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Attualità

Marco Mancini (ex DIS) a Filorosso: “Ho dovuto cambiare vita, il controspionaggio va rafforzato”

🚨 RETROSCENA INTELLIGENCE: PARLA MARCO MANCINI (EX DIS) A FILOROSSO. Clamorose rivelazioni in prima serata su Rai 3. L’ex super agente segreto Marco Mancini rompe il silenzio ai microfoni di Antonino Monteleone: “Sono stato identificato da un collega in pensione, ho dovuto cambiare casa, residenza e vendere l’auto”. Mancini lancia un duro allarme sulla penetrazione dello spionaggio russo (GRU) in Italia e in Europa, citando il caso della condanna a 50 anni per Walter Biot. “Condivido in pieno l’allarme del Ministro Crosetto. Serve una riforma per tornare al controspionaggio offensivo tradizionale: la tecnologia non interpreta i dati, l’uomo sì”. Nessun commento sul caso Ranucci. Tutti i dettagli 👇#marcomancini | #filorossorai3 | #servizisegreti | #intelligence | #russiaspionaggio | #guidocrosetto | #walterbiot | #rai3 | #pagineutili

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MARCO MANCINI

L’ex dirigente dell’intelligence interviene su Rai 3 nel programma di Antonino Monteleone

Roma – Un imponente, accurato e quanto mai delicato percorso di analisi geopolitica sulla sicurezza delle reti informative dello Stato, incentrato sulle riforme dei servizi di sicurezza e sulla necessità impellente di contrastare le infiltrazioni dell’intelligence russa nella penisola, ha registrato una clamorosa testimonianza televisiva. Nel corso della puntata del programma di approfondimento Filorosso, condotto in prima serata su Rai Tre da Antonino Monteleone con Adele Grossi, l’ex dirigente del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Marco Mancini, ha rotto il silenzio. L’ex agente segreto ha rivelato pubblicamente i pesanti risvolti personali legati alla sua passata attività istituzionale, confermando di essere stato identificato da un ex collega in pensione e di aver dovuto cambiare abitazione, vendere la propria vettura e modificare la propria residenza anagrafica per tutelare la propria incolumità.

Mancini ha riaffermato il valore del giuramento prestato alla bandiera, spiegando che l’obbligo di fedeltà alla Patria non si estingue con il pensionamento ma rimane perenne, costituendo un onore indissolubile volto alla difesa dei confini nazionali contro le minacce estere.

L’allarme sulla penetrazione dei servizi di Mosca in Europa ed il caso del sottomarino Walter Biot

L’ex esponente del controspionaggio ha lanciato un preciso grido d’allarme in merito alla presenza dei servizi segreti di Mosca nel continente, evidenziando come l’intelligence russa, in particolare la storica struttura del Gru fondata originariamente da Lenin, sia ancora estremamente forte e attiva nel monitoraggio degli apparati europei. Secondo Mancini, negare la penetrazione delle centrali informative del Cremlino in Italia significa ignorare l’evidenza dei fatti storici, richiamando la recente e severa condanna a cinquanta anni di reclusione inflitta al tenente colonnello della Marina Militare Walter Biot. L’ufficiale era stato catturato in flagranza di reato dagli investigatori del Ros dei Carabinieri mentre cedeva dossier crittografati e documenti segreti a funzionari russi in cambio di denaro, un episodio che conferma la vulnerabilità dei distretti logistici.

Mancini ha espresso totale condivisione per le preoccupazioni espresse dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, evidenziando che l’offensiva dell’intelligence di Mosca non si manifesta con azioni belliche tradizionali ma attraverso il reclutamento e la corruzione di funzionari governativi in Germania e Austria.

Il metodo del Sismi a Beirut e la necessità di potenziare le riforme del controspionaggio offensivo

Per arginare l’azione dei servizi stranieri, l’ex dirigente suggerisce di superare il totale affidamento alle sole tecnologie digitali per riscoprire i metodi tradizionali dello spionaggio umano, basati sulla capacità interpretativa e sull’allestimento di operazioni di controspionaggio offensivo. Mancini ha ricordato come proprio l’applicazione di questo schema operativo abbia permesso agli agenti dell’ex Sismi di sventare in passato un drammatico attentato a Beirut, considerato a tutti gli effetti l’undici settembre italiano, dimostrando che la prevenzione sul campo risulta più efficace della gestione dei danni. La tecnologia costituisce uno strumento prezioso di supporto, ma la lettura delle dinamiche politiche complesse richiede l’intuito dell’uomo, l’unico fattore in grado di decifrare gli spazi bianchi e prevenire i crimini contro lo Stato.

