Canberra – Un urlo lacerante, carico di rabbia ancestrale e rivendicazioni mai sopite, ha squarciato il silenzio solenne della Great Hall del Parlamento federale australiano a Canberra, trasformando quella che doveva essere la tappa trionfale della visita di Stato di Re Carlo III e della Regina Camilla in uno dei momenti più drammatici, tesi e divisivi della storia recente della Corona britannica. Il Sovrano, settantacinque anni, visibilmente provato in volto ma imperturbabile nel portamento, aveva appena concluso il suo discorso ufficiale davanti a deputati, senatori, dignitari stranieri e al Primo Ministro laburista Anthony Albanese, quando dai banchi posteriori dell’aula si è scatenata una protesta senza precedenti.
Avvolta in un mantello tradizionale di pelle di opossum, la senatrice aborigena indipendente Lidia Thorpe ha eluso la sorveglianza e si è lanciata lungo la navata centrale della sala, puntando l’indice contro il monarca e gridando a pieni polmoni frasi che hanno gelato il sangue dei presenti: «Questa non è la tua terra! Non sei il mio Re! Non sei il nostro Re!». Tra sguardi attoniti e il panico serpeggiante tra i cerimonieri di corte, la senatrice ha proseguito nella sua requisitoria implacabile: «Restituiscici la nostra terra! Restituiscici quello che ci hai rubato: le nostre ossa, i nostri teschi, i nostri bambini, la nostra gente! Hai distrutto la nostra terra! Vogliamo un trattato in questo Paese! Tu sei un genocida!». Mentre gli agenti dei servizi di sicurezza federale la circondavano per trascinarla fuori dall’aula, l’eco delle sue grida continuava a rimbombare nel palazzo, mentre Carlo e Camilla scambiavano sottovoce poche parole sommesse con il premier Albanese, cercando disperatamente di mantenere la consueta impassibilità reale.
Il sacrificio fisico di Re Carlo: chemio sospesa e scorta di sangue al seguito
Dietro la facciata cerimoniale e il rigido protocollo della corte, questo viaggio ufficiale di sei giorni in Australia – il primo di Carlo da quando è salito al trono e il primo nel continente dei canguri per un sovrano britannico dal lontano 2011 – rappresenta una scommessa medica ad altissimo rischio. Per poter affrontare un viaggio transoceanico di oltre ventiquattro ore di volo e un fuso orario di nove ore, Re Carlo ha concordato con la sua équipe medica oncologica una temporanea sospensione di undici giorni del ciclo di chemioterapia a cui è sottoposto regolarmente dall’inizio dell’anno per combattere la forma di cancro mai specificata diagnosticatagli lo scorso febbraio.
Fonti vicine a Buckingham Palace hanno confermato al The Times e al Daily Mail che il protocollo sanitario allestito per blindare la salute del Sovrano non ha precedenti nella storia recente: al seguito della coppia reale viaggiano stabilmente due medici personali reperibili ventiquattro ore su ventiquattro, dotati di defibrillatori portatili, medicinali d’emergenza e, dettaglio che testimonia la gravità delle precauzioni adottate, sacche del gruppo sanguigno specifico del Sovrano pronte per un’eventuale trasfusione d’urgenza. I ritmi della visita sono stati accuratamente cesellati dai consiglieri di corte per consentire a Carlo ampie pause di riposo pomeridiano: le sue apparizioni pubbliche sono state rigorosamente limitate a blocchi di dieci o quindici minuti, con la Regina Camilla che non lo perde di vista un istante, sorvegliando ogni suo respiro e imponendo al personale di staff di tagliare i convenevoli non appena sul volto del marito compaiono i segni evidenti dell’affaticamento.
