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Politica

Nascono i Giovani Vannacciani brianzoli: la scuderia del Generale si struttura per Monza 2027

🚨 SVOLTA POLITICA IN BRIANZA: NASCONO I “GIOVANI VANNACCIANI”! Movimento si struttura a Monza in vista delle elezioni amministrative del 2027. Un folto gruppo di studenti universitari, professionisti e giovani lavoratori ha ufficializzato la nascita del coordinamento territoriale dei “Giovani Vannacciani brianzoli”. L’obiettivo è chiaro: costruire un’alternativa forte, identitaria e pragmatica basata sui valori del merito, della sicurezza urbana e del “buon senso”, portando le tesi del Generale Roberto Vannacci al centro del dibattito politico locale lombardo. Parte la stagione del tesseramento e dei tavoli di confronto nei quartieri. Tutti i dettagli 👇#giovanivannacciani | #monza2027 | #brianza | #robertovannacci | #futuronazionale | #politicalombardia | #sicurezzaurbana | #meritocrazia | #pagineutili

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Giovani Vannacciani a Monza

La mobilitazione dei professionisti e degli studenti universitari della provincia di Monza

Monza – Un imponente, accurato e quanto mai dinamico percorso di riorganizzazione delle forze politiche giovanili e valorizzazione delle correnti culturali della destra identitaria, incentrato sulle riforme dei palinsesti del tesseramento territoriale e sulla necessità impellente di strutturare liste competitive in vista delle prossime consultazioni amministrative per rinnovare la composizione dei consigli comunali della penisola, si è aperto ufficialmente nel capoluogo brianzolo. Un gruppo numeroso, coeso e fortemente motivato di giovani cittadini, costituito da studenti iscritti negli atenei della regione, liberi professionisti e lavoratori dipendenti del distretto industriale, ha formalizzato la nascita del coordinamento denominato Giovani Vannacciani brianzoli. Il debutto della scuderia politica, ufficializzato nella mattinata di mercoledì quindici luglio, segna l’avvio di una strutturata campagna di proselitismo finalizzata a radicare le tesi del buon senso all’interno dei quartieri per deliziare i passeggeri del cambiamento.

L’obiettivo strategico dichiarato dai promotori della federazione consiste nella volontà di edificare un’alternativa programmatica forte, pragmatica e slegata dalle vecchie formule dei partiti tradizionali, portando i temi cari al Generale Roberto Vannacci al centro del dibattito pubblico locale per i consumatori della politica.

Il programma elettorale per le comunali del duemilaventisette ed i valori del merito e della sicurezza

I militanti della scuderia monzese hanno illustrato le linee guida del manifesto politico, spiegando che l’azione del gruppo si concentrerà sullo schieramento di proposte concrete incentrate sulla meritocrazia accademica, sulla tutela della sicurezza urbana e sul rilancio economico delle piccole imprese artigianali della Brianza. La corsa verso le elezioni comunali del duemilaventisette richiederà l’allestimento di faldoni programmatici incentrati sul ripristino dell’ordine pubblico nelle piazze cittadine, sul contrasto al degrado dei quartieri periferici e sulla valorizzazione delle identità culturali tradizionali dello Stato, offrendo risposte veloci ai residenti della provincia. I Giovani Vannacciani intendono intercettare l’interesse dei flussi degli elettori delusi e dei passeggeri delusi dall’astensionismo, promuovendo una stagione di ascolto attivo e organizzando tavoli di consultazione paritetici con le associazioni dei commercianti ed i corpi intermedi locali.

La cooperazione tra i diversi circoli giovanili della Lombardia permetterà di uniformare i calendari delle assemblee pubbliche, dimostrando la vitalità del movimento ed elevando il peso contrattuale della nuova classe dirigente nei confronti delle coalizioni storiche della nazione.

