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SCIENZA, TECNOLOGIA, INGEGNERIA E MATEMATICA: COSA SONO LE DISCIPLINE STEM

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SCIENZA, TECNOLOGIA, INGEGNERIA E MATEMATICA: COSA SONO LE DISCIPLINE STEM

Redazione- Negli ultimi decenni il mondo dell’istruzione e del lavoro ha mutato rapidamente le sue priorità: la globalizzazione, l’innovazione tecnologica e la competizione internazionale hanno fatto emergere una sfida forte per scuole, università, imprese e governi. In questo contesto si è affermato il concetto di STEM, che racchiude qualcosa di più di quattro materie scolastiche: è un metodo educativo, una visione della formazione attiva, che mira a preparare le persone non solo con conoscenze teoriche, ma con competenze concrete spendibili nel mondo reale. In questo articolo vedremo cosa sono le discipline STEM, perché sono importanti nella società attuale e quali sono le prospettive future per l’inserimento di questo approccio in ogni contesto.

Origini e definizione del termine STEM

L’acronimo STEM, da “Science, Technology, Engineering, Mathematics”, è nato ufficialmente nel 2001 nell’ambito della National Science Foundation degli Stati Uniti. La scelta di coniare questo termine venne motivata dalla constatazione che, soprattutto negli Stati Uniti, gli studenti risultavano poco preparati in scienze e matematica, secondo dati internazionali come PISA e TIMSS, e che il sistema educativo faticava a fornire una forza lavoro con competenze tecnico-scientifiche adeguate alle richieste economiche e tecnologiche. Costruire quindi un insieme di discipline che potessero trovare un modo di incontrarsi e di alimentarsi a vicenda, poteva andare a colmare il gap di competenze rilevato.

Le quattro discipline STEM e le loro caratteristiche

Le materie che compongono l’acronimo STEM sono quattro: Science, Scienza (si tratta del campo che cerca di capire come funziona il mondo naturale. Include scienze naturali come fisica, chimica, biologia, scienze ambientali, ma anche statistica, logica e aspetti della teoria dell’informazione); Technology, Tecnologia (si riferisce a strumenti, processi e tecniche con cui gli esseri umani applicano la conoscenza scientifica per modificare o adattare l’ambiente. Include informatica, sviluppo software, intelligenza artificiale, tecnologie digitali e altri ambiti pratici); Engineering, Ingegneria (è il ponte tra teoria e applicazione, un campo in cui si applicano le leggi scientifiche e le tecnologie per progettare, costruire, testare strutture, macchine, sistemi che risolvano problemi concreti: ingegneria civile, meccanica, elettronica, ingegneria del software, aerospaziale, e così via); Mathematics, Matematica (è il linguaggio preciso che sostiene le altre discipline STEM. Non solo calcolo o algebra, ma anche matematica applicata, statistica, analisi, modelli matematici che aiutano a descrivere fenomeni, fare previsioni, ottimizzare processi).

STEM come metodo educativo: oltre le materie

La sigla STEM non è però solo espressione univoca di materie ognuna separata, ma rappresenta un approccio didattico integrato che vuole superare i confini tra teoria e pratica. In pratica, gli studenti non apprendono solo formule, teorie, nozioni, ma sono chiamati a utilizzarle in contesti reali per risolvere problemi concreti. La pedagogia STEM prevede la collaborazione interdisciplinare, l’apprendimento basato su progetti (project-based learning) o l’apprendimento esperienziale, in cui scienza, tecnologia, ingegneria e matematica si contaminano: ad esempio la costruzione di prototipi, la simulazione, la programmazione, la sperimentazione diretta. Impegnarsi nell’investire in un metodo di insegnamento risponde tra l’altro anche a un interesse di studenti e studentesse a questo approccio, dimostrato da alcuni numeri, come l’ampia partecipazione al contest Steam in Minecraft, al quale hanno partecipato 264 classi in tutta Italia realizzando progetti scientifici su temi fondamentali nella nostra attualità, come ambiente, energia e gestione delle risorse.

Il ruolo della formazione nella diffusione delle STEM

In tutta Europa molte nazioni, su tutte la Germania, hanno adottato nel tempo strategie efficaci per supplire alla carenza di competenze STEM, dedicandosi anche all’inclusione femminile in questo tipo di settori. Di conseguenza buona parte degli atenei del Vecchio Continente, incluse le università online come Niccolò Cusano, si è concentrata sempre di più nella proposta di percorsi accademici pensati appositamente per le lauree in discipline STEM, ma erogando nozioni e competenze direttamente nella maniera in cui dovranno essere impiegate sul campo, attraverso attività pratiche e per mezzo dell’uso delle più moderne risorse tecnologiche. Questo tipo di formazione è cruciale perché riduce il divario tra ciò che si insegna e ciò che serve nel mondo reale, favorendo l’occupabilità e l’innovazione.

