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Politica

L’arte di provare ad arrivare prima: la lettera aperta di Luca Sforzini sui futuri scenari del Movimento 5 Stelle

Lo scontro tra Conte e Grillo è solo la punta dell’iceberg? 🧊 In questa lettera aperta, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza il futuro del Movimento 5 Stelle e l’anima del “grillismo” delle origini. Se quell’elettorato dovesse rimettersi in movimento, gli equilibri della politica italiana (e del campo largo) potrebbero cambiare per sempre. Leggi l’editoriale completo. 🗳️ 🇮🇹

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Castello di Castellar Ponzano

Redazione – Riceviamo e integralmente pubblichiamo l’interessante riflessione politica a cura di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, sulle recenti dinamiche interne al Movimento 5 Stelle e sul fondamentale ruolo dei “laboratori culturali” nell’anticipare i grandi cambiamenti della politica italiana.


L’arte di provare ad arrivare prima

di Luca Sforzini – Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

C’è una differenza sostanziale tra chi fa politica e chi osserva la politica. La differenza è il tempo. La maggior parte rincorre gli avvenimenti. Pochissimi provano ad anticiparli. Ancora meno riescono a farlo con continuità.

Non ho mai pensato che il compito di un centro studi fosse inseguire le notizie del giorno. Quello è il mestiere, sacrosanto, dei giornalisti. Un laboratorio culturale deve fare qualcosa di diverso: cercare di leggere le tendenze quando ancora sono appena percettibili, individuare le faglie lungo le quali potrebbe muoversi la politica di domani, formulare domande prima che diventino patrimonio del dibattito pubblico.

È con questo spirito che il 5 agosto ho deciso di pubblicare una lettera aperta a Beppe Grillo. Non era un’offerta politica, né la proposta di un’alleanza improbabile. Era un invito al confronto. Partiva da una constatazione molto semplice: esiste una parte del grillismo delle origini che non sembra riconoscersi più nell’evoluzione impressa al Movimento Cinque Stelle da Giuseppe Conte. Una parte che, su alcuni temi, potrebbe trovare punti di riflessione comuni con sensibilità diverse, accomunate dalla critica al conformismo culturale, all’eccesso di burocrazia e alla progressiva chiusura del dibattito pubblico.

Naturalmente molti hanno liquidato quell’iniziativa come una provocazione. È comprensibile. Ogni tentativo di aprire una strada nuova viene quasi sempre interpretato così.

Poi, però, sono arrivati i fatti. Lo scontro tra Grillo e Conte si è ulteriormente accentuato. Grillo ha iniziato a manifestare pubblicamente interesse per alcune riflessioni di Elon Musk. Numerose testate nazionali — da Repubblica al Corriere della Sera, da Libero a Il Sole 24 Ore, passando per Today, Dagospia e altre ancora — hanno dedicato attenzione proprio a quella lettera. La Verità ha inserito quell’iniziativa all’interno di una riflessione più ampia sui possibili nuovi equilibri della politica italiana.

La domanda, a quel punto, non era più la stessa. Non si trattava più di chiedersi perché avessi scritto a Grillo. Semmai, diventava interessante interrogarsi sul perché quel tema fosse improvvisamente entrato nell’agenda del dibattito nazionale.

Credo che sia proprio questa la funzione di un centro studi. Non quella di avere sempre ragione. Sarebbe una pretesa ridicola. Ma quella di provare a individuare le domande giuste prima che diventino evidenti a tutti.

Ho letto con interesse anche l’articolo di Fabio Rubini su Libero, che descrive il Centro Studi Rinascimento Nazionale come il laboratorio culturale e strategico che accompagna la crescita di Futuro Nazionale. È una definizione che considero corretta, almeno nelle intenzioni. Un centro studi non nasce per sostituirsi alla politica. Nasce per alimentarla con idee, analisi, scenari, prospettive. Per offrire strumenti di riflessione a chi, poi, dovrà assumere decisioni politiche.

