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Salute

L’Aquila, inaugurato il nuovo Auditorium dei Medici: “Serve un piano per salvare la sanità”

Il Sistema Sanitario Nazionale italiano è sempre più al collasso, con le liste d’attesa che si allungano a dismisura, gli operatori che scappano estenuati all’estero e il ricchissimo settore dei poliambulatori privati che è arrivato silenziosamente e pericolosamente ad inghiottire ben il 40% delle cure complessive degli italiani. L’angosciante e durissimo grido d’allarme è stato innalzato e gridato pubblicamente nel capoluogo abruzzese dal presidente nazionale FNOMCeO, l’esperto Filippo Anelli, intervenuto in prima persona alla sfarzosa e affollata inaugurazione del nuovissimo e ipertecnologico Auditorium da 180 posti dell’Ordine dei Medici Chirurghi dell’Aquila. Una struttura all’avanguardia assoluta per la formazione in medicina ideata, pretesa e portata a termine con coraggio etico dal neo-presidente provinciale e primario Alessandro Grimaldi, che ha svelato e sciorinato al numeroso pubblico presente i dettagli del miracolo gestionale in terra aquilana: “Siamo fieri di aver investito faticosamente in questa complessa e costosa opera logistica ben 450.000 euro senza fare un euro di oneroso debito ma unicamente intaccando con virtuosismo economico e finanziario gli avanzi di bilancio e tagliando a monte drasticamente del 50% le alte indennità dei vertici”. L’evento di presentazione e il dibattito si è poi trasformato per decine di ore in un serrato confronto sulle pensioni mediche future (garantite ai giovani dal ricchissimo Enpam di Oliveti) e soprattutto per ribadire a gran voce il no allo smantellamento sanitario nei paesi montani isolati e dimenticati dalla Regione, vera miccia dello spopolamento. Leggi l’intervista al presidente dell’Ordine👇

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Auditorium_Omceo

L’Aquila – Il futuro incerto, traballante e sempre più cupo dell’intero e glorioso Sistema Sanitario Nazionale, gravato da liste d’attesa chilometriche, esodi di professionisti verso il privato e continui tagli strutturali che minacciano il sacrosanto e basilare diritto universale e gratuito alle cure mediche e assistenziali. È stato questo, in estrema e allarmante sintesi, il fondamentale, delicatissimo e drammatico tema socio-politico affrontato apertamente a viso aperto e sviscerato coraggiosamente nel capoluogo abruzzese nel corso dell’inaugurazione ufficiale del nuovissimo e tecnologico Auditorium OMCeO dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri dell’Aquila. La bellissima, fiammante e moderna struttura polifunzionale di alta formazione e confronto didattico (situata strategicamente in via Pescara 2, all’interno del vivace Centro Direzionale Strinella 88) è stata orgogliosamente e formalmente consegnata alla cittadinanza e al territorio e svelata al pubblico nel corso di una solenne kermesse. I nuovissimi e confortevoli 180 posti a sedere allestiti in platea hanno fatto registrare fin da subito uno straordinario sold out totale, riuscendo incredibilmente e magicamente ad accogliere in un colpo solo e sotto lo stesso tetto un parterre d’eccezione composto da oltre 200 persone in piedi, tra cui brillavano in prima fila accademici, medici professionisti sul campo, esponenti illustri delle principali istituzioni regionali, sindacati e semplici cittadini. Un affollatissimo battesimo inaugurale trasformatosi, come da programma, in un denso convegno di portata e respiro nazionale intitolato “Il futuro della professione medica: lavoro, sostenibilità e previdenza” (magistralmente condotto e moderato dai ritmi dettati dal giornalista de Il Centro Stefano Dascoli), che ha fornito un assist formidabile per suonare una pesantissima sirena d’allarme generale sulla tenuta dell’intera assistenza pubblica in Italia e sulle macerie del welfare.

Filippo Anelli e l’allarme nazionale: “Il 40% delle cure in mano ai privati”

La disamina clinica più amara, disincantata, chirurgica e spietata sullo stato comatoso di salute in cui versa attualmente l’organizzazione sanitaria italiana è arrivata in maniera inequivocabile e perentoria direttamente dal palco, per voce autorevole del massimo rappresentante e vertice della categoria professionale medica italiana.
Il presidente della FNOMCeO (la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), l’esperto dottor Filippo Anelli, ha infatti letteralmente e metaforicamente gelato l’attenta platea presente in sala sciorinando con forza dati statistici ed economici a dir poco impietosi, drammatici e incontrovertibili, che delineano un pericolosissimo e inaccettabile scenario di disuguaglianza sociale ed economica imminente o già ampiamente in atto nel Paese. «Serve oggi, in maniera vitale, celere e inderogabile, l’ideazione strutturale di un vasto e lungimirante piano governativo straordinario mirato a salvare, tutelare ed espandere radicalmente l’intera e logorata professione medica territoriale. Bisogna stamparselo bene in mente: senza medici operativi in strada, l’assistenza locale semplicemente non esiste e cessa di funzionare», ha incalzato senza mezzi termini il massimo vertice di categoria Anelli. «Il nostro preziosissimo, invidiato e universale Sistema Sanitario Nazionale compie anagraficamente e gloriosamente i suoi primi 48 anni di dura vita al servizio delle masse, ma al bivio attuale e cruciale della storia dobbiamo urgentemente capire, scegliere e decidere onestamente che cosa vogliamo che diventi da grande. Dobbiamo domandarci se desideriamo davvero restare fermi e passivi a vederlo indebolirsi progressivamente e morire di stenti, diventando silenziosamente ed esclusivamente un cinico sistema americano, elitario e ingiusto, in cui chi possiede enormi mezzi finanziari può facilmente curarsi a pagamento e saltare la fila, e chi invece non può disporre di liquidità semplicemente arrende le armi e rinuncia tristemente, fatalmente e precocemente alle cure vitali e alla propria salute. Basti pensare a questo enorme e drammatico e lampante campanello d’allarme sociale: oggi in Italia, tra esami, visite specialistiche saltate e interventi rapidi, ben il 40% totale di tutte le fondamentali prestazioni cliniche e mediche erogate ai pazienti transita forzatamente ed esclusivamente nei canali e nei bilanci delle grosse strutture dei centri sanitari privati e convenzionati, a causa dei ritardi inaccettabili del pubblico. Questo è un dramma che non possiamo tollerare oltre».

