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Salute

Conflitti sociali e giovani: dalla protesta ecologista alla rivendicazione del diritto al futuro della Generazione Z nelle piazze italiane e internazionali

Le piazze italiane e internazionali continuano a riempirsi, raccontando quotidianamente una nuova stagione di mobilitazione. Dai cortei per il clima alle proteste per la pace, dalle occupazioni universitarie alle manifestazioni contro la precarietà, la Generazione Z si impone così attualmente,  come assoluta protagonista di una complessa conflittualità sociale. “La dimensione pubblica della piazza rappresenta oggi l’esternalizzazione dei conflitti psichici che accompagnano il delicato percorso di crescita, separazione e individuazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA). Intervista di Marialuisa Roscino .Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Lucattini

L’Analisi dell’impatto sociale odierno da un punto di vista psicoanalitico di Adelia Lucattini

Redazione-  Le piazze italiane e internazionali continuano a riempirsi, raccontando quotidianamente una nuova stagione di mobilitazione. Dai cortei per il clima alle proteste per la pace, dalle occupazioni universitarie alle manifestazioni contro la precarietà, la Generazione Z si impone così attualmente,  come assoluta protagonista di una complessa conflittualità sociale. “La dimensione pubblica della piazza rappresenta oggi l’esternalizzazione dei conflitti psichici che accompagnano il delicato percorso di crescita, separazione e individuazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA). “Schiacciati tra l’eco-ansia, la precarietà esistenziale, l’eredità traumatica della pandemia e l’angoscia costante per i contesti bellici internazionali, – evidenzia Lucattini – i ragazzi trovano nella protesta l’unico canale espressivo per incanalare la propria sofferenza. Ridurre questi eventi come epidermiche contese politiche o come una fisiologica “ribellione giovanile” rischia tuttavia di farne smarrire il significato più profondo. Tra fragilità, spiccata sensibilità e un’insospettabile maturità, i giovani attualmente non chiedono semplicemente visibilità, ma avanzano un’accorata richiesta di ascolto dal mondo adulto”. Insieme alla Dott.ssa Adelia Lucattini, approfondiamo oggi le radici e le molteplici sfaccettature di questo fenomeno sociale.

Dott.ssa Lucattini, movimenti come Fridays for Future hanno rappresentato per molti adolescenti un’opportunità per mettere in discussione l’autorità e le promesse disattese del mondo adulto. Dal punto di vista psicoanalitico, in che modo la protesta ecologista ha risposto al bisogno evolutivo di separazione dai modelli genitoriali e di costruzione dell’identità?

Dal movimento Fridays for Future alla coscienza dei diritti sociali, è un percorso di crescita della Generazione Z verso una cultura della salute mentale, della solidarietà e della pace. La protesta ecologista si è configurata sul piano clinico come un potente dispositivo di elaborazione collettiva dell’angoscia individuale. Nell’istanza adolescenziale, la contestazione dell’autorità adulta non rappresenta un mero fenomeno oppositivo, bensì un passaggio strutturale fondamentale per i processi di separazione e individuazione. L’alleanza all’interno del gruppo dei pari mitiga il sentimento di vulnerabilità connesso all’emergere del Sé autonomo. La condivisione della minaccia ambientale permette di convertire il vissuto di impotenza in un’esperienza di efficacia e responsabilità. Si tratta di un salto evolutivo ampiamente documentato anche dalla letteratura scientifica recente sul Journal of Adolescence (2026), dove si evidenzia come l’appartenenza gruppale sia il fattore determinante per l’integrazione dell’ansia e la strutturazione dell’identità sociale.

 

E quale impatto ha avuto l’interruzione della dimensione collettiva causata dalla pandemia su questo processo di appartenenza e condivisione dell’angoscia?