È in questa chiave che va letta anche la lettera a Beppe Grillo. Non era rivolta soltanto a una persona. Era rivolta a un universo politico e culturale che, negli ultimi anni, sembra aver progressivamente perso una propria rappresentanza. Molti osservatori, a mio avviso, continuano a concentrarsi sul dettaglio, mentre la questione più interessante è un’altra.

Se anche solo una parte delle sensibilità originarie del grillismo dovesse tornare a interrogarsi sul proprio futuro, il cambiamento non riguarderebbe soltanto la destra. Riguarderebbe, forse soprattutto, la sinistra. Per anni si è dato quasi per scontato che il Movimento Cinque Stelle fosse destinato a rappresentare stabilmente uno dei pilastri del cosiddetto campo largo. Ma quella convergenza è stata prevalentemente politica, tattica. Non necessariamente culturale.

Il grillismo delle origini nasceva come movimento anti-establishment, diffidente verso gli apparati, insofferente alle burocrazie e ai professionisti della politica. È legittimo domandarsi se una parte di quell’elettorato continui davvero a riconoscersi nell’attuale configurazione politica.

È questa, a mio giudizio, la domanda più interessante. Perché se quel mondo dovesse rimettersi in movimento, gli effetti andrebbero ben oltre Futuro Nazionale o il Centro Studi Rinascimento Nazionale. Potrebbero cambiare gli equilibri complessivi della politica italiana. Potrebbe riaprirsi la competizione per una parte dell’elettorato che molti ritenevano ormai definitivamente collocata. E quando torna contendibile un grande bacino di consenso, cambiano inevitabilmente anche tutti i calcoli politici.

Naturalmente nessuno può sapere oggi se questo scenario si realizzerà. La politica non è una scienza esatta. Ma ritengo sia dovere di chi fa analisi interrogarsi sulle possibilità, non soltanto descrivere ciò che è già accaduto. In un sistema politico sempre più frammentato, anche spostamenti relativamente contenuti possono modificare la geografia parlamentare, incidere sulla formazione delle future maggioranze e influenzare gli equilibri attraverso cui matureranno le grandi scelte istituzionali della prossima legislatura, a partire dall’elezione del futuro Presidente della Repubblica.

È per questo che considero significativa la sequenza degli eventi: prima una riflessione. Poi l’attenzione delle principali testate nazionali. Infine il dibattito politico. Forse tutto questo non produrrà alcun cambiamento. Oppure rappresenterà soltanto il primo segnale di una ricomposizione più ampia degli spazi politici italiani. Lo diranno gli eventi, non gli editoriali.

Resto però convinto di una cosa. Le grandi trasformazioni politiche non iniziano quasi mai quando tutti se ne accorgono. Iniziano molto prima, quando qualcuno decide di porsi una domanda che gli altri considerano ancora fuori luogo. Se il Centro Studi Rinascimento Nazionale riuscirà a svolgere questa funzione, avrà assolto il compito per il quale è nato: non quello di prevedere il futuro, ma quello di provare a comprenderlo un istante prima che diventi evidente a tutti.

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Politica

Rinascimento Nazionale sbarca in Campania: a Napoli la presentazione della rete di Sforzini

Il Centro Studi “Rinascimento Nazionale”, guidato da Luca Sforzini, rompe gli indugi e si prepara a lanciare pubblicamente la sua potentissima rete territoriale in tutta Italia! Si parte venerdì 16 ottobre alle 15:30 da Napoli, con la presentazione ufficiale del Circolo della Campania. Dopo le pretestuose polemiche divampate in Liguria, Sforzini chiarisce una volta per tutte la netta separazione dal partito Futuro Nazionale: “I nostri Circoli sono autonomi, non sono comitati di partito né dipendono da altri. Le organizzazioni restano rigidamente distinte”. Il think tank si candida a diventare il vero e proprio motore intellettuale di una destra moderna, liberale e occidentale, pronta ad affrontare le sfide dell’immigrazione, dell’intelligenza artificiale e del merito, rifiutando categoricamente le “sterili nostalgie del Novecento”. Scopri tutti i dettagli politici e la visione del presidente Sforzini nel nostro esclusivo approfondimento 👇

