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Cronaca

Autotrasportatori alzano la voce, basta con il caro benzina, rischio blocco totale se non interviene il Governo

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Caro benzina

Gasolio troppo caro, costi di gestione sempre più pesanti e imprese in difficoltà. La protesta partita dal Sud riaccende il confronto con il Governo e mette in allarme trasporti, commercio e distribuzione delle merci.

Redazione-  Il caro carburante torna a mettere in ginocchio il settore dell’autotrasporto. In diverse aree del Mezzogiorno, camionisti e comitati spontanei hanno avviato presidi e proteste contro l’aumento del prezzo del gasolio, denunciando costi ormai difficili da sostenere per le imprese. La mobilitazione, sviluppatasi tra Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania, sta provocando disagi alla circolazione e preoccupazioni per la regolarità delle consegne.

La situazione è diventata particolarmente delicata nei pressi di alcuni caselli autostradali, porti e snodi logistici, dove i presidi hanno rallentato il transito dei mezzi pesanti. In alcune zone sono state segnalate anche difficoltà nei rifornimenti di carburante, alimentando i timori di ripercussioni sulla vita quotidiana di cittadini e attività commerciali.

Al centro della protesta c’è soprattutto il costo del gasolio, una delle principali voci di spesa per chi trasporta merci su strada. Per molte aziende, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, ogni aumento del carburante riduce ulteriormente margini di guadagno già limitati.

Il problema non riguarda soltanto il pieno dei camion. Ai rincari si sommano manutenzione dei mezzi, assicurazioni, pedaggi autostradali, stipendi e spese di gestione. Quando le tariffe di trasporto non riescono ad adeguarsi alla crescita dei costi, il rischio è che viaggiare diventi economicamente insostenibile.

Gli autotrasportatori chiedono quindi misure concrete e tempestive: interventi sul costo del carburante, sostegni economici effettivamente accessibili alle imprese e tempi certi per lo sblocco delle risorse già previste per affrontare il caro gasolio.

Il Governo ha convocato un tavolo di confronto con le rappresentanze del settore per il 27 ottobre 2026, con l’obiettivo di discutere le difficoltà dell’autotrasporto e individuare possibili soluzioni. La convocazione è arrivata mentre le proteste si stavano intensificando in diverse regioni.

Le associazioni di categoria hanno evidenziato la necessità di risposte rapide, mentre alcune mobilitazioni sono state organizzate da gruppi autonomi e non costituiscono uno sciopero nazionale unitario proclamato da tutte le organizzazioni del comparto.

La distanza tra le richieste delle imprese e i tempi della risposta istituzionale resta uno dei nodi principali della vicenda. Per gli operatori, infatti, non bastano annunci o impegni generici: servono interventi capaci di incidere realmente sui bilanci aziendali.

Il trasporto su gomma rappresenta un anello essenziale della distribuzione delle merci. Se i camion si fermano o rallentano, le conseguenze possono propagarsi rapidamente lungo tutta la filiera.

Alimentari, prodotti freschi, materiali industriali e merci destinate ai negozi dipendono da una rete logistica che deve funzionare con continuità. Un blocco prolungato può provocare ritardi nelle consegne, difficoltà di approvvigionamento e maggiori costi per le imprese che acquistano e vendono prodotti.

A pagare il prezzo finale potrebbero essere anche i consumatori. Quando le spese di trasporto aumentano, una parte dei rincari può trasferirsi sui prezzi di beni e servizi, alimentando ulteriormente la pressione sul costo della vita.

È importante, tuttavia, distinguere i rischi dalle conseguenze già verificate: l’impatto effettivo dipenderà dalla durata delle proteste, dalle aree coinvolte e dalla capacità delle aziende di garantire le forniture.

La questione va oltre la singola categoria. Dietro ogni camion fermo ci sono merci da consegnare, aziende che devono rispettare contratti, lavoratori che devono essere pagati e famiglie che dipendono dalla continuità delle attività produttive.

Le imprese di autotrasporto chiedono di poter lavorare senza essere schiacciate da costi che non riescono più a recuperare. Allo stesso tempo, cittadini e commercianti hanno bisogno che la circolazione delle merci resti garantita e che le difficoltà del settore non si traducano in nuovi disagi.

