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Il Perdono apre al futuro

Ci sono parole che non appartengono soltanto alla storia, appartengono alla vita. Il perdono è una di queste. E L’Aquila, che da sette secoli custodisce il dono di Celestino V, torna anche quest’anno a interrogare il mondo con la sua voce antica e sempre nuova. Il 29 agosto, nel cuore della 732ª Perdonanza Celestiniana, il Teatro San Filippo – rinato dopo le ferite del sisma del 2009 – accoglierà la quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”, dedicato al tema: “Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere.” Un titolo che è già una domanda. Una domanda che non riguarda solo i giovani, ma tutti noi. Gli adulti, le Istituzioni, le comunità. Una domanda che attraversa il nostro tempo, segnato da guerre, violenze, crisi globali, smarrimenti generazionali. Una domanda che chiede ascolto, responsabilità, visione.

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Papa Francesco, Porta Santa Perdonanza 2022

A L’Aquila il Summit che parla ai giovani e alla coscienza del nostro tempo

L’AQUILA – Ci sono parole che non appartengono soltanto alla storia, appartengono alla vita. Il perdono è una di queste. E L’Aquila, che da sette secoli custodisce il dono di Celestino V, torna anche quest’anno a interrogare il mondo con la sua voce antica e sempre nuova. Il 29 agosto, nel cuore della 732ª Perdonanza Celestiniana, il Teatro San Filippo – rinato dopo le ferite del sisma del 2009 – accoglierà la quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”, dedicato al tema: “Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere.” Un titolo che è già una domanda. Una domanda che non riguarda solo i giovani, ma tutti noi. Gli adulti, le Istituzioni, le comunità. Una domanda che attraversa il nostro tempo, segnato da guerre, violenze, crisi globali, smarrimenti generazionali. Una domanda che chiede ascolto, responsabilità, visione.

Il Summit nasce da un’intuizione semplice e radicale. Il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma una prospettiva che apre al futuro. Non è un valore da celebrare in astratto, ma un modo di guardare la vita, la memoria, la responsabilità, la libertà. Come annota Francesca Pompa, ideatrice e art director del Summit, il perdono non è una risposta facile: è un cammino. Un cammino che chiede di interrogare ciò che siamo, ciò che abbiamo ereditato, ciò che vogliamo diventare. Un cammino che riguarda soprattutto i giovani, chiamati a scegliere la propria strada in un mondo che offre opportunità immense, ma anche pressioni enormi, ansie, contraddizioni, fragilità.

Il Summit si svilupperà lungo tre assi – Comprendere, Perdonare, Scegliere – affidati a voci diverse, generazioni diverse, sensibilità diverse. Sul palco del Teatro San Filippo si alterneranno filosofi, sociologi, educatori, comunicatori, giovani: Michelangelo Tagliaferri, Diego Fusaro, Massimo Cacciari, Francesco Giorgino, Remo Lucchi, Valeria Pompili, Carmina Gallucci, Dario Bolis, Davide Simone Cavallo e il giovane Alessio Ciocca. Ognuno porterà una domanda, una visione, una riflessione, una ferita, una testimonianza, una possibilità, una proposta. Ognuno offrirà un frammento di futuro. Perché il perdono, prima di essere un gesto, è un linguaggio. E il futuro, prima di essere un tempo, è una scelta.

Il 28 agosto 2022, aprendo la Porta Santa della Basilica di Collemaggio, Papa Francesco ha definito L’Aquila “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”. Non un blasone da mostrare, ma una responsabilità da vivere. Una responsabilità che nasce dal dono di Celestino V, la Perdonanza, il primo giubileo della storia, concesso il 29 agosto 1294 all’atto della sua incoronazione a pontefice proprio a L’Aquila, in quella stessa basilica che egli aveva fatto costruire nel 1275, dopo essersi fermato a Collemaggio di ritorno dal Concilio di Lione. Dal 1294 ogni anno, e per 732 anni, la città apre la Porta Santa di Collemaggio e offre al mondo un messaggio che attraversa i secoli, così come sancito nella Bolla della Perdonanza.