Il contrasto al pensiero unico nei distretti lombardi ed il ruolo delle riforme civiche

La nascita del circolo a schermo intero si inserisce all’interno di una più ampia programmazione strategica volta a consolidare il posizionamento di Futuro Nazionale a livello nazionale e regionale, sfruttando l’onda mediatica legata ai recenti spostamenti del leader nelle province della penisola. La promozione dei valori patriottici e della trasparenza amministrativa costituisce un pilastro strategico fondamentale per incrementare l’efficienza dei servizi ecosistemici urbani, garantendo la tutela dei diritti dei residenti e frenando l’avanzata delle teorie ideologiche contrarie alle usanze della convivenza civile. Lo schieramento del blocco giovanile a Monza testimonia la volontà di superare i vecchi moduli burocratici, offrendo soluzioni rapide alle vertenze territoriali e potenziando la sicurezza contrattuale e sociale delle giovani generazioni che intendono investire il proprio futuro professionale all’interno della provincia lombarda.

La collaborazione tra i laboratori universitari ed i nuclei politici di prossimità consente di strutturare programmi di cittadinanza attiva avanzati, sfruttando le risorse informatiche dei social network per divulgare le proposte e garantire la trasparenza dei dibattiti consiliari.

I calendari delle successive assemblee politiche ed i collegamenti con i siti delle Autonomie

L’affermazione editoriale di questa nuova sigla giovanile costituisce un elemento di rilievo per monitorare l’evoluzione delle geografie partitiche nel Nord Italia, dimostrando la reattività dei territori dinanzi alle sfide del decentramento e delle riforme dello Stato. Per verificare i calendari dei successivi congressi della scuderia, consultare i testi ufficiali dei manifesti o esaminare le delibere e lo statuto della bacheca nazionale del partito, i cittadini e tutti i professionisti della pubblica amministrazione possono collegarsi direttamente alla piattaforma informatica del Consiglio Regionale della Lombardia per esaminare i documenti e le bacheche istituzionali ufficiali delle riforme pubbliche territoriali.

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Politica

Il retroscena politico di Sforzini: “Il vero alleato di Vannacci non è la Meloni, ma Giuseppe Conte”

Una vera e propria bomba politica che smaschera le false alleanze del centrodestra italiano! Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, interviene duramente sullo scontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci, definendo le loro accuse di “tradimento” come il problema meno interessante del Paese. Secondo la lucidissima e provocatoria analisi di Sforzini, il vero pericolo è il ritorno di una “Destra sociale” ed economica statalista (sostenuta da Alemanno) che finisce di fatto per copiare le ricette assistenzialiste della Sinistra. La conclusione del politologo è destinata a far discutere: il naturale e vero alleato di Vannacci non è Giorgia Meloni, bensì il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte, poiché i loro programmi coincidono perfettamente sia in economia che nella pericolosa politica estera “con l’occhio strizzato a Mosca e a Pechino”. Leggi l’analisi politica completa nel nostro articolo 👇

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Sforzini

Roma – Il dibattito interno al variegato e complesso mondo del centrodestra italiano sta attraversando una fase di profondissima e lacerante ridefinizione identitaria, un vero e proprio scontro filosofico che va ben oltre le semplici e banali scaramucce elettorali. Mentre i riflettori dei principali telegiornali nazionali rimangono ostinatamente e superficialmente puntati sulle infinite polemiche personali tra i vari leader di partito, c’è chi invita l’opinione pubblica a sollevare lo sguardo e ad analizzare il vero nodo cruciale della questione. A lanciare un sasso pesantissimo nello stagno della politica italiana, delineando un’analisi sociologica e strategica tanto lucida quanto provocatoria, è Luca Sforzini, vulcanico presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
La riflessione di Sforzini parte dall’osservazione incrociata dei due grandi e recenti appuntamenti politici che hanno animato la piazza conservatrice: il tradizionale raduno leghista di Pontida e il vertice di Orvieto. «Tra Pontida e Orvieto sento parlare decisamente troppo di chi avrebbe tradito chi – esordisce in maniera lapidaria il presidente del Centro Studi – Matteo Salvini accusa Roberto Vannacci, venendo poi prontamente e aspramente ricambiato dall’ufficiale in pensione. Francamente, ritengo che questo sia il problema in assoluto meno interessante. Non ci troviamo affatto davanti a una patetica storia di amicizie personali finite male o a litigi da cortile: stiamo discutendo del futuro della nazione, di quale anima della destra debba legittimamente e concretamente governare l’Italia nel difficile e competitivo scenario del terzo millennio».

