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Retroscena su Harry e Meghan: Archie e Lilibet costretti a cambiare scuola dopo due giorni

Il tanto sbandierato ritorno in Gran Bretagna di Harry e Meghan Markle nasconde un retroscena finora taciuto per volere del principe: un “incubo” legato all’imponente e paranoica macchina della sicurezza reale. Secondo le rivelazioni esclusive raccolte da PEOPLE, i principini Archie (7 anni) e Lilibet (5 anni) erano rientrati a Londra il 26 agosto per iniziare puntualmente la scuola assieme ai compagni inglesi. Tuttavia, a sole 48 ore dall’inizio delle lezioni, i Duchi di Sussex si sono visti clamorosamente e urgentemente costretti a ritirare i figli dall’istituto scolastico prescelto, cambiando plesso in fretta e furia a causa di una falla emersa e di gravi preoccupazioni sollevate dal team dell’intelligence sui tragitti casa-scuola. Un intoppo superato egregiamente, come ammesso con un sorriso dallo stesso Harry dopo il salto col paracadute: “Adesso le cose vanno alla grande, i bambini sono genuinamente felici a scuola”. Il principe, impegnato nel gala benefico londinese per i bimbi malati WellChild Awards, ha poi svelato ai microfoni un dolcissimo aneddoto paterno: anche i principini hanno accusato la pesantezza psicologica del rientro in classe il lunedì mattina, capricci bloccati dal duca raccontando loro le sofferenze e le eroiche battaglie dei ragazzini affetti da gravi patologie. L’obiettivo della coppia californiana, in accordo totale, è chiaro: Archie e Lilibet devono fisicamente vivere in Inghilterra per “capire le origini del padre” ma mantenendo saldo lo spirito libero americano della madre. Scopri tutti i retroscena scolastici e l’allarme sicurezza della corte👇

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Harry e Meghan

Londra – Dietro le dichiarazioni pubbliche sorridenti, rassicuranti e apparentemente perfette rilasciate recentemente alla stampa internazionale dal principe ribelle, si nasconde in realtà un rientro in patria che è stato a dir poco rocambolesco, caotico e costellato di imprevisti logistici. Il tanto chiacchierato, auspicato e mediaticamente analizzato trasferimento in terra britannica dei Duchi di Sussex, assieme ai loro due celebri e blindatissimi eredi al trono, sta finalmente assumendo e svelando contorni e sfumature inedite e decisamente più complesse rispetto a quanto inizialmente trapelato dai rigidi comunicati ufficiali. Il principe Harry, attualmente 42enne, ha infatti voluto offrire volontariamente ai microfoni della stampa una rarissima, preziosa e inaspettata finestra sulla nuova e privatissima routine scolastica dei suoi figli all’ombra del Big Ben, rivelando involontariamente dettagli scottanti sulle ferree misure di protezione della famiglia reale. Se da un lato il duca ha pubblicamente ostentato enorme serenità confessando a cuor leggero all’emittente televisiva CTV (subito dopo l’ormai leggendario e folle salto estremo col paracadute a Toronto effettuato per onorare la parola data a un anziano e coraggioso veterano canadese di 102 anni della Seconda Guerra Mondiale) di essere letteralmente estasiato dal rientro: «È stato grandioso, è stato bellissimo essere di nuovo sul suolo britannico… anche se è fantastico essere tornato sano e salvo sulla terraferma!», dall’altro lato, le solite e infallibili fonti confidenziali e vicinissime alla coppia, raggiunte in esclusiva dalla prestigiosa rivista PEOPLE, hanno svelato un vero e proprio e preoccupante dietro le quinte relativo all’educazione e all’inserimento sociale e accademico dei giovanissimi royal baby.

Il caotico ritorno in Inghilterra: allarme sicurezza per la scuola dei bimbi

La complessa e ingombrante macchina logistica e protettiva dei Sussex si era mossa con largo e calcolato anticipo: Harry, l’inseparabile moglie Meghan Markle e i loro due bambini (il principe Archie, ormai vispo e cresciuto di 7 anni, e la tenera principessa Lilibet, 5 anni compiuti) erano sbarcati in gran segreto e con un imponente dispiegamento di scorte private in Inghilterra lo scorso 26 agosto.
Le tempistiche del volo transoceanico californiano non erano state dettate affatto dal caso, ma calibrate scientificamente e chirurgicamente per consentire fisicamente e burocraticamente ad Archie e Lili di poter iniziare puntualmente, e in totale contemporanea con gli altri ignari compagni di classe inglesi, il prestigioso trimestre autunnale (fall term) presso il loro nuovissimo e selezionatissimo istituto scolastico privato con sede nel Regno Unito. Tuttavia, come spesso e volentieri accade quando si muovono personalità di questo dirompente ed esplosivo calibro mediatico, le cose hanno preso immediatamente e drasticamente una piega inaspettata e problematica fin dalle primissime ore del mattino. Secondo quanto rivelato clamorosamente dalle gole profonde vicine alla Corona, il tanto agognato inserimento ha avuto un inizio incredibilmente e pericolosamente “turbolento”. A soli e miseri due giorni solari dall’ufficiale inizio delle tanto attese lezioni in aula, i due piccoli principi sono stati improvvisamente e inspiegabilmente ritirati dall’istituto e sono stati segretamente ed urgentemente trasferiti, armi e bagagli, in una nuova e differente scuola londinese. Il grave e precipitoso motivo di tale drastica e traumatica decisione genitoriale? Enormi, inaccettabili e pressanti preoccupazioni in materia di sicurezza armata, pedinamenti e pressanti problematiche logistiche specificamente e strettamente legate al tragitto giornaliero che i bambini avrebbero dovuto compiere dai cancelli della residenza fino alla classe. A rompere il silenzio ufficiale e a giustificare questo imprevisto cambio di rotta all’ultimo secondo, è intervenuto direttamente un formale portavoce dei Duchi, che ha diplomaticamente spiegato al magazine americano: «La repentina e improvvisa decisione di far cambiare immediatamente scuola ai bambini è stata presa e ratificata solo a seguito di una lunghissima e tesa discussione privata intercorsa con il team e l’intelligence di sicurezza personale della famiglia, valutando con estrema attenzione le complesse sfaccettature pratiche, le falle oggettive e le evidenti carenze protettive delle loro attuali e passate disposizioni logistiche per il tragitto casa-scuola».