Il traguardo etico di Grimaldi a L’Aquila: 450mila euro senza fare debiti

In netto, felice e solare contrasto con le cupe, plumbee e preoccupanti previsioni macroeconomiche e sanitarie snocciolate per descrivere il fosco panorama nazionale governativo, la realizzazione pratica, fisica e architettonica dell’auditorium del capoluogo abruzzese rappresenta invece un’incredibile, fulgida, concreta e preziosa eccellenza gestionale e amministrativa da incorniciare come prezioso modello esportabile di spending review e virtù civica istituzionale.
A fare magistralmente, elegantemente ed orgogliosamente i meritati onori di casa istituzionale è intervenuto l’infaticabile Alessandro Grimaldi, noto primario del delicatissimo reparto di Malattie infettive dell’ospedale civile “San Salvatore” dell’Aquila, nonché tenace presidente locale e neo-eletto dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri dell’intera Provincia abruzzese, vero e proprio vulcanico motore propulsore e ideatore instancabile dell’intera mastodontica e complessa opera ingegneristica appena terminata e svelata al pubblico. «Questa, per noi tutti addetti ai lavori, è a tutti gli effetti una lunghissima e felice giornata di grandissima e immensa festa collettiva, lo è soprattutto moralmente, visceralmente ed eticamente per questo martoriato territorio montano, che nella sua dura storia millenaria ha faticosamente, caparbiamente e recentemente attraversato e superato momenti logistici, strutturali e sociali davvero indicibili e difficili. Aver recuperato fisicamente e inaugurato uno spazio e un luogo civico aperto di altissima formazione e di libero, democratico e costante incontro è per noi una soddisfazione gigantesca». Il presidente Grimaldi ha poi svelato il lodevole e inatteso retroscena economico e amministrativo che ha reso e magicamente trasformato in pura realtà e mattoni il faraonico progetto infrastrutturale dell’Ente: il completamento a regola d’arte e la dotazione di avanzatissime infrastrutture hi-tech dell’intero complesso (un corposo investimento finale calcolato in ben 450mila euro complessivi) sono stati faticosamente, miracolosamente e interamente reperiti e coperti sfruttando intelligentemente, accuratamente e unicamente i sani avanzi virtuosi del rigido bilancio interno, senza per questo dover colpevolmente mai contrarre alcun debito bancario oneroso e senza sborsare ulteriori soldi pubblici aggiuntivi dai contribuenti. Un mezzo, autentico e insperato miracolo gestionale abruzzese reso tangibilmente e rapidamente possibile anche e soprattutto grazie alla ferrea e lungimirante volontà e all’esempio etico imposto dal nuovo direttivo targato Grimaldi, il quale, fin dal momento del suo difficile insediamento alla fine del 2024, aveva voluto e imposto statutariamente un drastico e clamoroso taglio netto e una formale riduzione strutturale e vincolante del 50% di tutte le ricche indennità spettanti ai vertici, risparmiando dirottando sapientemente 20mila euro secchi l’anno diretti all’edilizia formativa dei futuri camici bianchi.

Il sostegno e l’abbraccio ai giovani: Oliveti e il ruolo vitale dell’Enpam

Alle sentite e corali parole d’elogio locale pronunciate da Nicoletta Verì, battagliera assessore regionale abruzzese alla Salute che ha definito con fierezza la struttura inaugurata come un “punto di riferimento cardine assoluto per l’intera e futura sanità aquilana”, si sono inevitabilmente e fruttuosamente sommati e allineati gli importanti, rassicuranti e decisivi interventi dei tantissimi e illustri rappresentanti istituzionali seduti al tavolo.
Su tutti è spiccato il fondamentale, lungo e rassicurante discorso d’apertura tenuto dal presidente nazionale Alberto Oliveti, il vertice massimo a capo dell’Enpam (l’imprescindibile ed enorme Ente nazionale di previdenza e assistenza privatistica di medici e odontoiatri che possiede indiscutibilmente il più ingente, massiccio ed elevato capitale patrimoniale d’Italia, superiore ai 31 miliardi). Raccogliendo dolcemente il testimone lanciato e provando ad alleviare e dissipare le spesse nubi scure di pessimismo addensate dal collega Anelli sulle nuove generazioni di studenti e corsisti accademici, Oliveti ha voluto rimarcare e scolpire a chiare lettere e rassicurazioni il costante e massiccio sforzo logistico ed economico posto a ferrea e vitale tutela del domani assistenziale e previdenziale della categoria sanitaria e ospedaliera. «L’ente Enpam di oggi pensa, agisce e legifera ogni giorno e statutariamente avendo sempre in mente esclusivamente e caparbiamente i giovani, pensa sempre e faticosamente unicamente a chi verrà responsabilmente ad indossare il camice e il fonendoscopio decenni dopo di noi. Con il nostro sconfinato, florido e protetto patrimonio accumulato e difeso nel tempo intendiamo perentoriamente e generosamente sostenere i redditi instabili, precari e magri dei più giovani, per i quali oggi offriamo fieri e orgogliosi un’insuperabile, eccezionale e protettiva copertura previdenziale del 95%. Siamo inoltre, a titolo di merito e lustro assoluto statale, orgogliosamente il primo e unico ente che iscrive a tutela i neo lavoratori ancora prima che diventino a tutti gli effetti lavoratori attivi e prima ancora che abbiano materialmente versato l’iscrizione. Questo sforzo immane lo facciamo ciecamente perché crediamo che investire sulla serenità economica del futuro sia logico e necessario».