Le misure di contenimento introdotte durante l’emergenza sanitaria hanno bruscamente interrotto i processi di rispecchiamento e di identificazione gruppale. L’adolescenza necessita fisiologicamente della presenza fisica e della mediazione del gruppo per l’elaborazione dei vissuti interni. La deprivazione relazionale ha costretto i soggetti a una gestione solipsistica dell’angoscia, determinando un incremento di quadri clinici caratterizzati da ritiro sociale, vissuti depressivi e stati d’ansia pervasivi. Le evidenze cliniche pubblicate sul Journal of Youth and Adolescence (2026) confermano come l’isolamento prolungato abbia esacerbato la percezione di precarietà esistenziale. La successiva riattivazione delle dinamiche di piazza va letta, dunque, come un tentativo di riparazione psichica collettiva, finalizzato a ricucire i legami interrotti e a reinvestire sul piano sociale la sofferenza accumulata.

 

I conflitti in Ucraina e Medio Oriente, che si trascinano da anni senza una chiara prospettiva di pace, riattivano nei giovani angosce profonde legate alla morte, alla ferita e alla distruzione del corpo e della mente. Come si lavora, in ambito psicoanalitico allora, per aiutare i giovani a tollerare l’ambivalenza affinché l’angoscia e la rabbia possano trasformarsi in un pensiero critico anziché in una pura e semplice reazione emotiva?

L’esposizione costante a scenari bellici intercetta e riattiva angosce arcaiche di frammentazione e di morte, minacciando l’integrità somato-psichica dei giovani. Dinanzi alla pervasività del trauma economico e geopolitico, l’apparato psichico tende a difendersi attraverso il meccanismo della scissione, polarizzando la realtà in categorie rigide e antitetiche. Il lavoro analitico si focalizza sulla tenuta e sulla tolleranza dell’ambivalenza affettiva. Si tratta di contenere l’investimento pulsionale rabbioso affinché non esiti in agiti distruttivi o in un ripiegamento apatico. Nelle sedi scientifiche, incluse le riflessioni ospitate dalla rivista Stress and Health (2025), si sottolinea l’importanza della funzione di contenimento terapeutico: solo la simbolizzazione della componente emotiva permette il passaggio dalla pura reazione reattiva allo sviluppo di un pensiero critico strutturato e di una partecipazione consapevole.

 

Poco fa, Lei ci spiegato come, quando la possibilità di fare progetti a lungo termine viene continuamente minata da incertezze future, può accadere che si generino vissuti depressivi, senso di impotenza e profonde ferite narcisistiche. Crede che la protesta dei giovani di oggi nei confronti delle istituzioni possa essere letta come un’accorata richiesta di riconoscimento rivolta agli adulti?

 

Sì, la fenomenologia della protesta racchiude in sé una profonda istanza di riconoscimento rivolta al mondo adulto. Il deficit di prospettive credibili da parte delle istituzioni mina la capacità di programmazione a lungo termine dei soggetti in crescita, traducendosi in gravi ferite narcisistiche e sentimenti di svalutazione del Sé. La mobilitazione collettiva diventa l’argine contro la destrutturazione interna, un tentativo di riattivare il senso di agentività. Come rilevato nelle indagini di settore sul Journal of Youth and Adolescence (2025), l’azione politica consente di riappropriarsi di una quota di controllo sul proprio destino. Non si può valutare tale dinamica unicamente attraverso la lente del disordine pubblico; occorre decodificarla come una domanda di ascolto e di legittimazione del diritto al futuro.

 

In questo scenario complesso, qual è la responsabilità del mondo adulto, sia esso rappresentato dalle famiglie, dalle scuole o dalle istituzioni di fronte alle richieste della Generazione Z?

La principale responsabilità del mondo adulto risiede nel superamento della tendenza alla patologizzazione e alla psichiatrizzazione del dissenso. La manifestazione del disagio non va interpretata aprioristicamente come un indice di morbilità individuale, bensì come una risposta reattiva a un contesto oggettivamente traumatico. Come evidenziato negli studi pubblicati da Youth & Society (2026), le agenzie educative e le istituzioni devono configurarsi come punti di riferimento autorevoli, capaci di tollerare l’attacco e il conflitto generazionale senza ricorrere alla svalutazione difensiva. L’ascolto non deve risolversi in una prassi formale o in un atteggiamento di accondiscendenza terapeutica, ma deve tradursi nell’offerta di spazi reali di cittadinanza e di co-decisione.

