, del “Grande Central Terminal”.

5.
si sono carbonizzate le sigarette, mentre nella mia vecchia posacenere di legno litigano,
il gatto le cosce nude mi solletica,
quando le notti si accorciano come tristi putane nelle mie anime,
mille amori sono deceduti, quando i rifiuti sbadigliano, quando le paci balbettano,
quando muoiono gli odi, dai fossili dei deserti,
là, una vecchia melodia, la luna mi prese, tramite i caffè ritardati,
i denti d’oro di fine giornata, nelle strade di Harlem,
sbronzi con schiume d’orgasmi scuri, e droga, e sesso,
e i bambini colmi di polvere con folli sorde, poiché il tanfo di whisky,
come vulcani in eruzione, dalle danzatrici di colore, così, rossicce fino all’alba.

6.
mi sono persa nei giardini di Babilonia… salgono le scale Divine, tra piumi avvolti,
i colossi giganti della pace,
(là sulle rocce di Mount Rushmore, in Black Hills, così illuminate,
le mani il tempo reggono, come una fiaccola),
come gabbiani d’acqua, fiori sbocciano le immensità,
mentre i precipizi dei miei sogni, pigmenti d’arcobaleni versano,
e come lupa ulula la libertà insanguinata,
poiché le piogge nelle notti ardenti si sminuiscono,
quando un gancio di luna la luce sui pozzi fa cadere,
quando i spettatori taciturni, oltre gli angoli delle prostitute,
incuranti l’estasi eiaculano, paradossalmente, ciecamente, sordamente,
quando le ragazze si stuprano, quando si uccidono i bambini, quando si rovinano le nazioni,
una ragazza… una ragazza albanese, sulle vie oniriche, le mani allunga
verso le stelle polverose, con colmi mantelli galattici sconosciuti
sotto un’enorme cielo americano pieno di caos,
dove le alture, l’ozono sotto il cielo deglutiscono!

7.
oggi non c’è nemmeno foglia in Park Avenue,
(adesso ad aprile è caduta la neve, e una bionda a Manhattan,
senza calze di nylon, vestita leggera al freddo),
stava nutrendo il suo cane con pelle di porpora mentre scuoteva i fianchi,
tra migliaia persone che solamente corrono, invece io mastico una gomma.
Là, a Long Island, fiocchi di neve come uova di gallina,
brr-brr… che freddo, e le mani con il respiro scaldo,
perché il clima del mio paese mediterraneo,
(là, ha iniziato la spiaggia, arrossati dal sole come sandwich schiacciato),
sull’autostrada nell’America di Allen Ginsberg, cerco solo qualche centesimo,
in un negozio cinese, con oggetti economici, oppure un intero supermercato,
con cibo di alligatori, rettili,
“solo un’acqua, – per favore, – un’acqua aspra: “Made in USA”,
non credo a essere di qualche canale, poiché alcune alghe marce, sono bagnate,
così come questo mezzogiorno con telai di colori, con milioni di ombre che via vanno…
…via vanno, alcune correndo, alcune con i passi, con il metro, l’autobus,
invece, un vagabondo che i fianchi mi toccò, mentre mormorava: “love, love America…”
in mezzo ai taxi notturni scompare, per appuntamenti segreti tra amanti.

8.
non ho tempo a raccogliere papaveri, sui semafori con degli occhi gonfi,
quando leggo il Times o guardo i film di Steven Spielberg,
in mezzo alla pioggia invano cammino poiché un granello di riso sono, nel Grande New York,
Midtown, Bronx, Queens, Brooklyn e Manhattan,
(nel Bronx, pettegolezzi con alcuni albanesi, di questioni politiche, finché tra noi ci siamo azzuffati
poiché X e Y sono spie, si, si, spie di Enver, all’ONU oppure al Capitol Hill),
nelle raggianti dintorni della Casa Bianca, incontrerò oggi Trump?
Bush, o anche Clinton?!