«Celestino Vescovo servo dei servi di Dio, a tutti i fedeli di Cristo che prenderanno visione di questa lettera, salute e apostolica benedizione. Tra le feste solenni che ricordano i santi è da annoverare tra le più importanti quella di San Giovanni Battista in quanto questi, pur provenendo dal grembo di una madre sterile per vecchiezza, tuttavia fu ricolmo di virtù e fonte abbondante di sacri doni, fu voce degli Apostoli, avendo concluso il ciclo dei profeti, ed annunziò la presenza di Cristo in terra mediante l’annuncio del Verbo e miracolose indicazioni, annunziò quel Cristo che fu luce nella nebbia del mondo e delle tenebre dell’ignoranza che avvolgevano la terra, per cui per il Battista seguì il glorioso martirio, misteriosamente imposto dall’arbitrio di una donna impudica in virtù del compito affidatole. Noi, che nel giorno della decollazione di San Giovanni, nella chiesa benedettina di Santa Maria di Collemaggio in Aquila ricevemmo sul nostro capo la tiara, desideriamo che con ancor più venerazione tal Santo venga onorato mediante inni, canti religiosi e devote preghiere dei fedeli. Affinché, dunque, in questa chiesa la festività della decollazione di San Giovanni sia esaltata con segnalate cerimonie e sia celebrata con il concorso devoto del popolo di Dio, e tanto più devotamente e fervidamente lo sia quanto più in tale chiesa la supplice richiesta di coloro che cercano Dio troveranno tesori della Chiesa che risplendono dei doni spirituali che gioveranno nella futura vita, forti della misericordia di Dio onnipotente e dell’autorità dei suoi apostoli SS. Pietro e Paolo, in ogni ricorrenza annuale della festività assolviamo dalla colpa e dalla pena, conseguenti a tutti i loro peccati commessi sin dal Battesimo, quanti sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività. Dato in Aquila, 29 settembre, nell’anno primo del nostro pontificato».

L’indulgenza plenaria con il perdono divino ricevuto, che impegna ciascuno a perdonare ogni uomo o donna del suo prossimo. Dunque la riconciliazione è possibile. La pace è possibile. La libertà interiore è possibile. Il Summit nasce per rendere vivo questo messaggio, per contribuire a tradurlo nella contemporaneità, per portarlo dentro le tensioni del nostro tempo presente. Sicché essere un luogo dello spirito, per L’Aquila, non è un privilegio, ma un compito, una missione ineludibile nell’attualizzare il lascito spirituale e civile della Perdonanza, aprendolo al mondo, all’intera umanità.

 

Quest’anno il Summit entra nel Festival delle Risonanze, il nuovo contenitore culturale della Perdonanza. E si svolge per la prima volta nel Teatro San Filippo, restituito di recente alla città dopo il prezioso restauro dai danni del terremoto del 6 aprile 2009. Un luogo che ha conosciuto la fragilità e la rinascita. Un luogo che accoglie parole e linguaggi diversi, perché possano risuonare e lasciare una traccia. Un luogo che, come la città, sa che il perdono non è un gesto di debolezza, ma un atto di forza e di misericordia.

Viviamo in un tempo che chiede ai giovani di essere veloci, performanti, sempre connessi. Un tempo che offre possibilità immense, ma anche solitudini nuove. Un tempo che rischia di confondere la libertà con l’assenza di limiti, la scelta con la pressione, il futuro con l’incertezza. Il Summit vuole restituire ai giovani le opportunità di un percorso di vita nuovo e con nuovi capisaldi valoriali: libertà come responsabilità, scelta come consapevolezza, futuro come possibilità, perdono come trasformazione. Perché perdonare non significa dimenticare. Significa liberare. Liberare ciò che siamo, ciò che possiamo diventare, ciò che vogliamo costruire.

