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Attualità

Ascanio Celestini a «L’Elefante» su Rai 3: «Tragico chiedere almeno di morire con dignità. Il dramma dell’ex Ilva di Taranto e le parole di Pasolini sui giovani in piazza»

Ascanio Celestini ospite a «L’Elefante» su Rai 3: riflessione durissima sulle ferite del lavoro e sul dramma di Taranto («Tragico arrivare a chiedere almeno di morire con dignità»). Il ricordo di Pier Paolo Pasolini e l’analisi lucida sulle proteste giovanili: «Dietro la rabbia di piazza c’è la disperazione della precarietà». 👇

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Celestini Gomez

Roma – Una riflessione cruda, dolorosa e priva di retorica sulle ferite aperte della società italiana contemporanea. Negli studi televisivi de «L’Elefante», il programma di approfondimento giornalistico condotto da Peter Gomez su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, l’attore, drammaturgo e regista teatrale Ascanio Celestini ha offerto una testimonianza di straordinaria densità etica ed emotiva. Al centro del suo colloquio con il direttore Gomez le lacerazioni del mondo del lavoro, la memoria delle grandi vertenze industriali che hanno segnato il Paese e lo smarrimento esistenziale delle nuove generazioni, culminando in un monito che suona come un atto d’accusa civile: «Siamo arrivati al punto che non si chiede più soltanto di non morire, ma almeno di morire con dignità. E questo è veramente tragico».

I territori schiacciati dal dramma: la ferita aperta dell’ex Ilva di Taranto

Il punto di partenza dell’analisi di Celestini è il modo in cui i media e l’opinione pubblica nazionale tendono a raccontare le crisi territoriali. Secondo il maestro del teatro di narrazione italiano, esiste una distorsione cognitiva che rischia di cancellare l’identità profonda dei luoghi, riducendoli a meri teatri di sventura:

«C’è il rischio costante che una città o una comunità vengano identificate esclusivamente con la tragedia che le ha colpite. Invece, attorno e dentro a quella vicenda continuano a pulsare persone in carne e ossa, memorie collettive, legami familiari e storie quotidiane che hanno il diritto sacrosanto di essere ascoltate e rispettate». A questo proposito, Celestini ha rievocato con commozione un incontro pubblico svoltosi a Taranto, simbolo vivente del lacerante ricatto tra diritto alla salute e diritto al lavoro attorno al polo siderurgico dell’ex Ilva:

«In quell’occasione mi colpì profondamente la testimonianza di un padre che aveva visto morire la propria figlia a causa dell’inquinamento. Quell’uomo pronunciò una frase terribile che non ho mai dimenticato: disse che ormai non si chiedeva nemmeno più di vivere, ma almeno di poter morire con dignità. È il confine più drammatico e disumano a cui una comunità civile possa essere spinta».

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La rottura della solidarietà operaia e lo specchio di Pasolini

Nel ripercorrere le grandi stagioni delle lotte operaie del Novecento, il drammaturgo romano ha evidenziato come l’evoluzione dei modelli produttivi abbia progressivamente sbriciolato i vincoli di fratellanza tra i lavoratori. La parcellizzazione del lavoro, l’avvento dei contratti a termine e l’isolamento individuale hanno alimentato una spirale di insicurezza materiale e psicologica in cui la paura del domani ha preso il posto della coscienza collettiva.

Commentando le recenti manifestazioni studentesche e le tensioni di piazza che scuotono le città italiane ed europee, Celestini ha invitato la classe dirigente e i media a rifiutare le scorciatoie moralistiche: «Oggi la realtà sociale è infinitamente più complessa di come viene liquidata nei titoli sensazionalistici. Dietro quegli slogan e quei volti ci sono ragazzi che affrontano un orizzonte privo di certezze, costretti a fare i conti con una precarietà esistenziale permanente e con la percezione tangibile di un ascensore sociale bloccato da decenni».