9.
non voglio essere straniera, diamine, non ho più internet,
altrove in un angolo, un McDonald’s “to eat breakfast”, un hot-dog,
ma no, – sono a dieta, non lo voglio il colesterolo eccessivo,
hm… sono in ritardo, il mio biglietto, il numero del gate,
il numero del volo, il numero del barcode, ma non ho rete e non riesco a connettermi,
quando un cameriere messicano mi sorride:
– Come stai? – chiede, mentre come il diavolo mi affascina.
– Non parlo inglese, – gli rispondo nervosa, faccio finta di inserire il codice hi-fi,
ma lui, furtivamente, capisce il mio problema, il mio problema, dico,
il mio problema, il problema per un selfie su tik-tok, su instagram,
ma lui sta aspettando, per l’ordinazione, per il conto, per la mia partenza,
per l’ultima fermata, per l’orario del taxi (perché i taxi a New York, sono terribilmente lenti).
– Ancora non mi hai detto, di dov’è signora?
– Cosa… io signora? Vai a quel paese, – (gli rispondo in albanese).
Sì, sì, sono albanese e mediterranea, che fumo solo sigarette,
non faccio sesso orale, né fumo marijuana, solo caffè espresso, non un Long Black,
oltre una tabella ferroviaria, degli esseri spogliate nelle strade gelide
ghiaccio, ghiaccio, sotto l’ultima nevicata!

10.
nell’ultimo viaggio durante la notte, dove il midollo dell’aria è ammuffita,
le antenne degli insetti dormono, quando i satelliti sopra il fiume Hudson volano,
e il mio essere sprofondato nell’oscurità della velocità del treno,
dove la nullità diventa respiro, ronfi,
il ringhio di un cane o di un gatto, che le zampe glielo divora
il fruscio dei binari arrugginiti, con onde d’argento dall’oceano,
nel mio andare oltre gli abissi, oltre gli abissi di me stessa,
della paura, degli adii, degli abbracci, dei grattacieli, delle amebe polverose,
che impiumano le stagioni grigie, grigie, grigie di New York.
Addio, oppure Good Bye!

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Cultura

“La Poesia è l’ancora a cui aggrapparsi”: il viaggio emozionante nell’anima di Anna Maria Antonietta Sarra con “Le Poesiole”

“La Poesia è l’unica ancora di salvezza a cui aggrapparsi quando il mondo sembra crollarti addosso!”. Il viaggio nell’anima e nei dolori dell’Amore della straordinaria poetessa Anna Maria Antonietta Sarra, raccontato da Angela Kosta! 📖 🦋 Ci sono sentimenti così forti (l’amore, la gelosia, il dolore per una perdita) che non si possono spiegare con le parole normali. Servono i versi e le poesie! Ed è proprio quello che fa magistralmente la poetessa campana Anna Maria Antonietta Sarra (nata a Teano) con la sua bellissima e commovente raccolta intitolata “Le Poesiole”, dedicata al marito Sergio. L’autrice, vincitrice di quasi 100 premi letterari in tutta Italia, ci spiega che la scrittura è come una magia: ci permette di trasformare il dolore in bellezza, proprio come un brutto bruco che si chiude nel suo bozzolo per poi uscire sotto forma di meravigliosa Farfalla! 🦋 Nel nostro articolo (curato dalla bravissima Angela Kosta) potrete leggere i testi integrali di tre capolavori pluripremiati della Sarra, tra cui “Lo sguardo cieco del tempo” e “Come cielo nell’universo”. Liriche che vi faranno riflettere sul senso della nostra vita, sul tempo che passa e sull’importanza di lasciare una traccia d’amore nel mondo, perché solo l’Amore potrà salvarci dall’oblio e dalla morte! Leggete i suoi meravigliosi versi nel nostro articolo completo. 👇 ✍️ Voi avete mai provato a scrivere una poesia in un momento di grande tristezza o di estrema felicità? Siete d’accordo sul fatto che buttare i propri sentimenti su un foglio di carta sia una vera e propria medicina per guarire l’Anima? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post con chi ama la lettura!

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Anna Maria Antonietta Sarra

Teano (CE) – Esistono sentimenti che le normali parole del quotidiano non riescono a contenere, emozioni così vaste, dolci o laceranti che hanno disperatamente bisogno dei versi per poter respirare. La poesia è l’unico, vero linguaggio capace di tradurre i tumulti del nostro cuore. Ne è la prova vivente la straordinaria poetessa campana Anna Maria Antonietta Sarra, che con la sua quarta silloge poetica intitolata «Le Poesiole» (curata con immensa sensibilità letteraria da Angela Kosta) ci regala un autentico manuale di sopravvivenza emotiva, dedicato con dolcezza infinita al marito Sergio, definito meravigliosamente come “compagno di una vita e per la vita”.
Nata a Teano, in provincia di Caserta, da modeste ma fiere radici sidicine, la Sarra non è solo un’autrice, ma una vera e propria artigiana delle emozioni. In questa sua ultima fatica letteraria, la poetessa tenta e vince la scommessa più ardua: trasmettere il sentimento dell’amore in tutte le sue sfaccettature. «Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo conosciuto quella metamorfosi dell’Io in cui felicità, follia, gelosia e rabbia si fondono», scrive l’autrice. L’amore è visto come un diamante puro che sboccia, ma anche come un’ombra che scava solchi profondi quando arrivano il dolore e la delusione. E proprio in questi momenti oscuri, la Poesia diventa l’unica fune di salvataggio: è «quell’ancora a cui aggrapparsi quando tutto sembra dissolversi nel nulla».

