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Attualità

Il duro affondo di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil e Ugl Telecomunicazioni per governare l’automazione dei servizi

🚨 INFERNO NEI CALL CENTER: SCIOPERO DAL 13 AL 27 LUGLIO! Le segreterie della Basilicata di CGIL, CISL, UIL e UGL proclamano la mobilitazione generale nel settore CRM/BPO contro i tagli selvaggi causati dall’Intelligenza Artificiale. Sotto la lente le drammatiche vertenze lucane di CallMat e della ex Smart Paper (Accenture), dove centinaia di famiglie rischiano il posto a causa dell’automazione dei software. I sindacati chiedono un tavolo permanente al Mimit il 29 luglio: “L’innovazione va governata per difendere le competenze, non usata per tagliare i salari”. Tutti i dettagli 👇#basilicata #callcenter #sciopero #intelligenzaartificiale #callmat #accenture #smartpaper #mimit #matera #cgilcisluilugl #lavoro #pagineutili

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Matera – Un profondo, accurato e quanto mai rovente scontro sindacale e industriale, incentrato sulle drammatiche ricadute occupazionali causate dall’introduzione selvaggia dei sistemi di automazione algoritmica all’interno dei grandi call center della penisola, si è aperto ufficialmente nel distretto lucano. Le segreterie regionali della Basilicata delle sigle Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno formalizzato la propria totale e compatta adesione alla mobilitazione nazionale di categoria programmata a partire da lunedì tredici luglio fino al ventisette luglio prossimi. L’imponente pacchetto di scioperi e assemblee pubbliche, coordinato dai vertici confederali dello spettacolo e delle telecomunicazioni, punta a richiamare l’attenzione del Governo centrale sul collasso economico che sta investendo le imprese private del comparto dell’assistenza clienti e della gestione delle bacheche telematiche.
L’avvento delle nuove tecnologie di intelligenza artificiale generativa, in totale assenza di una pianificazione industriale e di adeguati scudi normativi a tutela della manodopera, sta producendo pesanti riduzioni di personale nelle aziende.

Le vertenze della CallMat e il tavolo del ventinove luglio al Mimit per il passaggio alla scuderia Accenture

I rappresentanti dei lavoratori lucani hanno precisato che l’azione dei corpi intermedi non è volta a ostacolare in modo ideologico il progresso tecnologico o la digitalizzazione dei moduli di comunicazione, bensì mira a governare i processi affinché la transizione non si traduca in una perdita indiscriminata di competenze operaie. La Basilicata conosce molto bene le conseguenze sociali di questa riorganizzazione aziendale, come dimostra la complessa vicenda legata allo stabilimento della CallMat di Matera, una vertenza ancora aperta e drammaticamente priva di risposte strutturali per il futuro delle famiglie. I sindacati guardano con forte trepidazione allo svolgimento del tavolo istituzionale già ufficialmente convocato per la giornata di mercoledì ventinove luglio presso le stanze del Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, un incontro ritenuto determinante per siglare un accordo quadro definitivo.
Altrettanto significativa risulta l’esperienza vissuta dai dipendenti dello stabilimento ex Smart Paper, oggi integrato all’interno del colosso multinazionale Accenture, dove il passaggio societario è stato caratterizzato da forti tensioni sindacali nate proprio a causa dei tagli lineari sul costo del lavoro legati all’adozione dei software informatici.

La richiesta di ammortizzatori sociali alla Regione e la convocazione della conferenza stampa di luglio

Le organizzazioni sindacali della Basilicata ritengono non più rinviabile un intervento normativo da parte del ministro Adolfo Urso per istituire un osservatorio permanente sui call center, introducendo regole rigide che impediscano l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come mero strumento di dumping salariale. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno rivolto un accorato appello alla Giunta della Regione Basilicata affinché mantenga alta la vigilanza istituzionale sulle scadenze dei contratti di solidarietà e sostenga i moduli di riqualificazione professionale finanziati con i fondi del welfare europeo. Nei prossimi giorni i segretari confederali convocheranno una conferenza stampa straordinaria a Potenza per illustrare i dettagli logistici degli scioperi sul territorio.
I moduli informativi sulle ore di astensione dal lavoro e i link ai comunicati ufficiali delle sigle sono consultabili online sul portale internet della federazione delle telecomunicazioni. I lettori mobili e i professionisti della Piana del Cavaliere continueranno a ricevere guide utili e aggiornamenti sui temi dell’economia, della scuola, del lavoro e delle riforme sociali della penisola.

