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Cammino di Santiago, il bivio di Hospital tra Fisterra e Muxía: il significato della scelta nel racconto di Valentino Pisegna

Il Cammino di Santiago al bivio di Hospital: Fisterra o Muxía?

Nel cuore della Costa da Morte in Galizia, il pellegrino incontra il bivio più simbolico del percorso jacobeo. Valentino Pisegna, accademico del Cammino, ci svela il significato profondo di questa scelta.

Da un lato Fisterra, l’antico confine del mondo latino dove guardare all’orizzonte; dall’altro Muxía con il santuario della Virgen de la Barca e la leggenda dell’apostolo Giacomo. E voi quale meta scegliereste per chiudere il vostro Cammino?

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FISTERRA O MUXIA

L’Aquila – Nel cuore selvaggio della Costa da Morte, tra le scogliere sferzate dal vento atlantico della Galizia, il pellegrinaggio jacobeo non si conclude sempre davanti alla maestosa cattedrale di Compostela, ma prosegue spesso verso l’orizzonte estremo dell’oceano. A guidare i lettori in questo viaggio denso di misticismo e geografia sacra è Valentino Pisegna, stimato divulgatore culturale, accademico del Cammino di Santiago e delegato per l’Abruzzo della prestigiosa Confraternita di San Jacopo di Compostella, da sempre legato alla valorizzazione delle tradizioni del nostro territorio e dei cammini storici d’Europa.

Il racconto si sofferma su uno dei passaggi più emblematici dell’intero itinerario: il celebre bivio di Hospital, situato nel comune di Dumbría. Qui, davanti a un palo con due frecce che si aprono a ventaglio verso direzioni opposte, il viandante si ritrova all’improvviso di fronte a un dilemma carico di risonanze interiori: piegare verso sud-ovest per raggiungere la suggestiva Fisterra oppure puntare a nord verso il santuario marinaro di Muxía. Un bivio che diventa metafora di vita e che arricchisce la nostra pagina di cultura, viaggi e percorsi spirituali.

Fisterra e il mito del Finis Terrae: la fine del mondo conosciuto e la rinascita interiore

Scegliendo la rotta verso Fisterra, il pellegrino si incammina verso una delle terre più leggendarie d’Occidente. Il toponimo affonda le radici nella lingua latina, derivando da Finis Terrae, l’espressione con cui gli antichi romani indicavano l’ultimo confine del mondo calpestabile prima del vuoto infinito. Arrivare davanti al celebre Faro di Fisterra, a picco sulle scogliere nere mentre il sole scompare tra le acque spumeggianti dell’Atlantico, assume il valore sacro di un rito di passaggio universale, dove si riavvolge il nastro dei sacrifici affrontati e delle paure superate durante il lungo cammino.

In questo luogo dal fascino ancestrale, la conclusione fisica dei passi coincide con l’opportunità di voltare pagina e riscoprire la propria forza d’animo. Il compimento del viaggio materiale si trasforma nella nascita di una nuova consapevolezza umana, esattamente come abbiamo raccontato anche di recente nelle pagine di lifestyle, riflessioni e benessere interiore attraverso le testimonianze dedicate alle radici e alla grandezza della memoria storica.

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Muxía e il Santuario della Virgen de la Barca: la barca di pietra e la fede dell’apostolo Giacomo

Chi invece decide di voltare verso Muxía entra in una dimensione spirituale intima, dominata dal respiro possente del mare e dalle pietre miracolose. Cuore pulsante di questa meta è il Santuario della Virgen de la Barca, eretto a pochi metri dagli scogli dove l’oceano si infrange con fragore. Secondo l’antica tradizione popolare galiziana, fu proprio su questa costa desolata che la Vergine Maria apparve all’apostolo Giacomo, navigando su una barca di granito per incoraggiarlo nella difficile missione di evangelizzazione delle terre iberiche.

