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Cronaca

Maltempo sull’autostrada A24, scatta l’allerta: 19 incidenti a catena tra pioggia e grandine tra L’Aquila e Colledara

🔴 Maltempo e grandine sulla A24: 19 incidenti a catena in poche ore tra L’Aquila e Colledara.

Asfalto viscido, pioggia torrenziale e prime gelate hanno impegnato senza sosta Polizia Stradale e 118. Scatta l’allerta massima per i primi segnali dell’inverno sulle autostrade abruzzesi.

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Maltempo sulla A24

L’Aquila – L’improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche e l’arrivo dei primi rigori stagionali hanno trasformato la principale arteria autostradale abruzzese in una trappola ghiacciata e insidiosa per centinaia di automobilisti. Nel corso delle ultime quarantotto ore, lungo il tracciato della autostrada A24 si sono registrati ben diciannove incidenti stradali a catena, causati da precipitazioni torrenziali, fitte grandinate e un repentino crollo termico. Una raffica di sinistri che ha fatto scattare l’allerta massima per la sicurezza viaria nelle pagine della nostra cronaca locale e regionale.

La prima ondata critica si è abbattuta nella mattinata di domenica 1° novembre sul versante aquilano, dove in poco più di sessanta minuti le pattuglie della Polizia Stradale dell’Aquila sono dovute intervenire per rilevare dieci distinti impatti tra vetture sbandate e tamponamenti. La situazione è peggiorata ulteriormente nella mattinata odierna, con altri nove schianti registrati in meno di due ore nel tratto compreso tra i caselli di L’Aquila e Colledara, nel Teramano, a conferma di quanto la tutela dei collegamenti sia essenziale per la salvaguardia del nostro territorio appenninico.

L’asfalto viscido, reso insidioso da un velo di grandine mista a pioggia gelata, ha provocato frequenti fenomeni di aquaplaning che hanno colto di sorpresa molti guidatori in transito. Le squadre di soccorso della sottosezione autostradale hanno operato senza sosta per prestare prima assistenza ai viaggiatori coinvolti e agevolare il transito dei mezzi di soccorso, mentre il personale sanitario del 118 regionale è intervenuto tempestivamente per medicare i feriti sul posto e trasferire i casi più delicati verso il pronto soccorso del presidio ospedaliero San Salvatore.

Questi drammatici episodi riaccendono i riflettori sulla vulnerabilità delle tratte montane durante la transizione autunnale, confermando l’importanza di investire nella sicurezza stradale e nelle buone pratiche quotidiane, temi centrali già promossi dalle nostre inchieste sulla valorizzazione della comunità e delle eccellenze promosse nel nostro recente reportage sulla ristorazione d’autore nel territorio sabino, in stretta sinergia con la tutela del nostro fragile ambiente montano.

La raffica di schianti sulla A24 tra il Gran Sasso e il versante teramano

La conformazione geografica del tracciato che collega la provincia dell’Aquila al litorale teramano, attraverso il monumentale traforo del Gran Sasso, presenta microclimi estremamente variabili che mutano repentinamente nel giro di pochi chilometri. Gli automobilisti partiti con una pioggia leggera si sono ritrovati improvvisamente immersi in violenti nubifragi con grandine e nebbia fitta, condizioni che hanno azzerato la visibilità stradale provocando improvvise perdite di aderenza delle ruote sull’asfalto ghiacciato.

I rilievi planimetrici eseguiti dagli agenti della Stradale hanno evidenziato come la maggior parte dei sinistri sia riconducibile a combinazioni letali tra asfalto viscido, manovre brusche e velocità non adeguata allo stato dei luoghi. Numerosi veicoli hanno terminato la propria corsa contro i guardrail o le barriere di sicurezza spartitraffico, paralizzando la circolazione e rendendo necessaria la chiusura temporanea di alcune corsie per consentire la rimozione dei mezzi incidentati da parte dei carri attrezzi.

