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Attualità

Massimo Cacciari a L’Elefante su Rai 3: la crisi profonda dell’Europa e il fallimento di Donald Trump sulla pace

Massimo Cacciari a L’Elefante su Rai 3 con Peter Gomez lancia un duro allarme sulla tenuta dell’Europa.

Il filosofo analizza la crisi economica e culturale che attanaglia il continente tra caro vita, emergenza abitativa e disagio giovanile, soffermandosi poi sulla parabola di Donald Trump negli Stati Uniti e sul fallimento della promessa di pace internazionale.

Condividete l’analisi di Massimo Cacciari sullo stato di salute dell’Europa e dell’Occidente?

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Massimo Cacciari a L'Elefante su Rai 3: la crisi profonda dell'Europa e il fallimento di Donald Trump sulla pace

Roma – Una diagnosi lucida, spietata e priva di sconti sulle contraddizioni strutturali che rischiano di travolgere il vecchio continente e sull’instabilità geopolitica globale. Il filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari è intervenuto con la consueta autorevolezza dialettica nel corso della trasmissione L’Elefante, il programma di approfondimento in onda su Rai 3 e disponibile in streaming su RaiPlay condotto dal giornalista Peter Gomez. Un confronto a tutto campo che scandaglia le faglie sotterranee della nostra società, inserendosi a pieno titolo nel dibattito sulle trasformazioni del nostro territorio e delle comunità.

Al centro della riflessione di Massimo Cacciari c’è la convinzione che le recenti tensioni di piazza e le manifestazioni di piazza che scuotono diverse capitali non siano semplici episodi congiunturali, ma il sintomo conclamato di un malessere che affonda le radici nel tempo: «Credo che la ragione di fondo sia che stiamo vivendo una crisi economica, sociale e culturale, nel senso più generale del termine, che procede da anni e alla quale nessuno mette realmente mano. È una situazione di grande confusione, nella quale possono agire gli elementi più diversi». Una visione che richiama le analisi dedicate a politica e istituzioni contemporanee.

Il malessere sociale dei giovani e l’ombra della guerra ai confini orientali

Nel corso dell’intervista con Peter Gomez, il filosofo ha evidenziato come il moltiplicarsi dei focolai di scontro sia drammaticamente alimentato dal contesto internazionale: «La situazione di guerra ai confini orientali dell’Europa rende ancora più drammatici questi fattori di squilibrio. Le proteste sono esplose ovunque: sul caro vita, sui redditi falcidiati dall’inflazione, sull’emergenza della casa. I giovani vivono una condizione di disagio tremendo in tutti i Paesi europei». Una condizione di precarietà esistenziale che non trova risposte concrete nei vertici decisionali.

In un simile vuoto di prospettiva, Cacciari ha messo in guardia dai tentativi di ridurre le ribellioni a mere operazioni di disturbo esterno. Pur ammettendo la presenza di attori ibridi: «Possono esserci hacker sparsi qua e là, come possono esserci gruppi e organismi che lavorano per accrescere il livello dello scontro. Ma il problema viene prima ed è il disagio reale che attraversa le nostre società», evidenziando temi trattati nelle nostre inchieste su economia e tenuta sociale.

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La parabola di Donald Trump: dalla promessa del Nobel per la pace alle difficolta

Lo sguardo di Massimo Cacciari si è poi allargato allo scenario d’oltreoceano, analizzando l’evoluzione politica negli Stati Uniti e le complesse dinamiche che accompagnano la figura di Donald Trump. Il filosofo ha ricostruito con rigore l’architettura del consenso dell’ex inquilino della Casa Bianca: «Trump aveva vinto facendo leva sulla paura, ma durante la campagna elettorale aveva anche fatto una promessa molto forte: quella della pace. Diceva costantemente: “Io farò la pace, io mi candido al Nobel per la pace”».

