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POST-REFERENDUM, SFORZINI :“MENTRE IL GOVERNO È SCOSSO DA CRISI E DIMISSIONI, CONVOCHIAMO L’ITALIA CHE PRODUCE: NASCE IL TAVOLO PERMANENTE CON IMPRESE, PROFESSIONI E CATEGORIE PRODUTTIVE”

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Sforzini

Redazione-  «Il referendum e gli scossoni di queste ore — tra sconfitte politiche, dimissioni e fibrillazioni interne al governo — hanno reso evidente una verità che non può più essere ignorata: tra il Palazzo e il Paese reale si è aperta una frattura profonda».

Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale con Vannacci.

«Ma un Paese serio non può vivere inseguendo crisi e rimpasti. Deve tornare a costruire visione. E la visione non nasce nei palazzi: nasce dove si lavora, si produce, si rischia».

Per questo, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il Centro Studi Rinascimento Nazionale lancia un appello alle categorie produttive italiane: associazioni imprenditoriali, associazioni di categoria, rappresentanze professionali, organizzazioni autonome e territoriali.

L’appello è rivolto a tutte le principali realtà dell’economia italiana — Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, CNA, Confagricoltura, Coldiretti — agli ordini professionali (commercialisti, avvocati, ingegneri e tutte le professioni tecniche e liberali), ma anche a tutte le sigle minori, indipendenti, locali e autonome, spesso meno visibili ma decisive nella tenuta del sistema produttivo nazionale.

«Nessuno deve sentirsi escluso. Anzi: vogliamo partire proprio da quella Italia diffusa, concreta, spesso dimenticata, che tiene in piedi il Paese ogni giorno».

Il Centro Studi invita formalmente tutte queste realtà a prendere contatto diretto per avviare un confronto strutturato.

Parallelamente, nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi del 2026, sarà lo stesso Centro Studi Rinascimento Nazionale ad attivare una campagna sistematica di contatti con gli organismi nazionali, regionali e provinciali delle diverse categorie.

«Non proponiamo un incontro occasionale. Proponiamo una cosa molto più seria: un tavolo permanente di consultazione tra mondo produttivo ed elaborazione programmatica».

L’obiettivo è la costruzione di un programma condiviso sui grandi nodi strategici del Paese: fiscalità, lavoro, competitività, professioni, energia, infrastrutture, innovazione, semplificazione e difesa del tessuto produttivo italiano.

«La politica italiana parla continuamente delle categorie. Noi vogliamo fare esattamente il contrario: parlare con le categorie e costruire insieme le soluzioni».

Secondo Sforzini, la fase aperta dopo il referendum impone un cambio di metodo: «Non basta cambiare i nomi nei ministeri. Serve cambiare il modo in cui si costruiscono le scelte. E questo significa rimettere al centro le forze produttive della Nazione».

«Il Centro Studi Rinascimento Nazionale nasce per produrre pensiero, ricerca e formazione. Oggi fa un passo in più: diventare luogo stabile di consultazione nazionale tra chi elabora visione e chi ogni giorno crea valore reale».

Sforzini conclude:

«Il programma dell’Italia non può più essere scritto nei palazzi, nelle segreterie o con le burocrazie. Deve essere scritto insieme a chi produce, lavora, investe e tiene in piedi questo Paese.

Per questo rivolgiamo un appello chiaro: prendete contatto con noi. Costruiamo insieme il futuro dell’Italia».

https://www.rinascimentonazionale.it/

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Vertenza CallMat a Matera, Pino Giordano (UGL): «La disponibilità di TIM è un passo importante per i lavoratori, decisivo l’impegno costante di Michele Napoli con il Ministro Adolfo Urso»

Vertenza CallMat a Matera, Pino Giordano (UGL) promuove lo spiraglio aperto con TIM: «Segnale importante per i lavoratori e le famiglie, decisivo il lavoro costante di Michele Napoli con il Ministro Adolfo Urso e l’impegno della Regione con Bardi e Cupparo» 👇

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Michele NAPOLI, Consigliere Ministro Urso

Matera – «La disponibilità manifestata da TIM a proseguire le attività di CallMat a Matera rappresenta un segnale importante per i lavoratori e per le loro famiglie. Ora occorre dare seguito agli impegni assunti e costruire una prospettiva occupazionale stabile: è su questo terreno che continueremo a misurare ogni avanzamento della vertenza».