 

In che modo, la psicoanalisi può porsi come spazio d’ascolto capace di sostenere i giovani nel passaggio dal diritto all’autonomia al riconoscimento della propria responsabilità individuale e sociale?

 

Il setting analitico si pone oggi come uno dei rari spazi di neutralità e di sospensione del giudizio, dove il giovane può essere accolto nella propria specificità clinica e soggettiva. Attraverso il legame terapeutico, e in linea con quanto documentato dai contributi sul Journal of Clinical Psychology (2026), si favorisce l’esplorazione dei conflitti inconsci e l’integrazione delle quote di angoscia. Il transito dall’autonomia rivendicata alla responsabilità etica e sociale si compie nel momento in cui il soggetto, superata l’istanza puramente narcisistica, riconosce l’alterità e i limiti della realtà, giungendo a una scelta consapevole circa la propria collocazione nel legame sociale.

Oggi alla luce di questo malcontento e di questi scontri e contestazioni frequenti nel centro delle piazze italiane e internazionali, quali consigli si sente di dare ai ragazzi e ai loro genitori?

-Difendere i propri ideali. Incoraggiare i giovani a coltivare ideali di pace, giustizia sociale e tutela dell’ambiente, riconoscendoli come espressione di sensibilità, maturazione affettiva e responsabilità verso le generazioni future;

-Trasformare l’eco-ansia in impegno concreto. Sostenere comportamenti ecologicamente responsabili, evitando che la preoccupazione per il pianeta si trasformi in angoscia paralizzante o senso di impotenza;

-Restituire valore allo studio. Riconoscere nell’istruzione, nella formazione universitaria e nella cultura strumenti fondamentali di emancipazione personale e di mobilità sociale, affinché lo studio possa tornare a essere un autentico ascensore sociale;

-Non rinunciare a progettare il futuro. Aiutare i giovani a costruire prospettive esistenziali, affettive e professionali, anche nell’incertezza, sostenendo la fiducia nelle proprie capacità e nella possibilità di realizzare i propri desideri;

-Coltivare il pensiero critico. Incoraggiare il confronto tra opinioni differenti, distinguendo la legittima contestazione dalla violenza e favorendo il passaggio dalla reazione emotiva alla riflessione autonoma;

-Sostenere i processi di separazione e individuazione. I genitori riconoscano il bisogno dei figli di differenziarsi dai modelli familiari, accettando il conflitto generazionale come parte del processo di maturazione e costruzione dell’identità;

-Trasformare la protesta in responsabilità sociale. Aiutare i ragazzi a comprendere che rivendicare i propri diritti significa anche riconoscere quelli degli altri, sviluppando solidarietà, capacità di cooperazione e partecipazione consapevole alla vita democratica.

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Salute

Dalla liposuzione al lipofilling del seno, il grasso diventa risorsa per la chirurgia plastica: la svolta di Pietro Gentile su Aesthetic Surgery Journal

Chirurgia plastica e medicina rigenerativa: due studi internazionali guidati dal professor Pietro Gentile dell’Università Tor Vergata svelano come il grasso corporeo sia diventato una risorsa per il seno.

La stabilità della liposuzione a cinque anni e il boom di attecchimento del lipofilling con cellule stromali (SVF) pubblicato su Aesthetic Surgery Journal.

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Pietro Gentile

Roma – Il grasso corporeo asportato non è più un semplice scarto biologico da eliminare, ma si trasforma in una preziosissima e nobile risorsa autologa per il rimodellamento e la ricostruzione dei tessuti. Due imponenti ricerche scientifiche multicentriche coordinate dall’Italia, pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica Aesthetic Surgery Journal della Oxford University Press e dirette dal professor Pietro Gentile dell’Università di Roma Tor Vergata, segnano una vera e propria rivoluzione clinica destinata a ridefinire i protocolli della chirurgia plastica ed estetica moderna.