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I soccorsi della Polizia Stradale e del 118 sul tratto tra L’Aquila e Colledara

La prontezza operativa degli agenti di pattuglia e dei sanitari ha scongiurato conseguenze ben peggiori. Il personale in divisa ha coordinato i flussi veicolari deviando il traffico sulle corsie libere e presidiando le curve a maggiore coefficiente di rischio, mentre gli operatori del servizio d’emergenza 118 hanno prestato le prime cure direttamente sul nastro d’asfalto, garantendo il supporto necessario a chi si trovava in stato di shock a causa del violento impatto.

In queste situazioni critiche, la collaborazione tra le forze dell’ordine e il personale ausiliario della concessionaria autostradale si rivela fondamentale per ripristinare rapidamente le condizioni ordinarie di viabilità. Le squadre spargisale sono state allertate per prevenire la formazione di lastre di ghiaccio notturno, mentre prosegue il monitoraggio costante delle previsioni meteo lungo tutti i viadotti esposti alle correnti fredde della dorsale appenninica.

L’appello alla prudenza della Polizia: pneumatici invernali, visibilità e velocità moderata

Alla luce della preoccupante sequenza di incidenti, le autorità di pubblica sicurezza hanno rinnovato un fermo appello a tutti i conducenti affinché non vengano sottovalutati i primi rigori della stagione invernale. Con le prime imbiancate già comparse sulle vette più alte d’Abruzzo, scatta l’obbligo inderogabile di verificare l’usura del battistrada e di dotare il proprio veicolo di pneumatici termici omologati o di avere a bordo catene da neve idonee, evitando sanzioni e preservando l’incolumità personale.

In presenza di temporali intensi, grandinate o banchi di nebbia improvvisi, la regola primaria resta quella di ridurre sensibilmente l’andatura, raddoppiare la distanza di sicurezza dal mezzo che precede ed evitare frenate repentine. La prudenza e il rispetto scrupoloso delle norme del Codice della Strada rappresentano l’unico presidio efficace per trasformare un viaggio rischioso in un tragitto sereno lungo tutta la rete della tratta autostradale A24.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Lutto per la morte di Miso Kovac: a Spalato un fan sfida le onde gelide e la bora per omaggiare la leggenda della musica

Croazia in lutto per la morte del cantante Mišo Kovač: a Spalato un fan si tuffa nel mare gelido durante la bora per rendergli omaggio.

L’incredibile tributo di Ante Atalić Čiki nella baia di Spinut fa il giro del web per ricordare la leggenda della musica balcanica ispirata dai grandi maestri italiani.

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Miso Kovac

Spalato – Ci sono lutti nel mondo dell’arte capaci di scatenare manifestazioni di affetto popolare così viscerali e inconsuete da lasciare un segno indelebile nella cronaca. La Croazia si è svegliata avvolta in un dolore profondo per la scomparsa a 85 anni di Mate Mišo Kovač, autentica icona vivente della canzone balcanica e simbolo identitario della Dalmazia. Alla notizia della sua morte, un ammiratore sfegatato ha deciso di tributargli un saluto estremo che ha fatto rapidamente il giro del web, suscitando commozione tra gli appassionati dello spettacolo internazionale.

L’episodio si è verificato lungo le coste della città dalmata di Spalato, dove l’uomo, identificato come Ante Atalić Čiki, ha deciso di sfidare le raffiche gelide di bora per compiere un’impresa natatoria solitaria. Con una temperatura atmosferica scesa bruscamente a diciassette gradi e acque sferzate dal vento, il protagonista si è tuffato senza esitazione nella baia di Spinut, compiendo un gesto simbolico carico di devozione che supera le consuete celebrazioni viste anche in occasione del recente debutto del Moda Roma Award al MACRO, legando idealmente le sponde adriatiche al nostro territorio costiero.

«L’ho fatto affinché non si dimentichi, ho nuotato nelle acque gelide per la nostra leggenda della canzone, in memoria dell’amato Mišo Kovač. L’acqua era freddissima, ma in quel momento il mio pensiero andava solo alla sua memoria e non me ne sono curato», ha dichiarato il nuotatore appena risalito sulla banchina, con la voce spezzata dall’emozione e dal freddo. Un tributo che testimonia quanto la musica sappia incidere nell’animo umano, confermando le riflessioni affrontate dalla nostra redazione sulla grande cultura popolare europea.

