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Proximity alla Fondazione D’ARC: l’artista Radenko Milak reinterpreta Roma tra cinema e Dante

Dal 18 ottobre 2026, la Fondazione D’ARC di Roma si prepara ad ospitare un evento culturale imperdibile: “Proximity”, la primissima mostra personale italiana del geniale artista bosniaco Radenko Milak (già acclamato protagonista alla Biennale di Venezia). Attraverso la sua celebre e inconfondibile tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero, l’artista destruttura e reinterpreta magistralmente l’immaginario della Città Eterna. In un affascinante cortocircuito visivo ed emozionale, i miti di Cinecittà dialogano con la cultura popolare e la strada, fino ad arrivare a un maestoso e imponente omaggio pittorico ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri👇

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5_ Radenko Milak, Roma Città Aperta, 2026_ Courtesy of Piero Atchugarry Gallery and the Artist. Photo by Vaso Milak

Roma – Il fascino immortale, caotico, stratificato e profondamente cinematografico della Città Eterna si appresta a essere magistralmente destrutturato, analizzato e riproposto al grande pubblico attraverso lo sguardo analitico, disincantato e formidabile di uno dei più interessanti e quotati talenti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dal prossimo 18 ottobre 2026, e fino al 31 gennaio 2027, i suggestivi, ampi e prestigiosi spazi espositivi della Fondazione D’ARC (situati nel cuore pulsante di Roma, in Via dei Cluniacensi) avranno infatti l’immenso onore di ospitare e inaugurare ufficialmente “Proximity”. Si tratta, a tutti gli effetti, della primissima e attesissima mostra personale italiana interamente dedicata e consacrata al genio creativo di Radenko Milak, talentuoso e profondo artista originario della Bosnia-Erzegovina, già celebre a livello mondiale per aver brillantemente e orgogliosamente rappresentato la propria nazione di origine durante la prestigiosa 57esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Sotto l’attenta, sapiente e rigorosa curatela di Giuliana Benassi, l’intero e vasto percorso espositivo romano promette di trasformarsi in una vera e propria e totalizzante esperienza visiva e sensoriale: un gigantesco e frammentato archivio della memoria collettiva in cui l’inconfondibile immaginario cinematografico del Novecento finisce inevitabilmente per fondersi, scontrarsi e dialogare con la spigolosa e genuina cultura popolare della strada, passando persino per le celestiali e infernali allegorie della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Il bianco e nero che immortala la fragile memoria collettiva

L’affascinante, lungo e complesso percorso di genesi creativa che ha portato fisicamente alla realizzazione e all’allestimento di questa importante mostra nasce e trae vitale linfa direttamente dalle strade, dai vicoli e dai monumenti della Capitale.
Le opere esposte, infatti, sono il meraviglioso e tangibile frutto artistico di un intenso e proficuo periodo di residenza culturale che lo stesso Radenko Milak ha trascorso fisicamente a Roma nel corso dei primi mesi del 2026. Durante queste frenetiche settimane di esplorazione urbana, l’artista bosniaco ha metodicamente, curiosamente e instancabilmente attraversato i luoghi simbolo della città, gli scorci più nascosti e le periferie, non per cercare di immortalare banalmente le classiche immagini da cartolina più riconoscibili e inflazionate, ma per rintracciarne ossessivamente le tracce invisibili, le pesanti stratificazioni architettoniche e le infinite contraddizioni sociali, raccogliendo così un prezioso database di riferimenti visivi destinati poi a diventare la materia prima e tangibile della sua personalissima pittura. Il meccanismo estetico e concettuale, che da sempre caratterizza profondamente l’intera pratica artistica di Milak, parte quasi sempre dalla rielaborazione di vecchie fotografie d’archivio, iconici fotogrammi cinematografici sfocati o celebri immagini provenienti dalla caotica stampa e dalla comunicazione di massa. L’artista si appropria di queste immagini, le sottrae violentemente al loro originario e rassicurante contesto storico per poi rimetterle drammaticamente in circolazione attraverso la sublime e delicatissima tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero. Questa precisa scelta estetica rappresenta la vera e propria cifra stilistica e distintiva del suo lavoro: privata dell’informazione del colore, l’immagine perde immediatamente gran parte della sua banale e fredda immediatezza documentaria per assumere i contorni sfumati e malinconici del frammento, del ricordo sbiadito, trasformandosi in un reperto prezioso che appartiene contemporaneamente alla grande Storia dell’umanità e alla fragile memoria collettiva del singolo individuo.