I lavori, condotti in stretta collaborazione con il professor Aris Sterodimas del Metropolitan General Hospital di Atene, hanno analizzato due aspetti complementari e fondamentali della disciplina: da un lato la stabilità a lungo termine e la sicurezza della liposuzione eseguita con tecniche moderne, dall’altro le straordinarie potenzialità del tessuto adiposo autologo arricchito con cellule stromali per la rigenerazione mammaria, posizionando l’Italia ai vertici mondiali della medicina rigenerativa e degli studi internazionali di settore.

Il primo studio ha monitorato ben 1.248 pazienti operate in otto centri di riferimento attraverso un follow-up a cinque anni, dimostrando come la liposuzione moderna garantisca un miglioramento del profilo corporeo duraturo nel 78,6% dei casi. L’indagine ha evidenziato parametri di sicurezza estremamente rassicuranti: le complicanze maggiori si sono fermate a un modesto 1,9%, confermando l’efficacia delle metodiche attuali se praticate da professionisti accreditati su pazienti selezionati, nel quadro degli investimenti sulla sanità documentati nell’approfondimento su presidi sanitari e cura delle persone a Roma.

Il secondo trial clinico, condotto su 312 donne in sei centri universitari italo-greci, ha invece confrontato il lipofilling mammario standard con l’innesto arricchito da frazione vasculo-stromale (SVF), un concentrato cellulare estratto direttamente dal grasso della paziente. I risultati hanno certificato una capacità rigenerativa superiore, aprendo scenari inediti sia nella mastoplastica additiva senza protesi sia negli interventi post-oncologici per il territorio nazionale attraverso un rigoroso studio comparativo randomizzato.

Pietro Gentile e i due studi internazionali su Aesthetic Surgery Journal

La figura del professor Pietro Gentile costituisce un’eccellenza riconosciuta oltre i confini nazionali: docente associato di chirurgia plastica e ricostruttiva presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche di Tor Vergata, è stato inserito dalla Stanford University nel ristretto club del World’s Top 2% Scientists per l’eccezionale impatto delle sue pubblicazioni nel campo della ricerca scientifica e dell’ingegneria tissutale.

«Le due ricerche evidenziano due aspetti complementari della nostra specialità: la possibilità di ottenere risultati stabili e sicuri con la liposuzione e quella di valorizzare il tessuto adiposo prelevato, trasformandolo in una risorsa biologica preziosa per la ricostruzione del seno sia estetica sia dopo neoplasie», ha chiarito il professor Gentile. Una prospettiva che consente a molte donne di evitare o ridurre l’uso di protesi mammarie artificiali a favore del proprio tessuto adiposo, con un evidente beneficio in termini di biocompatibilità ed equilibrio naturale per la propria salute.

Un punto chiave evidenziato dal team italo-ellenico riguarda la conformità etica e metodologica: nel lipofilling l’arricchimento cellulare con SVF è stato ottenuto mediante manipolazione minima, ovvero semplici processi fisici di filtrazione e centrifugazione e lavaggio a circuito chiuso. Nessuna espansione in vitro o manipolazione genetica, nel rigoroso rispetto delle normative sanitarie vigenti e a garanzia della massima sicurezza clinica per le pazienti trattate.

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La liposuzione moderna a cinque anni e i dati di sicurezza

Analizzando nel dettaglio i dati del primo studio multicentrico sui 1.248 casi, emerge un tasso di soddisfazione straordinariamente elevato: oltre il 71% delle donne e degli uomini operati ha mantenuto una solida stabilità del peso nel quinquennio successivo, traendo beneficio da risultati estetici duraturi e da una migliore distribuzione dei volumi corporei certificata dagli esperti di otto centri specializzati.

I ricercatori hanno tuttavia mappato con precisione scientifica i principali fattori di rischio associati all’insorgenza di complicanze minori o maggiori: tra questi figurano un indice di massa corporea superiore a trenta (condizione di obesità conclamata), l’abitudine al fumo di sigaretta, l’aspirazione massiva di oltre cinque litri di grasso e l’esecuzione contemporanea di più procedure complesse. Fattori che ribadiscono la necessità di un’aspirazione controllata e di uno stile di vita sano.