 

Il Summit è nato nel 2023 da un’idea di One Group, accolta e condivisa dall’associazione L’Aquila Made In. In quattro edizioni è diventato un appuntamento nazionale, capace di parlare di temi profondi a pubblici diversi, riverberandone l’eco autentica sia in Italia che all’estero. Il suo messaggio è universale: il perdono non è un atto solo spirituale, è un atto umano. Non è un gesto riservato alla sfera personale, ma un gesto civile che influenza l’intera comunità. Non è un evento occasionale, ma un cammino di perseveranza. In un mondo attraversato da guerre, violenze, tragedie epocali, il perdono non è un’utopia, è una necessità. È una forma di resistenza morale. È una scelta che apre al futuro.

Ieri sera, 23 agosto, con l’arrivo della fiaccola partita dall’eremo di Sant’Onofrio sul monte Morrone, è stato acceso il tripode della Pace sul torrione della basilica di Collemaggio, con un evento splendido trasmesso in diretta su Rai1. È iniziata così la settimana di eventi che condurrà al 28 agosto, all’apertura della Porta Santa con il rito dei tre colpi di bastone d’ulivo del Getsemani, quest’anno affidata dalla Santa Sede al cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la Cultura e l’Educazione, una scelta assai appropriata nell’anno che vede L’Aquila Capitale italiana della Cultura. Seguirà per 24 ore la fiumana di fedeli che varcheranno la Porta Santa per il giubileo celestiniano. Nella Basilica di Collemaggio risuonerà, come ogni anno, il magistero di Pietro Celestino, il papa Santo due volte, con l’indulgenza della Perdonanza, fino alla chiusura della Porta.

Il 29 agosto anche al Teatro San Filippo le parole saranno risonanze. Risuoneranno come domande, come ferite, come possibilità di rinascita. Risuoneranno come un invito a guardare al domani, senza paure. Perché il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma un ponte verso il futuro. «Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia», ha detto papa Leone ai giovani del Meeting di Rimini. Un ponte che L’Aquila, Capitale del Perdono, continua a costruire per sé e per l’umanità. E il Summit, anno dopo anno, di questo ponte di misericordia è la voce, la voce di un mondo che aspira alla riconciliazione, alla pace, ad un nuovo umanesimo.

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«Allora mi sono fatta sasso» di Manuela Scannavini: alla Galleria Pian dei Giullari l’arte del silenzio per la Rome Art Week 2026

Martedì 20 ottobre alle 18:00 alla Galleria Pian dei Giullari di Roma inaugura ‘Allora mi sono fatta sasso’, la personale di Manuela Scannavini per Rome Art Week 2026 a cura di Diana Daneluz con testi di Eugenia Querci. In mostra dipinti materici, libri d’artista e le opere sonore ispirate alle musiche di Carmelo Travia e ai testi di Giulio Marzaioli. Tutti i dettagli su orari, catalogo e programma nell’articolo completo 👇

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Manuela Scannavini

Roma – Farsi sasso per ritrovare il centro perduto dell’anima, sottrarsi al frastuono dell’effimero, ascoltare il respiro segreto della materia e permettere alle risonanze del mondo di vibrare dentro di sé. Da questa folgorante suggestione estetica e filosofica prende forma “Allora mi sono fatta sasso”, la nuova e attesa mostra personale dell’artista romana Manuela Scannavini, ospitata negli spazi carichi di memoria della Galleria Pian dei Giullari – Laboratorio di Andrea Bottai, in via dei Cappellari 49 a Roma. L’esposizione, inserita ufficialmente nel cartellone diffuso della prestigiosa Rome Art Week 2026, sarà inaugurata martedì 20 ottobre alle ore 18:00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre, offrendo un percorso intimo e meditativo nel cuore del rione Parione, a due passi da Campo de’ Fiori.

