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Politica

L’arte di provare ad arrivare prima: la lettera aperta di Luca Sforzini sui futuri scenari del Movimento 5 Stelle

Lo scontro tra Conte e Grillo è solo la punta dell’iceberg? 🧊 In questa lettera aperta, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza il futuro del Movimento 5 Stelle e l’anima del “grillismo” delle origini. Se quell’elettorato dovesse rimettersi in movimento, gli equilibri della politica italiana (e del campo largo) potrebbero cambiare per sempre. Leggi l’editoriale completo. 🗳️ 🇮🇹

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Castello di Castellar Ponzano

Redazione – Riceviamo e integralmente pubblichiamo l’interessante riflessione politica a cura di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, sulle recenti dinamiche interne al Movimento 5 Stelle e sul fondamentale ruolo dei “laboratori culturali” nell’anticipare i grandi cambiamenti della politica italiana.


L’arte di provare ad arrivare prima

di Luca Sforzini – Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

C’è una differenza sostanziale tra chi fa politica e chi osserva la politica. La differenza è il tempo. La maggior parte rincorre gli avvenimenti. Pochissimi provano ad anticiparli. Ancora meno riescono a farlo con continuità.

Non ho mai pensato che il compito di un centro studi fosse inseguire le notizie del giorno. Quello è il mestiere, sacrosanto, dei giornalisti. Un laboratorio culturale deve fare qualcosa di diverso: cercare di leggere le tendenze quando ancora sono appena percettibili, individuare le faglie lungo le quali potrebbe muoversi la politica di domani, formulare domande prima che diventino patrimonio del dibattito pubblico.

È con questo spirito che il 5 agosto ho deciso di pubblicare una lettera aperta a Beppe Grillo. Non era un’offerta politica, né la proposta di un’alleanza improbabile. Era un invito al confronto. Partiva da una constatazione molto semplice: esiste una parte del grillismo delle origini che non sembra riconoscersi più nell’evoluzione impressa al Movimento Cinque Stelle da Giuseppe Conte. Una parte che, su alcuni temi, potrebbe trovare punti di riflessione comuni con sensibilità diverse, accomunate dalla critica al conformismo culturale, all’eccesso di burocrazia e alla progressiva chiusura del dibattito pubblico.

Naturalmente molti hanno liquidato quell’iniziativa come una provocazione. È comprensibile. Ogni tentativo di aprire una strada nuova viene quasi sempre interpretato così.

Poi, però, sono arrivati i fatti. Lo scontro tra Grillo e Conte si è ulteriormente accentuato. Grillo ha iniziato a manifestare pubblicamente interesse per alcune riflessioni di Elon Musk. Numerose testate nazionali — da Repubblica al Corriere della Sera, da Libero a Il Sole 24 Ore, passando per Today, Dagospia e altre ancora — hanno dedicato attenzione proprio a quella lettera. La Verità ha inserito quell’iniziativa all’interno di una riflessione più ampia sui possibili nuovi equilibri della politica italiana.

La domanda, a quel punto, non era più la stessa. Non si trattava più di chiedersi perché avessi scritto a Grillo. Semmai, diventava interessante interrogarsi sul perché quel tema fosse improvvisamente entrato nell’agenda del dibattito nazionale.

Credo che sia proprio questa la funzione di un centro studi. Non quella di avere sempre ragione. Sarebbe una pretesa ridicola. Ma quella di provare a individuare le domande giuste prima che diventino evidenti a tutti.

Ho letto con interesse anche l’articolo di Fabio Rubini su Libero, che descrive il Centro Studi Rinascimento Nazionale come il laboratorio culturale e strategico che accompagna la crescita di Futuro Nazionale. È una definizione che considero corretta, almeno nelle intenzioni. Un centro studi non nasce per sostituirsi alla politica. Nasce per alimentarla con idee, analisi, scenari, prospettive. Per offrire strumenti di riflessione a chi, poi, dovrà assumere decisioni politiche.

