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Politica

Futuro Nazionale scende in campo: Alemanno a Milano lancia il generale Burgio sindaco

La corsa per la conquista del Comune di Milano è ufficialmente partita, e la destra sociale affila le armi lanciando un progetto che promette di rivoluzionare la politica nazionale! L’Onorevole Gianni Alemanno sarà nel capoluogo lombardo per un intero fine settimana di fuoco: sabato parteciperà a un dibattito sulla giustizia con Senaldi e Palamara, per poi dedicarsi a tempo pieno al lancio della candidatura a sindaco di Milano del generale Carmine Burgio, alfiere del nuovo movimento “Futuro Nazionale”. Ad accoglierlo, i vertici storici della destra milanese, dall’avv. Renato Maturo a Roberto Jonghi Lavarini, che ha dettato la linea: “Il trio composto dal generale Vannacci, dal suo braccio destro Massimiliano Simoni e da Gianni Alemanno è un tridente formidabile che scuoterà l’Italia”. Ordine, sicurezza stradale, ma soprattutto difesa delle case popolari e della sanità pubblica: ecco la ricetta di Futuro Nazionale per sconfiggere i radical chic a Palazzo Marino. Leggi tutti i retroscena nel nostro speciale politico 👇

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Vannacci, Alemanno

Milano – Lo scacchiere politico lombardo e nazionale inizia a muoversi con largo e febbrile anticipo in vista delle prossime, cruciali sfide elettorali, registrando la nascita e il rapido consolidamento di nuove formazioni destinate a sparigliare completamente le carte all’interno della galassia conservatrice italiana. Al centro della scena irrompe con forza l’ambizioso progetto politico di Futuro Nazionale, un movimento che si propone di raccogliere e rinvigorire l’eredità storica e valoriale della destra sociale, intrecciandola indissolubilmente con temi di strettissima attualità.
A certificare l’importanza strategica della piazza meneghina per questa nuova avventura politica sarà la prestigiosa presenza in città dell’Onorevole Gianni Alemanno, atteso sotto la Madonnina per un fine settimana denso di impegni pubblici e incontri a porte chiuse. L’ex sindaco di Roma e Ministro della Repubblica inaugurerà il suo tour milanese nella giornata di sabato, partecipando in prima linea a un attesissimo e serrato dibattito incentrato sul delicatissimo tema della riforma della giustizia in Italia. Un panel di altissimo profilo istituzionale e mediatico che lo vedrà confrontarsi apertamente sul palco con il noto giornalista Pietro Senaldi (condirettore di Libero) e con l’ex magistrato Luca Palamara, figura chiave per comprendere i complessi meccanismi e le contraddizioni del sistema giudiziario del nostro Paese.

Il lancio del candidato sindaco: il generale Carmine Burgio

Ma il vero fulcro politico della trasferta lombarda di Alemanno si svilupperà nel corso dell’intero weekend, lontano dai riflettori del dibattito sulla magistratura. L’Onorevole, infatti, dedicherà la stragrande maggioranza del suo preziosissimo tempo e delle sue energie politiche per sostenere ufficialmente e lanciare con forza la candidatura del generale Carmine Burgio, scelto come candidato sindaco per la città di Milano sotto il vessillo di Futuro Nazionale.
La scelta di affidarsi a un alto ufficiale dell’esercito per tentare la difficile conquista di Palazzo Marino non è affatto casuale, ma risponde a una precisa e inequivocabile richiesta di ordine, legalità e fermezza che sale prepotentemente dai quartieri periferici della metropoli lombarda, sempre più spesso ostaggio di microcriminalità e degrado urbano. In questa sua delicata missione di radicamento territoriale, Alemanno non sarà affatto solo. Ad accompagnarlo passo dopo passo ci sarà il suo storico amico fraterno e fidato referente lombardo, il monzese Lele Petrucci, figura politica di grandissima esperienza già nota alle cronache per aver ricoperto l’importante ruolo di coordinatore regionale per il movimento Indipendenza. A fare gli onori di casa e ad accogliere calorosamente la delegazione romana ci sarà anche un altro volto storico e carismatico della destra sociale lombarda (proveniente dalla lunga militanza nel MSI e in Alleanza Nazionale): l’avvocato milanese Renato Maturo, attuale e attivissimo presidente del comitato costituente “421” di Futuro Nazionale a Milano.