La soluzione richiede quindi un confronto concreto tra Governo, associazioni e operatori, capace di tenere insieme sostenibilità economica delle imprese, tutela dei lavoratori e continuità dei rifornimenti.

L’attenzione è ora rivolta all’evoluzione delle mobilitazioni e al confronto istituzionale. Se non arriveranno risposte ritenute sufficienti, la protesta potrebbe proseguire o allargarsi; al contrario, impegni concreti e tempi certi potrebbero favorire una distensione.

La richiesta degli autotrasportatori è chiara: non essere lasciati soli davanti all’aumento dei costi e poter continuare a svolgere un servizio essenziale per l’economia italiana.

Perché quando il trasporto delle merci entra in crisi, il problema non resta sulle strade: rischia di arrivare direttamente nelle aziende, nei negozi e nelle case di tutti.

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Cronaca

Donna sbranata a Trivigno, sei mesi di mistero: si attendono le analisi del DNA sui cani dogo mentre resta l’ombra dell’orso

A sei mesi dalla tragica morte di Lucia Tognela a Trivigno si attende ancora l’esito del DNA sui cinque dogo argentini: l’Associazione Tutela Vita Rurale rilancia l’ipotesi dell’attacco di un orso. 👇

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Cani dogo

Sondrio – A distanza di esattamente sei mesi da quel tragico 23 aprile 2026, la morte violenta di Lucia Tognela rimane avvolta da un fitto velo di mistero e da interrogativi scientifici ancora privi di una risposta ufficiale. La donna, 59 anni, era stata rinvenuta senza vita e orribilmente sbranata tra i boschi isolati della frazione di Trivigno, nel territorio comunale di Tirano in provincia di Sondrio, a circa 1.800 metri di altitudine. Un caso che aveva scosso l’opinione pubblica nazionale, portando all’immediata iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo di Valerio Ceconi, proprietario di cinque cani (quattro dogo argentini e un incrocio) posti sotto sequestro giudiziario nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere.

Oggi, a mezzo anno di distanza dall’accaduto, a rompere il silenzio è una dettagliata nota diffusa dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali. L’ente denuncia i tempi eccezionalmente dilatati della giustizia e l’assenza di comunicazioni pubbliche circa l’esito definitivo dell’autopsia e delle analisi genetiche del DNA, sollevando seri dubbi sulla reale attribuzione dell’aggressione ai cinque molossi e riaccendendo l’ipotesi – mai del tutto sopita tra i residenti della Valtellina – della presenza di un grosso predatore selvatico, nello specifico un esemplare di orso bruno.

I cinque cani sotto sequestro e il giallo dell’autopsia: «Mai aggressivi nel canile»

L’esame autoptico condotto sul corpo della cinquantanovenne ha certificato come causa del decesso uno shock emorragico irreversibile provocato dalle gravissime lesioni inferte da morsi e lacerazioni animali. Tuttavia, come avevano evidenziato diverse testate giornalistiche all’indomani dei primi rilievi medico-legali, l’autopsia non ha mai fornito la prova regina che ad aggredire a morte la donna siano stati effettivamente i cani di Ceconi. Le cronache dell’epoca riferivano infatti di riscontri interlocutori: l’unica certezza incontrovertibile era l’attacco da parte di una o più fiere, ma l’identificazione della specie responsabile è rimasta sospesa in un limbo probatorio.

A rendere il quadro ancora più complesso concorrono le testimonianze dirette raccolte all’interno delle strutture di custodia. I quattro dogo argentini e l’incrocio, dopo essere stati smistati in diversi rifugi, si trovano attualmente affidati al Canile Consortile delle Comunità Montane della Provincia di Sondrio e del Comune di Sondrio. Fonti interne alla struttura, coperte da anonimato, riferiscono un comportamento che contrasta nettamente con l’etichetta di «cani assassini» attribuita loro nell’immediatezza dei fatti: custoditi in box singoli, gli animali non hanno mai manifestato il benché minimo segno di aggressività verso il personale, mostrandosi docili, socievoli e perfettamente gestibili al guinzaglio durante le quotidiane uscite di sgambamento insieme ai volontari. Un profilo psicologico che ricalca pedissequamente le valutazioni del medico veterinario che li seguiva abitualmente prima del sequestro, che ne aveva certificato l’indole equilibrata persino in branco.

