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Esteri

Patto segreto in Europa: cinque Nazioni pronte a deportare i migranti respinti in centri africani. L’Uganda chiede 10.000 euro a persona

Il “Patto Segreto” che sta tremare Bruxelles! Cinque Nazioni europee pronte a DEPORTARE in Africa i migranti respinti: l’Uganda chiede fino a 10.000 EURO a persona! 🌍 ✈️ Mentre in Tv i politici europei parlano di “solidarietà e accoglienza”, dietro le quinte si stanno stringendo degli accordi letteralmente clamorosi! Di fronte all’incubo dei migranti a cui viene negato il diritto d’asilo (ma che di fatto non vengono mai espulsi a causa dei continui ricorsi legali), cinque pesi massimi dell’Unione Europea (Germania, Danimarca, Austria, Paesi Bassi e Grecia) hanno deciso di passare alle maniere forti. Stanno infatti negoziando “in via riservata” per aprire dei veri e propri Centri di Rimpatrio direttamente in AFRICA! Il piano è tanto semplice quanto spietato: mettere su un aereo i clandestini e i finti rifugiati, per sbatterli fuori dai confini dell’UE. In cima alla lista dei “Paesi Ospitanti” ci sono il Ruanda e l’Uganda. Ma non lo faranno certo gratis! Secondo le indiscrezioni dei quotidiani greci, l’Uganda sarebbe disposta ad accogliere i migranti scartati dall’Europa chiedendo in cambio dai 5.000 ai 10.000 EURO PER OGNI SINGOLA PERSONA! La Grecia (che quest’anno è letteralmente scoppiata con oltre 24.500 arrivi via mare) sta spingendo sull’acceleratore: l’obiettivo è inaugurare i centri africani entro il 2027. Nella fase inziale, verranno caricati sui voli solo “uomini single”, con assoluta priorità verso coloro che hanno causato violenze e problemi di ordine pubblico nei centri di accoglienza europei! Il ministro danese assicura: “Non chiamateli campi di prigionia, saranno posti dove questi uomini avranno una seconda opportunità”. Leggi i dettagli del folle tariffario e dell’Asse del Nord Europa nel nostro articolo esplosivo! 👇 🛑 Siete d’accordo con la decisione di questi 5 Paesi europei di “pagare” Nazioni terze in Africa pur di allontanare i migranti irregolari o violenti? Anche l’Italia dovrebbe unirsi a questo Patto Segreto, o pensate che sia una violazione inaccettabile dei Diritti Umani? Diteci la vostra opinione nei commenti senza alcun filtro e CONDIVIDETE per far scoprire la verità!

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Migranti

Redazione– Mentre nelle sedi istituzionali europee si discute apertamente di solidarietà, quote di accoglienza e diritti umani, dietro le quinte si sta consumando un braccio di ferro geopolitico durissimo, silenzioso e dai contorni a dir poco clamorosi. Di fronte a un’emergenza migratoria che appare ormai fuori da ogni controllo strutturale, un asse composto da cinque importanti Nazioni dell’Unione Europea ha deciso di rompere gli indugi, avviando delle delicatissime negoziazioni “riservate” per risolvere il problema dei richiedenti asilo alla radice.

Il piano “ombra”: via i richiedenti asilo respinti

L’iniziativa, portata avanti da un blocco formato da Germania, Danimarca, Austria, Paesi Bassi e Grecia, prevede l’istituzione di veri e propri “centri di rimpatrio” (che molte ONG non esitano già a definire come centri di deportazione) direttamente sul suolo del continente africano.
L’obiettivo è chiaro e implacabile: trasferire fisicamente al di fuori dei confini del blocco europeo tutti quei migranti a cui è stato respinto lo status di rifugiato, per fare in modo che gli ordini di espulsione obbligatoria (che attualmente restano quasi sempre inapplicati a causa di mille cavilli legali) vengano eseguiti in maniera rapida e definitiva in nazioni partner terze.