La minaccia statalista: il fantasma della Destra unicamente sociale

Il cuore dell’intervento politico di Sforzini si concentra sulla pericolosa deriva ideologica che sta prendendo forma in alcuni ambienti conservatori, un ritorno a logiche economiche che rischiano di distruggere l’ossatura produttiva del Paese. «A Orvieto sento ripetere come un mantra che “la destra o è sociale o non è”. Si tratta della storica tesi portata avanti da Gianni Alemanno, un concetto che trova fin troppa e fertile accoglienza nelle malinconiche nostalgie del primissimo Mussolini di stampo socialista», prosegue l’analista.
L’accusa di Sforzini è mirata e spietata: ammantarsi della bandiera del “sociale” senza bilanciarla con il realismo del mercato significa precipitare fatalmente nel peggior assistenzialismo di Stato. Questa visione economica statalista, basata su bonus, sussidi e forte intervento pubblico, finisce inevitabilmente per mostrare una «significativa, preoccupante e innegabile assonanza con le disastrose ricette economiche portate avanti dai 5 Stelle di Giuseppe Conte». Il monito del Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiarissimo e non ammette sconti: una destra che sceglie di declinarsi esclusivamente in senso “sociale” sul piano economico, alla prova dei fatti finisce semplicemente e tragicamente per governare applicando misure di pura sinistra, strangolando chi produce ricchezza.

Il manifesto del terzo millennio: l’elogio del ceto medio e dell’impresa

Ma qual è, dunque, l’identikit della forza politica necessaria per far rinascere economicamente la nazione? Sforzini delinea un manifesto valoriale nettissimo, rivendicando con orgoglio la necessità di una vera e profonda rivoluzione liberale. «La destra moderna, quella matura e strutturata che serve disperatamente all’Italia per competere in Europa, deve essere orgogliosamente nazionale e liberale. Deve certo mantenere una spiccata vocazione sociale per non lasciare indietro gli ultimi, ma deve essere dichiaratamente liberista».
La ricetta del Rinascimento Nazionale rimette al centro dell’agenda politica il vero motore pulsante e dimenticato dell’Italia: i ceti produttivi. «Bisogna stare dalla parte e al fianco dell’impresa coraggiosa, del lavoro onesto, della sacralità della proprietà privata e, soprattutto, a totale difesa di quella vasta classe media che suda e produce la vera ricchezza del Paese». Senza questa visione pragmatica e pro-mercato, avverte amaramente Sforzini, «cambiano semplicemente i colori delle bandiere nei comizi, ma resta inesorabilmente intatto lo statalismo opprimente».

L’asse “fantasma” Vannacci-Conte: le coincidenze in politica estera

L’analisi politica si chiude con una deduzione logica dirompente, destinata a far discutere a lungo i vertici di Fratelli d’Italia e i salotti televisivi. Sforzini smonta l’ipotesi di un possibile accordo strutturale tra il Presidente del Consiglio e l’europarlamentare indipendente della Lega. «Il punto focale della questione non è affatto stabilire se Giorgia Meloni possa, un domani, allearsi organicamente con Vannacci: su questo specifico tema, il presidente del Senato Ignazio La Russa è già stato lucidamente e inequivocabilmente chiarissimo, chiudendo le porte».
La vera provocazione, supportata dai fatti e dalle recenti dichiarazioni dei diretti interessati, riguarda le convergenze parallele tra due mondi apparentemente inconciliabili. «Il punto politico centrale è che il naturale, vero alleato del Generale Vannacci è in realtà l’avvocato Giuseppe Conte. Non a caso, i due sono perfettamente allineati e in clamorosa sintonia non solo sulle stataliste ricette economiche, ma anche e soprattutto sulla delicatissima politica estera, strizzando continuamente e pericolosamente un occhio di riguardo sia a Mosca che a Pechino. I loro programmi, alla fine, coincidono perfettamente», conclude Sforzini. Un’affinità elettiva inaspettata che rischia di ridisegnare completamente le alleanze del prossimo futuro.