La nuova vita londinese: le rassicurazioni del duca sul benessere familiare

Nonostante la grande apprensione iniziale (comprensibile, considerando la storica, viscerale e paranoica battaglia legale e personale condotta caparbiamente in tribunale da Harry per riottenere la scorta di polizia armata di Scotland Yard, revocata dopo l’uscita ufficiale dalla Famiglia Reale), la situazione sembra essere oggi miracolosamente e positivamente rientrata nella totale normalità.
«Fare ambientare dolcemente, serenamente e in totale e assoluta protezione il principe Archie e la principessa Lilibet nella nuova e vasta realtà scolastica inglese è stato, e rimane attualmente, l’unico vero focus genitoriale e l’assoluta e insindacabile priorità della coppia americana», ha aggiunto un anonimo “Montecito insider” per tentare di gettare acqua sul fuoco delle polemiche. «Tutto il resto della loro vita lavorativa pubblica, gli impegni di corte e le incombenze diplomatiche troveranno il proprio incastro logico e naturale solo quando il momento familiare sarà giudicato del tutto maturo». A confermare questa tesi ottimistica e serena ci ha pensato proprio lo stesso duca paracadutista, che ha tenuto a precisare orgogliosamente: «Adesso, a qualche settimana dall’inizio del termine scolastico, le cose vanno alla grande. I bambini sono genuinamente felici a scuola, si sono integrati perfettamente con i compagni e questo loro equilibrio domestico mi toglie un enorme peso logistico dalle spalle, dandomi la fondamentale possibilità mentale di concentrarmi finalmente e davvero sul lavoro d’ufficio e sull’organizzazione degli Invictus Games di Birmingham, in programma in pompa magna a luglio del prossimo anno».

I “malumori del lunedì”: l’aneddoto privato raccontato ai WellChild Awards

Ad addolcire ulteriormente e umanizzare la figura a volte spigolosa e rigida del reale inglese ribelle ci ha pensato un tenerissimo, dolcissimo e prezioso aneddoto familiare di vita quotidiana e domestica, condiviso a cuore aperto dallo stesso Harry in occasione della sua formale e toccante partecipazione alla cerimonia degli attesissimi WellChild Awards.
La cerimonia formale si è svolta con grande risonanza a Londra lo scorso 21 settembre e il principe non ha esitato a confessare ai giornalisti presenti (in particolare alle pagine e ai cronisti del magazine HELLO!) che persino i due privilegiati principini reali affrontano a volte con una certa insofferenza infantile il ritorno tra i rigidi banchi di scuola inglesi. «Questa mattina a fare colazione a tavola c’era decisamente un po’ di quel tipico malumore e pesantezza del lunedì mattina», ha rivelato affettuosamente il papà Harry, raccontando come è magicamente riuscito a ribaltare educativamente e psicologicamente una situazione familiare molto complicata e tesa con Archie e Lili. «Quando ero giovane io e venivo fisicamente allontanato e spedito in collegio lontano da casa, la pesantezza e il terrore colpivano sempre di domenica sera. Ma per i miei figli piccoli, vedendoli lamentarsi questa mattina davanti alla tazza del latte, ho improvvisamente deciso di cambiare approccio. Mi sono detto: sai che c’è? Siete solo un po’ capricciosi, quindi ora mi siedo e vi racconto esattamente e dettagliatamente che lavoro farò stasera e perché esco di casa». Il duca ha così sapientemente e pazientemente colto l’occasione al volo per trasformare un semplice capriccio infantile pre-scuola in una profondissima, pedagogica e toccante conversazione morale sulla beneficenza e sul privilegio sociale, raccontando per filo e per segno ai suoi due figli le strazianti ma meravigliose storie dei tantissimi bambini purtroppo gravemente malati terminali e delle loro coraggiose e instancabili famiglie che lui stesso avrebbe poi incontrato poche ore dopo per premiarli. Il gala benefico dei WellChild Awards, di cui il principe è un devoto e assiduo patrono fin dal lontano 2007 (avendo presenziato fisicamente a ben 15 cerimonie annuali), celebra infatti ufficialmente e pubblicamente gli incredibili traguardi riabilitativi di bambini affetti da patologie terribili. «Archie e Lilibet sono rimasti genuinamente e profondamente affascinati e ammutoliti dai miei racconti, e hanno iniziato a fare ogni sorta di domande curiose e intelligenti. Quindi penso che inculcare in loro questa vitale e imprescindibile consapevolezza della sofferenza altrui sia assolutamente cruciale per l’educazione che diamo io e Meghan», ha concluso il papà orgoglioso.

Il patto educativo di Harry e Meghan: conoscere due mondi diversi

Il coraggioso e turbolento rientro logistico e formativo in Gran Bretagna non è stato affatto dettato unicamente da banali e ciniche esigenze lavorative, di sponsorizzazioni o di fredda diplomazia di facciata con re Carlo.
Come confermano le fonti confidenziali esclusive del settimanale PEOPLE, tornare per stabilirsi a vivere temporaneamente in madrepatria era qualcosa a cui l’ex ufficiale dell’esercito Harry pensava malinconicamente “da moltissimo tempo, guardando l’oceano dalla California”. Un’altra autorevole fonte interna a Palazzo e molto vicina alle dinamiche della nuova corte londinese rivela senza peli sulla lingua che il profondo, primario e instancabile desiderio genitoriale del Duca di Sussex è proprio quello intellettuale che i suoi due giovani eredi americanizzati riescano un giorno a “comprendere pienamente, fisicamente e storicamente l’antico e severo mondo istituzionale britannico in cui lui è nato e cresciuto con William, e sappiano esattamente ed empiricamente da dove provengono davvero le profonde radici aristocratiche della loro complicata ma importante famiglia paterna”. Sorprendentemente, anche per l’americana, orgogliosa e indipendente Meghan Markle, cresciuta libera e sognatrice tra gli studios e il caldo sole abbagliante della lontana California, questo drastico cambio di vita continentale e formativo riveste un ruolo pedagogico fondamentale. «Meghan si sente davvero enormemente fortunata e privilegiata per il semplice fatto logistico che entrambi riescano concretamente ed economicamente a dare a Archie e Lilibet la rarissima e impagabile opportunità educativa di vivere, assorbire ed esplorare fino in fondo entrambi i mondi d’origine dei loro genitori, senza dover per forza operare una netta e dolorosa scelta formativa ed esclusiva», conclude l’esperto insider dalla sfarzosa residenza di Montecito.

