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La rivoluzione delle scritture emarginate rompe l’asfissia dei salotti d’élite: a Roma debutta il festival “Letterature senza esercito” e nasce una nuova casa editrice

Le scritture irregolari e i poeti senza censura salgono in trincea a Roma contro l’asfissia dei mercati di plastica e il tomorrow della letteratura indipendente celebra un festival da record assoluto di emozioni dello Stato! Dal 3 ottobre al 21 novembre 2026, l’Università Sapienza e altre 15 location capitoline ospitano “Letterature senza esercito – Festival Eco Letterario Diffuso”, l’imponente rassegna gratuita di 50 giorni ideata da Elisa Zumpano (Centro Connessioni) e condiretta da Luca Garraffo (Mondoscrittura) in asse con Zètema. Un viaggio specchio iper-emotivo nei monitor dei lettori che fa collidere 73 ospiti d’élite — tra cui i mostri sacri Dario Voltolini, Marco Cassini e Sandro Bonvissuto — allo sblocco di “Connessioni Editore”, la nuova casa editrice d’avanguardia che lancia i libri di Filippo Golia e Nicola Argenti. Un comfort funzionale perfetto per ventenni under 30 e famiglie per sconfiggere l’isolamento da smartphone, con gran finale per il Premio Inchiostro. Scoprite la mail e il cellulare dell’ufficio stampa nel nostro articolo! 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Un’ondata di prorompente fermento intellettuale, fiera passione civile e assoluta onestà espressiva si propaga dalle aule della massima saggistica universitaria per invadere i quartieri storici della Capitale, trasformando i perimetri urbani in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed edicola di legalità artistica. Le narrazioni indipendenti e le voci della poesia, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione editoriale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare i soft skill dell’io e le fragilità biologiche della coscienza, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dei consumi liquidi. Da sabato 3 ottobre a sabato 21 novembre 2026, lo sfolgorante scenario di Roma terrà a battesimo il solenne fischio d’inizio e il ruolino di marcia di “Letterature senza esercito – Festival Eco Letterario Diffuso”, una monumentale maratona culturale interamente consacrata alle scritture non egemoni.

La sfolgorante manifestazione d’area vasta, che si articolerà capillarmente lungo ben 50 giorni di programmazione con 26 giornate di eventi, 30 appuntamenti mirati e un parterre d’élite di 73 ospiti transnazionali, è orchestrata con assoluto rigore filologico dalle maestranze di APS Mondoscrittura attraverso il Centro Culturale Connessioni. Il brivido del festival è stato ideato dalla direttrice Elisa Zumpano, affiancata nella condirezione artistica con spavaldo ottimismo dal presidente di Mondoscrittura, Luca Garraffo. Il progetto, promosso da Roma Capitale, blinda una posizione di assoluto merito in quanto vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina, operando in totale trasparenza in fitta joint venture strategica con l’équipe di Zètema Progetto Cultura, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalla Sala degli Affreschi della Sapienza al saggio del professor Paolo Canettieri

Il fischio d’inizio del festival si compirà ufficialmente nella mattinata di sabato 3 ottobre 2026 alle ore 11:00 nella solenne ed accogliente cornice della Sala degli Affreschi della Facoltà di Ingegneria dell’Università Sapienza (Via Eudossiana 18), un plesso monumentale dello Stato sito a pochi passi dal rione di San Pietro in Vincoli. L’inaugurazione si aprirà dinanzi alla cittadinanza, agli studenti under 30 e ai media con i saluti istituzionali del consigliere capitolino Dario Nanni, presidente della Commissione Speciale Giubileo 2025. Il nome stesso scelto dalla cabina di regia costituisce un affascinante visual anchor concettuale: riprende infatti l’espressione scientifica coniata dal filologo e professor **Paolo Canettieri** all’interno del saggio “Lingue e letterature senza esercito. Manifesto per un insegnamento di letterature regionali romanze alla Sapienza”, un comfort funzionale perfetto contro l’isolamento culturale.