La fragilità del Sovrano è apparsa evidente anche ai cittadini australiani che lo hanno atteso sotto il sole primaverile: sebbene Carlo abbia mostrato una straordinaria forza d’animo e un sorriso caloroso per chiunque gli porgesse la mano, la sua andatura leggermente affaticata e il pallore del viso hanno ricordato a tutti il pesante tributo che le terapie oncologiche stanno esigendo dal suo corpo. Nonostante gli inviti al riposo assoluto avanzati dai medici di Londra, Carlo ha insistito per mantenere l’impegno preso con i sudditi d’oltremare, consapevole che un’eventuale cancellazione avrebbe inferto un colpo mortale all’influenza della Corona nel Pacifico.
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Dall’alpaca starnutante alla bufera repubblicana: il tour degli estremi
La drammatica contestazione in Parlamento giunge al termine di una mattinata dai toni quasi surreali. Poche ore prima, davanti al memoriale di guerra australiano, Re Carlo era stato protagonista di un episodio divenuto immediatamente virale sui social network mondiali: mentre si avvicinava alla folla festante per stringere le mani dei cittadini, il Sovrano si era fermato ad accarezzare un alpaca di nove anni di nome Hephner, agghindato per l’occasione con un piccolo colletto dorato e una cravatta a farfalla. L’animale, innervosito dal brusio della folla, aveva reagito starnutendo clamorosamente a pochi centimetri dal volto del Re, coprendo d’aria e goccioline il bavero della sua giacca blu doppio petto. Carlo, dimostrando il proverbiale senso dell’umorismo britannico, era scoppiato in una risata divertita, prima di proseguire il bagno di folla.
Tuttavia, l’incidente parlamentare ha fatto ripiombare il tour nella sua cruda dimensione geopolitica. L’Australia vive da anni una profonda lacerazione interna sul proprio futuro istituzionale. Il movimento repubblicano australiano (ARM) ha colto l’occasione per ribattezzare il soggiorno reale con lo slogan provocatorio di «The Farewell Tour», il tour d’addio della monarchia inglese. Prima di imbarcarsi per il Pacifico, Re Carlo aveva saggiamente disinnescato le polemiche inviando una lettera aperta ai leader repubblicani, ribadendo che la decisione se recidere i legami con la Corona britannica e trasformare l’Australia in una repubblica parlamentare spetta esclusivamente e sovranamente al popolo australiano.
La reazione di Buckingham Palace e le ombre sulla tenuta del Commonwealth
L’eco planetaria delle immagini di Canberra ha scosso i vertici di Buckingham Palace. Gli osservatori della famiglia reale inglese sottolineano come la figura di Carlo, salito al trono in un’epoca di decolonizzazione culturale e revisionismo storico, si trovi a pagare il conto di secoli di dominazione imperiale britannica, un fardello che la Regina Elisabetta II, grazie alla sua aura mitica e inattaccabile, era riuscita a gestire con distacco regale. La senatrice Lidia Thorpe, già nota per i suoi gesti clamorosi – celebre il suo giuramento nel 2022 quando definì la defunta Regina «la colonizzatrice Elisabetta II» prima di essere costretta a ripetere la formula di rito –, ha rivendicato sui propri profili social la contestazione, pubblicando un fotomontaggio satirico del Re decapitato e ribadendo che gli aborigeni non hanno mai ceduto la propria sovranità sulle terre australiane.
Dall’Inghilterra, il Principe William e la Principessa Kate seguono l’evoluzione del viaggio con estrema apprensione, sia per la risonanza diplomatica dell’incidente sia per l’incolumità fisica del Re. Carlo, tuttavia, non ha alcuna intenzione di modificare l’agenda: dopo la tappa di Canberra, il programma prevede il trasferimento alle Isole Samoa per partecipare al vertice dei capi di governo del Commonwealth (CHOGM), un passaggio cruciale per ribadire la coesione di un’organizzazione messa a dura prova da spinte centrifughe e richieste formali di risarcimenti economici per il passato coloniale. Re Carlo combatte contemporaneamente due battaglie epocali: quella invisibile e straziante contro il male che lo affligge nel corpo, e quella pubblica per la sopravvivenza stessa della monarchia nell’era moderna.