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Politica

Condanna Marco Nonno, Laboccetta (Polo Sud): “Pesa il silenzio del partito, di cosa hanno paura?”

La recentissima condanna inflitta a Marco Nonno ha scatenato un vero e proprio terremoto politico a Napoli, innescando la reazione furiosa e al vetriolo dell’onorevole Amedeo Laboccetta (Polo Sud). “Una condanna ingiusta e vergognosa. Marco Nonno ha già scontato 18 anni di gogna mediatica, demonizzazione e supplizio per le vicende di Pianura”, ha tuonato Laboccetta, rilanciando prepotentemente la necessità di inserire la responsabilità civile dei magistrati nell’agenda del Governo. Ma l’attacco più duro dell’esponente politico è riservato ai vertici del suo stesso schieramento e agli alleati. Laboccetta accusa apertamente i vertici (da Giorgia Meloni in giù) di aver lasciato solo Marco Nonno senza esprimere una parola pubblica di conforto o di critica verso le scelte del Tribunale. “Pesa il silenzio del partito ai massimi livelli”, ha concluso polemicamente, “di cosa hanno tanta paura? Temono forse di metterci la faccia per criticare i giudici?”. Leggi l’affondo completo nell’articolo 👇

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Amedeo Laboccetta

Napoli – Le aule dei tribunali si intrecciano inesorabilmente e ancora una volta, in maniera dirompente e polemica, con le trame infuocate della politica campana e nazionale. La recentissima pronuncia giudiziaria che ha formalmente sancito la condanna ai danni di Marco Nonno sta infatti generando una vera e propria bufera mediatica e istituzionale all’interno degli schieramenti, portando a galla tensioni mai sopite.
A scendere prepotentemente in campo per difendere l’esponente politico e per attaccare a testa bassa l’operato della magistratura (nonché l’atteggiamento giudicato troppo morbido e silente da parte dei vertici del proprio stesso schieramento) è l’onorevole Amedeo Laboccetta, vulcanico presidente di Polo Sud. Attraverso una durissima e al vetriolo nota diffusa alla stampa locale e nazionale, Laboccetta ha tracciato un quadro a tinte foschissime della situazione giudiziaria italiana, parlando apertamente e senza mezzi termini di una condanna da ritenersi “totalmente ingiusta e assolutamente vergognosa”. L’analisi del politico napoletano non si ferma però alla semplice solidarietà di facciata o alla critica dell’ultima sentenza in ordine di tempo, ma affonda il bisturi in una piaga processuale, umana e politica che si trascina stancamente e dolorosamente da quasi due decenni, logorando la vita pubblica e privata dell’imputato e sollevando gravissimi interrogativi sul funzionamento stesso della complessa e farraginosa macchina della giustizia italiana.

Diciotto anni di gogna: la ferita aperta del quartiere Pianura

Il cuore pulsante e sanguinante della dura e articolata requisitoria politica dell’onorevole Laboccetta risiede proprio nell’estenuante e intollerabile tempistica cronologica che ha caratterizzato l’intera, macroscopica vicenda giudiziaria.
«Adesso, come purtroppo da triste copione in queste circostanze, tutti correranno ipocritamente a dare in privato una pacca consolatoria sulle spalle al buon Marco Nonno per questa condanna ingiusta e vergognosa. Ma la cruda e amara verità dei fatti è purtroppo un’altra, ed è sotto gli occhi di tutti», esordisce con fermezza il presidente di Polo Sud. «Marco Nonno ha infatti già scontato, sulla propria pelle, la bellezza di 18 lunghissimi anni di vero e proprio supplizio umano, di incessante gogna mediatica, di feroce demonizzazione pubblica e di inaccettabile criminalizzazione a mezzo stampa». Il riferimento storico e temporale è chiarissimo e riporta le lancette dell’orologio indietro nel tempo, alle infuocate e drammatiche vicende che, per quasi vent’anni, hanno indissolubilmente circondato e stritolato la figura pubblica di Marco Nonno, la serenità della sua famiglia e le sorti dell’intero e popoloso Quartiere di Pianura a Napoli (epicentro, all’epoca, della devastante e famosa crisi dello smaltimento dei rifiuti campani e delle conseguenti, durissime proteste di piazza). «Questo è il vero, indicibile dramma umano di questa nazione. E questa, signori, non può e non deve essere definita Giustizia in un Paese civile», ha sentenziato Laboccetta, ponendo l’accento sulle drammatiche e irreversibili conseguenze psicologiche e professionali che un iter processuale così estenuante produce inevitabilmente sulla vita di un cittadino, a prescindere dall’esito finale della sentenza.