Il tridente della rivoluzione: Vannacci, Simoni e Alemanno

A blindare politicamente l’evento e a definire con assoluta chiarezza i contorni ideologici e strategici del nuovo movimento, ci ha pensato un’altra figura di spicco della galassia conservatrice settentrionale, la cui presenza a Milano è data per scontata: Roberto Jonghi Lavarini, noto negli ambienti politici con il pittoresco e celebre appellativo di “Barone Nero”.
Lavarini ha voluto tracciare una rotta netta e inequivocabile per il partito, rilasciando dichiarazioni che suonano come un vero e proprio manifesto fondativo. «La destra sociale di matrice storica missina non è una semplice corrente interna da tollerare, ma rappresenta indiscutibilmente l’anima vera e il cuore pulsante di Futuro Nazionale», ha precisato con la consueta schiettezza. Ma la vera forza d’urto del movimento, secondo Lavarini, risiede nella sua inedita e potentissima leadership tripartita. «Il trio composto dal generale Roberto Vannacci, da Massimiliano Simoni e da Gianni Alemanno è un formidabile tridente d’attacco che rivoluzionerà radicalmente le dinamiche della politica italiana nei prossimi anni». Una menzione particolare merita proprio Massimiliano Simoni, braccio destro fidato, storico amico e spin doctor del generale Vannacci. Simoni ricopre attualmente il ruolo di numero due assoluto di Futuro Nazionale in qualità di attivissimo coordinatore nazionale del partito e, come lo stesso Alemanno, Petrucci, Maturo e Jonghi Lavarini, vanta un pedigree politico inossidabile che affonda le sue profonde e orgogliose radici nella storia decennale del Movimento Sociale Italiano e di Alleanza Nazionale.

Il programma per Milano: ordine e welfare contro i radical chic

L’obiettivo di Futuro Nazionale per la corsa a Palazzo Marino, dunque, si delinea non come una semplice e banale testimonianza elettorale, ma come una proposta di governo della città a 360 gradi, capace di unire le classiche tematiche della destra conservatrice con una fortissima (e spesso trascurata) vocazione prettamente sociale.
A sintetizzare il programma che il candidato sindaco, il generale Burgio, porterà nelle strade e nelle piazze milanesi è stato ancora una volta Roberto Jonghi Lavarini, delineando una piattaforma che punta a scardinare il predominio della sinistra radical chic nei salotti buoni della metropoli per tornare a parlare alla pancia e ai bisogni reali del popolo lavoratore. «A Milano, ovviamente, serve con urgenza ripristinare ordine, pulizia e sicurezza nelle strade, restituendo i quartieri ai cittadini onesti», ha spiegato il Barone Nero, «ma questo non basta. Serve un’iniezione massiccia di giustizia sociale. Dobbiamo batterci per attuare riforme strutturali urgenti e concrete contro il dilagante carovita che strozza le famiglie, pretendere il potenziamento e il recupero dell’edilizia popolare, difendere strenuamente il sistema sanitario pubblico dalle privatizzazioni selvagge e migliorare l’efficienza dei trasporti locali per i pendolari». Un programma ambizioso che, partendo dalla storica base missina, si prepara a lanciare il guanto di sfida per la conquista di Milano.

