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Attualità

Filorosso su Rai 3, Antonino Monteleone tra gli scontri di Milano, Orsini sull’Ucraina e i misteri delle stragi del 1992

Martedì 20 ottobre alle 21.15 su Rai 3 torna “Filorosso” con Antonino Monteleone: scontri di Milano, Orsini sull’Ucraina, il caso David Rossi e i misteri delle stragi del 1992. 👇

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Filorosso

Roma – Cronaca incandescente, lacerazioni geopolitiche, enigmi bancari mai del tutto chiariti e le pagine più oscure e sanguinose della storia repubblicana. Si annuncia ricca di tensione civile, testimonianze esclusive e confronti serrati la nuova puntata di Filorosso, il programma di approfondimento giornalistico della prima serata di Rai 3 in onda martedì 20 ottobre 2026 alle ore 21:15, trasmesso in contemporanea e on demand anche sulla piattaforma RaiPlay. Alla guida del format, il giornalista d’inchiesta Antonino Monteleone, pronto a scandagliare i nodi irrisolti del presente e del passato recente con il consueto rigore documentale e senza concessioni al politicamente corretto.

La scaletta della serata si preannuncia particolarmente densa, spaziando dalle violente proteste di piazza che hanno infiammato il capoluogo lombardo nel fine settimana fino alla faglia ideologica sul sostegno militare ed economico all’Ucraina. Al centro del dibattito troveranno spazio anche due dei più discussi gialli giudiziari italiani – la tragica fine di David Rossi e il delitto di Garlasco –, per poi approdare a un eccezionale vertice storico-giudiziario dedicato ai misteri insondabili e ai mandanti occulti delle stragi di mafia del 1992.

Gli scontri di Milano e la frattura sull’Ucraina: il faccia a faccia con Alessandro Orsini

L’apertura della trasmissione sarà dedicata ai gravi disordini scoppiati nel cuore di Milano durante le manifestazioni dell’ultimo weekend. Attraverso filmati inediti, testimonianze dirette di chi si trovava in prima linea, ricostruzioni delle forze dell’ordine e collegamenti in diretta, le telecamere di Filorosso analizzeranno la dinamica dei tafferugli, le infiltrazioni violente nei cortei e le immediate ricadute politiche e sociali che stanno scuotendo sia la giunta comunale milanese sia il dibattito parlamentare sulla gestione dell’ordine pubblico.

Dai disordini metropolitani lo sguardo si allargherà rapidamente al teatro internazionale con il dossier sulla guerra in Ucraina. La questione dell’invio di armi e del sostegno a Kyiv continua a spaccare trasversalmente sia le forze di maggioranza sia i partiti di opposizione, riflettendo le crescenti inquietudini dell’opinione pubblica italiana. A commentare gli scenari militari, i rischi di escalation e i possibili spiragli diplomatici sarà ospite in studio il sociologo Alessandro Orsini, tra i più controversi, discussi e seguiti analisti del conflitto, protagonista di un confronto senza sconti sulle prospettive di una crisi bellica che sembra non trovare vie d’uscita.

Consigliato dalla Redazione
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Le Stragi del 1992, Mafia e Appalti: I Veri Misteri d’Italia nei Libri d’Inchiesta

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I misteri delle stragi del 1992 e il dossier mafia-appalti: il vertice tra Di Pietro, Martelli e Ingroia

Uno dei momenti più attesi e storicamente rilevanti della puntata sarà il focus dedicato alla drammatica stagione delle stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio del 1992. Il programma porrà una serie di interrogativi dirimenti: l’indagine sulle infiltrazioni di Cosa Nostra nel colossale sistema degli appalti pubblici costituì una micidiale accelerazione per l’eliminazione del giudice Paolo Borsellino? Quali convergenze di interessi tra criminalità organizzata, colletti bianchi ed eminenze grigie si muovevano dietro quel disegno stragista che mutò per sempre l’assetto della Repubblica?

A confrontarsi attorno al tavolo di Monteleone sarà un parterre di testimoni e protagonisti diretti di quella stagione straordinaria e drammatica: il presidente della Fondazione Nenni ed ex ministro della Giustizia Claudio Martelli (all’epoca firmatario del carcere duro del 41-bis e stretto sodale di Giovanni Falcone), l’avvocato ed ex magistrato antimafia Antonio Ingroia, l’ex magistrato simbolo di Mani Pulite Antonio Di Pietro e il giornalista ed editorialista Filippo Facci. Un dibattito a più voci che promette di rileggere i retroscena istituzionali e i punti oscuri mai chiariti dai processi ufficiali.