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Attualità

Le “cornacchie nere” della politica e il rischio di guardare al passato: il duro ed illuminante editoriale di Luca Sforzini

“Una forza politica deve essere un porto per navi diverse, non una sagrestia in cui si controlla il certificato di ortodossia”. La durissima e lucidissima analisi politica di Luca Sforzini. ⚖️ 🏛️ Qual è il vero nemico di un progetto politico in ascesa? Gli avversari? No: i cattivi consiglieri. Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, lancia un allarme pesantissimo contro quelle che lui definisce “le cornacchie nere”: strateghi improvvisati e cortigiani che sussurrano all’orecchio dei leader di chiudersi e di radicalizzarsi su battaglie morali medioevali (suggerendo soluzioni ferme al 1864). In questo magistrale editoriale, Sforzini difende l’idea di una Destra autenticamente liberale, risorgimentale e laica, capace di difendere i valori cristiani senza istituire “polizie morali” ed evitando di trasformare un Vangelo in codice penale. Una Destra capace di affrontare le vere sfide del 21esimo secolo. Leggi il testo integrale dell’editoriale nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi, cosa ne pensate? Il nostro Paese guarda troppo al passato e poco al futuro?

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Il sillabo di Pio IX

Redazione – Nel vibrante e spesso caotico panorama politico italiano, la direzione intrapresa dai partiti e dai loro leader non è dettata esclusivamente dalle ideologie di base, ma molto spesso da chi sta dietro le quinte: i consiglieri. È proprio su queste figure, spesso oscure e manipolatrici, che si concentra la spietata e lucidissima analisi di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. In un momento storico in cui i dibattiti su diritti civili, famiglia, aborto e fine vita tornano prepotentemente alla ribalta (spesso con toni da crociata medioevale), Sforzini pubblica un editoriale durissimo, un vero e proprio manifesto per una Destra moderna, liberale e laica, lontana anni luce dalle tentazioni oscurantiste del passato.

I cattivi consiglieri e la deriva oscurantista

Sforzini li chiama le “cornacchie nere”: sono i cattivi consiglieri, i cortigiani, gli strateghi improvvisati che sussurrano all’orecchio del leader politico di turno. Il loro mantra è sempre lo stesso: per essere forti bisogna essere estremi, per essere coerenti bisogna chiudersi a riccio, per avere un’identità bisogna tornare indietro. Ma, si chiede retoricamente l’autore, verso quale secolo stiamo tornando? Il rischio, sottolinea Sforzini, è quello di deragliare verso posizioni anacronistiche, trasformando dogmi religiosi in codici penali e battaglie morali in armi di distrazione di massa, distogliendo lo sguardo dalle vere sfide del XXI secolo (l’intelligenza artificiale, la crisi demografica, la competizione globale).

Quale Destra per il futuro? La visione liberale e risorgimentale

L’editoriale (che anticipa i temi del suo nuovo libro “Rinascimento Nazionale” in uscita a ottobre) traccia una netta linea di demarcazione. Esiste una Destra che Sforzini definisce liberale, risorgimentale e occidentale, capace di difendere le radici cristiane e la famiglia senza però instituire “polizie morali” o invadere la sfera privata dei cittadini, memore del cavouriano «libera Chiesa in libero Stato». All’opposto, ci sono le cornacchie nere che vorrebbero governare con il Sillabo di Pio IX del 1864 in mano, allontanando le menti indipendenti per circondare il leader solo di obbedienti “yes men”.
Un’analisi magistrale, che vi proponiamo di seguito nella sua versione integrale.


LE CORNACCHIE NERE E IL FUTURO CHE GUARDA ALL’INDIETRO

Di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Ci sono momenti nei quali il problema di un progetto politico non sono i suoi avversari. Sono i suoi consiglieri.

Ogni leader, soprattutto quando cresce rapidamente e intorno a lui cominciano ad affollarsi aspiranti strateghi, teologi improvvisati, reduci di battaglie perdute e custodi autoproclamati dell’ortodossia, dovrebbe ricordare una regola antica: i cattivi consiglieri sono assai più pericolosi dei buoni nemici. I nemici, almeno, stanno di fronte. I cattivi consiglieri siedono accanto, sussurrano, suggeriscono, spiegano che per essere più riconoscibili bisogna essere più estremi, che per essere coerenti bisogna restringere il campo, che per costruire il futuro occorre tornare indietro.
Sono le cornacchie nere della politica. E gracchiano sempre la stessa parola: indietro.

