"IN RICORDO DI SUOR GERARDINA" DI ANTONIETTA DI MARTINO, SUA PREDILETTA NIPOTE
- Scritto da Antonietta Di Martino
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Redazione- "E' già passato un anno dalla scomparsa di Suor Gerardina, e mi ha fatto molto piacere sapere che il suo ricordo è ancora vivo nella comunità di Carsoli. Nelle nostre conversazioni telefoniche, prima dell’estate, ci eravamo lasciati con la promessa da parte mia di approfondire, nell’autunno, i ricordi della vita di mia zia, con l’aiuto dell’unica sorella vivente, mia madre Maria.
Purtroppo la vita, molto spesso, non segue la pianificazione dell’agire umano e le condizioni di salute di mia madre, nel giro di breve tempo, sono cambiate ……… non ho fatto in tempo a “salvare” per intero quel “file” custodito nella sua memoria con i ricordi dell’infanzia e della giovinezza, che indubbiamente sono anche uno spaccato di un periodo storico-sociale molto denso e complesso del nostro paese.
Di certo è ancora chiaro in mia madre e in tutti noi che il destino della nostra famiglia è legato alla scelta di Gerardina di farsi suora, perché la “migrazione” da Siracusa a Torino è avvenuta proprio per seguirla e stare vicino a lei in occasione del suo inserimento presso la Congregazione delle suore di Sant’Anna e della sua vestizione nei primi anni ’50.

Quest’estate nella casa di Fontane Bianche abbiamo trovato un calendario, come tanti che vengono realizzati nelle scuole, che ci aveva regalato suor Gerardina, di quasi vent’anni fa. Chissà se qualcuno si riconosce in quella foto! La zia è inconfondibile, con il suo sorriso, quello sguardo diretto che ti scruta fin dentro l’anima, quella mano appoggiata sulla bimba in segno di protezione… non conosco la consorella posso però immaginare la sintonia con la zia nell’organizzare la coreografia della foto: una sedia messa al centro della scena per fare posto a Gesù Bambino in mezzo agli altri bambini, che quasi si discostano per non rischiare di nasconderne l’intera visuale….
Viene da chiedersi se nella nostra vita la centralità dei valori che quel simbolo rappresenta siamo riusciti a preservarla, se nel percorso, pur accidentato, che ci ha portato dall’infanzia all’età adulta e oltre, siamo sempre riusciti a riservare un posto d’onore all’amore e alla nostra capacità di amare, in tutte le possibili declinazioni.
Città del Capo, Sudafrica, 17 anni dopo. Mi trovo nel quartiere Langa, uno dei più poveri della città e visito una scuola dell’infanzia. Le insegnanti chiedono ai bimbi d’intonare una canzone e io riconosco il tormentone che impazza da sempre nelle comunità infantili: “Se sei felice tu lo sai batti le mani…” quasi a rimarcare l’universalità dei linguaggi educativi.
L’esperienza è immortalata da una foto che voglio (indegnamente) accostare a quella della zia, per almeno due ragioni: perché negli occhi dei bambini del Sudafrica, come in quelli dei bimbi italiani, e di tutti i bambini del mondo, soprattutto quelli che non possono vivere un’infanzia serena per tanti motivi, possiamo scorgere quel Gesù Bambino che le suore di Carsoli hanno sistemato con tanta cura per il loro calendario e perché credo che a suor Gerardina faccia piacere, nel suo ricordo, un’immagine che lei avrebbe letto come di “continuità familiare” nella missione educativa. Missione che è stata per lei l’impegno più grande della sua vita, portato avanti nel segno della fede cristiana e realizzato con passione nella comunità di Carsoli.
Ed è per questo che la vostra cittadina avrà sempre un posto speciale nel mio cuore".