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Politica

Rinascimento Nazionale rompe con Vannacci: “Siamo autonomi, non siamo sezioni di partito”

Continua il terremoto nella galassia della destra che orbita (o orbitava) attorno al Generale Vannacci! Dopo le roventi polemiche scoppiate in Liguria per le “sovrapposizioni” tra Futuro Nazionale e i neonati circoli culturali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il presidente Luca Sforzini rompe gli indugi e taglia i ponti gerarchici: “Non siamo le sezioni di un partito e non dipendiamo da Futuro Nazionale. Le due organizzazioni restano distinte”. Il Centro Studi accelera i tempi e annuncia per il 16 ottobre a Napoli la presentazione ufficiale della propria rete indipendente. L’obiettivo? Slegarsi dai partiti per creare un vero “think tank” che elabori le idee per una destra moderna e liberale, capace di affrontare i problemi del futuro (energia, intelligenza artificiale, sicurezza) senza rimanere ancorata alle nostalgie del Novecento. Leggi tutti i retroscena politici nel nostro ultimo articolo 👇

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Sforzini

Castello Sforzini (Alessandria) – Lo scacchiere politico della nascente e frastagliata destra extraparlamentare italiana continua a essere scosso da profondi assestamenti, polemiche roventi e improvvisi cambi di rotta. Dopo i recenti e clamorosi screzi burocratici e ideologici, la separazione consensuale ma non priva di attriti tra la galassia che fa capo al Generale Roberto Vannacci (riunita sotto l’insegna di Futuro Nazionale) e l’anima più intellettuale del movimento sembra essere ormai un dato di fatto irreversibile.
Ad accelerare bruscamente questo inesorabile processo di allontanamento è stato il Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’organizzazione culturale presieduta da Luca Sforzini, che ha deciso di scendere in campo in prima persona per rivendicare con orgoglio e senza mezzi termini la propria assoluta, totale e incrollabile indipendenza strutturale. L’occasione per mettere in chiaro le gerarchie (o meglio, l’assenza di esse) è scaturita dalle recentissime e infuocate polemiche divampate a Genova, dove in Liguria si era venuta a creare una fastidiosa e imbarazzante presunta “sovrapposizione” mediatica tra le strutture territoriali dei comitati di Futuro Nazionale e i neonati Circoli culturali appartenenti al Centro Studi. Di fronte a questo caos organizzativo, che rischiava di generare una pericolosissima confusione nella testa di militanti, simpatizzanti ed elettori, Sforzini ha deciso di premere il piede sull’acceleratore, annunciando una fitta e imminente campagna di presentazioni pubbliche della propria rete su scala nazionale, per ribadire la propria autonomia politica e finanziaria.

La presentazione di Napoli: il via ufficiale ai Circoli territoriali

Il punto di partenza ufficiale per questa imponente “marcia” di posizionamento sul territorio italiano sarà il capoluogo campano. Il prossimo venerdì 16 ottobre, con inizio previsto per le ore 15.30, la città di Napoli ospiterà infatti una grande conferenza stampa dedicata alla presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Come tengono a precisare con estrema pignoleria i vertici dell’associazione, non si tratterà del semplice e retorico annuncio della “nascita” di una nuova cellula, bensì della presentazione ufficiale di una macchina che è già perfettamente operativa e oliata da tempo. Durante l’atteso evento partenopeo verranno svelati pubblicamente i nomi dei responsabili territoriali, verranno illustrati nel dettaglio i complessi capisaldi organizzativi e le modalità di funzionamento interno, e verranno soprattutto lanciate le prime, incisive attività pubbliche destinate a smuovere il dibattito cittadino. «Attenzione però, la Campania non rappresenta affatto un episodio isolato o fine a se stesso», ha dichiarato con soddisfazione Luca Sforzini. «La verità è che i Circoli territoriali del Centro Studi sono già pronti, schierati e operativi in tutta Italia. Regione dopo regione, si presenteranno pubblicamente ai cittadini attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri referenti e dando contestualmente il definitivo avvio alle attività politiche e culturali sul proprio territorio di competenza».