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Meghan Markle beccata in Inghilterra con Ellen DeGeneres: l’ironia sulla “vita tranquilla”

Paparazzi britannici scatenati per la prima e attesissima “uscita mondana” pubblica di Meghan Markle da quando ha fatto ufficialmente e fisicamente il suo tanto chiacchierato, misterioso e turbolento rientro sul territorio del Regno Unito assieme al principe Harry e ai figli. Lontana dall’immagine fiabesca della casalinga in cerca di un dorato e anonimo “buen retiro” campestre lontano dal clamore mediatico, la 45enne e controversa Duchessa del Sussex ha clamorosamente deciso di infrangere l’atteso e agognato muro di riservatezza regalandosi un esclusivo, sfarzoso e soleggiato pomeriggio tra le pittoresche, ricchissime e verdi tenute bucoliche delle blasonate colline rurali delle Cotswolds. A far decisamente scalpore sui media di mezzo mondo, però, non è stata affatto la rurale location prescelta in Inghilterra per l’evento sociale, ma l’imponente ed elitario peso hollywoodiano della compagnia con cui la moglie del duca ribelle ha strategicamente e volontariamente deciso di mostrarsi candidamente sorridente in favor di obiettivo: la Markle passeggiava infatti fieramente sottobraccio alla potente conduttrice ed ex regina della TV americana Ellen DeGeneres e alla sua affascinante compagna di vita e attrice Portia de Rossi, entrambe amiche di lunga data provenienti proprio da quell’esclusivo e patinato microcosmo dorato californiano tanto amato dalla reale, ovvero Montecito. A scatenare aspre e velenose critiche in televisione, puntando l’indice contro questa ennesima, enorme e palese contraddizione strategica di Meghan, è intervenuta la nota, seguita ed esperta opinionista reale Kinsey Schofield, che ha demolito l’immagine da “umile Cenerentola ferita” in cerca di serenità: “In tutto ciò c’è una gigantesca e clamorosa ironia. Se Meghan avesse genuinamente, disperatamente e realmente desiderato l’anonimato assoluto, la pace interiore e una tranquilla e silenziosa vita invisibile da contadina in campagna, la prateria desolata e rurale delle Cotswolds era il posto segreto ideale per potersi finalmente nascondere al mondo e far perdere le proprie incombenti tracce dai radar della stampa scandalistica. Invece, facendosi beccare in pubblico esclusivamente con la élite della celebrità e l’aristocrazia della TV americana a fare shopping, ci dimostra apertamente e chiaramente di essere ancora profondamente e spasmodicamente interessata a circondarsi ed essere costantemente associata e protetta da star riconoscibili. Non cerca affatto l’anonimato che millanta nelle interviste lacrimevoli: sta cinicamente cercando di trapiantare e ricreare artificialmente la sua irraggiungibile ‘cerchia magica’ glamour di Montecito anche in Inghilterra”. Leggi l’analisi polemica di Kinsey Schofield e i retroscena infuocati che infiammano le polemiche alla corte di Re Carlo👇

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Meghan Markle

Londra – Il tanto sbandierato, atteso e mediaticamente analizzato trasferimento in terra britannica dei Duchi di Sussex continua inevitabilmente e rumorosamente a calamitare l’attenzione spasmodica dei paparazzi, dei tabloid scandalistici e dei sempre più agguerriti commentatori reali. Dopo le prime e caotiche vicissitudini legate prettamente alla sicurezza e all’inserimento scolastico in gran segreto dei piccoli figli Archie e Lilibet, gli attentissimi e spietati flash dei fotografi d’oltremanica sono finalmente ed esclusivamente tornati a concentrarsi e a puntare prepotentemente i propri letali obiettivi fotografici direttamente sulla discussa e affascinante figura della Duchessa ribelle per eccellenza. Meghan Markle, giunta alla splendida soglia dei 45 anni di età, ha infatti appena e formalmente infranto il suo muro protettivo di silenzio visivo, scatenando e sollevando involontariamente una nuova, enorme e accesissima ondata di irriverenti polemiche e pesanti interrogativi morali. La moglie del principe Harry è stata recentemente e clamorosamente fotografata di sfuggita, per la primissima volta in assoluto dal suo rientro strategico sul suolo del Regno Unito, mentre si godeva pubblicamente una distesa, allegra e soleggiata uscita sociale mondana. Il problema o lo “scandalo”, secondo gli osservatori reali più cinici e maliziosi, non risiede tanto nel luogo bucolico prescelto per la passeggiata (le splendide, esclusive e incontaminate colline inglesi delle Cotswolds), quanto piuttosto nell’incredibile e hollywoodiana compagnia stellare di cui la Duchessa ha strategicamente e orgogliosamente deciso di circondarsi per il suo debutto ufficiale di fronte ai sempre più invadenti paparazzi britannici post-trasferimento.

La prima uscita mondana: paparazzi scatenati per la Duchessa nelle Cotswolds

La primissima e patinata uscita pubblica di Meghan Markle non l’ha vista affatto ritratta nelle banali e quotidiane vesti di madre e casalinga anonima impegnata in una passeggiata solitaria nei boschi della grigia periferia londinese, così come in molti ingenui esperti reali avevano romanticamente preventivato.
Al contrario, l’ambiziosa ex attrice americana di Suits è stata immortalata dai fotografi d’assalto mentre passeggiava spensierata, sorridente e assolutamente a proprio agio tra le lussuose ed esclusive tenute di campagna delle meravigliose e aristocratiche Cotswolds. Al suo fianco, a catalizzare ulteriormente e inevitabilmente l’attenzione mediatica internazionale, non c’erano affatto noiose nobildonne inglesi o esponenti decaduti della vecchia aristocrazia locale, bensì due potentissime e ricchissime star planetarie del jet set televisivo americano e hollywoodiano: la potentissima conduttrice ed ex regina dei salotti televisivi statunitensi Ellen DeGeneres e la sua affascinante moglie, la celebre attrice Portia de Rossi. Questo inaspettato e clamoroso debutto sociale di altissimo e inarrivabile profilo non è ovviamente e banalmente passato inosservato all’occhio sempre critico e cinico della temutissima stampa specializzata britannica. Kinsey Schofield, nota ed esperta biografa reale e seguitissima conduttrice di punta dell’autorevole programma d’inchiesta in onda su YouTube intitolato “Kinsey Schofield Unfiltered”, ha infatti analizzato al microscopio le fotografie rubate e ha rilasciato un’intervista al curaro ai microfoni di Fox News Digital, sganciando pubblicamente la prima e pesante frecciatina avvelenata della nuova era londinese della coppia reale: «Questi primi e rarissimi scatti rubati sono un indizio lampante e inequivocabile del fatto che, in Gran Bretagna, ci sarà oggettivamente, costantemente e inevitabilmente un livello di ossessiva mancanza di privacy enormemente superiore per Meghan Markle rispetto a quanto lei o Harry avessero ingenuamente e ottimisticamente messo in conto prima di decidere di varcare nuovamente i confini inglesi».

