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Psicologia delle relazioni

Le relazioni clandestine? Basta la sincerità ! La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Sono una ragazza di 24 anni, con diversi fidanzamenti falliti alle spalle. Credo di avere un buon carattere, ma non riesco a tollerare i tradimenti e cerco un ragazzo fedele solo a me.

Quando iniziavo una storia con qualcuno, puntualmente lo trovavo a letto con un’amica o con qualche prostituta. Mi sembra assurdo che un fidanzato senta l’esigenza di andare con altre donne. Io cosa ero?

Il tradimento proprio non lo tollero. Per questo mi sono proposta di trovare un uomo con cui fare dei figli esclusivamente quando avrò incontrato qualcuno che non mi tradirà mai: un uomo serio, affidabile, perché non si va con altre donne quando si ha una relazione. Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Alessandra Hropich

Redazione-  Sono una ragazza di 24 anni, con diversi fidanzamenti falliti alle spalle. Credo di avere un buon carattere, ma non riesco a tollerare i tradimenti e cerco un ragazzo fedele solo a me.

Quando iniziavo una storia con qualcuno, puntualmente lo trovavo a letto con un’amica o con qualche prostituta. Mi sembra assurdo che un fidanzato senta l’esigenza di andare con altre donne. Io cosa ero?

Il tradimento proprio non lo tollero. Per questo mi sono proposta di trovare un uomo con cui fare dei figli esclusivamente quando avrò incontrato qualcuno che non mi tradirà mai: un uomo serio, affidabile, perché non si va con altre donne quando si ha una relazione.

Ho una visione romantica e determinata della coppia: non esiste che qualcuno tradisca, soprattutto quando ci sono dei figli. È inimmaginabile.

Non vedo molta serietà in giro. Pensi che sia tanto assurda io nel chiedere serietà assoluta prima di qualsiasi progetto di famiglia?

Guardando le coppie in giro, mi domando: perché gli uomini non chiedono il divorzio? Perché portare avanti relazioni clandestine quando tanti mariti potrebbero dire chiaramente di voler divorziare o troncare una relazione, senza mentire!

Il divorzio è una conquista moderna, se proprio la coppia non riesce a stare più insieme.

Mariastella da Dolo

Carissima Mariastella, il tuo desiderio di fedeltà è assolutamente legittimo. Non sei la sola a sognare un amore esclusivo, sincero e duraturo. Molti giovani uomini e donne desiderano una relazione nella quale fiducia e lealtà siano valori irrinunciabili.

Ma vorrei invitarti a riflettere su un aspetto della tua posizione: la rigidità.

Cenerentola è una favola, ma questo non significa che il grande amore non possa esistere. Significa, piuttosto, che nessuna relazione può offrire garanzie assolute sul futuro. Pretendere di conoscere in anticipo il comportamento di una persona per tutta la vita significa inseguire una certezza impossibile.

Attenzione: essere intransigenti sul rispetto e sulla sincerità è una cosa; pretendere che la vita affettiva sia immutabile è un’altra. La rigidità psicologica non protegge necessariamente dalla sofferenza: spesso la alimenta, perché trasforma ogni incertezza in una minaccia e ogni delusione in una conferma che l’amore non esiste.

Non puoi costruire una famiglia sulla promessa che nulla cambierà mai.

E poi, Mariastella, giochi a fare l’ emancipata ricordando che esiste il divorzio, come se fosse una semplice porta d’ uscita da imboccare alla prima infedeltà. Seguendo il tuo ragionamento, molto più  di mezza Italia dovrebbe essere divorziata! Hai idea di cosa comporti davvero un divorzio? Un normale impiegato rischierebbe di finire a dormire sotto i ponti, mentre un benestante potrebbe ritrovarsi economicamente prosciugato. E questa sarebbe la grande conquista moderna? Certo, sulla carta è tutto molto semplice. Peccato che la vita, e soprattutto il conto da pagare, siano tutta un’altra cosa.

Le leggi si fanno, è la loro applicazione che è dura!

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Psicologia delle relazioni

Psicologia, Quando cerchi di essere come gli altri rischi di dimenticare chi sei: la riflessione di Menda Vreto sul coraggio di essere se stessi

Quando cerchi di assomigliare agli altri rischi di dimenticare chi sei: la potente riflessione di Menda Vreto!

Tra la trappola del confronto sui social e il coraggio di non deludere se stessi per compiacere il giudizio altrui. La felicità non è una gara a chi copia meglio.