«Ripercorrere le stragi del 1992 non significa fare mera archeologia giudiziaria: significa interrogare la genesi stessa della Seconda Repubblica per capire quali patti inconfessabili abbiano segnato il destino della nostra democrazia.»

Il caso David Rossi: i nuovi elementi al vaglio della Commissione parlamentare

Ampio spazio sarà poi riservato alla controversa e dolorosa morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. A distanza di tredici anni, la vicenda continua a sollevare dubbi lancinanti grazie ai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta, le cui recenti audizioni e perizie tecniche hanno riaperto clamorose piste alternative rispetto alla tesi sbrigativa del suicidio.

Attraverso nuove analisi sui filmati delle telecamere di sicurezza, le perizie medico-legali sulle ferite incompatibili con la sola caduta e le testimonianze sui legami finanziari e politici che attraversavano Siena in quei mesi concitati, Filorosso farà il punto sugli elementi inediti che chiedono verità e giustizia per la famiglia del manager.

Il giallo di Garlasco e la morte di Chiara Poggi: il nodo delle prove a distanza di anni

In chiusura di trasmissione, Antonino Monteleone riaprirà il fascicolo sul delitto di Garlasco, l’omicidio della giovane Chiara Poggi consumatosi nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Nonostante la condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi, il caso continua a essere oggetto di accesi confronti scientifici e peritali tra genetisti, avvocati e criminologi.

Il programma ripercorrerà i punti nev

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Attualità

Il Paese dei Balocchi è tornato. E il carro lo abbiamo lasciato partire noi: l’apologo di Luca Sforzini

Luca Sforzini rilegge la favola di Pinocchio tra baby gang metropolitane, smartphone e cancelli chiusi: l’apologo sull’urgenza del “Diritto alla Comunità”. 👇

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Luca Sforzini

Milano – C’è una metropoli frenetica, opulenta e scintillante che ogni sera, non appena calano le ombre del crepuscolo, si scopre improvvisamente fragile, smarrita e assediata dalle proprie stesse ombre. Di fronte all’escalation degli episodi di violenza giovanile, alle vetrine mandate in frantumi a favore di smartphone e al senso di insicurezza che attraversa le periferie e i centri storici italiani, il dibattito pubblico tende a rifugiarsi nelle consuete scorciatoie: da un lato l’invocazione di misure securitarie sempre più aspre, dall’altro l’alibi sociologico dell’impotenza. A scardinare questo sterile binarismo interviene Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che sceglie la via potente e universale della favola collodiana per consegnare alla riflessione collettiva un apologo amaro, poetico e straordinariamente lucido sulle radici del disagio giovanile e sulla necessità urgente di ricostruire un tessuto comunitario vivo.

La favola amara di una metropoli distratta: l’Omino di burro e gli specchi neri

C’era una volta una città grande e ricca, con una cattedrale di marmo bianco nel mezzo, tram gialli che correvano sulle rotaie e vetrine così luminose che, la sera, sembravano giorno.

Nella città vivevano moltissimi ragazzi. Alcuni abitavano nei palazzi eleganti del centro, altri nelle case alte della periferia; qualcuno aveva sempre qualche moneta in tasca, qualcuno quasi mai. Andavano a scuola, prendevano autobus e metropolitane, litigavano con i genitori, si innamoravano, si annoiavano e tenevano tutti in mano quei piccoli specchi neri nei quali, a guardarli abbastanza a lungo, si poteva vedere quasi tutto quello che accadeva nel mondo. O almeno così credevano.

Molto tempo prima, quando nella città vivevano i loro nonni, c’erano campi nei quali si giocava fino a quando il pallone non si vedeva più, oratori rumorosi, palestre dove il custode conosceva tutti per nome, bande musicali, circoli, associazioni e certe stanze nelle quali giovani molto seri discutevano per ore di come cambiare il mondo. Con gli anni molte di quelle stanze erano rimaste, ma avevano cominciato a chiudere sempre prima; alle cinque chiudeva una cosa, alle sei un’altra, alle sette un’altra ancora. Sui cancelli erano comparsi lucchetti sempre più grossi e sulle porte fogli sempre più lunghi che spiegavano perché non si poteva entrare. I ragazzi, però, continuavano ad avere sedici anni anche dopo le sette.