Sfide, prospettive e impatto sociale

Per la diffusione delle discipline STEM e del metodo del quale sono portatrici riguarda il divario di genere: in molti paesi le donne sono sottorappresentate nei corsi di studio STEM, e questo perpetua una perdita di talenti. Secondo AlmaLaurea, in Italia solo il 14,5% delle donne si iscrive a una laurea ICT e il 26,3% in ingegneria industriale e dell’informazione. Un’altra questione è che non sempre le scuole hanno risorse adeguate (laboratori, docenti preparati, tecnologie aggiornate) per mettere in pratica metodologie STEM efficaci. Eppure i benefici potenziali sono grandi: le competenze STEM sono frequentemente legate alla capacità di pensiero critico, problem solving, innovazione, adattabilità, qualità richieste nel mercato del lavoro moderno

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WhatsApp, allarme per la truffa della foto visualizza una volta sola: Valerio Staffelli svela l’estorsione e come difendersi

Attenzione alla nuova truffa su WhatsApp: si riceve una foto impostata su “visualizza una volta” da un numero sconosciuto e subito dopo scatta il ricatto da 2mila euro.

L’allarme lanciato da Valerio Staffelli (Striscia la Notizia): come funziona l’estorsione, perché non bisogna mai pagare e come denunciare alla Polizia Postale.

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Roma – Una nuova, subdola e oltremodo pericolosa insidia informatica sta prendendo di mira gli utenti italiani sulle più diffuse piattaforme di messaggistica istantanea. Si tratta dell’allarmante truffa della foto istantanea che si sta propagando a macchia d’olio su WhatsApp, un meccanismo estorsivo crudele architettato da esperti cybercriminali senza scrupoli che sfrutta la curiosità e il fattore sorpresa delle vittime per trasformare un banale messaggio in un vero e proprio ricatto economico per la nostra cronaca.

Il fenomeno registra un’impennata esponenziale di segnalazioni agli esperti di sicurezza informatica e alle associazioni a tutela dei cittadini. Il tranello è congegnato per generare un panico momentaneo devastante, facendo leva sulla vergogna, sulla paura del discredito sociale e sull’incubo della gogna pubblica, costringendo chi cade nella rete a subire una pesante e insostenibile estorsione psicologica.

Il meccanismo della trappola scatta quasi sempre nel medesimo modo: l’utente riceve un contatto da un numero sconosciuto, sovente privo di foto profilo o dotato di un prefisso internazionale esotico. La conversazione contiene un contenuto multimediale impostato con la modalità visualizza una volta, identificata graficamente dalla caratteristica icona con il numero uno cerchiato.

Spinta dall’inconsapevolezza o dalla fretta, la persona tocca lo schermo per aprire il file e si ritrova di colpo davanti a immagini compromettenti, pedopornografiche o dal forte impatto scandalistico. Non appena visualizzato, il file scompare definitivamente dal dispositivo mobile e dalla chat di messaggistica, facendo scattare l’inganno per il territorio digitale.

Valerio Staffelli e l’allarme sulla nuova estorsione su WhatsApp

A lanciare una severa denuncia pubblica accendendo i riflettori dei media nazionali sul caso è stato Valerio Staffelli, storico e autorevole inviato televisivo di Striscia la Notizia. Attraverso un dettagliato intervento divulgativo, Staffelli ha smascherato la dinamica criminale del raggiro online, spiegando come lo spavento improvviso spinga purtroppo moltissimi ignari utenti a cedere al panico e a pagare il riscatto.

Pochi istanti dopo la sparizione dell’immagine, la vittima viene tempestata da messaggi intimidatori e chiamate vocali aggressive. I ricattatori accusano falsamente il destinatario di aver acquistato o richiesto quel materiale illecito, pretendendo il versamento di un bonifico istantaneo con una richiesta di riscatto che oscilla solitamente tra i mille e i duemila euro per non rovinarlo pubblicamente.

I cybercriminali minacciano di sporgere denuncia penale o di inviare gli screenshot dell’apertura a parenti, amici e datori di lavoro. La minaccia di scandalo paralizza la lucidità della vittima, spingendola a credere che pagare serva a salvaguardare la propria tutela della privacy contro una calunnia infondata, in una spirale di angoscia paragonabile ai soprusi economici denunciati da Codici a difesa dei consumatori contro i raggiri e con la gogna mediatica.