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Politica

Alta tensione a Rozzano: Futuro Nazionale in piazza per le ronde popolari e la “Remigrazione”

La misura è colma e le periferie milanesi rischiano di esplodere da un momento all’altro! A Rozzano la rabbia dei residenti, esasperati dalle continue aggressioni, furti e violenze ai danni di donne e anziani, è sfociata in una vera e propria sollevazione popolare contro le baby gang (i cosiddetti “maranza”) e l’immigrazione irregolare. A sostenere la protesta è sceso in piazza il movimento “Futuro Nazionale”, guidato da Roberto Jonghi Lavarini (noto come “il barone nero”), che ha annunciato l’intenzione dei propri militanti di unirsi attivamente alle ronde notturne dei cittadini, chiedendo “ordine, sicurezza e un massiccio piano di remigrazione”. Leggi le durissime dichiarazioni e l’appello alla legittima difesa nel nostro articolo completo 👇

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Remigrazione

Rozzano (Milano) – Quando il senso di insicurezza quotidiana, il degrado urbano dilagante e la rabbia sociale a lungo repressa raggiungono il loro inevitabile e pericolosissimo punto di ebollizione, le periferie delle grandi metropoli italiane rischiano di trasformarsi in vere e proprie polveriere pronte a esplodere al minimo pretesto. Quello che si sta consumando in queste tesissime ore lungo le strade di Rozzano, difficile e popoloso e crocevia dell’hinterland a sud di Milano, non è più un semplice malcontento di quartiere, ma ha assunto i contorni di una vera e propria e rumorosa sollevazione popolare.
La miccia che ha fatto saltare il precario coperchio della pazienza cittadina è stata una drammatica e inaccettabile escalation di episodi di criminalità predatoria. A farsi megafono politico e istituzionale di questa profonda esasperazione collettiva sono stati i vertici lombardi del movimento politico Futuro Nazionale, che hanno diramato un comunicato stampa dai toni durissimi, infuocati e senza alcun compromesso, paragonando apertamente i recenti moti di Rozzano alle furiose rivolte popolari che hanno recentemente infiammato e paralizzato le strade dell’Irlanda e di Dublino.

La rivolta contro il degrado: l’emergenza criminalità e i “maranza”

Il quadro sociologico e criminale tracciato dal movimento politico è a dir poco allarmante e dipinge una periferia meneghina ormai totalmente fuori dal controllo delle istituzioni statali. Secondo la durissima denuncia di Futuro Nazionale, il tessuto sociale di Rozzano sarebbe quotidianamente ostaggio di giovanissime baby gang (comunemente etichettate dalle cronache con il termine gergale di “maranza”) spesso giunte ormai alla terza generazione, e di frange di immigrazione irregolare fuori controllo.
«Dopo le numerose, continue e inaccettabili violenze perpetrate da gruppi di immigrati di origine nordafricana e da bande di maranza di terza generazione, i cui atti criminali e vigliacchi sono stati rivolti sistematicamente contro donne indifese e cittadini italiani anziani, il popolo di Rozzano si è finalmente svegliato e ha deciso di dire basta», si legge a chiare lettere nel comunicato ufficiale diffuso ai media. La nota prosegue sottolineando come la cittadinanza sia spontaneamente «scesa in strada per difendere a denti stretti i propri diritti fondamentali e la propria libertà di movimento». A questa vera e propria dichiarazione di guerra civile si unisce apertamente l’organizzazione politica di estrema destra, che dichiara solennemente: «Futuro Nazionale sceglie di marciare fianco a fianco con loro!».

Le parole shock del “Barone Nero”: l’autodifesa e le bastonate

A guidare ideologicamente e fisicamente la protesta sul territorio è sceso in campo un personaggio politico storico, controverso e notoriamente privo di peli sulla lingua: Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto alle cronache politiche nazionali con il celebre appellativo de “il barone nero”. Jonghi Lavarini si è recato personalmente nelle piazze di Rozzano per portare totale solidarietà ai residenti, scortato dai vertici del movimento, tra cui l’avvocato Renato Maturo (dirigente di spicco di FNV per la città di Milano) e Maurizio Mannino (coordinatore operativo di FNV per l’intera e vasta Provincia di Milano Sud).
Le dichiarazioni rilasciate dal “Barone Nero” a margine della mobilitazione sono destinate a sollevare un feroce polverone polemico e politico a livello nazionale, per la loro impressionante crudezza e per il richiamo esplicito e diretto alla giustizia fai-da-te. «Se qualche cittadino esasperato e portato al limite ha reagito in maniera violenta o forte, questo avviene solo ed esclusivamente per colpa della totale, colpevole assenza dello Stato sul territorio; la loro è a tutti gli effetti una legittima e sacrosanta autodifesa popolare», ha tuonato Jonghi Lavarini. L’esponente politico ha poi rincarato la dose con un parallelismo personale a tinte fortissime: «Voglio essere chiaro: se qualcuno, chiunque esso sia, tentasse di stuprare mia figlia, io lo riempirei di bastonate senza pensarci un secondo, mandandolo dritto all’ospedale a riflettere sui suoi crimini per qualche mese».