L’appello per le fragili aree interne: fermare il drammatico spopolamento

L’affollata e solenne chiusura ideale, poetica, umana e politica della riuscita kermesse aquilana (che ha visto affluire e partecipare numerosissimi e pesantissimi nomi delle alte istituzioni di governo regionale e locale, come il senatore Liris e i consiglieri regionali Pietrucci e Verrecchia) non poteva certamente non riportare bruscamente e doverosamente le lancette e l’attenzione generale sulla spinosa e dolorosissima, drammatica piaga logistica dello spopolamento demografico galoppante e inarrestabile che affligge le disastrate e isolate vallate abruzzesi.
Grimaldi, con il piglio umano e sincero di chi le corsie montane le conosce bene da decenni di servizio come instancabile primario, ha voluto dipingere magistralmente ed evocare nostalgicamente un emblematico, fortissimo, crudo ma purtroppo tristemente reale ed efficace aneddoto vissuto in prima linea. «Il nostro primissimo consiglio formativo direttivo voluto a suo tempo dall’Ordine lo andammo caparbiamente ed eroicamente a fare di persona, affrontando logisticamente notevoli e grandi difficoltà viarie e metereologiche, direttamente in trasferta tra i picchi innevati di Castel di Sangro. Mentre quel preciso giorno l’insidiosa neve scendeva fitta e fredda e bloccava ghiacciando l’asfalto, percorrendo a fatica le curve isolatissime trovammo tristemente lungo il tragitto la carcassa contorta di un’automedica finita accidentalmente e gravemente schiantata contro un gelido guardrail. Poteva essere una strage silenziosa tra le montagne. Questo agghiacciante evento reale è solo il minimo ma chiaro e palese esempio plastico e pratico e tangibile per far comprendere a chi sta nei caldi uffici delle grandi metropoli pianeggianti che operare fattivamente e fare vera e utile sanità territoriale nelle isolate e remote e complesse aree montane e interne e sperdute del nostro entroterra non è uno scherzo romantico e rurale. Quando i piccoli ospedali spariscono e scompaiono inesorabilmente o chiudono i fondamentali e vitali e basici presidi sanitari del territorio montano, automaticamente la popolazione anziana si spaventa disperatamente, i giovani scappano per paura verso la costa, e le bellissime aree interne fatalmente, silenziosamente ma irrimediabilmente si spopolano inesorabilmente e per sempre. Ecco a cosa e a chi dovrà servire e rivolgere lo sguardo critico questo nostro auditorium per arginare l’abbandono: dobbiamo usarlo per discutere aspramente su questi problemi e porvi un argine reale».

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Salute

Sanità L’Aquila, i dati Asl 1 del Fials: infermieri in attivo, ma i medici scappano

La situazione negli ospedali abruzzesi non accenna a calmarsi o trovare pace duratura. Grazie al durissimo e faticoso accesso agli atti aziendali effettuato sul campo dai sindacalisti del Fials, emergono limpidi e inconfutabili i numeri ufficiali del personale sanitario della travagliatissima ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Da un lato il sindacato ha voluto esaltare l’impegno virtuoso della direzione: i numeri degli infermieri, degli Oss e del personale del comparto presentano finalmente, inaspettatamente e saldamente un forte e tangibile saldo attivo post-turnover. Decine di contratti a termine, infatti, non sono spariti nel nulla inghiottiti dai pesanti tagli lineari governativi imposti da Roma, bensì sono stati giustamente e faticosamente convertiti in utilissime e solide e garantite stabilizzazioni aziendali a tempo indeterminato e poste fisse in corsia, dando respiro alle corsie della provincia pescarese e aquilana. Tuttavia, dall’altro lato e a spaventare i pazienti ci pensa la drammatica e disastrosa emorragia interna dei medici in corsia: il saldo totale delle nuove immissioni è quasi ridicolo (solo +19 camici bianchi per l’intera e vasta ASL 1 nel lungo lasso di un anno). A questo quadro si somma e si associa l’assurda ma persistente e letale burocrazia pachidermica, per cui si impiegano estenuanti e inaccettabili 9 mesi di folle attesa solo per poter chiudere formalmente un concorso. Infine c’è da registrare il continuo e pericolosissimo “no grazie” pronunciato dai giovani medici e chirurghi neoassunti che, appena possono, fuggono via o si rifiutano categoricamente e palesemente di prendere dolorosamente servizio presso le sedi più periferiche montane, faticose e complesse come i vitali presidi abruzzesi del freddo entroterra: un rifiuto continuo e libero che manda disperatamente al collasso cronico e certo i fondamentali reparti d’emergenza, le cardiologie e il martoriato e affollatissimo Pronto Soccorso locale del territorio di Castel di Sangro, Avezzano e Sulmona. Leggi i numeri integrali shock della sanità abruzzese👇