I dati del monitoraggio territoriale parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: tutti gli appuntamenti, i seminari accademici e i laboratori del festival sono stati sbloccati ad ingresso completamente libero e gratuito per la cittadinanza, garantendo risposte flessibili contro lo spopolamento culturale delle aree interne e delle periferie urbane. L’ordito del palinsesto farà squadra occupando stanzialmente ben 15 luoghi e rioni della Capitale — tra cui l’antico e protetto perimetro della Biblioteca Angelica e lo spazio studentesco del Chiosco Letterario della Sapienza —, facendo collidere generi differenti che spaziano dal noir meccatronico all’horror, dal giallo classico alla fantascienza distopica, fino alle preziose cattedre consacrate alle scritture migranti e transculturali, scacciando il torpore e le nevrosi causate dagli schermi digitali.

Lo sblocco di Connessioni Editore e i primi contratti d’autunno con Filippo Golia

Durante il gran galà d’apertura del 3 ottobre verrà annunciata sui monitor dell’editoria dello Stato la nascita ufficiale di Connessioni Editore, una nuovissima casa editrice nata per fare cerchio attorno all’onestà delle idee e sostenere le tappe della rassegna. Il catalogo rifiuta radicalmente i Criteri delle categorie commerciali tradizionali per dedicarsi alla saggistica narrativa, alla lirica e alle cosiddette “scritture irregolari”, quelle tute blu della parola che faticano a trovare posto nelle scuderie industriali di plastica. Il ruolino di marcia delle pubblicazioni e dei contratti tipografici blinda una parata fitta di scadenze autunnali andate già in anteprima nei database dei collezionisti della rete:

  • Ottobre 2026: Debuttano nei digital store i volumi “Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra” firmato dal giornalista Filippo Golia e lo shock narrativo “Ingannevole più di ogni altra cosa” di Nicola Argenti.
  • Novembre 2026: Vengono elargiti alle stampe i romanzi “Dodici chicchi d’uva” della scrittrice Elisabetta Spanu e la fitta inchiesta “La notte di Chernivtsi” curata dall’onestà intellettuale di Serena Uccello.
  • Dicembre 2026: Sigilla l’inverno l’uscita stanziale del libro “Agnese alla finestra” di Silvia Lenzini, un’opera d’avanguardia priva di filtri protettivi.

La Rassegna Pallacorda e la parata d’élite con Marco Cassini e Dario Voltolini

Il cuore pulsante e crescendo di massima suspense della manifestazione si materializzerà nella Rassegna Pallacorda, un laboratorio di idee e un porto sicuro in cui scrittori, poeti, editori indipendenti e operatori culturali si confronteranno senza maschere commerciali in appuntamenti teorici e partecipativi. Il network vedrà fare squadra sul leggio mostri sacri e giovani talenti del calibro di Marco Cassini (fondatore di minimum fax e SUR), Dario Voltolini, Sandro Bonvissuto, Luca Ricci, Gilda Policastro e Dario Pontuale, affiancati da Angelo Angelastro, Mariana Branca, Alessio Caliandro, Emanuela Cocco, Pier Paolo Di Mino, Luciano Funetta, Elisabetta Mirarchi, Giovanna Repetto e Maria Teresa Rovitto. Si combatte così in modo flessibile l’isolamento sociale, riabilitando il valore biologico del libro all’interno di una dimensione collettiva attenta all’inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale.

L’imponente opera di squadra è realizzata grazie all’alleanza contrattuale di una fitta rete di partner dello Stato, tra cui le associazioni Inchiostro, Scrivere di Notte, il Comitato Nazionale per la Buona Lettura, l’Associazione Calabresi Capitolini e il gruppo Bokononisti. L’atto conclusivo e picco emotivo si compirà sabato 21 novembre alla Sapienza con i verbali e la cerimonia di premiazione del **Premio Inchiostro**, conferito alle personalità del merito culturale della penisola. La direzione logistica della Dott.ssa Francesca Ghezzani comunica che i canali informativi sono attivi al recapito mobile 0039 3479604878 o via mail a ufficiostampa@francescaghezzani.it. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate in via Eudossiana: le parole libere di “Letterature senza esercito” vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà dare voce agli irregolari per difendere la libertà del pensiero, il domani dell’Italia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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Proximity alla Fondazione D’ARC: l’artista Radenko Milak reinterpreta Roma tra cinema e Dante

