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Politica

Meritocrazia Italia, il messaggio di Walter Mauriello dopo l’VIII Congresso al Quirino: «Nasce l’Agenzia delle Uscite contro i debiti dello Stato, vince il Prodotto Interno Umano»

VIII Congresso di Meritocrazia Italia al Teatro Quirino: il presidente Walter Mauriello lancia la sfida per l’Agenzia delle Uscite contro i debiti dello Stato e proclama la vittoria del Prodotto Interno Umano sul PIL nel segno della competenza e dell’inclusione. 👇

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Walter Mauriello

Roma – Si sono spente le luci sul prestigioso palcoscenico del Teatro Quirino di Roma, ma l’eco politica, civile e morale dell’VIII Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia continua a risuonare con forza nel dibattito istituzionale del Paese. All’indomani della tre giorni congressuale, il Presidente Nazionale del movimento, l’avvocato Walter Mauriello, ha diffuso un intenso e appassionato messaggio pubblico rivolto all’intero Consiglio di Presidenza, ai quadri dirigenti, agli oltre quaranta relatori intervenuti, ma soprattutto ai 38.760 cittadini che hanno seguito i lavori in diretta streaming da ogni regione d’Italia, confermando come la battaglia per il merito sia ormai diventata un moto popolare diffuso e inarrestabile.

«Voi siete la prova vivente che Meritocrazia Italia non è un semplice simbolo elettorale, è un popolo», ha esordito Mauriello nel tracciare il bilancio dell’assise romana. Un popolo che ha scelto di rimettere al centro della vita pubblica i pilastri fondativi del movimento: la valutazione oggettiva come dovere etico irrinunciabile, la premialità come autentica forma di giustizia sociale e la responsabilità individuale come espressione più alta della libertà democratica. «Un Paese senza merito è un Paese senza futuro, condannato a veder vincere chi urla più forte e non chi vale realmente sul campo», ha rimarcato il presidente, sottolineando la dignità di un confronto condotto con garbo istituzionale e fermezza argomentativa insieme a tutte le forze politiche dell’arco parlamentare, senza pregiudizi ideologici né barriere di parte.

Dal Teatro Quirino le sfide legislative: nasce la proposta dell’Agenzia delle Uscite

L’assise del Teatro Quirino non si è limitata a ribadire princìpi ideali, ma ha licenziato un pacchetto di riforme legislative concrete, nate dall’ascolto costante delle categorie produttive e dei territori. Tra i provvedimenti cardine approvati all’unanimità dal Congresso spiccano il Testo Unico del Sociale, una normativa organica per riorganizzare il terzo settore e la tutela delle fragilità, e il Testo Unico sull’Intelligenza Artificiale, concepito per evitare che la rivoluzione digitale mortifichi l’ingegno e l’occupazione umana. A queste si affiancano la riforma meritocratica della Pubblica Amministrazione, un nuovo modello di Sanità che premi le strutture e i medici capaci di curare con efficienza e umanità, la salvaguardia della famiglia e il riconoscimento della formazione permanente come diritto universale e non come privilegio per pochi.

Ma la sfida più dirompente lanciata da Mauriello alle istituzioni riguarda l’approvazione formale dell’istituzione dell’Agenzia delle Uscite, una proposta destinata a sanare una delle più gravi e intollerabili ingiustizie che gravano sull’economia italiana. «Basta con uno Stato a senso unico, che pretende puntualità millimetrica dai cittadini minacciando sanzioni pesantissime e poi si permette di pagare imprese, professionisti e artigiani con ritardi inaccettabili che superano i duecento giorni», ha tuonato Mauriello. L’Agenzia delle Uscite concepita da Meritocrazia Italia avrà il compito vincolante di monitorare i flussi finanziari pubblici, certificare i debiti della Pubblica Amministrazione e comminare sanzioni automatiche agli enti debitori morosi, ristabilendo il principio costituzionale secondo cui la giustizia deve essere uguale per tutti, compreso lo Stato.