Il paradosso del ritiro campestre: la dura stoccata dell’esperta reale

Ma l’acuta ed esperta commentatrice e cronista non si è affatto limitata e fermata a una banale e scontata considerazione riguardante l’insaziabile voracità dei temibili paparazzi inglesi, puntando invece crudelmente il proprio dito inquisitore proprio contro le innumerevoli e continue palesi contraddizioni strategiche e filosofiche che storicamente caratterizzano da anni la discussa narrazione mediatica e personale della Duchessa del Sussex.
«In tutta questa incredibile situazione mondana c’è un’ironia di fondo clamorosa e gigantesca, un cortocircuito logico difficilmente giustificabile», ha infatti sentenziato e spiegato senza troppi peli sulla lingua e con grande malizia la Schofield durante l’infuocata intervista a Fox News. «Parliamoci chiaro: se Harry e Meghan desideravano veramente, sinceramente, disperatamente e genuinamente sparire del tutto dai radar opprimenti del mondo e ritirarsi a vivere e coltivare la terra in una tranquillissima, isolata e anonima e ritirata vita di vera campagna inglese, allora la sconfinata e noiosissima zona rurale delle Cotswolds è oggettivamente e senza dubbio uno dei pochissimi luoghi isolati al mondo in cui avrebbero potuto centrare e compiere questo loro fantomatico e ascetico obiettivo logistico e familiare. Invece, cosa fa Meghan? La primissima e clamorosa volta che viene volontariamente fotografata per una semplice uscita mondana, non è con la panettiera locale o a fare una passeggiata con il cane, bensì in totale e sfarzosa compagnia dell’élite della televisione mondiale, ovvero Ellen DeGeneres e Portia de Rossi. Questo particolare inequivocabile mi dice politicamente e chiaramente una cosa precisa: Meghan è, ed evidentemente rimane, tuttora profondamente ed egoisticamente interessata alle luci della ribalta della celebrità a ogni costo, e al mantenimento ossessivo di amicizie intime e di facciata costantemente associate e collegate con l’onnipresenza di persone incredibilmente riconoscibili, famose e di elevatissimo profilo pubblico internazionale».

Il sogno di una “Montecito” in salsa inglese: la teoria di Schofield

Spingendosi provocatoriamente, intellettualmente e sagacemente ancora più a fondo nella sua spietata analisi sociologica e comportamentale delle prime mosse e delle prime frequentazioni londinesi dell’americana, la biografa americana ha delineato ai propri lettori uno scenario relazionale e strategico a dir poco affascinante, ma anche profondamente e intrinsecamente contraddittorio per l’immagine che la Markle cerca costantemente di vendere sui giornali e nelle proprie lunghe e lacrimevoli interviste documentario.
Schofield ha aggiunto, infatti, di trovare quantomeno “sociologicamente e curiosamente molto interessante” l’innegabile e fattuale evidenza che Meghan Markle «sembri magicamente essersi trasferita materialmente e fisicamente dall’altra parte del mondo, e aver in teoria cambiato nettamente nazione e fuso orario in modo epocale, senza però aver assolutamente e paradossalmente modificato o alterato di un singolo e minuscolo millimetro il particolarissimo ecosistema elitario, sociale e snob di relazioni milionarie che lei evidentemente preferisce coltivare e far proliferare». L’esperta reale fa giustamente ed evidentemente notare e sottolineare con grandissima forza che, quando la controversa coppia principesca era pacificamente, lussuosamente e orgogliosamente stabilitasi per anni a vivere nell’esclusiva prigione dorata e milionaria di Montecito, in California, sia la Duchessa che il remissivo Principe Harry trascorrevano costantemente e faticosamente quasi tutto il loro inestimabile tempo libero esclusivamente «con persone vertiginosamente ricche, sfacciatamente famose e globalmente influenti a livello politico e mediatico». La Schofield precisa e chiarisce diplomaticamente di ritenere che la semplice, cristallina e incontrovertibile idea per cui la primissima e sbandierata uscita fotografata e diffusa della reale americana, da quando è fisicamente approdata nel presunto e millantato tranquillo Regno Unito, sia avvenuta esattamente ed esplicitamente in compagnia di «due colleghe americane di spicco trapiantate come lei, provenienti esattamente da quel medesimo circolo elitario hollywoodiano», non sia di per sé un’azione “moralmente o legalmente ed intrinsecamente sbagliata” o condannabile in tribunale.

Tra riservatezza desiderata e il richiamo del jet set: un equilibrio impossibile?

Tuttavia, sottolinea acutamente la tagliente biografa concludendo la sua infuocata requisitoria sulle pagine digitali di Fox News, questo evidente e palese atteggiamento mondano della reale scalfisce profondamente e sfida inesorabilmente e definitivamente all’ultimo sangue quell’affascinante e fiabesca «falsa narrazione mediatica, quell’idea e quel mito stucchevole venduto in precedenza ai media internazionali, secondo cui Meghan sarebbe coraggiosamente ritornata da esule e salvatrice nella piovosa Gran Bretagna e nelle verdi e pacifiche campagne inglesi semplicemente ed esclusivamente per ritrovare se stessa, allontanarsi dal clamore e poter finalmente e definitivamente abbracciare e godere di una placida, sonnolenta, ritirata, anonima e decisamente più tranquilla e pacifica vita rurale di campagna lontana dai tremendi riflettori».
Quello che si evince chiaramente e inoppugnabilmente dal comportamento logistico e dalle frequentazioni selezionate col bisturi dalla duchessa è in realtà un progetto sociale ambizioso, elitario e diametralmente e profondamente opposto alla narrazione fiabesca finora divulgata. «Semmai, per come la vedo io e chiunque abbia l’uso della ragione visiva», rincara e conclude spietatamente la dose l’implacabile esperta reale, «questa evidente, pubblica e rumorosa uscita tra dive internazionali non fa altro che suggerire subdolamente e prepotentemente all’opinione pubblica che Meghan Markle possa attivamente, freddamente e lucidamente stare cercando in questo esatto frangente temporale e in ogni singolo modo possibile di ricreare artificialmente, e trapiantare chimicamente e con la forza bruta, tutti quegli elitari elementi di casta e i privilegi della sua adorata prigione dorata e milionaria di Montecito direttamente anche sulle sonnolente colline inglesi delle Cotswolds. Il succo del suo perverso ragionamento aristocratico è chiarissimo a tutti noi: pretendere a gran voce e battendo i pugni sul tavolo la totale, cieca e invisibile privacy quando e se lo desidera lei, ma al contempo godendo dell’eterno lusso e del privilegio sfacciato di essere costantemente corteggiata, riverita, coccolata e circondata da una selezionatissima, escludente e glamour corte dei miracoli formata unicamente e ostinatamente da una prestigiosissima e ricchissima ristretta cerchia sociale di volti celebri e persone assolutamente di successo che possano farla sentire ancora una star americana di prima grandezza, e non l’ennesima moglie incompresa, scappata e isolata a vivere tra le pecore nelle fredde campagne desolate del regno britannico».