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Sforzini

Napoli – Il panorama politico e culturale italiano si arricchisce di un nuovo, ambizioso e capillarmente organizzato protagonista. Dopo mesi di intenso e silenzioso lavoro dietro le quinte per strutturare una solida intelaiatura a livello regionale e provinciale, il Centro Studi Rinascimento Nazionale, guidato con fermezza dal presidente Luca Sforzini, ha ufficialmente deciso di uscire allo scoperto e di mostrare pubblicamente la propria muscolatura organizzativa.
La decisione di accelerare i tempi della presentazione pubblica dell’intera organizzazione territoriale nazionale non nasce a caso, ma è stata fortemente stimolata dalle recenti e accese polemiche divampate a Genova. In terra ligure, infatti, si era sollevato un fastidioso e pretestuoso polverone mediatico in merito a delle presunte e inesistenti “sovrapposizioni” operative tra le neonate strutture territoriali di Futuro Nazionale e i Circoli indipendenti del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Per spazzare via ogni residuo dubbio, evitare strumentalizzazioni giornalistiche e marcare una nettissima linea di demarcazione politica e gestionale, i vertici del think tank hanno rotto gli indugi. La prima e attesissima tappa di questo grande tour di disvelamento nazionale andrà in scena nel cuore del Mezzogiorno: venerdì 16 ottobre, a partire dalle ore 15:30, la città di Napoli ospiterà la conferenza stampa di presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non si tratterà, tengono a precisare gli organizzatori, del semplice annuncio della genesi di un comitato locale, bensì della vera e propria ostensione ufficiale di una macchina già perfettamente oliata: durante l’evento partenopeo verranno infatti resi noti i nomi dei responsabili, i capisaldi organizzativi, le rigide modalità di funzionamento interno e il fittissimo calendario delle prime attività pubbliche sul territorio.

Nessuna sovrapposizione con Futuro Nazionale: l’autonomia dei Circoli

Il presidente Luca Sforzini ha colto l’occasione del lancio campano per fare un’operazione di assoluta chiarezza strutturale, spegnendo sul nascere qualsiasi tipo di fraintendimento o dietrologia politica.
«La Campania non rappresenta in alcun modo un episodio isolato o uno scatto in avanti non concordato», ha precisato Sforzini con toni perentori. «I Circoli territoriali del Centro Studi sono, in realtà, già pronti e operativi in tutta Italia. Da questo momento in poi, regione dopo regione, si presenteranno progressivamente e pubblicamente attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri responsabili locali e dando contestualmente avvio alle innumerevoli attività sui rispettivi territori». L’incidente diplomatico ligure, paradossalmente, si è trasformato in un clamoroso assist per ribadire la totale autonomia dell’ente. «Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre anzi la ghiottissima occasione per spiegare a tutti, con ancora maggiore forza e chiarezza, la natura intrinseca di questa nostra organizzazione. I Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in modo esclusivo e insindacabile al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Voglio che sia chiaro: non sono e non saranno mai comitati di Futuro Nazionale, non sono sezioni di alcun partito politico, non sono strutture parallele o satelliti di altre organizzazioni e, soprattutto, non dipendono gerarchicamente da alcun soggetto esterno a noi».