Cinecittà, strada e tensioni visive: l’essenza di Proximity

L’indagine artistica e sociologica condotta da Milak nella Capitale italiana non poteva ovviamente prescindere dall’esplorazione attenta e devota dei mitici, immensi e storici studi televisivi e cinematografici di Cinecittà.
È proprio in questa leggendaria fabbrica dei sogni che l’artista ha potuto toccare con mano quella straordinaria e potente capacità, tutta squisitamente cinematografica, di riuscire a trasformare abilmente un luogo fisico e reale in una magica immagine fittizia, in un racconto epico e in una memoria indelebile globale. Questa particolare, morbosa e inossidabile identità cinematografica di Roma ha contribuito enormemente e storicamente a costruirne l’affascinante immaginario turistico e culturale nel resto del mondo. All’interno del percorso espositivo di “Proximity”, le immagini provenienti dal magico mondo del cinema, le icone della musica contemporanea, i feticci della comunicazione di massa e i banali souvenir romani per turisti finiscono per convivere, mescolarsi e accavallarsi all’interno della medesima sala espositiva senza dover necessariamente seguire un rigido ordine cronologico o una noiosa gerarchia accademica e prestabilita. È esattamente ed esclusivamente la loro estrema vicinanza fisica, il loro trovarsi improvvisamente, spiazzantemente e quasi casualmente una posta accanto all’altra, a generare nella mente dello spettatore nuove e imprevedibili associazioni di idee. È proprio all’interno di questa forte ed elettrica tensione visiva ed emotiva che si colloca e si giustifica perfettamente il titolo stesso della mostra, “Proximity” (Prossimità). Come singoli fotogrammi spezzati di una lunga e folle sequenza cinematografica, l’accostamento apparentemente irrazionale delle opere pittoriche attiva inedite sinapsi cerebrali e affascinanti cortocircuiti narrativi che interrogano severamente lo scorrere del tempo.

L’omaggio a Dante Alighieri: l’opera Umbra ante memoriam

Oltre al forte e viscerale legame con il cinema italiano e con le moderne dinamiche sociali di strada, il profondo viaggio intellettuale e artistico romano di Milak si spinge ancora più in profondità, fino ad arrivare a sfiorare e omaggiare solennemente uno dei testi letterari e poetici fondativi dell’intero immaginario culturale italiano e mondiale: la Divina Commedia.
Proprio dal monumentale ed eterno capolavoro di Dante Alighieri prende fisicamente e concettualmente forma Umbra ante memoriam, un’imponente, ambiziosa e complessa opera pittorica inedita che costituisce senza dubbio il vero perno e il fulcro dell’intera mostra romana. Per la realizzazione di questo colossale lavoro, Radenko Milak ha deciso di assumere coraggiosamente l’intricata e rigorosa struttura tripartita tipicamente dantesca (Inferno, Purgatorio, Paradiso) come solido punto di partenza strutturale per poter lavorare e sperimentare, attraverso il proprio delicatissimo e malinconico linguaggio pittorico in bianco e nero, sul mistico, doloroso e affascinante passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della salvezza, trasformando l’opera in una sorta di grande e miracolosa apparizione visiva capace di incantare. Roma, la poetica di Dante, il cinema felliniano, la cultura popolare e i frammenti della storia contemporanea cessano definitivamente di appartenere a universi culturali separati, lontani e incomunicabili, diventando magicamente ed esteticamente le parti complementari e indivisibili di uno stesso e maestoso montaggio artistico. Un affascinante e misterioso atlante visivo contemporaneo nel quale l’artista continua instancabilmente a interrogarsi sul modo in cui le immagini e i ricordi sopravvivono faticosamente al proprio tempo, continuando testardamente a manipolare e costruire la nostra precaria percezione del passato storico.