È in questa chiave che va letta anche la lettera a Beppe Grillo. Non era rivolta soltanto a una persona. Era rivolta a un universo politico e culturale che, negli ultimi anni, sembra aver progressivamente perso una propria rappresentanza. Molti osservatori, a mio avviso, continuano a concentrarsi sul dettaglio, mentre la questione più interessante è un’altra.

Se anche solo una parte delle sensibilità originarie del grillismo dovesse tornare a interrogarsi sul proprio futuro, il cambiamento non riguarderebbe soltanto la destra. Riguarderebbe, forse soprattutto, la sinistra. Per anni si è dato quasi per scontato che il Movimento Cinque Stelle fosse destinato a rappresentare stabilmente uno dei pilastri del cosiddetto campo largo. Ma quella convergenza è stata prevalentemente politica, tattica. Non necessariamente culturale.

Il grillismo delle origini nasceva come movimento anti-establishment, diffidente verso gli apparati, insofferente alle burocrazie e ai professionisti della politica. È legittimo domandarsi se una parte di quell’elettorato continui davvero a riconoscersi nell’attuale configurazione politica.

È questa, a mio giudizio, la domanda più interessante. Perché se quel mondo dovesse rimettersi in movimento, gli effetti andrebbero ben oltre Futuro Nazionale o il Centro Studi Rinascimento Nazionale. Potrebbero cambiare gli equilibri complessivi della politica italiana. Potrebbe riaprirsi la competizione per una parte dell’elettorato che molti ritenevano ormai definitivamente collocata. E quando torna contendibile un grande bacino di consenso, cambiano inevitabilmente anche tutti i calcoli politici.

Naturalmente nessuno può sapere oggi se questo scenario si realizzerà. La politica non è una scienza esatta. Ma ritengo sia dovere di chi fa analisi interrogarsi sulle possibilità, non soltanto descrivere ciò che è già accaduto. In un sistema politico sempre più frammentato, anche spostamenti relativamente contenuti possono modificare la geografia parlamentare, incidere sulla formazione delle future maggioranze e influenzare gli equilibri attraverso cui matureranno le grandi scelte istituzionali della prossima legislatura, a partire dall’elezione del futuro Presidente della Repubblica.

È per questo che considero significativa la sequenza degli eventi: prima una riflessione. Poi l’attenzione delle principali testate nazionali. Infine il dibattito politico. Forse tutto questo non produrrà alcun cambiamento. Oppure rappresenterà soltanto il primo segnale di una ricomposizione più ampia degli spazi politici italiani. Lo diranno gli eventi, non gli editoriali.

Resto però convinto di una cosa. Le grandi trasformazioni politiche non iniziano quasi mai quando tutti se ne accorgono. Iniziano molto prima, quando qualcuno decide di porsi una domanda che gli altri considerano ancora fuori luogo. Se il Centro Studi Rinascimento Nazionale riuscirà a svolgere questa funzione, avrà assolto il compito per il quale è nato: non quello di prevedere il futuro, ma quello di provare a comprenderlo un istante prima che diventi evidente a tutti.

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Politica

Futuro Nazionale scalda i motori a Santa Margherita Ligure: messaggio di Vannacci e vertice tra i comitati del Nord Ovest

Vertice “patriottico” di Futuro Nazionale a Santa Margherita Ligure! Dirigenti da Liguria, Piemonte e Lombardia si sono riuniti con Edoardo Meucci e Roberto Jonghi Lavarini per discutere le prossime sfide sovraniste. Presente (in video) anche il Generale Roberto Vannacci. “Serve una rivoluzione nazional-popolare per riprenderci la sovranità”. Leggi il resoconto completo della serata! 🇮🇹 🛡️

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Esponenti di futuro nazionale

Santa Margherita Ligure – Ieri sera, nella suggestiva cornice di un ristorante in pieno centro, affacciato sulla piazza principale e a due passi dal lungomare, si è tenuta una informale ma sentita riunione “patriottica” che ha radunato numerosi dirigenti e militanti di Futuro Nazionale provenienti da Liguria, Piemonte e Lombardia.