Autonomia totale da Futuro Nazionale: “Le organizzazioni restano distinte”

Ma il vero nodo politico della questione, come accennato in apertura, resta il delicatissimo (e ormai logoro) rapporto di collaborazione con il movimento Futuro Nazionale, da cui Rinascimento intende smarcarsi in maniera netta ed elegante.
«Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre l’occasione d’oro per poter spiegare con ancora maggiore chiarezza e trasparenza la vera natura della nostra organizzazione agli occhi dell’opinione pubblica», ha continuato senza peli sulla lingua il presidente Sforzini. «Voglio che sia chiaro a tutti: i Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in via esclusiva ed escludente al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non siamo e non saremo mai dei comitati elettorali di Futuro Nazionale, non siamo semplici e ubbidienti sezioni di partito, non siamo strutture ombra o parallele di altre organizzazioni politiche e, soprattutto, non dipendiamo gerarchicamente da alcun soggetto politico esterno. È assolutamente vero, in passato il Centro Studi ha collaborato attivamente con Futuro Nazionale, e per un lungo e proficuo periodo ne è stato a tutti gli effetti il think tank di riferimento per l’elaborazione delle idee. Tuttavia, in quel periodo abbiamo sempre e comunque mantenuto una nostra piena, inattaccabile e totale autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Che singole persone o iscritti possano contemporaneamente appartenere a un partito e partecipare in totale libertà alle attività culturali di un centro studi non determina, e non determinerà mai, alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali, ma le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questo concetto valeva ieri, vale oggi e varrà naturalmente anche per tutti i Circoli che presenteremo nei prossimi mesi».

Una nuova destra per il XXI secolo: “Basta con le nostalgie del Novecento”

L’affondo finale di Luca Sforzini non è rivolto soltanto agli ex alleati e compagni di viaggio, ma traccia le coordinate ideologiche precise di quello che vuole essere il vero e ambizioso obiettivo del suo think tank: svecchiare e rivoluzionare il polveroso panorama del conservatorismo italiano.
«Rinascimento Nazionale non è un circoletto chiuso, ma vuole essere un grande e accogliente luogo di aggregazione nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro», ha concluso Sforzini. L’identikit programmatico tracciato dal Centro Studi è quello di un’officina del pensiero dedicata alla creazione di una proposta politica per una vera e moderna “destra del XXI secolo”. Una destra che si definisce fieramente nazionale ma allo stesso tempo intrinsecamente liberale, convintamente occidentale, favorevole a uno Stato forte nel garantire le sue funzioni essenziali, ma diametralmente e ferocemente contraria al concetto opprimente di “Stato etico”. Le vere sfide che i Circoli intendono affrontare sui territori non riguardano le vecchie battaglie ideologiche, ma i problemi reali e impellenti della società contemporanea: sicurezza urbana, gestione severa dell’immigrazione, contrasto al progressivo impoverimento della classe media, valorizzazione ferrea del merito, indipendenza ed energia, e la titanica sfida lanciata dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza Artificiale. «Vogliamo affrontare le enormi e rapide trasformazioni dell’Occidente guardando avanti, senza passare il nostro tempo a cercare continuamente le risposte ai problemi del futuro scavando nelle ideologie o nelle tristi nostalgie del Novecento. Noi partiamo da Napoli, ma la nostra rete culturale e politica è già in marcia».

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Politica

La settima arte come scudo dell’identità nazionale e motore di occupazione stanziale: Fabio Rampelli blinda il cinema italiano alla Camera dei Deputati

La settima arte si prende il centro della scena a Montecitorio e il domani della cultura italiana ritrova il suo scudo economico e identitario più forte! Il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), è intervenuto al convegno “Dove va il cinema?” presso la Sala della Regina per blindare il ruolo macroeconomico della filmografia nazionale. Rampelli definisce il cinema come una straordinaria “catena del valore” capace di generare occupazione stabile e risposte flessibili per maestranze, tecnici e comparse, esigendo il rilancio monumentale di Cinecittà. Citando il mito di Ricciotto Canudo e parafrasando Federico Fellini, l’esponente di governo lancia un manifesto iper-emotivo e gratuito contro l’asfissia degli schermi digitali: “Il cinema è una grande industria dello Stato che invece di fabbricare microchip produce le immagini con cui vestire i sentimenti umani”. Tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Rampelli

