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Ambiente

L’innovazione nell’idroelettrico, la tecnologia che guarda al futuro : l’esempio virtuoso di BESS4Hydro nella Centrale di Dossi

Enel, leader nella produzione di energia pulita, considera l’idroelettrico una delle colonne portanti della transizione energetica, grazie alla sua affidabilità, flessibilità e capacità di integrarsi con altre fonti rinnovabili. Tra le tecnologie che guideranno la decarbonizzazione nei prossimi decenni, l’idroelettrico rimane una delle più solide, mature e strategiche. È una fonte rinnovabile antica, già utilizzata nei secoli per azionare mulini e macchinari, ma oggi completamente trasformata dall’innovazione industriale. 

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Idroelettrico

Redazione-  Enel, leader nella produzione di energia pulita, considera l’idroelettrico una delle colonne portanti della transizione energetica, grazie alla sua affidabilità, flessibilità e capacità di integrarsi con altre fonti rinnovabili. Tra le tecnologie che guideranno la decarbonizzazione nei prossimi decenni, l’idroelettrico rimane una delle più solide, mature e strategiche. È una fonte rinnovabile antica, già utilizzata nei secoli per azionare mulini e macchinari, ma oggi completamente trasformata dall’innovazione industriale.

Per Enel, questa tecnologia rappresenta una risorsa di estremo valore: combina innovazione, sostenibilità e benefici concreti per i territori. Il principio è semplice ma potentissimo: sfruttare la forza dell’acqua per mettere in rotazione turbine idrauliche collegate ad alternatori che producono elettricità. Dietro questo meccanismo lineare c’è un lavoro ingegneristico complesso, fatto di dighe, gallerie, condotte forzate, sistemi di monitoraggio, regolazione dei flussi e oggi anche l’integrazione con lo storage per accumulare l’energia prodotta e distribuirla quando serve.

Gli impianti idroelettrici gestiti da Enel non solo generano energia, ma svolgono una funzione preziosa nel controllo delle risorse idriche: aiutano a gestire periodi di siccità, a contenere gli effetti di precipitazioni eccezionali e a mantenere stabile il sistema elettrico nei picchi di domanda.

Gli impianti idroelettrici sono oggi protagonisti dell’innovazione grazie allo sviluppo di soluzioni volte a migliorare l’efficienza e valorizzazione della risorsa, rispondendo alle sfide della transizione energetica globale.

Gli impianti ibridi sono una soluzione innovativa per aumentare e ottimizzare la produzione di energia, combinando per esempio impianti idroelettrici, solari, eolici e sistemi di accumulo. Questo approccio garantisce una fornitura energetica più stabile e affidabile, attraverso la valorizzazione delle risorse e dei relativi profili di produzione e sostenibile anche attraverso la condivisione di infrastrutture.

Impianto idroelettrico di Dossi: Idroelettrico + BESS

L’impianto idroelettrico di Dossi si trova nell’omonima contrada di Valbondione, Comune dell’alta Val Seriana, in provincia di Bergamo (Lombardia). La centrale è alimentata sia dalle acque accumulate nelle dighe di Barbellino e Valmorta sia da quelle direttamente intercettate dai torrenti dei bacini imbriferi vicini e fatte confluire grazie a un sistema di canali e condotte in un unico punto. QuiEnel ha avviato il progetto “BESS4HYDRO”. Questo progetto rappresenta il primo esempio in Europa di integrazione di una batteria a litio in un impianto idroelettrico programmabile a bacino. Il sistema, che entrerà in pieno esercizio nei prossimi mesi, combina la capacità di accumulo delle batterie con quella delle centrali idroelettriche a bacino, creando una soluzione unica per il mercato elettrico europeo.

Il progetto “BESS4HYDRO” prevede l’installazione di una batteria da 4 MW presso l’impianto idroelettrico di Dossi, che ha una capacità di 44 MW. Questo sistema avanzato permette di migliorare la risposta alle esigenze della rete elettrica, garantendo maggiore efficienza operativa e flessibilità nell’uso delle risorse idroelettriche. Inoltre, il progetto, estremamente innovativo per le sue caratteristiche, permetterà di sviluppare nuove logiche di controllo per ottimizzare la sinergia tra la batteria e la turbina idroelettrica, ottimizzando l’operatività dell’impianto, consentendo una gestione dinamica e reattiva della produzione di energia ed estendendo la vita utile della turbina.