La persecuzione giudiziaria: quanti politici fermati dai tribunali?

L’affondo dell’onorevole si allarga poi a macchia d’olio, trasformando il caso specifico di Marco Nonno in un vero e proprio e pesante atto d’accusa contro un presunto “sistema” giudiziario e mediatico operante sul territorio nazionale.
«La domanda sorge davvero spontanea: quanti altri anni ancora dovrà pazientemente aspettare il povero Marco Nonno per poter finalmente vedere riconosciuta la sua totale e adamantina innocenza nelle aule di giustizia?», si interroga retoricamente Laboccetta. «Un’innocenza che, tra le altre cose, è ben nota, chiara e palese a tutti i cittadini napoletani che ricordano oggi con grandissima e lucida onestà intellettuale la genesi e lo sviluppo di quella terribile e complessa vicenda di piazza. Ma la riflessione politica deve spingersi molto oltre. Quanti altri gravissimi casi di questo tipo sono passati impunemente sotto i nostri occhi in questi ultimi decenni? Quanti promettenti e onesti politici sono stati bloccati, infangati e definitivamente fermati nelle loro carriere dal circuito mediatico giudiziario, un tritacarne rivelatosi spesso crudele, inesorabile e perverso? La lista delle vittime eccellenti, soprattutto per quanto riguarda la regione Campania, è purtroppo estremamente lunga e dolorosa». Un teorema, quello dell’uso politico e “distruttivo” della giustizia nei confronti della classe dirigente eletta dal popolo, che Laboccetta cavalca con decisione, ergendosi a paladino del garantismo più assoluto e intransigente contro gli eccessi delle inchieste giudiziarie che durano decenni senza mai giungere a un rapido e giusto verdetto definitivo.

Il tema scottante della responsabilità civile dei magistrati

Da questa feroce e accorata disamina degli errori del sistema processuale, il presidente di Polo Sud fa scaturire una precisissima e dirompente proposta legislativa, destinata inevitabilmente a far discutere i palazzi romani.
Secondo Laboccetta, infatti, l’intera e spinosissima questione dei tempi biblici dei processi e dei presunti accanimenti giudiziari ai danni degli amministratori pubblici non può più essere derubricata a semplice e fisiologico incidente di percorso. «Ed è proprio alla luce di tutti questi macroscopici e irrisolti disastri giudiziari», sottolinea il politico, «che il gigantesco e imprescindibile tema della totale e diretta responsabilità civile dei giudici e dei magistrati dovrà prestissimo e inevitabilmente rientrare a pieno titolo e con massima urgenza nell’agenda operativa del Governo nazionale». Chi sbaglia sulla pelle e sulla vita dei cittadini e dei politici, insomma, secondo Polo Sud deve risponderne non solo moralmente e disciplinarmente, ma anche civilmente ed economicamente in prima persona, ponendo fine a un regime di totale e inaccettabile intoccabilità corporativa che ha spesso caratterizzato le carriere dei magistrati italiani anche di fronte alle più evidenti e clamorose débâcle processuali.

L’attacco ai vertici del partito: “Di cosa hanno tanta paura?”

L’ultima e forse più velenosa e inaspettata bordata polemica, tuttavia, Amedeo Laboccetta non la riserva ai giudici inquirenti, bensì proprio ai vertici romani e nazionali del proprio stesso schieramento politico di centrodestra.
In chiusura di comunicato, infatti, l’esponente di Polo Sud punta apertamente e coraggiosamente il dito contro il vertiginoso silenzio istituzionale piombato come una pesante cappa di piombo sulla delicata vicenda della condanna di Marco Nonno. «Quello che onestamente stupisce di più e che lascia letteralmente interdetti in queste ore, è che l’intero Partito, ai suoi primissimi e massimi livelli direttivi (dalla premier Giorgia Meloni in giù), sia rimasto nel più totale e assoluto silenzio istituzionale. Non si è letta né ascoltata una sola, singola parola pubblica di vicinanza e di conforto umano nei confronti di Nonno, così come non si è levata alcuna parola di aspro e doveroso biasimo nei confronti dell’operato disastroso della magistratura campana. E, cosa ancor più grave», conclude un amareggiato Laboccetta, «persino i nostri più storici e stretti alleati di governo tacciono clamorosamente sull’argomento, salvo rarissime e isolate voci fuori dal coro. Temono forse tutti, per qualche oscuro motivo di realpolitik, di metterci la faccia politicamente? Hanno forse paura delle ritorsioni per contestare apertamente a viso aperto una condanna oggettivamente e fattualmente sbagliata e iniqua emessa dai Giudici?». Interrogativi pesanti come macigni, che rischiano di aprire una profonda e dolorosissima crepa nel muro di granitica compattezza esibito fino a oggi dal centrodestra nei rapporti interni e in quelli, da sempre tesi e problematici, con la magistratura italiana.