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Come funziona la trappola della foto a visualizzazione singola

L’aspetto diabolico della truffa consiste nell’uso distorto della visualizzazione singola. Una funzionalità concepita per la riservatezza viene utilizzata come inganno tecnologico per eliminare le prove: la cancellazione del file dopo il tocco priva la vittima della possibilità di analizzare a mente fredda il materiale ricevuto, aumentandone lo smarrimento.

In realtà, gli estorsori operano un totale bluff dei truffatori: non posseggono alcuna prova compromettente contro l’utente, né controllano la rubrica personale. Le numerazioni vengono pescate a strascico da enormi database di phishing e liste di telemarketing abusivo, dove il numero di telefono è l’unico dato noto, senza alcun accesso a dati sensibili o al microfono.

Le vittime vulnerabili più esposte sono spesso genitori, anziani o professionisti che temono un grave danno reputazionale per il proprio lifestyle. Spesso l’isolamento emotivo e la vergogna impediscono di confidarsi tempestivamente con familiari o amici, sprofondando in una logorante ansia da ricatto che conduce a passi falsi irreparabili.

Cosa fare se si cade nel ricatto e come denunciare alla Polizia Postale

Per blindarsi contro questi raggiri esistono semplici ed efficaci contromisure. La prima regola d’oro è non aprire mai immagini o file inviati da mittenti non presenti nei propri contatti: l’azione corretta è cancellare la chat, segnalare il numero all’applicazione e bloccare il contatto attraverso le impostazioni di sicurezza fornite dallo smartphone.

Nel malaugurato caso in cui la foto fosse già stata aperta e si ricevesse l’intimazione estorsiva, il monito della magistratura è perentorio: non pagare mai alcuna cifra. Cedere anche a un solo versamento non estingue la minaccia ma alimenta una spirale del ricatto infinita, trasformando l’utente in una preda privilegiata per un’estorsione continua da parte della malavita prima di allertare le forze dell’ordine.

L’unico comportamento risolutivo consiste nel mantenere la calma, scattare immediatamente gli screenshot dei messaggi e dei dati bancari forniti dagli estorsori e recarsi a sporgere una formale denuncia formale presso la Polizia Postale o la caserma più vicina. Solo la reattività e la denuncia consentono di spezzare il ricatto e garantire l’effettiva tutela dei cittadini in rete.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Le imprese italiane alla sfida del digitale: il commercio B2B online cresce del 14% a quota 316 miliardi e avanza l’intelligenza artificiale

Crescita record per il commercio digitale tra aziende in Italia: nel 2025 gli ordini gestiti tramite portali B2B e marketplace hanno raggiunto quota 316 miliardi di euro con un balzo del 14%, mentre crescono i progetti legati all’intelligenza artificiale e si affermano modelli ibridi di relazione commerciale. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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omniafair

Roma – Il commercio digitale tra aziende in Italia accelera la propria corsa e supera definitivamente la dimensione della semplice vendita su catalogo. Nel corso dell’ultimo anno il valore complessivo degli ordini di prodotto gestiti attraverso sistemi Electronic Data Interchange, portali B2B dedicati e marketplace digitali ha toccato la cifra record di trecentosedici miliardi di euro, registrando una crescita pari al quattordici per cento rispetto alla rilevazione precedente. L’evoluzione tecnologica sta ridisegnando non solo i canali di fornitura ma l’intera competitività del sistema produttivo nazionale; per comprendere come le trasformazioni socio-economiche impattino le comunità locali, potete consultare la nostra sezione dedicata al Territorio.

A certificare questa tendenza sono i dati diffusi dall’Osservatorio B2B Digital Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui le transazioni digitali rappresentano ormai circa il venti per cento del volume complessivo degli scambi business-to-business nelle filiere di prodotto. Un segnale inequivocabile per il mondo imprenditoriale: l’integrazione di strumenti informatici avanzati non costituisce più un’opzione accessoria ma un requisito di sopravvivenza commerciale, senza il quale intere realtà rischiano di perdere quote di mercato decisive a vantaggio dei competitor internazionali.