Il distacco e l’identità: le appartenenze restano individuali

La storia recente aveva effettivamente visto il think tank di Sforzini orbitare intorno all’universo politico di Futuro Nazionale, fornendo un apporto intellettuale di primissimo livello, ma il presidente ci tiene a sottolineare come i confini operativi siano sempre stati nettamente delineati e rispettati.
«È innegabile che il Centro Studi abbia collaborato proficuamente con Futuro Nazionale e che, per un certo periodo di tempo, ne sia stato il think tank di riferimento assoluto», ammette candidamente Sforzini. «Tuttavia, mantenendo fede ai nostri principi fondativi, abbiamo sempre mantenuto una nostra piena, totale e intoccabile autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Ed è proprio grazie a questa inossidabile autonomia che oggi la nostra rete territoriale è in grado di proseguire il proprio percorso in modo indipendente, senza subire alcuna soluzione di continuità, rilanciando anzi la propria azione con ancora maggior forza e determinazione». Sforzini chiarisce poi un concetto giuridico e politico elementare, spesso ignorato dai detrattori: «Il fatto che singole persone fisiche possano contemporaneamente possedere la tessera di un partito e, al tempo stesso, partecipare attivamente alle lodevoli attività culturali di un centro studi, non determina assolutamente alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali. Le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questa è una regola aurea che valeva ieri, che vale rigorosamente oggi e che varrà, naturalmente, anche per tutti gli altri Circoli che presenteremo nelle prossime settimane».

Una destra per il XXI secolo: oltre le nostalgie del Novecento

Ma qual è, nel concreto, l’offerta politica e il retroterra ideologico che Rinascimento Nazionale intende portare all’attenzione dell’elettorato e della classe dirigente italiana? Sforzini delinea il ritratto di un think tank modernissimo, pragmatico e proiettato inesorabilmente verso le sfide del futuro.
«Noi non stiamo iniziando oggi a costruire una rete nazionale, perché questa rete esiste ed è già viva. Ora cominciamo semplicemente a renderla pubblicamente visibile», spiega il presidente. Il manifesto politico è tanto chiaro quanto ambizioso: «Rinascimento Nazionale vuole essere un grande hub, un luogo fisico e intellettuale nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro. Ciò che deve accomunarle è la granitica volontà di elaborare e proporre al Paese un’agenda per una vera destra del XXI secolo». Sforzini rifiuta categoricamente l’etichetta di conservatorismo polveroso, delineando i tratti di un movimento «nazionale e liberale, fermamente occidentale, forte nel garantire le funzioni essenziali dello Stato ma ferocemente contraria all’imposizione di uno Stato etico». L’agenda tematica è vastissima e fissa le vere urgenze del domani: «Dobbiamo essere capaci di affrontare di petto questioni vitali come la sicurezza urbana, la gestione dei flussi di immigrazione, il progressivo impoverimento della nostra classe media, la premialità del merito scolastico e lavorativo, la valorizzazione delle nostre eccellenze, la crisi dell’energia, lo sviluppo della tecnologia e le immense sfide etiche dell’intelligenza artificiale. Tutto questo», conclude causticamente Sforzini, «bisogna farlo guardando avanti, senza cercare continuamente in maniera patetica nel Novecento o nelle vuote nostalgie del passato le risposte ai complessi problemi del futuro. Partiamo da Napoli e conquisteremo presto le altre regioni. Non apriamo sezioni di partito, sveliamo una rete autonoma già grande e matura».

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Rinascimento Nazionale rompe con Vannacci: “Siamo autonomi, non siamo sezioni di partito”

Continua il terremoto nella galassia della destra che orbita (o orbitava) attorno al Generale Vannacci! Dopo le roventi polemiche scoppiate in Liguria per le “sovrapposizioni” tra Futuro Nazionale e i neonati circoli culturali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il presidente Luca Sforzini rompe gli indugi e taglia i ponti gerarchici: “Non siamo le sezioni di un partito e non dipendiamo da Futuro Nazionale. Le due organizzazioni restano distinte”. Il Centro Studi accelera i tempi e annuncia per il 16 ottobre a Napoli la presentazione ufficiale della propria rete indipendente. L’obiettivo? Slegarsi dai partiti per creare un vero “think tank” che elabori le idee per una destra moderna e liberale, capace di affrontare i problemi del futuro (energia, intelligenza artificiale, sicurezza) senza rimanere ancorata alle nostalgie del Novecento. Leggi tutti i retroscena politici nel nostro ultimo articolo 👇

