Collalto Sabino- Dalle prime fortificazioni medievali all’assalto del 1861, la storia di uno dei castelli più affascinanti della Sabina. Arroccato a circa mille metri di altitudine, in posizione dominante sulla Piana del Cavaliere e sulle montagne circostanti, il Castello Baronale di Collalto Sabino, in provincia di Rieti, custodisce una storia lunga molti secoli. Le sue mura raccontano di feudatari, famiglie aristocratiche, soldati, assedi e trasformazioni architettoniche che hanno accompagnato le vicende dell’Italia centrale dal Medioevo fino all’età contemporanea.
La sua posizione non era casuale: Collalto sorgeva in un territorio di frontiera, vicino alle vie di comunicazione tra la Sabina, l’Abruzzo e Roma, in un’area contesa tra differenti poteri politici e militari.
Le origini del nucleo fortificato di Collalto vengono generalmente ricondotte al X secolo, durante il fenomeno medievale dell’incastellamento, quando numerose comunità dell’Italia centrale si concentrarono sulle alture per esigenze di sicurezza e controllo del territorio.
Secondo la ricostruzione del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, l’insediamento era inizialmente conosciuto con il nome di Castaldio e assunse successivamente quello di Collalto, legato alla posizione elevata del paese.
Una testimonianza documentaria importante risale al 1153, quando l’insediamento compare in una bolla di papa Anastasio IV.
Occorre tuttavia distinguere le origini del borgo da quelle dell’edificio attuale: uno studio accademico di Valeria Montanari colloca la fortificazione signorile documentabile nella prima metà del XIII secolo, mentre la tradizione locale attribuisce una fase precedente del castello al XII secolo.
Durante il Medioevo, Collalto acquisì un’importanza strategica considerevole.
L’insediamento fu legato alla Contea dei Marsi e successivamente divenne il centro di una baronia con vasti possedimenti.
Un documento del 1273, relativo all’organizzazione amministrativa dell’Abruzzo, testimonia l’estensione del territorio collegato a Collalto, comprendente anche Pietrasecca, Poggio Cinolfo e Rocca di Sotto.
Questi riferimenti sono particolarmente interessanti perché mostrano quanto fossero stretti i rapporti storici tra Collalto e il territorio carseolano.
Nel 1297, per disposizione di Carlo II d’Angiò, Collalto venne trasferito, insieme ad altri territori, alle dipendenze della Curia Imperiale, secondo quanto riportato dalla documentazione archivistica.
Il castello divenne così non soltanto una struttura difensiva, ma anche un simbolo dell’autorità feudale esercitata sulle comunità circostanti.
Una delle fasi più importanti della storia del castello si svolse nel XVI secolo.
La baronia entrò nei possedimenti dei Savelli, potente famiglia aristocratica romana, che contribuì allo sviluppo delle fortificazioni.
Nel 1564 Cristoforo Savelli vendette la baronia al suocero Roberto Strozzi. Quattro anni più tardi, nel 1568, il territorio passò ad Alfonso Soderini, appartenente a un’importante famiglia fiorentina.
Con i Soderini, il complesso castellano conobbe una significativa trasformazione.
Le antiche difese medievali furono adattate alle nuove esigenze militari, determinate soprattutto dalla diffusione delle armi da fuoco e dell’artiglieria.
Le mura, i baluardi e le postazioni difensive vennero rafforzati, mentre il sistema di accesso al borgo fu ulteriormente organizzato.
Anche Porta Vecchia, uno degli ingressi storici dell’abitato, conserva il ricordo dell’ampliamento delle fortificazioni voluto dal barone Soderini.
Un’altra data fondamentale è il 24 gennaio 1641.
Con un atto di vendita, la baronia passò da Nicola Soderini e dai suoi creditori al cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII.
L’acquisizione segnò l’inizio di una nuova stagione.
Il castello, pur conservando il suo carattere difensivo, fu progressivamente valorizzato anche come residenza aristocratica.
