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Salute

Dalla liposuzione al lipofilling del seno, il grasso diventa risorsa per la chirurgia plastica: la svolta di Pietro Gentile su Aesthetic Surgery Journal

Chirurgia plastica e medicina rigenerativa: due studi internazionali guidati dal professor Pietro Gentile dell’Università Tor Vergata svelano come il grasso corporeo sia diventato una risorsa per il seno.

La stabilità della liposuzione a cinque anni e il boom di attecchimento del lipofilling con cellule stromali (SVF) pubblicato su Aesthetic Surgery Journal.

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Pietro Gentile

Roma – Il grasso corporeo asportato non è più un semplice scarto biologico da eliminare, ma si trasforma in una preziosissima e nobile risorsa autologa per il rimodellamento e la ricostruzione dei tessuti. Due imponenti ricerche scientifiche multicentriche coordinate dall’Italia, pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica Aesthetic Surgery Journal della Oxford University Press e dirette dal professor Pietro Gentile dell’Università di Roma Tor Vergata, segnano una vera e propria rivoluzione clinica destinata a ridefinire i protocolli della chirurgia plastica ed estetica moderna.

I lavori, condotti in stretta collaborazione con il professor Aris Sterodimas del Metropolitan General Hospital di Atene, hanno analizzato due aspetti complementari e fondamentali della disciplina: da un lato la stabilità a lungo termine e la sicurezza della liposuzione eseguita con tecniche moderne, dall’altro le straordinarie potenzialità del tessuto adiposo autologo arricchito con cellule stromali per la rigenerazione mammaria, posizionando l’Italia ai vertici mondiali della medicina rigenerativa e degli studi internazionali di settore.

Il primo studio ha monitorato ben 1.248 pazienti operate in otto centri di riferimento attraverso un follow-up a cinque anni, dimostrando come la liposuzione moderna garantisca un miglioramento del profilo corporeo duraturo nel 78,6% dei casi. L’indagine ha evidenziato parametri di sicurezza estremamente rassicuranti: le complicanze maggiori si sono fermate a un modesto 1,9%, confermando l’efficacia delle metodiche attuali se praticate da professionisti accreditati su pazienti selezionati, nel quadro degli investimenti sulla sanità documentati nell’approfondimento su presidi sanitari e cura delle persone a Roma.

Il secondo trial clinico, condotto su 312 donne in sei centri universitari italo-greci, ha invece confrontato il lipofilling mammario standard con l’innesto arricchito da frazione vasculo-stromale (SVF), un concentrato cellulare estratto direttamente dal grasso della paziente. I risultati hanno certificato una capacità rigenerativa superiore, aprendo scenari inediti sia nella mastoplastica additiva senza protesi sia negli interventi post-oncologici per il territorio nazionale attraverso un rigoroso studio comparativo randomizzato.

Pietro Gentile e i due studi internazionali su Aesthetic Surgery Journal

La figura del professor Pietro Gentile costituisce un’eccellenza riconosciuta oltre i confini nazionali: docente associato di chirurgia plastica e ricostruttiva presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche di Tor Vergata, è stato inserito dalla Stanford University nel ristretto club del World’s Top 2% Scientists per l’eccezionale impatto delle sue pubblicazioni nel campo della ricerca scientifica e dell’ingegneria tissutale.

«Le due ricerche evidenziano due aspetti complementari della nostra specialità: la possibilità di ottenere risultati stabili e sicuri con la liposuzione e quella di valorizzare il tessuto adiposo prelevato, trasformandolo in una risorsa biologica preziosa per la ricostruzione del seno sia estetica sia dopo neoplasie», ha chiarito il professor Gentile. Una prospettiva che consente a molte donne di evitare o ridurre l’uso di protesi mammarie artificiali a favore del proprio tessuto adiposo, con un evidente beneficio in termini di biocompatibilità ed equilibrio naturale per la propria salute.

Un punto chiave evidenziato dal team italo-ellenico riguarda la conformità etica e metodologica: nel lipofilling l’arricchimento cellulare con SVF è stato ottenuto mediante manipolazione minima, ovvero semplici processi fisici di filtrazione e centrifugazione e lavaggio a circuito chiuso. Nessuna espansione in vitro o manipolazione genetica, nel rigoroso rispetto delle normative sanitarie vigenti e a garanzia della massima sicurezza clinica per le pazienti trattate.