In merito alle recenti polemiche riguardanti il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, l’ex agente segreto ha preferito non rilasciare commenti operativi, liquidando la questione e dichiarando di non avere alcun tipo di conto in sospeso con nessuno.

Il monitoraggio della sicurezza nazionale ed i collegamenti con i portali della Difesa

La salvaguardia del segreto di Stato e l’ammodernamento dei sistemi di sorveglianza costituiscono un pilastro strategico fondamentale per incrementare l’indice di competitività e la stabilità delle istituzioni civili della penisola, offrendo garanzie di sicurezza alle imprese strategiche e frenando le minacce asimmetriche. Per esaminare le relazioni periodiche sull’attività dei servizi di informazione, verificare i protocolli di sicurezza cibernetica e consultare i bandi di reclutamento per i giovani analisti, i cittadini possono collegarsi direttamente al portale telematico ufficiale del Ministero della Difesa per verificare i documenti e le bacheche istituzionali.

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Esteri

Presley Gerber, i nuovi inquietanti dettagli sulla morte: l’ora del decesso e l’ombra dell’Ibogaina

La tragica morte del ventisettenne Presley Gerber, figlio della top model Cindy Crawford, si tinge di mistero e di dolore infinito. Mentre le autorità californiane hanno confermato che il giovane modello è stato dichiarato morto alle 9:45 del mattino di domenica all’interno di una clinica riabilitativa, l’inchiesta è stata formalmente affidata alla Polizia di Santa Monica e l’autopsia è in corso. Ma a sconvolgere l’opinione pubblica è l’ombra di un trattamento estremo affrontato pochi mesi fa. Nel disperato tentativo di sconfiggere il demone della dipendenza, Presley aveva confessato di essersi sottoposto a una terapia devastante a base di “Ibogaina”, una potentissima droga psichedelica naturale africana usata come ultima spiaggia contro l’assuefazione. “Ero terrorizzato, prego che sia l’ultima volta che devo farlo”, aveva scritto disperato in un post profetico, che oggi suona come il suo dolorosissimo testamento spirituale. Leggi i nuovi e inquietanti dettagli sulle indagini nel nostro articolo esclusivo 👇

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Presley Gerber

Los Angeles (California) – Il mistero, il dolore inimmaginabile e lo sconcerto attorno alla tragica, prematura e improvvisa scomparsa di Presley Gerber stanno assumendo contorni sempre più complessi, sfumati e drammatici. Mentre la nota e ricchissima famiglia della top model Cindy Crawford si è comprensibilmente e totalmente chiusa in un silenzio tombale per proteggere il proprio lutto privato, le autorità californiane stanno iniziando a far trapelare le prime, agghiaccianti informazioni ufficiali sulle ultime e disperate ore di vita del giovane modello di 27 anni.
Nelle ultimissime ore, infatti, l’ufficio del medico legale della popolosa contea di Los Angeles ha deciso di rilasciare in esclusiva al noto magazine americano PEOPLE una dichiarazione ufficiale che aggiunge inquietanti e specifici tasselli al mosaico di questa assurda tragedia. Le indagini, affidate ai detective del Santa Monica Police Department (l’agenzia di polizia locale competente per territorio), stanno cercando di ricostruire meticolosamente e scientificamente cosa sia realmente accaduto all’interno della struttura privata di riabilitazione in cui il ragazzo aveva deciso di ricoverarsi nel disperato e disperante tentativo di strappare la propria vita dalle grinfie fatali della dipendenza.

Le indagini della Polizia di Santa Monica e l’autopsia del medico legale

La primissima e inconfutabile certezza, fornita poche ore fa proprio dai rapporti forensi, riguarda la tempistica precisa della tragedia che ha sconvolto Hollywood. “La morte è stata dichiarata ufficialmente alle ore 09:45 del mattino di domenica 20 settembre 2026, ad opera dei paramedici di primo soccorso intervenuti immediatamente sul posto”, si legge nel comunicato diramato dalle autorità sanitarie.
Nonostante il tempestivo intervento del personale medico di emergenza, per il giovane Presley non c’è stato purtroppo nulla da fare. La polizia di Santa Monica ha aperto un fascicolo formale, ma al momento gli investigatori mantengono la bocca cucita per non intralciare il delicatissimo lavoro del coroner. “L’indagine è tuttora in corso e le informazioni disponibili sono estremamente limitate per non compromettere l’esito degli esami”, ha fatto sapere l’ufficio del medico legale, confermando tuttavia che proprio nella giornata odierna, lunedì 21 settembre, è stata programmata e fissata l’autopsia completa sul corpo del ventisettenne. Solo i risultati degli esami tossicologici (che richiederanno purtroppo svariate settimane prima di essere resi pubblici) potranno chiarire in modo definitivo se il cuore di Presley si sia fermato a causa di un’overdose accidentale o di altre complicazioni mediche improvvise sorte durante la delicata e devastante fase di astinenza all’interno della clinica.