Dalla Campania al tetto della letteratura italiana

La vita di Anna Maria Antonietta Sarra è un romanzo nel romanzo. Una donna poliedrica, instancabile lettrice (da Alda Merini a Pasolini, da Montale a Emily Dickinson), laureata in Scienze Turistiche ma con la scrittura che le scorreva prepotentemente nelle vene fin dall’adolescenza. Un’esperienza di vita all’estero alla fine degli anni Ottanta ha forgiato la sua sensibilità estetica, ma è stato nel 2020 (nel buio isolamento della pandemia) che il suo talento è definitivamente esploso.
Oggi vanta una bacheca con quasi un centinaio di riconoscimenti letterari nazionali e internazionali. Ma a parlare per lei, più delle targhe e delle medaglie, sono i suoi versi, definiti dalla stessa autrice come un faticoso e catartico processo di trasformazione, in cui «il bruco si trasforma in crisalide e, da quel bozzolo duro e coriaceo, esce una farfalla che vola libera attraverso le pagine».

“Come cielo nell’universo”: l’infinito e il lascito dell’anima

Per comprendere la potenza visiva e spirituale della Sarra, basta immergersi nella sua opera «Come cielo nell’universo» (vincitrice dell’Encomio Galattico Ercole al Premio Quasar UniVersi 2023), in cui l’autrice riflette sull’eternità, trasportandoci in una dimensione onirica dove la vita terrena si dissolve per lasciare spazio all’infinito del firmamento:

Quando in parole senza voce
io vivrò ancora, in quel mondo
che da sempre mi circonda
e in pensieri di fantasia itinerante
volerò con ali di rondini migranti,
in ogni dunque sosterò, mi fermerò
e guarderò la vita attraverso il cuore
di un povero viandante
e osserverò le stelle
in quel grande, enorme firmamento
ne sentirò dentro il canto, nenie antiche
che tornano come echi vagabondi
e abbraccerò la luna con un timido
esile bisbigliare, invocando muse
legate a fusciacche di comete
che in un attimo attraverseranno
il mio sperduto cielo
per dissolversi rapite nel blu profondo
di notti buie e senza sonno.
Quando in parole atone di suoni
io vivrò attraverso poesie immaginate
e sarò lì in un punto d’infinito
di quel grande spazio vuoto
a guardare come ogni sera
il mio incedere piano
sul tempo oramai passato
solo lì e non oltre
la mia anima solinga, riposerà
aleggiando con quei suoni senza voce
tra pagine di vita solo mia
con quel narrare lieve, sottovoce
a riflettere quell’io
che in me è sempre stato
come cielo nell’universo.

“Lo sguardo cieco del tempo”: un grido contro l’oblio

Altrettanto tagliente ed emozionante è «Lo sguardo cieco del tempo» (insignita della Targa del Presidente al Premio Alda Merini 2023). Qui la poetessa fa un bilancio esistenziale, guardando a ritroso le fatiche della vita con un urlo di ribellione contro la caducità dell’esistenza, ma con la certezza che il tempo non potrà mai cancellare il nostro Io più profondo:

Ho guardato
attraverso lo sguardo cieco del tempo
percorsi a ritroso di stagioni passate
e ho riso, di un riso amaro
di vittorie sudate
con lacrime affiorate e mai versate.
Ho riso…
Ho riso nel vederlo passare
e dentro sovente mi son domandata
potrà cancellare il mio incedere piano?
Potrà offuscare il mio ricordare domani?
No! Non potrà mai
cancellare il mio Io di sempre
quel vagare silente, riflesso
in uno sguardo di tempo perenne,
ci sarà sempre una parola
una voce, un suono
eterni come il tempo
a rammentare l’oblio di un momento.