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La liposuzione moderna a cinque anni e i dati di sicurezza

Analizzando nel dettaglio i dati del primo studio multicentrico sui 1.248 casi, emerge un tasso di soddisfazione straordinariamente elevato: oltre il 71% delle donne e degli uomini operati ha mantenuto una solida stabilità del peso nel quinquennio successivo, traendo beneficio da risultati estetici duraturi e da una migliore distribuzione dei volumi corporei certificata dagli esperti di otto centri specializzati.

I ricercatori hanno tuttavia mappato con precisione scientifica i principali fattori di rischio associati all’insorgenza di complicanze minori o maggiori: tra questi figurano un indice di massa corporea superiore a trenta (condizione di obesità conclamata), l’abitudine al fumo di sigaretta, l’aspirazione massiva di oltre cinque litri di grasso e l’esecuzione contemporanea di più procedure complesse. Fattori che ribadiscono la necessità di un’aspirazione controllata e di uno stile di vita sano.

Di grande rilievo è stato inoltre l’impiego del questionario BODY-Q, strumento psicometrico validato internazionalmente per misurare l’impatto degli interventi chirurgici sulla qualità della vita. I pazienti hanno riportato punteggi significativamente più alti nella soddisfazione corporea, nelle relazioni sociali e nell’autostima personale, dimostrando come il rimodellamento incida direttamente sul benessere psicologico complessivo dell’individuo.

Il lipofilling mammario arricchito con SVF e il congresso di Roma

La vera pietra miliare dello studio sul seno riguarda la longevità dell’innesto adiposo. A distanza di ventiquattro mesi dall’intervento, le pazienti del gruppo trattato con cellule stromali hanno evidenziato una percentuale di grasso mantenuto pari al 66,2%, contro il 49,8% registrato nel gruppo convenzionale. A un anno i dati mostravano addirittura il 71,8% contro il 56,4%, confermando che l’SVF favorisce una rapida vascolarizzazione tissutale e un maggiore attecchimento cellulare.

Anche in questo caso, la rilevazione effettuata tramite il questionario BREAST-Q ha incoronato l’approccio rigenerativo arricchito con punteggi di gradimento nettamente superiori, premiando l’armonia naturale del décolleté e la totale assenza di contratture capsulari tipiche dei corpi estranei. Una risorsa di inestimabile valore per le pazienti operate nell’ambito della chirurgia oncologica, che possono così ritrovare integrità fisica e serenità emotiva.

Tutti i dettagli di queste scoperte all’avanguardia saranno discussi al congresso internazionale Regenerative Plastic Surgery, giunto alla sua quarta edizione e presieduto proprio da Pietro Gentile, in programma nella Capitale il 3 e 4 dicembre 2026, seguito da una giornata di live surgery a Roma il 5 dicembre. Un appuntamento imperdibile che radunerà la comunità scientifica mondiale per tracciare le nuove frontiere della bellezza biologica e della salute.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

Piazza Urbania rinasce per la salute mentale a Roma, aperto il cantiere con ASL Roma 2 e ATER: sopralluogo di Francesco Amato e Marco Rocchi

Sanità e territorio a Roma: aperto il cantiere per la totale ristrutturazione dell’immobile di piazza Urbania, presidio fondamentale per la salute mentale nel quadrante nord est.

Il sopralluogo congiunto del DG di ASL Roma 2 Francesco Amato e del DG di ATER Roma Marco Rocchi, l’avvio delle indagini sul sottosuolo e la garanzia della continuità assistenziale.

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Ater Roma

Roma – La sinergia tra gli enti pubblici produce un risultato atteso da tempo per il tessuto sociale e sanitario della Capitale. A pochi mesi dall’impegno solennemente assunto dalle istituzioni per individuare una soluzione definitiva alle criticità strutturali dell’immobile di piazza Urbania, il percorso congiunto promosso da ASL Roma 2, ATER Roma e Regione Lazio ha raggiunto il suo primo traguardo operativo: è stato ufficialmente aperto il cantiere di ristrutturazione per restituire ai cittadini un presidio d’eccellenza dedicato alla salute mentale.

A testimoniare la centralità dell’intervento è stato il sopralluogo congiunto effettuato nella mattinata odierna dai massimi vertici delle amministrazioni coinvolte. Il Direttore Generale della ASL Roma 2, Francesco Amato, e il Direttore Generale di ATER Roma, Marco Rocchi, hanno verificato direttamente l’avvio delle prime operazioni nell’area di cantiere, dove sono scattate le fondamentali analisi del sottosuolo propedeutiche al consolidamento e al recupero edilizio dell’intero plesso.