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Il primato dell’uomo sul PIL: l’artigiano sul palco con la dignità di un Ministro

Al centro dell’intera visione congressuale, Meritocrazia Italia ha voluto ribadire il primato indiscusso dell’uomo rispetto ai meri parametri contabili, sancendo la vittoria del “Prodotto Interno Umano” sul Prodotto Interno Lordo. Un principio che non è rimasto un’enunciazione teorica, ma ha trovato la sua rappresentazione più toccante e potente nella scelta di far salire sulla tribuna del Quirino un artigiano falegname, chiamato a parlare con la stessa dignità e la medesima autorevolezza riservata ai membri del Governo e delle istituzioni.

«Un uomo delle mani, del sacrificio e della fatica quotidiana, che ha retto il palco e ha regalato emozioni autentiche alla platea», ha ricordato con orgoglio Walter Mauriello. Un gesto simbolico che incarna la vocazione profonda del movimento: dimostrare che la gente comune, con la sua esperienza e il suo sudore, non è un semplice pubblico pagante a cui chiedere consensi durante le campagne elettorali, ma rappresenta il motore pulsante, l’architrave e la protagonista indiscussa della vera democrazia repubblicana.

La magia dell’inclusione e il ritorno sui territori: «La civiltà si alimenta, non si subisce»

La parte conclusiva del congresso è stata caratterizzata da momenti di altissimo valore artistico ed emotivo, resi possibili dal lavoro del maestro Angelo Ferrara e della squadra di presidenza. Tra le note avvolgenti del violino, il calore del sassofono e coreografie impeccabili, a rubare il cuore dei presenti è stata l’esibizione straordinaria di una giovane ballerina non udente e non vedente, capace di danzare con divina grazia sul palco affidandosi unicamente alle vibrazioni interiori e alla forza dell’anima.

«Questa è la vera magia di Meritocrazia Italia», ha chiosato il presidente Mauriello. «La magia di un movimento che non lascia indietro nessuno, che rifiuta la cultura dello scarto e trasforma le differenze in valore e ricchezza comune. Ora torniamo a lavorare nelle nostre comunità, sui territori, tra la gente. Lo faremo senza arroganza, con umiltà ma con una convinzione granitica: la civiltà si alimenta giorno per giorno con il coraggio delle proprie azioni, non si subisce passivamente». Con questo mandato ideale e programmatico, l’organizzazione si prepara ad affrontare le prossime battaglie legislative, decisa a portare la voce del merito e del lavoro reale nelle aule parlamentari.

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Politica

“Abbiamo sopravvalutato Vannacci”: la demolizione senza sconti di Luca Sforzini scuote la destra identitaria

Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, firma un devastante atto d’accusa contro Roberto Vannacci, ammettendo l’errore di averne sopravvalutato la profondità culturale e riducendo il generale a un fenomeno privo di dottrina politica o filosofica, misurabile solo attraverso le cinque categorie di Leonardo Sciascia. 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – Una rottura politica, culturale e umana destinata a provocare un vero e proprio terremoto negli equilibri della destra sovranista e conservatrice italiana. Con un intervento tanto lucido quanto spietato, Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale e tra le menti più acute dell’area metapolitica identitaria, ha pubblicato una riflessione che demolisce alle fondamenta il mito del generale Roberto Vannacci. Intitolato inequivocabilmente «Abbiamo sopravvalutato Vannacci», il testo rappresenta un’autocritica serrata e senza infingimenti, nata dal confronto diretto e prolungato con l’europarlamentare e vicesegretario della Lega, che spazza via ogni residua illusione circa lo spessore filosofico e dottrinario del personaggio.

La presa di posizione di Sforzini non è un semplice attacco polemico tra correnti, ma costituisce un’operazione di verità intellettuale che tocca il cuore del dibattito sulla futura classe dirigente della nazione. L’intellettuale lombardo ammette con trasparenza l’errore commesso da una vasta schiera di osservatori ed esponenti politici: aver creduto che dietro il clamore editoriale di massa, le interviste d’assalto e le continue provocazioni verbali vi fosse un disegno strategico, una dottrina strutturata o una consapevolezza metapolitica capace di offrire un’alternativa di pensiero all’egemonia progressista.