Portali B2B ed Electronic Data Interchange: la gestione delle filiere industriali nelle grandi aziende

Analizzando il grado di penetrazione degli strumenti tra le grandi realtà produttive del Paese, l’indagine evidenzia come i portali B2B siano ormai operativi nel cinquantasei per cento delle aziende, configurandosi come la colonna portante della relazione tra acquirenti e fornitori. Le piattaforme di ultima generazione hanno superato la mera funzione di inoltro degli ordini, integrando moduli complessi per la configurazione su misura dei prodotti, la gestione automatizzata dei riordini periodici e l’assistenza post-vendita diretta. Stamattina vi abbiamo illustrato anche i dati del sondaggio d’opinione su sicurezza e proteste di piazza illustrato a Filorosso.

Parallelamente, l’infrastruttura EDI mantiene una quota solida di utilizzo pari al cinquantatré per cento, garantendo l’interscambio standardizzato di documenti contabili e logistici, mentre i marketplace B2B vengono impiegati attivamente dal diciotto per cento delle realtà industriali. La distribuzione settoriale mostra tuttavia differenze marcate: nel comparto dell’agroalimentare italiano, ad esempio, l’adozione delle piattaforme digitali di intermediazione commerciale risulta quasi doppia rispetto alla media nazionale, confermando la spinta verso la disintermediazione delle filiere tipiche. Tutti gli aggiornamenti sulle politiche industriali sono disponibili nella rubrica Economia.

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Intelligenza artificiale nelle imprese e gestione dei dati: dal software gestionale alla Customer Experience B2B

La vera frontiera della competitività aziendale si sposta tuttavia sulla valorizzazione analitica delle informazioni commerciali. Ben il sessantanove per cento delle grandi imprese adotta software di Customer Relationship Management per tracciare comportamenti d’acquisto e preferenze dei partner; tuttavia, meno del dieci per cento ha strutturato una reale strategia di governo dei dati. Di conseguenza, appena il trentotto per cento delle organizzazioni si colloca oggi nei livelli più maturi di gestione della Customer Experience B2B, a fronte di un terzo che si trova ancora a uno stadio embrionale di digitalizzazione.

Una dinamica simile si riscontra nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa e predittiva. Se nel 2025 appena il quattordici per cento delle aziende sperimentava soluzioni basate su algoritmi intelligenti, nel 2026 la quota è balzata al cinquantanove per cento; tuttavia, solo il quattro per cento dichiara di aver integrato l’AI in maniera continuativa nei processi operativi quotidiani. Emerge dunque un divario rilevante tra la fase di test esplorativo e l’effettiva trasformazione organizzativa dei flussi di lavoro. Per approfondimenti sui quadri regolamentari e di sviluppo potete consultare la sezione Politica.

Il modello commerciale ibrido e l’evoluzione delle fiere professionali permanenti sul web

Contrariamente a quanto ipotizzato nelle fasi iniziali dell’e-commerce, l’ascesa degli strumenti digitali non ha affatto marginalizzato il valore del contatto umano e fiduciario. I buyer aziendali richiedono una marcata autonomia nelle fasi di ricerca iniziale e comparazione tecnica delle schede prodotto, ma continuano a considerare fondamentale il supporto consulenziale della rete vendita diretta nei momenti decisivi di negoziazione contrattuale e definizione delle clausole di fornitura, dando vita a un modello commerciale ibrido altamente efficiente.

In questo scenario di convergenza si colloca anche l’evoluzione delle manifestazioni fieristiche professionali, destinate a trasformarsi da eventi circoscritti a pochi giorni all’anno in spazi espositivi permanenti sul web. Piattaforme digitali innovative come OmniaFair, attiva nei segmenti di punta del Made in Italy quali Fashion, Design, Food e Artigianato artistico, consentono a produttori e buyer internazionali di mantenere un dialogo operativo costante per dodici mesi, abbattendo le barriere temporali e moltiplicando le occasioni di crescita economica per l’intero tessuto produttivo.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attacchi hacker e paura di restare senza cibo e bancomat: il sondaggio shock tra gli italiani e l’allarme di Matteo Adjimi

Supermercati e bancomat bloccati dagli hacker: l’incubo di oltre un italiano su due.

Un sondaggio nazionale di Spot and Web rivela che il 54% dei cittadini ha paura di restare senza cibo e servizi a causa di un maxicyberattacco e il 55% ritiene l’Italia impreparata. L’allarme di Matteo Adjimi (Argo Spa): “Non è più solo crimine ma guerra ibrida sulle catene alimentari, serve una cooperazione immediata tra Stato e imprese”.