Il trattamento estremo con l’Ibogaina: la disperata caccia alla salvezza

Ma il dettaglio più sconvolgente, crudo e doloroso di questa macabra vicenda emerge scavando nelle recentissime tracce digitali lasciate dal giovane modello sui propri profili social, indizi che rivelano quanto fosse profondo, oscuro e disperato il baratro in cui era precipitato. In uno dei suoi ultimi e più strazianti post pubblici, pubblicato su Instagram lo scorso marzo, Presley aveva deciso di spogliarsi di qualsiasi filtro e falsità hollywoodiana, condividendo con il mondo un video intimo e inquietante girato pochi istanti prima di sottoporsi a una rarissima e controversa terapia d’urto: una “dose di inondazione di Ibogaina”.
Come confermato da autorevoli studi scientifici condotti dalla Stanford Medicine, l’Ibogaina è una potentissima sostanza psichedelica naturale, estratta direttamente dalla corteccia delle radici della Tabernanthe iboga (un arbusto che cresce selvatico nelle foreste dell’Africa centro-occidentale). Questa sostanza altera in modo massiccio e brutale lo stato di coscienza e viene sempre più spesso utilizzata (in cliniche specializzate e sotto strettissimo e rischioso controllo medico) come trattamento d’assalto alternativo e non convenzionale per cercare di spezzare bruscamente i gravissimi meccanismi neurologici della dipendenza da droghe pesanti, sbloccando i traumi pregressi che alimentano l’assuefazione. Sottoporsi a una terapia del genere indica un livello di disperazione clinica totale, l’ultimo e definitivo tentativo di un ragazzo disposto a varcare i confini della propria mente pur di smettere di soffrire.

“Prego che sia l’ultima volta”: il testamento spirituale di un ragazzo distrutto

Le parole che accompagnavano quel video di marzo suonano oggi, alla luce della sua morte solitaria nella clinica di Santa Monica, come un macabro, dolorosissimo e profetico testamento spirituale. “Un momento di quiete prima che tutto cambiasse”, aveva scritto il figlio di Cindy Crawford, descrivendo il terrore psicologico di dover affrontare i demoni scatenati dallo psichedelico curativo. “Ero assolutamente terrorizzato, e sapevo perfettamente che lo sarei stato di nuovo se avessi mai dovuto affrontare ancora qualcosa del genere in futuro”.
Il grido d’aiuto più straziante, però, Presley lo aveva affidato all’ultima riga di quella confessione pubblica: “Prego che sia l’ultima volta che devo tornare qui”. Purtroppo, le sue preghiere non sono state ascoltate. Il demone della dipendenza e della depressione, di cui aveva coraggiosamente parlato anche in un toccante podcast nel 2023 dichiarando di voler guarire solo per poter “aiutare almeno un’altra persona a uscire da quel posto oscuro”, alla fine ha presentato il conto definitivo. Lasciando la famiglia Crawford-Gerber distrutta e impotente davanti a una perdita incalcolabile, ennesima e crudele dimostrazione che non esistono fama, ricchezza o cognomi celebri in grado di comprare l’immunità dalla fragilità umana.

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Salute

Scattano oggi i nuovi ticket sanitari: cosa cambia per visite ed esami dal 21 settembre

Brutte sorprese in arrivo per chi deve prenotare una visita medica? Da oggi, lunedì 21 settembre, entra in vigore il nuovo e discusso tariffario del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) che aggiorna i costi di centinaia di visite specialistiche ed esami. La notizia ha scatenato il panico tra le famiglie, ma c’è bisogno di fare chiarezza! Se è vero che per alcune visite di base (come quelle ortopediche, neurologiche o ginecologiche) chi paga per intero subirà un leggero aumento (da 25 a 26 euro), è altrettanto vero che il tetto massimo del ticket per singola ricetta rimane bloccato a 36,15 euro in quasi tutte le Regioni italiane. La notizia più importante riguarda i malati cronici, gli anziani e le fasce deboli: chi ha un’esenzione sanitaria valida, continuerà a non pagare un solo centesimo in più rispetto a ieri. Leggi tutti i dettagli sui veri costi (e su come difendersi) nel nostro approfondimento 👇