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Svolta per l’arte a Treviso: rinasce Casa dei Carraresi e svela 200 inestimabili capolavori

Svolta epocale per l’arte e la cultura in Veneto: Treviso inaugura oggi il suo nuovo e grandioso “Museo Diffuso”! Dopo due lunghissimi e complessi anni di restauri, la Fondazione Cassamarca ha ufficialmente riaperto gli storici e prestigiosi battenti del complesso duecentesco di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni. In mostra, con un rivoluzionario e spiazzante percorso visivo curato dall’Università Ca’ Foscari, oltre 200 inestimabili capolavori del Novecento (da Fontana a Manzoni e Vedova). Ma la vera, enorme sorpresa internazionale è l’incredibile donazione del genio russo Grisha Bruskin, che ha regalato alla città quattro monumentali e drammatiche installazioni plastiche. Un percorso mozzafiato tra le antichissime mura medievali e le inquietudini dell’arte contemporanea che lascerà i visitatori senza parole!👇

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inaugurazione mattina

Treviso – Il cuore pulsante, storico e architettonico della meravigliosa città veneta torna finalmente a battere all’unisono con la grande cultura del Novecento, segnando un traguardo epocale per l’intera comunità locale e per il panorama artistico nazionale. Dopo ben due lunghi, complessi e faticosi anni di minuziosi interventi di restauro architettonico, recupero strutturale e valorizzazione estetica, la Fondazione Cassamarca ha ufficialmente e orgogliosamente riaperto al pubblico i prestigiosi e antichissimi spazi espositivi del complesso duecentesco della Casa dei Carraresi e dell’attigua Ca’ dei Brittoni. Non si tratta di una banale o canonica riapertura museale, ma di una vera e propria e dirompente rivoluzione culturale cittadina: questi oltre 2.000 metri quadrati di storia medievale si sono appena trasformati nel suggestivo ed elegante scrigno che accoglierà in via del tutto permanente oltre 200 opere d’arte inestimabili, provenienti dalla sterminata collezione privata della Fondazione. L’evento odierno, venerdì 2 ottobre 2026, non si limita infatti a tagliare un nastro inaugurale, ma sancisce formalmente, solennemente e coraggiosamente l’avvio ufficiale di un progetto visionario e ambiziosissimo: la creazione di un vero e proprio “Museo Diffuso” a cielo aperto, un circuito artistico integrato destinato a mettere in rete tutte le storiche sedi della Fondazione nel centro cittadino.

Il progetto visionario: il Museo Diffuso tra le storiche mura

L’immensa e coraggiosa operazione di mecenatismo portata a termine oggi rappresenta soltanto il prezioso e fondamentale “primo tassello” di un mosaico artistico molto più ampio, sognato e strutturato per durare nei secoli a venire.
Come annunciato pubblicamente e con malcelato e giustificato orgoglio da Luigi Garofalo, attuale Presidente della Fondazione Cassamarca: “Restituire alla nostra città e ai cittadini un luogo di così straordinario, immenso valore storico, architettonico e artistico significa rinnovare fattivamente e concretamente l’antico impegno della Fondazione nella ferrea tutela del patrimonio locale. L’obiettivo ultimo e assoluto è fare di questo enorme tesoro un bene comune, per contribuire attivamente e quotidianamente alla crescita culturale e spirituale di Treviso”. E la crescita culturale non si fermerà certo qui: il grandioso masterplan istituzionale prevede infatti che questo nuovo e affascinante percorso visivo prosegua a strettissimo giro con la vitale riqualificazione di Ca’ Spineda (prevista già per il prossimo dicembre 2026, dove verranno esposte affascinanti nature morte, icone sacre e imponenti installazioni), per culminare poi trionfalmente nell’anno 2027 con l’attesissima apertura e fruizione pubblica dei meravigliosi e antichi spazi del Monte di Pietà. Un circuito ininterrotto e dialogante di bellezza che fonderà sapientemente la millenaria memoria storica del territorio veneto con le più sfrontate e moderne espressioni dell’arte contemporanea.