L’avvio delle indagini geognostiche rappresenta un passaggio decisivo che segna concretamente l’avvio della riqualificazione dell’edificio, garantendo che i futuri spazi rispondano ai più elevati standard di sicurezza e funzionalità. La struttura tornerà a ospitare i servizi residenziali e semiresidenziali dedicati alla cura psichiatrica e psicologica, restituendo a un importante e popoloso quadrante nord est della città un presidio sanitario moderno e pienamente integrato con il territorio.

Un elemento di fondamentale rilevanza riguarda la gestione della fase transitoria: in questi mesi, infatti, l’assistenza socio-sanitaria non ha mai subito alcuna interruzione. Per tutelare i pazienti e garantire la continuità delle cure, le attività sono state provvisoriamente decentrate presso il polo de La Rustica, consentendo a cittadini e famiglie di proseguire i propri percorsi terapeutici senza alcun disagio, in un quadro di costante attenzione istituzionale già osservato nelle politiche regionali per la formazione e il potenziamento dei presidi sanitari del Lazio.

Francesco Amato e Marco Rocchi al sopralluogo di piazza Urbania

Nel corso della visita tecnica, il Direttore Generale Francesco Amato ha ribadito come la valorizzazione dei servizi territoriali rappresenti il cuore pulsante della strategia aziendale. Potenziare la medicina territoriale e offrire risposte tempestive nell’ambito della cura delle fragilità costituisce un dovere etico oltre che organizzativo, fondamentale per decongestionare le strutture ospedaliere e consolidare una solida rete socio-sanitaria vicina alle persone più vulnerabili.

Dal canto suo, il direttore di ATER Roma Marco Rocchi ha evidenziato la determinazione dell’ente nell’ammodernare e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico metropolitano. La riqualificazione di piazza Urbania dimostra come l’edilizia residenziale pubblica possa interagire virtuosamente con la sanità, mettendo a disposizione fabbricati sicuri e funzionali capaci di fungere da motore per la riqualificazione urbana e il decoro dei quartieri periferici.

I lavori appena avviati prevedono una tabella di marcia serrata: concluse le indagini geognostiche e le verifiche sulle fondazioni, le squadre procederanno al ripristino delle componenti strutturali, all’abbattimento delle barriere architettoniche e all’efficientamento degli spazi interni. L’obiettivo è realizzare un modello d’avanguardia nell’ammodernamento dei presidi sanitari, garantendo ambienti luminosi, confortevoli e dotati di impiantistica ad alto risparmio energetico.

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I servizi per la salute mentale e la continuità assistenziale a La Rustica

La scelta di garantire la piena continuità assistenziale durante il periodo dei cantieri ha rappresentato una priorità assoluta per la direzione sanitaria. L’allocazione dei servizi presso il presidio di La Rustica ha evitato interruzioni traumatiche nei percorsi di cura, offrendo un punto di riferimento stabile ai numerosi pazienti presi in carico e rassicurando i nuclei familiari sulle tutele terapeutiche attive.

La branca dell’assistenza psichiatrica e del supporto psicologico necessita infatti di certezze relazionali e di costanza operativa. I programmi di riabilitazione psicosociale condotti dall’équipe multidisciplinare della Asl valorizzano il contatto umano e la vicinanza territoriale, elementi resi possibili dalla professionalità del personale sanitario specializzato che ha saputo mantenere inalterata la qualità della relazione terapeutica anche nella sede temporanea.

Non appena conclusi gli interventi strutturali e ottenuti i necessari collaudi igienico-sanitari, si procederà al rientro progressivo nella sede originaria di piazza Urbania. Il trasloco nei nuovi ambienti terapeutici consentirà di ampliare la gamma delle prestazioni semiresidenziali e dei laboratori diurni, offrendo una risposta tempestiva e qualificata alle crescenti richieste di sostegno che giungono dalla cittadinanza, come spesso testimoniato nelle pagine di cronaca cittadina.

La sinergia tra Regione Lazio e ATER Roma per il quadrante nord est

Il cantiere di piazza Urbania incarna alla perfezione le linee programmatiche varate dalla Regione Lazio per ridisegnare l’equilibrio tra rete ospedale-territorio. L’indirizzo politico-amministrativo punta con decisione sulla sanità di prossimità, destinando risorse mirate al recupero degli immobili pubblici per trasformarli in presidi attivi di salute, prevenzione e cura a misura di quartiere.