Di grande rilievo è stato inoltre l’impiego del questionario BODY-Q, strumento psicometrico validato internazionalmente per misurare l’impatto degli interventi chirurgici sulla qualità della vita. I pazienti hanno riportato punteggi significativamente più alti nella soddisfazione corporea, nelle relazioni sociali e nell’autostima personale, dimostrando come il rimodellamento incida direttamente sul benessere psicologico complessivo dell’individuo.

Il lipofilling mammario arricchito con SVF e il congresso di Roma

La vera pietra miliare dello studio sul seno riguarda la longevità dell’innesto adiposo. A distanza di ventiquattro mesi dall’intervento, le pazienti del gruppo trattato con cellule stromali hanno evidenziato una percentuale di grasso mantenuto pari al 66,2%, contro il 49,8% registrato nel gruppo convenzionale. A un anno i dati mostravano addirittura il 71,8% contro il 56,4%, confermando che l’SVF favorisce una rapida vascolarizzazione tissutale e un maggiore attecchimento cellulare.

Anche in questo caso, la rilevazione effettuata tramite il questionario BREAST-Q ha incoronato l’approccio rigenerativo arricchito con punteggi di gradimento nettamente superiori, premiando l’armonia naturale del décolleté e la totale assenza di contratture capsulari tipiche dei corpi estranei. Una risorsa di inestimabile valore per le pazienti operate nell’ambito della chirurgia oncologica, che possono così ritrovare integrità fisica e serenità emotiva.

Tutti i dettagli di queste scoperte all’avanguardia saranno discussi al congresso internazionale Regenerative Plastic Surgery, giunto alla sua quarta edizione e presieduto proprio da Pietro Gentile, in programma nella Capitale il 3 e 4 dicembre 2026, seguito da una giornata di live surgery a Roma il 5 dicembre. Un appuntamento imperdibile che radunerà la comunità scientifica mondiale per tracciare le nuove frontiere della bellezza biologica e della salute.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

Piazza Urbania rinasce per la salute mentale a Roma, aperto il cantiere con ASL Roma 2 e ATER: sopralluogo di Francesco Amato e Marco Rocchi

Sanità e territorio a Roma: aperto il cantiere per la totale ristrutturazione dell’immobile di piazza Urbania, presidio fondamentale per la salute mentale nel quadrante nord est.

Il sopralluogo congiunto del DG di ASL Roma 2 Francesco Amato e del DG di ATER Roma Marco Rocchi, l’avvio delle indagini sul sottosuolo e la garanzia della continuità assistenziale.

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Ater Roma

Roma – La sinergia tra gli enti pubblici produce un risultato atteso da tempo per il tessuto sociale e sanitario della Capitale. A pochi mesi dall’impegno solennemente assunto dalle istituzioni per individuare una soluzione definitiva alle criticità strutturali dell’immobile di piazza Urbania, il percorso congiunto promosso da ASL Roma 2, ATER Roma e Regione Lazio ha raggiunto il suo primo traguardo operativo: è stato ufficialmente aperto il cantiere di ristrutturazione per restituire ai cittadini un presidio d’eccellenza dedicato alla salute mentale.

A testimoniare la centralità dell’intervento è stato il sopralluogo congiunto effettuato nella mattinata odierna dai massimi vertici delle amministrazioni coinvolte. Il Direttore Generale della ASL Roma 2, Francesco Amato, e il Direttore Generale di ATER Roma, Marco Rocchi, hanno verificato direttamente l’avvio delle prime operazioni nell’area di cantiere, dove sono scattate le fondamentali analisi del sottosuolo propedeutiche al consolidamento e al recupero edilizio dell’intero plesso.

L’avvio delle indagini geognostiche rappresenta un passaggio decisivo che segna concretamente l’avvio della riqualificazione dell’edificio, garantendo che i futuri spazi rispondano ai più elevati standard di sicurezza e funzionalità. La struttura tornerà a ospitare i servizi residenziali e semiresidenziali dedicati alla cura psichiatrica e psicologica, restituendo a un importante e popoloso quadrante nord est della città un presidio sanitario moderno e pienamente integrato con il territorio.