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Sei mesi per una prova genetica: il fascicolo al Ris di Parma e i dubbi sui tempi

Ciò che desta maggiore perplessità negli osservatori e tra gli esperti del settore rurale è il prolungato silenzio giudiziario. La Procura della Repubblica di Sondrio ha affidato gli accertamenti biologici a molteplici consulenti tecnici, per poi trasferire formalmente i campioni, sul finire del mese di luglio, ai laboratori specializzati dei Carabinieri del RIS di Parma. Ai militari dell’Arma e a un veterinario forense è stato affidato il compito di comparare il DNA salivare e pilifero rinvenuto sulle ferite della vittima con i profili genetici dei cinque cani, unitamente a uno studio morfometrico delle arcate dentarie per verificare la compatibilità delle lesioni con morso canino o con l’azione di fauna selvatica.

Come rammenta l’Associazione nella sua memoria, in condizioni ordinarie l’estrazione e la comparazione di sequenze di DNA richiede una tempistica compresa tra dieci e quindici giorni lavorativi, o persino meno in casi d’urgenza penale. Il fatto che dopo centottanta giorni non sia stata resa nota nemmeno la specie animale coinvolta alimenta interrogativi legittimi sulla natura delle risultanze emerse dai referti di laboratorio.

La pista dell’orso e i precedenti in Valtellina: avvistamenti, impronte e fototrappole

Sul territorio valtellinese non ha mai smesso di circolare l’ipotesi che Lucia Tognela possa essere incappata in un orso, verosimilmente un’esemplare femmina accompagnata da cuccioli e animata da un istinto difensivo materno. La documentazione fotografica acquisita agli atti mostrerebbe infatti devastazioni corporee e profondi sbreghi longitudinali compatibili con unghiate e fendenti d’artiglio, lesioni di potenza inusitata difficilmente producibili dalla dentatura di un canide, pur di grossa taglia.

Una pista avvalorata da una sequenza documentata di passaggi del plantigrado nell’area circostante la scena del delitto:

Pochi giorni prima della tragedia: un’orsa con due piccoli al seguito era stata segnalata e avvistata nella fascia montuosa compresa tra Trivigno e Aprica, distanti appena quattro chilometri in linea d’aria, una distanza insignificante per le abitudini di spostamento di un plantigrado adulto.

Maggio 2025: un orso era stato immortalato da fototrappole per due notti consecutive nel territorio di Castello dell’Acqua, a circa venti chilometri da Trivigno.

Settembre 2025: una donna con i suoi nipotini si era trovata a tu per tu con un esemplare a soli ottanta metri di distanza a Lovero, a meno di sei chilometri dal luogo dell’aggressione.

8 gennaio 2026: l’impronta fresca di un grosso orso sulla neve era stata nitidamente fotografata a poche centinaia di metri dal punto esatto in cui, tre mesi più tardi, sarebbe stato ritrovato il corpo straziato di Lucia Tognela.

Il parallelo con il caso di Andrea Papi: «Nel 2023 risposte certe in appena sei giorni»

A suffragare l’appello dell’Associazione è il confronto diretto con il tragico precedente avvenuto nell’aprile del 2023 nei boschi del monte Peller, in Val di Sole (Trentino), dove il runner ventiseienne Andrea Papi venne aggredito e ucciso dall’orsa JJ4, anch’essa accompagnata da due cuccioli. In quella circostanza la macchina investigativa e scientifica operò con fulminea celerità: i primi riscontri autoptici sulle ferite da artiglio emersero dopo sole quarantotto ore; a sei giorni dall’evento (l’11 aprile) la Procura di Trento confermò ufficialmente che le tracce genetiche appartenevano a JJ4; e a quindici giorni dalla tragedia (il 20 aprile) l’ISPRA formalizzò il parere di alta pericolosità autorizzando la rimozione dell’esemplare.