Il profumo dei “Limoni” e la forza salvifica della Poesia

Chiude questo meraviglioso trittico dell’anima la poesia «Limoni» (Premiata ai Decumani 2023). Un’esplosione cromatica e sensoriale in cui l’aroma acre e dolce del limone si fonde con la nostalgia per i ricordi del passato:

Come lanterne accese
penzolano i limoni
sull’avvenire di verdi rami
e dall’albero muto
ricolmo d’abbondanza
irrompe il giallo del passato
su splendide chimere colorate.
Cala l’aroma dolceamaro come infuso
sullo sguardo quieto
di zagare stellate
e fronde a macchia cingono
la scorza luminosa.
Palpitante è il respiro
che sente nel domani
una ventata di sogni andati
balsamiche illusioni
d’inesplicati odori si posano delicati
come gocce di rugiada
sul frutto acre dell’amore
dal profumo antico di limone.

Il lavoro di Anna Maria Antonietta Sarra, magistralmente presentato da Angela Kosta, non è una semplice raccolta di poesie, ma un atto di coraggio estremo. È il coraggio di chi, consapevole della fragilità della vita umana, decide di mettere a nudo la propria anima davanti al mondo, dimostrandoci che, alla fine del nostro viaggio su questa terra, solo l’Amore potrà davvero salvarci e consegnarci all’eternità.

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Cultura

“L’Amore salverà l’Umanità”: l’emozionante intervista a Michele Biafora, candidato al Premio Nobel per la Letteratura 2026

“La Poesia non ha confini geografici, il suo unico scopo è diffondere l’Amore per l’Umanità!”. Bellissima intervista esclusiva (a cura di Angela Kosta) al geniale poeta calabrese Michele Biafora, Ufficialmente Candidato al Premio Nobel per la Letteratura 2026! 📜 🖋️ Dalla Calabria al tetto del mondo! C’è un orgoglio tutto italiano che brilla nel panorama letterario internazionale: è il poeta crotonese Michele Biafora, candidato ufficiale al Premio Nobel! Con 8 opere pubblicate e una marea di premi vinti, i suoi versi non si trovano solo nelle università americane, ma perfino all’interno delle Basiliche più sacre d’Italia! La talentuosa giornalista Angela Kosta lo ha intervistato in esclusiva, in un viaggio profondissimo tra Spiritualità, Giustizia (famosa è la sua commovente poesia dedicata ai “Carabinieri”) e le insidie del mondo moderno. “La vera poesia nasce dal cuore e serve ad alimentare l’amore per il prossimo”, ha dichiarato Biafora, ricordando ai giovani autori che “la Poesia non è una cosa del passato, la Poesia è il nostro futuro!”. Leggete l’intervista integrale (botta e risposta) a questo immenso maestro italiano nel nostro articolo, vi toccherà il cuore! 👇 ❤️ E voi, avete mai provato a scrivere una poesia in un momento di estrema felicità o di tristezza? Siete d’accordo con Biafora sul fatto che la scrittura possa essere una vera e propria “medicina per l’Anima”? Raccontateci le vostre esperienze nei commenti, facciamo tutti il tifo per lui al Premio Nobel e condividiamo con orgoglio questo post!

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a

Michele Biafora

Redazione – Ci sono voci che nascono in provincia ma che, grazie alla potenza misteriosa e dirompente delle parole, riescono a scavalcare gli oceani, abbattere i confini geografici e toccare le corde più intime dell’anima umana universale. La storia di Michele Biafora, poeta nato a Crotone, è esattamente questa: un viaggio straordinario e inarrestabile che ha trasformato la sua ricerca interiore in un patrimonio collettivo, portandolo fino alla prestigiosissima candidatura al Premio Nobel per la Letteratura nel 2026.
Con otto opere pubblicate all’attivo e una bacheca stracolma di premi internazionali (dal Menotti Art Festival al “Capitolino d’Oro”), i suoi versi hanno varcato la soglia di biblioteche storiche, prestigiose università americane e perfino luoghi di culto sacri. Per celebrare questo straordinario talento italiano, vi proponiamo l’intensa e profonda intervista curata da Angela Kosta, in cui Biafora si mette a nudo, ripercorrendo il suo cammino artistico e ricordandoci il valore salvifico della Cultura.