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Politica

Rinascimento Nazionale sbarca in Campania: a Napoli la presentazione della rete di Sforzini

Il Centro Studi “Rinascimento Nazionale”, guidato da Luca Sforzini, rompe gli indugi e si prepara a lanciare pubblicamente la sua potentissima rete territoriale in tutta Italia! Si parte venerdì 16 ottobre alle 15:30 da Napoli, con la presentazione ufficiale del Circolo della Campania. Dopo le pretestuose polemiche divampate in Liguria, Sforzini chiarisce una volta per tutte la netta separazione dal partito Futuro Nazionale: “I nostri Circoli sono autonomi, non sono comitati di partito né dipendono da altri. Le organizzazioni restano rigidamente distinte”. Il think tank si candida a diventare il vero e proprio motore intellettuale di una destra moderna, liberale e occidentale, pronta ad affrontare le sfide dell’immigrazione, dell’intelligenza artificiale e del merito, rifiutando categoricamente le “sterili nostalgie del Novecento”. Scopri tutti i dettagli politici e la visione del presidente Sforzini nel nostro esclusivo approfondimento 👇

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Sforzini

Napoli – Il panorama politico e culturale italiano si arricchisce di un nuovo, ambizioso e capillarmente organizzato protagonista. Dopo mesi di intenso e silenzioso lavoro dietro le quinte per strutturare una solida intelaiatura a livello regionale e provinciale, il Centro Studi Rinascimento Nazionale, guidato con fermezza dal presidente Luca Sforzini, ha ufficialmente deciso di uscire allo scoperto e di mostrare pubblicamente la propria muscolatura organizzativa.
La decisione di accelerare i tempi della presentazione pubblica dell’intera organizzazione territoriale nazionale non nasce a caso, ma è stata fortemente stimolata dalle recenti e accese polemiche divampate a Genova. In terra ligure, infatti, si era sollevato un fastidioso e pretestuoso polverone mediatico in merito a delle presunte e inesistenti “sovrapposizioni” operative tra le neonate strutture territoriali di Futuro Nazionale e i Circoli indipendenti del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Per spazzare via ogni residuo dubbio, evitare strumentalizzazioni giornalistiche e marcare una nettissima linea di demarcazione politica e gestionale, i vertici del think tank hanno rotto gli indugi. La prima e attesissima tappa di questo grande tour di disvelamento nazionale andrà in scena nel cuore del Mezzogiorno: venerdì 16 ottobre, a partire dalle ore 15:30, la città di Napoli ospiterà la conferenza stampa di presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non si tratterà, tengono a precisare gli organizzatori, del semplice annuncio della genesi di un comitato locale, bensì della vera e propria ostensione ufficiale di una macchina già perfettamente oliata: durante l’evento partenopeo verranno infatti resi noti i nomi dei responsabili, i capisaldi organizzativi, le rigide modalità di funzionamento interno e il fittissimo calendario delle prime attività pubbliche sul territorio.