Un elemento di fondamentale rilevanza riguarda la gestione della fase transitoria: in questi mesi, infatti, l’assistenza socio-sanitaria non ha mai subito alcuna interruzione. Per tutelare i pazienti e garantire la continuità delle cure, le attività sono state provvisoriamente decentrate presso il polo de La Rustica, consentendo a cittadini e famiglie di proseguire i propri percorsi terapeutici senza alcun disagio, in un quadro di costante attenzione istituzionale già osservato nelle politiche regionali per la formazione e il potenziamento dei presidi sanitari del Lazio.

Francesco Amato e Marco Rocchi al sopralluogo di piazza Urbania

Nel corso della visita tecnica, il Direttore Generale Francesco Amato ha ribadito come la valorizzazione dei servizi territoriali rappresenti il cuore pulsante della strategia aziendale. Potenziare la medicina territoriale e offrire risposte tempestive nell’ambito della cura delle fragilità costituisce un dovere etico oltre che organizzativo, fondamentale per decongestionare le strutture ospedaliere e consolidare una solida rete socio-sanitaria vicina alle persone più vulnerabili.

Dal canto suo, il direttore di ATER Roma Marco Rocchi ha evidenziato la determinazione dell’ente nell’ammodernare e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico metropolitano. La riqualificazione di piazza Urbania dimostra come l’edilizia residenziale pubblica possa interagire virtuosamente con la sanità, mettendo a disposizione fabbricati sicuri e funzionali capaci di fungere da motore per la riqualificazione urbana e il decoro dei quartieri periferici.

I lavori appena avviati prevedono una tabella di marcia serrata: concluse le indagini geognostiche e le verifiche sulle fondazioni, le squadre procederanno al ripristino delle componenti strutturali, all’abbattimento delle barriere architettoniche e all’efficientamento degli spazi interni. L’obiettivo è realizzare un modello d’avanguardia nell’ammodernamento dei presidi sanitari, garantendo ambienti luminosi, confortevoli e dotati di impiantistica ad alto risparmio energetico.

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I servizi per la salute mentale e la continuità assistenziale a La Rustica

La scelta di garantire la piena continuità assistenziale durante il periodo dei cantieri ha rappresentato una priorità assoluta per la direzione sanitaria. L’allocazione dei servizi presso il presidio di La Rustica ha evitato interruzioni traumatiche nei percorsi di cura, offrendo un punto di riferimento stabile ai numerosi pazienti presi in carico e rassicurando i nuclei familiari sulle tutele terapeutiche attive.

La branca dell’assistenza psichiatrica e del supporto psicologico necessita infatti di certezze relazionali e di costanza operativa. I programmi di riabilitazione psicosociale condotti dall’équipe multidisciplinare della Asl valorizzano il contatto umano e la vicinanza territoriale, elementi resi possibili dalla professionalità del personale sanitario specializzato che ha saputo mantenere inalterata la qualità della relazione terapeutica anche nella sede temporanea.

Non appena conclusi gli interventi strutturali e ottenuti i necessari collaudi igienico-sanitari, si procederà al rientro progressivo nella sede originaria di piazza Urbania. Il trasloco nei nuovi ambienti terapeutici consentirà di ampliare la gamma delle prestazioni semiresidenziali e dei laboratori diurni, offrendo una risposta tempestiva e qualificata alle crescenti richieste di sostegno che giungono dalla cittadinanza, come spesso testimoniato nelle pagine di cronaca cittadina.

La sinergia tra Regione Lazio e ATER Roma per il quadrante nord est

Il cantiere di piazza Urbania incarna alla perfezione le linee programmatiche varate dalla Regione Lazio per ridisegnare l’equilibrio tra rete ospedale-territorio. L’indirizzo politico-amministrativo punta con decisione sulla sanità di prossimità, destinando risorse mirate al recupero degli immobili pubblici per trasformarli in presidi attivi di salute, prevenzione e cura a misura di quartiere.