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Asl1 Abruzzo

L’Aquila – La scottante, dibattuta, polverosa e sempre complessa e stratificata e spinosa questione riguardante l’effettiva gestione, la tenuta economica e il reale ed effettivo turnover del delicatissimo e fondamentale organico sanitario in forze alle malandate e zoppicanti strutture pubbliche provinciali abruzzesi si arricchisce oggi, improvvisamente e provvidenzialmente, di una minuziosissima, documentata, inattaccabile e chiarificatrice fotografia statistica e numerica scattata e vidimata direttamente sul campo. Tutto questo mastodontico e chirurgico lavoro di vera e propria analisi e inchiesta statistico-sindacale è stato meritoriamente reso visibile, consultabile e soprattutto intellegibile e chiaro a tutta la cittadinanza locale e alla stampa a seguito di una lunga, faticosa, formale e circostanziata e battagliera istanza legale per l’accesso diretto e completo agli atti amministrativi. A promuovere, richiedere e ottenere legalmente e testardamente la documentazione in esame è stata l’attivissima Segreteria Provinciale del sindacato FIALS (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) dell’Aquila. Da questa approfondita, tecnica e complessa disamina burocratica dei fascicoli, e leggendo attentamente tra le innumerevoli e fredde righe dei tabulati anagrafici, emergono per la primissima volta e con cristallina e assoluta nitidezza giornalistica tutti gli esatti, incontestabili e reali numeri statistici che certificano in maniera lampante lo stato di salute delle faticose e complesse politiche interne del personale ospedaliero. Una massiccia campagna di assunzioni e pensionamenti che è stata dolorosamente, faticosamente e coraggiosamente messa in atto in prima linea operativa dalla ASL 1 (Avezzano-Sulmona-L’Aquila) nell’arco esatto dell’ultimo, tribolato, disperato e difficile e infinito anno solare lavorativo di faticosa emergenza sanitaria territoriale post-Covid.

L’accesso agli atti: bilancio incredibilmente positivo per il comparto e il turn-over

Il mastodontico e puntiglioso quadro analitico e documentale e ufficiale che è stato orgogliosamente estratto e minuziosamente fornito e divulgato alla stampa dal sindacato, e redatto dai funzionari contabili aziendali sotto giuramento di fedeltà, sgombra finalmente, definitivamente e inequivocabilmente il polveroso campo dalle consuete, approssimative, distorte e strumentali narrazioni politiche lette sui quotidiani.
La reale indagine sindacale restituisce ai cittadini contribuenti un’analisi clinica ad altissimo, ineccepibile e severo rigore matematico e metodologico, palesando un dato sorprendente: l’esito della tenuta e della forza occupazionale complessiva e l’inizio del faticosissimo e graduale e disperato superamento strutturale del vergognoso precariato storico segnano indubbiamente e onestamente un traguardo insperato e statisticamente indiscutibile per i vertici. Contrariamente alle diffuse, catastrofiche, facili e allarmistiche dichiarazioni di sfiducia di un generalizzato, spaventoso e rapido depauperamento e spoliazione delle preziose risorse ospedaliere umane, le palesi e inattaccabili risultanze puramente contabili acquisite mettono in netta e chiara evidenza positiva come l’Azienda Sanitaria abruzzese abbia materialmente, fattivamente e tenacemente saputo garantire il rimpiazzo organico totale di tutte le inevitabili e naturali cessazioni, licenziamenti e uscite dal servizio, facendo felicemente registrare a referto un saldo netto complessivo addirittura marcatamente in forte e visibile attivo su quasi tutti i fondamentali e delicati profili primari dell’assistenza continuativa ospedaliera in corsia.
Esaminando nel dettaglio crudo e statistico le cifre, il comparto vitale degli instancabili Infermieri mostra un attivismo encomiabile: a fronte di un totale inevitabile di 143 dolorose e necessarie uscite dovute a pensionamenti (o dolorosi e volontari trasferimenti in altre sedi d’Italia o all’estero), la ASL 1 ha materialmente, burocraticamente e contrattualmente registrato l’ingresso e assunto un totale di ben 197 nuove risorse professioniste formatesi in accademia, riuscendo in questo virtuoso e difficilissimo modo a fissare tenacemente il complicatissimo saldo matematico netto ospedaliero a un rassicurante e solidissimo livello di più 54 nuove giovani e fresche unità operative messe a totale disposizione dei primari.
Ma il dato logistico in assoluto più sorprendente, entusiasmante e che spicca fragorosamente e con una nettissima e maggior forza ed energia incoraggiante per il futuro sull’intero, faticoso e indispensabile piano dell’assistenza di base è, senza alcun’ombra di dubbio o discussione, quello riguardante specificamente la discussa categoria degli Operatori Socio-Sanitari (i cosiddetti e instancabili OSS). Per questo delicato e gravoso ruolo di cura assistenziale, sono stati felicemente e fisicamente registrati in corsia ben 86 freschissimi nuovi e rapidi ingressi diretti contrattualizzati, e questo a fronte di misere 26 fisiologiche e programmate e naturali uscite o esodi pensionistici dal servizio. Questo brillante e oculatissimo traguardo porta ad incamerare un clamoroso e vitale saldo aziendale positivo complessivo di ben più 60 unità fisiche stabili e pronte al duro lavoro.