Il ritorno delle ronde popolari e la richiesta di “remigrazione”

Il manifesto programmatico lanciato da Futuro Nazionale per pacificare e bonificare le strade del Sud Milano non ammette sfumature di grigio. La ricetta proposta dai vertici del partito è perentoria e radicale: il territorio ha disperato bisogno di «ordine, sicurezza immediata, pulizia delle strade e, soprattutto, di un serio piano di remigrazione» (il controverso concetto politico che prevede il rimpatrio massiccio e forzato nei paesi di origine per gli immigrati che si macchiano di reati sul suolo nazionale).
Ma la sfida lanciata alle istituzioni non si ferma alle sole parole o ai comunicati stampa. La vera e propria escalation si misurerà fisicamente sul marciapiede, durante le ore notturne. Jonghi Lavarini e i vertici di FNV hanno infatti annunciato ufficialmente il supporto diretto alle iniziative di controllo del vicinato: «I nostri militanti e i quadri dirigenti di Futuro Nazionale si uniranno fisicamente e attivamente alle già programmate ronde popolari notturne dei cittadini di Rozzano». Tuttavia, per evitare strumentalizzazioni partitiche in un momento di altissima tensione emotiva, il partito ha precisato che la partecipazione avverrà in borghese: «Scenderemo in strada rigorosamente senza esibire bandiere di partito o fare becera propaganda politica, ma parteciperemo semplicemente da veri, liberi e semplici patrioti italiani, al solo scopo di difendere le nostre donne e le nostre case». L’autunno milanese si preannuncia caldissimo.

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Politica

I Cristiano Riformisti avvertono Meloni: “L’alleanza con Vannacci e Alemanno sarebbe un errore strategico e politico fatale”

Venti di burrasca e scontro totale all’interno del centrodestra italiano! L’ala cattolica e moderata della coalizione lancia un durissimo e definitivo ultimatum al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A far scoppiare il caos sono state le recenti dichiarazioni di Gianni Alemanno (dal palco del Forum di Orvieto), che ha esortato pubblicamente la premier ad aprire il dialogo con la formazione “Futuro Nazionale” e ad avvicinarsi alle posizioni radicali del Generale Roberto Vannacci. La reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti (guidato da Mazzocchi) non si è fatta attendere ed è a dir poco esplosiva: “Cedere alle lusinghe estremiste di Vannacci e della destra radicale sarebbe un errore politico e strategico fatale e comporterebbe l’isolamento certo dell’Italia dall’Europa!”. I moderati ricordano alla Meloni che il successo e l’incredibile credibilità internazionale del suo Governo si basano esclusivamente sulla sua attuale postura atlantista, sul pragmatismo economico e su un liberalismo moderato. Abbracciare le idee del Generale, avvertono i Cristiano Riformisti, significherebbe tradire il mandato degli elettori e far scappare definitivamente tutta la classe moderata e centrista del Paese. Leggi tutta l’infuocata nota politica nel nostro approfondimento completo 👇

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Giorgia Meloni

Roma – Le acque del centrodestra italiano tornano ad agitarsi violentemente, attraversate da correnti sotterranee e spinte centrifughe che rischiano di incrinare i delicatissimi equilibri istituzionali faticosamente costruiti nell’ultimo biennio di governo. A far scoppiare il caso politico e a innescare una reazione a catena di durissime polemiche interne sono state le recenti e divisive dichiarazioni pubbliche rilasciate dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dal palco del Forum Indipendenza di Orvieto.
Durante la kermesse, Alemanno ha lanciato un esplicito e provocatorio invito diretto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esortandola ad aprire senza indugi un canale di dialogo ufficiale con la neonata formazione “Futuro Nazionale” e, soprattutto, ad avvicinarsi pericolosamente e strategicamente alle posizioni fortemente identitarie e controverse del Generale Roberto Vannacci. Un “consiglio” politico che ha letteralmente fatto saltare sulla sedia l’ala più moderata, cattolica e centrista della coalizione di governo, scatenando la durissima e immediata reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti, guidato da Mazzocchi, che ha bollato senza mezzi termini l’ipotetica alleanza come un autentico suicidio elettorale e geopolitico per la Nazione.