Proprio su questa promessa non mantenuta risiedono, secondo Cacciari, le cause principali delle difficoltà e dei rovesci politici subiti dal leader repubblicano: «Credo che la sconfitta e le tensioni attorno a Trump siano dovute più al fatto che abbia fallito sul piano della politica internazionale che non ad altre questioni. Aveva costruito una parte decisiva del suo consenso sull’idea di riportare stabilità e chiudere i conflitti». Un’analisi geopolitica raffinata che arricchisce i contenuti di cultura, televisione e approfondimento.

L’incapacita delle classi dirigenti occidentali di dare risposte concrete

La conclusione del ragionamento sviluppato a L’Elefante su Rai 3 converge sull’incapacità cronica delle classi dirigenti occidentali di proporre modelli di sviluppo equi e sostenibili. Quando la politica abdica al proprio ruolo di mediazione e rinuncia ad aggredire le cause primarie delle disuguaglianze economiche e del disagio giovanile, la rabbia popolare trova inevitabilmente valvole di sfogo imprevedibili.

L’intervento di Massimo Cacciari ai microfoni di Peter Gomez ribadisce l’urgenza di una profonda rifondazione del patto sociale europeo: senza investimenti coraggiosi su lavoro, casa e diritti delle nuove generazioni, il rischio che l’Europa sprofondi in una paralisi politica irreversibile diventa ogni giorno più concreto.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Fausto Bertinotti a L’Elefante su Rai 3: la ribellione dei giovani contro il sistema, la riscossa sociale e la lezione di Bernie Sanders

Fausto Bertinotti a L’Elefante su Rai 3 lancia una riflessione radicale sullo scontro sociale e sul futuro delle democrazie occidentali.

L’ex presidente della Camera sostiene che la salvezza risieda nella ribellione delle nuove generazioni contro l’establishment, analizza la crescita delle istanze socialiste di Bernie Sanders negli Stati Uniti e denuncia lo svuotamento dei Parlamenti e la vittoria dei mercati sui lavoratori.

Siete d’accordo con la visione di Fausto Bertinotti sul riscatto delle nuove generazioni?

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Fausto Bertinotti

Roma – Una visione appassionata, radicale e controcorrente sullo stato di salute delle democrazie occidentali e sul ruolo trasformativo delle nuove generazioni. L’ex presidente della Camera dei Deputati e storico leader della sinistra italiana Fausto Bertinotti è stato tra i protagonisti della serata di approfondimento politico de L’Elefante, il format condotto da Peter Gomez in onda su Rai 3 e fruibile sulla piattaforma streaming RaiPlay. Un intervento che accende i riflettori sulla crisi della rappresentanza e che dialoga idealmente con le analisi espresse dal nostro territorio e dalle comunità locali.

Nel corso del serrato confronto in studio, Fausto Bertinotti ha ribaltato la prospettiva tradizionale del dibattito parlamentare, individuando l’unico vero motore di speranza al di fuori delle stanze del potere: «Se le cose restano così non c’è salvezza. La salvezza è altrove. È nei movimenti che stanno mettendo le nuove generazioni contro l’establishment. Il basso della società vede emergere una nuova generazione. L’Elefante non c’è: l’elefante sono questi giovani». Una lettura che si affianca all’approfondimento di poche ore fa con Massimo Cacciari sulla crisi profonda dell’Europa.

La spinta dei giovani negli Stati Uniti e la rinascita socialista con Bernie Sanders

Per sostanziare la propria tesi, l’ex leader di Rifondazione Comunista ha analizzato i mutamenti demografici e culturali che attraversano gli Stati Uniti d’America, mettendo in luce una frattura generazionale senza precedenti: «Il settanta per cento degli under 30 negli Stati Uniti ha votato per i Democratici. Una nuova generazione è stabilmente all’opposizione. La salvezza è nelle nuove generazioni che si sono rivoltate a una politica che le esclude sistematicamente dai processi decisionali».