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Sforzini

Castello Sforzini (Alessandria) – Lo scacchiere politico della nascente e frastagliata destra extraparlamentare italiana continua a essere scosso da profondi assestamenti, polemiche roventi e improvvisi cambi di rotta. Dopo i recenti e clamorosi screzi burocratici e ideologici, la separazione consensuale ma non priva di attriti tra la galassia che fa capo al Generale Roberto Vannacci (riunita sotto l’insegna di Futuro Nazionale) e l’anima più intellettuale del movimento sembra essere ormai un dato di fatto irreversibile.
Ad accelerare bruscamente questo inesorabile processo di allontanamento è stato il Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’organizzazione culturale presieduta da Luca Sforzini, che ha deciso di scendere in campo in prima persona per rivendicare con orgoglio e senza mezzi termini la propria assoluta, totale e incrollabile indipendenza strutturale. L’occasione per mettere in chiaro le gerarchie (o meglio, l’assenza di esse) è scaturita dalle recentissime e infuocate polemiche divampate a Genova, dove in Liguria si era venuta a creare una fastidiosa e imbarazzante presunta “sovrapposizione” mediatica tra le strutture territoriali dei comitati di Futuro Nazionale e i neonati Circoli culturali appartenenti al Centro Studi. Di fronte a questo caos organizzativo, che rischiava di generare una pericolosissima confusione nella testa di militanti, simpatizzanti ed elettori, Sforzini ha deciso di premere il piede sull’acceleratore, annunciando una fitta e imminente campagna di presentazioni pubbliche della propria rete su scala nazionale, per ribadire la propria autonomia politica e finanziaria.

La presentazione di Napoli: il via ufficiale ai Circoli territoriali

Il punto di partenza ufficiale per questa imponente “marcia” di posizionamento sul territorio italiano sarà il capoluogo campano. Il prossimo venerdì 16 ottobre, con inizio previsto per le ore 15.30, la città di Napoli ospiterà infatti una grande conferenza stampa dedicata alla presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Come tengono a precisare con estrema pignoleria i vertici dell’associazione, non si tratterà del semplice e retorico annuncio della “nascita” di una nuova cellula, bensì della presentazione ufficiale di una macchina che è già perfettamente operativa e oliata da tempo. Durante l’atteso evento partenopeo verranno svelati pubblicamente i nomi dei responsabili territoriali, verranno illustrati nel dettaglio i complessi capisaldi organizzativi e le modalità di funzionamento interno, e verranno soprattutto lanciate le prime, incisive attività pubbliche destinate a smuovere il dibattito cittadino. «Attenzione però, la Campania non rappresenta affatto un episodio isolato o fine a se stesso», ha dichiarato con soddisfazione Luca Sforzini. «La verità è che i Circoli territoriali del Centro Studi sono già pronti, schierati e operativi in tutta Italia. Regione dopo regione, si presenteranno pubblicamente ai cittadini attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri referenti e dando contestualmente il definitivo avvio alle attività politiche e culturali sul proprio territorio di competenza».

Autonomia totale da Futuro Nazionale: “Le organizzazioni restano distinte”

Ma il vero nodo politico della questione, come accennato in apertura, resta il delicatissimo (e ormai logoro) rapporto di collaborazione con il movimento Futuro Nazionale, da cui Rinascimento intende smarcarsi in maniera netta ed elegante.
«Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre l’occasione d’oro per poter spiegare con ancora maggiore chiarezza e trasparenza la vera natura della nostra organizzazione agli occhi dell’opinione pubblica», ha continuato senza peli sulla lingua il presidente Sforzini. «Voglio che sia chiaro a tutti: i Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in via esclusiva ed escludente al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non siamo e non saremo mai dei comitati elettorali di Futuro Nazionale, non siamo semplici e ubbidienti sezioni di partito, non siamo strutture ombra o parallele di altre organizzazioni politiche e, soprattutto, non dipendiamo gerarchicamente da alcun soggetto politico esterno. È assolutamente vero, in passato il Centro Studi ha collaborato attivamente con Futuro Nazionale, e per un lungo e proficuo periodo ne è stato a tutti gli effetti il think tank di riferimento per l’elaborazione delle idee. Tuttavia, in quel periodo abbiamo sempre e comunque mantenuto una nostra piena, inattaccabile e totale autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Che singole persone o iscritti possano contemporaneamente appartenere a un partito e partecipare in totale libertà alle attività culturali di un centro studi non determina, e non determinerà mai, alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali, ma le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questo concetto valeva ieri, vale oggi e varrà naturalmente anche per tutti i Circoli che presenteremo nei prossimi mesi».