Muxía non offre soltanto l’emozione del confine geografico, ma un’immersione profonda nella devozione popolare, dove gli enormi massi costieri, come la celebre Pedra de Abalar, conservano un’energia arcana e terapeutica. Una sacralità naturale che dialoga a distanza con la fierezza e il silenzio meditativo evidenziati anche nel ritratto letterario de Il carattere fiero e libero descritto da Alexandre Dumas.

Il bivio di Hospital come metafora dell’esistenza: la bellezza del viaggio risiede nella scelta

Nella lucida analisi di Valentino Pisegna, il bivio di Hospital non rappresenta affatto una semplice indicazione topografica, bensì una profonda lezione sulla libertà di scelta dell’essere umano. Da una parte Fisterra incarna l’idea del compimento razionale, del traguardo solenne e dell’orizzonte infinito; dall’altra Muxía richiama il mistero, la fede, il silenzio e la comunione con la forza primordiale degli elementi naturali. Non vi è una strada migliore o più nobile dell’altra, poiché ciascuna custodisce una frazione insostituibile dell’anima giacobea.

Moltissimi camminatori scelgono oggi di compiere un anello virtuoso unendo entrambe le mete, ma il momento più alto del percorso resta quello della sosta davanti ai cartelli di Dumbría. Fermarsi, respirare e decidere autonomamente quale direzione imboccare ci ricorda che il Cammino di Santiago non è un dovere da esaurire, ma un’avventura interiore continua, nella quale ogni bivio ci insegna che il senso della vita risiede nel coraggio con cui scegliamo il nostro destino.

Articolo a cura di Valentino Pisegna per Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Dialoghi con mia madre a Torino con Laura Curino e Francesco Gargiulo: la commedia sugli anziani e il peso della cura

“Dialoghi con mia madre” debutta a Torino con Laura Curino e Francesco Gargiulo: dall’11 al 22 novembre a San Pietro in Vincoli la commedia diretta da Beppe Rosso.

Un confronto generazionale ironico e toccante tra genitori anziani e figli adulti, tra il peso dell’assistenza e il diritto degli anziani a scegliere per se stessi.

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Laura Curino

Torino – Il teatro contemporaneo torna a interrogare con levità e straordinaria intelligenza uno dei nodi più intimi, complessi e universali della nostra società: l’equilibrio tra il diritto all’autonomia degli anziani e le responsabilità quotidiane dei figli adulti. Da mercoledì 11 novembre fino a domenica 22 novembre 2026, lo spazio teatrale di San Pietro in Vincoli a Torino ospiterà la brillante commedia Dialoghi con mia madre, diretta con sensibilità dal regista Beppe Rosso e interpretata da due fuoriclasse della scena italiana come Laura Curino e Francesco Gargiulo, arricchendo la stagione dello spettacolo piemontese.

La pièce, coprodotta da A.M.A. Factory ETS, Accademia Perduta/Romagna Teatri e Il Contato del Canavese, scaturisce dal celebre film argentino Conversaciones con mamá di Santiago Carlos Oves, riadattato per le scene dal premiato drammaturgo catalano Jordi Galceran con la traduzione di Pino Tierno e Valentina Ghiglia. Lo spettacolo affronta una problematica sociale di enorme impatto per le famiglie italiane, dialogando idealmente con le grandi riflessioni civili aperte dal nostro recente approfondimento sul nuovo Dorian Gray nei teatri italiani per la crescita del nostro territorio nazionale.

La vicenda mette a confronto due generazioni distanti ma indissolubilmente legate: da un lato una madre anziana ma vitale, determinata a difendere la propria libertà di scelta e il desiderio di innamorarsi ancora; dall’altro un figlio cinquantenne, schiacciato dai ritmi frenetici del lavoro, dai problemi economici e dal dovere morale dell’assistenza. Attraverso dialoghi serrati e un ritmo incalzante, la commedia indaga le dinamiche familiari più nascoste, toccando temi analizzati dalla nostra rubrica di psicologia delle relazioni affettive.