Nessuna sovrapposizione con Futuro Nazionale: l’autonomia dei Circoli

Il presidente Luca Sforzini ha colto l’occasione del lancio campano per fare un’operazione di assoluta chiarezza strutturale, spegnendo sul nascere qualsiasi tipo di fraintendimento o dietrologia politica.
«La Campania non rappresenta in alcun modo un episodio isolato o uno scatto in avanti non concordato», ha precisato Sforzini con toni perentori. «I Circoli territoriali del Centro Studi sono, in realtà, già pronti e operativi in tutta Italia. Da questo momento in poi, regione dopo regione, si presenteranno progressivamente e pubblicamente attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri responsabili locali e dando contestualmente avvio alle innumerevoli attività sui rispettivi territori». L’incidente diplomatico ligure, paradossalmente, si è trasformato in un clamoroso assist per ribadire la totale autonomia dell’ente. «Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre anzi la ghiottissima occasione per spiegare a tutti, con ancora maggiore forza e chiarezza, la natura intrinseca di questa nostra organizzazione. I Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in modo esclusivo e insindacabile al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Voglio che sia chiaro: non sono e non saranno mai comitati di Futuro Nazionale, non sono sezioni di alcun partito politico, non sono strutture parallele o satelliti di altre organizzazioni e, soprattutto, non dipendono gerarchicamente da alcun soggetto esterno a noi».

Il distacco e l’identità: le appartenenze restano individuali

La storia recente aveva effettivamente visto il think tank di Sforzini orbitare intorno all’universo politico di Futuro Nazionale, fornendo un apporto intellettuale di primissimo livello, ma il presidente ci tiene a sottolineare come i confini operativi siano sempre stati nettamente delineati e rispettati.
«È innegabile che il Centro Studi abbia collaborato proficuamente con Futuro Nazionale e che, per un certo periodo di tempo, ne sia stato il think tank di riferimento assoluto», ammette candidamente Sforzini. «Tuttavia, mantenendo fede ai nostri principi fondativi, abbiamo sempre mantenuto una nostra piena, totale e intoccabile autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Ed è proprio grazie a questa inossidabile autonomia che oggi la nostra rete territoriale è in grado di proseguire il proprio percorso in modo indipendente, senza subire alcuna soluzione di continuità, rilanciando anzi la propria azione con ancora maggior forza e determinazione». Sforzini chiarisce poi un concetto giuridico e politico elementare, spesso ignorato dai detrattori: «Il fatto che singole persone fisiche possano contemporaneamente possedere la tessera di un partito e, al tempo stesso, partecipare attivamente alle lodevoli attività culturali di un centro studi, non determina assolutamente alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali. Le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questa è una regola aurea che valeva ieri, che vale rigorosamente oggi e che varrà, naturalmente, anche per tutti gli altri Circoli che presenteremo nelle prossime settimane».

Una destra per il XXI secolo: oltre le nostalgie del Novecento

Ma qual è, nel concreto, l’offerta politica e il retroterra ideologico che Rinascimento Nazionale intende portare all’attenzione dell’elettorato e della classe dirigente italiana? Sforzini delinea il ritratto di un think tank modernissimo, pragmatico e proiettato inesorabilmente verso le sfide del futuro.
«Noi non stiamo iniziando oggi a costruire una rete nazionale, perché questa rete esiste ed è già viva. Ora cominciamo semplicemente a renderla pubblicamente visibile», spiega il presidente. Il manifesto politico è tanto chiaro quanto ambizioso: «Rinascimento Nazionale vuole essere un grande hub, un luogo fisico e intellettuale nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro. Ciò che deve accomunarle è la granitica volontà di elaborare e proporre al Paese un’agenda per una vera destra del XXI secolo». Sforzini rifiuta categoricamente l’etichetta di conservatorismo polveroso, delineando i tratti di un movimento «nazionale e liberale, fermamente occidentale, forte nel garantire le funzioni essenziali dello Stato ma ferocemente contraria all’imposizione di uno Stato etico». L’agenda tematica è vastissima e fissa le vere urgenze del domani: «Dobbiamo essere capaci di affrontare di petto questioni vitali come la sicurezza urbana, la gestione dei flussi di immigrazione, il progressivo impoverimento della nostra classe media, la premialità del merito scolastico e lavorativo, la valorizzazione delle nostre eccellenze, la crisi dell’energia, lo sviluppo della tecnologia e le immense sfide etiche dell’intelligenza artificiale. Tutto questo», conclude causticamente Sforzini, «bisogna farlo guardando avanti, senza cercare continuamente in maniera patetica nel Novecento o nelle vuote nostalgie del passato le risposte ai complessi problemi del futuro. Partiamo da Napoli e conquisteremo presto le altre regioni. Non apriamo sezioni di partito, sveliamo una rete autonoma già grande e matura».