Una nuova destra per il XXI secolo: “Basta con le nostalgie del Novecento”

L’affondo finale di Luca Sforzini non è rivolto soltanto agli ex alleati e compagni di viaggio, ma traccia le coordinate ideologiche precise di quello che vuole essere il vero e ambizioso obiettivo del suo think tank: svecchiare e rivoluzionare il polveroso panorama del conservatorismo italiano.
«Rinascimento Nazionale non è un circoletto chiuso, ma vuole essere un grande e accogliente luogo di aggregazione nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro», ha concluso Sforzini. L’identikit programmatico tracciato dal Centro Studi è quello di un’officina del pensiero dedicata alla creazione di una proposta politica per una vera e moderna “destra del XXI secolo”. Una destra che si definisce fieramente nazionale ma allo stesso tempo intrinsecamente liberale, convintamente occidentale, favorevole a uno Stato forte nel garantire le sue funzioni essenziali, ma diametralmente e ferocemente contraria al concetto opprimente di “Stato etico”. Le vere sfide che i Circoli intendono affrontare sui territori non riguardano le vecchie battaglie ideologiche, ma i problemi reali e impellenti della società contemporanea: sicurezza urbana, gestione severa dell’immigrazione, contrasto al progressivo impoverimento della classe media, valorizzazione ferrea del merito, indipendenza ed energia, e la titanica sfida lanciata dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza Artificiale. «Vogliamo affrontare le enormi e rapide trasformazioni dell’Occidente guardando avanti, senza passare il nostro tempo a cercare continuamente le risposte ai problemi del futuro scavando nelle ideologie o nelle tristi nostalgie del Novecento. Noi partiamo da Napoli, ma la nostra rete culturale e politica è già in marcia».

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La settima arte come scudo dell’identità nazionale e motore di occupazione stanziale: Fabio Rampelli blinda il cinema italiano alla Camera dei Deputati

La settima arte si prende il centro della scena a Montecitorio e il domani della cultura italiana ritrova il suo scudo economico e identitario più forte! Il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), è intervenuto al convegno “Dove va il cinema?” presso la Sala della Regina per blindare il ruolo macroeconomico della filmografia nazionale. Rampelli definisce il cinema come una straordinaria “catena del valore” capace di generare occupazione stabile e risposte flessibili per maestranze, tecnici e comparse, esigendo il rilancio monumentale di Cinecittà. Citando il mito di Ricciotto Canudo e parafrasando Federico Fellini, l’esponente di governo lancia un manifesto iper-emotivo e gratuito contro l’asfissia degli schermi digitali: “Il cinema è una grande industria dello Stato che invece di fabbricare microchip produce le immagini con cui vestire i sentimenti umani”. Tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Rampelli

Roma – Una luce dorata e travolgente si propaga dagli schermi cinematografici per farsi pilastro della memoria collettiva dello Stato, trasformando le pellicole d’autore in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed educazione permanente al bello. La settima arte, quando sa spogliarsi dei vecchi e asettici cliché industriali della finzione commerciale e dei filtri digitali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare e vestire i sentimenti profondi dell’essere umano, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione globale. Nella giornata di oggi, martedì 22 settembre 2026, i solenni e monumentali spazi della Sala della Regina a Montecitorio hanno ospitato un imponente e attesissimo incontro istituzionale d’alto profilo macroeconomico: nell’indirizzo di saluti elargito per l’apertura del convegno ‘Dove va il cinema?’, il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli (esponente d’élite di Fratelli d’Italia), ha tracciato una fitta e trasparente requisitoria a difesa della produzione audiovisiva tricolore, blindando il valore strategico del comparto, taccuino alla mano e passioni calde.