La rapidità con cui si è passati dal tavolo di concertazione all’inizio dei lavori pratici costituisce un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni. La capacità di fare sintesi e la condivisione delle competenze ingegneristiche, amministrative e cliniche tra ASL Roma 2 e ATER Roma hanno consentito di superare lungaggini burocratiche, fornendo un riscontro concreto alle sollecitazioni avanzate dai comitati di quartiere e accelerando il riscatto delle periferie.

Restituire la struttura di piazza Urbania al quartiere significa riaffermare i valori di dignità e inclusione per chi combatte ogni giorno contro il disagio psichico. Un autentico presidio di civiltà che dimostra l’efficacia del servizio sanitario pubblico quando opera a stretto contatto con la comunità, gettando le basi per un futuro di maggiore equità e solidarietà per tutto il welfare della Capitale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

Colonna vertebrale e chirurgia mininvasiva: i trattamenti percutanei. Intervista al Dott. Riccardo Foti, Chirurgo ortopedico e Traumatologo a Roma dello Staff Medico della Federazione Italiana Scherma

Dall’ernia del disco alle fratture vertebrali: come curare la schiena senza bisturi.

Il Dott. Riccardo Foti, chirurgo ortopedico e medico della Federazione Italiana Scherma, spiega a Cavaliere News le tecniche percutanee mininvasive più efficaci contro il dolore lombare: dalla nucleoaspirazione alla cifoplastica con palloncino in anestesia locale, fino ai benefici dell’ossigeno-ozonoterapia.

Avete mai sofferto di mal di schiena invalidante e avete provato i trattamenti conservativi o mininvasivi?

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇 Intervista di Marialuisa Roscino

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Dott. Riccardo Foti

Roma- ​Il mal di schiena e le patologie della colonna vertebrale possono limitare fortemente la vita quotidiana per motivazioni di varia natura: usura, età, taumi post infortuni, etc.., che si manisfestano con dolore lombare. Al riguardo, è possibile seguire trattamenti percutanei efficaci. Ne parliamo con il Dott. Riccardo Foti, Medico Chirurgo Ortopedico, per capire come funzionano queste tecniche all’avanguardia e a chi sono rivolte.
 
