LUPI A RISCHIO: QUINDICI ESEMPLARI NEL LAZIO POSSONO ESSERE ABBATTUTI
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Redazione- La recente modifica delle normative sulla protezione dei lupi in Italia ha sollevato preoccupazioni tra ambientalisti e zoologi. In base a un nuovo decreto governativo, sono stati autorizzati gli abbattimenti di un massimo di 160 lupi in tutto il Paese, di cui circa 15 esemplari potrebbero provenire dal Lazio. Questo cambiamento è il risultato del declassamento della specie a livello europeo, che ha visto il lupo passare da "rigorosamente protetto" a "protetto", poiché non più considerato in via di estinzione.
L'Italia ha prontamente recepito questa nuova norma, seguendo le indicazioni dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che ha stabilito le quote massime di abbattimento per ogni regione. Il Lazio si posiziona ora come la terza regione in cui è possibile “prelevare” il numero maggiore di lupi, dopo la Toscana, con 22 esemplari, e il Piemonte, con 16.
Tuttavia, esperti come Marco Antonelli, zoologo e responsabile per i grandi carnivori del WWF, sottolineano che questo non significa un'apertura alla caccia ai lupi. Le quote fissate rappresentano un limite che non deve essere superato, per evitare conseguenze negative sulle popolazioni di lupi. La decisione finale su quanti lupi abbattere spetterà ai governi regionali, e non è detto che tutte le regioni raggiungano il limite massimo consentito.
La modifica delle normative segna un cambiamento significativo rispetto al passato. In precedenza, l'Ispra doveva esaminare ogni caso specifico di lupo problematico, applicando criteri rigorosi. Ora, invece, l'ente fornirà solo una valutazione non vincolante sui piani di abbattimento proposti dalle regioni, senza entrare nei dettagli dei singoli animali.
Si stima che attualmente ci siano circa 3.300 lupi in Italia, un numero che ha visto un incremento grazie alla Convenzione di Berna del 1971, che ha permesso loro di ripopolare regioni dove erano scomparsi. Sebbene il ritorno dei lupi abbia avuto effetti positivi sulla gestione delle popolazioni di specie problematiche come i cinghiali, ha anche portato a un aumento delle predazioni di animali domestici, suscitando lamentele nel settore zootecnico.
La questione dell'abbattimento dei lupi solleva interrogativi sulla sua efficacia nel ridurre i danni agli animali da allevamento. Numerosi studi condotti in Nord America e Europa indicano che l'abbattimento dei lupi non riduce le predazioni sul bestiame a lungo termine. Gli esperti suggeriscono che la soluzione risieda in investimenti nella prevenzione, come l'uso di cani da guardiania e recinzioni elettrificate.
In conclusione, mentre il decreto introduce una maggiore flessibilità nella gestione dei lupi, gli ambientalisti avvertono che la situazione richiede un approccio equilibrato per garantire la convivenza tra lupi e attività zootecnica. Con un massimo di 160 lupi che possono essere abbattuti in Italia e 15 nel Lazio, il futuro della specie continua a dipendere da decisioni politiche e gestionali.
Fonte: romatoday.it
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