L’autocritica della destra colta: l’illusione di una dottrina dietro lo slogan

Il punto di partenza dell’analisi di Sforzini risiede nell’onestà metodologica. L’autore confessa come anche il proprio centro studi sia incorso nell’abbaglio collettivo di considerare Vannacci come il potenziale portatore di una visione politica profonda, prima che la frequentazione personale e la conoscenza diretta mostrassero una realtà diametralmente opposta:

«C’è un errore che bisogna avere l’onestà di riconoscere. Lo abbiamo commesso anche noi, prima di avere, fortunatamente, l’occasione di rapportarci personalmente e direttamente con Roberto Vannacci per un periodo sufficientemente lungo da conoscerlo e capirlo bene: gli abbiamo attribuito la potenzialità di una profondità politica, culturale e filosofica che semplicemente non ha. Nella maniera più assoluta».

Secondo il presidente di Rinascimento Nazionale, l’inganno principale è scaturito dall’ermeneutica forzata di interpreti e commentatori che hanno cercato a tutti i costi una coerenza teorica laddove regnavano soltanto la contraddizione e lo slogan buttato lì per caso. Per mesi, settori dell’opinione pubblica hanno creduto che le sue frasi sferzanti nascondessero una sofisticata operazione di destrutturazione del politicamente corretto. La verità sul campo, rileva Sforzini, è infinitamente più prosaica: dietro l’elementarità non si celava alcuna scuola di pensiero, ma unicamente l’elementarità medesima; dietro le uscite grossolane non batteva alcuna raffinata architettura comunicativa, bensì una desolante grettezza priva di coordinate storiche e politiche.

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Dalla caverna di Platone all’esoterismo di facciata: il vuoto di consapevolezza

Uno dei passaggi più taglienti e incisivi dell’atto d’accusa smentisce categoricamente l’aura di mistero o di presunta conoscenza esoterica che alcuni ambienti tradizionalisti avevano voluto cucire addosso all’ex paracadutista. Niente simboli iniziatici, niente dottrina ermetica o rimandi sapienziali alle radici dell’Europa: Sforzini chiarisce senza mezzi termini che il generale ignora totalmente quel linguaggio e non padroneggia nemmeno gli elementi propedeutici della filosofia politica.

«Dietro la primitività da cavernicolo non c’è la caverna di Platone: c’è solo il cavernicolo. Lo stesso vale per le conoscenze filosofiche ed esoteriche. In molti hanno sospettato che Vannacci conoscesse quel mondo, i suoi linguaggi, i suoi riferimenti, le sue simbologie. Non ne capisce assolutamente nulla. Non sa letteralmente di che cosa si parli. Gli manca la cultura storica, filosofica e politica necessaria persino per maneggiare quelle categorie».

L’abbaglio, prosegue Sforzini, è stato quello di cercare l’ideologo, il teorico o l’iniziato dove in realtà agiva esclusivamente un istinto animalesco e primordiale, abile unicamente a cavalcare il malcontento viscerale dell’elettorato. La conseguenza è stata paradossale e deleteria: la costruzione artificiale di un «gigante intellettuale» che nei fatti si rivela un nano culturale, un contenitore mediatico enormemente più voluminoso del magro pensiero in esso racchiuso.

Il fenomeno politico e il richiamo a Sciascia: il verdetto finale sulla leadership

La presa di coscienza di Rinascimento Nazionale non intende derubricare o negare la forza elettorale del fenomeno Vannacci, capace di raccogliere centinaia di migliaia di preferenze alle urne europee. Riconoscere la vacuità intellettuale dell’uomo non significa affatto sottovalutare l’impatto del consenso di massa; significa, piuttosto, sottrarre la cultura identitaria all’idolatria acritica e rifiutarsi di abdicare alla dignità del pensiero in cambio dell’applauso da stadio.