L’opera evita con cura ogni facile patetismo, scegliendo la strada dell’ironia intelligente per far emergere contraddizioni autentiche e colpi di scena esilaranti. Il riso diventa così uno strumento d’indagine sociologica per comprendere come la cura di un genitore fragile non debba mai trasformarsi nella negazione della sua personalità, offrendo al pubblico uno spunto prezioso per il dibattito della nostra cultura teatrale odierna.

La commedia di Jordi Galceran a San Pietro in Vincoli: ironia, affetti e conflitti generazionali

Nel testo di Jordi Galceran, la casa materna si trasforma in un ring dialettico dove il senso di colpa del figlio si scontra frontalmente con l’energia dirompente della madre. Mentre il cinquantenne immagina per l’anziana genitrice un futuro protetto ma sterile, magari all’interno di una residenza assistenziale, la donna sorprende tutti annunciando progetti inaspettati, nuove amicizie e una rinnovata voglia di vivere. Il confronto tra Laura Curino e Francesco Gargiulo mette in luce come la vecchiaia non coincida necessariamente con la resa, ma possa rappresentare una stagione di straordinaria libertà personale.

La regia di Beppe Rosso valorizza la natura cinematografica della scrittura attraverso uno spazio scenico minimale ed elegante, ideato da Lucio Diana con la collaborazione dell’assistente alla regia Maddalena Sighinolfi e i costumi contemporanei di Agostino Porchietto. Sul palco prendono vita anche figure evocate ma mai fisicamente presenti, come la nuora e i nipoti, i cui condizionamenti pesano sulle decisioni dei due protagonisti, rivelando la fragilità del modello familiare borghese.

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Laura Curino e la regia di Beppe Rosso: la memoria storica di Laboratorio Teatro Settimo

La messinscena torinese assume una rilevanza eccezionale anche per il ricongiungimento professionale di artisti che hanno fatto la storia della drammaturgia italiana. Laura Curino, Beppe Rosso e Lucio Diana condividono infatti le prestigiose radici dell’esperienza di Laboratorio Teatro Settimo, collettivo che ha rinnovato radicalmente il teatro di narrazione. Questa intesa artistica pluridecennale si riflette in una sincronia attoriale impeccabile, dove ogni silenzio e ogni battuta assumono una valenza poetica e umana di rara intensità.

L’interpretazione della Curino riesce a trasmettere la dignità fiera di una donna che rifiuta di essere ridotta a un semplice peso assistenziale per i propri cari. Al contempo, la prova di Francesco Gargiulo rende con dolorosa sincerità le ansie di una generazione di cinquantenni stretta tra le incertezze professionali e l’accudimento dei propri cari. Il risultato è un’opera corale che commuove e diverte, confermando la maestria della commedia d’autore nel trattare temi di scottante attualità sociale.

Il calendario della tournée in Piemonte e Romagna e l’incontro con l’Università di Torino

La permanenza della compagnia nel capoluogo piemontese sarà accompagnata da rilevanti momenti di approfondimento accademico. Sabato 14 novembre, dalle ore 10:00 alle 12:00, l’Università degli Studi di Torino ospiterà presso Palazzo Nuovo un incontro pubblico gratuito sulla drammaturgia catalana con la professoressa Katiuscia Darici e il cast, seguito in serata dal dibattito con gli spettatori al termine della recita a San Pietro in Vincoli.

Dopo il fortunato debutto a Cervia e la tappa al Teatro Piccolo di Forlì il 7 novembre, la tournée proseguirà toccando importanti piazze del Nord Italia: il 30 novembre alla Casa del Teatro di Faenza, il 3 dicembre al Teatro Giacosa di Ivrea e il 14 gennaio 2027 al Nuovo Teatro Faraggiana di Novara. Una commedia imperdibile che ricorda a tutti noi come l’amore filiale risieda nell’ascolto e nel rispetto dell’autodeterminazione degli anziani, custodi preziosi della nostra memoria comunitaria.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Il ritratto di Dorian Gray a teatro con Federica Luna Vincenti e Alessio Vassallo: la regia contemporanea di Giancarlo Nicoletti

Dorian Gray torna a teatro con Federica Luna Vincenti e Alessio Vassallo: la regia contemporanea di Giancarlo Nicoletti riscrive il mito di Oscar Wilde.