Ruanda e Uganda in pole position: le scadenze del 2027

I negoziati segreti con i potenziali Paesi ospitanti stanno entrando in queste settimane in una fase nevralgica e cruciale. Attualmente, in cima alla lista dei candidati ideali per la stipula di questi blindatissimi accordi bilaterali figurano il Ruanda e l’Uganda.
La volontà politica dei ministri europei coinvolti in questa cabina di regia è quella di chiudere e formalizzare i contratti governativi entro la fine di quest’anno, per avere il tempo necessario di costruire le infrastrutture e rendere il sistema pienamente operativo già dalla seconda metà del 2027.

L’emergenza della Grecia e il mirino sugli “uomini single”

A guidare i serrati colloqui diplomatici c’è in prima linea la Grecia, un Paese letteralmente al collasso, che solo in quest’anno solare ha registrato la spaventosa cifra di 24.500 arrivi via mare (di cui oltre 13.000 concentrati unicamente sulla splendida e fragile isola di Creta). Molti di questi nuovi arrivi provengono dal Bangladesh, una Nazione d’origine i cui cittadini affrontano percentuali di approvazione dell’asilo bassissime sotto l’attuale normativa UE, finendo per ingrossare le fila dei clandestini inespellibili.
Il programma di trasferimento in Africa non sarà però indiscriminato: nella sua fase iniziale prenderà di mira esclusivamente gli uomini single. Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano greco Kathimerini, i primissimi voli di trasferimento verrebbero riservati agli individui che si sono macchiati di violenze o che hanno causato gravi problemi di ordine pubblico all’interno dei centri di accoglienza europei.

Il “tariffario” dei rimpatri: l’Uganda fissa il prezzo

Ma quanto costa “esternalizzare” il problema migratorio? Secondo fonti vicine ai dossier, l’Uganda si sarebbe detta assolutamente disponibile ad accogliere sul proprio territorio questi migranti irregolari in cambio di una compensazione economica pesantissima: una tariffa variabile dai 5.000 ai 10.000 euro per ogni singola persona. Un “tariffario” che dà la misura esatta dell’esasperazione dei Paesi nordeuropei, pronti a sborsare cifre colossali pur di allontanare i soggetti considerati indesiderati.

“Non chiamateli campi”: un bivio umanitario per l’Europa

Per arginare sul nascere le feroci critiche delle associazioni per i Diritti Umani, il ministro danese per la Migrazione e l’Integrazione, Morten Bödskov, ha tenuto a precisare che questi centri rispetteranno scrupolosamente la legge dell’UE e i trattati internazionali. «Non stiamo affatto parlando di campi di detenzione, ma di strutture che offrono una nuova possibilità di vita per i migranti irregolari», ha dichiarato il ministro, cercando di edulcorare l’impatto mediatico dell’operazione.
Il dado, in ogni caso, è tratto. Il prossimo vertice di coordinamento si terrà a fine settembre a Monaco, sotto l’egida del Ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt. L’Europa si trova davanti a un bivio storico: da patria dell’accoglienza incondizionata a “fortezza” disposta a pagare a peso d’oro Paesi terzi pur di svuotare le proprie periferie.

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Bill Clinton cita il Corano: «I musulmani non devono essere discriminati a causa della loro fede»

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Bill Clinton

Florida, Stati Uniti — L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha condannato gli atteggiamenti discriminatori nei confronti dei musulmani, sottolineando che nessuno dovrebbe essere insultato o disprezzato a causa della propria religione.

Clinton ha pronunciato queste parole il 20 ottobre 2026, durante un incontro interreligioso presso il Koinonia Worship Center, in Florida, nel corso di un evento intitolato “Multiple Faiths, One Florida”.

Nel suo intervento, l’ex presidente ha raccontato che sua figlia Chelsea aveva letto il Corano integralmente all’età di 15 anni e successivamente lo aveva incoraggiato a leggere un passaggio del testo sacro islamico.

Clinton ha richiamato il messaggio della sura Al-Hujurat, versetto 13, secondo cui Dio ha creato gli esseri umani in popoli e tribù affinché possano conoscersi reciprocamente. Nel suo racconto, ha evidenziato che le differenze tra le persone non dovrebbero essere motivo di disprezzo, ma un’occasione per comprendersi e imparare gli uni dagli altri.