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Politica

Rinascimento Nazionale rompe con Vannacci: “Siamo autonomi, non siamo sezioni di partito”

Continua il terremoto nella galassia della destra che orbita (o orbitava) attorno al Generale Vannacci! Dopo le roventi polemiche scoppiate in Liguria per le “sovrapposizioni” tra Futuro Nazionale e i neonati circoli culturali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il presidente Luca Sforzini rompe gli indugi e taglia i ponti gerarchici: “Non siamo le sezioni di un partito e non dipendiamo da Futuro Nazionale. Le due organizzazioni restano distinte”. Il Centro Studi accelera i tempi e annuncia per il 16 ottobre a Napoli la presentazione ufficiale della propria rete indipendente. L’obiettivo? Slegarsi dai partiti per creare un vero “think tank” che elabori le idee per una destra moderna e liberale, capace di affrontare i problemi del futuro (energia, intelligenza artificiale, sicurezza) senza rimanere ancorata alle nostalgie del Novecento. Leggi tutti i retroscena politici nel nostro ultimo articolo 👇

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Sforzini

Castello Sforzini (Alessandria) – Lo scacchiere politico della nascente e frastagliata destra extraparlamentare italiana continua a essere scosso da profondi assestamenti, polemiche roventi e improvvisi cambi di rotta. Dopo i recenti e clamorosi screzi burocratici e ideologici, la separazione consensuale ma non priva di attriti tra la galassia che fa capo al Generale Roberto Vannacci (riunita sotto l’insegna di Futuro Nazionale) e l’anima più intellettuale del movimento sembra essere ormai un dato di fatto irreversibile.
Ad accelerare bruscamente questo inesorabile processo di allontanamento è stato il Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’organizzazione culturale presieduta da Luca Sforzini, che ha deciso di scendere in campo in prima persona per rivendicare con orgoglio e senza mezzi termini la propria assoluta, totale e incrollabile indipendenza strutturale. L’occasione per mettere in chiaro le gerarchie (o meglio, l’assenza di esse) è scaturita dalle recentissime e infuocate polemiche divampate a Genova, dove in Liguria si era venuta a creare una fastidiosa e imbarazzante presunta “sovrapposizione” mediatica tra le strutture territoriali dei comitati di Futuro Nazionale e i neonati Circoli culturali appartenenti al Centro Studi. Di fronte a questo caos organizzativo, che rischiava di generare una pericolosissima confusione nella testa di militanti, simpatizzanti ed elettori, Sforzini ha deciso di premere il piede sull’acceleratore, annunciando una fitta e imminente campagna di presentazioni pubbliche della propria rete su scala nazionale, per ribadire la propria autonomia politica e finanziaria.

La presentazione di Napoli: il via ufficiale ai Circoli territoriali

Il punto di partenza ufficiale per questa imponente “marcia” di posizionamento sul territorio italiano sarà il capoluogo campano. Il prossimo venerdì 16 ottobre, con inizio previsto per le ore 15.30, la città di Napoli ospiterà infatti una grande conferenza stampa dedicata alla presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Come tengono a precisare con estrema pignoleria i vertici dell’associazione, non si tratterà del semplice e retorico annuncio della “nascita” di una nuova cellula, bensì della presentazione ufficiale di una macchina che è già perfettamente operativa e oliata da tempo. Durante l’atteso evento partenopeo verranno svelati pubblicamente i nomi dei responsabili territoriali, verranno illustrati nel dettaglio i complessi capisaldi organizzativi e le modalità di funzionamento interno, e verranno soprattutto lanciate le prime, incisive attività pubbliche destinate a smuovere il dibattito cittadino. «Attenzione però, la Campania non rappresenta affatto un episodio isolato o fine a se stesso», ha dichiarato con soddisfazione Luca Sforzini. «La verità è che i Circoli territoriali del Centro Studi sono già pronti, schierati e operativi in tutta Italia. Regione dopo regione, si presenteranno pubblicamente ai cittadini attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri referenti e dando contestualmente il definitivo avvio alle attività politiche e culturali sul proprio territorio di competenza».