Roma – Una luce dorata e travolgente si propaga dagli schermi cinematografici per farsi pilastro della memoria collettiva dello Stato, trasformando le pellicole d’autore in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed educazione permanente al bello. La settima arte, quando sa spogliarsi dei vecchi e asettici cliché industriali della finzione commerciale e dei filtri digitali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare e vestire i sentimenti profondi dell’essere umano, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione globale. Nella giornata di oggi, martedì 22 settembre 2026, i solenni e monumentali spazi della Sala della Regina a Montecitorio hanno ospitato un imponente e attesissimo incontro istituzionale d’alto profilo macroeconomico: nell’indirizzo di saluti elargito per l’apertura del convegno ‘Dove va il cinema?’, il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli (esponente d’élite di Fratelli d’Italia), ha tracciato una fitta e trasparente requisitoria a difesa della produzione audiovisiva tricolore, blindando il valore strategico del comparto, taccuino alla mano e passioni calde.

L’affondo dell’esponente di primo piano della destra italiana non lascia spazio a filtri protettivi o a ipocrisie interpretative, collocando lo stanziamento per la filmografia tra i requisiti irrinunciabili per la proiezione internazionale della penisola nel mondo. Secondo la saggistica programmatica illustrata dal vicepresidente, il cinema non può e non deve essere ridotto e confinato alla sola Categoria del mero intrattenimento passivo per i passeggeri del tempo libero. Al contrario, esso costituisce una complessa e rigorosa catena del valore, un reticolo economico stanziale d’avanguardia in grado di generare contratti di lavoro stabili e risposte flessibili contro la crisi occupazionale rionale, valorizzando il merito dei nostri creativi ed evitando il doloroso esodo delle migliori intelligenze artistiche dello Stato verso le scuderie estere.

Il rilancio di Cinecittà e la tutela delle maestranze: l’imperito dell’industria

Il cuore pulsante dell’intervento di Fabio Rampelli alla Camera dei Deputati ha messo a terra un programma strategico e pluriennale volto a coniugare l’onestà delle idee poetiche alla solidità dei fatturati industriali. I Criteri di sviluppo del settore devono saper garantire in totale trasparenza la sicurezza salariale e la coesione sociale di tutte le componenti della filiera: dalle grandi case di produzione fino alle tute blu dei set, ai tecnici del suono, ai direttori della fotografia, alle comparse e alle centinaia di piccole e medie aziende artigiane dei rioni storici che collaborano all’allestimento delle scene. Un ruolino di marcia serrato che vede come asse centrale il definitivo e monumentale rilancio dei mitici laboratori di Cinecittà, la fabbrica dei sogni romana andata rubata negli occhi del cinema mondiale, che lo Stato ha il dovere civile di proteggere millimetricamente dalle nevrosi dei tagli di spesa.

I dati economici del comparto parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’Italia ha il dovere morale di rimanere all’altezza della propria gloriosa e duratura tradizione artistica. Rampelli ha rievocato con finezza saggistica la definizione coniata nei primi del Novecento dal celebre critico Ricciotto Canudo, celebrando il cinema come l’ultima arte, la miracolosa e geometrica summa di tutte le altre discipline umane, dalla letteratura all’architettura, fino alla pittura e alla musica. Un interplay espressivo totale e privo di barriere economiche capace, per usare le parole di un visual anchor immortale del calibro di Federico Fellini, di stabilire un dialogo intimo e diretto con il divino, scacciando l’asfissia protettiva e l’isolamento della vita quotidiana, sintonizzando le scadenze della cultura sulla frequenza del genio italico.