Oltre la cronologia: il rivoluzionario allestimento visivo

Dimenticate i classici, noiosi e polverosi musei organizzati rigorosamente e freddamente in mero ordine alfabetico o per rigida datazione storica: l’allestimento visivo e percettivo proposto a Casa dei Carraresi rompe violentemente, intelligentemente e definitivamente gli schemi accademici tradizionali.
Il nuovo, fluidissimo e spiazzante percorso espositivo permanente è stato magistralmente ideato, curato e supervisionato dai professori Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, prestigiosi accademici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Setacciando pazientemente tra i preziosi capolavori acquisiti negli anni dalla Fondazione (molti dei quali provenienti dal generoso lascito del compianto monsignor Gino Bortolan), i due curatori hanno selezionato le inestimabili opere di giganti dell’arte come Fontana, Manzoni, Baj, Plessi, Vedova, Tancredi, Santomaso e Zoran Mušič. La loro brillante e coraggiosa scelta curatoriale ha letteralmente polverizzato il rigido ordinamento cronologico, favorendo piuttosto un dialogo serrato, intimo e sensoriale basato puramente su forme comuni, assonanze di colori e affinità spirituali. “Volevamo fermamente che questa rilevantissima collezione artistica del Novecento dialogasse in modo diretto, imprevisto e spiazzante con le storiche mura degli ambienti medievali”, spiega la professoressa Burini. Il percorso si snoda così abilmente attraverso tre grandissime macro-sezioni tematiche denominate Spazi, Forme e Figure, invitando il visitatore a “smarrire” letteralmente e felicemente la logica lineare per ritrovare invece la pura, istintiva e complessa emozione percettiva dell’arte.

L’incredibile donazione di Grisha Bruskin: un dialogo internazionale

Ma a impreziosire e consacrare definitivamente la rinascita di questo incredibile polo museale trevigiano elevandolo a un rango e a una rilevanza di carattere puramente internazionale, è stata senza dubbio un’operazione di mecenatismo e amicizia artistica che ha letteralmente dell’incredibile.
L’antica ala medievale di Ca’ dei Brittoni ha infatti l’immenso e raro onore di accogliere permanentemente le opere monumentali di Grisha Bruskin, celeberrimo, quotatissimo e visionario artista di origine russa. Attraverso un atto di generosità senza precedenti, Bruskin ha scelto proprio la Fondazione Cassamarca per garantire ufficialmente una presenza fissa, stabile e inamovibile della sua complessa ricerca visiva in Italia. Le sue quattro grandissime e spiazzanti installazioni plastiche, riunite profondamente sotto il titolo evocativo “Sull’orlo del tempo” (tra cui spiccano i capolavori In bilico e L’ora X, incredibilmente esposti oggi per la primissima volta in assoluto nel nostro Paese), offrono una riflessione spietata, cruda e universale sulla fragilità intrinseca dell’esistenza umana, sui mutamenti dei feroci sistemi di potere e sul mito eterno e incancellabile del “nemico”. Lo stesso genio russo ha partecipato attivamente e in prima persona per giorni alla definizione millimetrica degli spazi espositivi, studiando maniacalmente le ombre e l’illuminazione delle sale per poter costruire e restituire al pubblico un’esperienza visiva di rara, altissima e struggente intensità drammatica, trasformando Treviso in una nuova, immancabile e assoluta capitale dell’arte internazionale.

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Fisco, IA e tutela del contribuente: a Salerno il grande convegno annuale dell’ANC

La burocrazia, il fisco opprimente e i nuovi rigidi controlli tramite l’Intelligenza Artificiale non devono mai schiacciare le imprese o calpestare il sacrosanto diritto di difesa del singolo contribuente! Su queste importantissime e delicate basi tecniche si aprirà il 9 ottobre (ore 16:00, Camera di Commercio) il fondamentale convegno annuale organizzato e promosso dall’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC) di Salerno, guidata dal Presidente Matteo Cuomo. Una giornata intensa e vitale di vera Alta Formazione per tutti i professionisti del settore campano, che in serata si sposterà gioiosamente al Teatro delle Arti per un bellissimo e sano momento di cabaret e, soprattutto, di grande solidarietà attiva. L’ANC devolverà infatti fondi e aiuti alle mense per i poveri del territorio, finanzierà la lotta contro i tumori della LILT e assegnerà ben tre borse di studio ai giovani studenti salernitani più meritevoli!👇