Autonomia totale da Futuro Nazionale: “Le organizzazioni restano distinte”

Ma il vero nodo politico della questione, come accennato in apertura, resta il delicatissimo (e ormai logoro) rapporto di collaborazione con il movimento Futuro Nazionale, da cui Rinascimento intende smarcarsi in maniera netta ed elegante.
«Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre l’occasione d’oro per poter spiegare con ancora maggiore chiarezza e trasparenza la vera natura della nostra organizzazione agli occhi dell’opinione pubblica», ha continuato senza peli sulla lingua il presidente Sforzini. «Voglio che sia chiaro a tutti: i Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in via esclusiva ed escludente al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non siamo e non saremo mai dei comitati elettorali di Futuro Nazionale, non siamo semplici e ubbidienti sezioni di partito, non siamo strutture ombra o parallele di altre organizzazioni politiche e, soprattutto, non dipendiamo gerarchicamente da alcun soggetto politico esterno. È assolutamente vero, in passato il Centro Studi ha collaborato attivamente con Futuro Nazionale, e per un lungo e proficuo periodo ne è stato a tutti gli effetti il think tank di riferimento per l’elaborazione delle idee. Tuttavia, in quel periodo abbiamo sempre e comunque mantenuto una nostra piena, inattaccabile e totale autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Che singole persone o iscritti possano contemporaneamente appartenere a un partito e partecipare in totale libertà alle attività culturali di un centro studi non determina, e non determinerà mai, alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali, ma le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questo concetto valeva ieri, vale oggi e varrà naturalmente anche per tutti i Circoli che presenteremo nei prossimi mesi».

Una nuova destra per il XXI secolo: “Basta con le nostalgie del Novecento”

L’affondo finale di Luca Sforzini non è rivolto soltanto agli ex alleati e compagni di viaggio, ma traccia le coordinate ideologiche precise di quello che vuole essere il vero e ambizioso obiettivo del suo think tank: svecchiare e rivoluzionare il polveroso panorama del conservatorismo italiano.
«Rinascimento Nazionale non è un circoletto chiuso, ma vuole essere un grande e accogliente luogo di aggregazione nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro», ha concluso Sforzini. L’identikit programmatico tracciato dal Centro Studi è quello di un’officina del pensiero dedicata alla creazione di una proposta politica per una vera e moderna “destra del XXI secolo”. Una destra che si definisce fieramente nazionale ma allo stesso tempo intrinsecamente liberale, convintamente occidentale, favorevole a uno Stato forte nel garantire le sue funzioni essenziali, ma diametralmente e ferocemente contraria al concetto opprimente di “Stato etico”. Le vere sfide che i Circoli intendono affrontare sui territori non riguardano le vecchie battaglie ideologiche, ma i problemi reali e impellenti della società contemporanea: sicurezza urbana, gestione severa dell’immigrazione, contrasto al progressivo impoverimento della classe media, valorizzazione ferrea del merito, indipendenza ed energia, e la titanica sfida lanciata dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza Artificiale. «Vogliamo affrontare le enormi e rapide trasformazioni dell’Occidente guardando avanti, senza passare il nostro tempo a cercare continuamente le risposte ai problemi del futuro scavando nelle ideologie o nelle tristi nostalgie del Novecento. Noi partiamo da Napoli, ma la nostra rete culturale e politica è già in marcia».

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La settima arte come scudo dell’identità nazionale e motore di occupazione stanziale: Fabio Rampelli blinda il cinema italiano alla Camera dei Deputati

La settima arte si prende il centro della scena a Montecitorio e il domani della cultura italiana ritrova il suo scudo economico e identitario più forte! Il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), è intervenuto al convegno “Dove va il cinema?” presso la Sala della Regina per blindare il ruolo macroeconomico della filmografia nazionale. Rampelli definisce il cinema come una straordinaria “catena del valore” capace di generare occupazione stabile e risposte flessibili per maestranze, tecnici e comparse, esigendo il rilancio monumentale di Cinecittà. Citando il mito di Ricciotto Canudo e parafrasando Federico Fellini, l’esponente di governo lancia un manifesto iper-emotivo e gratuito contro l’asfissia degli schermi digitali: “Il cinema è una grande industria dello Stato che invece di fabbricare microchip produce le immagini con cui vestire i sentimenti umani”. Tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Rampelli

Roma – Una luce dorata e travolgente si propaga dagli schermi cinematografici per farsi pilastro della memoria collettiva dello Stato, trasformando le pellicole d’autore in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed educazione permanente al bello. La settima arte, quando sa spogliarsi dei vecchi e asettici cliché industriali della finzione commerciale e dei filtri digitali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare e vestire i sentimenti profondi dell’essere umano, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione globale. Nella giornata di oggi, martedì 22 settembre 2026, i solenni e monumentali spazi della Sala della Regina a Montecitorio hanno ospitato un imponente e attesissimo incontro istituzionale d’alto profilo macroeconomico: nell’indirizzo di saluti elargito per l’apertura del convegno ‘Dove va il cinema?’, il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli (esponente d’élite di Fratelli d’Italia), ha tracciato una fitta e trasparente requisitoria a difesa della produzione audiovisiva tricolore, blindando il valore strategico del comparto, taccuino alla mano e passioni calde.