Per dare profondità storica al presente, l’artista ha citato la celebre e controversa poesia di Pier Paolo Pasolini all’indomani degli scontri di Valle Giulia nel 1968, in cui il poeta bolognese mise a nudo il paradosso sociologico tra studenti borghesi e giovani poliziotti figli del sottoproletariato meridionale:

«Pasolini ci ha insegnato a guardare le contraddizioni senza paraocchi ideologici. Anche oggi, chi sta in piazza e chi sta dall’altra parte condivide spesso le medesime origini di vulnerabilità economica. Quando le disuguaglianze aumentano e le prospettive di riscatto svaniscono, la rabbia sociale diventa una faglia sismica difficilissima da governare con i soli strumenti repressivi».

Il ruolo della cultura: restituire voce a chi è invisibile

L’intervista a «L’Elefante» si è chiusa con un appello appassionato al valore civile del teatro e della narrazione d’inchiesta. Per Ascanio Celestini, il dovere degli artisti e degli intellettuali non è quello di offrire soluzioni prefabbricate o impartire lezioni dall’alto, ma di farsi cassa di risonanza per le vite silenziose di chi non ha accesso ai riflettori mediatici:

«Dobbiamo rimettere al centro la dignità umana, prima ancora dei numeri di bilancio o delle convenienze elettorali. Se smettiamo di ascoltare il dolore di chi subisce le trasformazioni del mondo senza avere difese, finiamo per abituarci all’inaccettabile». Un messaggio potente e necessario che conferma la statura morale di uno dei protagonisti più lucidi e sensibili del panorama culturale italiano.

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Politica

Lentate sul Seveso, grande successo al gazebo del movimento legato al Generale Vannacci: boom di presenze ed entusiasmo con i «giovani futuristi»

Grande successo e partecipazione a Lentate sul Seveso per il gazebo del movimento legato al Generale Roberto Vannacci. Flusso continuo di cittadini e forte presenza dei «giovani futuristi» a sostegno dei valori del movimento. All’evento presenti anche i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera a conferma del radicamento in Lombardia. 👇

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Lentate sul Seveso, comitato costituente 2138

Lentate sul Seveso – Grande affluenza, partecipazione convinta ed enorme entusiasmo hanno contraddistinto l’iniziativa pubblica svoltasi a Lentate sul Seveso, in provincia di Monza e Brianza, dove il movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Roberto Vannacci ha fatto registrare il pieno di consensi e tesseramenti presso il gazebo allestito nel cuore del comune lombardo. La manifestazione di piazza, promossa per incontrare i cittadini e illustrare le proposte politiche e culturali del movimento, ha visto un flusso ininterrotto di simpatizzanti, residenti ed elettori, superando ampiamente le previsioni iniziali degli organizzatori e confermando il dinamismo di una realtà in costante ascesa sul territorio.

La spinta dei «giovani futuristi»: entusiasmo e radicamento generazionale

A caratterizzare in modo netto e visibile la giornata di Lentate sul Seveso è stata soprattutto la presenza massiccia ed energica dei «giovani futuristi». Ragazzi e ragazze che hanno animato il gazebo con passione e determinazione, a testimonianza di come i valori identitari, il richiamo alla responsabilità civile, al merito e le battaglie valoriali portate avanti dal movimento stiano esercitando una forte capacità attrattiva proprio tra le nuove generazioni, spesso distanti dai meccanismi tradizionali della politica di palazzo.

Il coinvolgimento dei giovani rappresenta uno dei pilastri su cui il movimento sta costruendo la propria espansione: non un semplice presidio elettorale, ma un laboratorio di idee e di confronto diretto con la cittadinanza su tematiche cruciali quali la sicurezza, la valorizzazione della comunità locale, la tutela delle radici culturali e la costruzione di un futuro solido per i territori produttivi del Nord Italia.