Al progetto è stato assegnato l’Innovation Fund europeo nella categoria small scale, riconoscendone così il forte valore innovativo. Inoltre, l’iniziativa ha ottenuto anche il sigillo europeo “STEP” (Strategic Technologies for Europe Platform), lo strumento della Commissione Europea pensato per promuovere gli investimenti nelle tecnologie considerate strategiche per l’Unione, con l’obiettivo di rafforzare competitività e capacità innovativa nel mercato energetico europeo, ed infine è stato inserito da parte del  WEF nell’Innovation Playbook 2026 citandolo tra i 100 casi innovativi replicabili.

Con il progetto BESS4HYDRO, Enel non solo punta a migliorare l’efficienza energetica degli impianti idroelettrici, ma contribuisce anche a rispondere alle crescenti esigenze di flessibilità e capacità di accumulo per supportare la crescente domanda di energia rinnovabile. L’innovazione tecnologica, combinata con il potenziale delle batterie, rappresenta una soluzione avanzata per affrontare le sfide poste dalla transizione energetica globale.

Info utili:

Esistono tre principali tipologie di impianto: impianti ad acqua fluente utilizzano direttamente la portata di un corso d’acqua o di un canale di derivazione; a bacino, con un invaso artificiale creato dalla diga, da cui può rilasciare acqua in maniera programmabile, garantendo una maggiore flessibilità.; infine gli impianti a pompaggio, con due serbatoi a quote diverse (a monte e a valle), in grado così di gestire produzione e accumulo: nelle ore di scarso fabbisogno di energia l’acqua viene pompata in quota, per essere nuovamente disponibile per la produzione, nei momenti di picco della domanda di energia.

https://openinnovability.enel.com/it/media/news/2025/03/bess4hydro-integrazione-batterie-idroelettrico

https://www.enelgreenpower.com/it/impianti/operativi/centrale-idroelettrica-dossi

https://www.enel.com/it/azienda/bess-accumulo-energia

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Ambiente

Ebitts: l’autoproduzione virtuale di energia rinnovabile senza nessuna installazione

L’autoproduzione sta diventando una delle tendenze più rilevanti della transizione energetica. Secondo il report le applicazioni rinnovabili distribuite rappresenteranno quasi il 40% dell’espansione globale del solare entro il 2030, trainate dalla crescita delle politiche di autoproduzione.

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Energia rinnovabile

Redazione-  L’autoproduzione sta diventando una delle tendenze più rilevanti della transizione energetica. Secondo il report le applicazioni rinnovabili distribuite rappresenteranno quasi il 40% dell’espansione globale del solare entro il 2030, trainate dalla crescita delle politiche di autoproduzione.

Eppure, installare un impianto proprio non è sempre possibile: chi vive in affitto, in condominio o in edifici con vincoli strutturali si trova spesso di fronte a ostacoli tecnici, economici o amministrativi. Secondo i dati Eurostat, il 48% della popolazione UE vive in appartamento, una condizione che rende spesso impossibile o molto complesso installare un impianto solare privato. Per rispondere a queste esigenze nasce ebitts, l’innovativa piattaforma digitale del Gruppo Enel che consente a chiunque di autoprodurre la propria energia rinnovabile senza installazione, acquistando porzioni digitali di veri impianti rinnovabili solari ed eolici, attraverso una piattaforma basata su blockchain.

Cos’è ebitts e come funziona l’autoproduzione virtuale

ebitts è una soluzione pensata dal Gruppo Enel che trasforma gli utenti in prosumer virtuali (consumatori che producono energia) permettendo alle famiglie di acquistare una Token Box: un aggregato di porzioni digitali di impianti fotovoltaici ed eolici presenti sul territorio italiano. Attualmente sono coinvolti il parco fotovoltaico dei Piani della Marina (Viterbo) e Barile Venosa (Potenza).

Chi acquista una Token Box non diventa proprietario degli impianti, ma ottiene il diritto a beneficiare della produzione energetica prodotta da quelle porzioni digitali di impianto. La vendita e la custodia dei token sono gestite da Conio, fintech italiana partecipata da Poste Italiane e Banca Generali, con oltre 450.000 clienti retail, incaricata da Enel come Crypto Asset Service Provider (CASP) autorizzato.