A dichiararlo con fermezza è Pino Giordano, segretario provinciale dell’Unione Territoriale UGL Matera, facendo il punto su uno dei dossier industriali e sociali più delicati per il comparto delle telecomunicazioni e per gli equilibri di economia e lavoro nel Mezzogiorno.

CallMat Matera e TIM: il filo diretto tra Pino Giordano (UGL), Michele Napoli e il Ministro Adolfo Urso

Nell’analizzare la svolta maturata al tavolo ministeriale, il segretario Pino Giordano rimarca il ruolo determinante svolto dalla sinergia istituzionale con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato dal ministro Adolfo Urso, che ha aperto uno spazio negoziale concreto sul quale continuare a costruire soluzioni strutturali.

«In questo percorso – sottolinea Giordano – desidero evidenziare il contributo di Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Basilicata e consigliere del ministro Adolfo Urso per le iniziative legate allo sviluppo del Mezzogiorno. Personalmente ho sempre mantenuto un filo diretto e un dialogo costante con Michele Napoli, sollecitandolo a seguire da vicino una vertenza tanto complessa per tenere aperto il confronto con il Ministero».

Un lavoro silenzioso ma instancabile sul fronte della politica industriale e sindacale che ha permesso di non far mai spegnere i riflettori nazionali sul polo lucano: «Napoli ha raccolto queste sollecitazioni seguendo la vicenda con continuità anche nei passaggi più difficili. Nelle crisi occupazionali non bastano le frasi di circostanza: servono presenza, costanza e capacità di insistere, a differenza di altri esponenti politici che, pur sollecitati, hanno finito per disimpegnarsi facendo mancare la propria attenzione».

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Il ruolo della Regione Basilicata: l’appello di UGL al Presidente Vito Bardi e all’Assessore Francesco Cupparo

Per consolidare l’apertura di TIM e trasformarla in garanzie durature per i dipendenti e le loro famiglie, il confronto tra Governo, Regione Basilicata, azienda e organizzazioni sindacali entra ora nella sua fase più operativa.

«Al presidente della Regione Vito Bardi e all’assessore alle Attività Produttive Francesco Cupparo – che ringraziamo per aver favorito ogni possibile soluzione senza mai lesinare impegno e vicinanza – chiediamo di accompagnare questo passaggio assicurando il pieno apporto dell’ente regionale, affinché il primo risultato si traduca in effettiva continuità occupazionale», prosegue il leader dell’UGL Matera in una nota che tiene banco nelle cronache di ultim’ora sindacale.

Tutela dei volumi di attività e futuro del sito di Matera: gli obiettivi del sindacato UGL

Per il sindacato UGL restano prioritari il monitoraggio rigoroso dei volumi di commessa e la salvaguardia integrale dei livelli occupazionali: la città di Matera non può permettersi di disperdere un patrimonio così prezioso di professionalità, competenze tecniche ed esperienza maturato dai lavoratori di CallMat a servizio dell’intero territorio.

«A Michele Napoli chiediamo di proseguire su questa strada mantenendo vivo il raccordo con il Ministero – conclude Pino Giordano –. La vertenza non è ancora conclusa e l’UGL continuerà a fare fino in fondo la propria parte lungo un percorso unitario, nella convinzione che solo attraverso la coesione sindacale e la responsabilità di tutte le istituzioni sia possibile garantire un futuro solido al sito di Matera».

A cura della Redazione Economia e Lavoro di Cavaliere News

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CallMat Matera, stop ai licenziamenti e fine della solidarietà: TIM proroga le commesse ma i sindacati avvertono: «Vertenza ancora aperta»

CallMat Matera, stop ai licenziamenti e fine della solidarietà: TIM proroga le commesse ma la vertenza resta aperta 👇

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Callmat Matera

Matera – Una boccata d’ossigeno attesa da mesi che allontana lo spettro del baratro occupazionale per centinaia di famiglie lucane, ma che non cancella le ombre e le incertezze che continuano a gravare sul futuro del settore delle telecomunicazioni. Nella mattinata di oggi, venerdì 23 ottobre 2026, il vertice d’urgenza svoltosi tra le Segreterie regionali di SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL e UGL Telecomunicazioni, le RSA aziendali e i vertici di CallMat ha sancito una svolta fondamentale: l’azienda ha confermato la formale disponibilità del committente TIM a garantire la prosecuzione e la proroga dei volumi di attività affidati alla sede di Matera, assicurando la copertura operativa almeno per l’intero primo semestre del 2027.