Dott. Foti, l’ernia del disco rappresenta un problema fastidioso che nel tempo, potrebbe rappresentare un serio disagio per il paziente, come si può risolvere? 
Il disco intervertebrale è una struttura importantissima per il benessere della colonna. Purtroppo, spesso si cura quando in parte il danno è stato fatto. Non si fa abbastanza per la prevenzione anche se la cura per la preparazione fisica, soprattutto negli atleti agonisti, è molto migliorata.
Il low back pain o dolore lombare è una patologia che affligge una percentuale molto alta della popolazione. I trattamenti conservativi, ovvero non chirurgici, dovrebbero essere la scelta terapeutica da perseguire fin quando è possibile: ginnastica, rieducazione funzionale, terapie strumentali e terapie mediche.
Quando secondo Lei è necessario ricorrere all’intervento chirurgico? 
Nelle situazioni in cui non è possibile utilizzare le procedure conservative esistono oggi delle tecniche mininvasive che consentono di affrontare efficacemente il problema, grazie anche all’evoluzione degli apparecchi di puntamento radiografico che sono più efficienti, efficaci e performanti.
I pazienti hanno spesso l’esigenza di risolvere rapidamente il loro problema, per necessità lavorative e per migliorare la loro qualità della vita e negli atleti professionisti questa necessità è ancora più marcata, perché hanno bisogno di recuperare la piena efficienza più rapidamente.
Tra queste, le tecniche percutanee permettono attraverso degli aghi, in anestesia locale, di eseguire delle procedure chirurgiche, quali le decompressioni discali con la nucleoaspirazione, oppure le discolisi con laser o ozono mediante strumenti dedicati.
Il disco intervertebrale va preservato per quanto possibile poiché ammortizza e distribuisce il peso tra una vertebra e l’altra in maniera uniforme, mantiene un adeguato spazio per le radici nervose alla loro emergenza dal canale vertebrale, riduce il carico sulle articolazioni tra le vertebre. Quando il disco perde la sua integrità, si sviluppa una patologia degenerativa nota come “artrosi”, le radici nervose hanno meno spazio quando escono dal canale midollare, le articolazioni intervertebrali posteriori si sovraccaricano determinando “sindromi faccettali” con sintomatologia dolorosa locale in sede lombare. Inoltre, è causa di restringimenti dei canali ossei, le più note sono la stenosi del canale centrale e le stenosi dei forami, da cui emergono le radici nervose della colonna vertebrale.
Dott. Foti può spiegare in cosa consistono la cifoplastica e la vertebroplastica?
 La vertebroplastica e la cifoplastica sono due tecniche che possono essere utilizzate in caso di fratture vertebrali come le fratture vertebrali dell’anziano (fratture da fragilità), ma anche per trattare gli angiomi vertebrali che indeboliscono la struttura della vertebra o anche per il trattamento delle metastasi ossee. La vertebroplastica è l’intervento in cui viene iniettato del cemento osseo all’interno vertebra sempre tramite un accesso mininvasivo con delle cannule in anestesia locale. Nella cifoplastica invece, prima viene risollevata la vertebra crollata con vari sistemi il più diffuso dei quali è un palloncino in modo da ripristinare il più possibile la forma originaria del corpo vertebrale per poi stabilizzare tutto con del cemento osseo, con un migliore ripristino delle linee di carico.
Nelle fratture da fragilità, è importante non irrigidire troppo la vertebra con molto cemento, per non rischiare di avere altri cedimenti nelle vertebre limitrofe. Contemporaneamente è opportuno trattare la causa del crollo vertebrale nel caso sia secondario ad osteoporosi, in modo da ridurre il rischio di recidive.
Quanto dura un intervento di cifoplastica percutanea? 
Il vantaggio di questi trattamenti mini invasivi è rappresentato dalla rapidità di esecuzione, dalla possibilità di eseguire questi interventi in anestesia locale, in regime ambulatoriale o di day-hospital.
Quali sono i tempi di recupero dopo la cifoplastica? 
Qualche ora di riposo è sufficiente per riprendere una buona attività motoria senza dolore. Successivamente è consigliato indossare un corsetto in stoffa e stecche per un paio di settimane a cui dovrà seguire un congruo periodo di rieducazione funzionale, rispetto al ben più lungo periodo di immobilizzazione con busto rigido nel caso di trattamento conservativo.
Nei casi più lievi, quali tecniche terapeutiche sono consigliate per curare le problematiche relative a quello che comunemente viene definito “mal di schiena”? 
Nei casi in cui la degenerazione discale non produce effetti compressivi sulle radici, si può anche pensare ad un trattamento conservativo, vista anche l’alta incidenza di recidive di queste patologie. Tra queste, l’utilizzo di tecniche riabilitative posturali, di terapia infiltrativa locali come, ad esempio, l’ossigeno-ozonoterapia per sfruttare il potente effetto antinfiammatorio e rivascolarizzante di questa miscela gassosa.
Il processo infiammatorio che avviene in conseguenza della fuoriuscita del materiale discale detta “ernia del disco”, è spesso la causa più importante della sintomatologia dolorosa irradiata comunemente chiamata “sciatica”; o “cervico-brachialgia” quando il dolore è irradiato agli arti superiori. Intervenendo sull’infiammazione vicino all’area dove questa si sviluppa, mediante l’ossigeno-ozonoterapia, si ottengono degli ottimi risultati in termini di riduzione del dolore e di ripresa della piena funzionalità della colonna. Le infiltrazioni di ossigeno-ozono possono essere effettuate nei muscoli paravertebrali, in prossimità delle faccette articolari sotto guida ecografica e in sede intraforaminale mediante guida radiografica (radioscopia).
Questa metodica permette di accelerare il processo di riassorbimento del disco protruso o erniato, con risultati positivi in un’altissima percentuale di casi e in tempi rapidi.

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Salute

Epatite E ed epatite C in Abruzzo, l’allarme di Alessandro Grimaldi: sabato 7 novembre all’Aquila il convegno nazionale con Asl e Policlinico Gemelli

🔴 Epatite E ed Epatite C in Abruzzo: l’appello dei medici per lo screening.

Il presidente dell’Ordine dei Medici dell’Aquila Alessandro Grimaldi presenta il convegno nazionale di sabato 7 novembre con la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila e il Policlinico Gemelli: riflettori accesi sull’epatite E, diffusa nella nostra regione anche per abitudini alimentari tradizionali, e sullo screening gratuito per scovare e guarire in poche settimane chi non sa di avere l’epatite C.