L’ex presidente ha inoltre affermato di essere stanco degli atteggiamenti che denigrano i musulmani semplicemente per il fatto di essere musulmani. Ha ricordato che comportamenti negativi possono verificarsi in ogni comunità religiosa, poiché nessun essere umano è perfetto.

Le sue dichiarazioni riportano al centro del dibattito pubblico il tema della libertà religiosa e della convivenza pacifica tra persone di culture e fedi diverse. Il rispetto reciproco, il dialogo interreligioso e il rifiuto dei pregiudizi rappresentano elementi fondamentali per contrastare le divisioni e promuovere una società più inclusiva.

Il messaggio centrale del suo intervento è che la diversità religiosa e culturale non dovrebbe diventare una fonte di ostilità, ma un’opportunità per favorire la conoscenza reciproca, la comprensione e la pace.

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Il ‘tradimento’ di Zelensky e le ombre dell’Iran: il calcolo politico di Trump tra elezioni e grandi potenze

“Io manterrei la pressione sulla Russia… Non ho fiducia in Putin”. Questa è la reazione di Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, deceduto nel luglio scorso, e attualmente candidata al seggio del fratello in South Carolina. Graham ha preso le distanze dall’annuncio di Trump di sospendere le sanzioni previste da una legge approvata in larga misura grazie agli sforzi del fratello e dirette contro la Russia. Trump, però, ha deciso di agire in un modo che molti hanno interpretato come un tradimento nei confronti dell’Ucraina, Paese aggredito da Vladimir Putin in una guerra iniziata cinque anni fa.

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Zelensky

Redazione-  “Io manterrei la pressione sulla Russia… Non ho fiducia in Putin”. Questa è la reazione di Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, deceduto nel luglio scorso, e attualmente candidata al seggio del fratello in South Carolina. Graham ha preso le distanze dall’annuncio di Trump di sospendere le sanzioni previste da una legge approvata in larga misura grazie agli sforzi del fratello e dirette contro la Russia. Trump, però, ha deciso di agire in un modo che molti hanno interpretato come un tradimento nei confronti dell’Ucraina, Paese aggredito da Vladimir Putin in una guerra iniziata cinque anni fa.

Graham deve molto a Trump perché l’endorsement del presidente alle primarie le ha spianato la strada verso la candidatura del Partito Repubblicano. Allo stesso tempo, riconosce che l’inquilino della Casa Bianca ha fatto una scelta impopolare, poiché una netta maggioranza degli americani approva il sostegno all’Ucraina. Anche il senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas e grande sostenitore del presidente Usa, ha giudicato l’azione di Trump “uno sbaglio”. Molto più duri i democratici. Il senatore Richard Blumenthal del Connecticut ha dichiarato che Trump ha tradito Volodymyr Zelensky e si è schierato con Putin, “un teppista sanguinario”, accusato di crimini di guerra dalla Corte penale internazionale.

Trump, però, ha addossato la colpa della guerra a Zelensky, asserendo che avrebbe dovuto accettare un accordo. Senza l’assistenza Usa e quella europea, i russi sarebbero già in controllo dell’intera Ucraina. Trump ha inoltre dichiarato che l’America ha fatto moltissimo per gli ucraini e non ha ricevuto nulla in cambio. In una delle sue dichiarazioni più recenti, Trump ha persino attribuito la durata della guerra a un generale russo, che avrebbe dovuto conquistare Kiev in un batter d’occhio. Trump, a differenza degli alleati europei, non riconosce che l’Ucraina è stata aggredita e che l’aggressore è proprio Putin. Nel mondo di Trump, i forti hanno il potere di fare quello che vogliono e i deboli devono solamente accettarne le conseguenze.

L’eliminazione delle sanzioni e le vendite di gasolio russo non avranno grandi effetti positivi per i consumatori americani, che già attribuiscono gli aumenti dei prezzi alla guerra in Iran. In effetti, l’azione di Trump serve a distogliere l’attenzione dal problema che contribuisce in misura significativa al caro vita, un fattore che influenzerà le elezioni di midterm. Trump, però, è molto abile a spostare l’attenzione mediatica e, infatti, proprio in questi giorni si parla poco dell’Iran. Gli Usa e Israele avrebbero in programma altri attacchi all’Iran, ma le elezioni alle porte in entrambi i Paesi hanno frenato queste azioni militari, nonostante le incursioni degli Houthi, specialmente in Arabia Saudita. Il Dipartimento di Stato americano ha infatti ordinato ad alcuni diplomatici e alle loro famiglie di lasciare l’Arabia Saudita a causa degli attacchi quasi giornalieri contro aeroporti e pozzi di petrolio.