Dal 18 ottobre 2026, la Fondazione D’ARC di Roma si prepara ad ospitare un evento culturale imperdibile: “Proximity”, la primissima mostra personale italiana del geniale artista bosniaco Radenko Milak (già acclamato protagonista alla Biennale di Venezia). Attraverso la sua celebre e inconfondibile tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero, l’artista destruttura e reinterpreta magistralmente l’immaginario della Città Eterna. In un affascinante cortocircuito visivo ed emozionale, i miti di Cinecittà dialogano con la cultura popolare e la strada, fino ad arrivare a un maestoso e imponente omaggio pittorico ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri👇

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5_ Radenko Milak, Roma Città Aperta, 2026_ Courtesy of Piero Atchugarry Gallery and the Artist. Photo by Vaso Milak

Roma – Il fascino immortale, caotico, stratificato e profondamente cinematografico della Città Eterna si appresta a essere magistralmente destrutturato, analizzato e riproposto al grande pubblico attraverso lo sguardo analitico, disincantato e formidabile di uno dei più interessanti e quotati talenti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dal prossimo 18 ottobre 2026, e fino al 31 gennaio 2027, i suggestivi, ampi e prestigiosi spazi espositivi della Fondazione D’ARC (situati nel cuore pulsante di Roma, in Via dei Cluniacensi) avranno infatti l’immenso onore di ospitare e inaugurare ufficialmente “Proximity”. Si tratta, a tutti gli effetti, della primissima e attesissima mostra personale italiana interamente dedicata e consacrata al genio creativo di Radenko Milak, talentuoso e profondo artista originario della Bosnia-Erzegovina, già celebre a livello mondiale per aver brillantemente e orgogliosamente rappresentato la propria nazione di origine durante la prestigiosa 57esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Sotto l’attenta, sapiente e rigorosa curatela di Giuliana Benassi, l’intero e vasto percorso espositivo romano promette di trasformarsi in una vera e propria e totalizzante esperienza visiva e sensoriale: un gigantesco e frammentato archivio della memoria collettiva in cui l’inconfondibile immaginario cinematografico del Novecento finisce inevitabilmente per fondersi, scontrarsi e dialogare con la spigolosa e genuina cultura popolare della strada, passando persino per le celestiali e infernali allegorie della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Il bianco e nero che immortala la fragile memoria collettiva

L’affascinante, lungo e complesso percorso di genesi creativa che ha portato fisicamente alla realizzazione e all’allestimento di questa importante mostra nasce e trae vitale linfa direttamente dalle strade, dai vicoli e dai monumenti della Capitale.
Le opere esposte, infatti, sono il meraviglioso e tangibile frutto artistico di un intenso e proficuo periodo di residenza culturale che lo stesso Radenko Milak ha trascorso fisicamente a Roma nel corso dei primi mesi del 2026. Durante queste frenetiche settimane di esplorazione urbana, l’artista bosniaco ha metodicamente, curiosamente e instancabilmente attraversato i luoghi simbolo della città, gli scorci più nascosti e le periferie, non per cercare di immortalare banalmente le classiche immagini da cartolina più riconoscibili e inflazionate, ma per rintracciarne ossessivamente le tracce invisibili, le pesanti stratificazioni architettoniche e le infinite contraddizioni sociali, raccogliendo così un prezioso database di riferimenti visivi destinati poi a diventare la materia prima e tangibile della sua personalissima pittura. Il meccanismo estetico e concettuale, che da sempre caratterizza profondamente l’intera pratica artistica di Milak, parte quasi sempre dalla rielaborazione di vecchie fotografie d’archivio, iconici fotogrammi cinematografici sfocati o celebri immagini provenienti dalla caotica stampa e dalla comunicazione di massa. L’artista si appropria di queste immagini, le sottrae violentemente al loro originario e rassicurante contesto storico per poi rimetterle drammaticamente in circolazione attraverso la sublime e delicatissima tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero. Questa precisa scelta estetica rappresenta la vera e propria cifra stilistica e distintiva del suo lavoro: privata dell’informazione del colore, l’immagine perde immediatamente gran parte della sua banale e fredda immediatezza documentaria per assumere i contorni sfumati e malinconici del frammento, del ricordo sbiadito, trasformandosi in un reperto prezioso che appartiene contemporaneamente alla grande Storia dell’umanità e alla fragile memoria collettiva del singolo individuo.