Promotore dell’ottima riuscita della serata è stato Edoardo Meucci (referente del comitato Genova 765). Meucci ha confermato ancora una volta le sue spiccate capacità di organizzatore e mediatore politico, riuscendo a fare sintesi fra le diverse anime e le molteplici sensibilità culturali che compongono il nuovo movimento “futurista” e nazionale.

I presenti e i messaggi dei vertici del Movimento

Fra i tanti ospiti, sono intervenuti esponenti di spicco del panorama politico territoriale e non solo: Massimo Spinaci (comitato Genova 241, storico e stimato dirigente della destra sociale missina), Claudia Castello (comitato Genova 608), Luciana Pini (comitato Chiavari 546), Filippo Bortoluzzi (comitato Genova 172), Fabrizio Brignole (comitato Chiavari 186), Saro Cesareo (comitato Genova 127) e Nicolò Garnarolo di Asti (membro dell’assemblea nazionale del partito, considerato un positivo esempio di impegno e disponibilità). A impreziosire il dibattito c’erano anche il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (noto militante e opinionista politico radiotelevisivo) e Katia d’Avanzo (avvocato, procuratore FGCI FIFA, giornalista e docente di diritto sportivo).

Durante la riunione è giunto, accolto con grande entusiasmo, il caloroso video-messaggio del Generale Roberto Vannacci, accompagnato dai saluti istituzionali di figure apicali: Massimiliano Simoni (coordinatore nazionale di FN), Annamaria Frigo (responsabile tesseramento), l’Onorevole Emanuele Pozzolo (deputato nazionale e coordinatore regionale del Piemonte), Gianni Plinio (figura storica della destra genovese, già assessore e vice presidente della Regione Liguria) e Cesare Vernarecci di Fossombrone (conte, avvocato, presidente associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea, illustre socio del comitato 765). Anche i militanti Mauro Buzzetti e Rossano di Domenico, impossibilitati a partecipare di persona, hanno voluto essere presenti con una cameratesca telefonata.

L’appello all’unità e le sfide per la Sovranità Nazionale

“Futuro Nazionale pensa al bene comune, ai sacrosanti interessi nazionali del popolo italiano, per questo l’unità, l’organizzazione e il buon funzionamento del partito sono fondamentali” ha dichiarato Edoardo Meucci, visto e proposto da molti dei presenti come ideale vice-coordinatore regionale della Liguria.

A fargli eco, delineando una visione geopolitica netta, è stato Roberto Jonghi Lavarini, esperto certificato di geopolitica e sostenitore delle teorie sovraniste, eurasiatiche e multipolari del filosofo tradizionalista russo Aleksandr Dugin: “Milioni di italiani, non solo di destra, ma in modo del tutto trasversale, vedono in Vannacci l’ultima speranza politica per fermare il declino e invertire la rotta”.

Lavarini ha poi conclusato con un’analisi dura sul sistema attuale: “Il cambiamento precedentemente promesso da tanti, e poi puntualmente disatteso, è molto difficile perché l’Italia è limitata nella sua sovranità nazionale da trattati militari segreti post-bellici, da vincoli e sovrastrutture internazionali (UE, BCE, NATO, FMI) e dai poteri forti privati che gestiscono moneta, banche e sistema finanziario. Serve una vera rivoluzione nazional-popolare: vanno desecretati, rivisti e riformati tutti gli accordi che determinano la sicurezza e il benessere degli italiani. Questa è la straordinaria missione di Futuro Nazionale”.

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L’On. Alberto Bagnai è stato nominato componente del Collegio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust).