L’affondo dell’esponente di primo piano della destra italiana non lascia spazio a filtri protettivi o a ipocrisie interpretative, collocando lo stanziamento per la filmografia tra i requisiti irrinunciabili per la proiezione internazionale della penisola nel mondo. Secondo la saggistica programmatica illustrata dal vicepresidente, il cinema non può e non deve essere ridotto e confinato alla sola Categoria del mero intrattenimento passivo per i passeggeri del tempo libero. Al contrario, esso costituisce una complessa e rigorosa catena del valore, un reticolo economico stanziale d’avanguardia in grado di generare contratti di lavoro stabili e risposte flessibili contro la crisi occupazionale rionale, valorizzando il merito dei nostri creativi ed evitando il doloroso esodo delle migliori intelligenze artistiche dello Stato verso le scuderie estere.

Il rilancio di Cinecittà e la tutela delle maestranze: l’imperito dell’industria

Il cuore pulsante dell’intervento di Fabio Rampelli alla Camera dei Deputati ha messo a terra un programma strategico e pluriennale volto a coniugare l’onestà delle idee poetiche alla solidità dei fatturati industriali. I Criteri di sviluppo del settore devono saper garantire in totale trasparenza la sicurezza salariale e la coesione sociale di tutte le componenti della filiera: dalle grandi case di produzione fino alle tute blu dei set, ai tecnici del suono, ai direttori della fotografia, alle comparse e alle centinaia di piccole e medie aziende artigiane dei rioni storici che collaborano all’allestimento delle scene. Un ruolino di marcia serrato che vede come asse centrale il definitivo e monumentale rilancio dei mitici laboratori di Cinecittà, la fabbrica dei sogni romana andata rubata negli occhi del cinema mondiale, che lo Stato ha il dovere civile di proteggere millimetricamente dalle nevrosi dei tagli di spesa.

I dati economici del comparto parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’Italia ha il dovere morale di rimanere all’altezza della propria gloriosa e duratura tradizione artistica. Rampelli ha rievocato con finezza saggistica la definizione coniata nei primi del Novecento dal celebre critico Ricciotto Canudo, celebrando il cinema come l’ultima arte, la miracolosa e geometrica summa di tutte le altre discipline umane, dalla letteratura all’architettura, fino alla pittura e alla musica. Un interplay espressivo totale e privo di barriere economiche capace, per usare le parole di un visual anchor immortale del calibro di Federico Fellini, di stabilire un dialogo intimo e diretto con il divino, scacciando l’asfissia protettiva e l’isolamento della vita quotidiana, sintonizzando le scadenze della cultura sulla frequenza del genio italico.

I sentimenti al posto dei microchip: il manifesto di Rampelli a Montecitorio

Il segmento finale della requisitoria firmata dal leader di Fratelli d’Italia si è convertito in una spavalda e sfolgorante riflessione sulla transizione digitale del 2026, abbattendo gli smartphone del conformismo imperante per rimettere al centro il benessere collettivo dell’anima. Il cinema viene radiografato da Rampelli come un’imponente e accogliente industria nazionale dello spirito che, in netta controtendenza rispetto alla fredda e asettica produzione di microchip e algoritmi artificiali della meccatronica transnazionale, possiede l’eccezionale compito etico di fabbricare le immagini e le storie con cui vestire e curare le fragilità e la solitudine della condizione umana contemporanea.

I verbali del convegno sono chiusi, le bozze degli interventi sigillate e i controlli sui futuri investimenti ministeriali della neonata Abruzzo e Lazio Film Commission attivati per l’autunno. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a riempire le poltrone di una vecchia sala rionale della vostra città: riscoprirete che finché ci sarà un regista capace di proiettare sul grande schermo un brivido di pura onestà e bellezza, il domani della nostra nazione sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. L’appuntamento con la magia dello schermo è cominciato, ed è un viaggio meraviglioso che aspetta solo di essere vissuto.

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