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Ticket sanitari

Roma – La preoccupazione strisciante per l’aumento inesorabile del costo della vita torna oggi a bussare pesantemente alla porta delle famiglie italiane, e questa volta lo fa colpendo uno dei diritti più sacri, fondamentali e inviolabili sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto alla salute. A partire dalla mattinata odierna, lunedì 21 settembre 2026, è entrato ufficialmente e irrevocabilmente in vigore in tutta Italia il tanto discusso e temuto nuovo tariffario nazionale per le innumerevoli prestazioni mediche erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La notizia dell’aggiornamento dei costi ha immediatamente scatenato un’ondata di comprensibile panico e disorientamento tra i cittadini, specialmente tra gli anziani e le fasce di reddito più deboli, terrorizzati dall’idea di dover sborsare cifre insostenibili per curarsi. La gigantesca manovra ministeriale va a toccare direttamente e pesantemente il “listino prezzi” di oltre 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e ben 222 delicatissimi codici legati all’assistenza protesica. Ma prima di lasciarsi travolgere dall’ansia per questi rincari, è di vitale importanza fare chiarezza per capire esattamente quanto e come questi aumenti burocratici andranno effettivamente a incidere sul portafoglio del singolo paziente che si presenta allo sportello per prenotare un esame.

Il nuovo tariffario LEA: perché lo Stato ha alzato i prezzi

Il mastodontico decreto che entra in vigore oggi nasce da una necessità burocratica e amministrativa ben precisa: aggiornare formalmente le tariffe massime che il Servizio Sanitario Nazionale utilizza quotidianamente per remunerare le strutture sanitarie (sia i grandi ospedali pubblici che le innumerevoli cliniche private accreditate).
Questo delicato e complesso adeguamento dei costi, che prevede un aumento medio stimato del 5,8% sulle prestazioni mediche coinvolte, è stato ritenuto un passo obbligato dal Ministero per poter chiudere vecchi e spinosi contenziosi legali relativi ai rimborsi alle strutture private, e soprattutto per poter finalmente attuare i nuovi e aggiornati Livelli Essenziali di Assistenza (i famosi LEA). In parole povere, i costi dei macchinari medici, dei materiali e del personale sono aumentati negli anni a causa dell’inflazione, e lo Stato ha dovuto necessariamente adeguare il rimborso che riconosce ai centri diagnostici per evitare il collasso del sistema e la fuga dei privati dalle convenzioni pubbliche.

Tariffe contro Ticket: la verità sul tetto massimo regionale

Il punto cruciale che sta generando enorme confusione in queste ore è la netta differenza giuridica e contabile tra la “tariffa” e il “ticket”. L’aumento della tariffa (ovvero i soldi che lo Stato versa alla clinica) non si traduce in modo automatico ed equivalente in un aumento salassante del ticket (ovvero la quota di partecipazione alla spesa che il cittadino versa di tasca propria allo sportello dell’Asl).
Il ticket che paghiamo, infatti, rimane rigorosamente calmierato e regolato da precise norme nazionali e regionali a tutela del malato. La notizia più importante e rassicurante da tenere a mente oggi è che, nella stragrande maggioranza delle Regioni italiane, il limite massimo invalicabile del ticket per singola ricetta medica rimane saldamente bloccato e fissato a 36,15 euro. Questo significa, all’atto pratico, che se anche la nuova tariffa nazionale di un esame iper-tecnologico dovesse schizzare a 100 euro, il cittadino non esente continuerà comunque a pagare al massimo l’importo “tetto” di 36,15 euro previsto dalla propria giunta regionale, proteggendo così i risparmi familiari dai rincari più selvaggi.