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La rete della Brianza e della Lombardia: presenti i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera

L’appuntamento di Lentate sul Seveso ha rivestito una valenza strategica non soltanto a livello locale, ma per l’intera rete territoriale lombarda. Al gazebo hanno preso parte attiva e coordinata i rappresentanti e i coordinatori provenienti da importanti centri limitrofi e provinciali, tra cui le delegazioni di Cesano Maderno, Meda e della pavese Voghera. Una sinergia intercomunale che certifica il lavoro capillare di tessitura politica e organizzativa portato avanti sul campo, creando un raccordo operativo stabile tra le diverse anime territoriali della regione.

Il dialogo diretto con i cittadini ha permesso di raccogliere istanze concrete, preoccupazioni sul tessuto economico e sociale della Brianza e una manifesta richiesta di discontinuità politica, con decine di residenti che si sono fermati per sottoscrivere l’adesione, ritirare materiale informativo e confrontarsi a viso aperto con i referenti locali.

Consolidamento sul territorio verso i prossimi appuntamenti

Il riscontro caloroso ottenuto a Lentate sul Seveso rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di radicamento del movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Vannacci in Lombardia. La capacità di mobilitare militanti storici, cittadini comuni e soprattutto una componente giovanile numerosa e motivata conferma la solidità di un progetto politico che punta sulla presenza fisica nelle piazze, sull’ascolto della comunità e sulla difesa dei principi di sovranità, libertà e identità.

Sulla scia dell’entusiasmo registrato in questa domenica di partecipazione, i coordinatori hanno già annunciato la prosecuzione delle iniziative di piazza anche nei prossimi fine settimana, estendendo la rete dei gazebo negli altri comuni della Brianza e consolidando un presidio territoriale che guarda con sempre maggiore fiducia ai traguardi futuri.

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Attualità

Lavoro, l’attacco di Maurizio Landini (CGIL) a «L’Elefante» su Rai 3: «La gente non arriva a fine mese. Manovra sbagliata, serve un contributo dell’1% sui grandi patrimoni»

Il segretario generale della CGIL Maurizio Landini interviene a «L’Elefante» su Rai 3: durissimo attacco alla manovra economica («La gente non arriva a fine mese, i soldi ci sono ma in poche mani») e proposta di un contributo straordinario dell’1% sui grandi patrimoni. Condanna netta dei violenti di piazza e allarme contro l’aumento delle spese militari. 👇

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Landini Gomez

Roma – Un affondo a tutto campo contro l’impostazione economica del governo e una denuncia accorata sulle condizioni materiali di milioni di famiglie italiane. Ospite negli studi del programma televisivo «L’Elefante», condotto dal giornalista Peter Gomez su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha tracciato un quadro allarmante dello stato sociale del Paese. Al centro dell’intervento del leader sindacale la crescente spaccatura economica tra ceti abbienti e lavoratori dipendenti, l’insufficienza dei salari di fronte al carovita persistente e le ragioni profonde che hanno spinto il principale sindacato italiano a proclamare lo sciopero generale.

La denuncia sociale: «I soldi ci sono, ma concentrati in poche mani»

«La gente non arriva a fine mese. Siamo di fronte a un aumento drammatico delle diseguaglianze e c’è bisogno assoluto di fare scelte politiche che vadano in un’altra direzione. Lo sciopero che abbiamo proclamato pone esattamente un problema di modello sociale», ha esordito con nettezza Maurizio Landini. Il segretario di Corso d’Italia ha collegato la protesta sindacale alle mobilitazioni studentesche che attraversano l’Europa, rivendicando la necessità di un’alleanza generazionale tra lavoratori maturi e giovani:

«Abbiamo deciso di scendere in piazza nello stesso giorno in cui gli studenti manifestano per dire no alle guerre e per chiedere massicci investimenti nello Stato sociale, nella scuola e nella sanità pubblica. Il sindacato deve mettersi a totale disposizione e saper ascoltare questa domanda che arriva dalle nuove generazioni, costrette a fare i conti con livelli di precarietà e sfruttamento del lavoro ormai insostenibili. Per i giovani non è più il tempo delle promesse o delle parole di circostanza: quello che dici deve coincidere rigorosamente con quello che fai».