Stabilizzazioni strategiche: il nodo irrisolto di chi aspetta l’assunzione a tempo

Anche guardando analiticamente e inquadrando le innumerevoli e sfaccettate e poliedriche Altre figure del Comparto medico, le cifre finali riportate dall’incartamento continuano tenacemente e ostinatamente a sorridere alle logiche della ASL.
I calcoli e i fogli millimetrati registrano infatti orgogliosamente ben 252 nuove corpose e massicce assunzioni totali complessive messe materialmente e rapidamente a bilancio pubblico regionale, il tutto a fronte di sole 181 programmate cessazioni fisiologiche per limiti d’età lavorativa, portando l’ente a far siglare formalmente e burocraticamente un pesante, rassicurante e definitivo incremento strutturale e aziendale quantificabile in un rotondo e preziosissimo più 71 nuove e preparate unità lavorative dipendenti. Questo indubbio e forte trend marcatamente e fieramente espansivo trova però la sua principale, naturale e solida e profonda spiegazione formale nell’ampio, lodevole e sistematico piano di riconversione giuridica e contrattuale di salvataggio (dal vituperato precariato a tempo determinato verso il solido e garantito posto a tempo indeterminato). La presunta e apparente, matematica contrazione statistica registrata sulle tabelle in merito ai famigerati e vituperati contratti a termine (-18 infermieri e -43 OSS fittiziamente ed apparentemente “persi”) non deve trarre assolutamente in errore il lettore disattento, in quanto essa non rappresenta e non maschera fortunatamente un bieco e spietato taglio di austerità governativa lineare, bensì è lo splendido, doveroso, giusto, fisiologico e virtuoso e sano risultato etico legato alle stabilizzazioni formali del personale storicamente già lungamente in servizio da decenni nei reparti a gettone. Ma per il FIALS, che pure loda i risultati, ora serve subito un immediato balzo etico finale: “Chiediamo all’Azienda e ai vertici in carica di agire prestissimo e con la massima celerità nell’avviare le necessarie procedure prima dell’arrivo di sciagurati e spaventosi mutamenti normativi”, urla il sindacato, riferendosi alle sacrosante unità che hanno finalmente e legittimamente maturato tutti i diritti e i faticosi requisiti ma sono vergognosamente e burocraticamente tuttora bloccate in un indegno e inaccettabile e logorante limbo di stallo burocratico aziendale.

L’emergenza cronica dei medici, la fuga dagli Spoke e l’assurdo gap di 9 mesi

Nonostante gli applausi, le luci incoraggianti per gli infermieri, i brindisi sindacali e gli esiti positivi delle stabilizzazioni di ruolo, la durissima, impietosa e cruda analisi tecnica della documentazione fa emergere impietosamente anche due spaventosi, preoccupanti e giganti nodi critici irrisolti per la ASL abruzzese.
In primo luogo, l’ombra spaventosa della vulnerabilità della Dirigenza Medica. I camici bianchi veri e propri non ci sono: a fronte di 102 uscite mediche assodate e irrevocabili, le nuove e complicate assunzioni sono state solamente 121 in totale, un saldo ridicolmente asfittico e stentato di appena 19 nuovi medici assunti su una provincia gigantesca (l’indice marginale è un misero 1,19). Questa ristrettissima coperta corta, mortificante e ridotta pericolosamente all’osso si scontra inevitabilmente, fatalmente e duramente contro la cruda realtà montana: assistiamo impotenti alle continue e umilianti e sistematiche e dolorose, libere e legali rinunce di assunzione, operate in massa dai giovani neo-dottori scettici, sulle cosiddette sedi spoke disagiate e periferiche (i fondamentali ma piccoli e nevralgici presidi territoriali ospedalieri dislocati ad Avezzano, Sulmona e finanche nella sperduta e gelida Castel di Sangro). I reparti disperatamente deserti al collasso, incapaci clamorosamente di reggere all’urto del ricambio generazionale, riguardano branche salvavita irrinunciabili come il Pronto Soccorso, la Cardiologia di rete e la Neurologia territoriale d’urgenza. A questo spaventoso e cronico cancro medico gestionale regionale si aggiunge, e ne accresce esponenzialmente e follemente i pericolosissimi e deleteri effetti, la folle, lentissima e incomprensibile forbice temporale e burocratica dei reclutamenti. I ritardi e le tempistiche infinite dei concorsi e dei contratti lenti creano, burocraticamente parlando e per mera incapacità organizzativa statale, quello che i sindacati esasperati definiscono spaventati come un “pericolosissimo e insostenibile disallineamento temporale mostruoso” tra bandi e nuove assunzioni. Servono ben nove mesi burocratici sprecati in carte bollate ed estenuanti e lenti timbri prima di poter accogliere in aula e firmare i contratti del concorso fisso a tempo, mesi letali durante i quali la ASL 1 fatica e soccombe a garantire i massacranti e pesantissimi turni ai malati e in cui enormi ed estenuanti carichi di straordinario disumano piombano inesorabilmente e insostenibilmente sul pochissimo personale di ruolo eroicamente ed esasperatamente superstite nelle corsie. Una situazione kafkiana che, unita al deficit pauroso e incolmabile degli addetti sportellisti amministrativi (meno 37 unità coadiutrici), trasforma gli stanchi infermieri abruzzesi al CUP in provetti passacarte, bloccando in modo pericoloso la rapidità della cura medica in provincia.

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Salute

Tumore spinale in gravidanza: équipe multidisciplinare del Gemelli salva mamma e bambino con un intervento straordinario

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Equipe medica

Roma-  Un intervento neurochirurgico complesso, reso possibile dalla stretta collaborazione tra più équipe specialistiche, ha permesso di rimuovere un tumore spinale che stava comprimendo il midollo osseo di una donna di 40 anni, alla trentesima settimana di gravidanza, proteggendo al contempo la salute del bambino.