Cinecittà, strada e tensioni visive: l’essenza di Proximity

L’indagine artistica e sociologica condotta da Milak nella Capitale italiana non poteva ovviamente prescindere dall’esplorazione attenta e devota dei mitici, immensi e storici studi televisivi e cinematografici di Cinecittà.
È proprio in questa leggendaria fabbrica dei sogni che l’artista ha potuto toccare con mano quella straordinaria e potente capacità, tutta squisitamente cinematografica, di riuscire a trasformare abilmente un luogo fisico e reale in una magica immagine fittizia, in un racconto epico e in una memoria indelebile globale. Questa particolare, morbosa e inossidabile identità cinematografica di Roma ha contribuito enormemente e storicamente a costruirne l’affascinante immaginario turistico e culturale nel resto del mondo. All’interno del percorso espositivo di “Proximity”, le immagini provenienti dal magico mondo del cinema, le icone della musica contemporanea, i feticci della comunicazione di massa e i banali souvenir romani per turisti finiscono per convivere, mescolarsi e accavallarsi all’interno della medesima sala espositiva senza dover necessariamente seguire un rigido ordine cronologico o una noiosa gerarchia accademica e prestabilita. È esattamente ed esclusivamente la loro estrema vicinanza fisica, il loro trovarsi improvvisamente, spiazzantemente e quasi casualmente una posta accanto all’altra, a generare nella mente dello spettatore nuove e imprevedibili associazioni di idee. È proprio all’interno di questa forte ed elettrica tensione visiva ed emotiva che si colloca e si giustifica perfettamente il titolo stesso della mostra, “Proximity” (Prossimità). Come singoli fotogrammi spezzati di una lunga e folle sequenza cinematografica, l’accostamento apparentemente irrazionale delle opere pittoriche attiva inedite sinapsi cerebrali e affascinanti cortocircuiti narrativi che interrogano severamente lo scorrere del tempo.

L’omaggio a Dante Alighieri: l’opera Umbra ante memoriam

Oltre al forte e viscerale legame con il cinema italiano e con le moderne dinamiche sociali di strada, il profondo viaggio intellettuale e artistico romano di Milak si spinge ancora più in profondità, fino ad arrivare a sfiorare e omaggiare solennemente uno dei testi letterari e poetici fondativi dell’intero immaginario culturale italiano e mondiale: la Divina Commedia.
Proprio dal monumentale ed eterno capolavoro di Dante Alighieri prende fisicamente e concettualmente forma Umbra ante memoriam, un’imponente, ambiziosa e complessa opera pittorica inedita che costituisce senza dubbio il vero perno e il fulcro dell’intera mostra romana. Per la realizzazione di questo colossale lavoro, Radenko Milak ha deciso di assumere coraggiosamente l’intricata e rigorosa struttura tripartita tipicamente dantesca (Inferno, Purgatorio, Paradiso) come solido punto di partenza strutturale per poter lavorare e sperimentare, attraverso il proprio delicatissimo e malinconico linguaggio pittorico in bianco e nero, sul mistico, doloroso e affascinante passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della salvezza, trasformando l’opera in una sorta di grande e miracolosa apparizione visiva capace di incantare. Roma, la poetica di Dante, il cinema felliniano, la cultura popolare e i frammenti della storia contemporanea cessano definitivamente di appartenere a universi culturali separati, lontani e incomunicabili, diventando magicamente ed esteticamente le parti complementari e indivisibili di uno stesso e maestoso montaggio artistico. Un affascinante e misterioso atlante visivo contemporaneo nel quale l’artista continua instancabilmente a interrogarsi sul modo in cui le immagini e i ricordi sopravvivono faticosamente al proprio tempo, continuando testardamente a manipolare e costruire la nostra precaria percezione del passato storico.