Fu proprio una sera, quando ormai quasi tutte le porte erano chiuse, che tornò in città l’Omino di burro. Nessuno seppe dire da dove fosse arrivato: alcuni sostenevano di averlo visto vicino alla stazione, altri in periferia, altri ancora giuravano che non fosse mai arrivato da nessuna parte perché era già lì.

Di certo aveva ancora il suo carro. Era diventato molto più grande di quello dei tempi di Pinocchio e Lucignolo, pieno di luci, musica e colori; sopra c’erano ragazzi che ridevano, ballavano e tenevano in mano piccoli specchi luminosi con i quali si riprendevano continuamente. L’Omino di burro non aveva perso il sorriso. «Chi viene?».

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Società, Giovani & Educazione

Carlo Collodi e la Sfida Educativa: Da Pinocchio alla Comunità di Domani

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Il coprifuoco dei cancelli sbarrati e la miopia del «Consiglio dei Grandi»

La prima sera salirono in pochi. Tra loro c’era naturalmente Lucignolo, perché Lucignolo riesce sempre ad arrivare prima degli altri quando sta per succedere qualcosa. Pinocchio invece rimase sul marciapiede. «Dove andate?». Lucignolo allargò le braccia: «In giro». Era una risposta abbastanza vaga, ma a sedici anni può essere una destinazione sufficiente. Pinocchio guardò il carro, poi guardò la strada dietro di sé: la palestra era chiusa, il campo aveva il lucchetto, davanti alla biblioteca stavano spegnendo le ultime luci. Così salì.

Il carro partì, attraversò il centro, passò davanti alla cattedrale e imboccò una strada piena di negozi. La musica era forte, i ragazzi ridevano e Lucignolo mostrava a Pinocchio quante persone li stessero guardando attraverso i piccoli specchi. A un certo punto qualcuno scese dal carro; non si seppe mai chi fosse stato il primo. Si sentì un rumore secco e una vetrina andò in frantumi.

Per qualche secondo nessuno fece niente; poi un ragazzo entrò, un altro lo seguì, un terzo alzò il piccolo specchio e cominciò a filmare. Quando risalirono sul carro, tutti volevano vedere le immagini. La mattina seguente, in città, non si parlava d’altro; la sera successiva davanti al carro c’erano molti più ragazzi. L’Omino di burro sorrideva: non aveva fatto pubblicità e non aveva distribuito volantini. Non ne aveva bisogno.

Dopo qualche giorno il carro era diventato così pieno che alcuni viaggiavano aggrappati alle fiancate. Passava davanti ai supermercati, ai negozi, alle piazze e ogni volta qualcuno scendeva; talvolta rompevano qualcosa, talvolta prendevano qualcosa, qualche volta correvano soltanto. Ma c’era sempre qualcuno che filmava e, prima ancora che il carro avesse raggiunto la strada successiva, altri ragazzi sapevano già che cosa era successo.

In città cominciarono ad avere paura. I negozianti abbassavano le serrande prima del tramonto e le guardie correvano da una piazza all’altra cercando di indovinare dove sarebbe apparso il carro. Il Consiglio dei Grandi si riunì immediatamente e discusse per molte ore. Qualcuno voleva arrestare l’Omino di burro, qualcuno sequestrare il carro, qualcuno vietare gli specchi neri; un consigliere propose di costruire una prigione più grande e un altro spiegò che prima bisognava capire perché i ragazzi salissero. Litigarono fino a tardi e, quando uscirono dal palazzo, il carro era già passato.

«Apriamo le porte»: la proposta rivoluzionaria del Diritto alla Comunità

Soltanto un vecchio consigliere, che durante la riunione aveva parlato pochissimo, tornando a casa notò una cosa curiosa. Passò davanti a una scuola enorme: era completamente buia. Dietro il cancello si vedeva una palestra con due canestri nuovi. Provò ad aprire: chiuso. Poco più avanti trovò un campo sportivo: chiuso. Una sala comunale: chiusa. Un piccolo teatro: chiuso. Davanti a un oratorio trovò un uomo che stava sistemando delle sedie. «Perché non ci sono ragazzi?», domandò. L’uomo sorrise amaramente: «Qualcuno c’è. Ma molti non possono permettersi le attività. E noi non possiamo permetterci di farle gratis».