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La bocciatura della manovra e la proposta: contributo dell’1% sui patrimoni

Nel merito della manovra di bilancio predisposta dall’esecutivo, Landini ha espresso una bocciatura categorica, respingendo l’argomentazione della scarsità di risorse pubbliche: «Per noi è una manovra profondamente sbagliata che continua a percorrere una strada cieca, senza aggredire i nodi strutturali del Paese. Quando si ripete che mancano i soldi si dice una colossale bugia: le risorse finanziarie ci sono, ma sono concentrate in pochissime mani e protette da scelte fiscali inique».

Da qui la proposta shock rilanciata dalla CGIL: l’introduzione di un contributo straordinario dell’1% a carico dei patrimoni più elevati: «In questi anni la legislazione ha sistematicamente premiato le rendite finanziarie, i patrimoni immobiliari speculativi, i mega-profitti e meccanismi come la flat tax. Il paradosso insopportabile è che i più ricchi pagano proporzionalmente meno tasse, mentre lavoratori dipendenti e pensionati continuano a reggere da soli oltre il 90% del gettito IRPEF».

Secondo il segretario della CGIL, il meccanismo fiscale vigente finisce per penalizzare il merito e lo sforzo lavorativo: «Oggi abbiamo un sistema perverso in cui se aumenta il lordo non sale il netto: scatta un’aliquota più alta, si perdono le detrazioni e i bonus, lasciando il reddito reale al palo. I bonus a pioggia sono mere elemosine elettorali che non risolvono nulla: serve ripristinare il principio costituzionale della progressività su ogni forma di reddito, prelevando gli extraprofitti non solo da banche e assicurazioni, ma anche dai colossi dell’energia e dei carburanti che hanno speculato sulle bollette dei cittadini».

Diritto di sciopero, condanna della violenza e allarme sulle spese militari

Interpellato da Peter Gomez sulle recenti tensioni di piazza, Landini ha espresso una netta convergenza istituzionale con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel condannare fermamente i facinorosi: «Siamo d’accordissimo nel condannare chi scende in piazza con il volto coperto per compiere devastazioni. Chi fa violenza danneggia prima di tutto il diritto democratico di manifestare di milioni di persone perbene. La CGIL ha una storia limpida: possiamo proclamare scioperi generali durissimi, manifestare e persino bloccare temporaneamente le arterie stradali, ma sempre a viso aperto, in modo rigorosamente pacifico e per obiettivi sociali chiari. La violenza è l’antitesi della democrazia».

Tuttavia, il leader sindacale ha ammonito la politica a non confondere l’ordine pubblico con il malessere profondo del Paese: «Bisogna interrogarsi sulle radici della rabbia sociale montante. Se le persone lavorano ma restano povere, se i giovani non vedono futuro, la società accumula un’esplosività che la politica ha il dovere di disinnescare con risposte concrete, non con manganelli o indifferenza».

In conclusione, Landini ha lanciato un monito solenne sulla geopolitica e sulla corsa al riarmo: «L’idea che la crisi economica si superi aumentando le spese militari e acquistando nuovi sistemi d’arma è una follia pericolosa. Le armi stanno soffocando la diplomazia e la politica. Oggi, con decine di conflitti aperti nel pianeta, la priorità assoluta dell’Italia

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Attualità

Il Mattutino della domenica dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: «Una tovaglia bianca, fichi, pane e porte aperte all’alba. Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio»

Dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano il consueto appuntamento con Il Mattutino di Domenica 18 Ottobre 2026: una riflessione poetica tra la sobrietà della tavola, il rintocco delle campane che suonano senza chiedere ascolto e la speranza che apre ogni porta all’alba. L’augurio per una giornata di libertà, responsabilità e coraggio. 👇