Un viaggio visivo potente tra dittatura dell’immagine, schermi digitali e l’ossessione per l’eterna giovinezza, in una grande tournée che toccherà i principali teatri italiani.

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Dorian Gray

Roma – Il mito immortale della bellezza eterna e il prezzo morale dell’apparenza tornano a calcare le scene italiane in una veste visiva audace, provocatoria e profondamente calata nell’attualità dei nostri giorni. Il celeberrimo capolavoro di Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, rivive a teatro attraverso un innovativo adattamento contemporaneo scritto e diretto dal regista Giancarlo Nicoletti. Una messinscena di grande impatto sensoriale che vede l’intensa Federica Luna Vincenti vestire i panni dell’iconico protagonista, affiancata da un magnetico Alessio Vassallo nel ruolo del cinico e manipolatore Lord Henry Wotton, arricchendo il prestigioso cartellone dello spettacolo dal vivo.

La produzione, frutto della sinergia tra Goldenart Production, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e il Teatro Biondo di Palermo, non si accontenta di una fedele ricostruzione d’epoca. L’atmosfera dell’Inghilterra vittoriana cede il passo a un impianto tecnologico immersivo dove i salotti aristocratici si fondono con i club notturni, i diari segreti diventano registrazioni video e il celebre dipinto si trasforma in un opprimente dispositivo di videosorveglianza, proseguendo quel filone di ricerca drammaturgica già esplorato nel nostro recente articolo sullo spettacolo teatrale di Dacia Maraini per tutto il nostro territorio nazionale.

Al centro della trama risiede l’eterna inquietudine dell’uomo di fronte al trascorrere del tempo: quanto siamo disposti a sacrificare della nostra etica pur di rimanere perennemente giovani, attraenti e desiderabili agli occhi della folla? Attraverso l’uso sapiente di telecamere a circuito chiuso, proiezioni e cornici luminose, la regia mette a nudo l’ossessione contemporanea per i profili social levigati e la ricerca nevrotica del consenso, interrogando da vicino le tendenze analizzate dalla nostra rubrica dedicata al mondo della moda e del costume.

La scelta di affidare il personaggio di Dorian a un’interprete femminile come Federica Luna Vincenti rappresenta una precisa dichiarazione poetica e non un mero espediente formale. Il protagonista wildiano incarna il corpo desiderato, vivisezionato e giudicato dallo sguardo altrui: portare una donna al centro di questa dinamica amplifica la spietata pressione che i canoni estetici dominanti continuano a esercitare sulla nostra identità, offrendo una preziosa riflessione per l’evoluzione della cultura saggistica contemporanea.

La rilettura moderna di Oscar Wilde tra dittatura dell’immagine e schermi digitali

Nella visione registica di Giancarlo Nicoletti, il dipinto custodito nella soffitta diventa la metafora perfetta della memoria digitale, un archivio incorruttibile in cui si depositano gli algoritmi della nostra vanità e le conseguenze delle nostre azioni. Mentre il corpo di Dorian Gray rimane apparentemente intonso, fresco e immune alla vecchiaia, il quadro si fa carico della corruzione morale e del cinismo accumulato, dimostrando come l’illusione dell’impunità estetica si trasformi inevitabilmente nella prigione più claustrofobica per l’essere umano.

L’opera non concede sconti né consolazioni morali, fedele allo spirito caustico del suo autore originale. La società moderna viene descritta come un immenso tribunale mediatico che dapprima incoraggia il narcisismo sfrenato, giustifica ogni forma di abuso in nome del fascino esteriore e infine condanna senza appello chi è rimasto vittima del proprio stesso riflesso, facendo emergere l’incolmabile frattura esistenziale tra l’apparire sui social network e la reale consapevolezza interiore.