L’intervista esclusiva: a tu per tu con Michele Biafora

Angela Kosta: La sua esperienza letteraria è stata accompagnata da numerosi riconoscimenti, fino alla candidatura al Premio Nobel per la Letteratura nel 2026. Cosa rappresenta per lei questo lungo percorso di riconoscimenti e, soprattutto, quale responsabilità sente di avere oggi nei confronti della poesia?
Michele Biafora: «Ciò che rappresenta per me, in modo pregnante, è stata ed è la possibilità assoluta di raggiungere i gentili fruitori, consentendo loro di percepire l’essenza più intima della mia poetica, di nutrirsi, di attingere a piene mani agli aspetti più importanti e preminenti del mio pensiero e del mio animo».

Ha pubblicato otto opere poetiche e la sua produzione è stata apprezzata per la capacità di unire ricerca stilistica, originalità e impegno etico. Qual è il filo conduttore che attraversa la sua opera e che cosa cerca, prima di tutto, quando si accinge a scrivere una poesia?
«Sì, ben otto opere poetiche. Ma non ho mai considerato più di tanto il numero delle opere prodotte, bensì, insieme ad esse, la possibilità che ho avuto di poter divulgare la mia poetica un po’ ovunque: nei luoghi di culto, nei musei, nelle accademie, nelle università, ecc. Il filo conduttore, ritengo, sia inesorabilmente l’Amore, nella sua forma più gentile, romantica e originale: l’amore per le persone, per l’Umanità tutta».

Nella sua biografia emerge con forza il tema dell’umanità e della solidarietà. Ha ricevuto, tra gli altri, il riconoscimento “Il Dono dell’Umanità”. Quanto la poesia può incidere concretamente sulla coscienza delle persone e contribuire a costruire una società più sensibile e solidale?
«Può incidere moltissimo, poiché i moti dell’animo caratterizzano la nostra esistenza. La Poesia, pertanto, può e deve fare moltissimo in questo senso».

Un elemento particolarmente suggestivo del suo percorso è la presenza di suoi versi in luoghi di culto, come la Basilica dei Frati Minori Cappuccini di Foggia e la Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano. Che emozione prova nel vedere la poesia entrare in luoghi così profondamente legati alla spiritualità? E quale rapporto esiste, secondo lei, tra poesia e dimensione spirituale?
«È una sensazione meravigliosa: poter accomunare il mio animo e la mia Poesia a luoghi legati alla possibilità di alimentare l’amore per il prossimo, per sé stessi e per la vita stessa. La Poesia è una dimensione prettamente spirituale, nella quale ciascuno può proiettare, dalla propria interiorità, quelle accezioni per cui valga la pena vivere, cercando, ora e sempre, di far sì che a prevalere e proliferare sia l’Amore».

Le sue opere sono presenti in prestigiose biblioteche italiane e statunitensi, tra cui la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, il Ramapo College di New York e la Montclair State University del New Jersey. Quanto è importante per lei che la poesia italiana venga conosciuta e conservata anche al di fuori dei confini nazionali?
«Credo che la vera Poesia, cioè quella legata a chi nasce Poeta, non abbia confini, poiché le consonanze dell’animo hanno la capacità penetrante di lame taglienti, che possono e devono confortare coloro i quali hanno minor contatto e connessione con la propria interiorità. Ad ogni buon conto, sì, la Poesia italiana ha da sempre rivestito un ruolo fondamentale anche al di fuori dei confini nazionali».

Nel 2009 ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienze Poetiche e Letterarie; nel 2021 il Premio Internazionale per la Letteratura del Menotti Art Festival di Spoleto e nel 2023 il “Capitolino d’Oro”. Tra tutti i riconoscimenti ricevuti, ce n’è uno che considera particolarmente significativo per la sua storia personale e artistica?
«Non ve n’è uno in particolare che prediligo. Ma tutti, nel loro insieme, rappresentano un’espressione preponderante e significativa del fatto che la mia Poesia e la mia poetica hanno sempre raccolto molti consensi e apprezzamenti».

La sua lirica “Carabinieri” è stata declamata pubblicamente a Cinque Reali Siti in occasione della premiazione del Carabiniere dell’Anno. Quando la poesia si confronta con valori come il senso del dovere, il servizio, la giustizia e la solidarietà, quale ruolo sente di assumere come poeta?
«In questi particolari casi, si avverte un importante senso di responsabilità: quello di promuovere pubblicamente il senso della giustizia, della solidarietà e del dovere. È una sensazione molto bella, gratificante e profondamente solidale».