In queste ore si leggono proposte che riguardano la famiglia, l’aborto, il concepito, le unioni civili, l’eutanasia, l’omosessualità, la televisione, la religione. Non mi interessa qui compilare l’elenco delle cose sulle quali concordo, di quelle sulle quali dissento e di quelle sulle quali sarebbe opportuno aprire una discussione seria. Mi interessa qualcosa di più importante: la direzione della macchina del tempo. Perché quando una proposta politica pretende di parlare al futuro, la prima domanda dovrebbe essere molto semplice: verso quale secolo stiamo andando?

Attenzione alle date, perché la storia ha un certo gusto per l’ironia. Il Sillabo di Pio IX non è del 1850, come talvolta si dice per approssimazione polemica: è del 1864. Ottanta proposizioni attraverso le quali venivano censiti e condannati numerosi “errori” della modernità, fino al liberalismo moderno. Il non expedit maturò negli anni successivi e divenne il simbolo della separazione dei cattolici dalla vita politica dello Stato unitario.

Ecco perché la questione mi riguarda particolarmente. Io appartengo culturalmente a un’altra genealogia. Quella del Risorgimento, non della Restaurazione. Quella di chi pensa che la Nazione italiana sia diventata adulta precisamente quando ha avuto il coraggio di attraversare la modernità, non quando ha tentato di sbarrarle la porta.
Sono un laico che riconosce senza difficoltà l’immensa impronta del cristianesimo sulla nostra civiltà. Proprio per questo non sento alcun bisogno di trasformare il Vangelo in un regolamento amministrativo, la fede in un ministero o la morale personale in un palinsesto televisivo. Una civiltà sicura di sé non ha bisogno di proibire per dimostrare di esistere. E una destra che voglia governare una grande Nazione occidentale dovrebbe avere l’ambizione di persuadere uomini liberi, non quella di educarli sotto tutela.

Il punto, dunque, non è essere “più a destra”. È capire quale destra.
Come spiego in un passaggio di Rinascimento Nazionale, il libro in uscita a ottobre, la questione decisiva non è quanto una destra riesca a spingersi a destra, ma quale idea dell’uomo, dello Stato e della libertà intenda portare con sé nel futuro.
Esiste una destra liberale, risorgimentale, nazionale, occidentale, che considera la libertà individuale non una concessione dello Stato ma il limite dello Stato. Esiste una destra che difende la famiglia senza entrare nelle camere da letto; che può sostenere la natalità senza istituire polizie morali; che può riconoscere il valore della vita senza trasformare tragedie individuali in materiale per guerre culturali; che può difendere la nostra identità cristiana senza dimenticare Cavour e il suo «libera Chiesa in libero Stato». Una destra che sa distinguere una convinzione morale da un codice penale.

E poi esistono le cornacchie nere.
Sono quelle che consigliano di rispondere alle inquietudini del XXI secolo con il prontuario del XIX. Quelle che, davanti all’intelligenza artificiale, alla rivoluzione tecnologica, alla crisi demografica, alla competizione americana e cinese, alla produttività ferma, all’energia, alla sicurezza dell’Occidente, rischiano di convincerci che il terreno decisivo sul quale costruire una proposta nazionale siano soprattutto divieti, prescrizioni morali e guerre di costume.
Sarebbe un errore. Non perché quei temi non esistano o non meritino posizioni chiare, ma perché una visione politica non può essere ridotta alle sue frontiere più identitarie. Una Nazione è infinitamente più grande.

Ed è precisamente qui che servono buoni consiglieri.
I buoni consiglieri non dicono sempre sì. Non trasformano ogni intuizione del leader in dogma e ogni dubbio in tradimento. Non misurano la fedeltà con il numero dei decibel. Sanno distinguere ciò che rafforza un progetto da ciò che lo restringe, ciò che apre una strada da ciò che costruisce un recinto. Soprattutto, hanno il coraggio di dire che qualche volta una buona intenzione può produrre una pessima rappresentazione politica.
I cattivi consiglieri fanno l’opposto. Spiegano al capo che chi solleva dubbi è tiepido. Che chi invita alla prudenza è un moderato. Che chi vuole allargare è un traditore. Che la purezza vale più del consenso. È un copione antichissimo: progressivamente si allontanano le intelligenze indipendenti e rimangono soltanto quelli che annuiscono. Alla fine il leader è circondato da persone perfettamente d’accordo tra loro e sempre meno capaci di ascoltare il Paese.
Le cornacchie, intanto, gracchiano soddisfatte.