«Pur nel doveroso rispetto dell’operato della magistratura e degli organi inquirenti – conclude la nota dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali –, è imperativo che si faccia piena luce su quanto accaduto a Trivigno. Chiediamo che venga sciolto il riserbo almeno sulla specie animale responsabile: una risposta doverosa per la memoria della vittima, per la posizione giudiziaria di un cittadino indagato, per la sorte dei cani reclusi e per la serenità di chi vive, lavora e frequenta la montagna valtellinese.»

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Cronaca

Riccione, terrore nella notte: ragazza circondata dai lupi nell’auto davanti a casa. Lo sfogo di mamma Barbara: «Basta inerzia, la convivenza è diventata pericolosa»

Notte di terrore a Riccione: una ragazza di ritorno dal cinema resta bloccata in auto circondata da due grossi lupi davanti al cancello di casa, fuggendo solo dopo aver suonato il clacson. Dalle colonne de il Resto del Carlino, la madre Barbara Brandi denuncia l’escalation nei pressi del Rio Melo: «Non vogliamo abbatterli, ma vanno catturati e portati via prima che scappi la tragedia». 👇

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Lupi

Riccione (Rimini) – Rimanere bloccati all’interno dell’abitacolo della propria automobile a fari accesi, con il fiato sospeso e le portiere serrate a chiave, mentre a pochi centimetri dal finestrino due grossi lupi si aggirano famelici nell’oscurità del cortile di casa. Non è la sequenza iniziale di un film thriller ambientato sulle vette più impervie dell’Appennino, ma il drammatico incubo ad occhi aperti vissuto pochi giorni fa da una ragazza di ritorno dal cinema nella tranquilla periferia residenziale di Riccione, a due passi dalla Strada Statale 16, nei pressi della Comet e a brevissima distanza dalle vie dello shopping della Riviera romagnola.

A denunciare pubblicamente l’episodio con uno sfogo accorato e carico di esasperazione raccolto dalle colonne de il Resto del Carlino (ilrestodelcarlino.it) è la madre della giovane, Barbara Brandi, portavoce di un quartiere che da oltre dodici mesi si ritrova a convivere forzatamente con la presenza sempre più sfacciata e confidente dei predatori selvatici. Un allarme sicurezza che investe la fascia urbana compresa tra via Venezia e il corso fluviale del Rio Melo, dimostrando come la fauna selvatica abbia ormai colonizzato aree densamente abitate, trasformando un semplice rientro serale a casa in un potenziale pericolo per l’incolumità dei residenti.

Il racconto dell’aggressione scampata: «Ha suonato il clacson ed è corsa in casa»

La drammatica disavventura si è consumata intorno alle ore 23:30, quando la giovane figlia di Barbara Brandi ha arrestato l’automobile dinanzi al cancello d’ingresso della propria abitazione. Prima di poter aprire lo sportello per scendere, la ragazza si è accorta che due esemplari adulti di lupo, di stazza imponente, avevano accerchiato la vettura, scrutando l’interno senza mostrare alcun timore per la presenza umana o per i rumori del motore.

«Mia figlia è rimasta letteralmente intrappolata dentro la macchina», ha raccontato la madre a il Resto del Carlino con la voce ancora rotta dallo spavento. «Quei due lupi non ne volevano assolutamente sapere di andarsene. Hanno girato attorno alla carrozzeria per minuti interminabili. Solo dopo che lei ha iniziato a suonare disperatamente e ripetutamente il clacson i due animali hanno accennato ad allontanarsi di qualche metro nel buio; a quel punto mia figlia ha aperto la portiera e ha fatto una folle corsa a perdifiato per chiudersi a chiave dentro casa. Siamo arrivati a un punto di non ritorno: non si tratta di un caso isolato, è da un anno intero che invio segnalazioni dettagliate ai Carabinieri Forestali e alla Polizia Locale».