I sentimenti al posto dei microchip: il manifesto di Rampelli a Montecitorio

Il segmento finale della requisitoria firmata dal leader di Fratelli d’Italia si è convertito in una spavalda e sfolgorante riflessione sulla transizione digitale del 2026, abbattendo gli smartphone del conformismo imperante per rimettere al centro il benessere collettivo dell’anima. Il cinema viene radiografato da Rampelli come un’imponente e accogliente industria nazionale dello spirito che, in netta controtendenza rispetto alla fredda e asettica produzione di microchip e algoritmi artificiali della meccatronica transnazionale, possiede l’eccezionale compito etico di fabbricare le immagini e le storie con cui vestire e curare le fragilità e la solitudine della condizione umana contemporanea.

I verbali del convegno sono chiusi, le bozze degli interventi sigillate e i controlli sui futuri investimenti ministeriali della neonata Abruzzo e Lazio Film Commission attivati per l’autunno. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a riempire le poltrone di una vecchia sala rionale della vostra città: riscoprirete che finché ci sarà un regista capace di proiettare sul grande schermo un brivido di pura onestà e bellezza, il domani della nostra nazione sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. L’appuntamento con la magia dello schermo è cominciato, ed è un viaggio meraviglioso che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Guai per Vannacci sul nome del partito, Sforzini attacca: “Cacci via le cornacchie nere”

Brutta tegola europea per Roberto Vannacci! L’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha infatti bloccato l’utilizzo del marchio “Futuro Nazionale”, dando ragione al ricorso per plagio semantico presentato dall’associazione “Nazione Futura”. Approfittando del pasticcio burocratico, Luca Sforzini (presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha lanciato una clamorosa e sarcastica provocazione al Generale: “Siamo pronti a prestargli il nostro simbolo, ma a una condizione: che prenda una gomma gigante e cancelli tutto il suo sciagurato programma filorusso e statalista”. Sforzini ha poi sferrato un attacco durissimo al “cerchio magico” di consiglieri (la vecchia guardia missina) che circonda l’eurodeputato: “Vannacci si sieda al tavolo con noi, ma lasci a casa le sue ‘cornacchie nere’, non sapremmo che farcene”. Leggi tutti i retroscena di questa rovente spaccatura a destra nel nostro approfondimento 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – La strada per la costruzione e il consolidamento di un nuovo soggetto politico, soprattutto all’interno della frastagliata e litigiosa galassia della destra conservatrice italiana, si sta rivelando irta di ostacoli, imprevisti burocratici e velenosissimi scambi di battute al vetriolo. A finire improvvisamente nell’occhio del ciclone mediatico e istituzionale è il tanto chiacchierato movimento Futuro Nazionale, la nuova e ambiziosa creatura politica che gravita attorno all’ingombrante e mediatica figura del generale Roberto Vannacci.
La doccia fredda per l’alto ufficiale e per il suo cerchio magico di fidati consiglieri è arrivata direttamente dai gelidi uffici di Bruxelles, scatenando le ironie pungenti dei rivali politici. L’EUIPO (ovvero l’autorevole Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, l’ente che gestisce i marchi comunitari) ha infatti clamorosamente ammesso e ritenuto valida l’opposizione formale presentata dal movimento Nazione Futura contro la registrazione del nome e del simbolo di Futuro Nazionale, a causa dell’evidente e quasi totale sovrapposizione semantica tra i due brand. Un intoppo legale e burocratico non di poco conto che rischia di bloccare la campagna acquisti del Generale, costringendolo a rivedere in fretta e furia l’intera immagine coordinata della sua neonata associazione politica.