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Harry torna a Londra con la famiglia e si lancia col paracadute: “I bimbi sono felici a scuola”

La pace diplomatica tra i Sussex e il Regno Unito sembra ormai una bellissima, clamorosa e inaspettata realtà. In barba alle infinite tensioni passate, il principe Harry ha rivelato di essere fisicamente rientrato in Gran Bretagna in compagnia della moglie Meghan Markle e, soprattutto, degli eredi Archie e Lilibet, allontanati così dalla soleggiata prigione dorata californiana di Montecito. “È bellissimo essere tornato sul suolo britannico e i bambini sono felicissimi a scuola”, ha confessato entusiasta un sereno e appagato Duca di Sussex, precisando come questa invidiabile e solida stabilità familiare gli permetterà ora di concentrarsi totalmente sull’organizzazione capillare dei futuri e grandiosi Invictus Games che si terranno a Birmingham nel 2027. Ma la strada diplomatica verso la pace londinese è stata prima preceduta da una vera e propria e folle prova di epico coraggio estremo: prima di tornare “sulla terra ferma britannica”, Harry ha voluto a tutti i costi mantenere una promessa d’onore lanciandosi nel vuoto col paracadute da un aereo nei cieli di Toronto. Il salto ad altissima quota era stato precedentemente organizzato per onorare la parola data a Ed Marshall, un lucido e caparbio veterano 102enne della Seconda Guerra Mondiale che, per ragioni puramente e sfortunatamente mediche, ha dovuto a malincuore cedere il suo ambito posto di lancio all’emozionato nipote Bailey. Toccata fortunosamente terra sano e salvo, la prima, istintiva e immediata chiamata transoceanica di un sudato Harry è stata rivolta alla terrorizzata moglie Meghan, che in Inghilterra “era decisamente sollevata e chiedeva solo se fossi sceso vivo”. Leggi i clamorosi retroscena del lancio benefico e del ritorno segreto in Gran Bretagna 👇

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Harry

Londra – Sembrava un traguardo irraggiungibile, una vera e propria chimera diplomatica e familiare dopo anni di furiose tensioni legali, durissimi screzi pubblici, velenose interviste televisive e infiniti problemi legati alla spinosissima questione della sicurezza personale armata per i duchi di Sussex. Eppure, a sorpresa e smentendo clamorosamente le cassandre della stampa scandalistica britannica, il principe Harry ha finalmente ed effettivamente rimesso piede e radici sul natìo e controverso suolo inglese. E questa volta, l’attesissimo ritorno a casa del duca ribelle non è avvenuto in totale e triste solitudine (come accaduto per svariati impegni ufficiali in tribunale o cerimonie funebri passate), ma è stato accompagnato e sostenuto fisicamente dalla presenza ingombrante e discussa della moglie americana Meghan Markle e, soprattutto, dai loro due preziosissimi e blindatissimi eredi: il vispo principe Archie e la dolcissima principessa Lilibet Diana. Un lunghissimo periodo trascorso volontariamente in esilio dorato e lontano dalla grigia terra britannica è stato finalmente interrotto, e le dichiarazioni rilasciate a caldo dal duca di Sussex trasudano un inaspettato, sincero e profondo entusiasmo. «È stato davvero bellissimo e indescrivibile tornare fisicamente qui, sul suolo britannico», ha candidamente confessato un Harry apparso visibilmente sereno, rilassato e sorridente ai microfoni della stampa internazionale, concedendosi poi una battuta esilarante per sdrammatizzare, con un velato e ironico pensiero rivolto alla sua folle e recentissima impresa canadese appena conclusa: «A dire il vero, è bellissimo essere semplicemente tornato vivo e intero sulla terraferma!».

Il ritorno in UK di Harry e Meghan: “I bimbi felicissimi a scuola”

Tra un pressante impegno istituzionale, un bagno di folla e un viaggio filantropico in giro per il mondo, il principe Harry ha voluto ritagliarsi un momento di inusuale e affettuosa confidenza con i giornalisti presenti, aprendo clamorosamente e inaspettatamente uno spiraglio intimo sulla blindatissima e iper-protetta quotidianità familiare londinese.
La vera, grande e succulenta notizia di cronaca rosa, infatti, non riguarda solamente la ritrovata e apparente pace geografica con la corona, ma la felice, fluida e serena integrazione accademica e sociale dei due giovanissimi royal baby, cresciuti finora sotto il sole dorato e californiano di Montecito e improvvisamente catapultati nelle severe regole della City. «I bambini sono sorprendentemente e incredibilmente felici a scuola qui», ha rivelato con enorme sollievo e malcelato orgoglio paterno il duca, spazzando via in un colpo solo tutte le illazioni e le male lingue che profetizzavano un disastroso choc culturale per Archie e Lilibet. Questa rinnovata serenità domestica e la perfetta stabilità scolastica dei figli, garantita anche dalla presenza costante di Meghan Markle al loro fianco, rappresenta per Harry un vero e proprio sollievo logistico e psicologico vitale. «Questa pace familiare mi regala finalmente la mente libera e mi dà la fantastica possibilità logistica e mentale di potermi concentrare davvero, anima e corpo, sull’organizzazione meticolosa dei prossimi Invictus Games che si terranno a Birmingham», ha precisato il duca. I grandiosi giochi sportivi internazionali dedicati e riservati esclusivamente ai militari veterani feriti o gravemente mutilati in guerra, creati proprio dalla mente di Harry, sono infatti ufficialmente e rigidamente in programma nel Regno Unito per l’imminente e caldo mese di luglio del 2027.