Io continuo a pensare esattamente il contrario. Una forza politica nuova dovrebbe essere un porto nel quale arrivano navi diverse, non una sagrestia nella quale qualcuno controlla il certificato di ortodossia all’ingresso. Dovrebbe mettere insieme liberali e conservatori, libertari e sociali, cattolici e laici, federalisti e nazionalisti, persone che possono persino dissentire sull’aborto o sul fine vita ma riconoscersi in una medesima idea di Nazione, responsabilità e libertà.
Questa si chiama politica.
Il resto rischia di diventare catechismo elettorale.

Il Sillabo appartiene alla storia e va studiato con rispetto: fu pubblicato l’8 dicembre 1864 e rappresentò una delle più nette risposte cattoliche alle dottrine della modernità, compreso il liberalismo. Il non expedit appartiene anch’esso alla storia italiana e racconta la lunga frattura tra una parte del mondo cattolico e lo Stato nato dal Risorgimento. Sono pagine importanti proprio perché sappiamo che cosa accadde dopo.
Dopo venne l’Italia.

Per questo non temo le discussioni, anche dure, all’interno di una comunità politica. Al contrario: le considero un segno di vitalità. Temo molto di più l’unanimismo, le piccole corti, coloro che scambiano la fedeltà a un leader con il dovere di dargli sempre ragione. Un leader forte non ha bisogno di cortigiani: ha bisogno di persone abbastanza leali da dirgli anche ciò che non desidera sentirsi dire.
Quando le cornacchie nere cominciano a volare intorno a un progetto politico, dunque, non bisogna sparare alle cornacchie. Basta aprire le finestre.
E ricordarsi che il futuro sta davanti. Anche quando qualche cattivo consigliere continua ostinatamente a indicare il 1864.

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Politica

L’epopea dei travestimenti tra gladiatori e vichinghi: i Cristiano Riformisti demoliscono l’ultimo bluff mediatico di Vannacci

Dal set di Cinecittà al Carnevale di Viareggio, la politica si fa maschera! 🎭🇮🇹 Durissimo affondo del Movimento Cristiano Riformisti dell’On. Antonio Mazzocchi contro il Generale Vannacci: “Basta con gli spot tra gladiatori, paracadutisti e guerrieri vichinghi a caccia di algoritmi. La politica è una cosa seria!”. 🛑⚔️ Il sindacato dei cittadini smaschera i bluff dei video social e lancia un appello a difesa delle istituzioni reali e dei programmi concreti per le famiglie. Leggi qui per scoprire tutti i retroscena di questo clamoroso e ironico scontro politico! 👇

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Roberto Vannacci

Roma – Ci sono momenti nella comunicazione politica in cui il confine tra la proposta programmatica e la messinscena teatrale si fa talmente labile da trasformarsi in una parodia involontaria, incapace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Il panorama mediatico e politico nazionale registra in queste ore un nuovo, durissimo e ironico affondo da parte del Movimento dei Cristiano Riformisti, guidato dall’Onorevole Antonio Mazzocchi. Al centro della nota ufficiale vi è la costante, febbrile e incessante produzione di spot video con cui il Generale Roberto Vannacci continua a reclamizzare se stesso e la sua neonata creatura politica, denominata “Futuro Nazionale”. Un’esposizione mediatica che, secondo i Cristiano Riformisti, ha ormai assunto i tratti di una vera e propria epopea cinematografica digitale, più vicina ai set di Cinecittà che alle aule delle istituzioni repubblicane.