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L’oro barocco della pittura contemporanea squarcia l’asfissia dei consumi e consacra un nuovo tempio d’arte a Roma: Sylvia Irrazabal lancia “Wonderful” di Moreno Bondi

I colori del neoclassicismo contemporaneo espugnano il cuore antico di Roma e il tomorrow delle gallerie d’arte celebra un debutto da record assoluto di stelle e diplomazia dello Stato! Ha aperto ufficialmente i battenti nei rioni storici della Capitale la nuovissima SIArt Gallery della Dott.ssa Sylvia Irrazabal (già Commissaria alla Biennale di Venezia), inaugurata con lo sfolgorante successo della mostra “Wonderful” del Maestro Moreno Bondi. Un viaggio specchio iper-emotivo e completamente GRATUITO nei monitor dei collezionisti che fa collidere oltre duecento ospiti d’élite — tra cui l’Ambasciatore dell’Uruguay Alfredo Bogliaccini e star della TV come Maria Monsè e Anthony Peth — all’onestà delle idee della pittura d’avanguardia. Con un comfort funzionale perfetto attivo fino al 28 ottobre, la galleria lancia inoltre un imponente manifesto civile per il 14 ottobre contro la violenza di genere in asse con il Parlamento Europeo, per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Tutti i retroscena nel nostro articolo! 👇

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Moreno Bondi, Sylvia Irrazabal e Alfio Borghese- foto Mario Giannini

Roma – Un’ondata di prorompente intensità espressiva, fiero misticismo plastico e rigore saggistico si propaga dai laboratori della pittura d’avanguardia per invadere il cuore monumentale della Capitale, trasformando le gallerie del centro storico in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed edicola di legalità artistica. L’arte visiva e la saggistica figurativa contemporanea, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare i soft skill dell’io e le fragilità biologiche della coscienza, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dei consumi liquidi. Martedì 29 settembre 2026, lo sfolgorante scenario romano a due passi da Piazza Cairoli ha tenuto a battesimo il solenne fischio d’inizio e il ruolino di marcia di un nuovo e ambizioso presidio di prossimità: ha inaugurato ufficialmente i propri locali la SIArt Gallery, tenendo a battesimo la sfolgorante mostra monografica “Wonderful” del Maestro Moreno Bondi.

La monumentale inaugurazione, che ha richiamato in trincea oltre duecento invitati d’élite tra le massime cariche dello Stato, del corpo diplomatico e della nobiltà romana, blinda un programma pluriennale d’area vasta interamente concepito e promosso dall’associazione culturale SIArt Cultural Network. Al centro dell’ordito strategico si erge con merito la determinazione civile della Dott.ssa Sylvia Irrazabal, carismatica direttrice dello spazio, già nota ai monitor della critica per i suoi prestigiosi e pluriennali incarichi internazionali e per aver presieduto in totale trasparenza la cattedra di Commissaria alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. La galleria, sita precisamente in Via di S. Maria de’ Calderari 22-23 (all’angolo con via Arenula 21), nasce con il fine contrattuale di promuovere e valorizzare i talenti artistici nazionali e transnazionali, taccuino alla mano e passioni calde.