Agli ambienti militari si affiancarono spazi destinati alla rappresentanza e alla vita signorile, con interventi decorativi e architettonici che contribuirono a modificare l’aspetto del complesso.
Il dominio dei Barberini si protrasse fino alla fine del Settecento, mentre la memoria dei loro interventi è ancora conservata nelle iscrizioni presenti nel castello.
Il Castello di Collalto Sabino presenta una struttura articolata, frutto di numerosi interventi realizzati in epoche differenti.
La parte più antica è costituita dalla rocca, sviluppata intorno a una torre centrale a pianta quadrata, affiancata da torri angolari rotonde e baluardi esterni.
Accanto alla fortezza si sviluppa il palazzo baronale, collegato alla rocca attraverso scalinate e percorsi interni.
All’interno del complesso si trovano cortili, spazi aperti, un antico pozzo e strutture che testimoniano l’antica funzione militare.
Dalle sommità del castello lo sguardo può spaziare verso il Gran Sasso, la Maiella e il Terminillo.
L’insieme costituisce un esempio significativo di trasformazione di un insediamento fortificato medievale in residenza aristocratica, senza perdere completamente la propria identità militare.
ra gli episodi più drammatici della storia di Collalto Sabino figura l’assalto avvenuto nel febbraio 1861, nel pieno dei conflitti che accompagnarono l’unificazione italiana.
Il territorio si trovava in una posizione particolarmente delicata, lungo un’area di confine interessata dalle operazioni di gruppi filoborbonici, formazioni armate e uomini legati alla resistenza contro il nuovo ordine politico.
Secondo le ricostruzioni della Pro Loco, un gruppo composto da ex militari borbonici, elementi pontifici e bande irregolari assalì il borgo e il castello.
Tra i nomi associati all’episodio compare Francesco Luvarà, ufficiale borbonico coinvolto nelle vicende militari di quel periodo.
Le fonti locali non concordano pienamente sulla cronologia: alcune indicano il 3 febbraio 1861, mentre il portale turistico comunale colloca l’assalto al 13 febbraio.
La memoria locale ricorda comunque un’occupazione violenta, saccheggi e gravi sofferenze per gli abitanti.L’episodio rappresenta una testimonianza delle tensioni politiche e sociali che attraversarono le comunità di confine negli anni dell’unificazione italiana.
Dopo i danni e il progressivo deterioramento dell’Ottocento, il castello attraversò una nuova fase di trasformazione.
Tra il 1890 e il 1895 il conte Corvin-Prendowski promosse importanti lavori di restauro, ispirati al gusto neomedievale dell’epoca.
Ulteriori interventi furono realizzati tra il 1932 e il 1934 dalla famiglia Giorgi-Monfort.
Questi restauri non si limitarono alla conservazione delle strutture, ma contribuirono anche a definire l’immagine romantica del castello, valorizzandone torri, merlature e ambienti storici.
Un’altra importante campagna di recupero venne condotta tra il 1988 e il 1998, permettendo di conservare e valorizzare il complesso.
Oggi il Castello Baronale è uno dei monumenti più rappresentativi di Collalto Sabino.
La sua storia è strettamente intrecciata a quella dei paesi vicini, in particolare Carsoli, Pietrasecca e Poggio Cinolfo, che per secoli condivisero rapporti territoriali, economici e politici con la baronia di Collalto.
Il complesso è di proprietà privata ed è utilizzato anche come dimora storica e sede di eventi; per eventuali visite occorre verificare le modalità di accesso.
Al di là del suo valore architettonico, il castello rappresenta una testimonianza concreta di come una fortezza medievale abbia attraversato epoche molto diverse: il feudalesimo, le rivalità tra poteri territoriali, l’età delle grandi famiglie aristocratiche, il Risorgimento e la moderna valorizzazione del patrimonio storico.
Il Castello di Collalto Sabino non è soltanto una costruzione di pietra: è un luogo in cui si possono leggere quasi mille anni di storia della Sabina e della vicina Piana del Cavaliere.