L’annuncio comporta due conseguenze di straordinario rilievo per la tenuta sociale ed economica del nostro territorio: l’immediato congelamento della procedura di licenziamento collettivo precedentemente minacciata dall’azienda e la cessazione definitiva, a decorrere dal prossimo 1° novembre, dei contratti di solidarietà, permettendo alle lavoratrici e ai lavoratori di tornare al cento per cento dell’orario di lavoro ordinario.

La vittoria della mobilitazione operaia: sventato il baratro occupazionale

Le organizzazioni sindacali e i delegati interni hanno accolto con legittima soddisfazione il risultato strappato al tavolo negoziale, definendolo il frutto tangibile e prezioso della dura mobilitazione portata avanti in questi mesi dal personale di contrada Timmari. Mesi di presidi sotto la pioggia, scioperi, cortei cittadini e assemblee infuocate hanno costretto i committenti e le istituzioni a non voltare lo sguardo dinanzi a un disastro sociale annunciato. È la vittoria della compattezza dei lavoratori, che non hanno mai smesso di lottare per la salvaguardia del proprio posto di lavoro, dimostrando una resilienza ammirevole.

Tuttavia, la cautela dei rappresentanti dei lavoratori resta massima. La proroga concessa dal colosso delle telecomunicazioni ha infatti il sapore di una tregua armata e non di una soluzione strutturale e definitiva. L’orizzonte temporale resta limitato alla metà del 2027 e le criticità di fondo del mercato del CRM-BPO (il comparto del customer care e della gestione dei servizi in outsourcing) permangono intatte, strette tra la contrazione dei margini di profitto, la spietata corsa al ribasso delle gare d’appalto e l’avvento pervasivo dei sistemi di intelligenza artificiale applicati all’assistenza clienti.

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Il lavoro nel XXI secolo – Domenico De Masi

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Il nodo delle risorse ministeriali e l’attesa per il tavolo del 12 novembre

A destare forte apprensione tra i rappresentanti sindacali è il mancato sblocco delle misure economiche straordinarie promesse dalla politica: i fondi stanziati sia a livello della Regione Basilicata sia attraverso i canali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per favorire la riqualificazione e la stabilizzazione del sito non hanno ancora trovato concreta attuazione amministrativa. Da qui l’appello accorato lanciato dalle sigle: «Non possiamo consentire che questa proroga si trasformi in un semplice rinvio del problema. Il tempo faticosamente conquistato deve essere utilizzato dai governi locale e nazionale per costruire certezze durature, non per ritrovarci tra pochi mesi nell’ennesima emergenza disperata».

Tutti gli occhi sono ora puntati sull’attesissimo tavolo nazionale di settore convocato a Roma per il prossimo 12 novembre. In quella sede istituzionale le sigle confederali pretenderanno una sessione interamente dedicata alla vertenza CallMat, chiedendo clausole sociali blindate, garanzie sulla commessa TIM e l’inserimento di nuovi volumi di traffico da parte di altri committenti pubblici e privati.

Le richieste interne: ritorno allo smart working e sciopero dell’11 novembre

Nel corso dell’incontro odierno le delegazioni dei lavoratori non si sono limitate all’aspetto macroeconomico, ma hanno avanzato all’azienda richieste urgenti per migliorare le condizioni quotidiane di lavoro. In primis, è stato chiesto con forza il ripristino immediato e generalizzato del regime di smart working: una misura essenziale per abbattere i pesanti costi del carburante che gravano sui pendolari in un’epoca di inflazione galoppante. A ciò si affiancano istanze per una maggiore flessibilità nella fruizione dei permessi, nei cambi di riposo e nella gestione dei turni, indispensabili per garantire un dignitoso equilibrio tra impegni professionali e vita familiare.