Il segno, la materia e il suono: le opere e la musica del Maestro Travia

Curata con sensibilità critica da Diana Daneluz e accompagnata dai testi analitici di Eugenia Querci, storica dell’arte che segue l’evoluzione creativa di Scannavini fin dagli esordi, la rassegna presenta un corpus organico di opere eterogenee ma intimamente connesse: tele a pittura stratificata, incisioni calcografiche su linoleum e tetrapak, raffinati lavori a puntasecca, monotipi, taccuini di studio e un prezioso libro d’artista. Ciascun manufatto testimonia un’incessante ricerca formale volta a tradurre gli stati emotivi, i silenzi della natura e le stratificazioni dell’esperienza umana in geometrie organiche, ritmi segnici e campiture cromatiche dense di luce.

Uno dei cardini visivi e sensoriali del percorso è rappresentato dagli otto pannelli monumentali che compongono l’opera “Quando il suono si fa segno”. Il ciclo nasce dal dialogo fecondo tra il gesto pittorico di Scannavini e le composizioni musicali del Maestro Carmelo Travia: una trascrizione sinestetica in cui la vibrazione sonora guida l’andamento del tratto e la modulazione dell’inchiostro. In corrispondenza dell’installazione, i visitatori potranno inquadrare un QR code dedicato con il proprio smartphone per ascoltare la traccia musicale originale che ha accompagnato la genesi delle opere, vivendo un’esperienza immersiva totale in cui l’udito e la vista si fondono. Accanto a questo nucleo spiccano dipinti carichi di lirismo come “La farfalla” e “Colgo un fiore per ogni nota spesa”, nei quali la fragilità dell’esistenza trova una forma solida di resistenza poetica.

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Il dialogo con Giulio Marzaioli e la metafora del sasso come dimora

Il titolo stesso della mostra trae origine da una profonda affinità elettiva con l’opera letteraria dello scrittore Giulio Marzaioli, autore del volume “I Sassi” (Tic Edizioni, 2021). Nelle pagine dello scrittore, Manuela Scannavini ha riconosciuto un’eco immediata della propria urgenza espressiva: «L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualche cosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso, il sasso come elemento dentro il quale stare, come rifugio», spiega l’artista romana. Questa corrispondenza poetica si è concretizzata nella produzione del suo primo libro d’artista: uno splendido leporello stampato a mano con linoleografie su preziosa carta giapponese, che sarà svelato durante il vernissage, affiancato dalla serie dei “Libricini in tasca: Sassi tra i sassi”.

Nel grande dipinto eponimo “Allora mi sono fatta sasso”, la pittura si fa scultura bidimensionale: sagome ovoidali, campiture materiche e contorni nitidi dialogano con toni bruni, grigi minerali e terre d’ombra, che improvvisamente si aprono a un campo giallo vibrante di luce solare. Come osserva Eugenia Querci nel testo critico, i paesaggi interiori di Scannavini non si chiudono mai in un solipsismo sterile, ma si aprono costantemente alla relazione con l’altro, trasformando l’inerzia apparente del sasso in uno spazio accogliente di ascolto e quiete mentale.

Il profilo di Manuela Scannavini: dalla sociologia all’astrazione

Nata a Roma nel 1970, Manuela Scannavini ha intrapreso il cammino artistico forte di un solido percorso accademico culminato nella laurea in Sociologia dell’organizzazione aziendale. Questa formazione interdisciplinare ha alimentato una visione analitica delle dinamiche relazionali, traducendosi a partire dal 2007 in una ricerca plastica e pittorica che spazia tra astrazione lirica e concettuale. Dopo aver affinato le tecniche dell’incisione, della stampa d’arte e del disegno presso la Rome University of Fine Arts (RUFA) e botteghe storiche capitoline, l’artista è approdata nel 2024 allo Spazio Sferocromia come ospite dello studio di Umberto Ippoliti, dove ha presentato la sua prima personale.

Con questa nuova tappa alla Rome Art Week, Scannavini conferma una maturità compositiva capace di interrogare i grandi nodi dell’esistenza contemporanea, offrendo al pubblico una via di fuga dall’iperstimolazione visiva per ritrovare il valore sacro della contemplazione.