Dall’Ambasciatore dell’Uruguay ai volti della TV: una parata d’élite nei rioni del centro

Il ruolino di marcia del gran galà di apertura ha registrato una affluenza da record assoluto di suspense ed eleganza, trasformando i quartieri della movida in un salotto accogliente a ridosso del territorio per il benessere collettivo della comunità rionale. Tra gli ospiti illustri che hanno fatto squadra attorno alla dottoressa Irrazabal spiccano l’Ambasciatore dell’Uruguay in Italia Alfredo Bogliaccini, l’Onorevole Fabio Porta, il Prefetto Fulvio Rocco, la vice assessora alla Cultura della Regione Lazio Edy Palazzi e il vicepresidente del Consiglio Regionale Vincenzo Ialongo. La parata aristocratica ha visto scendere in prima linea la Principessa Giulia Borghese e la Contessa Erika Emma Fodré, affiancate da manager e promoter culturali quali l’Avv. Monica Caruso (Prefetto del Rotary Club Aniene), il Dr. Antonio Fugazzotto (Presidente del Circolo delle Vittorie), la Dott.ssa Anadela Serra Visconti e l’Ing. Luigi Cuozzo, scacciando il torpore e le nevrosi della quotidianità.

I dati del monitoraggio mediatico parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: i monitor della serata inaugurale hanno catturato l’onestà delle idee di una fitta scuderia di Vip, attori e giornalisti dello Stato uniti per sconfiggere l’isolamento sociale generato dagli smartphone personali. Tra le sale d’avanguardia della SIArt Gallery si sono incrociati l’attrice Francesca Ceci, il conduttore Tv Anthony Peth, la showgirl Maria Monsè, la giornalista televisiva Maria Romana Barraco, la conduttrice Jolanda Gurreri e il regista Rai Mauro Calandra, accanto al volto di Rai Mobilità Antonietta Di Vizia e alle artiste Valentina Mori, Francesca Ciurleo e Viola Luz. Un interplay perfetto catturato millimetricamente dall’obiettivo fotografico e dai flash di Mario Giannini, un comfort funzionale perfetto che ha azzerato le distanze burocratiche tra istituzioni, spettacolo e cittadinanza.

Il manifesto contro la violenza di genere e i laboratori del 14 ottobre con Monica Caruso

I capolavori di Moreno Bondi all’interno del catalogo espositivo di “Wonderful” mettono a nudo Criteri pittorici di assoluto merito e spavalda fermezza tecnica, fondendo la saggistica dei pigmenti classici a una forza espressiva contemporanea che colpisce dritto allo stomaco del conformismo borghese. Le opere rimarranno stanziali e accessibili al pubblico dei visitatori e dei collezionisti della rete fino alla scadenza del 28 ottobre 2026, osservando un ruolino di visite programmato dal martedì al sabato, esclusivamente nella fascia pomeridiana dalle ore 16:30 alle 19:30. Ma la postura etica di SIArt Cultural Network rifiuta di ridursi a una mera vetrina commerciale di plastica, convertendo immediatamente lo spazio espositivo in uno scudo impenetrabile di riscatto sociale, per un’accessibilità universale ai diritti fondamentali della persona umana.

La cabina di regia ha già sbloccato nei propri registri un importante e fittissimo incontro programmatico fissato per mercoledì 14 ottobre 2026, interamente dedicato all’arte di rinascere dopo il calvario e le ferite delle violenze di genere. I laboratori di dibattito civile saranno coordinati con rigore filologico dall’Avvocato Monica Caruso, Responsabile del Dipartimento Famiglia dell’Associazione Dignità e Libertà Forense e autorevole Consulente Scientifica presso il Parlamento Europeo. Il tavolo tecnico farà squadra ospitando le relazioni flessibili e l’onestà delle idee dell’architetto e artista plastica Fiona Sartoretto Verna e dell’Artist Manager Diego Stella, docente dell’Accademia e pittore poliedrico, uniti per offrire risposte flessibili contro l’intolleranza e tutelare il benessere collettivo delle donne delle nostre province. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore delle metropoli e andate in via di S. Maria de’ Calderari: le lune e i dipinti meravigliosi di Moreno Bondi vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà edificare oasi di bellezza per difendere la libertà della cultura e i diritti civili, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