Le visite specialistiche e gli esami: gli esempi pratici dei rincari

Nonostante le tutele del tetto massimo, per le prestazioni meno costose un leggero rincaro sarà purtroppo inevitabile per chi paga per intero la prestazione. Secondo le prime stime ministeriali, circa 8 prestazioni sanitarie su 10 non subiranno alcuna variazione di prezzo percepibile per il paziente. Tuttavia, per il restante 20% degli esami, il cittadino noterà la differenza al momento di strisciare il bancomat.
Facciamo alcuni esempi pratici e concreti che toccano la vita di tutti i giorni. Per le prime visite specialistiche classiche di base (come ad esempio la visita neurologica, la visita ginecologica di controllo o quella ortopedica), si registrerà un micro-incremento di circa 1 euro, portando il costo standard del ticket da 25 a 26 euro. Altre prestazioni molto comuni e diffuse, come un banale prelievo venoso per le analisi del sangue o una normale spirometria per il controllo polmonare, subiranno dei ritocchi infinitesimali, spesso calcolabili nell’ordine di pochissimi centesimi di euro. L’impatto economico maggiore e più avvertibile (per chi non è tutelato dal massimale regionale) si verificherà su esami combinati più complessi, come la prima visita cardiologica associata all’elettrocardiogramma (ECG), la cui tariffa base è stata sensibilmente rivista al rialzo per compensare i costi strumentali.

Le fasce deboli e le esenzioni: chi non pagherà un centesimo in più

In questo mare magnum di nuove tabelle, rincari burocratici e timori generalizzati, emerge una rassicurazione fondamentale e doverosa per le fasce più fragili della nostra società, che spesso rinunciano a curarsi proprio per l’impossibilità di sostenere le spese mediche.
Il Ministero ha garantito in modo categorico che tutti i cittadini regolarmente in possesso di un’esenzione sanitaria in corso di validità (sia essa legata a precisi limiti di reddito, all’età anagrafica, all’invalidità civile o alla presenza di patologie croniche e invalidanti) continueranno a non pagare assolutamente nulla. Chi aveva diritto a effettuare gratuitamente le prestazioni comprese nella propria esenzione fino a ieri, continuerà a farle gratuitamente anche da oggi in poi. In sintesi, sebbene il nuovo e aggiornato “listino prezzi” statale delle strutture sanitarie sia stato rivisto al rialzo per far quadrare i bilanci, per tantissimi malati italiani l’impatto economico effettivo allo sportello sarà fortunatamente nullo o ampiamente ammortizzato dalle leggi regionali. Curarsi resta un diritto di tutti, e non un privilegio per pochi.

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Esteri

Tragedia a Hollywood: morto a 27 anni Presley Gerber, il figlio di Cindy Crawford

Una tragedia devastante sconvolge il dorato mondo di Hollywood. Si è spento improvvisamente a soli 27 anni Presley Gerber, unico figlio maschio della leggendaria top model Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber (nonché fratello maggiore della modella Kaia). Il giovane è stato ritrovato senza vita domenica all’interno di una clinica privata di riabilitazione a Los Angeles. Presley, che aveva iniziato a sfilare per Calvin Klein e Dolce & Gabbana a soli 15 anni, combatteva da molto tempo una durissima e dolorosa battaglia pubblica contro la depressione e la dipendenza da sostanze, peggiorata dopo il suo arresto per guida in stato di ebbrezza nel 2019. In attesa dei risultati ufficiali dell’autopsia del medico legale, il portavoce della famiglia ha chiesto disperatamente il rispetto della privacy per questo lutto insopportabile. Leggi il drammatico addio al figlio di Cindy Crawford nel nostro articolo 👇

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Presley Gerber

Los Angeles (California) – Il dorato, patinato e apparentemente inattaccabile mondo di Hollywood e della moda internazionale si è risvegliato avvolto sotto una pesantissima e inaspettata cappa di lutto e disperazione. Dietro i sorrisi da copertina, i flash accecanti dei paparazzi e il lusso sfrenato delle ville di Beverly Hills, si nascondono molto spesso drammi umani di proporzioni devastanti. Il sogno americano della famiglia più invidiata del jet-set globale si è tragicamente spezzato nelle scorse ore: si è spento improvvisamente, a soli 27 anni, Presley Gerber, unico figlio maschio della leggendaria top model Cindy Crawford e del celebre e facoltoso imprenditore Rande Gerber.
La notizia, inizialmente trapelata come una timida indiscrezione sui principali tabloid americani, ha trovato purtroppo una cruda e drammatica conferma ufficiale nelle ore successive, gettando nello sconforto milioni di fan in tutto il mondo. Secondo le prime e frammentarie indiscrezioni rilasciate dall’ufficio del medico legale della popolosa contea di Los Angeles, il decesso del giovanissimo rampollo sarebbe avvenuto durante la giornata di domenica. Presley è stato ritrovato privo di vita all’interno di una nota struttura privata di riabilitazione californiana, luogo in cui stava disperatamente cercando di sconfiggere i suoi oscuri demoni interiori. Le autorità sanitarie e giudiziarie mantengono al momento il massimo e doveroso riserbo sulle cause esatte del decesso: l’autopsia disposta dal medico legale è infatti ancora in corso di esecuzione e solo gli esami tossicologici potranno far luce definitiva su questa tragedia incommensurabile.