Il pressing dal Forum di Orvieto e la reazione di Mazzocchi

La nota diffusa alla stampa dai vertici dei Cristiano Riformisti non lascia il minimo spazio a interpretazioni o a diplomazie di facciata, ma affonda il colpo con una lucidità politica spietata: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo la nostra più viva e forte preoccupazione in merito alle gravissime dichiarazioni di Alemanno emerse durante il Forum di Orvieto. Riteniamo, senza alcuna ombra di dubbio, che accogliere questa irricevibile sollecitazione rappresenterebbe un gravissimo e letale errore strategico e politico per l’attuale linea di Governo e per la tenuta stessa dell’intero Paese».
Il timore fondato dell’ala centrista è che una possibile “sbandata” verso la destra radicale possa polverizzare in un istante il massiccio consenso interclassista che Fratelli d’Italia ha saputo costruire in questi anni di faticosa traversata istituzionale. Il successo elettorale di Giorgia Meloni, infatti, non è figlio di estremismi da piazza, ma di un lungo percorso di accreditamento e di moderazione, che l’ha portata a rassicurare i mercati internazionali e a stringere patti solidi con l’elettorato borghese e moderato del Nord Italia e delle grandi aree metropolitane.

La linea atlantista: il vero segreto della credibilità del Governo

Nella sua lucidissima analisi, il comunicato di Mazzocchi difende a spada tratta l’attuale assetto di Palazzo Chigi: «In questi lunghi anni, esclusivamente attraverso una politica economica e internazionale improntata a un sano liberalismo moderato, responsabile e, soprattutto, pienamente e convintamente inserito nel rassicurante contesto delle alleanze occidentali ed europee, Giorgia Meloni ha saputo conquistare, radicare e consolidare il consenso di milioni di cittadini italiani».
La chiave di volta della stabilità dell’Esecutivo, secondo i Cristiano Riformisti, risiede proprio nel netto rifiuto delle sirene populiste e anti-sistema: «È stata esattamente questa salda postura atlantista ed europeista, intelligentemente unita a una gestione pragmatica, rigorosa e non ideologica dei conti e dell’economia, a conferire all’esecutivo una forte e inattaccabile credibilità interna e internazionale. Una credibilità che i nostri alleati ci invidiano e che ci permette di sedere ai tavoli che contano». Sposare la retorica isolazionista del Generale Vannacci, al contrario, riporterebbe l’Italia indietro di decenni, isolandola dai grandi processi decisionali di Bruxelles e Washington.

Le lusinghe della destra radicale e il tradimento degli elettori

Il rischio di un clamoroso “deragliamento” politico, dunque, è dietro l’angolo e la tentazione deve essere spenta sul nascere. «Cedere vigliaccamente alle lusinghe e ai canti di una destra radicale – tuona ancora la nota del movimento – significherebbe di fatto derubricare e vanificare totalmente l’immane sforzo istituzionale compiuto finora, appiattendo miseramente l’azione dell’intera coalizione di centrodestra su posizioni identitarie estremiste, folcloristiche e marginali, che assolutamente non appartengono alla maggioranza moderata e silenziosa del Paese».
La conclusione del comunicato è un monito severo e diretto a Giorgia Meloni, affinché non si faccia affascinare dalle percentuali effimere del Generale, pena la diserzione dell’ala moderata: «Se la premier Meloni accettasse l’invito di Vannacci, comprometterebbe per sempre e irrimediabilmente la fiducia e la credibilità che tantissimi elettori le hanno coraggiosamente accordato, allontanando in modo definitivo l’elettorato centrista e riformista. Come Movimento auspichiamo pertanto che il Presidente del Consiglio prosegua con ferrea convinzione sulla strada tracciata della stabilità, del dialogo costruttivo e del liberalismo moderato, respingendo al mittente queste pericolose derive ideologiche che rischierebbero solo di isolare l’Italia e di tradire vigliaccamente il sacro mandato ricevuto dai cittadini alle urne».

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