Il mare dalmata registrava infatti una temperatura di appena diciotto gradi, reso ancora più insidioso dalle raffiche del vento da nord-est che tradizionalmente spazza il litorale adriatico. Il tuffo di Ante Atalić Čiki non è stato una banale bravata da social network, bensì un atto d’amore collettivo che riassume il sentimento di milioni di persone cresciute ascoltando i successi discografici del maestro, considerato una vera e propria voce del popolo.

Il gesto clamoroso di Ante Atalic Ciki nella baia di Spinut a Spalato

La notizia dell’immersione nella baia di Spinut ha immediatamente fatto il giro delle principali testate croate, diventando il simbolo visivo del lutto che attraversa l’intera regione. Rimanere a nuotare tra i flutti gelidi mentre la bora soffiava violenta ha rappresentato per l’ammiratore l’unico modo tangibile per condividere il dolore della perdita con la propria comunità. La gente radunata sul molo ha applaudito il coraggio dell’uomo, riconoscendo in quella nuotata la stessa tempra indomita che Mišo Kovač aveva sempre dimostrato sul palco durante la sua lunga carriera artistica.

Nel corso dei decenni, il cantante aveva saputo incarnare le speranze, i drammi e la fierezza della gente di mare, trasformando ogni suo concerto in un rito laico di comunione. I suoi ritornelli, cantati a squarciagola negli stadi di calcio come inno della squadra locale dell’Hajduk, sono diventati patrimonio comune di intere generazioni. Il gesto di Ante Atalić Čiki ha saputo dare forma fisica al senso di orfanezza provato da una terra che perde uno dei suoi più illustri ambasciatori culturali.

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La carriera leggendaria di Miso Kovac tra Dalmazia e ispirazione italiana

Nato a Sebenico nel 1941, Mišo Kovač ha segnato in modo indelebile la storia musicale dell’Europa sud-orientale, vendendo oltre venti milioni di dischi nel corso di oltre mezzo secolo di successi ininterrotti. Pochi sanno che agli albori della propria avventura artistica, il cantante mosse i primi passi guardando con ammirazione alle grandi stelle della canzone italiana. Il giovane talento si cimentava infatti nell’imitazione di giganti quali Adriano Celentano, Luciano Tajoli e l’indimenticabile Tony Dallara.

Quella matrice melodica italiana, caratterizzata da un fraseggio passionale e da una forte enfasi vocale, ha plasmato in modo decisivo il suo stile espressivo. Kovač è riuscito a fondere la tradizione canzonettistica belcantistica con le struggenti melodie tradizionali della Dalmazia, dando vita a un genere unico capace di unire popoli e culture al di là delle vicende storiche, consacrandolo tra i monumenti della musica mediterranea.

Il cordoglio della Croazia per la scomparsa del cantante e il legame con l’Adriatico

La scomparsa di una personalità così imponente ha suscitato messaggi di profondo cordoglio da parte delle massime istituzioni della Repubblica di Croazia, del mondo dello sport e della società civile. Le radio e le televisioni nazionali hanno modificato i propri palinsesti per trasmettere senza sosta i suoi brani più celebri, mentre centinaia di cittadini si sono spontaneamente radunati nelle piazze principali accendendo ceri e intonando in coro le sue strofe più memorabili a Spalato e Zagabria.

Il mare Adriatico, che il cantante aveva celebrato in decine di brani indimenticabili, è stato il testimone silenzioso del commosso omaggio di Ante Atalić Čiki. Quel tuffo solitario tra le onde sferzate dalla bora rimarrà nella memoria collettiva come l’immagine più pura e autentica della devozione verso un artista: un legame indissolubile che il freddo e il tempo non potranno mai spegnere, nel ricordo eterno del grande Mate Mišo Kovač.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Arriva il cane-robot a difesa del pascolo contro i lupi: la svolta hi-tech dell’Università di Padova

Arriva il cane-robot a guardia dei pascoli contro i lupi.

L’Università di Padova sperimenta sentinelle quadrupedi autonome e intelligenza artificiale per allontanare i predatori senza abbatterli e salvare le greggi.

