SONO UN' INFLUENCER DELL’ AMORE | LA POSTA DEL CUORE DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Sono Cinzia. Amo offrire amore, ed amo molto anche i soldi.Infatti, dopo aver lasciato un giovane, ho iniziato a crearmi, servendomi dei social, un giro di uomini attempati, sposati e non, a cui offrire le mie grazie o dei servizi erotici online, su commissione.
Non sono una escort.
Io regalo illusioni, sogni, e anche immagini del mio corpo, soprattutto a quelli intorno ai 60 anni, uomini che non riescono più ad avere donne dal vivo, a loro, offro consolazione. Con qualcuno di loro, sempre intorno ai sessanta, vado anche a letto.
Ai più giovani invece faccio delle offerte più vantaggiose perché mi piacciono ma hanno pochi soldi e mi faccio fare offerte più economiche.
Ho comunque molto rispetto per gli anziani, perché in fondo, sono i sessantenni il pilastro della mia attività. È grazie a certi babbei facoltosi, che vivo più che dignitosamente.
Poi ci sono i più poveri. A loro dono alcune mie immagini, ma devono pagarmi bollette salate della luce, gas, telefono, e farmi commissioni varie.
Per passare una notte con me, ci vuole un bel libretto degli assegni o dei prelievi.
Credo che, da quando ho iniziato questa mia attività che dà gioia in giro, molte famiglie italiane stiano meglio: io rallegro i mariti, portando allegria a dei mezzi morti.
Mi fa solo rabbia quando qualche ragazzo squattrinato, tipo quelli che chiedono i soldi al papà, mi raccontano la solita favoletta
sull’ amore.
A questi giovani mantenuti e figli di papà, dico sempre che sono una influencer e imprenditrice e ho delle spese vive, non gioco.
Alcuni mi criticano perché vado con i sessantenni, ma non chiedo mica la carità con il cappello come i mendicanti, io vendo dei servizi e loro comprano.
Non si può mescolare l’ amore con il business perché, in Italia, non esiste la Cultura dello scambio commerciale, siamo ancora troppo retrogradi. Faccio fatica a presentarmi come una vera imprenditrice del sesso che regala felicità agli uomini. Viviamo ancora nel medioevo.
Cinzia, da Traversetolo
Ho ricevuto, un paio di anni fa, un premio in Campidoglio per la mia attività sociale in genere e per i tantissimi consigli dati con questa mia rubrica.
Non vorrei distruggere, con te, il lavoro di anni rispondendoti con leggerezza, perciò sarò diretta.
Tu offendi il genere umano in un solo colpo, ho pensato per un attimo che fosse uno scherzo, ma poi ti ho trovata sui social.
Hai scritto una marea di stupidaggini e di insulti verso gli uomini sessantenni che descrivi come “anziani” o “vecchi babbei”.
Ti scagli contro i ragazzi squattrinati ma mantenuti dai padri, e alla fine, ti presenti come colei che salva l’ Italia e le famiglie… andando a letto con i "babbei" e i giovani morti di fame ma che saldano almeno le tue esose bollette (con i soldi dei papà).
A Roma si dice: “Te la canti e te la suoni da sola!”
Non hai il coraggio di chiamare le cose col loro nome, e ti rifugi in etichette eleganti solo per sentirti a posto con te stessa.
Il tuo racconto è una fantasia egocentrica, cucita su misura per dare un senso a ciò che fai, condito da una certa rabbia verso gli uomini che, alla fine, ti utilizzano solo come prostituta, altro che benefattrice o influencer!
Ti senti forte umiliando chi ti serve e ti paga.
Ma il problema non è il sesso a pagamento. Non è nemmeno l’ età dei tuoi clienti. Il vero problema è che ti sei convinta che, il fatto di vendere qualche foto e te stessa per una notte, significhi “migliorare” la vita degli altri.
Hai creato un piccolo mondo autoreferenziale dove tutto ruota attorno a te stessa, al tuo corpo e al tuo valore… misurato in bonifici.
Ma i mercati, anche quelli più redditizi, hanno un ciclo. E quando la richiesta crollerà – perché succede sempre – che cosa resterà?
Non parlo di rughe o di anni.
Parlo del fatto che non sembri costruire nulla oltre la tua immagine da vendere, a pezzi per chi compra le immagini di parti del tuo corpo o intera, chi, invece ti noleggia direttamente ma dal vivo, un mestiere vecchio quanto il mondo.
Quando i riflettori si spegneranno, resterai con una realtà ben più cruda di quella che ora scegli di raccontarti come favola di successo.
Ti fai mantenere da uomini che disprezzi, mentre cerchi di convincerti che li stai aiutando.
Non sei padrona di nulla: né del tuo corpo, né della tua libertà.
Quelli che chiedono l’elemosina con il cappello in strada ( che hai menzionato tu ) non umiliano i passanti che offrono loro qualche soldo, tu invece disprezzi chi ti paga mentre dici di essere un’ imprenditrice o influencer.
Oggi vendi illusioni agli altri ma, la più grande illusione, l' hai costruita per te stessa.
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