In chiusura, Sforzini sferra il colpo definitivo, richiamando la celebre tassonomia morale tracciata da Leonardo Sciascia ne Il giorno della civetta, ricordando che per misurare il valore reale di un uomo politico non servono arditi teoremi politologici né ermeneutiche esoteriche:

«Riconoscerlo non significa sottovalutarne il fenomeno politico. Significa, finalmente, smettere di sopravvalutarne l’uomo. E ricordarsi che, per capire gli uomini, qualche volta non servono complicate categorie politologiche, filosofiche o esoteriche. Bastano le cinque categorie dell’umanità di Leonardo Sciascia».

Il messaggio inviato all’intero panorama sovranista e leghista è netto: il consenso passeggero non può sostituire la statura morale e culturale. La rottura consumata da Rinascimento Nazionale segna un punto di non ritorno, tracciando una linea di demarcazione invalicabile tra chi persegue una vera rinascita politica fondata sul merito e sulla profondità ideale e chi si accontenta dell’effimera cialtroneria degli slogan.

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Politica

Futuro Nazionale, Sforzini da Napoli: «La strada di Vannacci porta a far perdere il centrodestra. A chi non ci sta: alzate la voce»

Duro attacco di Luca Sforzini a Napoli durante la nascita del comitato campano di Rinascimento Nazionale: «La strada di Vannacci è tracciata per far perdere il centrodestra, chi è in buona fede alzi la voce: le nostre porte sono aperte».
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Luca Sforzini

Napoli – Clima incandescente all’interno della destra politica e culturale italiana. Nel corso dell’affollata assemblea congressuale convocata a Napoli per la presentazione ufficiale del Comitato regionale della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini ha pronunciato un discorso durissimo, denso di passaggi programmatici e senza alcuna concessione alla diplomazia, destinato ad aprire un confronto lacerante sugli equilibri della coalizione di governo e sul futuro dell’area conservatrice nel nostro Paese. Nel mirino dell’intervento c’è la rotta impressa al movimento Futuro Nazionale dal Generale Roberto Vannacci, accusato in modo esplicito e documentato di perseguire una strategia deliberatamente disgregatrice, il cui unico esito concreto sarebbe quello di indebolire l’attuale maggioranza parlamentare favorendo il ritorno al potere della sinistra.

Davanti a una platea composta da amministratori comunali, consiglieri civici, professionisti ed esponenti del tessuto produttivo e associativo campano, l’analisi di Sforzini ha tracciato un solco profondo tra due visioni inconciliabili. Da una parte chi concepisce l’impegno politico e culturale come un percorso di radicamento valoriale, istituzionale e leale al patto di governo sottoscritto con i cittadini; dall’altra un modello basato sull’isolamento personalistico, sulle fughe in avanti e su un radicalismo mediatico che rischia di trasformarsi in una vera e propria trappola per milioni di elettori di centrodestra, proprio alla vigilia di tornate elettorali decisive che decideranno la guida di Comuni e Regioni strategiche.

L’appello di Sforzini a Futuro Nazionale: «La decisione di Vannacci è presa, fate sentire il vostro dissenso»

I passaggi salienti dell’allocuzione partenopea non hanno lasciato adito a mezze misure, puntando direttamente al cuore del malcontento che serpeggia tra molti militanti e simpatizzanti che avevano riposto la propria fiducia nel progetto del Generale. «A chi è ancora dentro Futuro Nazionale e non condivide una strada che porta alla sconfitta della destra e alla sua uscita dall’area di governo dico: alzate la voce. Fate sapere che non vi sta bene la vittoria del centrosinistra», ha intimato Sforzini dal podio della conferenza, lanciando un vibrante invito al risveglio delle coscienze critiche prima che le decisioni dei vertici diventino irreversibili.