Foto di Mario Giannini

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Il ritratto di Dorian Gray torna a teatro: Federica Luna Vincenti e la dittatura dell’immagine

Il fascino cupo, decadente e immortale del capolavoro di Oscar Wilde torna in scena, ma cambia radicalmente volto! È infatti la bravissima e talentuosa attrice Federica Luna Vincenti a vestire i panni di Dorian Gray in questo nuovissimo, rivoluzionario e attesissimo adattamento teatrale in chiave contemporanea scritto e diretto magistralmente da Giancarlo Nicoletti. Affiancata dal cinico e magnetico Lord Henry Wotton (interpretato dal bravissimo Alessio Vassallo), l’eterna e maledetta ricerca della giovinezza assoluta si scontra prepotentemente, in questo spettacolo, con la moderna “dittatura dell’immagine” tipica dei nostri tempi, trasformando il famoso quadro dipinto a olio in un inquietante e spietato schermo digitale giudicante👇

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Federica Luna Vincenti e Alessio Vassallo_Il ritratto di Dorian Gray_Ph Gianmarco Chieregato

Roma – Il fascino immortale, oscuro, decadente e irresistibile del più grande e celebrato capolavoro letterario scaturito dalla geniale penna di Oscar Wilde si appresta, ancora una volta, a rivivere, incantare e sconvolgere il pubblico calcando orgogliosamente e prepotentemente le affascinanti tavole del palcoscenico italiano. Il ritratto di Dorian Gray torna infatti trionfalmente e coraggiosamente a teatro, ma lo fa cambiando radicalmente, visivamente e concettualmente il proprio iconico e storico volto. A portare in scena, con maestria e audacia, questa inedita, potente e attesissima versione teatrale è l’adattamento drammaturgico spiccatamente e volutamente contemporaneo scritto, pensato e diretto dal brillante regista Giancarlo Nicoletti. In questa lettura scenica moderna, rivoluzionaria e profonda, il celebre e tormentato protagonista nato dalla fantasia wildiana non indossa più i polverosi e classici abiti maschili dell’epoca vittoriana, bensì assume sorprendentemente e magistralmente le eleganti e magnetiche sembianze femminili della talentuosa attrice Federica Luna Vincenti. Ad affiancarla in questo intricato, tossico e perverso gioco di specchi e inganni psicologici, troviamo l’eccezionale attore Alessio Vassallo, chiamato a vestire e incarnare i panni cinici, suadenti e pericolosamente manipolatori dell’iconico e spietato Lord Henry Wotton. Una rilettura teatrale coraggiosa, lucida e visionaria che ha il grande e innegabile pregio di strappare con forza il secolare e affascinante mito estetico di Wilde dal passato ottocentesco per catapultarlo violentemente, crudelmente e chirurgicamente nel nostro alienante presente digitale e sociale.

Il quadro diventa schermo: l’adattamento di Giancarlo Nicoletti

Questa attesissima e complessa operazione drammaturgica non si configura assolutamente e banalmente come una semplice, fedele e pedissequa trasposizione letteraria, ma rappresenta a tutti gli effetti una vera, profonda e totale immersione psicologica, visiva e sensoriale nell’universo filosofico wildiano.
Nell’ingegnoso, ritmato e serratissimo adattamento curato magistralmente da Nicoletti, il racconto abbandona infatti, quasi del tutto e in maniera decisa, la sua classica, rassicurante e polverosa dimensione d’epoca, per trasformarsi in un vero e proprio e potentissimo dispositivo teatrale totalmente immerso e calato nel nostro frenetico vivere contemporaneo. La fredda e nebbiosa Londra vittoriana del romanzo originale cede infatti brillantemente e concettualmente il passo a una modernissima e asfissiante dimensione metropolitana: il classico e intimo salotto da tè dialoga rumorosamente con il club notturno alla moda, il famoso e demoniaco quadro dipinto a olio si trasforma e si ibrida con il freddo e spietato schermo tecnologico, il romantico diario intimo viene irrimediabilmente sostituito dalla registrazione digitale e, infine, la classica confessione religiosa si scontra frontalmente con il concetto moderno di sorveglianza elettronica di massa. Telecamere nascoste, proiezioni visive intermittenti, frammentazioni continue di immagini rubate e luminose cornici tecnologiche trasformano, stravolgono e deformano l’azione sul palcoscenico in un vero e proprio e spietato sistema di visione, un “Grande Fratello” estetico che osserva costantemente, duplica freddamente e, infine, giudica inesorabilmente i corpi e le anime dei protagonisti.