La rapidità con cui si è passati dal tavolo di concertazione all’inizio dei lavori pratici costituisce un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni. La capacità di fare sintesi e la condivisione delle competenze ingegneristiche, amministrative e cliniche tra ASL Roma 2 e ATER Roma hanno consentito di superare lungaggini burocratiche, fornendo un riscontro concreto alle sollecitazioni avanzate dai comitati di quartiere e accelerando il riscatto delle periferie.

Restituire la struttura di piazza Urbania al quartiere significa riaffermare i valori di dignità e inclusione per chi combatte ogni giorno contro il disagio psichico. Un autentico presidio di civiltà che dimostra l’efficacia del servizio sanitario pubblico quando opera a stretto contatto con la comunità, gettando le basi per un futuro di maggiore equità e solidarietà per tutto il welfare della Capitale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

Colonna vertebrale e chirurgia mininvasiva: i trattamenti percutanei. Intervista al Dott. Riccardo Foti, Chirurgo ortopedico e Traumatologo a Roma dello Staff Medico della Federazione Italiana Scherma

Dall’ernia del disco alle fratture vertebrali: come curare la schiena senza bisturi.

Il Dott. Riccardo Foti, chirurgo ortopedico e medico della Federazione Italiana Scherma, spiega a Cavaliere News le tecniche percutanee mininvasive più efficaci contro il dolore lombare: dalla nucleoaspirazione alla cifoplastica con palloncino in anestesia locale, fino ai benefici dell’ossigeno-ozonoterapia.

Avete mai sofferto di mal di schiena invalidante e avete provato i trattamenti conservativi o mininvasivi?

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇 Intervista di Marialuisa Roscino

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Dott. Riccardo Foti

Roma- ​Il mal di schiena e le patologie della colonna vertebrale possono limitare fortemente la vita quotidiana per motivazioni di varia natura: usura, età, taumi post infortuni, etc.., che si manisfestano con dolore lombare. Al riguardo, è possibile seguire trattamenti percutanei efficaci. Ne parliamo con il Dott. Riccardo Foti, Medico Chirurgo Ortopedico, per capire come funzionano queste tecniche all’avanguardia e a chi sono rivolte.
 