Vi è mai capitato di rinunciare a qualcosa per paura del giudizio degli altri? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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essere_se_stessi

Roma – In un’epoca dominata dall’omologazione visiva, dai modelli di successo preconfezionati e dalla costante ricerca di approvazione sociale, il confine tra ispirarsi a un esempio virtuoso e smarrire irrimediabilmente la propria identità personale si è fatto sempre più sottile e rischioso. La nostra rubrica dedicata al benessere interiore e alla crescita emotiva accoglie oggi una lucida e profonda riflessione della sociologa e saggista Menda Vreto, incentrata sul coraggio di fermarsi per riscoprire il valore inestimabile dell’autenticità all’interno del nostro spazio dedicato alla psicologia delle relazioni umane.

Prendere ispirazione dalle persone che ammiriamo rappresenta una dinamica del tutto naturale e formativa, capace di arricchire il nostro bagaglio culturale ed emotivo fin dai primi anni di vita. La questione critica sorge tuttavia quando, nel tentativo ostinato di assomigliare a qualcun altro, finiamo per accantonare i nostri desideri più intimi, modificando il modo di esprimerci, le abitudini e persino i valori morali pur di sentirci accettati dal gruppo dei pari, una riflessione universale che si ricollega alle inquietudini descritte nel racconto letterario di Sami Mulaj tra memoria e destino.

Quante delle nostre scelte quotidiane ci appartengono davvero e quante, al contrario, sono il frutto involontario del timore di deludere le aspettative altrui? L’autrice interroga la coscienza contemporanea evidenziando come l’ansia da prestazione sociale sia diventata una vera e propria piaga silenziosa, un tema cardine che approfondiamo quotidianamente nella nostra sezione riservata alle sfide del lifestyle contemporaneo e ai modelli educativi del nostro territorio nazionale.

La trappola del confronto sociale: l’illusione della perfezione digitale e il senso di inadeguatezza

Oggi più che mai, l’avvento dei social network ha amplificato a dismisura la tentazione di comparare la propria esistenza con le narrazioni patinate mostrate quotidianamente da colleghi, amici e personaggi pubblici. Attraverso gli schermi degli smartphone scorrono carrellate ininterrotte di viaggi da sogno, carriere fulminee, case impeccabili e momenti di felicità ostentata, proiettando un’illusione di perfezione che fa apparire la nostra quotidianità, costellata di fatiche e imprevisti, improvvisamente noiosa e insufficiente.

Eppure, come osserva con acume Menda Vreto, dimentichiamo troppo spesso che nessuno condivide pubblicamente le proprie sconfitte, le solitudini notturne o i compromessi dolorosi che si nascondono dietro una fotografia sorridente. Paragoniamo la nostra vita nella sua complessa interezza con un singolo frammento accuratamente selezionato dell’esistenza altrui, scivolando senza accorgercene in un distruttivo senso di inadeguatezza privo di fondamento reale.

Il confronto non logora soltanto la dimensione digitale, ma si insinua prepotentemente nelle dinamiche familiari, nelle relazioni affettive e nelle carriere lavorative, spingendo molti individui a intraprendere percorsi universitari o professionali solo per compiacere i genitori, reprimendo inclinazioni autentiche per paura del giudizio della comunità.

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Le aspettative familiari e sociali: come imparare a scegliere per se stessi senza sensi di colpa

Riuscire ad ascoltare i propri bisogni senza sentirsi egoisti o colpevoli richiede una notevole maturità psicologica. Rispettare i legami affettivi e le responsabilità verso chi amiamo non significa dover annullare la propria unicità sull’altare del conformismo. Crescere come esseri umani comporta imparare ad ascoltare le opinioni altrui mantenendo saldo il timone delle proprie convinzioni intime, senza sentirsi costretti ad allinearsi al pensiero dominante.

Non esiste una ricetta universale per definire la realizzazione personale: per qualcuno la felicità coincide con un ruolo prestigioso in una multinazionale, per qualcun altro assume la forma di una famiglia unita, di un mestiere artigianale o semplicemente di una vita condotta con serenità lontano dai riflettori. La società odierna tende a imporre standard monetari ed estetici standardizzati, ma il vero equilibrio risiede nella coerenza con i propri principi morali.

Avere il coraggio di ammettere un errore, cambiare rotta professionale o allontanarsi da relazioni tossiche che non ci rispecchiano più costituisce l’atto più alto di rispetto verso noi stessi e verso il nostro destino.