Lei è Accademico Gentilizio di Merito a vita e Cavaliere Araldico dell’Accademia Internazionale “Il Marzocco” di Firenze, oltre a essere Accademico d’Onore della Norman Academy. Come interpreta oggi il rapporto tra poeta, accademie e istituzioni culturali? E quale contributo possono offrire queste realtà alla diffusione della cultura?
«Non sempre, e non tutte, espletano magistralmente ciò che il senso stesso della loro esistenza dovrebbe rappresentare. Ma alcune di esse offrono un grande contributo alla diffusione della vera Cultura, che è anche, e soprattutto, sinonimo di possibile crescita sociale. Il Poeta, nello specifico, non deve mai snaturare il proprio sentire e la propria naturale indole».

La sua poesia ha attraversato biblioteche, università, istituzioni culturali e persino luoghi di culto. Quale messaggio vorrebbe arrivasse a un lettore che incontra per la prima volta i suoi versi?
«Un messaggio umile, caratterizzato dalla profonda possibilità di promuovere e ottenere risposte comparative, in linea e in sintonia con i reciproci moti dell’animo, attraverso un linguaggio sì ricercato e modellato, ma sempre ben ancorato al servizio delle priorità e dell’Amore».

Dopo tanti anni dedicati alla poesia, otto opere pubblicate, riconoscimenti nazionali e internazionali e la candidatura al Nobel per la Letteratura nel 2026, quale futuro immagina per la sua poesia? E, soprattutto, quale parola vorrebbe lasciare alle nuove generazioni di poeti affinché continuino a credere nella forza della cultura e della parola?
«Credo profondamente nella possibilità che vengano tramandati messaggi chiari e inconfutabili, veri tracciati per un fecondo prosieguo. La Poesia, in questo senso, riveste da sempre un ruolo fondamentale e preminente. Pertanto, la Poesia stessa è futuro».

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L’Odissea come Viaggio dell’Anima: Valentina Ferranti e Gianluca Marletta incantano Ripatransone per la rassegna “Indipendenti Ribelli e Mistici”

Mostri, sirene e Dèi dell’Olimpo: l’Odissea non è solo una fiaba per bambini, ma un vero e proprio “Viaggio Alchemico” della nostra Anima! Ne parliamo sabato a Ripatransone (AP)! 🏺 📜 Ci sono storie talmente potenti che, nonostante lo scorrere dei millenni, racchiudono le chiavi segrete per capire i problemi dell’uomo moderno. Sabato 5 settembre 2026 (alle ore 19:00), presso il bellissimo Studio d’Arte Mario Vespasiani a Ripatransone (Ascoli Piceno), si terrà un evento culturale imperdibile per la sesta edizione della rassegna “Indipendenti Ribelli e Mistici”! Ospiti della serata saranno gli scrittori Valentina Ferranti e Gianluca Marletta, che ci accompagneranno in un’analisi profondissima, psicologica e spirituale del mitico Viaggio di Ulisse (Odisseo)! Le sfide affrontate dall’eroe omerico, i mostri sanguinari, il canto delle Sirene e i capricci degli Dei non sono semplici “ostacoli avventurosi”, ma rappresentano un vero e proprio “percorso iniziatico”! Sono i demoni e le paure che tutti noi affrontiamo ogni giorno nel tentativo di crescere e migliorare la nostra interiorità (trasformando l’anima dal piombo all’oro)! Un appuntamento straordinario (con INGRESSO GRATUITO, previa prenotazione al 333.6361829), organizzato da Mara e Mario Vespasiani per ribellarsi all’informazione “usa e getta” dei social network e riscoprire la bellezza del Pensiero Libero, del Dialogo Meditato e del Sacro! E per l’occasione, sarà aperto anche il Museo Archeologico di Ripatransone (dalle 17 alle 22), dove potrete ammirare dal vivo un autentico e antichissimo Elmo Corinzio! Leggi tutti i dettagli di questa magnifica serata nel nostro articolo! 👇 ⚔️ In un mondo dominato dalla tecnologia e dalla velocità frenetica, quanto è importante secondo voi ritagliarsi del tempo per riflettere, leggere i grandi classici e nutrire lo Spirito? Condividete il post e diffondete la grande Cultura italiana!