Il vecchio consigliere continuò a camminare e, quando arrivò a casa, sentì in lontananza la musica del carro. La mattina dopo tornò al Consiglio e propose una cosa talmente banale che per qualche minuto nessuno capì: «Apriamo le porte». Gli altri lo guardarono: «Quali porte?». «Quelle chiuse».

Ci vollero parecchie settimane, perché aprire una porta in quella città era stranamente più complicato che chiuderla. Alla fine, però, qualcosa accadde: una sera la palestra della scuola rimase illuminata; qualche giorno dopo aprì il campo; nel piccolo teatro comparvero dei ragazzi che provavano uno spettacolo. Erano pessimi, ma sembravano divertirsi moltissimo. La banda musicale ricominciò a suonare e il nuovo maestro aveva un difetto terribile: pretendeva che tutti arrivassero puntuali. Nella sala comunale si riunirono un gruppo di volontari, un’associazione e alcuni ragazzi che volevano organizzare concerti.

«Qualcuno decise persino che chi non aveva abbastanza soldi avrebbe ricevuto una piccola dote da spendere soltanto lì: nello sport, nella musica, nel teatro, nelle associazioni, negli oratori, nelle attività dove bisognava incontrare davvero altre persone. La chiamarono Diritto alla Comunità. Pinocchio non sapeva bene cosa significasse; Lucignolo disse che sembrava il nome di una medicina. Continuarono entrambi a salire sul carro.»

La falegnameria della vita: quando la dignità del fare sconfigge il nichilismo

Poi, una notte, le guardie li presero mentre correvano fuori da un negozio. Pinocchio non aveva rubato niente, ma aveva aiutato a rompere la porta. Il giudice lo ascoltò e decise che, invece di trascorrere qualche giorno chiuso da qualche parte, avrebbe passato molti pomeriggi insieme al falegname che doveva ripararla. Il falegname era un uomo piuttosto antipatico. Il primo giorno non gli rivolse quasi la parola; il secondo gli insegnò a tenere una pialla; il terzo gli fece rifare un pezzo perché era storto. Dopo un mese Pinocchio sapeva costruire una porta. La cosa lo stupì moltissimo.

Lucignolo, invece, continuava a preferire il carro. Una sera l’Omino di burro tornò a passare davanti alla scuola. La palestra era accesa; dentro stavano giocando una partita. «Pinocchio!». Era Lucignolo. Stava sul carro e gli faceva segno di salire. Pinocchio guardò verso la strada. Il carro era magnifico come sempre: c’erano la musica, le luci, i ragazzi, gli specchi alzati; l’Omino di burro gli sorrise come se lo conoscesse da tutta la vita.

Pinocchio fece qualche passo, poi dalla palestra qualcuno gridò: «Ehi, burattino! Tocca a te». Pinocchio si fermò, guardò Lucignolo, guardò l’Omino, guardò la porta della palestra. «Domani», disse. E tornò indietro.

L’Omino di burro non sembrò affatto preoccupato; fece schioccare la frusta e il carro ripartì, perché sapeva benissimo che il giorno dopo avrebbe trovato altri ragazzi ad aspettarlo. Il vecchio consigliere lo vide allontanarsi dalla finestra. Non pensò di avere sconfitto il Paese dei Balocchi: era abbastanza vecchio da sapere che nessuno lo aveva mai sconfitto e che probabilmente nessuno lo avrebbe mai fatto. Notò soltanto una cosa: quella sera sul carro c’era un posto vuoto. E, per il momento, gli bastò.