La vera libertà interiore secondo Menda Vreto: vivere secondo i propri valori e non per compiacere gli altri

La riflessione della sociologa si conclude con un appello che risuona come un manifesto di liberazione individuale: «La vita non è una gara a chi riesce meglio a somigliare agli altri. Forse dovremmo preoccuparci meno di come appariamo agli occhi del mondo e prestare molta più attenzione a come ci sentiamo nella vita che abbiamo faticosamente costruito». Si può essere applauditi e invidiati da una folla sterminata rimanendo profondamente infelici, così come si può condurre un’esistenza sobria e anticonvenzionale sentendosi perfettamente a casa nel proprio corpo.

Prendere il buono dagli incontri che la vita ci riserva è un segno di intelligenza e apertura mentale; confondere l’ammirazione con la brama di diventare una copia sbiadita di qualcun altro conduce invece all’alienazione dello spirito. L’invito di Menda Vreto è a rivendicare il valore supremo della propria irripetibilità, coltivando i talenti originali con umiltà e fierezza.

Perché quando ogni maschera cadrà e il tempo avrà sciolto le illusioni del consenso effimero, poter guardarsi allo specchio sapendo di aver vissuto secondo le proprie regole rappresenterà sempre la forma più pura, nobile e duratura di libertà.

Riflessione di Menda Vreto – Riproduzione riservata Cavaliere News

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Se lui ha i diavoli dentro ! La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Dottoressa, sono sposata da tredici anni, mio marito è sempre stato terribilmente serio con me. Pensi che, quando usciamo insieme, lui nemmeno guarda le altre: vede solo me e non distoglie mai lo sguardo da me. Ormai, per me, lui è fatto così.
Scopro che invece ha diverse amicizie femminili sui social a mia insaputa. Una donna, addirittura, è uscita con lui e lui non mi aveva detto nulla.Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Alessandra R

Redazione-  Dottoressa, sono sposata da tredici anni, mio marito è sempre stato terribilmente serio con me. Pensi che, quando usciamo insieme, lui nemmeno guarda le altre: vede solo me e non distoglie mai lo sguardo da me. Ormai, per me, lui è fatto così.
Scopro che invece ha diverse amicizie femminili sui social a mia insaputa. Una donna, addirittura, è uscita con lui e lui non mi aveva detto nulla.
Sembra aver messo su una vita parallela fatta di incontri clandestini con donne di ogni etnia, con le quali evidentemente sguazza a piacimento. Mi chiedo come sia possibile che un uomo dalla condotta irreprensibile e anche distinto, che in mia presenza non guarda nessuna oltre me, poi si scateni grazie a un social.
Non riesco proprio a capire cosa manchi a mio marito e perché mi abbia sempre fatto sentire l’unica donna che vede.
Perché mentire? Non so darmi pace, considerando poi che non ne ho nemmeno parlato con lui perché sono mortificata. Mi crede?
Raffaella da Ospitaletto

«Più un uomo appare perfetto all’ esterno, più diavoli ha dentro!»
Citando Freud.
Già il fatto che un uomo non distolga mai lo sguardo dalla propria moglie, sa di recita.
Ricordo un incontro con un importante dirigente in ambito sanitario che stavo intervistando e che rispondeva alle mie domande guardando esclusivamente la sua collaboratrice e mai me. È buffo vedere un uomo che non ti guarda mai perché i suoi occhi sono impostati sulla segretaria, ma quel ridicolo comportamento, durò per tutta l’ intervista.
Cosa compresi del dirigente? Che aveva qualcosa da rendere conto alla sua collaboratrice. Mi fu chiaro che non avesse la coscienza a posto, soprattutto riguardo alla sua serietà come uomo.
Da che mondo è mondo, gli uomini con un certo potere, hanno relazioni con le collaboratrici, ma mai mi era capitato di vedere un uomo che non incrociasse il mio sguardo neppure una volta per non deludere la collaboratrice che, evidentemente, era qualcosa di più, per lui.
Cara Raffaella, alcuni uomini sono bravissimi a trasformare uno sguardo in una dichiarazione di fedeltà. Ti fissano con
un’ intensità da far pensare che al mondo esista soltanto tu, salvo poi scoprire che, appena volti le spalle, hanno una vita sentimentale da veri diavoli.
Non si faccia ingannare dalle apparenze: la serietà di un uomo non si misura da quanto riesce a non guardare le altre in presenza della moglie, ma da ciò che fa quando nessuno lo controlla.
Perché certi uomini non hanno gli occhi per un’altra donna quando sono con la moglie: semplicemente, aspettano che la moglie non ci sia!