L’affondo dell’esponente di primo piano della destra italiana non lascia spazio a filtri protettivi o a ipocrisie interpretative, collocando lo stanziamento per la filmografia tra i requisiti irrinunciabili per la proiezione internazionale della penisola nel mondo. Secondo la saggistica programmatica illustrata dal vicepresidente, il cinema non può e non deve essere ridotto e confinato alla sola Categoria del mero intrattenimento passivo per i passeggeri del tempo libero. Al contrario, esso costituisce una complessa e rigorosa catena del valore, un reticolo economico stanziale d’avanguardia in grado di generare contratti di lavoro stabili e risposte flessibili contro la crisi occupazionale rionale, valorizzando il merito dei nostri creativi ed evitando il doloroso esodo delle migliori intelligenze artistiche dello Stato verso le scuderie estere.

Il rilancio di Cinecittà e la tutela delle maestranze: l’imperito dell’industria

Il cuore pulsante dell’intervento di Fabio Rampelli alla Camera dei Deputati ha messo a terra un programma strategico e pluriennale volto a coniugare l’onestà delle idee poetiche alla solidità dei fatturati industriali. I Criteri di sviluppo del settore devono saper garantire in totale trasparenza la sicurezza salariale e la coesione sociale di tutte le componenti della filiera: dalle grandi case di produzione fino alle tute blu dei set, ai tecnici del suono, ai direttori della fotografia, alle comparse e alle centinaia di piccole e medie aziende artigiane dei rioni storici che collaborano all’allestimento delle scene. Un ruolino di marcia serrato che vede come asse centrale il definitivo e monumentale rilancio dei mitici laboratori di Cinecittà, la fabbrica dei sogni romana andata rubata negli occhi del cinema mondiale, che lo Stato ha il dovere civile di proteggere millimetricamente dalle nevrosi dei tagli di spesa.

I dati economici del comparto parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’Italia ha il dovere morale di rimanere all’altezza della propria gloriosa e duratura tradizione artistica. Rampelli ha rievocato con finezza saggistica la definizione coniata nei primi del Novecento dal celebre critico Ricciotto Canudo, celebrando il cinema come l’ultima arte, la miracolosa e geometrica summa di tutte le altre discipline umane, dalla letteratura all’architettura, fino alla pittura e alla musica. Un interplay espressivo totale e privo di barriere economiche capace, per usare le parole di un visual anchor immortale del calibro di Federico Fellini, di stabilire un dialogo intimo e diretto con il divino, scacciando l’asfissia protettiva e l’isolamento della vita quotidiana, sintonizzando le scadenze della cultura sulla frequenza del genio italico.

I sentimenti al posto dei microchip: il manifesto di Rampelli a Montecitorio

Il segmento finale della requisitoria firmata dal leader di Fratelli d’Italia si è convertito in una spavalda e sfolgorante riflessione sulla transizione digitale del 2026, abbattendo gli smartphone del conformismo imperante per rimettere al centro il benessere collettivo dell’anima. Il cinema viene radiografato da Rampelli come un’imponente e accogliente industria nazionale dello spirito che, in netta controtendenza rispetto alla fredda e asettica produzione di microchip e algoritmi artificiali della meccatronica transnazionale, possiede l’eccezionale compito etico di fabbricare le immagini e le storie con cui vestire e curare le fragilità e la solitudine della condizione umana contemporanea.

I verbali del convegno sono chiusi, le bozze degli interventi sigillate e i controlli sui futuri investimenti ministeriali della neonata Abruzzo e Lazio Film Commission attivati per l’autunno. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a riempire le poltrone di una vecchia sala rionale della vostra città: riscoprirete che finché ci sarà un regista capace di proiettare sul grande schermo un brivido di pura onestà e bellezza, il domani della nostra nazione sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. L’appuntamento con la magia dello schermo è cominciato, ed è un viaggio meraviglioso che aspetta solo di essere vissuto.

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