Gli americani, però, sembrano aver già maturato un’opinione, come confermano gli ultimissimi sondaggi: l’inquilino della Casa Bianca è impopolare e molti elettori associano i costi del caro vita e dei carburanti alla guerra in Iran. Ecco perché i candidati repubblicani fanno quasi di tutto per cercare di non identificarsi con il presidente, mentre i candidati democratici ne approfittano per richiamare l’attenzione degli elettori sulle sue responsabilità.

L’abbraccio di Trump a Putin e il “tradimento” di Zelensky non dovrebbero sorprendere. La politica del presidente Usa è spesso basata sui rapporti personali, che talvolta si intrecciano con i suoi affari. Sul piano personale, c’è da ricordare che Zelensky è stato al centro della vicenda che portò al primo impeachment di Trump. Nel 2019, durante il suo primo mandato, Trump promise in una telefonata al neoeletto presidente Zelensky di consegnargli le armi che gli erano state promesse. Trump chiese però a Zelensky un “favore”: iniziare un’indagine su potenziali legami con la corruzione di Joe Biden, il suo eventuale avversario nelle elezioni del 2020. Trump voleva creare un polverone sul candidato democratico, collegandolo al presunto tentativo di bloccare un’inchiesta in Ucraina per proteggere il figlio Hunter, che aveva legami con l’azienda Burisma. Una volta venuta alla luce la telefonata, il Congresso iniziò le indagini che condussero all’impeachment nel 2019, seguito nel 2020 dall’assoluzione di Trump al Senato.

Trump non dimentica, ma l’abbandono di Zelensky è dovuto anche alla sua visione politica, secondo cui i “piccoli” si devono piegare ai “forti”. I forti sono, per Trump, la Russia e la Cina. Putin avrebbe quindi già proposto un vertice tra i tre Paesi per discutere di relazioni internazionali, compresa la questione dell’Ucraina, senza la partecipazione di Zelensky. Un incontro fra questi tre “big” sarebbe una vittoria per Putin, anche perché la Russia verrebbe trattata come una potenza di pari livello rispetto a Stati Uniti e Cina. Il netto cambio di posizione di Trump nei confronti di Zelensky rappresenta un’ulteriore conferma dei dubbi sull’affidabilità americana agli occhi degli alleati tradizionali, costretti a prendere altre misure per la propria sicurezza.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Esteri

Richard Bennett chiede di fermare i rimpatri degli afghani dall’Europa

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Richard Bennett

Redazione – Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan, ha invitato i Paesi europei a fermare i rimpatri dei cittadini afghani verso luoghi in cui rischiano persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali.

Bennett ha sottolineato che gli Stati europei devono rispettare gli obblighi internazionali e non rimandare le persone in territori dove la loro vita e libertà potrebbero essere in pericolo. Ha inoltre espresso preoccupazione per l’intensificazione dei contatti tra l’Unione europea e i talebani, avvertendo che tali rapporti non devono contribuire a normalizzare le violazioni dei diritti umani, soprattutto la repressione delle donne e delle ragazze in Afghanistan.

L’appello arriva mentre la Germania ha ripreso i rimpatri di cittadini afghani e altri Paesi europei hanno avviato colloqui con i talebani per facilitare il ritorno delle persone prive di un regolare permesso di soggiorno. L’Unione europea ha definito questi contatti di natura tecnica, precisando che non costituiscono un riconoscimento ufficiale dei talebani.

Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Afghanistan, ribadendo l’obbligo di rispettare il principio di non-refoulement, che vieta di rimandare le persone in luoghi dove rischiano persecuzioni o gravi violazioni dei diritti fondamentali. Gli esperti hanno inoltre denunciato la grave situazione delle donne e delle ragazze, chiedendo maggiore attenzione ai rischi che gli afghani potrebbero affrontare in caso di rimpatrio.

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