Secondo l’oratore, infatti, l’approccio verticistico di Vannacci non lascerebbe alcuno spazio a correzioni di rotta concertate democraticamente con la base: «La strada di Vannacci è tracciata: far perdere il centrodestra. Non riuscirete a fargli cambiare strada. La decisione è presa e l’unico obiettivo è dare agli altri la colpa della rottura. Ma almeno fate capire che la vostra buona fede è stata carpita». Un’accusa frontale di premeditazione politica, con cui si imputa all’europarlamentare di voler costruire un pretesto di vittimismo a mezzo stampa per giustificare la separazione dai partiti storici della maggioranza, lasciando campo libero alle opposizioni del campo largo progressista.

Questo disegno, secondo quanto emerso a Napoli, si fonderebbe sull’illusione di una rendita elettorale solitaria che, priva di alleanze strutturate e di cultura di governo, finirebbe unicamente per erodere consensi decisivi nei collegi più contesi, regalando la vittoria agli avversari storici. Per questa ragione, Sforzini ha esortato chiunque intenda salvaguardare il buonsenso a uscire dall’ambiguità e a dichiarare pubblicamente la propria contrarietà a derive minoritarie che nulla hanno a che vedere con la tutela degli interessi nazionali.

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La nascita del presidio in Campania e il radicamento nel Mezzogiorno

La convention di Napoli non si è limitata alla confutazione della linea vannacciana, ma ha rappresentato l’atto fondativo di un presidio politico e culturale destinato a espandersi rapidamente in tutte le province della Campania. La nascita del Comitato regionale di Rinascimento Nazionale punta infatti a intercettare quel vasto mondo civico e moderato che cerca risposte concrete sui temi dello sviluppo economico, delle infrastrutture, del sostegno all’impresa e del rilancio occupazionale del Mezzogiorno, lontano dalle sterili polemiche di facciata che spesso monopolizzano il dibattito televisivo.

I coordinatori territoriali intervenuti nel corso dell’incontro hanno evidenziato come le comunità locali abbiano bisogno di stabilità, di filiere istituzionali efficienti e di un costante dialogo con il governo centrale, fattori che verrebbero irrimediabilmente compromessi da una frammentazione della compagine conservatrice. La Campania, storicamente terra di grandi battaglie politiche e laboratorio di equilibri nazionali, diventa così il banco di prova per ribadire la necessità di un fronte coeso, capace di unire le diverse anime della tradizione identitaria e liberale sotto la bandiera della concretezza amministrativa.

«Porte aperte a chi sceglie la lealtà»: l’appello verso la chiusura delle liste

La parte conclusiva dell’intervento di Sforzini è stata caratterizzata da un messaggio di apertura inclusiva, ma scandito da una visione pragmatica e disincantata rispetto ai tempi e ai modi della maturazione politica individuale. Guardando alle imminenti scadenze elettorali che metteranno alla prova la tenuta delle varie formazioni sul territorio, Sforzini ha chiarito che il tempo è galantuomo e che la realtà dei fatti finirà per dissipare ogni residua suggestione.

«Ci sarà chi se ne accorgerà oggi, chi tra un mese, chi tra tre mesi e chi il giorno della chiusura delle liste elettorali. A tutti loro diciamo: senza giudicare quanto tempo ci avrete messo, qui troverete le porte aperte e una casa fedele al centrodestra», ha rimarcato Sforzini raccogliendo il caloroso assenso della platea. Una promessa di accoglienza politica priva di recriminazioni o giudizi a posteriori, pensata per offrire un riparo sicuro a quegli eletti e militanti che, di fronte al vicolo cieco dell’isolamento, decideranno di rientrare nel perimetro della responsabilità e della coalizione.

Con l’ufficializzazione della struttura campana del Centro Studi Rinascimento Nazionale, la sfida per l’egemonia culturale e politica nell’area conservatrice entra dunque in una fase nuova e decisiva. Il segnale lanciato da Napoli è chiaro: la difesa del governo e la lealtà all’alleanza di centrodestra rimangono i cardini imprescindibili per chiunque intenda incidere realmente nel futuro del Paese, lasciando a margine chi persegue avventure personali destinate unicamente a favorire il successo degli avversari.