La tecnologia salverà la convivenza tra allevatori e grandi carnivori sulle nostre montagne o serve altro?

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Cane robot

Padova – Una sentinella a quattro zampe guidata da algoritmi di ultima generazione per difendere greggi e mandrie dall’incursione dei grandi predatori alpini e appenninici. Quella che fino a pochi anni fa sembrava una suggestione fantascientifica sta per trasformarsi in una concreta realtà operativa grazie alle ricerche condotte dagli esperti dell’Università di Padova. L’obiettivo dichiarato del progetto è risolvere uno dei nodi più complessi che caratterizzano l’ecosistema montano: garantire la salvaguardia del bestiame al pascolo e al tempo stesso preservare la biodiversità naturale, evitando abbattimenti e conflitti esasperati tra uomo e fauna selvatica.

Negli ultimi decenni, complice la tutela ambientale e lo spopolamento delle terre alte, la popolazione del lupo in Italia è tornata a crescere in modo significativo lungo l’intero arco alpino e la dorsale appenninica. Se da un punto di vista ecologico si tratta di una vittoria per la natura, per il comparto zootecnico montano la moltiplicazione degli attacchi rappresenta una minaccia insostenibile per la sopravvivenza delle aziende agricole, tema cruciale monitorato da vicino nella nostra sezione economia rurale.

I metodi convenzionali impiegati finora dagli allevatori, come i recinti elettrificati e i cannoncini a gas, hanno mostrato limiti evidenti. I canidi selvatici, dotati di una straordinaria intelligenza predatoria, sviluppano rapidamente fenomeni di assuefazione ai dissuasori tradizionali, imparando a ignorare rumori ripetitivi o a scavalcare barriere fisse. Proprio per superare questa criticità, il mondo accademico veneto ha deciso di scendere in campo progettando tecnologie dinamiche ad attivazione intelligente.

Lupi e animali al pascolo: come nasce il cane-robot dell’Università di Padova

Il programma di ricerca avanzata vede la collaborazione strategica tra la Regione Veneto, l’ente VenetoAgricoltura e un qualificato team universitario coordinato dai docenti Nicola Trivellin, Alessandro Pozzebon e Michele Scotton. Come ha illustrato il professor Trivellin, docente del Dipartimento di Ingegneria Industriale, l’iniziativa punta a individuare soluzioni di deterrenza non letale capaci di variare nel tempo caratteristiche e frequenze per impedire al predatore di abituarsi alla presenza dello strumento difensivo.

La prima fase dello studio ha riguardato l’analisi bio-comportamentale del carnivoro di fronte a stimolazioni sensoriali eterogenee, combinando emissioni di ultrasuoni calibrate e fasci luminosi stroboscopici di diversa intensità cromatica. Contemporaneamente, i ricercatori hanno sviluppato una rete di sensori a bassissimo consumo energetico in grado di operare in condizioni climatiche estreme ad alta quota, elemento cardine per la tutela delle comunità montane seguite nella nostra rubrica sul territorio.

La crescente confidenza dei branchi nelle zone rurali e periferiche, testimoniata anche dai recenti episodi in cui un lupo ferito ha inseguito prede tra le abitazioni, rende urgente la disponibilità di strumenti tecnologici capaci di intervenire prima che gli animali domestici o da allevamento vengano sbranati, restituendo serenità a pastori e famiglie montane.

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Dai prototipi Remo e Romolo ai sensori intelligenti: i test sul campo contro i predatori

La sperimentazione pratica ha già superato le prime tappe di laboratorio. Nel novembre 2025 è stato installato il primo prototipo, ribattezzato Remo presso il parco faunistico AnimaNatura di Semproniano, in provincia di Grosseto. L’esperimento ha consentito di monitorare le reazioni dei lupi in un contesto controllato ma privo di forzature, registrando risposte immediate: gli ultrasuoni hanno indotto un allontanamento spontaneo, mentre luci stroboscopiche a frequenza variabile hanno disorientato l’animale senza arrecargli alcun danno biologico.