La guardia, dunque, non si abbassa. In vista dello sciopero generale nazionale del comparto CRM-BPO programmato per il prossimo 11 novembre, i sindacati annunciano una grande giornata di mobilitazione territoriale a Matera. Il messaggio che si leva dalla città dei Sassi è per

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Dramma CallMat a Matera, 350 licenziamenti dal 1° novembre: sindacati all’attacco di TIM e Governo, «Basta proclami, il MIMIT apra subito il tavolo»

Allarme CallMat a Matera, 350 licenziamenti annunciati dal 1° novembre: sindacati contro TIM e Governo, richiesta urgente al MIMIT 👇

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Callmat matera

Matera – Il conto alla rovescia è drammaticamente agli sgoccioli e lo spettro del licenziamento di massa rischia di abbattersi con violenza inaudita su 350 famiglie lucane. Nella vertenza CallMat di Matera il tempo delle rassicurazioni verbali è scaduto: le segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni hanno lanciato un grido d’allarme congiunto denunciando una situazione insostenibile, mentre la direzione aziendale conferma l’invio delle lettere di recesso a partire da domenica 1° novembre 2026.

Una vera e propria bomba sociale per la città dei Sassi e per l’intero territorio lucano. Nonostante le dichiarazioni d’intenti e le aperture informali, a oggi non esiste alcun accordo vincolante capace di blindare l’occupazione, mentre la formale richiesta d’incontro urgente inoltrata dalle organizzazioni sindacali è rimasta clamorosamente priva di riscontro da parte dei vertici societari.

L’appello urgente al MIMIT e l’atto d’accusa contro TIM

I sindacati chiedono con forza al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) di rompere gli indugi e anticipare a strettissimo giro la convocazione del tavolo di crisi straordinario, senza attendere la data del 12 novembre, termine che sancirebbe il compimento dei licenziamenti a giochi ormai fatti. Un atto d’accusa perentorio che chiama in causa direttamente il committente principale:

«A TIM chiediamo di chiarire ufficialmente dove siano finiti i volumi di commessa precedentemente assegnati al sito di Matera, quali flussi operativi siano stati delocalizzati verso altre regioni e perché a pagare il prezzo di queste scelte debbano essere i lavoratori della Basilicata. Pretendiamo dati trasparenti, il rispetto della regolamentazione AGCOM e il congelamento immediato dei volumi fino alla conclusione formale della vertenza».

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DIRITTO & LAVORO

Codice del Lavoro e Tutele Occupazionali: Manuali e Strumenti per Lavoratori e Delegati

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«Non vogliamo accompagnare 350 persone alla disoccupazione»

I rappresentanti sindacali territoriali – Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano – hanno ribadito con forza l’insufficienza di meri sussidi passivi:

«Gli ammortizzatori sociali non possono e non devono diventare la risposta definitiva al disimpegno industriale: noi non intendiamo accompagnare 350 persone verso il baratro della disoccupazione, pretendiamo la salvaguardia integrale dei posti di lavoro. Le sfide legate all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale nei contact center esigono investimenti seri, riqualificazione e una politica industriale mirata, non alibi per smantellare presidi strategici».

La solidarietà della Chiesa e le azioni legali in corso

La gravissima vertenza ha visto mobilitarsi anche la Chiesa locale: nei giorni scorsi una delegazione sindacale ha incontrato il Vescovo di Matera, Monsignor Benoni Ambarus, che ha espresso profonda vicinanza morale alle maestranze e preoccupazione per la tenuta del tessuto sociale.

Nel frattempo, il collegio dei legali delle organizzazioni sindacali sta passando al setaccio i contratti e le modalità operative di ripartizione dei carichi di lavoro di TIM, valutando ogni profilo di irregolarità, compresi eventuali estremi di interposizione illecita di manodopera. Il messaggio indirizzato alla Regione Basilicata e all’esecutivo nazionale è perentorio: senza garanzie scritte e impegni vincolanti entro il 1° novembre, la mobilitazione sindacale e civile paralizzerà la città.

A cura della Redazione Economia e Lavoro di Cavaliere News

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