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Politica

Lentate sul Seveso, grande successo al gazebo del movimento legato al Generale Vannacci: boom di presenze ed entusiasmo con i «giovani futuristi»

Grande successo e partecipazione a Lentate sul Seveso per il gazebo del movimento legato al Generale Roberto Vannacci. Flusso continuo di cittadini e forte presenza dei «giovani futuristi» a sostegno dei valori del movimento. All’evento presenti anche i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera a conferma del radicamento in Lombardia. 👇

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Lentate sul Seveso, comitato costituente 2138

Lentate sul Seveso – Grande affluenza, partecipazione convinta ed enorme entusiasmo hanno contraddistinto l’iniziativa pubblica svoltasi a Lentate sul Seveso, in provincia di Monza e Brianza, dove il movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Roberto Vannacci ha fatto registrare il pieno di consensi e tesseramenti presso il gazebo allestito nel cuore del comune lombardo. La manifestazione di piazza, promossa per incontrare i cittadini e illustrare le proposte politiche e culturali del movimento, ha visto un flusso ininterrotto di simpatizzanti, residenti ed elettori, superando ampiamente le previsioni iniziali degli organizzatori e confermando il dinamismo di una realtà in costante ascesa sul territorio.

La spinta dei «giovani futuristi»: entusiasmo e radicamento generazionale

A caratterizzare in modo netto e visibile la giornata di Lentate sul Seveso è stata soprattutto la presenza massiccia ed energica dei «giovani futuristi». Ragazzi e ragazze che hanno animato il gazebo con passione e determinazione, a testimonianza di come i valori identitari, il richiamo alla responsabilità civile, al merito e le battaglie valoriali portate avanti dal movimento stiano esercitando una forte capacità attrattiva proprio tra le nuove generazioni, spesso distanti dai meccanismi tradizionali della politica di palazzo.

Il coinvolgimento dei giovani rappresenta uno dei pilastri su cui il movimento sta costruendo la propria espansione: non un semplice presidio elettorale, ma un laboratorio di idee e di confronto diretto con la cittadinanza su tematiche cruciali quali la sicurezza, la valorizzazione della comunità locale, la tutela delle radici culturali e la costruzione di un futuro solido per i territori produttivi del Nord Italia.

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La rete della Brianza e della Lombardia: presenti i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera

L’appuntamento di Lentate sul Seveso ha rivestito una valenza strategica non soltanto a livello locale, ma per l’intera rete territoriale lombarda. Al gazebo hanno preso parte attiva e coordinata i rappresentanti e i coordinatori provenienti da importanti centri limitrofi e provinciali, tra cui le delegazioni di Cesano Maderno, Meda e della pavese Voghera. Una sinergia intercomunale che certifica il lavoro capillare di tessitura politica e organizzativa portato avanti sul campo, creando un raccordo operativo stabile tra le diverse anime territoriali della regione.

Il dialogo diretto con i cittadini ha permesso di raccogliere istanze concrete, preoccupazioni sul tessuto economico e sociale della Brianza e una manifesta richiesta di discontinuità politica, con decine di residenti che si sono fermati per sottoscrivere l’adesione, ritirare materiale informativo e confrontarsi a viso aperto con i referenti locali.

Consolidamento sul territorio verso i prossimi appuntamenti

Il riscontro caloroso ottenuto a Lentate sul Seveso rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di radicamento del movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Vannacci in Lombardia. La capacità di mobilitare militanti storici, cittadini comuni e soprattutto una componente giovanile numerosa e motivata conferma la solidità di un progetto politico che punta sulla presenza fisica nelle piazze, sull’ascolto della comunità e sulla difesa dei principi di sovranità, libertà e identità.

Sulla scia dell’entusiasmo registrato in questa domenica di partecipazione, i coordinatori hanno già annunciato la prosecuzione delle iniziative di piazza anche nei prossimi fine settimana, estendendo la rete dei gazebo negli altri comuni della Brianza e consolidando un presidio territoriale che guarda con sempre maggiore fiducia ai traguardi futuri.

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