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L’asta del Rio Melo e le vie d’invasione: da Misano al Castello degli Agolanti

La presenza dei lupi a ridosso dei centri abitati della Riviera non è un fenomeno casuale. Gli esperti ambientali confermano che gli alvei dei fiumi e dei torrenti costituiscono veri e propri “corridoi ecologici” naturali: risalendo il corso del Rio Melo a caccia di cinghiali, caprioli e lepri, i branchi raggiungono con estrema facilità le aree periferiche e i parchi urbani.

Come documentato dalle cronache de il Resto del Carlino, tra agosto e settembre scorsi l’amministrazione comunale di Riccione era stata costretta a emanare un’ordinanza per chiudere al pubblico il parco Chico Mendes nelle ore serali e notturne proprio per via degli avvistamenti ravvicinati di un esemplare solitario. Dalla zona di via Venezia fino alle alture del Castello degli Agolanti, le testimonianze dei residenti si moltiplicano a ritmo allarmante. La situazione non è diversa nel vicino comune di Misano Adriatico, dove la frazione di Scacciano è ormai teatro quotidiano di incursioni notturne nei giardini privati e dove nei mesi scorsi sono stati persino promossi incontri pubblici per educare la cittadinanza alla difficile “convivenza con il lupo”.

Dall’avvistamento dei cuccioli ai branchi adulti: l’escalation della paura

A preoccupare maggiormente le famiglie del territorio è la rapida evoluzione biologica della popolazione di predatori stanziali. Se inizialmente gli avvistamenti riguardavano esemplari giovani e isolati, oggi il territorio ospita branchi riproduttivi pienamente insediati:

«Mesi fa mi sono ritrovata un lupo direttamente davanti al cancello di casa, ma era poco più di un cucciolo inesperto», ricorda Barbara Brandi. «Nelle zone limitrofe molti vicini avevano avvistato una femmina intenta ad allattare e svezzare la cucciolata. Ma il tempo passa e quei cuccioli sono diventati lupi adulti a tutti gli effetti, animali maestosi e forti che superano i trenta chili di peso. Pochi giorni fa, uscendo di casa alle 5:30 del mattino nei pressi del centro Jimmy Monaco, mi sono trovata faccia a faccia con un esemplare gigantesco. Il cuore mi è andato in gola».

Il paradosso della specie protetta: «Nessuno vuole abbatterli, ma vanno catturati e trasferiti»

Il nodo centrale della vertenza risiede nell’inquadramento normativo del lupo appenninico (Canis lupus italicus), rigorosamente tutelato dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea e dalla legislazione nazionale come specie a protezione speciale, che vieta qualsiasi atto di cattura, disturbo o abbattimento senza una specifica deroga ministeriale.

«Ogni volta che chiamo le autorità preposte la risposta è sempre un copia-incolla: è una specie protetta per legge e non possiamo intervenire», incalza con fermezza la signora Brandi sulle pagine de il Resto del Carlino. «Voglio chiarirlo con assoluta nettezza: nessuno chiede o auspica l’abbattimento di questi splendidi animali, ci mancherebbe altro! Ma perché le istituzioni, la Regione e gli enti parco non possono predisporre un piano di cattura con telenarcosi per prelevarli e trasferirli in oasi protette o in aree boschive disabitate lontano dai centri urbani? Dobbiamo per forza aspettare che ci scappi la tragedia, che un bambino o un anziano a spasso con il proprio cane vengano aggrediti prima di prendere provvedimenti concreti?».

Una domanda legittima che chiama la politica e gli enti territoriali dell’Emilia-Romagna ad abbandonare l’immobilismo per garantire la sicurezza e la serenità di chi vive alle porte della città.

Fonte: ilrestodelcarlino.it

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Cronaca

Lutto nel mondo delle professioni e dell’editoria, addio a Giuliano Marchetti: per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press

Addio a Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile e per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press. Una vita spesa tra professione, valorizzazione del Made in Italy e giornalismo indipendente. Lunedì 19 ottobre i funerali a Roma. 👇

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Lutto

Roma – Il mondo delle libere professioni, della consulenza aziendale e del giornalismo economico piange la scomparsa di Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile, aziendalista e per tre decenni autorevole Direttore Editoriale della testata giornalistica Consul Press. La notizia della sua dipartita, avvenuta nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026, lascia un vuoto profondo tra quanti ne hanno apprezzato l’integrità morale, la vasta preparazione tecnica e la generosa dedizione alla divulgazione culturale e d’impresa.