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Locandina evento Salerno

Salerno – La vertiginosa, rapida e apparentemente inarrestabile evoluzione tecnologica e informatica sta radicalmente e silenziosamente mutando non soltanto le nostre semplici e banali abitudini quotidiane, ma anche e soprattutto la complessa, delicata e spigolosa architettura dei complessi rapporti formali che intercorrono quotidianamente tra lo Stato e i cittadini. Tematiche modernissime e dirompenti come l’avvento su larga scala dell’Intelligenza Artificiale, l’applicazione rigorosa dei temutissimi Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA), le presunzioni formali di antieconomicità aziendale e il sacrosanto, costituzionale e inviolabile diritto di difesa del singolo contribuente. Saranno proprio questi i fondamentali, spinosi e attualissimi argomenti tecnici che faranno da solido ed esclusivo baricentro al tradizionale, ricco e attesissimo appuntamento istituzionale e formativo promosso e organizzato, come ogni anno, dall’attivissima Associazione Nazionale Commercialisti (ANC) della sezione territoriale di Salerno. L’attesissimo convegno, intitolato programmaticamente e chiaramente “IA, ISA e Antieconomicità nella pratica professionale”, è in programma per il pomeriggio di venerdì 9 ottobre 2026. L’importante vertice, che prenderà ufficialmente il via alle ore 16:00 all’interno della prestigiosa e storica cornice del Salone dei Genovesi presso la Camera di Commercio di Salerno (situata in via Roma 29), è stato meticolosamente organizzato dall’ANC locale in strettissima e lodevole collaborazione istituzionale con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della città campana.

Le sfide della professione: ISA e intelligenza artificiale al centro

Il tema portante e nevralgico scelto democraticamente dal direttivo per l’edizione di quest’anno entra a gamba tesa, direttamente e brutalmente, nelle complesse e spesso logoranti dinamiche del lavoro burocratico e quotidiano svolto negli studi dai professionisti del settore contabile.
Ci troviamo infatti immersi ormai totalmente all’interno di un moderno e spietato sistema fiscale statale nel quale la rapida disponibilità, l’incrocio telematico e l’elaborazione massiva dei big data assumono giorno dopo giorno un peso sempre maggiore, schiacciante e determinante. Gli ISA, introdotti legislativamente originariamente con il nobile intento teorico di favorire la cosiddetta “compliance” fiscale e di rafforzare una sana collaborazione paritaria tra il Fisco e i normali contribuenti, sintetizzano oggi in freddi numeri la posizione vitale di migliaia di imprese e professionisti. Accanto a questi freddi strumenti matematici, si sta oggi aprendo inesorabilmente e prepotentemente anche il vasto e per certi versi inesplorato e temibile capitolo legato all’Intelligenza Artificiale. Quest’ultima è fatalmente e inesorabilmente destinata, in un brevissimo lasso di tempo, ad assumere un ruolo sempre più pervasivo, crescente e quasi assoluto nell’elaborazione incrociata delle informazioni sensibili dei cittadini e, più in generale, nei severi processi ispettivi che interessano direttamente e quotidianamente l’amministrazione finanziaria statale. Una trasformazione che certamente amplia a dismisura le possibilità di analisi per lo Stato, ma che rende contemporaneamente sempre più vitale e centrale il tema delle sacrosante garanzie umane e legali riconosciute al contribuente.

Gli interventi e la visione di Matteo Cuomo: difendere le imprese

L’apertura ufficiale, istituzionale e solenne degli intensi lavori pomeridiani sarà doverosamente e istituzionalmente affidata ai saluti di rito di Sergio Cairone (attuale Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno) e di Matteo Cuomo (energico Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti Salerno).
Subito dopo i convenevoli di rito, la parola passerà agli esperti per le fitte relazioni tecniche: Antonio Sanges illustrerà “La difesa del contribuente di fronte alle presunzioni di antieconomicità”, Eros Ceccherini approfondirà “Il ruolo dell’AI nell’elaborazione e nella gestione degli ISA”, mentre Luca De Rosa relazionerà sul delicato “Schema d’atto sui controlli ISA ed Antieconomicità”. A spiegare magistralmente la ratio politica e la filosofia che ha animato e guidato l’ideazione e la scelta tematica di questo vertice è stato lo stesso Presidente Matteo Cuomo: “Dietro un freddo indicatore matematico o un algoritmo digitale ci sono e ci saranno sempre delle persone vere, un’impresa viva, un coraggioso professionista, delle scelte lavorative sofferte e delle circostanze ambientali molto concrete, che vanno necessariamente ed empaticamente comprese e rappresentate dallo Stato, e non schiacciate dalla burocrazia. Il nostro nobile obiettivo formativo odierno è proprio quello di offrire ai tanti colleghi presenti in sala un confronto davvero utile e degli strumenti legali ed operativi concreti per poter affrontare a testa alta queste nuove sfide e situazioni con sempre maggiore consapevolezza e preparazione professionale”.