Perché ebitts usa la blockchain per certificare l’energia

La blockchain è una tecnologia di registrazione digitale distribuita: i dati vengono scritti in blocchi concatenati e condivisi su più nodi, in modo che sostanzialmente non sia possibile modificarli unilateralmente. In questo caso, certifica la tracciabilità e la titolarità dell’energia attribuita a ciascuna porzione digitale. Ogni ora, la produzione riconducibile alla Token Box viene scalata dai consumi: il beneficio è riconosciuto direttamente in bolletta. Se la produzione supera i consumi del periodo, il cliente riceve un credito legato alla valorizzazione dell’energia sul mercato, anch’esso accreditato direttamente in bolletta.

La blockchain, inoltre, garantisce trasparenza e affidabilità del sistema: chi partecipa può verificare in modo indipendente i dati di produzione associati alla propria porzione digitale, senza doversi affidare esclusivamente alle comunicazioni del fornitore.

Come si personalizza la Token Box: potenza, durata e beneficiari

È possibile scegliere potenza, mix tecnologico e durata della propria Token Box: le opzioni di durata attualmente disponibili sono di 10, 15 o 20 anni, consentendo una pianificazione energetica di lungo periodo. Sono disponibili pacchetti standard calibrati sulle dimensioni e sui consumi medi del nucleo familiare: Small per 1-2 persone, Medium per 3-4, Large per famiglie più numerose; oppure una configurazione personalizzata in cui capacità in kW, mix tra energia eolica e solare e durata vengono scelti liberamente. Il pagamento avviene al momento di finalizzazione dell’ordine.

È possibile associare fino a tre abitazioni beneficiarie, anche di parenti fino al secondo grado, coniuge o convivente, a condizione che siano, o diventino, clienti luce di Enel Energia con una offerta compatibile. Ogni beneficiario riceve i vantaggi nella propria bolletta: se l’energia generata dagli impianti supera quella consumata virtualmente dal cliente, il valore eccedente non viene perso ma viene valorizzato e accreditato al cliente direttamente in bolletta. I benefici possono essere associati a più utenze e, in caso di trasloco, trasferiti su un altro POD.

A chi si rivolge ebitts

ebitts è pensato in primo luogo per chi non ha la possibilità di installare un impianto di energia rinnovabile nella propria abitazione: inquilini, residenti in condomini, proprietari di immobili con vincoli architettonici. Ma può interessare anche a chi preferisce un modello alternativo all’impianto di proprietà: senza spese di installazione, manutenzione diretta o dipendenza dalle condizioni del tetto o dell’edificio.

Come acquistare la token box di ebitts

L’acquisto della token box di ebitts avviene tramite il sito, dove è possibile configurare la propria Token Box e completare l’acquisto.  Per ottenere i benefici è necessario avere un’offerta luce Enel compatibile: chi non è ancora cliente Enel può comunque effettuare l’ordine e verrà contattato per il cambio fornitore. Una volta attivata, il meccanismo è automatico, mentre produzione e consumi sono monitorabili in tempo reale tramite l’App ebitts.

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Eventi

La natura di Roma diventa musica: al Parco di San Sisto debutta Botanical Soundscape

La natura di Roma è pronta a far sentire la sua voce in un evento senza precedenti! Il 2 ottobre, nello storico Parco di San Sisto, andrà in scena la prima edizione di “Botanical Soundscape”, un’incredibile performance immersiva dove i segnali bioelettrici delle piante (in particolare di un gigantesco Cedro del Libano secolare) verranno tradotti in musica udibile. Grazie a speciali sensori di bioacustica e al talento del compositore Mario Russo, il pubblico potrà ascoltare dal vivo la “voce” e le variazioni elettromagnetiche degli alberi, che si mescoleranno a sintetizzatori, violini e percussioni. Un rito d’ascolto collettivo, gratuito e affascinante, che segna il primo passo per la creazione di una vera e propria mappa sonora permanente del verde capitolino. Scopri i dettagli di questo evento rivoluzionario nel nostro articolo 👇

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Botanical Soundscape Foto di Emidio Vallorani