Sulla scorta dei dati raccolti con Remo, gli ingegneri hanno messo a punto un’evoluzione denominata Romolo nel Parco Faunistico del Monte Amiata in Toscana. Questo secondo apparato vanta un’architettura più robusta e modulare, alimentata da batterie caricate da micro-pannelli fotovoltaici per garantire autonomia totale anche nelle valli più isolate, inserendosi nelle politiche di gestione sostenibile per l’ambiente montano.

La vera innovazione risiede nell’integrazione di un sistema di visione computazionale gestito da algoritmi di intelligenza artificiale. La telecamera intelligente analizza la sagoma dell’animale che varca il perimetro virtuale, distinguendo un lupo da un cane da pastore, da un cinghiale o da un bovino. In questo modo si azzerano i falsi positivi, evitando l’attivazione a vuoto dei dissuasori e prolungando la durata delle batterie.

Intelligenza artificiale e pattugliamento autonomo: il futuro della convivenza con i lupi

Il tassello più avveniristico del progetto prevede la transizione dai dissuasori perimetrali statici a una piattaforma dinamica mobile. L’ateneo patavino sta lavorando all’integrazione di un cane-robot da pattugliamento autonomo, un drone terrestre quadrupede capace di muoversi agilmente su suoli accidentati, pietraie e pendii erbosi di malga, orientandosi con sistemi lidar e sensori termici.

Nel modello operativo delineato dai progettisti, quando i nodi perimetrali rilevano la presenza del predatore, il cane-robot viene allertato via wireless e si dirige tempestivamente verso il punto critico. Giunto sul posto, il dispositivo robotico punta i fari stroboscopici e gli emettitori acustici direttamente verso il lupo, tagliandogli la rotta verso il gregge e trasmettendo in tempo reale le coordinate GPS allo smartphone dell’allevatore.

Questa combinazione di meccatronica e rispetto per la natura potrebbe rappresentare la svolta definitiva per pacificare il rapporto tra pastorizia tradizionale e fauna selvatica. Una difesa tecnologica non violenta, pronta a ridefinire il futuro delle nostre montagne e a dimostrare che la tecnologia più avanzata può diventare la migliore alleata della civiltà rurale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Tagliacozzo, violento scontro tra due auto sulla Tiburtina: donna trasferita in elisoccorso all’Aquila

Grave incidente stradale sulla Statale Tiburtina alle porte di Tagliacozzo: due feriti e traffico in tilt.

Violento schianto all’incrocio per Colle San Giacomo e Sfratati: una donna di 63 anni è stata trasferita d’urgenza in elisoccorso all’Aquila in condizioni critiche, ferito anche un uomo portato ad Avezzano.

Servono più rotatorie e sicurezza agli incroci della Tiburtina? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Elisoccorso

Tagliacozzo – Momenti di fortissima apprensione e una drammatica mobilitazione dei mezzi di soccorso si sono registrati lungo la Statale Tiburtina Valeria, all’altezza del territorio comunale di Tagliacozzo, a causa di un violento incidente stradale che ha visto coinvolte due automobili nel primo pomeriggio di ieri. L’impatto tra i due veicoli è stato particolarmente devastante, rendendo necessario l’intervento immediato dell’eliambulanza del 118 per prestare le prime cure salvavita e trasferire d’urgenza all’ospedale regionale San Salvatore dell’Aquila una donna di sessantatré anni, rimasta gravemente ferita all’interno dell’abitacolo accartocciato. Nello scontro è rimasto contuso anche un uomo, trasportato a sirene spiegate in ambulanza presso il presidio ospedaliero di Avezzano.

Il pauroso sinistro si è verificato pochi minuti dopo le 14:30 all’altezza del pericoloso snodo viario che collega il tracciato della Tiburtina con le frazioni collinari di Colle San Giacomo e Sfratati. Per cause che sono tuttora al vaglio delle autorità competenti, le due vetture sono entrate in rotta di collisione con violenza inaudita, carambolando fuori dalla sede stradale e terminando la loro corsa impazzita contro un manufatto in cemento situato ai margini della carreggiata. La violenza dell’urto ha letteralmente sventrato le parti anteriori dei mezzi, disseminando pezzi di carrozzeria e liquidi di motore per decine di metri lungo l’asfalto del nostro territorio marsicano.

