ALLARME LUPI : ALLEVATORI MAREMMANI SULL'ORLO DELLA CRISI PER ATTACCHI RAVVICINATI
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Redazione- Un'ondata di preoccupazione sta travolgendo gli allevatori della Maremma, con segnalazioni sempre più frequenti di predazioni che mettono a rischio la sopravvivenza delle loro attività. Carmelo Masala, un veterano del settore con decenni di esperienza nella zona di Manciano, esprime un profondo timore per il futuro, descrivendo l'ultima aggressione subita dalla sua azienda, "La Campigliola", come un possibile preludio alla fine. Masala, che ha iniziato la sua carriera nel 1981 con un numero considerevole di capi, ora si ritrova con un numero ridotto di bovini e migliaia di ovini, gestiti con l'aiuto della sua famiglia, che rappresenta la quinta generazione nel mestiere. Egli sottolinea la mancanza di interesse da parte delle nuove generazioni verso questo tipo di lavoro, a meno che non vengano adottate misure urgenti da parte delle autorità competenti.
Mirella Pastorelli, portavoce del comitato "Pastori d'Italia", ha raccolto il suo appello, lanciando un avvertimento riguardo a un branco di cinque lupi che si aggira nella località Montioli, avvicinandosi pericolosamente ai centri abitati. Pastorelli evidenzia come i predatori abbiano perso la loro naturale diffidenza verso l'uomo, rendendo più frequenti le incursioni vicino alle aree urbane e generando ansia tra i residenti. Ha inoltre specificato che il branco ha attaccato e sbranato un vitello appena nato, lasciandolo in condizioni irriconoscibili.
Di fronte a questi danni considerevoli, Pastorelli invoca l'applicazione delle deroghe previste dalla "direttiva Habitat" (articolo 16). Questa direttiva, pilastro della conservazione della biodiversità nell'UE dal 1992, permette interventi in casi di danni ingenti. L'allevatrice ribadisce che il lupo non può essere considerato una specie intoccabile quando causa perdite economiche insostenibili per le aziende. Sottolinea l'urgenza di recepire il declassamento della specie, già approvato dalla Commissione Europea, per poter implementare piani di gestione e contenimento a livello nazionale, tenendo conto delle zone più vocate all'attività pastorale.
Masala, visibilmente scosso, descrive il dolore costante causato da questi attacchi. Aveva precedentemente ridotto il numero di pecore per evitare ulteriori massacri, concentrandosi sull'allevamento di vacche, ma ciò non è servito a nulla. Racconta con amarezza di come il vitello, di soli due giorni, non abbia avuto alcuna possibilità di difendersi. La sua azienda, distribuita su diversi appezzamenti di terreno, dispone di recinzioni, ma queste si rivelano insufficienti. Aggiunge ai costi di gestione e affitto, gli indennizzi ricevuti sono inadeguati, e i danni indiretti, come lo stress sugli animali, sono difficili da quantificare ma profondamente sentiti.
L'allevatore veterano evidenzia anche le ripercussioni sulla produzione. Oltre agli animali persi o feriti, il timore costante genera una significativa diminuzione della produzione di latte. Stima una perdita di oltre 100.000 litri di latte solo dalla sua azienda negli ultimi tre anni. Masala profetizza che la scomparsa degli allevatori locali avrà ripercussioni sull'intera filiera, portando alla necessità di importare latte da altri paesi europei. Paragona la situazione a quella di altri Paesi dove, pur essendoci lupi, la gestione della specie è differente. Si definisce, insieme agli altri allevatori, "una specie in via di estinzione". Le prospettive sono cupe, e l'azienda sta valutando la possibilità di chiudere e vendere tutto al più presto.
Pastorelli concorda con l'urgenza della situazione, affermando che il tempo per gli studi e i progetti inconcludenti è scaduto. Esorta il governo a intervenire rapidamente, prendendo esempio dalle strategie adottate da altri stati membri per tutelare i propri allevatori.
Fonte: iltirreno.it
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