Roma – Il secolare e misterioso mondo vegetale della Capitale è pronto a svelare la sua voce più intima, trasformandosi per una sera in una vera e propria colonna sonora vivente, generativa e in continua evoluzione. Venerdì 2 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00, lo storico e affascinante palcoscenico naturale del Parco di San Sisto ospiterà la prima, attesissima edizione di Botanical Soundscape.
Si tratta di un innovativo progetto artistico e ambientale promosso da A.S.A.P.Q. e curato nei minimi dettagli da Alessandra Muschella e Gianni Parrella. Questa straordinaria performance immersiva, capace di trasformare i segnali vitali delle piante in materia sonora udibile dall’orecchio umano, è realizzata con il preziosissimo sostegno del Ministero della Cultura (MiC) e della SIAE nell’ambito del celebre programma nazionale “Per Chi Crea”. L’evento gode inoltre del patrocinio ufficiale dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale. Non un semplice e canonico concerto all’aperto, dunque, ma un autentico rito collettivo d’ascolto progettato per ribaltare completamente il nostro punto di percezione: la natura smette di essere un mero e passivo sfondo scenografico per imporsi come protagonista assoluta, rivelando ritmi e variazioni impercettibili che normalmente sfuggono all’esperienza quotidiana dell’uomo.

La tecnologia al servizio dell’arte: come “suonano” le piante

Il cuore pulsante di questa complessa ricerca, che si posiziona in perfetto equilibrio sul sottile confine tra composizione musicale, alta tecnologia e studio dell’ambiente, è l’utilizzo di un particolarissimo dispositivo di bioacustica denominato Plants Play.
Questo sofisticato strumento tecnologico è in grado di rilevare con estrema precisione le microvariazioni bioelettriche emesse in tempo reale dagli organismi vegetali e di convertirle magicamente in frequenze sonore udibili. Ogni singola pianta, attraverso le sue personalissime fluttuazioni elettromagnetiche, emette infatti una traccia sonora assolutamente unica e irripetibile, poiché viene continuamente influenzata e modificata dai fattori esterni come l’esposizione alla luce solare, l’umidità dell’aria, i cambi di temperatura e persino il semplice contatto fisico umano. L’artista capta, amplifica e modella queste vibrazioni invisibili, costruendo un ambiente sonoro tridimensionale in cui la partitura finale è sempre diversa, imprevedibile e intimamente legata alla vita biologica che abita e respira in quello spazio. Il dispositivo, quindi, non si comporta come un tradizionale strumento musicale, ma funge da sensibile membrana di connessione, un traduttore simultaneo che rende finalmente udibile la profonda reciprocità esistente tra il mondo umano e quello vegetale.

Il Cedro del Libano e la performance di Mario Russo

Il punto di partenza di questo affascinante viaggio sonoro è uno dei polmoni verdi più particolari, preziosi e forse meno conosciuti della Capitale: lo storico Semenzaio di San Sisto. Situato in posizione strategica tra Villa Celimontana e Porta Metronia, questo luogo magico è la sede dell’Assessorato all’Agricoltura ed è un vero e proprio scrigno botanico che custodisce antiche serre, rare collezioni vegetali e alberi monumentali secolari.
È proprio in questa cornice da fiaba, e più precisamente nell’area del vigneto urbano, che la ricerca artistica si è focalizzata attorno alla possente figura di un Cedro del Libano monumentale. Questo gigante della natura, da presenza silenziosa del paesaggio romano, si trasformerà per una sera nel soggetto vivo, vibrante e generativo dell’intera opera musicale. A tradurre i suoi “respiri” in arte sarà il compositore e talentuoso performer Mario Russo. Frutto di un lungo periodo di residenza artistica a stretto contatto con la flora di San Sisto, Russo si esibirà dal vivo destreggiandosi tra sintetizzatori, tromba e violino. Ad accompagnarlo in questa jam session con la natura ci saranno Vong (alla drum machine e percussioni) e Marco Russo (alla chitarra e synth), il tutto sotto la sapiente produzione musicale di Luigi Lonetto. L’intreccio tra suono elettronico, strumentazione acustica e segnali biologici puri costruirà una performance nella quale il parco non sarà lo scenario del concerto, ma uno dei solisti principali.