Federica Luna Vincenti e la forte pressione estetica femminile

Al centro nevralgico, emotivo e visivo dell’intera e complessa vicenda teatrale troviamo, come da immutabile copione wildiano, la figura candida e maledetta di Dorian Gray, il cui celebre ritratto dipinto su tela da Basil Hallward (interpretato magnificamente dall’attore Giulio Forges Davanzati) è destinato inesorabilmente e magicamente a farsi prezioso scrigno segreto in cui si depositeranno, giorno dopo giorno, il marciume del tempo, il peso della colpa inconfessabile e il veleno della corruzione morale.
Ma la scelta precisa, forte, voluta e mirata del regista di affidare questo ruolo iconico maschile alla bravissima attrice Federica Luna Vincenti non rappresenta, in alcun modo, una banale, modaiola o sterile inversione di genere (gender-swap). Si tratta bensì di una chiarissima, lucida e spietata chiave di lettura sociologica e filosofica: in questa moderna versione teatrale, Dorian Gray è un corpo e un contenitore estetico perennemente desiderato, costantemente osservato, spiato e morbosamente posseduto dal vorace e incontentabile sguardo altrui. Porre al centro della narrazione una figura esplicitamente femminile evidenzia infatti, con una potenza visiva, sociale e drammatica ancora maggiore, la spietata, logorante e insopportabile pressione psicologica esercitata quotidianamente e mediaticamente sulla bellezza estetica, sulla preservazione forzata della giovinezza e sull’incessante e stressante costruzione pubblica della propria identità digitale. Dorian appare inizialmente libera e padrona assoluta di se stessa, ma si ritrova in realtà drammaticamente e irrimediabilmente prigioniera e succube dell’immagine irraggiungibile, patinata e perfetta che la società e i social media hanno sadicamente proiettato su di lei.

Il patto condannato e un grandissimo cast in scena

Il diabolico, sovrannaturale e noto patto stipulato ingenuamente e disperatamente con il ritratto si trasforma, scena dopo scena, in una vera, ineluttabile e claustrofobica condanna a vita.
Dorian, immune biologicamente allo scorrere del tempo, non invecchia fisicamente e non porta mai sul proprio perfetto e levigato corpo i pesanti segni, le rughe e le occhiaie derivanti dalle proprie scellerate, amorali e tossiche scelte di vita: sarà sempre e solo l’immagine intrappolata nel quadro a soffrire, imbruttirsi e marcire al suo posto, accumulando colpe, tradimenti e oscenità indicibili. Ad orchestrare cinicamente e filosoficamente questa tragica caduta verso l’inferno morale è la lingua affilata, brillante e pericolosissima di Lord Henry, interpretato da un superlativo Alessio Vassallo, capace di trasformare, con un cinismo spietato e disarmante, ogni pensiero in un contagio virale e ogni aforisma in un vuoto slogan pubblicitario. A completare magistralmente e arricchire la complessa, rumorosa e affollata scena troviamo un eccezionale ensemble di attori-performer (composto da Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole) che incarna fisicamente e vocalmente la società giudicante, il coro greco, la coscienza collettiva e la labile memoria pubblica. Lo spettacolo, impreziosito dalle cupe musiche originali di Umberto Iervolino e dalle maestose scene di Emanuele Salamanca, gode dell’importante, solida e prestigiosa co-produzione teatrale firmata congiuntamente da Goldenart Production, dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e dal celebre Teatro Biondo di Palermo.

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