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Il mattutino del 18 ottobre 2026

Castellar Ponzano – Nel silenzio limpido e raccolto della prima domenica d’autunno, le mura storiche del Castello Sforzini a Castellar Ponzano tornano a farsi custodi di una tradizione spirituale e civile di rara intensità. Con le prime luci di Domenica 18 Ottobre 2026, si rinnova l’appuntamento domenicale con «Il Mattutino», una meditazione poetica ed esistenziale che invita a rallentare la corsa convulsa del quotidiano per riannodare i fili con l’essenziale. Versi scarni, potenti, intrisi di profonda umanità e radicamento nella terra, capaci di parlare direttamente alla coscienza e al cuore della comunità:

«Una tovaglia bianca.
Fichi, pane, una bottiglia ancora chiusa.
Il resto può arrivare quando vuole.

Le campane non domandano
se qualcuno le stia ascoltando.

Non sapendo quando verrà l’alba,
io apro ogni porta.»

L’elogio della sobrietà: la sacralità dei gesti semplici

Il componimento si apre con una natura morta di sapore quasi francescano: una tovaglia bianca, i fichi dolci d’autunno, il pane fragrante della tradizione e una bottiglia che attende con pazienza il momento giusto per essere stappata. In questi simboli quotidiani si concentra una potente lezione di vita contro la frenesia e il consumismo moderno. La felicità autentica non ha bisogno di artifici sovrabbondanti o di desideri compulsivi: quando le cose fondamentali sono presenti sulla tavola dell’anima, «il resto può arrivare quando vuole», restituendo all’individuo il dono inestimabile della calma e della pienezza interiore.

È un invito a riscoprire la dimensione del tempo lento, la bellezza delle ore festive trascorse accanto ai propri affetti e la consapevolezza che la vera ricchezza risiede nella capacità di accontentarsi dell’essenziale, trasformando una semplice colazione domenicale in un rito laico di gratitudine e condivisione comunitaria.

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Il dovere della testimonianza e la speranza che apre ogni porta

La seconda strofa tocca vette di lirismo indimenticabile: «Le campane non domandano se qualcuno le stia ascoltando». Un’immagine che richiama l’etica del dovere e della testimonianza disinteressata. Le campane suonano per vocazione propria, diffondono il loro rintocco nella valle senza attendere conferme o applausi. Così deve essere l’azione dell’uomo retto: compiere il bene, difendere la verità e rimanere fedeli ai propri principi morali indipendentemente dal consenso immediato o dal rumore del mondo circostante.

La chiusa poetica, che riecheggia la sublime tensione di Emily Dickinson («Non sapendo quando verrà l’alba, io apro ogni porta»), è un inno alla speranza operosa. Non possiamo prevedere quando il buio delle difficoltà personali o sociali lascerà il posto alla luce della rinascita, ma il nostro compito inderogabile è quello di farci trovare pronti, spalancando le porte della mente all’accoglienza, all’incontro e all’impegno civile senza cedere mai alla rassegnazione o al cinismo.

L’augurio domenicale: libertà, responsabilità e coraggio

Il Mattutino del Castello Sforzini si congeda con una formula benaugurale che risuona come un vero e proprio manifesto etico per l’intera comunità: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre parole cardine, indissolubilmente legate tra loro: non può esistere autentica libertà senza l’assunzione consapevole delle proprie responsabilità verso gli altri, e nessuna libertà può essere custodita nel tempo senza il coraggio quotidiano di difendere le proprie radici e il bene comune.

Dalle colline di Castellar Ponzano, la voce della poesia e della riflessione storica continua così a irradiare un messaggio di speranza limpida e universale, invitando ciascuno di noi ad accogliere questa domenica d’autunno con il cuore aperto e lo sguardo fiero verso il futuro.

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