Una mappa sonora permanente per la Capitale

L’entusiasmo per questa iniziativa pionieristica è stato espresso a chiare lettere anche dalle istituzioni capitoline. L’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha sottolineato come il parco di San Sisto diventi per l’occasione un vero e proprio “parco pilota”, in grado di offrire ai cittadini un’esperienza sensoriale unica che rafforza in maniera decisiva la percezione del mondo vegetale come sistema vivente e reattivo. Sulla stessa lunghezza d’onda i curatori dell’evento, Alessandra Muschella e Gianni Parrella, i quali hanno evidenziato come l’urgente crisi ambientale imponga a tutti noi di ripensare radicalmente, e attraverso l’ascolto consapevole, il nostro delicato rapporto con la natura che ci circonda.
La performance del 2 ottobre rappresenta però soltanto il primo ed emozionante capitolo di un progetto molto più ampio. San Sisto è il primo tassello di quella che si prefigge di diventare una vasta e ramificata “mappa sonora vegetale” di tutta Roma, esplorando e registrando le voci inespresse di parchi, giardini e paesaggi urbani sparsi per la città. E per garantire che questa magia non svanisca nel nulla a fine serata, la composizione finale di Mario Russo, insieme alle tracce biologiche raccolte durante il concerto, sarà cristallizzata e installata nell’area del parco tramite un QR Code. I futuri visitatori potranno così inquadrare il codice con i propri smartphone e riattivare l’ascolto in totale autonomia, anche a distanza di mesi, trasformando un semplice spazio verde in un’installazione acustica permanente. Ricordiamo infine che l’ingresso alla performance è completamente gratuito, ma prevede la prenotazione obbligatoria (da effettuare sui circuiti autorizzati) per garantire la migliore fruizione dello spettacolo.

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Ambiente

La terra dimenticata si ribella all’estinzione e si fa futuro, il CREA lancia il manifesto di salvezza contadina: con il progetto Va Pa Agro l’oro dei campi campani sbarca a Terra Madre

La terra campana si ribella ai mercati di plastica e il domani dell’agricoltura ritrova le sue radici biologiche più pure! Il CREA di Pontecagnano Faiano (SA), sotto la guida scientifica del professor Massimo Zaccardelli, lancia il progetto “VA.PA.AGRO.” per salvare dall’estinzione le varietà erbacee autoctone della Campania. Attraverso lo sblocco delle “Comunità del cibo” e la nascita di una guida turistica gratuita e digitale con QR code, l’iniziativa mette a terra un piano pluriennale d’avanguardia per creare lavoro nei borghi rionali e difendere la legalità nei campi. La dott.ssa Rosa Pepe e la ricercatrice Valentina Tranchida Lombardo presenteranno l’opera a Torino il 25 settembre alla 16ª edizione di Terra Madre Salone del Gusto, per poi sbarcare a Napoli a Gustus. Scoprite tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Ortaggi

Pontecagnano Faiano (SA) – Un battito antico, viscerale e orgoglioso pulsa nel cuore profondo dei campi della Campania, dove semi millenari e colture ancestrali hanno resistito all’usura dei decenni e all’aggressione dei mercati globali, custoditi dall’onestà e dal sudore delle ultime famiglie di agricoltori eroici. L’agrobiodiversità e la salvaguardia della terraferma rurale, quando si spogliano delle fredde e asettiche logiche dell’industria alimentare di plastica, si riscoprono l’unica vera risorsa terapeutica ed etica in grado di risanare le ferite del territorio, offrendo alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta e risposte flessibili contro l’asfissia dei consumi standardizzati. Oggi, martedì 22 settembre 2026, il Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo del CREA di Pontecagnano Faiano ha blindato con spavaldo ottimismo il ruolino di marcia di VA.PA.AGRO., il monumentale e d’avanguardia programma scientifico nato per strappare all’oblio il paniere delle varietà erbacee autoctone campane e restituire merito e dignità civile alle comunità dell’Appennino meridionale.