La Galleria Pian dei Giullari e le coordinate dell’evento

La cornice scelta per l’esposizione amplifica il fascino del progetto. La Galleria Pian dei Giullari, animata dal Laboratorio di Andrea Bottai e sede dell’Associazione per la regolarità, è uno storico crocevia di scambi artistici e filosofici situato in via dei Cappellari, suggestivo vicolo capitolino ribattezzato popolarmente “Via della Poesia”. Gemellata con la Rome Art Week fin dal 2021, la galleria accoglie la mostra con un allestimento curato da Eugenio Marcella (Costruzioni Generali Edilizia 4.0 srls).

La mostra “Allora mi sono fatta sasso” sarà visitabile dal 19 al 31 ottobre 2026, dal lunedì al sabato dalle ore 16:00 alle 20:00 (oppure su appuntamento telefonico contattando i numeri 339 5785378 o 366 3988603). Il vernissage inaugurale si terrà martedì 20 ottobre alle ore 18:00 presso la sede di via dei Cappellari 49 a Roma.

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Emozioni e transculturalità al Teatro Palladium: ricerca, corpo e biomeccanica meyerholdiana con l’Università Roma Tre

Venerdì 16 ottobre alle 18:00 il Teatro Palladium di Roma ospita la performance a ingresso gratuito ‘Emozioni e transculturalità nella pratica scenica’ con il Teatro tascabile di Bergamo e la Scuola Meyerhold. L’evento chiude il convegno dell’Università Roma Tre dedicato alle teorie e storie delle emozioni, unendo la ricerca scientifica alla biomeccanica teatrale nel centenario dello storico teatro. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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Teatro tascabile di Bergamo_L eta divina degli scherzi 2026_ foto realizzate dalla Kalatharangini Kathakali School 2

Roma – Il palcoscenico storico della Garbatella si trasforma in un crocevia privilegiato dove l’indagine accademica, l’antropologia teatrale e la corporeità viva dell’attore si fondono in un unico atto performativo. Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 18:00, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre (in piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma) apre gratuitamente le proprie porte al pubblico per l’evento “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica”. La performance costituisce il vertice espressivo e conclusivo del secondo convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo capitolino, offrendo una potente dimostrazione di come gli affetti, le pulsioni e le memorie corporee possano travalicare i confini geografici e linguistici per farsi linguaggio universale.

Il dialogo tra maestri: dal Teatro tascabile alla Biomeccanica di Meyerhold

A rendere straordinario l’appuntamento sul palco del Palladium è l’incontro tra alcune delle più prestigiose esperienze di pedagogia e ricerca teatrale europea. Protagonisti della dimostrazione di lavoro saranno Alessandro Rigoletti, figura cardine del Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche, e Claudio Massimo Paternò, direttore del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale, affiancati dagli allievi della Scuola Internazionale Meyerhold. La cura scientifica e drammaturgica dell’evento è affidata a Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia, docenti e studiosi da anni impegnati nello scavo teorico ed etico delle arti della scena.

Al centro dell’esplorazione vi è il corpo dell’attore, concepito non come semplice strumento mimetico o esecutore di battute testuali, ma come spazio vivo di trasmutazione, trasmissione e codificazione delle emozioni umane. Attraverso gli esercizi rigorosi della biomeccanica teatrale formulata da Vsevolod Mejerchol’d e le tecniche millenarie mutuate dal teatro classico orientale (tradizione custodita e rielaborata da decenni dal Teatro tascabile di Bergamo), la performance svela allo spettatore i meccanismi nascosti dell’organicità scenica. Il movimento, il ritmo respiratorio, la tensione muscolare e l’equilibrio dinamico diventano le chiavi d’accesso a una sfera emotiva che precede e oltrepassa la parola parlata.

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Il convegno di Roma Tre: teorie, storie e pratiche degli affetti

La messa in scena al Palladium rappresenta la naturale e feconda traduzione pratica del secondo convegno annuale del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, intitolato “Emozioni. Storie, teorie, pratiche”, che si tiene giovedì 15 e venerdì 16 ottobre. Sotto la presidenza del comitato scientifico guidata da Veronica Pravadelli, l’iniziativa accademica coinvolge docenti ordinari, ricercatori, dottorandi e studenti in un dibattito serrato che attraversa le scienze umane, i visual studies, l’estetica e la sociologia dei media.