Il pasticcio del marchio e la velenosa ironia di Sforzini

Di fronte a questo inaspettato scivolone burocratico del raggruppamento di Vannacci, le reazioni nel mondo della destra non si sono fatte attendere. La stoccata più feroce, sarcastica e politicamente letale è arrivata senza mezzi termini da Luca Sforzini, vulcanico e intellettuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Approfittando del momentaneo disorientamento dei vertici di Futuro Nazionale per la bocciatura europea del simbolo, Sforzini ha deciso di affondare il colpo lanciando una provocazione politica destinata a far rumore. «Abbiamo appreso dalla stampa che l’EUIPO ha bloccato il nome scelto da Vannacci», ha esordito il presidente del Centro Studi con finta e ostentata diplomazia, «e poiché noi intendiamo volare sempre ben al di sopra delle piccole incomprensioni e delle inimicizie di palazzo, ci teniamo a segnalare pubblicamente all’Onorevole Vannacci che, qualora si trovasse nell’urgenza e nella necessità di cercare un nuovo nome per il suo raggruppamento, quello di “Rinascimento Nazionale” è a sua completa disposizione». Un’offerta di “soccorso” chiaramente intrisa di pungente ironia, che ha immediatamente fatto da preludio a un durissimo attacco frontale alle fondamenta stesse del progetto politico dell’europarlamentare.

Lo scontro totale sul programma: il nodo di Mosca e Pechino

L’offerta del marchio, infatti, si è rivelata fin dalle primissime battute un abile Cavallo di Troia per demolire, punto per punto, l’impostazione ideologica del partito di Vannacci. «Logo, simbolo e denominazione glieli prestiamo volentieri e sono disponibili senza alcuna difficoltà», ha continuato inesorabile Luca Sforzini, «ma c’è soltanto una piccola, piccolissima clausola da rispettare. Una clausola che noi, non avendo spiccate tendenze stataliste in economia e non nutrendo particolari ed esotiche fascinazioni politiche per i regimi di Mosca e Pechino, ci rifiutiamo di definire “linea rossa”, a differenza di come invece ama fare il Generale».
La condizione posta da Sforzini per cedere il simbolo non lascia scampo a compromessi: Vannacci dovrebbe letteralmente stracciare, cancellare e riscrivere da zero l’intero impianto valoriale del suo neonato movimento. «Prima di ogni accordo», ha intimato Sforzini, «dovremmo rivedere in maniera dettagliata e certosina lo sciagurato programma politico di Futuro Nazionale, nonché la sua altrettanto sciagurata e pericolosa postura strategica sia in politica interna che sullo scacchiere internazionale». L’accusa mossa al Generale è chiara: la sua eccessiva vicinanza a posizioni antieuropeiste radicali e la sua ambiguità geopolitica nei confronti della Russia di Putin e della Cina rappresentano un ostacolo insormontabile per chi, come Sforzini, difende una visione più occidentale e liberale.

L’attacco finale: via i consiglieri e le “cornacchie nere”

Ma il vero bersaglio dell’invettiva lanciata dal presidente di Rinascimento Nazionale non è soltanto Vannacci, bensì la variegata corte dei miracoli che circonda e consiglia quotidianamente l’eurodeputato. Il riferimento, tutt’altro che velato, è alla vecchia guardia della destra sociale e missina (figure come Alemanno o esponenti noti come il “Barone Nero” Jonghi Lavarini) che si stanno rapidamente accasando sotto l’ombrello di Futuro Nazionale.
Sforzini definisce il programma del Generale come «brillantemente elaborato con l’esclusivo contributo dei suoi fidi e acuti consiglieri, comunemente denominati “Cornacchie nere”». Una definizione lapidaria e sprezzante che traccia un solco incolmabile all’interno della stessa area culturale. La chiosa del comunicato è una sfida aperta: «Insomma, sul simbolo possiamo tranquillamente trovare un accordo. Sul contenuto, purtroppo, c’è parecchio da lavorare. Se Vannacci fosse disponibile a un bagno di umiltà, il tavolo è aperto. Lui porti solo una gomma da cancellare abbastanza grande per radere al suolo il suo programma. Ma le “Cornacchie nere” le lasci a casa, di loro non sapremmo davvero che farcene». La guerra fredda a destra è ufficialmente dichiarata.

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