L’onorevole Alberto Bagnai entra nel Collegio dell’Antitrust: il coordinatore della Lega Abruzzo Vincenzo D’Incecco celebra la prestigiosa nomina. 🏛️ 📊

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On. Bagnai

Pescara – Nel panorama delle riforme delle autorità indipendenti, della vigilanza sui mercati e della pianificazione delle strategie di tutela per i consumatori nell’Eurozona, le nomine dei vertici dei collegi di garanzia rappresentano passaggi istituzionali di primaria importanza per la stabilità economica del Paese. L’Abruzzo e l’intero comparto della politica economica nazionale registrano una nomina di altissimo rilievo storiografico e tecnico. L’onorevole Alberto Bagnai è stato ufficialmente nominato componente del Collegio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), un inserimento strategico all’interno di un’istituzione sovrana deputata a vigilare sulla correttezza degli scambi commerciali, a combattere le opacità dei cartelli industriali e a deostruere le barriere burocratiche che frenano lo sviluppo dell’impresa rurale e cittadina.

Il manifesto di Vincenzo D’Incecco e il plauso della Lega Abruzzo

L’annuncio del prestigioso incarico conferito al parlamentare ha sollevato un’ondata di profonda soddisfazione all’interno dei distretti politici del Centro-Sud. Sulla nomina è intervenuto con una nota ufficiale di compiacimento Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega Abruzzo, il quale ha voluto interpretare il sentimento di orgoglio della società civile e dei quadri dirigenti del partito. D’Incecco ha evidenziato come la scelta di Bagnai premi in modo lineare il merito e l’autorevolezza istituzionale costruita sul campo, offrendo alle paratie dell’Antitrust un profilo d’eccellenza in grado di tutelare il benessere delle famiglie e la legalità dei mercati con assoluta indipendenza: «Si tratta di un riconoscimento importante che premia competenza, serietà e autorevolezza istituzionale».

La solida preparazione di Alberto Bagnai su finanza pubblica e mercati

Il profilo scientifico e biologico di Alberto Bagnai testimonia un cammino di studio inesausto, di rigorosa didattica dello sviluppo e di saggistica economica di risonanza internazionale. Professore universitario e parlamentare, Bagnai vanta un’approfondita e riconosciuta preparazione accademica incentrata sulle dinamiche della finanza pubblica, sui modelli della regolazione macroeconomica dei mercati finanziari e sulla scomposizione delle crisi valutarie. Queste doti, unite a una lunga esperienza maturata all’interno delle commissioni parlamentari a Roma, si offrono all’Autorità Garante come un hardware concettuale idoneo a governare le transizioni della democrazia moderna e a garantire un domani sicuro e protetto dalle speculazioni commerciali per le future generazioni.

La tutela dei consumatori contro l’asfissia dei monopoli industriali

L’ingresso di Alberto Bagnai nel Collegio dell’Antitrust giunge in un momento storico denso di sfide legate all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle catene della somministrazione e alla progressiva concentrazione del potere economico nelle mani di poche multinazionali globali. Il compito del Garante risiede nel difendere il lavoro dei gestori onesti e il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pendolari, azzerando i labirinti delle intese reazionarie che alterano la libera concorrenza a danno delle piccole imprese di provincia e del commercio di vicinato. Una vigilanza rigorosa ed efficace lungo tutta la filiera della distribuzione dei beni costituisce il pilastro più alto del moderno welfare economico rionale e nazionale, assicurando regole certe e trasparenza h24.

La cultura della responsabilità e l’impegno nel partito

In ultima analisi, il messaggio di auguri formulato da Vincenzo D’Incecco e dalla Lega Abruzzo si rivolge alla pubblica opinione come un solenne manifesto laico sull’importanza di affidare ruoli di massima responsabilità civile a figure dotate di una comprovata trasparenza morale e dedizione all’ascolto. Sradicare la discussione economica dall’isolamento individuale degli schermi digitali e dalle reti virtuali, per ricondurla all’interno delle aule delle supreme magistrature di controllo con equilibrio e coraggio, rappresenta la via maestra per far crescere il Paese con ordine e stabilità. La cooperazione trasparente tra lo Stato, le autorità indipendenti e il capitale umano del territorio rimane l’unica garanzia per blindare la fiducia dei cittadini onesti nelle istituzioni e per costruire un futuro di benessere e libertà per l’intera nazione.

