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Territorio

Bomba punta al rilancio turistico con il nuovo portale “Visit Bomba” e le Cantine Museo

🛎️ Il borgo di Bomba si rinnova: sabato 11 luglio verranno inaugurati il nuovo portale turistico Visit Bomba e un percorso museale diffuso nel centro storico tra antiche botteghe e tradizioni locali. Non perdere l’occasione di riscoprire le radici del nostro territorio.

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#Bomba #Abruzzo #TurismoCulturale #MaiellaVerde

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Locandina

Bomba, borgo arroccato tra le alture della provincia di Chieti, si prepara a un fine settimana di svolta per la promozione del proprio patrimonio storico e culturale. Sabato 11 luglio 2026, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco e dalla sua giunta aprirà ufficialmente le porte a due progetti strategici pensati per proiettare il paese nel panorama turistico moderno: il portale web Visit Bomba e l’inaugurazione delle Cantine Museo. L’appuntamento, fissato per le ore 17 nella sala consiliare dell’edificio municipale in piazza Matteotti, segna un passo avanti concreto per il recupero delle radici abruzzesi.

La digitalizzazione del borgo con “Visit Bomba”

Il primo tassello del programma riguarda la presentazione di Visit Bomba, la piattaforma digitale che punta a diventare il biglietto da visita ufficiale del paese. L’infrastruttura è stata realizzata grazie al supporto finanziario del Gal Maiella Verde, attingendo ai fondi del programma Feasr – Psr Abruzzo 2014/2022, nell’ambito della Misura 19 dedicata al metodo Leader. L’obiettivo principale è quello di abbattere le distanze tra il visitatore e le bellezze nascoste del borgo, offrendo una guida interattiva costantemente aggiornata.

L’assessore Marinella Fioriti sottolinea come questo progetto nasca dalla necessità di creare un punto di riferimento unico. “Vogliamo offrire una vetrina che raccolga in maniera ordinata i punti di interesse, la storia profonda di questo territorio e i profili dei personaggi illustri che hanno portato il nome di Bomba oltre i confini regionali”, spiega l’esponente della giunta. Il portale non è solo un elenco di monumenti o percorsi naturalistici, ma una vera operazione di conservazione della memoria collettiva. Il design del sito è stato studiato per richiamare la segnaletica turistica installata tra le vie e i vicoli del centro storico, creando un legame visivo coerente che accompagna il turista dall’esperienza online fino alla visita fisica in loco. Contestualmente, sarà inaugurato il nuovo Infopoint interno alla sede comunale, che rimarrà operativo per l’intero mese di agosto con orari estesi, garantendo assistenza giornaliera dalle ore 9 alle 12.30 e nel pomeriggio dalle 16 alle 19.30.

Un viaggio nella memoria tra le Cantine Museo

A seguire, alle ore 18, l’attenzione si sposterà dal digitale al tangibile con l’inaugurazione ufficiale delle Cantine Museo. Il progetto, fortemente voluto dall’amministrazione e sostenuto dal lavoro sinergico dei consiglieri Mauro Martorella e Diego Veronese, punta a recuperare locali rimasti chiusi e inutilizzati per decenni, spesso abbandonati dopo le ondate migratorie del passato. Grazie al supporto dei giovani volontari bombesi e alla collezione privata messa a disposizione da Fabio Di Vona, questi spazi torneranno a vivere.

Il percorso espositivo si snoda nel cuore del centro storico e comprende otto tappe fondamentali, ognuna espressione di un antico mestiere o di una consuetudine domestica: ‘dodd, lu trappet, ritratti, lu scarpar, la cantine de z’ Rocch, lu sartaur, la case de za’ Angiuline e l’osteria di z’ Minghe. Ogni stanza è stata riallestita mantenendo intatta la disposizione originaria, diventando così una scatola del tempo che narra lo spaccato economico e sociale del territorio. “Ogni oggetto presente in queste cantine parla della dedizione e della fatica dei nostri antenati”, aggiunge l’assessore Fioriti. La valorizzazione di questi luoghi mira non solo ad attrarre curiosi e appassionati di tradizioni popolari, ma soprattutto a rafforzare il legame identitario degli abitanti con il proprio borgo. Nelle settimane successive, il calendario delle aperture sarà reso noto attraverso i canali di comunicazione istituzionali del Comune di Bomba, permettendo a residenti e turisti di programmare la visita. Questa operazione di riqualificazione urbana e culturale trasforma il centro storico in un grande museo diffuso, dove la storia locale smette di essere un ricordo privato per diventare una narrazione pubblica, viva e dinamica, aperta al confronto con chiunque voglia scoprire l’anima autentica della provincia di Chieti.

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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