Secondo Fausto Bertinotti, il laboratorio politico statunitense offre lezioni cruciali che la vecchia Europa ha colpevolmente ignorato: «Quello che si vede oggi negli Usa è molto interessante. Bernie Sanders guida una costruzione politica che riporta il socialismo sulla scena e, incredibilmente, vince con una posizione molto radicale. Negli Stati Uniti un movimento di massa ha depositato una domanda politica che è stata raccolta da una forza socialista autentica», alimentando il confronto nelle pagine di politica e scenari internazionali.

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La lotta di classe vinta dai padroni e la perdita di credibilita della politica

Il passaggio più denso dell’intervista a L’Elefante ha riguardato la riproposizione del concetto marxiano di lotta di classe, riletto alla luce degli ultimi decenni di deregolamentazione economica: «La lotta di classe c’è stata e c’è ancora. Nel passaggio di secolo l’hanno vinta i capitalisti. La vera rivoluzione l’hanno fatta i padroni contro i lavoratori. Ma, come insegnava Marx, la dinamica del conflitto sociale non finisce mai e oggi si intravedono segnali di una possibile riscossa».

Alla radice dell’astensionismo record, con oltre metà della popolazione che diserta le urne, Bertinotti individua l’omologazione dei partiti tradizionali: «Nell’ultimo quarto di secolo tutti quelli che sono andati al Governo hanno seguito sostanzialmente la stessa politica, quella del dominio assoluto del mercato. Questo ha devastato la fiducia popolare nella politica», tema nodale affrontato costantemente nelle nostre inchieste dedicate ad economia, lavoro e salari.

I Parlamenti svuotati di potere e lo scontro ridotto alla gestione delle poltrone

L’affondo conclusivo dell’ex presidente della Camera ha preso di mira la degenerazione istituzionale degli assetti parlamentari contemporanei: «Oggi il Governo è diventato il vero collante esclusivo delle coalizioni. I Parlamenti contano sempre meno e lo scontro politico si riduce tristemente a vincere le elezioni per poi cercare di restare al potere a ogni costo. È una dinamica perversa che spezza irrimediabilmente il legame di fiducia tra popolo e istituzioni».

Di fronte a questa involuzione burocratica, Fausto Bertinotti ribadisce ai microfoni di Peter Gomez su Rai 3 che soltanto la mobilitazione autonoma dei giovani, degli studenti e dei lavoratori precari potrà scardinare lo status quo, ridando dignità al conflitto sociale come lievito fecondo di vera democrazia, arricchendo il dibattito culturale su spettacolo, televisione e informazione.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Crisi alloggi e affitti calmierati, la proposta di Federcasa: Gianluigi Pascoletti chiede un ministero della Casa

Crisi affitti e alloggi sfitti, la proposta di Federcasa: serve un ministero della Casa come per Salute e Lavoro!

Il segretario generale Gianluigi Pascoletti intervistato da Roberto Poletti: dai limiti della cedolare secca al dieci per cento fino all’urgenza di una cabina di regia unica per superare la frammentazione regionale.

Siete favorevoli alla creazione di un ministero per la Casa? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Gianluigi Pascoletti

Roma – Il tema dell’emergenza abitativa e della sostenibilità economica delle locazioni urbane torna prepotentemente al centro dell’agenda politica ed economica nazionale con un intervento destinato a fare discutere. In una dettagliata intervista rilasciata al giornalista e conduttore Roberto Poletti, il segretario generale del sindacato inquilini FEDERCASA, Gianluigi Pascoletti, ha tracciato un quadro rigoroso sulle criticità del mercato immobiliare italiano, avanzando una proposta istituzionale ambiziosa: l’istituzione urgente di un Ministero ad hoc per la Casa sul modello dei dicasteri dedicati a Salute e Lavoro, una priorità essenziale per il nostro settore di economia e politiche sociali.