Il simposio si sviluppa lungo quattro direttrici tematiche che indagano la genesi storica delle passioni, la loro teorizzazione filosofica e le modalità concrete con cui i sentimenti strutturano le relazioni interpersonali, la costruzione delle identità comunitarie e le dinamiche della sfera pubblica contemporanea. In questo quadro, il passaggio dall’aula universitaria al palcoscenico del Palladium ribadisce la funzione insostituibile del teatro come laboratorio gnoseologico: la ricerca cessa di essere pura astrazione concettuale e si fa esperienza fisica palpabile, dove lo spettatore è chiamato a riscoprire la radice biologica e culturale del proprio sentire.

Il centenario del Palladium e il cartellone della stagione artistica

L’evento si inserisce armoniosamente nella stagione artistica 2026/2027 del Teatro Palladium, intitolata emblematicamente “accordi. Linguaggi, culture, generazioni”. La programmazione assume quest’anno un significato simbolico eccezionale, cadendo a cento anni esatti dalla posa della prima pietra dello storico edificio nel rione Garbatella, fondato come cinema-teatro di quartiere nel 1926 e rinato sotto l’egida dell’Università Roma Tre come polo di eccellenza per la produzione teatrale, coreutica e cinematografica contemporanea.

La missione del Palladium risiede proprio nella capacità di costruire ponti stabili tra l’eccellenza della ricerca accademica e il tessuto vivo della cittadinanza romana. Coniugando musica colta, danza contemporanea, teatro di ricerca e rassegne filmiche, la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium continua a formare nuovo pubblico e a offrire ai giovani talenti uno spazio aperto al confronto internazionale. L’ingresso gratuito alla serata del 16 ottobre ribadisce questa vocazione democratica alla bellezza e alla condivisione della conoscenza.

Informazioni pratiche e dettagli della serata

La performance “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica” avrà luogo venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, in Piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma. L’accesso in sala è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Alessandro Rigoletti, Claudio Massimo Paternò e degli allievi attori della Scuola Internazionale Meyerhold, con la guida curatoriale di Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia.

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Roma d’autunno tra arte e meraviglia: da Keith Haring all’Ara Pacis immersiva, tutti gli eventi della Sovrintendenza Capitolina

Dal 16 al 22 ottobre la Sovrintendenza Capitolina propone un ricchissimo programma culturale: visite guidate alle mostre di Keith Haring e Diego Rivera, l’Ara Pacis illuminata dal videomapping serale e la riapertura di Sant’Urbano alla Caffarella. Spazio anche all’archeologia per famiglie e agli spettacoli astronomici al Planetario di Roma. Tutti gli appuntamenti, le date e le info per prenotare nell’articolo completo 👇

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L_Ara si rivela_Sovrintendenza capitolina. WPS

Roma – La stagione autunnale nella Capitale entra nel vivo con un palinsesto straordinario di iniziative che abbraccia millenni di storia, archeologia classica, sperimentazioni contemporanee e divulgazione scientifica per tutte le età. Dal 16 al 22 ottobre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e l’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale promuovono un ricco calendario di mostre, aperture straordinarie, percorsi guidati sul territorio e spettacoli immersivi. Dalle grandi retrospettive nei musei civici alle passeggiate archeologiche nei rioni storici, fino alle esplorazioni celesti sotto la cupola del Planetario, la città eterna offre a cittadini e turisti un viaggio culturale senza precedenti.

I grandi maestri nei musei: Keith Haring, Diego Rivera e il secolo della GAM

Il fine settimana capitolino si caratterizza per una serie di visite guidate speciali dedicate ad alcune delle esposizioni temporanee più amate della stagione. Presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi, sabato 17 ottobre alle ore 17:00 e domenica 18 ottobre alle 12:00, proseguono gli itinerari guidati alla monumentale mostra dedicata a Keith Haring, icona universale della pop art newyorkese. Contemporaneamente, negli spazi di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini, sabato alle 17:30 e domenica alle 11:30 il pubblico potrà immergersi nell’universo del muralismo messicano grazie alle visite guidate all’esposizione “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”. Entrambe le iniziative consentono di approfondire il contesto sociale e stilistico di due autentici giganti del Novecento.