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Federica Luna Vincenti interpreta Dorian Gray con Alessio Vassallo nei panni di Lord Henry

La performance attoriale rappresenta uno dei cardini di questo allestimento. L’interpretazione di Federica Luna Vincenti restituisce una figura magnetica e androgina, capace di vibrare tra ingenuità fanciullesca e lucida crudeltà. Al suo fianco, Alessio Vassallo tratteggia un Lord Henry Wotton ammaliante e corrosivo, i cui celebri aforismi si trasformano in veri e propri slogan virali, iniettando nella mente del discepolo il veleno del piacere egoistico fine a se stesso.

Il triangolo drammaturgico trova il proprio compimento nel personaggio del pittore Basil Hallward, magistralmente interpretato da Giulio Forges Davanzati, custode di un amore puro e tormentato per l’arte. Il prestigioso cast è completato da un coro di attori-performer di notevole spessore artistico composto da Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole, i quali incarnano la pressione della massa, la voce della colpa e il giudizio inflessibile della comunità sociale.

Il calendario della tournée nei teatri italiani tra Trieste, Catania, Torino e Lecce

Il valore spettacolare dell’opera è esaltato dalle imponenti scene concepite da Emanuele Salamanca, dai costumi d’alta sartoria firmati da Nicoletta Ercole in collaborazione con Alessandra Carta, dalle suggestive partiture musicali di Umberto Iervolino e dal disegno luci curato da Giuseppe Filipponio. La macchina teatrale coordinata dalla produttrice esecutiva Daniela Piccolo e da Valentina Taddei assicura una resa scenica degna delle maggiori ribalte europee.

Dopo aver incantato il pubblico al debutto di Lucca, Torino e Ferrara, la tournée toccherà tappe di primo piano: dal Teatro Sociale di Bellinzona il 10 e 11 novembre al Teatro Feronia di San Severino, passando per Pistoia fino alle repliche di dicembre al Politeama Rossetti di Trieste e al Teatro Stabile di Catania, per poi approdare a Lecce nel gennaio 2027. Un appuntamento imperdibile per assistere alla rinascita teatrale del mito di Dorian Gray, monito eterno contro le trappole della bellezza artificiale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Mario Vespasiani al Villaggio Difesa di Roma: al Circo Massimo la grande arte celebra il 4 Novembre e le Forze Armate

Mario Vespasiani al Circo Massimo di Roma per il Villaggio Difesa: le sue cinque gigantografie celebrano le Forze Armate e il 4 Novembre.

Una grande testimonianza artistica tra memoria storica, dovere civico e senso di appartenenza, alla presenza dei massimi vertici delle Istituzioni.

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Mario Vespasiani al Villaggio Difesa di Roma

Roma – Quando la creatività autentica incontra le Istituzioni repubblicane, il linguaggio artistico è capace di travalicare le mura dei musei per farsi patrimonio vivo della collettività e della memoria condivisa. Nella storica cornice del Circo Massimo, allestita in occasione delle celebrazioni ufficiali del 4 Novembre per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, spicca la presenza monumentale del maestro Mario Vespasiani all’interno del Villaggio Difesa 2026, uno spazio d’incontro civico che unisce le grandi tradizioni del Paese al dibattito sulle sfide della nostra politica istituzionale.

Per l’occasione sono state collocate cinque imponenti gigantografie firmate dall’artista marchigiano, dedicate rispettivamente all’Esercito Italiano, alla Marina Militare, all’Aeronautica Militare, all’Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza. Un’opera corale che rende omaggio al servizio prestato quotidianamente da migliaia di donne e uomini in divisa, offrendo al pubblico una chiave di lettura emozionale capace di esaltare la dimensione umana celata dietro i doveri d’ordinanza, arricchendo il valore civile del nostro territorio nazionale.

La giornata inaugurale ha visto la partecipazione del Presidente del Consiglio e del Ministro della Difesa, a testimonianza del rilievo statale dell’iniziativa. Nel pomeriggio Mario Vespasiani ha illustrato personalmente il senso della propria ricerca visiva ai numerosi visitatori, riannodando i fili di una poetica incentrata sul valore delle radici e sulla coesione sociale, temi cari anche alla nostra recente inchiesta sul progetto Roots e la rigenerazione urbana.