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Economia

Poste Italiane, educazione finanziaria gratuita per tutti i cittadini: martedì 20 ottobre due webinar nazionali su passaggio generazionale e risparmio

Poste Italiane promuove per martedì 20 ottobre due webinar gratuiti aperti a tutti i cittadini italiani su passaggio generazionale (ore 10) e corso della vita con interprete LIS (ore 16): iscrizioni online e podcast formativi. 👇

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Un momento di un webinar di educazione finanziaria

Roma – Diffondere una cultura economica accessibile, trasparente e concreta per aiutare le famiglie e i risparmiatori italiani a orientarsi con consapevolezza tra previdenza, gestione del patrimonio e scelte assicurative. Prosegue su scala nazionale l’impegno sociale e divulgativo di Poste Italiane attraverso il programma gratuito di Educazione Finanziaria, che per la giornata di martedì 20 ottobre 2026 propone due nuovi appuntamenti in modalità webinar aperti alla partecipazione di tutti i cittadini residenti sull’intero territorio nazionale, da Nord a Sud.

L’iniziativa, nata con una forte vocazione di prossimità territoriale e oggi estesa a tutto il Paese grazie alla fruibilità della piattaforma digitale, offre una preziosa opportunità di formazione a costo zero. L’obiettivo primario è colmare lo storico divario di alfabetizzazione finanziaria che ancora caratterizza ampie fasce della popolazione italiana, fornendo strumenti concettuali e operativi per pianificare il futuro economico della famiglia, prevenire rischi di sovraindebitamento e gestire con lungimiranza i passaggi più delicati del ciclo di vita.

Il programma dei due webinar del 20 ottobre: orari, temi e inclusione LIS

La giornata formativa di martedì 20 ottobre si articola in due sessioni autonome e complementari, pensate per rispondere a esigenze anagrafiche, professionali e familiari differenti. Gli incontri, guidati da docenti ed esperti del settore economico e previdenziale, saranno caratterizzati da un linguaggio chiaro, privo di tecnicismi ostici e arricchito da esempi pratici tratti dalla quotidianità.

1. Sessione mattutina (ore 10:00) – «Il passaggio generazionale»: il primo webinar è interamente dedicato a uno dei temi più complessi e spesso rimandati all’interno dei nuclei familiari. Gli esperti illustreranno le migliori strategie giuridiche, fiscali e assicurative per pianificare per tempo la trasmissione dei beni mobiliari e immobiliari, preservare l’armonia tra eredi ed evitare contenziosi legali. Il modulo approfondirà il concetto etico di essere «buoni antenati», ovvero la capacità di predisporre una tutela patrimoniale solida e lungimirante a beneficio di figli, nipoti o attività d’impresa generazionali.

2. Sessione pomeridiana (ore 16:00) – «Il corso della vita»: il secondo appuntamento affronta l’evoluzione dinamica dei bisogni economici lungo le diverse fasi dell’esistenza. Dalla gestione del primo stipendio alla pianificazione dell’acquisto della prima casa, dalla tutela economica per la nascita dei figli fino alla costruzione di un piano pensionistico integrativo che garantisca serenità durante la terza età. In coerenza con i principi di accessibilità universale, la sessione delle ore 16:00 sarà interamente provvista di sottotitolazione in tempo reale e traduzione simultanea con interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana), garantendo la piena fruibilità alle persone con disabilità uditiva.

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Come registrarsi gratuitamente online: la procedura per tutti gli utenti

La partecipazione a entrambi i seminari digitali è completamente gratuita e non richiede l’essere già clienti di Poste Italiane. Per iscriversi e ricevere il link di accesso diretto alla stanza virtuale, è sufficiente collegarsi a Internet da qualunque computer, tablet o smartphone prima dell’orario di inizio stabilito.

«La procedura di registrazione richiede pochi istanti: basta collegarsi alla sezione dedicata “Educazione Finanziaria” sul portale istituzionale di Poste Italiane (all’indirizzo web posteitaliane.it/educazione-finanziaria/eventi), selezionare il tema di proprio interesse – tra “Il passaggio generazionale” delle ore 10:00 o “Il corso della vita” delle ore 16:00 – e compilare il modulo con il proprio indirizzo email per ricevere le credenziali d’accesso.»

I partecipanti avranno inoltre l’opportunità di interagire in tempo reale con i relatori attraverso una chat dedicata, formulando domande specifiche, chiarimenti normativi o dubbi pratici riguardanti la propria situazione personale.