Grande attenzione merita inoltre la Galleria d’Arte Moderna (GAM) di via Crispi, dove è stata ufficialmente prorogata fino al 7 febbraio 2027 la rassegna celebrativa “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025”. Con un corpus espositivo di oltre 120 capolavori tra sculture, dipinti e opere di grafica, il percorso museale ripercorre l’evoluzione delle collezioni civiche romane, testimoniando un secolo di acquisizioni prestigiose e dibattiti estetici che hanno segnato la modernità della Capitale.

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L’Ara Pacis immersiva e le scoperte archeologiche tra Caffarella ed Esquilino

Tra le esperienze più suggestive del cartellone spicca il ritorno delle aperture serali al Museo dell’Ara Pacis con “L’Ara si rivela”. Dal venerdì alla domenica (in tre turni orari: 20:00, 21:00 e 22:00), i maestosi rilievi marmorei dell’altare augusteo prendono vita grazie a una sofisticata tecnologia di videomapping dinamico. La luce digitale restituisce i colori originari e la volumetria dei pannelli raffiguranti il sacrificio di Enea, il Lupercale, la dea Tellus e la dea Roma, accompagnando i visitatori in cuffia attraverso una narrazione multilingue in quattro lingue lungo il perimetro del monumento.

Sul versante della riscoperta del territorio, il ciclo “Archeologia in Comune” riserva autentiche perle: martedì 17 ottobre alle ore 11:30 riapre le porte la Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, originariamente tempio romano di Cerere fatto erigere da Erode Attico in memoria della consorte Annia Regilla, recentemente restaurata grazie ai fondi del PNRR. Giovedì 22 ottobre alle 11:00 sarà invece la volta di un itinerario urbano nell’Esquilino settentrionale, alla scoperta di tratti nascosti delle mura serviane e monumentali manufatti idraulici dell’antica Roma. A queste si aggiungono le visite esclusive per i possessori di Roma MIC Card, come il focus politico “Architettura e potere: Cesare e Augusto nei loro Fori a confronto” (venerdì 16 ottobre ai Fori Imperiali) e l’approfondimento “Volti del potere” sui ritratti imperiali a Palazzo Nuovo (giovedì 22 ottobre).

Didattica, laboratori per famiglie e le meraviglie celesti al Planetario

Ampio spazio è riservato alle giovani generazioni e alle famiglie con attività educative interattive. Sabato 17 ottobre alle 17:00 l’Ara Pacis accoglie bambini dagli 8 ai 10 anni per il laboratorio “Ara Pacis. Le voci di una storia” con l’autrice Cristiana Pezzetta e l’illustratrice Gioia Marchegiani. Martedì 20 ottobre alle 17:00, alla Centrale Montemartini, i piccoli esploratori potranno indagare il mistero della giovane Crepereia Triphaena attraverso il laboratorio “Il taccuino dell’archeologo”, ammirando la leggendaria bambola snodabile in avorio rinvenuta nel 1889.

Per gli appassionati del cosmo, il Planetario di Roma offre un cartellone spettacolare. Per gli adulti sono in programma proiezioni a tema astronomico come “Interstellari – il viaggio delle sonde Voyager”, “Ritorno alle Stelle”, “La magia dell’aurora boreale” e “Il cielo degli innamorati”. I bambini potranno invece divertirsi con gli appuntamenti del fine settimana insieme allo stravagante Dottor Stellarium (Gabriele Catanzaro) alla scoperta della Luna e con “Girotondo tra i Pianeti”. Per tutte le informazioni sulle modalità di prenotazione e l’acquisto dei biglietti è attivo il contact center 060608 e il portale ufficiale dei Musei in Comune.

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