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Matteo Adjimi

Milano – I pirati informatici non si limitano più a sottrarre password sui social network o clonare carte di credito. Oggi la minaccia cibernetica è in grado di spegnere i frigoriferi industriali della grande distribuzione, paralizzare la logistica alimentare, bloccare le casse dei supermercati e mandare in tilt bancomat, farmacie e presidi ospedalieri. La paura dei cittadini ha smesso di essere una preoccupazione virtuale per trasformarsi in un’angoscia concreta: il timore materiale di restare senza cibo e servizi essenziali. È il quadro inquietante che emerge dal sondaggio nazionale condotto da Spot and Web, al centro delle nostre inchieste su economia, sicurezza digitale e infrastrutture critiche.

I numeri dell’indagine demoscopica, realizzata su un campione rappresentativo di 850 cittadini italiani tra i 18 e i 65 anni, fotografano un clima di profonda apprensione collettiva. Alla domanda diretta sulla paura che una grande offensiva informatica possa privarli dei beni di prima necessità, il 54% degli intervistati ha risposto affermativamente (con un 22% che si dichiara “molto spaventato” e un 32% “abbastanza”), mentre solo l’11% afferma di non temere affatto lo scenario di un blackout delle forniture essenziali.

Supermercati e farmacie bloccate: la classifica delle paure degli italiani nel sondaggio

Analizzando nel dettaglio le preoccupazioni dei cittadini, in cima alla graduatoria degli incubi quotidiani si piazza il blocco improvviso di supermercati e farmacie (indicato dal 28% del campione), seguito a stretto giro dal furto dei dati personali e dell’identità digitale (25%), dal congelamento dei conti correnti e dell’impossibilità di prelevare contanti ai bancomat (22%) e dal collasso dei sistemi informatici degli ospedali e dei servizi sanitari (11%).

Di fronte a scenari così critici, tuttavia, la popolazione appare drammaticamente impreparata sul piano pratico: solo l’11% degli italiani dichiara di essersi organizzato tenendo scorte alimentari e denaro contante in casa, il 33% ammette di valutarlo per il futuro e ben il 56,4% confessa di non fare nulla o di non credere alla minaccia. Altrettanto significativo è il dato sulla fiducia: un italiano su tre (33%) ammette disilluso di non fidarsi di nessuno per la propria protezione, una percentuale identica a chi confida nello Stato e nella Protezione Civile, mentre il 22% punta su banche e aziende private e il 18% sulle società di intelligence, a testimonianza di una diffidenza che richiama le sfide formative affrontate nel nostro servizio su pagamenti elettronici, prevenzione delle truffe e sicurezza informatica.

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Matteo Adjimi (Ceo Argo Spa): dalla criminalità comune alla guerra ibrida sulle catene alimentari

A interpretare gli esiti della rilevazione è Matteo Adjimi, Ceo di Argo Spa, realtà di vertice nel campo della cybersicurezza nazionale: «I dati di questo sondaggio confermano ciò che riscontriamo ogni giorno sul campo: non siamo più davanti a un semplice fenomeno criminale, ma a una vera e propria guerra ibrida. Colpire la catena di approvvigionamento alimentare, i circuiti di pagamento o la sanità significa mettere a dura prova la tenuta democratica ed economica di un intero Paese».

La preoccupazione degli esperti coincide con quella popolare: ben il 55% degli intervistati ritiene infatti che l’Italia non sia preparata a fronteggiare un attacco cibernetico su vasta scala. Come rimarca con chiarezza Adjimi, qualora un’offensiva coordinate colpisse simultaneamente la filiera della distribuzione, il sistema bancario e le strutture ospedaliere, il Paese si troverebbe in una condizione di estrema fragilità operativa, una tematica centrale per le nostre pagine di cronaca, sicurezza pubblica e difesa civile.

Resilienza digitale, scorte strategiche e cooperazione tra Stato e imprese private

Per uscire da una condizione di vulnerabilità sistemica, il vertice di Argo Spa sollecita un cambio di paradigma radicale, passando dalla gestione emergenziale a una prevenzione strutturata. Alle istituzioni di governo compete investire con decisione in piani di resilienza alimentare e digitale, prevedendo scorte strategiche nazionali, sistemi informatici ridondanti e percorsi obbligatori di educazione alla sicurezza per i cittadini.

La partita della sicurezza cibernetica non riguarda tuttavia esclusivamente gli apparati statali: le catene dei supermercati, le farmacie, le aziende di logistica e i relativi fornitori costituiscono un tessuto interconnesso in cui è sufficiente l’anello debole di una singola impresa per mandare in crisi l’intera filiera. Solo una collaborazione solida tra pubblico e privato potrà restituire fiducia ai cittadini e garantire la continuità dei servizi vitali nelle comunità e nei comuni del nostro territorio nazionale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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