Contenuti on demand e podcast: la serie “Generazione EF – Una vita di benessere”

L’offerta educativa di Poste Italiane non si esaurisce con gli appuntamenti in streaming dal vivo, ma mette a disposizione un ricco patrimonio multimediale fruibile liberamente in qualunque momento sul portale ufficiale. Tra le novità più apprezzate dagli utenti figura la nuova serie podcast “Generazione EF – Una vita di benessere”, un percorso audio interamente dedicato alla gestione delle risorse economiche nelle tappe chiave dell’esistenza.

Attraverso la voce e le storie realistiche di quattro diversi protagonisti, il podcast affronta con approccio narrativo e divulgativo i grandi bivi finanziari: dai primi contratti di lavoro alla gestione dell’autonomia abitativa, dalla nascita dei figli fino al supporto economico e assistenziale per i genitori anziani. Ciascun episodio fornisce consigli pratici e replicabili per superare l’ansia da gestione del denaro, insegnando a costruire un fondo di emergenza, a valutare coperture assicurative contro gli infortuni e a investire con orizzonti temporali corretti.

La responsabilità sociale d’impresa e i principi ESG dell’ONU

Il progetto nazionale di Educazione Finanziaria costituisce uno dei pilastri fondamentali della strategia di Corporate Social Responsibility (CSR) di Poste Italiane. In qualità di maggiore infrastruttura di servizi del Paese, con oltre 12.800 uffici postali capillarmente distribuiti anche nei centri rurali e nelle aree interne più isolate, l’azienda persegue una missione di inclusione economica coerente con i criteri internazionali ESG (Environmental, Social and Governance) promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’alfabetizzazione finanziaria rappresenta a tutti gli effetti un fattore abilitante di coesione sociale e di parità di genere: diffondere nozioni base su conti correnti, tutela del risparmio e previdenza complementare consente a cittadini di ogni fascia d’età e condizione sociale di esercitare una piena cittadinanza economica, proteggendo il benessere del nucleo familiare e contribuendo alla resilienza dell’intero sistema Paese.

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Politica

Marco Rizzo accoglie Onelio Onofrio Francioso in Italia Domani: l’intellettuale lascia Vannacci dopo l’addio di Sforzini e guiderà Milano

Marco Rizzo accoglie in Italia Domani l’intellettuale Onelio Onofrio Francioso, che lascia il movimento di Roberto Vannacci dopo la cacciata di Luca Sforzini per assumere la guida del partito a Milano verso le amministrative. 👇

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Marco Rizzo accoglie Onelio Onofrio Francioso

Milano – Si consuma un nuovo e clamoroso scossone negli equilibri del panorama politico e culturale italiano, aprendo una frattura profonda nell’area sovranista e identitaria che ruota attorno alla figura del generale Roberto Vannacci. Con una mossa dal forte valore simbolico e programmatico, il movimento politico “Italia Domani”, guidato dall’ex parlamentare e leader di Democrazia Sovrana Popolare Marco Rizzo, ha ufficializzato l’ingresso nei propri ranghi dell’intellettuale, editore e sociologo Onelio Onofrio Francioso. La decisione segna una rottura traumatica: Francioso, figura di primo piano nel panorama accademico ed editoriale, ha infatti formalizzato l’addio definitivo a “Futuro Nazionale”, il comitato politico ispirato al generale Vannacci di cui era autorevole componente del comitato nazionale scientifico-culturale.

A innescare l’abbandono è stata la recente e discussa estromissione da Futuro Nazionale di Luca Sforzini, critico d’arte e presidente del think tank “Rinascimento Nazionale”, la cui cacciata ha generato un’autentica diaspora di personalità pensanti e figure culturali finora collocate nell’orbita vannacciana. L’approdo di Francioso alla corte di Marco Rizzo non si limita a una semplice adesione di principio, ma assume una valenza operativa immediata: l’intellettuale assumerà il ruolo strategico di coordinatore cittadino di Milano per Italia Domani, ponendosi alla testa della cabina di regia che individuerà il candidato e le linee programmatiche per le prossime elezioni amministrative nel capoluogo lombardo.

La nota ufficiale di Italia Domani: «Un colpo prestigioso nel percorso di costante espansione»

L’annuncio è stato accolto con grandissimo entusiasmo dai vertici nazionali del movimento guidato da Rizzo, che da mesi sta tessendo una fitta tela di alleanze trasversali fondate sulla difesa della sovranità costituzionale, dei diritti del lavoro e dell’identità culturale contro le derive dell’omologazione globalista.