La paziente si era rivolta al Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS a fine febbraio per la recente e progressiva comparsa di difficoltà nella deambulazione, con ripetute cadute a terra e formicolii agli arti inferiori. Ricoverata presso l’Unità Operativa Complessa di Patologia Ostetrica, diretta dal professor Tullio Ghi, la donna è stata sottoposta a una risonanza magnetica del rachide dorsale, che ha evidenziato la presenza di una neoformazione epidurale responsabile di una severa compressione del midollo spinale.

Data l’urgenza del quadro clinico, il caso è stato immediatamente discusso in sede di Spine Tumor Board, un incontro multidisciplinare al quale hanno preso parte il professor Ghi, il professor Marco Rossi, Direttore della UOC Chirurgie Specialistiche e Terapia del Dolore 1 e il dottor Filippo Maria Polli, Responsabile della UOS di Neurochirurgia Spinale, afferente alla UOC di Neurochirurgia diretta dal professor Francesco Doglietto.

Per i medici del Gemelli, un duplice problema da affrontare: da un lato la paziente, che rischiava danni neurologici sempre più gravi e forse irreversibili; dall’altro, la gravidanza in epoca non così

avanzata da poter considerare l’espletamento del parto prima dell’intervento chirurgico, in quanto la

nascita a 30 settimane (settimo mese di gestazione) avrebbe esposto la bambina al rischio

significativo di complicazioni dovute alla prematurità. Serviva insomma una soluzione che tutelasse contemporaneamente madre e figlia. L’équipe hanno dunque deciso di procedere subito all’asportazione chirurgica del tumore, attivando misure straordinarie di monitoraggio fetale e di supporto materno per tutta la durata dell’intervento.

L’operazione, condotta dall’équipe neurochirurgica guidata dal dottor Polli in collaborazione con il team anestesiologico del professor Rossi, ha consentito la rapida e completa asportazione della neoformazione, con conseguente decompressione del midollo spinale. Per l’occasione è stato utilizzato un letto operatorio appositamente modificato, che ha permesso ai medici del gruppo del professor Ghi di monitorare costantemente la stabilità emodinamica del bambino nel corso di tutta la procedura. “Il monitoraggio multiparametrico delle funzioni vitali e della adeguata perfusione

emodinamica distrettuale – commenta il professor Rossi –  ha consentito di svolgere un’anestesia in assoluta sicurezza per la paziente e impostare una adeguata analgesia multimodale”.

Nell’immediato post-operatorio la paziente ha mostrato una rapida regressione dei deficit neurologici ed è stata dimessa in tempi brevi. L’esame istologico ha confermato la natura benigna della neoformazione (un angiolipoma) e la donna ha potuto proseguire la gravidanza normalmente fino al parto, avvenuto a termine.

L’angiolipoma spinale è un raro tumore benigno che si sviluppa all’interno del canale vertebrale e che, in gravidanza, può andare incontro a una crescita particolarmente rapida per un meccanismo multifattoriale. La conseguente compressione midollare richiede un intervento tempestivo. “Grazie al lavoro sinergico dei team multidisciplinari che coinvolgono le eccellenze del nostro Policlinico, abbiamo potuto assicurare le migliori cure alla paziente e al suo bambino, permettendo alla donna di tornare presto a camminare e di proseguire la gravidanza in sicurezza”, commentano i medici che hanno seguito il caso.

“La scelta di procedere ad un intervento chirurgico maggiore sulla madre con feto in utero e di

differire il parto – sottolinea il professor Ghi – non è così comune ed è stata possibile in quanto l’intervento ha comportato un sanguinamento limitato e la gestione anestesiologica ha minimizzato le ripercussioni emodinamiche dell’anestesia, garantendo per tutta la procedura condizioni di benessere ottimale della bimba.”

A distanza di sette mesi dall’intervento, sia la mamma che la bambina stanno bene; la paziente conduce una vita normale e i controlli radiologici confermano il buon esito delle cure.

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Salute

Natura e bambini: quali benefici per la mente. Intervista ad Adelia Lucattini, membro ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana e Full Member dell’International Psychoanalytical Association

Lucattini: “Coltivare insieme qualcosa, anche solo un fiore in vaso, delle erbe aromatiche o dei semi in batuffoli di cotone, aiuta i bambini a seminare ed attendere che sboccino, una metafora della loro crescita fisica e psicologica”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Lucattini

Lucattini: “Coltivare insieme qualcosa, anche solo un fiore in vaso, delle erbe aromatiche o dei semi in batuffoli di cotone, aiuta i bambini a seminare ed attendere che sboccino, una metafora della loro crescita fisica e psicologica”

Redazione- In una società sempre più urbanizzata e digitale, il legame spontaneo tra infanzia e mondo naturale si è progressivamente affievolito. Con il venir meno della cultura rurale, il contatto con la terra è spesso percepito come un’esperienza occasionale. Eppure, discipline proprio come la psicoanalisi, considerati i recenti dati scientifici, sempre più spesso mettono in evidenza come lo sviluppo sensoriale, emotivo e intuitivo dei bambini passa inevitabilmente attraverso l’esplorazione del mondo vivente, dalle piante agli insetti, dalle pozzanghere agli animali domestici. E allora, come possiamo aiutare i più piccoli a sviluppare empatia e sicurezza interiore fin dagli spazi di casa per poi uscire volentieri ed immergersi nella bellezza e splendore dominante della natura?
Ne parliamo oggi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e Full Member dell’International Psychoanalytical Association.