L’analisi del movimento ripercorre con graffiante ironia l’evoluzione dei travestimenti in cui il Generale si è cimentato nell’ultimo periodo a favore di telecamera. Il pubblico della rete ha potuto vederlo interpretare prima i panni di un improbabile Imperatore romano intento a muoversi tra i gladiatori, poi quelli del paracadutista d’assalto in assetto da combattimento, fino ad arrivare all’ultima, singolare versione in veste di guerriero vichingo. Proprio all’interno di questo spot in salsa nordica, Vannacci ha voluto lanciare l’ennesimo messaggio filosofico-politico, ammonendo solennemente gli elettori con la massima secondo cui “è meglio essere soli che male accompagnati”. Un proclama d’altri tempi che il movimento ha scelto di accogliere con un sorriso disincantato, mettendone a nudo l’intrinseca debolezza comunicativa.

La politica è una cosa seria: il richiamo al senso della realtà e ai programmi

“Stia assolutamente tranquillo il Generale – commenta l’Onorevole Antonio Mazzocchi – che, continuando di questo passo e con questa tipologia di spot muscolari, il rischio di rimanere solo non è un’ipotesi, ma una certezza politica assoluta”. Secondo i Cristiano Riformisti, questa strategia basata su slogan studiati per colpire la pancia degli insoddisfatti e per compiacere gli algoritmi dei social network non porterà alla conquista del panorama politico del Paese. L’unica reale conquista per Vannacci potrebbe essere una scrittura fissa nei prossimi casting cinematografici o, al massimo, il ruolo di re del prossimo Carnevale di Viareggio, storica manifestazione che sorge proprio a pochissimi chilometri dal quartier generale del militare.

L’atto d’accusa del movimento tocca le corde profonde dell’etica pubblica e del rispetto costituzionale. La politica, ricordano i Cristiano Riformisti, è una disciplina nobile e complessa che richiede un profondo senso della realtà, il rispetto incondizionato della dignità delle istituzioni e la stesura di programmi economici e sociali concreti a tutela delle famiglie e dei lavoratori. Ridurre il dibattito democratico a una sfilata continua di avatar, soldati d’assalto ed eroi mitologici è un’operazione superficiale che svuota dall’interno la rappresentanza. Il Paese ha bisogno di risposte serie sulla sanità, sulla scuola e sulla legalità, non di cortometraggi patinati utili solo a raccogliere visualizzazioni digitali.

Il soffocamento della rappresentanza e la difesa della cittadinanza attiva

La presa di posizione dei Cristiano Riformisti si configura come un prezioso promemoria democratico a difesa dei corpi intermedi e della serietà dell’impegno civile. Cavalcare il malcontento attraverso la narrazione dell’uomo forte e solitario al comando è un bluff che il popolo italiano ha già compreso e superato. La vera Patria si difende con lo studio delle leggi, con il dialogo costruttivo e con il potenziamento dei servizi di prossimità sul territorio, non con la clava di un guerriero vichingo o con le pose plastiche da gladiatore a beneficio dei follower.

La nota del movimento si chiude con un invito alla riflessione rivolto a tutto l’elettorato moderato e conservatore, affinché non si lasci ingannare dalle vuote trappole della propaganda contemporanea. I Cristiano Riformisti confermano la propria volontà di presidiare i valori di dignità, rispetto e concretezza, offrendo ai cittadini un’alternativa politica seria, radicata nella realtà quotidiana dei borghi e delle città italiane. Le maschere del Carnevale sono destinate a cadere davanti alla severità dei problemi reali del Paese, e solo chi ha programmi veri e amore autentico per le istituzioni saprà guidare la comunità verso un futuro di reale progresso e stabilità democratica.

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Attualità

Terremoto ai Campi Flegrei, migranti e il caso Ranucci: stasera a “Filorosso” su Rai 3 un parterre di ospiti d’eccezione

Terremoto a Napoli, emergenza migranti e le inchieste sul potere: stasera non perdetevi la scoppiettante puntata di “Filorosso” su Rai 3! 📺 🌋 Torna l’appuntamento con il grande giornalismo d’inchiesta condotto da Antonino Monteleone. Stasera (lunedì 24 agosto) a partire dalle 21:15 si parlerà del dramma sismico dei Campi Flegrei con il geologo Mario Tozzi e lo scrittore Maurizio De Giovanni. Il dibattito politico si infiammerà sul nuovo regolamento per i migranti con un duro faccia a faccia tra Paola De Micheli (PD) e Sara Kelany (FdI), affiancate da Capezzone e Peter Gomez. Ma l’attenzione sarà puntata soprattutto sull’attentato a Sigfrido Ranucci e sull’arresto di Valter Lavitola, per poi chiudere con le clamorose novità sul giallo di Garlasco assieme al Generale Luciano Garofano. Leggi l’elenco completo di tutti gli ospiti della serata nel nostro articolo! 👇 🗣️ Lo guarderete?