L’appello disperato della famiglia e il silenzio di Cindy Crawford

Di fronte all’onda d’urto mediatica generata in pochi minuti dalla notizia della morte di un ragazzo così celebre, il clan Crawford-Gerber ha immediatamente alzato un muro invalicabile di silenzio e protezione attorno al proprio indescrivibile dolore. Raggiunto telefonicamente e contattato con insistenza dalla nota testata giornalistica americana TMZ per ottenere un commento ufficiale a caldo sulla prematura e sconvolgente scomparsa di Presley, il portavoce ufficiale della top model Cindy, del marito Rande e della sorella minore Kaia Gerber (anche lei modella di fama mondiale) non ha potuto fare altro che confermare il drammatico lutto.
La dichiarazione diramata alla stampa è tanto stringata quanto carica di insopportabile sofferenza: “La famiglia chiede assoluta riservatezza e massimo rispetto in questo momento estremamente difficile e indicibilmente doloroso”. Il dolore innaturale e devastante di una madre costretta a sopravvivere al proprio amato figlio e a organizzarne il funerale rappresenta una tragedia umana che azzera istantaneamente qualsiasi differenza sociale o conto in banca, accomunando la supermodella al dolore straziante di migliaia di genitori in tutto il mondo.

I demoni interiori e la salute mentale: una lotta pubblica contro le dipendenze

La vita di Presley Gerber, dietro l’apparenza scintillante dei tappeti rossi e delle passerelle, è stata purtroppo segnata negli ultimi anni da una violentissima e inesorabile discesa agli inferi, una spirale di autodistruzione causata dal peso insostenibile della fama riflessa. Il primo, gravissimo campanello d’allarme pubblico risale al mese di gennaio del 2019, quando l’allora giovanissimo modello balzò tristemente agli onori della cronaca nera californiana per essere stato fermato e arrestato dalla polizia locale con la gravissima accusa di guida in stato di ebbrezza.
La vicenda giudiziaria si concluse, più tardi nello stesso anno, con una pesante condanna: il tribunale americano gli inflisse tre anni interi di libertà vigilata, l’obbligo tassativo di completare un rigoroso programma statale di recupero per la guida sotto effetto di sostanze alteranti, oltre a due estenuanti giorni di servizi sociali obbligatori. Questo incidente con la giustizia rappresentò uno spartiacque nella vita del ragazzo. A differenza di molti altri “figli d’arte” che tendono a nascondere ipocritamente le proprie fragilità sotto il tappeto del lusso, in passato Presley Gerber aveva dimostrato un incredibile coraggio, decidendo di parlare apertamente e pubblicamente ai suoi follower delle proprie durissime sfide legate alla salute mentale e alla gravissima dipendenza da sostanze stupefacenti e alcoliche, affrontando senza filtri il complesso percorso di riabilitazione e di cure psichiatriche iniziato dopo l’incriminazione del 2019.

Dalle sfilate a soli quindici anni all’addio: la carriera nella moda

La prematura fine di Presley Gerber lascia un enorme vuoto anche nell’industria dell’haute couture, settore in cui era letteralmente cresciuto fin dalla culla, respirando l’aria dei backstage insieme alla celebre madre. Fratello maggiore e protettivo dell’amatissima modella e attrice Kaia Gerber, Presley aveva intrapreso la complessa carriera nel mondo della moda bruciando rapidamente tutte le tappe. Aveva infatti firmato il suo primo, importante contratto professionistico con la prestigiosa agenzia IMG Models alla tenerissima età di 15 anni.
Con il suo sguardo magnetico, penetrante e inquieto, e quel fascino ribelle ereditato dalla madre Cindy, nel corso della sua purtroppo brevissima attività professionale aveva calcato da assoluto protagonista le passerelle internazionali durante le più importanti settimane della moda globale. Lo ricordiamo sfilare orgogliosamente per marchi storici e iconici del lusso italiano come Moschino e Dolce & Gabbana, partecipando inoltre in prima linea a memorabili campagne pubblicitarie per colossi del calibro di Calvin Klein. Oggi il mondo della moda non piange solo un bellissimo volto da copertina, ma un’anima fragile e tormentata che non è riuscita a vincere la sua ultima, disperata battaglia per la vita.

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