Attraverso la sua guida, scopriamo quali benefici psicologici la natura può regalarci nella vita di tutti i giorni

Dott.ssa Lucattini, la letteratura scientifica evidenzia come il contatto con la terra favorisca l’intuito e la sensorialità nei bambini. Quali sono le ragioni profonde, dal punto di vista psicoanalitico, di questo beneficio emotivo e sensoriale?

Il contatto con la natura aiuta il bambino perché coinvolge insieme corpo, sensi ed emozioni. Prima ancora di poter dare un nome a ciò che prova, il bambino conosce il mondo attraverso il tatto, gli odori, i suoni, il movimento, è da questa esperienza corporea e sensoriale che nasce anche una prima forma di intuizione.

Dal punto di vista psicologico, la natura offre inoltre uno spazio libero e non completamente organizzato dall’adulto, nel quale il bambino può esplorare, immaginare e trasformare ciò che incontra. Una pietra, un ramo o una pozzanghera diventano così occasioni di gioco, scoperta e costruzione del mondo interno. La natura può funzionare come uno “spazio potenziale” che favorisce creatività, sicurezza e capacità di stare in relazione con la realtà (Frontiers in Public Health, 2025).

In un mondo dominato da schermi, ritmi urbani e ambienti iper-sterilizzati, il contatto genuino tra infanzia e mondo naturale si è progressivamente affievolito. Con il tramonto della cultura rurale, la terra, in particolare, non è più un campo da gioco quotidiano per molti bambini, “lo stare nella natura”, è diventato così un’esperienza occasionale, cosa ci può dire al riguardo?

Il rischio è che la natura diventi per i bambini qualcosa da osservare, più che da vivere. Eppure, nell’infanzia è fondamentale poter fare esperienza diretta del mondo: sporcarsi, toccare, raccogliere, annusare, incontrare ciò che è imprevedibile e non completamente organizzato dagli adulti.

In termini psicoanalitici, la natura offre uno spazio di esplorazione in cui il bambino può sperimentare la propria autonomia in sicurezza, dare spazio alla curiosità e sviluppare fiducia nelle proprie capacità. Terra, acqua, piante e piccoli animali lo mettono in contatto con una realtà viva, che non risponde immediatamente ai suoi desideri e proprio per questo lo aiuta a tollerare l’attesa, la frustrazione e l’imprevisto. Non è soltanto “stare all’aperto”, è costruire un rapporto più ricco tra corporeità, emozioni e realtà. Una recente ricerca sottolinea proprio il possibile rapporto tra esposizione alla biodiversità, gioco, benessere e salute mentale nell’infanzia (Environmental Research, 2025).

La natura non è fatta solo di piante, ma anche di animali: dai cavalli fino a insetti e fauna selvatica. Perché per lo sviluppo psichico del bambino è fondamentale imparare a conoscerli direttamente nel loro ambiente naturale?

Conoscere gli animali direttamente significa incontrare un essere vivente che ha tempi, bisogni e comportamenti propri. Dal punto di vista psicoanalitico, è un’esperienza importante per la scoperta dell’alterità e degli esseri viventi, il bambino scopre che l’Altro non è una sua proiezione, ma qualcuno da osservare, rispettare e comprendere. Da qui, possono svilupparsi empatia, curiosità e capacità di prendersi cura.

Anche insetti, piccoli roditori o animali selvatici, se avvicinati con la guida rassicurante di un adulto, permettono di trasformare l’estraneità e talvolta la paura in conoscenza. Osservarli nel loro ambiente è particolarmente prezioso perché il bambino comprende che ogni essere vivente appartiene a un mondo che va rispettato, non posseduto né controllato. È un piccolo ma importante esercizio di rispetto dei limiti e dei confini, della diversità e della realtà stessa (Frontiers of Psychology, 2025).

Aracnofobia da Spider-Man, paura dei pipistrelli per Batman, terrore degli uccelli, in particolare, per “Il corvo”: quanto a Suo avviso, i media, in questo senso, hanno “condizionato” il nostro rapporto con la natura, alimentando fobie e ansie nei più piccoli?

I media possono certamente influenzare il modo in cui un bambino immagina la natura, soprattutto quando mancano esperienze dirette capaci di correggere quelle rappresentazioni. Un pipistrello, un ragno o un corvo possono così diventare nella fantasia molto minacciosi anche se innocui nella realtà. Dal punto di vista psicoanalitico, il bambino tende a proiettare sugli animali paure e fantasie interiori, immagini molto forti, ripetute attraverso film, videogiochi e social, possono offrire a queste angosce una forma concreta. Non significa che i media “creino” automaticamente una fobia, ma possono amplificare una paura preesistente o favorire associazioni emotive negative.

Per questo l’antidoto più efficace è spesso l’esperienza reale, accompagnata da un adulto, conoscere un animale, possibilmente proprio, osservarne il comportamento e comprenderne l’ambiente permette di trasformare l’immaginario minaccioso in curiosità e conoscenza (People and Nature, 2024).

Non tutti hanno la possibilità di vivere in campagna o fare continue uscite fuori porta. In che modo possiamo fare entrare “la natura dentro casa” o nei contesti urbani quotidiani attraverso piccole esperienze pratiche, come la coltivazione di fiori in vaso o il classico esperimento del grano nei batuffoli di cotone?

Non è indispensabile vivere in campagna per sviluppare un buon rapporto con la natura, anche se naturalmente può facilitarlo. Per i bambini anche un vaso nel salotto dove piantare e vedere crescere il proprio fiore può diventare un piccolo laboratorio scientifico, esperienziale e emotivo. Seminare, annaffiare, osservare un germoglio che cresce o far nascere il grano nel cotone, significa anche entrare in relazione con qualcosa di vivo che richiede cura, continuità e attesa.