Il progetto, coordinato con assoluto rigore filologico e saggistico dal professor Massimo Zaccardelli, scorterà i tesori biologici della regione oltre i confini del Mezzogiorno per sintonizzare il dibattito dello Stato sui Criteri della sovranità alimentare e della legalità nelle campagne. I laboratori del CREA stanno accompagnando capillarmente sul territorio la nascita e lo sblocco delle rivoluzionarie Comunità del cibo, pilastri di partecipazione e innovazione tutelati dall’articolo 13 della Legge nazionale 194/2015. Si tratta di un’opera di squadra eccezionale e trasparente concepita per far collidere la ricerca scientifica avanzata alle antiche pratiche agronomiche tradizionali, azzerando le distanze burocratiche tra i laboratori universitari e la trincea del solco della terra, taccuino alla mano e passioni calde.

La rete delle Comunità del Cibo contro l’isolamento dei rioni contadini

Le Comunità del Cibo si configurano come uno scudo sociale di immenso rilievo antropologico, reti d’eccellenza stanziali capaci di unire in totale trasparenza gli agricoltori custodi, gli allevatori della provincia, i ristoratori di razza, le piccole aziende artigiane di trasformazione, le scuole del territorio e i viandanti della cultura. L’obiettivo fondamentale è blindare il germoplasma locale e contrastare le nevrosi dei mercati di massa attraverso la promozione sistematica delle filiere corte rionali, impedendo lo spopolamento e l’esodo delle migliori intelligenze giovanili dai piccoli borghi dell’entroterra. All’interno di questi laboratori umani si condividono saperi che rischiano di scomparire, strutturando accordi commerciali protetti ed elargendo al terreno un comfort nutrizionale biologico basato sull’uso di formulati organici ricchi di microrganismi utili, come il tè di compost e i biofermentati vegetali, rifiutando la chimica tossica.

Il ruolino di marcia di VA.PA.AGRO. (Valorizzazione del paniere delle agrobiodiversità erbacee campane) ha completato con successo la fitta e spietata fase del censimento millimetrico delle varietà a rischio estinzione, documentandone in totale trasparenza i testi colturali e la memoria storica. La transizione verso il domani si compirà entro le scadenze di fine anno con il lancio di una straordinaria Guida turistica illustrata dell’agrobiodiversità campana, uno strumento d’avanguardia interamente gratuito e accessibile sia in versione cartacea che digitale sui massimi canali della rete. La guida scorterà le famiglie lungo itinerari culturali inediti nei luoghi in cui sopravvivono antichi legumi, ortive e cereali rari, arricchiti da codici QR interattivi per proiettare sui monitor degli smartphone filmati storici, fotografie d’autore e schede scientifiche dei prodotti, senza filtri o barriere economiche.

Dallo sbarco a Terra Madre di Torino ai festival autunnali di Napoli: le date

«Salvare dall’estinzione significa riportare alla luce queste varietà e trasformarle in un’opportunità economica reale», sottolinea con fermezza e viscerale passione civile il professor Massimo Zaccardelli, svelando l’onestà delle idee che anima lo spartito del progetto. «La nostra guida costituirà un momento cruciale: un mezzo flessibile capace di dimostrare con i fatti come la biodiversità campana possa farsi futuro, speranza e cura profonda per noi e per il benessere biologico dell’ambiente circostante». Una requisitoria in difesa del merito agricolo che troverà la sua imminente e sfolgorante consacrazione sul palcoscenico transnazionale più importante del comparto enogastronomico dello Stato.

I motori della delegazione del CREA sono caldi per l’imminente fischio d’inizio del tour. Il prossimo e attesissimo appuntamento per toccare con mano i frutti del paniere campano è programmato a Torino, in occasione della sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto: venerdì 25 settembre 2026, alle ore 10:30, la dott.ssa Rosa Pepe e la ricercatrice Valentina Tranchida Lombardo accoglieranno i passeggeri del sogno agricolo per un salotto di ascolto pulito. Il viaggio specchio della biodiversità proseguirà nei mesi successivi tra i rioni di Napoli, dove le scadenze di ottobre e novembre vedranno il CREA protagonista assoluto sia all’interno dei laboratori di Eruzioni del Gusto sia tra gli allestimenti del salone Gustus. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a riscoprire i sapori veri della terra: perché finché ci sarà un seme antico protetto dall’onestà di una comunità, il domani del nostro pianeta sarà per sempre un posto libero, protetto e profondamente umano.

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