Solidarietà e borse di studio: il grande impegno sociale dell’ANC

La lunga, intensa e faticosa giornata del 9 ottobre non si esaurirà però unicamente all’interno delle mura camerali con il freddo, seppur utile e necessario, confronto professionale, ma lascerà ampio spazio anche allo spirito di gruppo, alla cultura popolare e all’immensa beneficenza attiva.
Come accade fortunatamente da svariati anni a questa parte, l’ANC Salerno accompagnerà infatti il rigoroso momento dedicato all’Alta Formazione tecnica con una divertentissima e rilassante serata teatrale serale. A partire dalle ore 20:30, tutti gli stanchi partecipanti al convegno saranno formalmente e gratuitamente invitati a trasferirsi presso il Teatro delle Arti di Salerno per poter assistere dal vivo al brillante spettacolo teatrale comico messo in scena dal duo formato da Salvatore Turco e Marco Lanzuise, il cui show sarà sapientemente e calorosamente introdotto e scaldato dalla comicità irresistibile e popolare di Enzo e Mario. Ma il vero, grande e nobilissimo cuore pulsante e silenzioso di questo duplice evento serale rimane indissolubilmente legato e ancorato al prezioso filo della vera e pura solidarietà territoriale. L’associazione presieduta da Cuomo destinerà infatti dei fondi sostanziosi e significativi contributi economici per sostenere strenuamente e materialmente due meravigliose e lodevoli realtà caritatevoli del territorio: la “Casa Nazareth”, guidata amorevolmente da don Ciro Torre, e la “Mensa Caterina”, fondata e gestita dall’Associazione Caterina APS attiva a Pontecagnano. Inoltre, verranno consegnate solennemente tre meritate borse di studio a giovani diplomati meritevoli dell’Istituto “Genovesi – Da Vinci” di Salerno, neo iscritti orgogliosamente a Economia. E per chiudere in bellezza questo straordinario cerchio virtuoso di pura solidarietà civica, durante l’evento teatrale sarà possibile e caldamente consigliato effettuare una piccola o grande donazione spontanea alla raccolta fondi organizzata per finanziare la fondamentale ricerca della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) della sezione di Salerno.

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Il canto arcaico delle onde e della terra: a Roma il Festival Popolare Italiano accende la memoria del Mediterraneo tra corde, ritti e rinascite dell’anima

Il fascino e la magia della musica world e folk rivivono a Roma con la XIII edizione del Festival Popolare Italiano al Museo degli Strumenti Musicali. Cinque sabati indimenticabili tra ritmi salentini, canti calabresi, arpe migranti e ballate celtiche per riscoprire l’anima autentica e i suoni perduti del nostro Mediterraneo 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Esistono melodie capaci di viaggiare nel tempo, di attraversare i secoli aggrappate allo scafo di una barca o nascoste nelle tasche di un viandante, per poi esplodere all’improvviso e stringerci il cuore. Sono le note della tradizione, quelle che non hanno bisogno di spartiti perché sono scritte direttamente nella carne e nella memoria profonda di un popolo. Ascoltarle significa mettersi in viaggio lungo le coste battute dal vento del Mediterraneo, riscoprendo un legame ancestrale che unisce le sponde del Sud Italia a terre lontane, trasformando ogni singolo accordo in un abbraccio tra culture diverse e in una cura per le nostre solitudini moderne.

Questa straordinaria e intima vibrazione emotiva si appresta a invadere le sale del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, che dal 10 ottobre al 5 dicembre 2026 ospiterà la attesissima XIII edizione del Festival Popolare Italiano. Inserita nella splendida cornice della rassegna “Mondi Sonori” e diretta con immutata passione dal polistrumentista e compositore Stefano Saletti, la manifestation porterà sul palco cinque concerti unici, tutti programmati alle ore 17.30. Con un biglietto d’ingresso di soli 6 euro, i visitatori avranno la preziosa opportunità di perdersi tra le sale espositive del museo prima di lasciarsi cullare da canti rituali, nenie arcaiche e ritmi travolgenti.