«Italia Domani, guidata da Marco Rizzo, continua ad ampliare e rafforzare la propria struttura politica a livello nazionale, attraendo quotidianamente figure di rilievo e rappresentanti provenienti da diverse realtà ed esperienze politiche. In questo percorso di costante crescita ed espansione, la formazione politica mette a segno un ulteriore e significativo colpo con l’ingresso di Onelio Onofrio Francioso. Una personalità poliedrica e rigorosa che saprà offrire un contributo decisivo alla costruzione di un’alternativa concreta e popolare.»

Il profilo di Francioso unisce competenze multidisciplinari di altissimo profilo: giornalista, editore indipendente, docente universitario, membro associato dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI) e attuale segretario regionale per la Lombardia dell’Associazione Nazionale Sociologi (ANS). Una sintesi di cultura giuridica cristiana, analisi sociologica del territorio e militanza intellettuale che porta in dote a Italia Domani un radicamento prezioso nel tessuto civico e professionale milanese.

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Dalla rottura con Vannacci all’intesa con Rizzo: la regia di Elisabetta Fedegari

Il passaggio di Francioso rappresenta una spia eloquente delle fibrillazioni che attraversano il movimento di Roberto Vannacci all’indomani del congresso fondativo. L’allontanamento repentino di Luca Sforzini – reo, secondo le cronache interne, di aver espresso riserve critiche su alcune derive verticistiche e sull’assenza di un solido ancoraggio culturale del progetto – ha creato un profondo malessere tra gli intellettuali che avevano prestato il proprio nome al comitato scientifico di Futuro Nazionale.

Di fronte alla sensazione di una progressiva marginalizzazione del dibattito delle idee a vantaggio di un mero culto della personalità, Francioso ha scelto di trarre le conseguenze politiche, raccogliendo l’invito al dialogo avanzato dai vertici di Italia Domani. L’intesa e il closing dell’operazione politica sono stati condotti con grande riservatezza e abilità diplomatica da Elisabetta Fedegari, dinamica coordinatrice regionale della Lombardia e recentemente promossa all’interno della segreteria nazionale del partito di Marco Rizzo.

«L’operazione politica e l’intesa sono state concluse con successo grazie al lavoro strategico di Elisabetta Fedegari, che ha saputo individuare in Onelio Onofrio Francioso l’interlocutore ideale per dare corpo e credibilità alla nostra proposta nella metropoli lombarda. Vogliamo dimostrare che l’opposizione al pensiero unico neoliberista non si fa con slogan estemporanei, ma con programmi rigorosi capaci di unire sensibilità sociali, cristiane e costituzionali.»

La sfida delle amministrative a Milano: una proposta alternativa per Palazzo Marino

L’investitura di Francioso quale coordinatore per la città di Milano proietta immediatamente Italia Domani nel cuore del dibattito verso le prossime elezioni amministrative che rinnoveranno il Consiglio Comunale e decreteranno il successore di Giuseppe Sala a Palazzo Marino. In una città storicamente laboratorio dei processi economici e politici nazionali, la formazione di Marco Rizzo punta a scardinare il duopolio tra il centrosinistra a guida progressista e un centrodestra apparso spesso diviso e privo di una visione sociale inclusiva.

Il compito assegnato a Francioso sarà quello di costruire una rete civica e programmatica radicata nei quartieri periferici, tra le piccole imprese schiacciate dal carovita, i lavoratori del ceto medio impoverito e le famiglie colpite dalle politiche di esclusione urbana. Insieme a Marco Rizzo e a Elisabetta Fedegari, il neo coordinatore definirà nei prossimi mesi il perimetro delle alleanze e il profilo della candidatura a sindaco che vedrà il sostegno ufficiale di Italia Domani.

La diaspora da Futuro Nazionale conferma come la dialettica tra populismo mediatico e sovranismo sociale stia vivendo una fase di profonda ridefinizione. Con l’adesione di Francioso, Marco Rizzo assesta un colpo politico di assoluto rilievo, arricchendo la propria compagine di uno spessore culturale che lancia una sfida aperta sia alla maggioranza di governo sia alle forze di opposizione parlamentare: la battaglia per Milano è appena cominciata.

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