Il folle salto nel vuoto a Toronto: la promessa al veterano di 102 anni

Ma prima di poter gioire per il rientro in Inghilterra, il principe Harry ha dovuto letteralmente e coraggiosamente sconfiggere la gravità e le proprie umane paure gettandosi letteralmente nel vuoto assoluto dei limpidi cieli canadesi di Toronto.
Il motivo di questo gesto estremo, spettacolare e altamente adrenalinico? Onorare formalmente e a tutti i costi una promessa solenne e personale fatta diversi mesi prima. Tutto questo incredibile ed epico aneddoto (raccontato in esclusiva e con dovizia di particolari dal magazine americano People) affonda le sue lontane radici nel freddo mese di novembre dello scorso anno. Durante una lunga visita ufficiale e commossa ai padiglioni del grande centro per veterani di guerra situato all’interno dell’ospedale Sunnybrook di Toronto, l’ex capitano Harry, 42 anni compiuti, aveva incontrato e conosciuto l’incredibile Ed Marshall, un eroico e lucidissimo ex paracadutista reduce dai campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale. Tra il reale britannico e l’eroe centenario era immediatamente e magicamente scattata un’intesa profonda, cameratesca e fortissima, complice ovviamente il duro, crudo e incancellabile passato militare ampiamente condiviso da entrambi. In quell’occasione, guardandosi negli occhi, i due avevano deciso follemente di lanciarsi prima o poi insieme da un aereo in volo. A convincere definitivamente e categoricamente un riluttante Harry a compiere il pericoloso salto, a suo stesso dire, era stata proprio l’inesauribile caparbietà e la testardaggine dell’anziano militare: «Ho continuato a dare vigliaccamente la colpa a Ed in ogni momento prima del lancio», ha scherzato il duca appena atterrato. «Gli dicevo continuamente: ‘Ed, non posso farlo, davvero non voglio saltare, vorrei tanto potermi tirare indietro in questo momento’, ma Ed è un uomo incredibilmente persuasivo! E poi, onestamente, ero terrorizzato: Ed era davvero elettrizzato all’idea. Non potevo certo permettermi di abbattere il morale e deludere amaramente e pubblicamente un veterano di guerra di 102 anni».

La telefonata a Meghan Markle: “Era terrorizzata, poi sollevata”

Il folle e atteso piano iniziale prevedeva un clamoroso lancio in tandem, ma a complicare drasticamente e inesorabilmente i piani d’azione ci ha purtroppo e prevedibilmente pensato la rigidissima commissione per la visita medica sportiva d’idoneità: l’anziano Marshall, vista la sua fragile età, non è incredibilmente risultato clinicamente idoneo al lancio estremo.
Al suo posto, con immenso orgoglio, si è coraggiosamente lanciato nel vuoto il suo giovane nipote Bailey, mentre il coraggioso e irriducibile nonno veterano ha comunque voluto e preteso di seguire visivamente l’intera eroica impresa a bordo del rumoroso aereo in quota, indossando persino stoicamente un pesante zaino paracadute addosso per pura sicurezza e vicinanza morale. «Era letteralmente devastato e moralmente abbattuto dal fatto medico di non poter saltare giù con noi, ma è stato bellissimo, emozionante e fondamentale averlo seduto con noi a bordo durante la salita», ha raccontato un commosso Harry. «Pensavamo onestamente che, conoscendo la sua testardaggine e il suo folle coraggio, probabilmente si sarebbe slegato e avrebbe saltato giù da solo, di nascosto… per fortuna non l’ha fatto, ed è atterrato sano e salvo! Dopotutto tra pochissimi mesi compirà la veneranda età di 103 anni, un record!». Per il nipote Bailey, l’avere improvvisamente l’onore di poter prendere il posto del nonno e saltare legato accanto a un principe reale britannico è stato un momento incredibile, carico di immenso e storico significato: «Non ti aspetteresti mai che qualcuno famoso e importante, con i tuoi frenetici impegni pubblici, si esponga fisicamente così tanto per una persona normale, che si prenda concretamente il tempo prezioso di interessarsi a quello che mio nonno ha fatto per il Paese, al suo servizio in guerra. Per tutta la nostra intera famiglia è stato un momento assolutamente surreale, inimmaginabile».
Appena i suoi scarponi militari hanno fortunatamente e pesantemente toccato il suolo sicuro del campo volo in Canada, la primissima, automatica e istintiva azione vitale di Harry, ancora pieno di adrenalina, è stata quella di sfilarsi il casco e fare un’immediata e concitata telefonata intercontinentale verso casa. Dall’altro capo della cornetta c’era la moglie Meghan Markle, in trepidante e ansiosa attesa in Inghilterra. Al giornalista che, sorridendo, gli ha maliziosamente chiesto quanto fosse stato politicamente e diplomaticamente difficile per lui riuscire a convincere un’apprensiva moglie, madre di due figli piccoli, a lasciarlo deliberatamente partecipare a un lancio estremo nel vuoto rischiando la vita, Harry ha risposto seccamente e senza giri di parole: «Non ho minimamente dovuto pregarla o convincerla prima, ma vi assicuro che è stata immensamente, profondamente e rumorosamente sollevata quando l’ho chiamata e le ho detto che eravamo atterrati sani e salvi. Il tempo dilatato e letargico della lenta salita dell’aereo in quota, unito all’attesa del salto, deve averla sicuramente messa a durissima prova psicologica. Ci è voluto un bel po’ per salire a quell’altezza, quindi penso che lei laggiù continuasse ossessivamente e febbrilmente a chiedersi in loop: ‘Sono già scesi? Sono già scesi vivi?’».
Il lancio canadese (eseguito a scopo puramente e nobilmente benefico a favore del centro Sunnybrook e della prestigiosa True Patriot Love Foundation) è giunto del resto al culmine di un mese massacrante, arrivando peraltro a stretto e logorante giro di posta istituzionale da un’importantissima tappa precedente a New York, dove il principe ribelle aveva precedentemente fatto una comparsa solitaria e a sorpresa ai tavoli decisionali di Goals House e aveva partecipato attivamente e in prima linea al celebre e blindatissimo Clinton Global Initiative Annual Meeting, stringendo mani potenti, prima di risalire velocemente a bordo di un aereo privato e volare verso il freddo Canada per onorare il sacrosanto appuntamento preso con gli eroi Ed e Bailey.