L’inizio del viaggio tra i venti di Calabria e le brughiere d’Irlanda

L’inaugurazione della rassegna, fissata per sabato 10 ottobre 2026, sarà affidata alle note struggenti di Malutempu, un progetto visionario concepito dal polistrumentista e produttore Antonio Olivo. La sua musica è un ricamo finissimo che intreccia la tradizione orale calabrese con le moderne sonorità contemporanee, muovendosi tra composizioni strumentali e narrazioni dal forte sapore simbolico. Sul palco, ad accompagnare il maestro, salirà un ensemble di anime vibranti composto da Domenico Ierardi alla fisarmonica, Giovanni Squillacioti alle percussioni, Antonio Petitto al basso, Francesco Denaro alla lira calabrese e la magnetica voce di Marzia Ruggieri, capace di trasformare ogni testo in pura interpretazione scenica.

Il fine settimana successivo, sabato 17 ottobre 2026, l’festival accoglierà la cantautrice irlandese Bronagh Slevin, una straordinaria artista che ha scelto la Sicilia come sua terra d’adozione. Con il suo primo album solista intitolato Rewilding, la musicista esplora il punto di contatto esatto in cui le radici celtiche si fondono con i respiri caldi del Mediterraneo. Accompagnata dal violoncello e dal sottile fischio del thin whistle, la Slevin canterà storie di sradicamento, appartenenza e disincantata rinascita, affiancata da José Marano al flauto, Riccardo Gerbino alle tabla e Francesco Cerra alla chitarra.

Le mille sfumature dell’amore e i canti della terra ferita

Novembre aprirà le sue porte all’intensità drammatica di una delle voci più potenti e amate della world music europea: Maria Mazzotta. Nella giornata di sabato 7 novembre 2026, la cantante salentina, supportata dalla sensibile fisarmonica di Antonino De Luca, porterà in scena l’acclamato spettacolo Amoreamaro. Sarà un viaggio senza filtri né censure attraverso i mille volti del sentimento amoroso vissuto e raccontato dal punto di vista femminile, dove la tenderness più dolce si mescola inevitabilmente al dolore più cupo, spaziando con disarmante naturalezza dagli stornelli pugliesi alle ritmiche incalzanti delle tradizioni balcaniche.

Le sponde del meridione e il gran finale

I suoni del nostro meridione torneranno a dialogare tra loro sabato 14 novembre 2026 grazie alla Banda del Sud, un’orchestra straordinaria che presenterà il progetto Tracce Mediterranee. Nato sotto l’egida del Festival Ethnos e premiato dal Ministero della Cultura, questo ensemble riunisce musicisti e cantori d’eccezione provenienti da diverse regioni, sotto la regia visionaria di Gigi Di Luca. Il gruppo darà vita a un ricco intreccio di canti di lavoro, invocazioni sciamaniche e danze arcaiche, dimostrando che il passato può trasformarsi in una splendida scrittura contemporanea.

A chiudere questo cerchio magico di storie e canzoni saranno, infine, sabato 5 dicembre 2026, due straordinarie interpreti: Giuliana De Donno e Gabriella Aiello con lo spettacolo Arpicedda. Il concerto è un omaggio commovente alla leggendaria epopea degli arpisti girovaghi di Viggiano, musicisti migranti della Basilicata che fin dal Settecento giravano le Americhe con una piccola arpa portativa. Attraverso racconti e l’uso di un rarissimo esemplare originale recentemente restaurato, il duo ridarà vita a pastorali, valzer, serenate e antiche arie d’opera.

Nato nel 2015 all’interno del centro di accoglienza Baobab di Roma come simbolo di fratellanza e accoglienza, il Festival Popolare Italiano conferma la sua natura profondamente umana. Oggi, inserito nel programma di valorizzazione museale diretto da Luca Mercuri e ideato da Sonia Martone, questo evento dimostra che la musica dei popoli non è un reperto da polveroso museo, ma un organismo vivo che continua a parlarci, a farci piangere e a farci ballare, ricordandoci chi siamo e da dove veniamo.

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