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Grossi, Monteleone

Redazione – La prima serata televisiva del lunedì si accende all’insegna del grande giornalismo d’inchiesta e dell’approfondimento politico. L’appuntamento da non perdere per chi vuole comprendere a fondo le dinamiche e i segreti del nostro Paese è per stasera, lunedì 24 agosto, alle ore 21:15 su Rai 3 (e in contemporanea streaming su RaiPlay) con una nuova, scoppiettante e imperdibile puntata di “Filorosso”. I padroni di casa, Antonino Monteleone e Adele Grossi, sono pronti ad accompagnare i telespettatori in un viaggio serrato attraverso i principali, e spesso drammatici, fatti della settimana, supportati da testimonianze esclusive e da un parterre di ospiti in studio di altissimo livello istituzionale e giornalistico.

La paura della terra che trema: i riflettori sui Campi Flegrei

La puntata si aprirà toccando un tema che sta tenendo col fiato sospeso un’intera regione e, di riflesso, l’Italia intera. Le telecamere di “Filorosso” proporranno infatti un reportage esclusivo e approfondito dedicato alle devastanti conseguenze del recente sciame sismico e del terremoto che ha duramente colpito la delicatissima zona dei Campi Flegrei, a Napoli. Un dramma umano e geologico che ha costretto migliaia di famiglie a vivere nella paura costante della terra che trema sotto i piedi. Per analizzare la situazione, capire i rischi reali per la popolazione e discutere delle misure di sicurezza messe in campo, interverranno due voci autorevolissime: il celebre geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e l’amato scrittore napoletano Maurizio De Giovanni, da sempre voce critica e appassionata della sua terra.

Lo scontro politico sui migranti e le regole sull’asilo

Il termometro del dibattito si alzerà notevolmente quando il focus della trasmissione si sposterà su una delle emergenze più divisive della politica italiana: la complessa questione dei migranti e l’introduzione del nuovo, discusso regolamento per la richiesta di asilo politico. Un tema che lacera l’opinione pubblica e che vedrà un accesissimo confronto bipolare in studio. A difendere le rispettive posizioni ci saranno Paola De Micheli per il Partito Democratico e Sara Kelany per Fratelli d’Italia. Ad animare il faccia a faccia contribuiranno anche le pungenti analisi dei giornalisti Daniele Capezzone e Peter Gomez.

Inchieste scottanti: dall’attentato a Ranucci al caso Lavitola

Il cuore pulsante della puntata sarà dedicato però alla cronaca giudiziaria e ai misteri del potere. Verrà dato ampio spazio alle ultime, inquietanti novità riguardanti l’attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci, un attacco gravissimo alla libertà di stampa in Italia, unito ai recenti e clamorosi sviluppi sull’inchiesta legata all’arresto di Valter Lavitola. Per sbrogliare questa intricata matassa di segreti e malaffare, i conduttori chiameranno in causa personalità di spicco: lo scrittore Fulvio Abbate, l’ex magistrato e sindaco di Napoli Luigi De Magistris, la giornalista Annalisa Chirico, la firma di “Repubblica” Matteo Pucciarelli, oltre ai già citati Capezzone e Gomez.

Misteri irrisolti: gli ultimi clamorosi sviluppi del caso Garlasco

Prima di chiudere, il programma confermerà la sua attenzione morbosa per i grandi gialli che hanno segnato la cronaca nera italiana. Anche questa settimana, la lente d’ingrandimento si poserà sugli ultimi, inaspettati sviluppi del famigerato caso di Garlasco. A dibattere sulle nuove evidenze e sui risvolti legali ci sarà una vera e propria task force di esperti, avvocati e criminologi: Antonio De Rensis, Simone Borile, Rita Cavallaro, Flaminia Bolzan, Massimo Lovati, Massimo Lugli, Liborio Cataliotti, l’ex comandante dei RIS Luciano Garofano, Ugo Ricci e Francesca Bugamelli.
Un menù ricchissimo per una serata che promette scintille. La redazione ricorda inoltre che è possibile interagire e seguire il “dietro le quinte” del programma direttamente sul canale ufficiale Instagram all’indirizzo @filorosso_rai.

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