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Lifestyle

Toshisuke Kanazawa, il campione di bodybuilding a 90 anni: “Lo farò fino alla morte”

La genetica, l’allenamento e l’incredibile mentalità del popolo nipponico non smettono mai di stupire il mondo. A Hiroshima vive Toshisuke Kanazawa, un uomo che ha appena compiuto la bellezza di 90 anni, ma che vanta un fisico scultoreo, sodo e muscoloso da fare letteralmente invidia a un ventenne. L’inossidabile atleta non è solo un amatore: proprio il mese scorso ha conquistato l’ennesimo traguardo sbaragliando la concorrenza e vincendo il suo 19° titolo assoluto ai Campionati Nazionali Giapponesi di Bodybuilding Master nella categoria “over 85”. Ex promessa olimpica del nuoto giapponese, decise di dedicarsi al culturismo nel 1960 arrivando persino a sfidare leggende mondiali come l’attore Arnold Schwarzenegger. Qual è il segreto della sua eterna e sovrumana giovinezza muscolare? “Niente fumo, zero alcol e mai carne o pesce: mangio solo riso integrale, uova crude e zuppa di miso”, racconta il campione. Con il passare inesorabile degli anni ha dovuto però ridurre i frullati proteici e abbandonare del tutto il sollevamento di pesi liberi per non gravare sulla sua pur fortissima schiena, preferendo le macchine isotoniche. Toshisuke si allena due ore al giorno, per sei giorni alla settimana, e non ha alcuna intenzione di fermarsi davanti alla carta d’identità: “Voglio fare il bodybuilder fino al giorno esatto della mia morte”. Leggi la sua pazzesca e motivazionale storia👇

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Toshisuke Kanazawa

Hiroshima – Ha da poco spento la bellezza di novanta candeline sulla sua torta di compleanno, ma sfoggia orgogliosamente un fisico statuario, scolpito e definito che la stragrande maggioranza degli uomini molto più giovani di lui può solamente sognare o ammirare sulle riviste patinate. Busto liscio, pelle perfettamente abbronzata, pettorali incredibilmente sodi e vene sottili e pulsanti che percorrono le braccia e le spalle in tensione: non stiamo assolutamente parlando di un’immagine iperrealistica generata al computer dall’Intelligenza Artificiale, ma del frutto reale, tangibile e sudato di innumerevoli, incalcolabili ore di sacrifici trascorsi sollevando ghisa in palestra. L’uomo capace di sfidare e sconfiggere inesorabilmente lo scorrere crudele del tempo si chiama Toshisuke Kanazawa. Esattamente il mese scorso, ironicamente e simbolicamente appena il giorno prima di vincere e dominare l’ennesima, importantissima competizione sportiva della sua infinita carriera, questo autentico e inossidabile leggendario campione nipponico di bodybuilding ha festeggiato in splendida forma il suo invidiabile novantesimo compleanno. Per lui, l’età anagrafica scritta sui documenti rappresenta unicamente un inutile e noioso dettaglio burocratico che non ha alcun impatto sulla sua ferrea volontà di dominare il palcoscenico sportivo.

Da nuotatore a rivale di Schwarzenegger: la nascita di una leggenda

La straordinaria e lunghissima favola sportiva di Kanazawa ha radici molto antiche e inizia con quello che sembrava essere, a prima vista, un vero e proprio dramma personale.
Nato nel lontano 1936, prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, il giovane Toshisuke era in realtà una fortissima e promettente speranza del nuoto nipponico. Purtroppo, dopo che un grave e invalidante infortunio muscolare interruppe in modo drastico e prematuro la sua brillante carriera agonistica da potenziale nuotatore olimpico, si trovò di fronte a un bivio esistenziale. Invece di arrendersi alla sfortuna, decise coraggiosamente di reinventarsi da zero e si dedicò anima e corpo alla durissima e ferrea disciplina del culturismo. I risultati furono immediati e a dir poco strabilianti: trionfò vincendo l’ambitissimo e prestigioso titolo di Mister Giappone a soli 24 anni di età. Da quel momento, la sua ascesa fu letteralmente inarrestabile, arrivando persino a competere ad altissimo livello internazionale calcando gli stessi palcoscenici di vere e proprie leggende mostruose del bodybuilding del calibro dell’attore hollywoodiano Arnold Schwarzenegger. Oggi, a distanza di decenni dai fasti internazionali, il campione non ha mai abbandonato la sua passione: gestisce personalmente e quotidianamente una storica palestra nella sua amata città natale di Hiroshima. Qui, tra un bilanciere e l’altro, ricorda e celebra la sua ultimissima e schiacciante vittoria nella speciale categoria “over 85” ai recenti Campionati giapponesi di bodybuilding master. Si tratta, statistiche alla mano, dell’incredibile diciannovesimo titolo nazionale assoluto conquistato nella sua vita, traguardo festeggiato promettendo solennemente ai giudici di gara e ai suoi innumerevoli e giovani fan che questo non sarà affatto l’ultimo trofeo ad arricchire la sua sterminata bacheca.

Il segreto del fisico a 90 anni: dieta vegetariana e stile di vita naturale

Di fronte a un simile, inspiegabile e quasi sovrumano miracolo fisiologico e atletico, la domanda sorge spontanea e imperiosa: qual è l’elisir di lunga vita e l’esatta, rigorosa ricetta dell’eterna giovinezza muscolare di Toshisuke Kanazawa?
La risposta fornita dal diretto interessato spiazza per la sua francescana semplicità: per il novantenne giapponese, tutto il successo sportivo e la salute di ferro si basano unicamente su uno stile di vita ascetico, estremamente rigoroso, inossidabile e certificato al cento per cento come naturale. L’atleta asiatico si vanta apertamente di non aver mai acceso o fumato una singola sigaretta in tutta la sua intera vita e di non aver mai toccato nemmeno una goccia di bevande o superalcolici. Sul fronte prettamente nutrizionale, che nel bodybuilding professionistico conta persino più dell’allenamento fisico stesso, le sue scelte sono altrettanto radicali ed estreme: ha rinunciato totalmente e definitivamente al consumo di qualsiasi tipo di carne rossa, carne bianca e persino di pesce fresco ormai da moltissimi decenni. L’ultranovantenne si nutre quotidianamente in modo quasi monastico e incredibilmente semplice. La sua dieta base è rigorosamente composta da enormi e misurate scodelle di riso integrale sapientemente condite con il tradizionale furikake (un tipico condimento secco giapponese), porzioni abbondanti di natto (soia fermentata ricchissima di proteine vegetali) e svariate ciotole di tradizionale zuppa di miso bollente, all’interno della quale rompe e miscela sapientemente un paio di uova rigorosamente crude per assicurarsi l’indispensabile e vitale apporto di colesterolo buono e grassi nobili. Tuttavia, nonostante la ferrea volontà, l’età avanza inesorabilmente e Kanazawa ha dovuto imparare ad ascoltare i campanelli d’allarme del proprio corpo. «Da giovane, nel pieno della preparazione agonistica, ero solito bere agevolmente fino a sei pesanti frullati proteici ipercalorici al giorno, mentre ora mi sono imposto un limite ferreo e ne bevo solamente tre», racconta candidamente il bodybuilder, spiegando ai giornalisti sportivi un semplice quanto crudele fatto biologico: «Purtroppo, con l’avanzare dell’età e il fisiologico rallentamento del metabolismo basale, per lo stomaco diventa fisicamente e oggettivamente molto più complesso e faticoso riuscire a digerire e assimilare quotidianamente una mole così massiccia ed esagerata di liquidi e integratori in polvere».