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Politica

Perché invito Beppe Grillo al Castello Sforzini di Castellar Ponzano

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Beppe Grillo

Lettera aperta di Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

 

Redazione-  In politica esiste un’abitudine che considero profondamente sbagliata: giudicare un fenomeno storico esclusivamente da come finisce.
È un riflesso quasi infantile. Se un’esperienza politica entra in crisi, allora si conclude che non avesse nulla da dire. Se un leader perde consenso, si riscrive retroattivamente la storia sostenendo che avesse sempre torto. Così facendo, però, si rinuncia a comprendere la politica e ci si limita a tifare.
Le vicende di questi giorni, segnate dall’ennesimo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, stanno producendo esattamente questo effetto. Si parla delle persone, dei video rilanciati sui social, delle accuse reciproche, del futuro del Movimento 5 Stelle. Quasi nessuno, invece, sembra voler affrontare la domanda più interessante: che cosa rappresentò davvero il grillismo delle origini?

Credo che questa domanda meriti una risposta seria.
Non perché io condivida il percorso politico successivo del Movimento 5 Stelle. Anzi. Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha espresso critiche molto nette verso numerose scelte compiute dal Movimento, dalla politica economica a quella istituzionale, fino a molte posizioni in materia internazionale.
Ma proprio perché la critica è stata autentica, non abbiamo bisogno di trasformarla in pregiudizio.

Il primo grillismo fu qualcosa di molto diverso da ciò che spesso oggi viene raccontato. Milioni di italiani non votarono semplicemente una novità. Votarono una ribellione contro una classe politica percepita come autoreferenziale, contro una burocrazia sempre più invasiva, contro la trasformazione dei partiti in apparati permanenti, contro il professionismo della politica, contro un sistema mediatico ritenuto incapace di rappresentare il Paese reale.

Possiamo discutere se quella ribellione abbia trovato le risposte giuste. È molto più difficile sostenere che le domande fossero sbagliate.

Del resto, la storia politica insegna che i grandi movimenti di rottura non nascono mai dal nulla. Alexis de Tocqueville osservava come le grandi crisi politiche non derivino soltanto dalla povertà o dall’oppressione, ma soprattutto dalla distanza crescente tra le aspettative dei cittadini e la capacità delle istituzioni di soddisfarle. In forme completamente diverse, il grillismo rappresentò anche questo: la manifestazione di una frattura tra il Paese reale e il sistema della rappresentanza.

Si possono criticare il linguaggio, la leadership o le soluzioni proposte. È molto più difficile negare l’esistenza del problema che aveva spinto milioni di italiani a riconoscersi in quella protesta.

Guardiamoci attorno. Lo Stato pesa oggi meno sulla vita dei cittadini rispetto a quindici anni fa? La burocrazia è diventata più semplice? La fiducia nelle istituzioni è cresciuta? Le classi dirigenti vengono davvero selezionate sulla base del merito? Il rapporto tra cittadini e politica è stato ricostruito? Non mi pare.

Liquidare il grillismo come una parentesi folkloristica significa, in realtà, rifiutarsi di comprendere il disagio che lo ha generato.
È un errore che la politica italiana continua a commettere.

Ogni volta che emerge un fenomeno nuovo, invece di domandarsi quali problemi abbia intercettato, preferisce delegittimarlo moralmente. È successo con la Lega delle origini, è successo con il Movimento 5 Stelle e, per certi versi, accade oggi anche con Futuro Nazionale. Prima ancora di discutere le idee, si classificano le persone, si applicano etichette, si costruiscono recinti.

José Ortega y Gasset, nella Ribellione delle masse, descriveva il rischio di una società nella quale le élite perdono progressivamente la capacità di comprendere il disagio della società. Quando questo accade, quel disagio trova inevitabilmente nuovi interpreti. Ignorarlo non lo elimina. Anzi, spesso lo rafforza.