Sono esperienze preziose perché insegnano che non tutto è immediato ma che  si può preparare, seminare o piantare, aspettare, prendersi cura e poi vedere qualcosa trasformarsi. Il bambino apprende con piacere la pazienza, responsabilità, piacere della scoperta, attesa trepidante. Anche in città, quindi, buone abitudini naturalistiche accompagnate da piccoli gesti quotidiani, possono mantenere vivo quel legame con la natura che nessuno strumento elettronico può imitare e tantomeno sostituire. I programmi di attività svolte in orti urbani per bambini, è associato a un miglioramento importante delle abilità manuali, un arricchimento e disinvoltura nei rapporti coi compagni e sociali in generale, e a una riduzione dell’uso problematico di social e internet (Journal of Pediatric Nursing, 2026)

Accogliere in casa un criceto, coniglio nano o qualsiasi altro genere di animale, richiede la supervisione e la cura condivisa tra genitori e figli. Qual è il valore educativo e affettivo di prendersi cura “insieme” di un piccolo animale domestico in gabbia?

Prendersi cura insieme di un piccolo animale ha un valore affettivo molto profondo. Il bambino scopre che un essere vivente dipende anche dalla sua attenzione in quanto deve essere nutrito, osservato, rispettato nei suoi ritmi e nei suoi bisogni. Questa esperienza favorisce il passaggio dal desiderio di possedere all’esperienza del prendersi cura. Il criceto, il coniglio o un altro piccolo animale non sono giocattoli, ma esseri separati, con esigenze proprie. Con la supervisione dei genitori, il bambino può sviluppare responsabilità, empatia e capacità di riconoscere i bisogni dell’altro.

La cura condivisa è particolarmente importante perché trasforma l’animale anche in un’esperienza relazionale familiare, infatti, genitori e figli imparano insieme ad osservare, attendere e proteggere. Tra le varie interazioni che i bambini hanno con gli animali domestici, è proprio il “prendersene cura” è quella legata a un migliore funzionamento emotivo e comportamentale nei bambini e anche negli adolescenti. Per quanto riguarda, animali domestici come criceti, conigli, porcellini d’India e altri piccoli mammiferi, va però sottolineato che la responsabilità è sempre dell’adulto, perché questi animali hanno esigenze per il loro benessere spesso poco conosciute o comunque sottovalutate. Sarebbe un errore pensare che siano semplicemente “animaletti da gabbia” o “starter pets” (Animal Welfare, 2025).

Dalle passeggiate sul brecciolino in bicicletta per allenare l’equilibrio, alle uscite tra frutteti, serre e vivai: quanto è importante superare la paura di far sporcare o graffiare i bambini, ad esempio raccogliendo more o giocando tra le pozzanghere per rafforzare la loro sicurezza interiore?

 

È importante che i bambini siano protetti sempre, d’altro canto, sotto lo sguardo attento dei genitori, i bambini possono possano sperimentare piccoli rischi adatti alla loro età anagrafica ed emotiva come sporcarsi le mani, perdere per un attimo l’equilibrio camminando sul bordo di una pozzanghera, graffiarsi lievemente nel raccogliere le mora o schiacciare col gli scarponcini adatti una piccola pozzanghera ghiacciata durante l’inverno, sono esperienze attraverso cui imparano a conoscere il proprio corpo, i propri limiti e le proprie risorse.

La sicurezza interiore non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dall’esperienza ripetuta di poterle affrontare e superare senza essere da soli, sapendo di poter contare sui genitori e sugli adulti in caso di bisogno. Il bambino facendo queste piccole esperienze monitorate, sente che può avere un po’ di paura sena che succeda nulla di male, provare, talvolta osare, sbagliare, non arrendersi, riprovare e alla fine riuscire. Non necessariamente lo stesso giorno, le esperienze si ripetono e i bambini sono abitudinari per cui tendono a ripeterle anche naturalmente, per sperimentare la costanza del mondo, degli affetti e degli esiti delle loro azioni. Un adulto troppo preoccupato, apprensivo o ansioso, può trasmettere involontariamente l’idea che il mondo sia sempre e soltanto pericoloso e che il bambino non sia sufficientemente capace per affrontarlo, neppure nelle piccole cose che invece si sente di fare senza pericolo. La presenza rassicurante dell’adulto dovrebbe quindi proteggere senza impedire l’esplorazione, è proprio grazie a questo equilibrio che si sviluppano autonomia, fiducia in sé e capacità di tollerare le piccole frustrazioni (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2026).

Quali consigli si sente di dare?

-Ridimensionare le paure alimentate da film e cartoni, spiegando che si tratta di rappresentazioni fantastiche, anche quando sembrano realistiche;

-Portarli regolarmente in mezzo alla natura, al mare, in montagna, nei boschi, vicino a laghi, fiumi, campagne e sentieri anche una volta al mese durante autunno e inverno, più speso con la bella stagione;

-Avvicinarli agli animali reali, insegnando rispetto, prudenza e curiosità, avendo anche piccoli roditori e altri animali domestici di cui prendersi cura insieme a loro;

-Coltivare insieme qualcosa, anche solo un fiore in vaso, delle erbe aromatiche o dei semi sul cotone, li aiuta a seminare ed attendere che sboccino, una metafora della loro crescita fisica e psicologica;

-Frequentare il verde quotidianamente, un parco o un’area verde vicino casa.

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