Avete già effettuato i controlli di prevenzione e lo screening gratuito per le epatiti promosso dalla Asl? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Alessandro Grimaldi

L’Aquila – L’epatite E rappresenta una realtà clinica ed epidemiologica tutt’altro che rara nella nostra regione, strettamente legata anche ad abitudini alimentari radicate nella tradizione locale: un’infezione che spesso decorre in silenzio ma che nei pazienti fragili può provocare conseguenze molto serie, rendendo indispensabile una diagnosi tempestiva. Sul fronte dell’epatite C, invece, la medicina moderna dispone ormai di farmaci innovativi capaci di portare alla guarigione completa in poche settimane, ma la vera sfida resta quella di intercettare chi non sa di essere positivo e accompagnarlo subito alla cura. È il quadro tracciato dal dottor Alessandro Grimaldi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia dell’Aquila, al centro dei nostri approfondimenti dedicati a salute, medicina e prevenzione in Abruzzo.

Proprio per fare il punto sulle nuove frontiere diagnostiche e terapeutiche si terrà sabato 7 novembre nel capoluogo regionale il convegno scientifico nazionale intitolato “Update sulle epatiti virali – Comprendere oggi, prevenire domani”. L’importante assise medica, ospitata presso il centro congressi dell’Ordine dei Medici dell’Aquila in via Giovanni Gronchi 16, nasce dalla sinergia d’eccellenza tra l’Ordine professionale, la Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.

Alessandro Grimaldi e Antonio Gasbarrini alla guida scientifica del vertice all’Aquila

Il coordinamento scientifico dell’evento vede in prima linea due figure di assoluto prestigio della sanità italiana: lo stesso dottor Alessandro Grimaldi — primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e capo del dipartimento di Medicina della Asl provinciale — e il professor Antonio Gasbarrini, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Come sottolineato da Grimaldi, la stretta collaborazione con il Policlinico Gemelli consente di affrontare l’emergenza delle patologie epatiche in Abruzzo mettendo in campo le più alte competenze cliniche nazionali, confermando il protagonismo della ricerca scientifica nel nostro territorio regionale e nelle strutture ospedaliere locali.

Il programma dei lavori porterà infatti all’Aquila alcuni dei massimi luminari dell’epatologia e della medicina interna italiana: tra i relatori spiccano Annarita Ciccaglione, esperta di riferimento sull’epatite E presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), i professori Antonio Grieco e Maurizio Pompili del Policlinico Gemelli e il professor Claudio Ferri dell’ateneo aquilano. La sessione mattutina si aprirà proprio con un focus approfondito sull’epatite E, analizzando l’epidemiologia abruzzese, i protocolli di diagnosi di laboratorio e la gestione clinica di un virus spesso sottovalutato ma ben presente nelle aree interne.

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Lo screening gratuito dell’epatite C in Abruzzo e l’obiettivo OMS 2030

La seconda parte della mattinata di sabato 7 novembre sarà interamente dedicata alla lotta contro l’epatite C. I relatori analizzeranno innanzitutto i dati aggiornati dello screening gratuito regionale rivolto ai cittadini nati nella fascia d’età 1969-1989, esaminando gli esiti a lungo termine delle terapie antivirali dirette, la presa in carico dei pazienti clinicamente complessi e le manifestazioni extra-epatiche dell’infezione, in un percorso di rigore scientifico che affianca le eccellenze accademiche abruzzesi già protagoniste nello studio scientifico affidato all’Università dell’Aquila sulle produzioni del territorio.

A chiudere i lavori del mattino sarà una strategica tavola rotonda che metterà a confronto i medici di medicina generale, gli specialisti di medicina interna e la direzione sanitaria della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Al centro del dibattito vi saranno i cosiddetti modelli di “micro-eliminazione”, studiati per portare i test rapidi e le cure direttamente nei contesti in cui si trovano i soggetti più a rischio, centrando il traguardo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): l’eradicazione definitiva dell’epatite C entro il 2030.

Le nuove cure per epatite B e Delta e i crediti ECM per i professionisti sanitari

La sessione pomeridiana completerà il quadro clinico accendendo i riflettori sulle prospettive terapeutiche per l’epatite B, sulla delicata prevenzione della riattivazione virale nei pazienti immunodepressi o oncologici e sull’arrivo dei nuovi farmaci mirati contro l’epatite Delta, la forma più aggressiva di infezione epatica virale, argomenti di primaria importanza per l’informazione sanitaria e la cronaca medica del territorio.

Il convegno nazionale all’Ordine dei Medici dell’Aquila è ufficialmente accreditato ECM con 6 crediti formativi per medici chirurghi di tutte le discipline, biologi, psicologi e farmacisti, per un numero massimo di 60 partecipanti. L’iscrizione all’appuntamento di sabato 7 novembre è completamente gratuita attraverso il portale ufficiale della segreteria organizzativa www.vgcongressieventi.it.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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