La scienza politica conosce bene questi meccanismi. Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca hanno spiegato che ogni società è inevitabilmente guidata da una classe dirigente. Il problema non è l’esistenza delle élite, ma la loro capacità di rinnovarsi, di ascoltare e di conservare un rapporto vivo con la società.
Robert Michels, con la sua celebre “legge ferrea dell’oligarchia”, sosteneva che ogni organizzazione tende progressivamente a chiudersi su sé stessa. Il grillismo nacque anche come reazione a questa dinamica. È legittimo domandarsi se, con il trascorrere degli anni, non ne sia diventato esso stesso una vittima.

È proprio questo il compito di un centro studi: comprendere i fenomeni prima ancora di giudicarli.
Per questa ragione voglio rivolgere pubblicamente un invito a Beppe Grillo.
Lo invito al Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Non per costruire alleanze politiche. Non per immaginare convergenze elettorali. Non per rievocare nostalgicamente una stagione ormai conclusa. Lo invito perché ritengo che il grillismo delle origini meriti finalmente un confronto culturale serio.

Vorrei discutere con lui di alcune questioni che appartengono all’intero Paese: come ridurre realmente il peso della burocrazia; come restituire centralità ai cittadini senza indebolire le istituzioni; come selezionare classi dirigenti fondate sul merito e non sull’appartenenza; come impedire che la politica diventi una professione anziché un servizio; come utilizzare le tecnologie digitali per rafforzare la partecipazione democratica senza consegnare la democrazia agli algoritmi.

Sono domande che non appartengono né alla destra né alla sinistra, né al Movimento 5 Stelle. Sono domande italiane.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale nasce proprio con questa ambizione: riportare la cultura politica al centro del dibattito pubblico.
Viviamo in una stagione nella quale il confronto viene progressivamente sostituito dalla scomunica. Si discute sempre meno delle idee e sempre di più delle persone. Ci si divide in tifoserie permanenti. Si applaude chi appartiene al proprio schieramento e si deride chi appartiene a quello opposto. È una scorciatoia comoda. Ma è anche il modo meno utile di fare politica.

Noi abbiamo scelto una strada diversa. Dialoghiamo con mondi liberali, liberisti, libertari, conservatori, cattolici, federalisti, risorgimentali, sociali e con tutte quelle culture che possano contribuire alla costruzione di una destra moderna, competente e capace di governo. Perché, allora, dovremmo rifiutare il confronto con chi ha rappresentato una delle più grandi rivolte politiche della storia repubblicana?

Comprendere non significa aderire. Studiare non significa condividere. Invitare non significa allearsi. Significa riconoscere che le idee meritano di essere discusse prima di essere archiviate.
Le grandi tradizioni politiche sono sempre cresciute attraverso il confronto. Il pensiero liberale si è misurato con il socialismo. Il conservatorismo ha dialogato con il liberalismo. Il repubblicanesimo è nato dal confronto tra culture differenti.
Solo le idee deboli temono il dibattito. Quelle solide lo cercano, perché sanno che è proprio nel confronto critico che possono rafforzarsi oppure correggersi.

Se il grillismo delle origini non ha più nulla da dire, sarà proprio un confronto, pubblico oppure privato, se questo fosse il desiderio di Beppe Grillo, a dimostrarlo. Se invece alcune sue intuizioni conservano ancora una forza attuale, sarebbe un errore ignorarle soltanto perché provengono da una storia politica diversa dalla nostra.

È questo il ruolo che immagino per il Castello Sforzini: non un fortino ideologico, ma un luogo dove idee diverse possano incontrarsi, confrontarsi e, quando possibile, contaminarsi.
Un centro studi non nasce per confermare pregiudizi. Nasce per mettere continuamente alla prova le proprie convinzioni. Per questo l’invito a Beppe Grillo resta aperto. Se accetterà, ne sarò lieto. Se preferirà declinare, resterà comunque valido il principio che lo ispira: la politica italiana ha bisogno di meno scomuniche e di molta più cultura.

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