CRANS-MONTANA. COSA NE PENSA LEI DEI GIOVANI IN GENERE ? | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Cara Alessandra, da giorni si parla di quanto accaduto qui dove risiedo io, in Svizzera, dei ragazzi feriti e di quelli che purtroppo sono morti. Si leggono tante cose, ognuno dice la sua, ma lei trova giusta questa libertà che si dà ai ragazzi oggi?
Gli psicologi tendono a sdrammatizzare, altri a giudicare l’uso eccessivo dei cellulari in ogni contesto. Ma vede tutto normale o qualcosa si poteva fare per evitare una simile tragedia?
Mi dica cosa ne pensa lei di tanta libertà ai giovanissimi, so bene che lei è una professionista molto attenta e non si sbilancia su quanto è accaduto sparando commenti a caso come ne leggo tanti in giro.
Comunque, grazie di cuore da un padre di quattro figli che ormai sono lontani dall’età delle discoteche (per fortuna).
Io risiedo ormai da anni nella famosa località svizzera e mai avrei pensato che sarebbe diventata nota per una simile tragedia.
Walter da Crans-Montana
Premetto una cosa fondamentale: ci sono indagini in corso e, la mia risposta, non riguarda assolutamente le vittime della tragedia, che meritano solo rispetto e silenzio.
Ho provato a dire la mia opinione sui giovani e subito mi hanno chiesto di tacere: la verità è sempre scomoda. Sono figlia di un ex poliziotto che ne vedeva di tutti i colori e ho intervistato, tempo fa, il Comandante generale dei Vigili del Fuoco di Roma.
Mio padre mi raccontava cosa succedeva quasi sempre quando c’ erano gruppi e confusione nei giorni di festa. Il Comandante dei Vigili del Fuoco, invece, ricevette (davanti a me) una richiesta di poter aprire un locale sprovvisto delle necessarie uscite di sicurezza, ricordo lo sguardo feroce con cui rispose con un secco: “NO!”
Viviamo con la mentalità secondo cui, le uscite di sicurezza, in un teatro, in una sala pubblica o in una discoteca, siano dettagli poco importanti. Credo che si muoia anche per ignoranza: alcune regole ci possono salvare la vita. Ancora oggi, quando entro in qualsiasi Aula Magna, dall’università alla Cassazione, dalla Procura a una grande sala, guardo per prima cosa le uscite di sicurezza. Non dimentico mai quel “NO!” del Comandante.
Ma è facile per me oggi parlare da persona che conosce i pericoli. Detesto anche i luoghi affollati, dove può succedere di tutto, persino un atto terroristico.
Ma dei giovanissimi in genere cosa ne sanno delle uscite di sicurezza, dei rischi di un incendio? I giovani non sanno molte cose.
Ho visto però tante volte, in alcuni ospedali, adolescenti giunti per un qualsiasi malore e accompagnati dai genitori che parlano al posto loro. Sono bambini se vanno in ospedale, ma uomini in discoteca?
È normale che un giovanissimo, in una discoteca, soprattutto se beve, perda la lucidità necessaria per accorgersi di un pericolo immediato.
Ho provato a dire su Instagram che non approvo le frequentazioni in posti troppo affollati e mi sono sentita rispondere da una signora: “Lei è una che seppellisce i figli in casa!”
Il mio pensiero è andato subito a una triste e nota vicenda di cronaca nera, ma ho capito che la signora si era semplicemente espressa male.
Sul caso di Capodanno: due ragazze, per trenta secondi di ritardo perché si erano fermate a salutare un’amica, non sono riuscite a entrare nella ormai famosa discoteca in Svizzera. Sul momento avevano discusso e detestato il buttafuori che non le aveva fatte entrare perché il locale era troppo pieno.
Ma oggi quelle due ragazze sono vive grazie a quei trenta secondi di ritardo e a quell’ odioso buttafuori.
Non dico che tutto si possa evitare, ma anche i genitori, qualche volta, potrebbero essere categorici e odiosi come quei buttafuori, evitando certe disgrazie già solo parlando con i figli più piccoli, mettendoli in guardia dai rischi e negando il consenso su tutto.
“Natale con i tuoi” è diventato “Natale, vai dove vuoi”. Ma i giovanissimi hanno l’ incoscienza della loro età, non sono responsabili: sono pur sempre quei “bambini” che vengono accompagnati in ospedale. È un errore considerarli adulti prima del tempo.
Penso che anche i genitori dovrebbero essere come quei buttafuori che impediscono ai figli minori di entrare in un locale troppo pieno la notte di Capodanno. Questi ragazzi sono davvero abbastanza responsabili da passare la notte in una discoteca affollata?
Qualcosa non torna
nell’ educazione di genitori che lasciano i figli svegli fino a notte fonda già a dodici anni (succede anche questo) solo perché sanno spendere i soldi di papà o mamma.
Aggiungo che il fatto di essere sempre connessi non contribuisce alla prontezza di spirito: vivere sospesi tra reale e virtuale riduce la capacità di reagire ai pericoli. Questo vale per i ragazzi, ma anche per i ventenni e per molti adulti con lo sguardo sempre incollato allo smartphone.
Tutto il mio disappunto, qui espresso, è rivolto ai genitori in generale, ai quali vorrei ricordare quanto sia fondamentale informare i propri figli sui rischi reali che corrono.
La libertà non può mai prescindere dalla consapevolezza e dalla protezione.
Educare significa anche saper dire dei “no”, quando quei “no” possono salvare una vita.
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