La gravità della situazione ha richiesto un coordinamento immediato tra le diverse forze operative giunte sul posto, come costantemente documentato nelle notizie della nostra sezione di cronaca locale e sicurezza stradale.

Incidente stradale a Tagliacozzo: la dinamica dello scontro sulla Tiburtina

I rilievi tecnici per ricostruire con esattezza la dinamica del sinistro sono stati affidati ai militari della Compagnia Carabinieri di Tagliacozzo, intervenuti tempestivamente sul luogo dello scontro insieme a una squadra dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Avezzano. I carabinieri hanno provveduto a effettuare le misurazioni planimetriche sull’asfalto, ascoltando le prime testimonianze degli automobilisti di passaggio per verificare le traiettorie seguite dai due mezzi e accertare se all’origine della collisione vi sia stata una mancata precedenza in fase di svolta, una velocità non commisurata allo stato dei luoghi o una fatale distrazione alla guida.

I pompieri hanno operato a lungo e con grande perizia per estrarre la sessantatreenne dalle lamiere contorte della vettura, lavorando in stretta sinergia con il personale medico per stabilizzare i parametri vitali della paziente prima di procedere al delicato imbarco aereo. Successivamente gli operatori del 115 hanno provveduto alla bonifica e alla messa in sicurezza dell’area stradale, neutralizzando il rischio di incendi derivante dalle perdite di carburante.

L’episodio riaccende la discussione sui rischi della viabilità regionale, tema che si affianca alle recenti allerte per la sicurezza pubblica analizzate nel nostro speciale sul terremoto in Abruzzo e l’attivazione del COC nel Chietino.

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Elisoccorso del 118 atterrato a Colle San Giacomo e corsa all’ospedale dell’Aquila

La tempestività dei soccorsi ha rappresentato un fattore decisivo per fronteggiare il quadro clinico particolarmente critico della ferita più grave. L’elicottero del servizio d’emergenza regionale è atterrato in un terreno pianeggiante nelle immediate adiacenze del teatro dell’incidente, consentendo all’equipe rianimatoria di prendere in carico la donna di sessantatré anni e di intubarla prima del decollo verso il trauma center dell’ospedale dell’Aquila. I sanitari mantengono la prognosi riservata a causa dei molteplici traumi da schiacciamento riportati nell’impatto fronto-laterale, come approfondito nelle nostre rubriche dedicate a salute e pronto intervento.

Meno allarmanti ma comunque serie appaiono le condizioni del secondo conducente, ricoverato presso il presidio di Avezzano per le necessarie indagini radiografiche e ortopediche volte a escludere lesioni interne.

L’intera comunità tagliacozzana e delle frazioni vicine segue con il fiato sospeso l’evolversi del bollettino medico, stringendosi con affetto e preghiere intorno ai familiari delle persone coinvolte.

Sicurezza stradale lungo la Statale Tiburtina: incroci a rischio e traffico in tilt

Le operazioni di soccorso, i rilievi legali e le successive complesse manovre di rimozione dei veicoli incidentati con l’ausilio dei carri attrezzi hanno paralizzato la circolazione lungo la Tiburtina Valeria tra Tagliacozzo e Avezzano per gran parte del pomeriggio. Si sono formate lunghe code in entrambi i sensi di marcia, con deviazioni obbligate sulla viabilità secondaria che hanno provocato pesanti disagi al traffico commerciale e pendolare.

L’ennesimo grave schianto riapre con forza il dibattito sulla sicurezza degli incroci a raso disseminati lungo la statale, spesso teatro di incidenti drammatici a causa della scarsa visibilità e dell’elevata velocità di percorrenza. Amministratori locali e comitati civici rinnovano l’appello all’ANAS per la realizzazione di rotatorie o corsie di canalizzazione protette capaci di scongiurare nuove tragedie.

La redazione continuerà a monitorare le condizioni di salute dei feriti e a informare i lettori su ogni sviluppo delle indagini.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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