Con Giuliano Marchetti scompare una figura di riferimento che ha accompagnato per trent’anni ininterrotti, dal 1996 al 2026, la storia di un’agenzia di stampa nata originariamente nell’alveo dell’Associazione Commercialisti & Consulenti d’Azienda. Sotto la sua guida attenta, lungimirante e discreta, la testata ha saputo allargare progressivamente i propri orizzonti, passando dalle storiche pubblicazioni cartacee alla diffusione digitale sul web, divenendo una voce autorevole di approfondimento per professionisti, imprese e istituzioni.

Trent’anni tra numeri, norme e passione per l’informazione indipendente

La vita professionale di Giuliano Marchetti si è sviluppata lungo una duplice direttrice, costantemente alimentata da rigore e curiosità intellettuale. Da un lato la rigorosa attività sul campo come dottore commercialista, revisore dei conti ed esperto in pianificazione aziendale, ambiti nei quali occorrono solida padronanza legislativa, acume analitico e profonda sensibilità gestionale per affiancare la vita delle organizzazioni economiche.

Dall’altro lato, la straordinaria avventura editoriale alla guida di Consul Press. Aver dedicato trent’anni a una medesima realtà editoriale significa averne condiviso quotidianamente le sfide, i passaggi epocali, le difficoltà e i successi. Nel caso di Marchetti, questo trentennio ha coinciso con la più grande rivoluzione della comunicazione contemporanea: la transizione epocale dalla carta stampata al giornalismo online e alla fruizione multimediale, un percorso che egli ha saputo interpretare con equilibrio, salvaguardando sempre l’indipendenza e la qualità dei contenuti nel mondo delle professioni e dell’informazione economica.

La visione: la centralità della persona, il Made in Italy e la funzione sociale dell’impresa

La linea culturale tracciata da Marchetti sulle colonne di Consul Press ha sempre fatto perno su valori solidi e non negoziabili: la difesa e valorizzazione del Made in Italy, l’attenzione al tessuto delle piccole e medie imprese, la rilevanza sociale dell’attività d’impresa e, sopra ogni cosa, la centralità della persona umana nelle dinamiche economiche. Per Giuliano Marchetti l’economia non poteva ridursi a una sterile sommatoria di cifre, bilanci contabili e indici finanziari astratti; doveva invece misurarsi costantemente con la dignità del lavoro, con il valore delle competenze professionali e con il benessere collettivo della comunità.

In questo solco, la testata è stata concepita non solo come veicolo di cronaca, ma come un’autentica officina formativa, aperta a contributi eterogenei, al confronto leale tra posizioni differenti e all’approfondimento interdisciplinare spaziando dal fisco alla geopolitica, dalla cultura alla tutela della memoria storica. Un’impostazione che ha fatto della testata una casa accogliente per tanti colleghi e studiosi.

Lunedì 19 ottobre le esequie a Roma nella Chiesa di Santa Maria Addolorata

La storia di un giornale non è fatta soltanto dall’archivio delle sue uscite, ma vive attraverso le persone che ne hanno custodito lo spirito con discrezione e fedeltà giorno dopo giorno. Trent’anni rappresentano una misura temporale straordinaria, che testimonia in modo inequivocabile l’attaccamento e l’amore di Marchetti per il suo lavoro e per la sua redazione.

I funerali di Giuliano Marchetti saranno celebrati a Roma nella mattinata di lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 11:00, presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata (nota storicamente anche come Chiesa Argentina), situata in viale Regina Margherita 81. La cerimonia religiosa offrirà ai familiari, agli amici, ai colleghi dell’ordine professionale, ai redattori e ai tanti collaboratori l’opportunità di stringersi in un sentito abbraccio di commiato e riconoscenza verso un uomo che ha saputo lasciare un segno indelebile di garbo, rettitudine e professionalità.

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