L’analisi del leader sindacale parte dall’esame dei recenti provvedimenti varati dall’esecutivo per abbassare la pressione fiscale sugli affitti a canone concordato e calmierato. Sebbene in linea di principio la riduzione delle imposte rappresenti un segnale incoraggiante per incentivare i proprietari a immettere sul mercato gli immobili sfitti, Gianluigi Pascoletti evidenzia forti dubbi sull’efficacia reale del meccanismo: la misura, pensata per entrare a regime in vista del 2027, rischia di tradursi in un semplice sgravio fiscale per i locatori senza produrre un effettivo e tangibile calo dei canoni mensili a carico degli inquilini, tematica al centro del confronto di politica economica e riforme.

Una realtà che tocca da vicino le grandi metropoli come Roma e Milano, dove le trattative per il rinnovo degli accordi territoriali registrano la ferma opposizione delle proprietà a concedere ulteriori sconti sui prezzi di mercato. Il problema abitativo frena lo sviluppo e la mobilità interna dei lavoratori, ricollegandosi alle difficoltà strutturali che abbiamo documentato nella nostra recente inchiesta sulla crescita e investimenti per il territorio abruzzese.

La mancanza di una cabina di regia statale unica penalizza le famiglie a basso reddito e le giovani generazioni in ogni comparto del nostro territorio nazionale.

Le misure fiscali del governo e la cedolare secca al dieci per cento: l’analisi di Gianluigi Pascoletti sugli affitti

Forte della rappresentatività di un sindacato firmatario di storici accordi collettivi con enti previdenziali e casse professionali quali ENPAM, Enasarco, INPS e INPDAP, il segretario di Federcasa richiama l’esperienza storica della cedolare secca: «Quando nacque la cedolare secca al 15%, poi scesa al 10%, ha funzionato egregiamente perché ha fatto emergere il sommerso. Negli accordi a canone concordato già si tiene conto dell’agevolazione fiscale per trovare una mediazione calmierata rispetto ai prezzi di mercato».

Tuttavia, la nuova riduzione delle tasse valida per gli accordi che saranno in vigore nel 2027 non porterà automaticamente a una rinegoziazione al ribasso dei contratti esistenti: «Nelle trattative in corso, come ad esempio a Roma, vediamo chiaramente che i proprietari non hanno alcuna intenzione di diminuire ancora i canoni. Questa misura non abbasserà i prezzi per chi già vive in affitto, ma potrà al massimo fungere da incentivo per convincere i possessori di case vuote a metterle a reddito», sottolinea con pragmatismo Gianluigi Pascoletti.

Per risolvere l’emergenza in modo strutturale, ammonisce il sindacato, non bastano interventi tampone sul fisco ma occorre ripensare l’intera filiera dell’edilizia residenziale pubblica e privata.

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Dagli alloggi sfitti alle trattative a Roma: perché i proprietari frenano sul calo dei canoni di locazione

Il segretario di Federcasa pone l’accento su un paradosso sociale ed economico che rischia di bloccare la crescita del Paese: l’impossibilità per molti giovani e lavoratori di accettare un impiego a causa dei costi proibitivi dell’alloggio. «Ci sono casi frequenti di giovani laureati che vincono concorsi pubblici o trovano ottime opportunità professionali lontano da casa, ma sono costretti a rinunciare al ruolo perché nelle città di destinazione non riescono a trovare una stanza o un appartamento a un prezzo congruo con il loro stipendio», denuncia Gianluigi Pascoletti.

La mancanza di una strategia integrata impedisce al mercato di autoregolarsi. Un dicastero dedicato dovrebbe operare in costante sinergia con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il Ministero del Lavoro, programmando agevolazioni fiscali mirate e sbloccando i patrimoni immobiliari inutilizzati per favorire l’incontro tra domanda e offerta a canoni sostenibili per la classe media.

Senza una cabina di regia governativa, le tensioni abitative rischiano di aggravare l’isolamento delle fasce più deboli e frenare la mobilità geografica della forza lavoro.