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Locandina Evento Ripatransone

Ripatransone– Ci sono storie che non smettono mai di parlarci, favole antiche che, nonostante lo scorrere implacabile dei millenni, racchiudono al loro interno le chiavi segrete per decifrare l’inquietudine e le domande dell’uomo moderno. Il viaggio di Odisseo (il nostro Ulisse) non è soltanto il più celebre, epico e affascinante racconto del mondo antico mediterraneo, ma è la vera e propria matrice originaria di ogni narrazione umana, l’archetipo psicologico per eccellenza della crescita interiore.
A esplorare in profondità questa straordinaria e millenaria “mappa dello spirito” sarà un appuntamento imperdibile, in programma per sabato 5 settembre 2026 alle ore 19:00. L’evento, ospitato presso il suggestivo Studio d’Arte Mario Vespasiani a Ripatransone (Ascoli Piceno), si inserisce all’interno della prestigiosa sesta edizione della rassegna culturale «Indipendenti Ribelli e Mistici».

Molto più di un Mito: l’Odissea come “Trasmutazione Alchemica”

Protagonisti indiscussi della magica serata marchigiana saranno Valentina Ferranti e Gianluca Marletta, autorevoli studiosi e co-autori del fortunato saggio “Odissea. La storia di tutte le storie. Il viaggio dell’eroe, alla luce della spiritualità e del simbolismo”. L’incontro offrirà al pubblico la rara e preziosa occasione per riflettere su cosa resti oggi di quel gigantesco patrimonio mitologico, e sul perché il cinema e la narrativa odierna (come dimostra anche la recente e chiacchierata uscita della pellicola The Odissey) continuino a esserne così morbosamente e profondamente affascinati.
L’analisi proposta dagli autori sposterà il focus dal semplice racconto d’avventura all’esoterismo e alla psiche: dalla dolorosa chiamata all’azione, fino al faticoso compimento del ritorno a casa (Itaca), ogni singola tappa del cammino di Odisseo ricalca infatti un vero e proprio percorso iniziatico. I feroci mostri (come Scilla, Cariddi o Polifemo), le divinità capricciose e le prove insidiose da superare, non sono semplici ostacoli narrativi inventati da Omero per fare spettacolo, ma rappresentano i nostri demoni interiori. Sono passaggi fondamentali e propedeutici a una vera e propria trasmutazione alchemica dell’essere umano: un’evoluzione che porta la nostra coscienza e la nostra anima a trasformarsi dal vile piombo all’oro puro.

Contro il “Pensiero Unico”: il laboratorio di Mario Vespasiani

Un dialogo aperto per riscoprire come il poema omerico continui a interrogare il nostro difficile presente. In questo senso, la rassegna «Indipendenti Ribelli e Mistici» si inserisce nel povero panorama culturale odierno come una vera e propria oasi di resistenza, un autentico laboratorio multidisciplinare di pensiero, nato con il preciso scopo di dare voce a quel sentire profondo che sfugge, per fortuna, alle asfissianti logiche dell’omologazione e del freddo consumo culturale di massa.
L’incredibile originalità della rassegna risiede nella sua capacità di abbracciare dimensioni apparentemente distanti: l’Indipendenza di chi sceglie di mantenere uno sguardo libero, lo spirito Ribelle di chi rifiuta fermamente i dogmi imposti dal pensiero unico, e la tensione Mistica intesa come sacrosanta riscoperta della dimensione interiore e del Sacro nell’esistenza contemporanea. In un’epoca drammaticamente dominata dalla velocità ansiogena, dalla frammentazione digitale e dall’iper-informazione superficiale da smartphone, il laboratorio di Vespasiani restituisce un inestimabile valore alla parola meditata, al silenzio e al dialogo.

Un tesoro da scoprire: l’Elmo Corinzio e l’amore per il territorio

L’evento di sabato non sarà una semplice presentazione letteraria, ma un centro di ricerca culturale: le migliaia di libri della fornitissima biblioteca di Mario Vespasiani saranno consultabili gratuitamente dagli spettatori, diventando strumenti vivi per decifrare il presente. E a corollario di questa immersione totale nella storia e nel mito greco, sempre nella giornata di sabato (dalle 17:00 alle 22:00) sarà aperto in via eccezionale anche il Museo Archeologico di Ripatransone.
Qui è conservato gelosamente un preziosissimo elmo corinzio originale, un reperto spettacolare che si collega intimamente al tema epico della serata, promuovendo quel formidabile percorso storico-culturale e naturalistico che Mara e Mario Vespasiani hanno da sempre sostenuto per valorizzare e far innamorare le persone del proprio amato territorio.

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