-QUANDO IL SAPERE SALE SUL PALCO- | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Cara Alessandra,sono Barbara. Ti seguo da tempo e apprezzo molto la tua sincerità, soprattutto quando ammetti di non essere competente su certi temi. Oggi, però, sembra che tutti si sentano “esperti” di tutto: dall’amore all’educazione, fino ai grandi temi sociali. Tu credi davvero ai “tuttologi”?
Cara Barbara,
hai toccato un punto molto attuale. Oggi non basta più fare bene il proprio mestiere: bisogna anche “spiegare al mondo come vivere”. È così che, a mio avviso, nascono spettacoli, conferenze e talk in cui alcuni “esperti” affrontano qualsiasi argomento — dall’educazione ai sentimenti, dalla politica alla società — come se tutto si potesse risolvere con un monologo ben recitato.
Non metto in dubbio la buona fede di chi sale su un palco per condividere idee o valori. Ma credo che la realtà non si cambi con uno show, e che i veri mutamenti non arrivino dalle luci o dagli applausi. Il cambiamento, quello vero, nasce da comportamenti concreti, da scelte quotidiane e da un impegno costante, lontano dai riflettori.
Personalmente, ho sempre rifiutato di partecipare a programmi televisivi quando mi venivano proposti temi estranei alla mia professione o al mio campo di competenza. Eppure sarebbe stato facile parlare un po’ di tutto: qualche intervista in più, un po’ di visibilità, magari qualche copia in più dei miei libri. Ma non è questo il punto. Quando si parla di tutto, spesso si finisce per dire poco.
E il pubblico, a volte, si confonde: non sempre distingue chi parla per esperienza diretta da chi, semplicemente, sa usare bene le parole. Ci sono in giro ottimi oratori, capaci di intrecciare discorsi perfetti su qualsiasi argomento, apparendo doppiamente esperti.
Il rischio è quello di trasformare temi profondi in slogan emozionali che colpiscono nell’immediato ma si dissolvono presto, lasciando poco o nulla. Le parole possono ispirare, certo, ma non sostituiscono lo studio, l’esperienza e la fatica del comprendere davvero.
Forse dovremmo tornare a diffidare — almeno un po’ — di chi promette di “cambiare la società” a colpi di microfono. Perché la società cambia solo quando cambiamo noi, uno alla volta, in silenzio e con coerenza.
Ascoltare è sempre utile, ma non tutto ciò che dice un personaggio mediatico può essere preso come modello o verità assoluta. La notorietà non è sinonimo di competenza, e il successo non equivale all’autorevolezza.
Spesso, vedere qualcuno su un palco o davanti a una telecamera ci induce a pensare che “ne sappia di più”, solo perché è sotto i riflettori. È un’illusione sottile ma potente: la visibilità viene scambiata per sapere, e l’immagine, per sostanza. Eppure, la vera conoscenza non ha bisogno di luci per brillare.
Collaborando e incontrando persone davvero colte e preparate su certi argomenti, mi accorgo subito di coloro a cui chiedo un’intervista e vogliono sapere, quasi spaventati, preventivamente gli argomenti. Mi riferisco a qualche tuttologo noto, senza fare nomi per rispetto della loro privacy, e a mio avviso non dovrebbe succedere; un vero esperto non teme un’intervista.
Mi verrebbe da dire, facendo pura ironia, che secondo me gli esperti di tutto, i “tuttologi”, sembrano (a volte) esperti soprattutto di luci ed effetti speciali. I grandi temi e problemi della società, purtroppo, non si risolvono andando ad ascoltare qualcuno che sembra avere la ricetta per tutto.
Le uniche ricette che apprezzo sono quelle del dottore e di cucina, non quelle di chi parla di tutto, sentendosi un maestro di vita, per tutti.
Ci sono tanti Professori, Medici, Magistrati e Professionisti di ogni genere e categoria veramente esperti nel loro campo e che svolgono meravigliosamente la loro professione ogni giorno, senza microfono.
Perché la vita vera non è su un palcoscenico con luci e riflettori puntati sul "maestro" ma è quello che si fa concretamente tutti, ogni giorno!

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