L’eredità della Gescal e la proposta di Federcasa: un ministero della Casa per coordinare le venti politiche regionali

L’affondo più significativo dell’intervista riguarda la totale frammentazione istituzionale ereditata dalla cancellazione dei fondi storici dedicati all’edilizia residenziale pubblica: «Una volta in Italia avevamo la GESCAL, che garantiva finanziamenti strutturali certi per le case popolari; eliminata quella gestione, non è rimasto più nulla. I tre pilastri fondamentali per i cittadini italiani sono Salute, Lavoro e Casa: per i primi due esiste un ministero ad hoc con portafoglio e responsabilità definite, mentre per la Casa incredibilmente non c’è».

La devoluzione alle Regioni ha generato venti regimi normativi disomogenei, privi di linee guida condivise: «Nelle Regioni ognuno va per conto suo, con venti politiche abitative differenti. Abbiamo concesso questa autonomia, ma se a monte manca una cabina di regia statale che fissi indirizzi omogenei, il sistema si paralizza. Serve un Ministero della Casa che non sia una poltrona in più, ma una struttura operativa capace di fare pianificazione strategica a lungo termine», conclude Gianluigi Pascoletti.

Un monito autorevole che chiama le forze parlamentari a un confronto serio per restituire al diritto alla casa la dignità di un pilastro costituzionale irrinunciabile.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Guerra ibrida e cybersicurezza, l’allarme di Luca Sforzini: “basta nascondere la Russia, i cosacchi virtuali sono gia qui”

Guerra ibrida, l’allarme di Luca Sforzini: i cosacchi virtuali della Russia sono già qui!

La replica a Vannacci e la difesa della linea Crosetto: difendere le reti informatiche significa proteggere ospedali, trasporti e famiglie dagli attacchi di Mosca.

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Guerra ibrida

Castellar Ponzano – Il dibattito sulla sicurezza nazionale e sulle nuove forme di conflitto asimmetrico si infiamma con una presa di posizione netta e priva di infingimenti diplomatici, destinata a scuotere il panorama politico e strategico italiano. Dalla storica cornice del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, è intervenuto con durezza sull’escalation della guerra ibrida in Europa, denunciando il tentativo di minimizzare la provenienza strategica degli attacchi informatici che minacciano quotidianamente le nostre istituzioni, un’analisi di fondo che arricchisce la nostra sezione di politica e sicurezza internazionale.

Secondo il presidente del centro studi, continuare a parlare genericamente di hacker solitari o pirati informatici senza nominare apertamente la Russia di Vladimir Putin non rappresenta un atto di prudenza diplomatica, bensì una colpevole rimozione della realtà che rischia di avvelenare i pozzi dell’opinione pubblica. La minaccia alla civiltà occidentale ha compiuto un salto di qualità che impone chiarezza e coraggio intellettuale, riallacciandosi al rigore etico e alla responsabilità civile celebrati anche nella nostra riflessione quotidiana promossa da Il Mattutino del Castello Sforzini.

Nel suo intervento, Luca Sforzini chiama in causa direttamente le tesi sostenute dall’europarlamentare Roberto Vannacci: «A lungo Vannacci ha spiegato, con malcelata ironia, che i cosacchi non sono alle porte di Trieste. Sarà anche vero dal punto di vista dell’avanzata delle truppe corazzate, ma i cosacchi virtuali sono già all’assalto dei nostri sistemi informatici, delle nostre infrastrutture critiche, della logistica dei trasporti e dei presidi sanitari del nostro Paese», con ripercussioni concrete per il nostro territorio nazionale.

La vulnerabilità dei nodi nevralgici dello Stato dimostra come la difesa della democrazia sia indissolubilmente legata alla tenuta dei mercati, della produzione industriale e della nostra economia reale.