L’allenamento a Hiroshima: addio ai pesi liberi, largo alle macchine

Oltre alla drastica revisione e rimodulazione dell’introito calorico e proteico, l’anziano ma agguerrito campione nipponico ha dovuto intelligentemente, saggiamente e forzatamente fare anche qualche inevitabile e necessaria concessione strategica all’interno delle quattro mura della sua palestra di Hiroshima.
«Ho dovuto cambiare radicalmente approccio alla biomeccanica: non eseguo praticamente più i pericolosi e classici squat con il bilanciere pesante sulle spalle per non gravare sulla colonna vertebrale, né tantomeno mi cimento più nelle famose distensioni esplosive su panca piana. Preferisco nettamente utilizzare le macchine isotoniche guidate e i cavi rispetto ai traumatizzanti e instabili pesi liberi dei manubri, semplicemente perché oggi faccio esclusivamente e gelosamente ciò che sento essere meglio per me, per preservare le mie preziose articolazioni e per proteggere il mio fragile corpo a questa specifica veneranda età». A fargli da scudo c’è ovviamente una genetica invidiabile e una salute clinica definibile a tutti gli effetti come “di ferro”, certificata da costanti ed estenuanti controlli medici ospedalieri capaci di far impallidire d’invidia un trentenne nel pieno delle forze. Tuttavia, Kanazawa sa perfettamente e umilmente che oggi i tempi fisiologici della biologia umana sono inesorabilmente cambiati. «Devo ammettere con me stesso che oggi ci vuole senza dubbio molto più tempo per riuscire a smaltire l’acido lattico e a recuperare muscolarmente dai gravosi allenamenti rispetto a prima», confessa il campione. «Proprio per questo preciso motivo, mi assicuro scrupolosamente e maniacalmente di dilatare e riposare adeguatamente i tempi di recupero fisso tra una serie e l’altra, e soprattutto bado a dormire profondamente per circa sette lunghe e ininterrotte ore a notte, che per me sono il vero segreto del ripristino cellulare». Al netto di queste inevitabili rimodulazioni legate alla carta d’identità, la sua routine sportiva quotidiana resta comunque spaventosamente impeccabile, marziale e insostenibile per la maggior parte dei giovani: Kanazawa si allena e suda regolarmente tra i macchinari per ben due ore al giorno, tutti i giorni, con la costanza di sei giorni su sette.

Il Giappone dei record e della longevità estrema

L’incredibile record mondiale di muscolatura e resistenza di Kanazawa, pur essendo clamoroso a livello visivo e mediatico, non rappresenta affatto un caso genetico isolato, ma si inserisce perfettamente nel particolare e affascinante tessuto demografico di un Paese, il Giappone, che ospita statisticamente e orgogliosamente la popolazione più longeva, sana e duratura dell’intero pianeta Terra.
I numeri e le percentuali forniti dagli analisti demografici asiatici sono a dir poco spaventosi e ineguagliabili: attualmente, nel grande e popoloso arcipelago del Giappone, quasi il 30% degli oltre 123,7 milioni di abitanti registrati all’anagrafe nazionale ha superato la ragguardevole soglia dei 64 anni di età. Ancora più sbalorditivo è il dato statistico, diffuso recentemente dal governo, relativo al numero esatto dei cittadini centenari nipponici: questa esclusiva “fascia” anagrafica ha incredibilmente superato la quota record assoluta di 100.000 unità viventi e attive. In questo scenario socio-culturale unico al mondo, i cittadini anziani si rifiutano categoricamente di farsi parcheggiare ai margini della società produttiva e, al contrario, continuano ostinatamente a dimostrarsi giorno dopo giorno incredibilmente attivi, vitali e letteralmente inarrestabili nello sport come nel lavoro. Gli esempi sportivi si sprecano e fanno notizia quotidianamente sulle prime pagine dei giornali del mondo: la formidabile nuotatrice master Shoko Yonezawa continua inesorabilmente a scendere in vasca e a frantumare e battere storici record mondiali di velocità nella sua categoria alla veneranda età di 91 anni. Il leggendario esploratore e velista Kenichi Horie, dal canto suo, ha recentemente festeggiato il traguardo del suo 88° compleanno scioccando l’opinione pubblica e annunciando ufficialmente l’impresa di una nuova, folle e pericolosissima traversata in totale e assoluta solitudine del vasto e insidioso oceano Pacifico a bordo della sua imbarcazione. E come non citare l’incredibile prestazione fisica ed eroica di Shintaro Okuyama, che soltanto l’anno scorso, all’incredibile e fantascientifica età di 96 anni, è riuscito stoicamente a tagliare il traguardo faticosissimo di una regolare maratona di oltre quarantadue chilometri, chiudendo il lungo e sfiancante percorso podistico stradale in poco più di otto ore e quarantatré minuti netti di corsa ininterrotta. In un Paese che affronta quotidianamente a testa alta le colossali e gravose sfide politiche, sanitarie ed economiche dettate dalla gestione pratica di una popolazione sempre più fatalmente anziana, Toshisuke Kanazawa rifiuta categoricamente, lucidamente e fermamente l’idea occidentale e fatalista che l’inevitabile e triste declino fisico ed estetico del corpo umano sia totalmente inevitabile. Rivolgendosi orgogliosamente alle telecamere, il culturista nipponico lancia la sua sfida definitiva all’universo: «Voglio essere e restare un vero culturista fino all’esatto giorno della mia morte».

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