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Le donne dei miei amici…La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Cara e saggia dottoressa, sono un uomo molto soddisfatto della vita che conduco. Ho 53 anni e non mi sono mai sposato, mi sono preservato da questo rischio perché ho la fortuna di riuscire a sedurre molte donne che oltretutto sono impegnate.
Sai quali sono le donne migliori? Le donne dei miei amici, gran bei pezzi di donne rigorosamente impegnate e dunque, libere di vivere un’avventura erotica.
Sono anni che vado avanti con questa mia filosofia di vita che non mi lega a nessuna ma che mi offre divertimento e sesso.
La mia vita, fino ad oggi, è sempre stata leggera e improntata a momenti di svago. Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Alessandra Hropich

Redazione-  Cara e saggia dottoressa, sono un uomo molto soddisfatto della vita che conduco. Ho 53 anni e non mi sono mai sposato, mi sono preservato da questo rischio perché ho la fortuna di riuscire a sedurre molte donne che oltretutto sono impegnate.
Sai quali sono le donne migliori? Le donne dei miei amici, gran bei pezzi di donne rigorosamente impegnate e dunque, libere di vivere un’avventura erotica.
Sono anni che vado avanti con questa mia filosofia di vita che non mi lega a nessuna ma che mi offre divertimento e sesso.
La mia vita, fino ad oggi, è sempre stata leggera e improntata a momenti di svago.
Al solo pensiero che una donna voglia diventare la mia compagna in modo stabile, mi fa venire l’orticaria. Te la immagini una donna sempre attaccata a un uomo? Stanca la stessa minestra, finisce la seduzione, il desiderio muore quando ti vedi la stessa donna per anni, scherziamo?
Mentre, con le donne impegnate, riesco a vivere il brivido di una relazione clandestina, mantenendo l’amicizia con i miei amici. Sono tante le donne dei miei amici con cui ho rapporti belli e fugaci. Il brivido è intenso e io vivo costantemente le emozioni più belle.
Mi ritengo fortunato e soddisfatto.
Mi sento il protagonista della canzone “La donna del mio amico dei Pooh.”
Mario da Vergiate

Caro Mario, scherzando, ma neanche troppo, ti chiedo: “ma quanti amici hai?” Perché, leggendo la tua lettera, più che una cerchia di amicizie, mi viene in mente un intero villaggio turistico con animazione inclusa!
Dici di apprezzare tante donne dei tuoi amici e, per giunta, di selezionare accuratamente le più belle. Insomma, una specie di talent scout dell’infedeltà, con tanto di catalogo riservato e selezione all’ingresso!
C’è però un piccolo particolare che mi sfugge: quelli che chiami amici non sono semplicemente conoscenti?
“Chi trova un amico, trova un tesoro”. Tu hai tanti tesori?
Perché, diciamocelo, è abbastanza singolare vantarsi di coltivare amicizie mentre, contemporaneamente, si coltivano le rispettive compagne. Una forma di socializzazione decisamente originale: loro ti offrono la fiducia, tu ricambi con le corna!
E poi questa tua straordinaria capacità di trovare sempre donne disponibili al tradimento meriterebbe uno studio. Possibile che tutti i tuoi “amici” abbiano compagne così insoddisfatte e così facilmente conquistabili? Oppure sei tu che hai un talento particolare nel confondere la disponibilità al tradimento con il grande fascino personale?
Quanto alla tua paura della relazione stabile, non preoccuparti: nessuna ti chiede di sposarti.
Mi colpisce soprattutto il tuo entusiasmo nel descrivere queste avventure come una vita piena di emozioni. A 53 anni ti senti ancora un irresistibile seduttore clandestino, una sorta di James Bond della provincia, soltanto che, al posto delle missioni segrete, hai gli appuntamenti con le mogli degli amici.
E attenzione: non confondere la clandestinità con il fascino, né il tradimento con il successo personale. A volte il brivido non nasce dalla seduzione, ma semplicemente dal rischio di essere scoperti.
Infine, ti senti protagonista della canzone dei Pooh “La donna del mio amico.” Ma nella canzone c’è una storia sentimentale, nel tuo racconto, sembra esserci soprattutto un programma di fidelizzazione delle mogli altrui!
Oltretutto,, caro Mario, una cosa è essere un uomo libero, un’altra è sentirsi libero soltanto perché si evita accuratamente di assumersi qualsiasi responsabilità.
E un’ ultima curiosità: tu dici di non voler mai avere una donna tutta per te, mi sembra che anche anche le tipe che frequenti clandestinamente la pensino esattamente come te, nessuna realmente ti vuole, al di là del brivido eccezionale della scappatella!

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