Dott. Foti, l’ernia del disco rappresenta un problema fastidioso che nel tempo, potrebbe rappresentare un serio disagio per il paziente, come si può risolvere? 
Il disco intervertebrale è una struttura importantissima per il benessere della colonna. Purtroppo, spesso si cura quando in parte il danno è stato fatto. Non si fa abbastanza per la prevenzione anche se la cura per la preparazione fisica, soprattutto negli atleti agonisti, è molto migliorata.
Il low back pain o dolore lombare è una patologia che affligge una percentuale molto alta della popolazione. I trattamenti conservativi, ovvero non chirurgici, dovrebbero essere la scelta terapeutica da perseguire fin quando è possibile: ginnastica, rieducazione funzionale, terapie strumentali e terapie mediche.
Quando secondo Lei è necessario ricorrere all’intervento chirurgico? 
Nelle situazioni in cui non è possibile utilizzare le procedure conservative esistono oggi delle tecniche mininvasive che consentono di affrontare efficacemente il problema, grazie anche all’evoluzione degli apparecchi di puntamento radiografico che sono più efficienti, efficaci e performanti.
I pazienti hanno spesso l’esigenza di risolvere rapidamente il loro problema, per necessità lavorative e per migliorare la loro qualità della vita e negli atleti professionisti questa necessità è ancora più marcata, perché hanno bisogno di recuperare la piena efficienza più rapidamente.
Tra queste, le tecniche percutanee permettono attraverso degli aghi, in anestesia locale, di eseguire delle procedure chirurgiche, quali le decompressioni discali con la nucleoaspirazione, oppure le discolisi con laser o ozono mediante strumenti dedicati.
Il disco intervertebrale va preservato per quanto possibile poiché ammortizza e distribuisce il peso tra una vertebra e l’altra in maniera uniforme, mantiene un adeguato spazio per le radici nervose alla loro emergenza dal canale vertebrale, riduce il carico sulle articolazioni tra le vertebre. Quando il disco perde la sua integrità, si sviluppa una patologia degenerativa nota come “artrosi”, le radici nervose hanno meno spazio quando escono dal canale midollare, le articolazioni intervertebrali posteriori si sovraccaricano determinando “sindromi faccettali” con sintomatologia dolorosa locale in sede lombare. Inoltre, è causa di restringimenti dei canali ossei, le più note sono la stenosi del canale centrale e le stenosi dei forami, da cui emergono le radici nervose della colonna vertebrale.
Dott. Foti può spiegare in cosa consistono la cifoplastica e la vertebroplastica?
 La vertebroplastica e la cifoplastica sono due tecniche che possono essere utilizzate in caso di fratture vertebrali come le fratture vertebrali dell’anziano (fratture da fragilità), ma anche per trattare gli angiomi vertebrali che indeboliscono la struttura della vertebra o anche per il trattamento delle metastasi ossee. La vertebroplastica è l’intervento in cui viene iniettato del cemento osseo all’interno vertebra sempre tramite un accesso mininvasivo con delle cannule in anestesia locale. Nella cifoplastica invece, prima viene risollevata la vertebra crollata con vari sistemi il più diffuso dei quali è un palloncino in modo da ripristinare il più possibile la forma originaria del corpo vertebrale per poi stabilizzare tutto con del cemento osseo, con un migliore ripristino delle linee di carico.
Nelle fratture da fragilità, è importante non irrigidire troppo la vertebra con molto cemento, per non rischiare di avere altri cedimenti nelle vertebre limitrofe. Contemporaneamente è opportuno trattare la causa del crollo vertebrale nel caso sia secondario ad osteoporosi, in modo da ridurre il rischio di recidive.
Quanto dura un intervento di cifoplastica percutanea? 
Il vantaggio di questi trattamenti mini invasivi è rappresentato dalla rapidità di esecuzione, dalla possibilità di eseguire questi interventi in anestesia locale, in regime ambulatoriale o di day-hospital.
Quali sono i tempi di recupero dopo la cifoplastica? 
Qualche ora di riposo è sufficiente per riprendere una buona attività motoria senza dolore. Successivamente è consigliato indossare un corsetto in stoffa e stecche per un paio di settimane a cui dovrà seguire un congruo periodo di rieducazione funzionale, rispetto al ben più lungo periodo di immobilizzazione con busto rigido nel caso di trattamento conservativo.
Nei casi più lievi, quali tecniche terapeutiche sono consigliate per curare le problematiche relative a quello che comunemente viene definito “mal di schiena”? 
Nei casi in cui la degenerazione discale non produce effetti compressivi sulle radici, si può anche pensare ad un trattamento conservativo, vista anche l’alta incidenza di recidive di queste patologie. Tra queste, l’utilizzo di tecniche riabilitative posturali, di terapia infiltrativa locali come, ad esempio, l’ossigeno-ozonoterapia per sfruttare il potente effetto antinfiammatorio e rivascolarizzante di questa miscela gassosa.
Il processo infiammatorio che avviene in conseguenza della fuoriuscita del materiale discale detta “ernia del disco”, è spesso la causa più importante della sintomatologia dolorosa irradiata comunemente chiamata “sciatica”; o “cervico-brachialgia” quando il dolore è irradiato agli arti superiori. Intervenendo sull’infiammazione vicino all’area dove questa si sviluppa, mediante l’ossigeno-ozonoterapia, si ottengono degli ottimi risultati in termini di riduzione del dolore e di ripresa della piena funzionalità della colonna. Le infiltrazioni di ossigeno-ozono possono essere effettuate nei muscoli paravertebrali, in prossimità delle faccette articolari sotto guida ecografica e in sede intraforaminale mediante guida radiografica (radioscopia).
Questa metodica permette di accelerare il processo di riassorbimento del disco protruso o erniato, con risultati positivi in un’altissima percentuale di casi e in tempi rapidi.

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