Nato nel 1978, l’autore si è imposto all’attenzione della critica per un lessico figurativo nel quale pittura, colore e tensione etica concorrono a interrogare la coscienza dell’osservatore. Nella sua visione il dipinto non rappresenta un mero elemento decorativo, bensì un veicolo di significato e conoscenza spirituale; la materia cromatica si fa energia vibrante, tanto da aver riscosso nel corso degli anni anche il plauso del Presidente della Repubblica, confermando l’autorevolezza della sua ricerca nell’alveo della cultura contemporanea.

Le cinque gigantografie al Circo Massimo: arte, simboli e senso del dovere

Le grandi installazioni visive instaurano un dialogo immediato e potente con i cittadini che affollano il Villaggio Difesa. L’ingrandimento delle figure non intende solo catturare lo sguardo, ma amplificare la portata etica delle cinque realtà rappresentate, superando la fredda cronaca per far emergere valori universali quali il senso del dovere, la disciplina, il coraggio e la dedizione al bene comune. L’arte di Mario Vespasiani riconduce così le gerarchie militari a un comune denominatore: la responsabilità solidale verso il prossimo.

Il coraggio celebrato nelle tele non viene tratteggiato come un atto di eroismo isolato, ma come la determinazione morale di chi affronta i sacrifici quotidiani per garantire la pace e la sicurezza dell’intera comunità. L’opera diventa così un tributo sincero a chi opera silenziosamente a tutela della legalità e dei diritti costituzionali, trasformando la ricorrenza del 4 Novembre in una rinnovata presa di coscienza del patto democratico che unisce cittadini e Forze Armate.

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Il legame storico di Mario Vespasiani con i musei e la memoria istituzionale

La presenza dell’artista all’evento del Circo Massimo non è casuale, ma corona una solida frequentazione con i luoghi della memoria nazionale. Già nel 2017 Vespasiani esponeva al Museo Storico dell’Aeronautica Militare, proseguendo nel 2023 con le mostre ospitate al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri di Roma e presso il sacrario delle Medaglie d’Oro al Valor Militare. A questi traguardi si affiancano i dipinti dedicati alla Virgo Fidelis e a Santa Barbara, fino alla personale del 2025 al museo storico di Loreto, attestando un percorso artistico votato al confronto con la storia patria.

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dalla riscoperta della fragilità della pace, la riflessione estetica assume una funzione didattica fondamentale. L’opera di Mario Vespasiani non si sofferma sul passato con nostalgia passiva, ma interroga il presente per tramandare alle nuove generazioni la consapevolezza del costo umano della libertà. Le gigantografie diventano così un monito civile affinché la memoria condivisa rimanga un faro imprescindibile per l’avvenire della Nazione.

Solidarietà, impegno civile e il valore universale dell’arte per la Nazione

L’itinerario biografico del maestro dimostra inoltre una costante inclinazione verso l’azione umanitaria e la sussidiarietà. Fin dalla giovinezza l’artista si è distinto promuovendo raccolte fondi per l’acquisto di mezzi sanitari per la Croce Azzurra, fino alla recente mobilitazione solidale durante le fasi più critiche dell’emergenza pandemica con il ciclo Per aspera ad Astra. Un approccio che conferma come la sensibilità artistica debba radicarsi nell’aiuto concreto alle persone e nel supporto alle categorie più vulnerabili della società.

Al Circo Massimo si compie dunque un matrimonio ideale tra bellezza ed etica pubblica. Le cinque creazioni di Mario Vespasiani invitano la cittadinanza a guardare oltre le mostrine e i distintivi, riconoscendo negli uomini e nelle donne della Difesa i custodi operosi dell’unità nazionale. L’arte contemporanea riafferma così la sua vocazione più nobile: parlare alle coscienze, superare le divisioni e ribadire che la vera forza di una Repubblica risiede nei valori democratici e nella reciproca solidarietà.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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