La replica di Luca Sforzini a Roberto Vannacci: i cosacchi virtuali sono già all’assalto dell’Occidente

La riflessione promossa da Luca Sforzini scardina la concezione novecentesca della sovranità territoriale: continuare a ragionare come se la sicurezza dipendesse esclusivamente dal presidio armato dei confini geografici significa non comprendere la natura delle guerre moderne. Le frontiere del ventunesimo secolo non corrono lungo i crinali montuosi, ma attraversano i server delle telecomunicazioni, i cavi sottomarini, le centrali elettriche, i sistemi di smistamento aereo e i database sanitari.

Non occorre mobilitare divisioni di fanteria per paralizzare una metropoli o condizionare le scelte economiche e civili di uno Stato sovrano: un’incursione cibernetica mirata può mandare in tilt i pronto soccorso, bloccare le reti ferroviarie e gettare nel caos la distribuzione energetica in poche frazioni di secondo. I cosacchi digitali non hanno bisogno di marciare fisicamente su Trieste per violare le nostre difese: sono già penetrati all’interno delle nostre case, delle nostre imprese e delle nostre istituzioni.

Il presidente di Rinascimento Nazionale sottolinea come l’aggressione ibrida sia studiata a tavolino per generare disorientamento psicologico, paura collettiva e sfiducia verso la classe dirigente democratica, alimentando narrazioni tese a indebolire la coesione dell’Occidente.

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Le parole del ministro Guido Crosetto sulla guerra ibrida: la difesa delle reti come tutela di ospedali e famiglie

In piena sintonia con le recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto, l’analisi evidenzia come la guerra ibrida non sia un fenomeno meteorologico o una fatalità incontrollabile, ma una precisa strategia militare condotta da anni da Mosca contro l’alleanza atlantica ed europea. Questo non significa attribuire aprioristicamente ogni singolo disservizio al Cremlino, ma riconoscere la matrice geopolitica di un disegno complessivo di destabilizzazione.

Luca Sforzini stigmatizza con forza le retoriche populiste che contrappongono demagogicamente gli investimenti nella difesa a quelli per il welfare: «È culturalmente e politicamente irresponsabile continuare a minimizzare il pericolo, opponendo la spesa militare alla sanità o alla scuola. Oggi difendere le nostre infrastrutture di rete significa tutelare la continuità operativa dei reparti ospedalieri, garantire il funzionamento dei trasporti pubblici e proteggere il lavoro quotidiano delle famiglie. La sicurezza non è un lusso alternativo al benessere, ma la premessa indispensabile che lo rende possibile».

Senza una solida architettura di cybersicurezza, ogni investimento nei servizi sociali rischia di essere vanificato al primo attacco ransomware capace di criptare i server della pubblica amministrazione.

Dalla deterrenza Nato alla sicurezza digitale: la strategia di Rinascimento Nazionale per proteggere l’Italia

L’obiettivo strategico della disinformazione e degli attacchi cibernetici è indurre le democrazie alla rassegnazione, instillando la convinzione che difendersi sia troppo oneroso o addirittura una provocazione guerrafondaia. L’Italia e l’Unione Europea, avverte il presidente di Rinascimento Nazionale, devono reagire con una deterrenza cibernetica credibile e con un potenziamento massiccio dell’intelligence tecnologica, operando in stretta sinergia con i partner della Nato.

«Non abbiamo alcun bisogno di inventarci nemici inesistenti», conclude perentorio Luca Sforzini, «ma dobbiamo smettere immediatamente di far finta di non vedere quelli che già operano contro di noi. I cosacchi del Novecento non sono mai arrivati alle porte di Trieste; quelli del ventunesimo secolo sono già operativi nelle nostre reti. È tempo di svegliarsi e difendere senza esitazioni la nostra libertà e la nostra civiltà».

Un appello che richiama le istituzioni repubblicane a una presa di coscienza immediata, affinché la salvaguardia dello spazio cibernetico diventi il pilastro cardine della sovranità e della prosperità nazionale.

Comunicato a cura del Centro Studi Rinascimento Nazionale – Castello Sforzini di Castellar Ponzano – Riproduzione riservata Cavaliere News

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